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il blog di Francesco Zanfardino
Decisioni globali per problemi globali
post pubblicato in Diario, il 5 settembre 2009


                                            

Mi sono imbattuto per caso su questo articolo de La Stampa, in cui si parla delle trattative in seno all'Onu per la riforma del Consiglio di Sicurezza, e mi sono compiaciuto del fatto che si stia finalmente lavorando, anche se con percorsi ed interessi diversi, a delle soluzioni che in potrebbero portare ad una Onu decisamente più funzionale e capace di decidere.

India e Brasile spingono per un allargamento, ma contenuto, del Consiglio di Sicurezza, che spiani la strada al loro ingresso, insieme magari a Germania e Giappone. L'Italia ed altri Paesi spingono invece per un allargamento molto più ampio (25 membri) e per una riforma del "diritto di veto" dei membri del Consiglio. Meglio la seconda strada, dato che, secondo me, la strutturazione migliore del Consiglio dovrebbe essere di 15 membri (meglio non mettere troppi galli a cantare), con l'abolizione totale del diritto di veto e con i Paesi membri del Consiglio non stabiliti a priori eletti dall'Assemblea Generale dell'Onu. Magari garantendo, per ovviare al problema dell'uguaglianza che si creerebbe tra il voto del piccolo staterello e colossi come la Cina, dei "seggi permanenti" ai Paesi più importanti (magari i cinque attuali, così da non scontentarli troppo della riforma), oppure facendo pesare il voto di ogni Paese per il numero di abitanti che rappresenta.

Possono sembrare questioni poco importanti. Ma da queste riforme dipende la funzionalità dell'Onu, e la sua capacità di incidere sui problemi di tutti noi. I grandi fenomeni che influenzano le nostre vite, infatti, che siano ambientali (inquinamento globale), economici (le varie crisi) o di sicurezza (terrorismo), sono sempre più problemi globali, che necessitano di interventi globali. Interventi che possono essere intrapresi solo da organismi internazionali come l'ONU ... ma il diritto di veto e la mancata reale rappresentatività del Pianeta (si pensi che attualmente sono tagliati fuori Africa e America Latina) fanno sì che gli interventi necessari si riducano a "placebo" e banali raccomandazioni. Bisogna lavorare il più possibile nella direttrice di un "governo globale", insomma, altrimenti gli egoismi nazionali finiranno per impoverire tutti. E non mi pare una scelta intelligente.

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Morte alla pena di morte
post pubblicato in Diario, il 29 luglio 2009


                                        

Arriva il nuovo Rapporto annuale di Nessuno Tocchi Caino, e come al solito porta buone notizie. Buone relativamente al passato, ovviamente, perchè non c'è niente di positivo in migliaia di persone che ogni anno muoiono in nome dello Stato (regimi o democrazie che siano). Però è bello sapere che l'impegno di tante associazioni e singole attivisti stia facendo segnare ogni anno dei piccoli passi in avanti verso la vita e la democrazia, "semplicemente" attraverso il risvegliare delle coscienze.

Nel 2008 le esecuzioni capitali sono state 5.727, ovvero 124 in meno rispetto all'anno precedente. Altri 14 Paesi hanno abbandonato la pratica della pena di morte. E nella stessa "mortifera" Cina, responsabile del 90% delle esecuzioni capitali di tutto il mondo, è stata introdotto per le sentenze capitali un passaggio obbligatorio alla Corte Suprema (che ne ha annullate circa il 15%). Merito certamente anche del clima innescato dalla storica approvazione nel Dicembre 2007 della "moratoria universale sulla pena di morte", frutto di anni di battaglie del movimento radicale e dei Governi Italiani. Eh sì, ogni tanto questo nostro Paese riesce anche a farci inorgoglire per davvero ...

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Il sogno
post pubblicato in Diario, il 6 luglio 2009


                                             

Questa di oggi potrebbe essere una data storica. Forse esagero, ma due Presidenti delle due potenze nucleari più forti del mondo che decidono di ridurre i propri armamenti non è proprio una cosa che accade tutti i giorni.

Forse sarà un passo decisivo verso quel "mondo senza armi nucleari", quel "nuclear free world" che fa parte dei sogni di tutti noi e anche di quello di un'Obama ancora universitario sconosciuto. O perlomeno verso un mondo dove le armi nucleari rimangano in dote alla sola ONU, per fronteggiare emergenze tipo quelle apocalittiche dei film. In ogni caso, grazie Obama per continuare ad interpretare il sogno. Di un mondo diverso.

P.S. Sarò conformista, ma a me 'sto Obama piace.

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Nato?
post pubblicato in Diario, il 4 luglio 2009


                                          

Oggi dirò qualcosa che fa molto "estremista di sinistra" (che non sono): anch'io sto con i No Dal Molin. Per carità, ci sono certamente questioni più importanti, e comunque è ormai impossibile tornare indietro: ma l'attività dei comitati Dal Molin, se non fosse per i soliti imbecilli che si inflitrano nelle manifestazioni come quella di oggi, facendole passare mediaticamente per quelle che non sono, potrebbe riuscire a far emergere una questione ormai sepolta: i rapporti dell'Italia con la NATO.

Premesso che non sono un pacifista in assoluto (una difesa militare ci vuole, e riesco anche a concepire in determinati casi l'intervento militare, come le missioni di interposizione e persino le missioni di occupazione, se per liberare da dittature Paesi in cui la popolazione è in larga parte già pronta alla democrazia), non riesco a capire però che senso abbia ancora un'organizzazione come la NATO:  è esclusivamente militare, è internazionale ma non globale, e soprattutto è unilaterale. Ovvero gli Stati Uniti la fanno da padrona.

Infatti, possa ancora comprendere che, in attesa che i "Caschi Blu" dell'ONU diventino uno strumento affidabile di difesa globale, persistano degli organismi di difesa sovranazionali. Ammesso che ci sia davvero la volontà di rafforzare l'ONU a scapito dello status quo. Ma per me è davvero inconcepibile essere parti di una organizzazione internazionale in cui si è praticamente "servi" di qualcun altro. Condizione simboleggiata, appunto, dalle basi militari, con gli USA che possono realizzare proprie basi in Europa, mentre noi non potremmo fare altrettanto, se volessimo.

Per questo solidarizzo con i contestatori (e raramente lo faccio con i gruppi che dicono "NO" e basta, insomma i vari gruppi Nimby che abbiamo visto pullulare in Italia a proposito di Tav, discariche, inceneritori, eccetera): di basi americane in Italia ne abbiamo già fin troppe. E' l'ora di ripensare la NATO, il suo ruolo e il nostro ruolo in essa.

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Niet-anyahu
post pubblicato in Diario, il 21 maggio 2009


                                            

"Due popoli, due Stati? No, per i palestinesi al massimo una forma di autogoverno". Così, qualche giorno fa, il neo-premier israeliano Benjamin Netanyahu ha liquidato, nell'incontro bilaterale di Washington, gli sforzi del suo collega americano Obama per una Terrasanta definitivamente pacificata.

Non solo: a quanto pare, Netanyahu sembra intenzionato a rispedire al mittente anche la nuova "road-map" che Obama dovrebbe presentare agli inizi di Giugno. La creazione di uno Stato palestinese indipendente, con continuità territoriale fra Gaza e Cisgiordania (tramite tunnel e modifiche di confine) e Gerusalemme Est come capitale, e l'affido all'ONU della "città vecchia" di Gerusalemme, l'area più contesa fra le parti, sembrano condizioni inaccettabili per i governanti israeliani, che giudicano il piano "ben congegnato, ma vuoto di sostanza". Ed Israele è anche tornato a massicce politiche colonizzatrici dei territori palestinesi.

Si tratta di errori madornali dei dirigenti israeliani. La Palestina potrà trovare pace solo se entrambe le parti riconosceranno l'altrui diritto ad esistere, ed ad esistere come Stati indipendenti in tutto e per tutto, come territori e soprattutto come rirsorse. Punto. Senza soffermarsi su analisi storiche, o su analisi di responsabilità: quando una guerra dura da cinquant'anni, è semplicemente ridicolo dire "hai iniziato prima tu", oppure "è colpa tua". Bisogna solo fermarsi alla realtà, e la realtà ci dice che ci sono due popoli, ognuno con le sue giuste motivazioni e le sue malefatte.

Resta da comprendere se c'è la volontà di volere la pace: d'altronde Netanyahu sa benissimo che se è riuscito a diventare premier è anche grazie alla paura dell'elettorato israeliano, come sempre in un'elezione che vede vincente la destra, di questi tempi. A lui la pace politicamente non conviene, dunque, come ai dirigenti di Hamas. E allora, forse, la pace sarà davvero possibile solo quando palestinesi e israeliani saranno abbastanza maturi e saggi da scegliere persone più moderate a rappresentarli. Nel frattempo, speriamo in Obama, che perlomeno ha riportato l'America sulla strada dell'imparzialità, abbandonata da Bush. Yes, he can?

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Ipocrita indignazione
post pubblicato in Diario, il 23 aprile 2009


                                            

Avrete probabilmente tutti sentito parlare in questi giorni della Conferenza ONU sul razzismo, la cosiddetta "Durban 2" (la prima del genere si svolse appunto nella città di Durban), tenutasi a Ginevra.

Un evento che avrebbe occupato poco spazio, purtroppo, nei nostri TG se non ci fossero state numerose polemiche riguardanti Israele e l'Iran di Ahmadinejad. Già il clima era teso prima della conferenza, in quanto nella bozza del documento finale della Conferenza c'erano dei riferimenti indiretti ad Israele, in merito ad una condanna che "Durban 1" emise nel 2001 proprio nei confronti di Isreaele. Ma il solito intervento sguaiato, offensivo e minaccioso nei confronti di Israele da parte di Ahmadinejad, ha provocato le reazioni della comunità internazionale, così che alcuni Paesi (USA, Canada, Israele, Italia, Germania, Olanda, Australia, Nuova Zelanda) hanno addirittura abbandonato la Conferenza. Che però ha continuato a lavorare, approvando un importante documento finale per la tutela delle minoranze nel mondo dall'odio razziale, nel quale tra l'altro è stato cancellato ogni riferimento ad Israele.

Ora, non saprei dire se quei Paesi hanno fatto bene o no ad abbandonare la Conferenza. Se da un lato ci poteva essere il bisogno di dare un segnale, dall'altro si è data un'ampia visibilità mediatica ad Ahmadinejad, che è quello che in fondo vuole (per la sua propaganda in Iran); e poi non si è partecipati ad un documento importante come quello approvato dalla Conferenza. Quel che è certo, però, è la grande ipocrisia di questi Paesi: ci si preoccupa tanto, e giustamente, per una persona comunque eletta tramite elezioni (per quanto possa l'Iran definirsi una vera democrazia), e non si fa nulla contro i tanti dittatori sanguinari che infestano il mondo. Ci si preoccupa tanto, e giustamente, per i discorsi pieni d'odio nei confronti d'Israele, e poi non si fa nulla contro paesi come l'Afghanistan, dove la "democrazia esportata" dalle forze militari occidentali ha appena varato una legge che nega uguali diritti alle donne in materia di tutela dei figli, accesso all'istruzione, alla sanità, al lavoro, e soprattutto legalizza di fatto lo stupro da parte del coniuge; insomma, un ritorno alla mentalità dei Talebani, solo che adesso è il Governo "democratico" a farlo.

Tutti i paesi che hanno abbandonato la Conferenza partecipano alla "missione di pace" in Afghanistan. Avessi sentito uno solo di quei Paesi minacciare al Governo Afghano il ritiro delle proprie truppe se non avesse ritirato la legge anti-donne, allora avrei davvero creduto che gli eventi di Ginevra non fossero solo un'ipocrita pagliacciata.

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Riporto Report: L'inganno
post pubblicato in Riporto Report, il 30 marzo 2009


                                                    

Terzo appuntamento con "Riporto Report", la nuova rubrica di Discutendo che ogni lunedì darà spazio alla puntata settimanale di Report, l'ottima rubrica di inchieste giornalistiche condotta da Milena Gabanelli ogni domenica sera su RaiTre (la puntata di ieri, che vi consiglio sempre di vedere, è disponibile qui; la trascrizione testuale della puntata è invece disponibile qui). Stavolta si parla di energia, ed in particolare del nucleare. Dopo l'accordo Italia-Francia che potrebbe dare il via alla nuova stagione nucleare italiana, è legittimo chiedersi: ma è la scelta migliore per l'indipendenza energetica?

L'INGANNO (di Michele Buono)

Il servizio di Michele Buono incomincia con il video del discorso del presidente USA Eisenhower all'Onu nel 1953, che diede il via alla fondazione dell'AIEA, l'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica. Le intenzioni erano ottime: sottrare l'atomo al controllo solo militare e usarlo per fare l'elettricità. Andò tutto bene per decenni, poi arrivarono gli incidenti (Sellafield, Three Miles Islands e soprattutto Chernobyl), e si cominciò a discutere non solo della sua pericolosità, ma anche della sua convenzienza. E così cominciò un lento declino dell'utilizzo di quest'energia.

A proposito di incidenti, la troupe di Report si è recata a Tricastin, in Francia, dove nell'ultimo anno si sono verificati vari incidenti ai reattori nucleari presenti nella regione. Incidenti di basso livello, almeno secondo le fonti ufficiali, che li fanno rientrare nel "livello di rischio accettabile". Ma con questi termini non si intende che al di sotto di tale limite non c'è nessun rischio, ma che tale rischio è accettabile. Ovvero un certo numero di morti per un tot di abitanti legati al rischio delle centrali: insomma, una specie di criterio economico in funzione degli interessi ottenuti rispetto ai danni sanitari. Peccato che questo non lo dicano alle persone che ci vivono, intorno alle centrali. Che, tra l'altro, vengono avvisate in ritardo (correndo il rischio di bere e mangiare cibi contaminati nel frattempo). Ma, soprattutto, puntualmente vien detto loro che "non c'è stato nessun problema, tutto nella norma". Ma le analisi di Criirad, associazione indipendente di fisici, ingegneri e medici, rivelano che le acque dei fiumi del Tricastin contenevano livelli di uranio superiori ai limiti stabiliti dall'OMS (l'Organizzazione Mondiale per la Sanità), e che le piante acquatiche (primo anello della catena alimentare ittica) contenevano tracce di uranio. Ma, oltre alle emissioni radioattive "straordinarie", dovute agli incidenti, ci sono le emissioni "autorizzate", normalmente prodotte dalle centrali. Il livello di "autorizzazione" è concordato fra Stato e produttori, a seconda dell'impatto sull'ambiente circostante: più alto è il livello, maggiori sono i guadagni. Le emissioni sono fatte di gas e polveri, ma vengono controllate solo le polveri: così non è misurato il reale impatto ambientale, e vengono concesse autorizzazioni che non dovrebbero essere concesse. Infatti, chiunque con un rilevatore di radiazioni può constatare che nelle zone circostanti le centrali del Tricastin il livello di radiazioni è enormemente maggiore della norma. E le radiazioni provocano danni al DNA, aumentando il rischio di cancro, leucemie ed altre malattie.

Ma chi deve controllare il sistema a livello mondiale? Qui si apre un altro capitolo dell'inchiesta di Report, con protagonisti l'OMS e l'AEIA. Innanzitutto, esiste un accordo del 1959 fra le due agenzie che praticamente palesa la subalternità dell'OMS all'AEIA in caso di incidenti nucleari e malattie conseguenti: l'interesse prioritario è quindi la salvaguardia del sistema nucleare, non la salute pubblica. I rappresentanti dell'OMS interpellati negano. Ma i sospetti aumentano con i dubbi che aleggiano su come l'OMS trattò il dopo-Chernobyl. Innanzitutto all'epoca l'Unione Sovietica, dove si trovava Chernobyl, invito le equipes dell'ONU a fare gli studi e gli accertamenti necessari; ufficialmente dovrebbe esserci andata l'OMS, ma c'è chi dice, tra cui Michael Fernex (ex ricercatore OMS) che andò solo l'AEIA, e in effetti ci sono prove della presenza dell'AEIA, ma non di quella dell'OMS. Che però nega. Inoltre, l'OMS organizzò nel 1995 e nel 2001 due congressi sulle conseguenze sanitarie dell'incidente di Chernobyl: ma gli atti di entrambi i congressi non furono mai pubblicati. Censurati, secondo Fernex, perchè contenevano gli studi di alcuni ricercatori sugli effetti delle "dosi deboli di radioattività": non solo gli incidenti, insomma, ma anche le centrali stesse sono un forte rischio per il genoma umano, con danni già riscontrati, più o meno importanti, per le prossime generazioni. Ma anche in questo caso l'OMS nega. Peccato per l'OMS però che il loro direttore dell'epoca, il dott.Nakajima, in un'intervista del 2001 confessa candidamente: "Gli atti non furono pubblicati perchè era una conferenza organizzata con l'Aeia (...) sono loro che comandano". E, inoltre, il fatto che l'OMS dichiari di non avere effettuato studi sulle conseguenze  delle dosi deboli di radioattività, rafforza sempre di più il sospetto della subalternità dell'OMS agli interessi dell'AEIA (che deve promuovere il sistema nucleare).

Studi ufficiali del genere esistono, però. Sono stati effettuati dal governo tedesco, che ha deciso nel 2002 di abbandonare il nucleare (niente nuovi reattori, e graduale spegnimento di quelli esistenti). E i risultati sono tali che il nesso casuale fra "aumento di malattie rispetto alla media nazionale" e "presenza di centrali nucleari nella zona" è quello statisticamente più probabile, a meno di non accettare cause a noi sconosciute. E, sempre restando in Germania, emerge un'altro problema: quello del trattamento delle scorie nucleari. Infatti, le miniere di sale di Assen dove erano state stoccate stanno adesso per essere infiltrate dall'acqua, con un pericolo enorme per la popolazione vicina. Nonostante all'epoca fu detto che non c'era nessun rischio di infiltrazione.

Ma poi questo nucleare garantisce davvero l'indipendenza energetica? Si dice tanto che la Francia, con le sue 50 e passa centrali, abbia guadagnato questa indipendenza (dal petrolio, che è detenuto da pochi paesi, e tutti extraeuropei). Ma non è così. Innanzitutto, quando si calcola l'energia prodotta, si tiene conto anche del calore prodotto, non solo dell'energia realmente sfruttata: e così si gonfiano le statistiche sulla produttività del nucleare. Ma la cosa più importante è che se compariamo i consumi di petrolio per abitante tra i 4 principali i paesi europei, osserviamo che è la Francia a consumarne di più, seguita da Germania, Regno Unito e Italia. Sì, avete capito bene: proprio l'Italia senza grandi risorse energetiche, consuma molto meno petrolio che della nuclearissima Francia. Ma non è un'assurdità? No, tutto vero. Il motivo è semplice, e risiede nell'attuale sistema di crescita, basato sul consumo: gli imprenditori hanno bisogno di produrre, e di consumatori disponibili ad acquistare i prodotti. Dunque, se produco molto energia, stimolerò la domanda (facendo fare tutto elettrico: ogni aspetto della nostra vita), anche se non corrisponde a bisogni realmente necessari, o addirittura corrisponde a sprechi. Ad un certo punto la domanda crescerà tanto che la produzione andrà nuovamente aumentata, e così via, finchè il sistema non collassa. E arrivano, periodiche, le crisi, come questa attuale.

Ma l'uranio non è inesauribile. Attualmente si sfrutta principalmente quello delle testate nucleari dismesse, ma è all'esaurimento, e allora si devono mettere mano sui giacimenti. Come in Niger, dove Areva, la società nucleare francese, sta gestendo e sfruttando i giacimenti, in condizioni però di illegalità enorme: sfruttamento della popolazione, assenza di standard di sicurezza, nessuna informazione alla popolazione. Le contaminazioni pullulano nell'area, come certificato sempre dagli indipendenti del Criirad, e la popolazione non ne sa niente ... ma tanto è l'Africa, e nessuno se ne importa.

Per questi ed altri motivi, il mercato del nucleare è in crisi. Sempre più Paesi hanno abbandonato o stanno abbandonando, più o meno gradualmente, questo sistema. La stessa Areva ha perso un'importante accordo con il Sud Africa, e sta perdendo sempre più guadagni. Ma per lei la speranza viene dall'Italia, che recentemente con il Governo Berlusconi ha stretto un accordo con la Francia di Sarkozy. C'è da dire, innanzitutto, che l'accordo è solo una "dichiarazione di intenti", e non un vero e proprio piano come venduto da Berlusconi e dai media. Ma, comunque, se si attuasse, è comunque una dipendenza dal sistema nucleare francese, soprattutto per le materie prime, alla faccia dell'indipendenza.

Tornando alla sicurezza, sempre in Francia recentemente una persona è finita indagata per rivelazione di segreto di Stato. Aveva rivelato un documento segreto dell'Areva in cui si ammetteva, alla faccia delle dichiarazioni fatte ai media, che le centrali probabilmente non possono resistere ad un attentato aereo

Ma il nucleare può abbassare le bollette? Vediamo chi fa i prezzi dell'energia elettrica. Nel 1999 con le liberalizzazioni Bersani finisce il monopolio dell'Enel: nuovi gestori, più concorrenza ... e bollette più basse, almeno in teoria. Nel 2004 parte la Borsa Elettrica, e da quel momento in poi i prezzi aumentano esponenzialmente ogni anno: i vari gestori si mettono d'accordo, e grazie al meccanismo complesso della Borsa riescono a fare un prezzo dell'elettricità che convenga a tutti. Meno che ai consumatori finali, che si sorbiscono un prezzo molto più alto di quello che dovrebbe essere. Con questo sistema il nucleare non porterebbe vantaggi, perchè non conta la quantità di energia disponbile, tanto si mettono d'accordo i gestori e decidono il prezzo che vogliono loro. E lo Stato è azionista dell'Enel, il maggiore beneficiario del sistema, e allora campa cavallo.

Ma allora quali sono le alternative? Innanzitutto, ripensare il sistema. Passando dal modello di sviluppo basato sul consumo, sul PIL (che contiene tutto, anche gli sprechi, anche i danni, basta che ci sia produzione), al modello di sviluppo basato sul benessere. Dove si riducano gli sprechi, anche se con questo si riduce la produzione. Infatti, secondo uno studio dell'Università di Torino, ogni cittadino ha bisogno mediamente di 1000w all'anno: però il consumo reale è 5000w. Come mai? Sprechi, ovvio. Un esempio? I nostri edifici, che disperdono nell'ambiente una quantità enorme di calore: se fossero costruiti per bene, si potrebbe risparmiare fino al 37% dei consumi di casa. Ma il discorso si può allargare alle reti elettriche, che disperdono troppa energia nel lungo cammino dalla centrale alle abitazioni, all'illuminazione pubblica basata su vecchie tecnologie, ecc. E poi reinvestire i soldi risparmiati nello sviluppo delle energie rinnovabili, liberandoci definitivamente dalle materie prime fossili (la vera "indipendenza energetica") e abbattendo le emissioni nocive per il sistema Terra. Magari abbatteremo un po' il PIL, ma ne guadagneremmo in benessere.

IL MIO COMMENTO: Che dire ... non sono contrario ideologicamente al nucleare, ma sempre di più mi sto convincendo che tante cose sul nucleare non vengano dette, sui suoi rischi e sulla sua convenienza. D'altronde se mezzo mondo sta abbandonando il nucleare e puntando alle energie rinnovabili, ci sarà un motivo. E la decisone dell'Italia di riprendere il cammino nucleare, senza prima abbattere i cartelli dei prezzi dell'energia, e investendo miliardi in una tecnologia che sembra rivelarsi inefficiente, e che porta (forse) risultati fra decenni (nella migliore delle ipotesi), sia scellerata. La vera svolta energetica è tagliare gli sprechi energetici, in ogni loro forma, e reinvestirli in rinnovabili. Il resto è propaganda, o pezze su buchi che rischiano di diventare sempre più insufficienti.

Altre rubriche di Report: Niente "Emendamento" per questa puntata, ma resta immancabile la "Goodnews", che stavolta parla dell'iniziativa di alcuni milanesi che in cooperativa hanno messo in piedi una cascina dove coltivano ciò che poi consumano a tavola. Abbatendo prezzi e migliorando in salute (il video è disponibile qui). Alla prossima: si parlerà di politiche economiche, ed in particolare delle "social card".

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Come in Libano
post pubblicato in Diario, il 5 gennaio 2009


                                             

Non è da me tornare su un argomento a pochi giorni di distanza. Ma è ora di dire basta con l'immobilismo. La comunità internazionale non può rimanere inerme e divisa di fronte al tragico evolversi della situazione in Palestina.

Basta con il ragionare su chi ha torto e su chi ha ragione, su chi appoggia la Palestina e chi Israele. Tutte enormi cazzate, perchè quando una guerra dura da cinquant'anni le colpe sono di tutti e le ragioni sono di nessuno. E dunque non ha nemmeno senso appoggiare un Paese o l'altro, come invece fanno il nostro Ministro degli Esteri Frattini e la sua maggioranza, anche se per fortuna all'estero ci sono leader di destra come Sarkozy che hanno ancora il senno. "Due popoli e due Stati", viene spesso ripetuto. Ora è il momento di applicarlo. Per l'Onu, la Ue o chiunque altro è venuto il momento di mettere in gioco la diplomazia e far sedere intorno ad un tavolo le parti in gioco, pretendendone il reciproco riconoscimento e decidendo una volta per tutte la divisione dei territori e delle risorse. L'accordo non verrà fuori? Allora un secondo dopo l'Onu decida lei una equa spartizione e la faccia forzatamente rispettare con una forza di interposizione, sul modello di quella mandata in Libano nel 2006 (l'unica delle cosiddette "missioni di pace" che può definirsi davvero tale o quasi), a cominciare dal confine israelo-gaziano ma poi da estendere anche agli altri confini. Sono situazione diverse? Mica tanto: anche allora c'era lo scontro tra una associazione terroristica e politica radicata nel territorio (Hezbollah) che iniziò gli scontri e un'Israele che reagì in maniera sproporzionata. Anche allora USA e Isreale erano contrari alla missione. Eppure lì ha funzionato. Perchè non a Gaza?

Ci vuole decisionismo. Ma soprattutto la volontà di fare la cosa giusta. Da parte di tutti. E l'Italia non si tiri indietro: molti sembrano essersi dimenticati che questo Paese ritenuto troppo piccolo da molti, guidato allora da un Governo ritenuto dall'attuale maggioranza "dequalificante", diciamo così, per l'immagine e il peso dell'Italia all'estero, fu il principale protagonista delle trattative che portarono alla missione in Libano, di cui ottenne anche il comando, diversamente dalle altre missioni. Dunque per un Governo che ha restituito la dignità e il peso internazionale all'Italia dovrebbe essere una bazzecola fare lo stesso, vero Berlusconi e Frattini? .........

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Buon Anno, Palestina
post pubblicato in Diario, il 31 dicembre 2008


                                                   

Concludo questo 2008 con i più sinceri auguri di un felice anno pieno di soddisfazioni per tutti voi. E con una dedica speciale. L'anno scorso ho dedicato l'ultimo post del 2007 alla mia terra, la Campania, martoriata dalle ben note vicende. E in effetti ci sarebbe ancora abbastanza materiale per una nuova dedica ... ma i recenti avvenimenti mi hanno convinto a dedicare questo post ad una terra ancora più martoriata, ovvero la Palestina.

Buon anno, dirigenti Israeliani e Palestinesi. Mettete da parte egoismi, interessi, personalismi ed orgoglio e date finalmente concretezza alla frase "due popoli, due Stati". Forse ne pagherete in conseguenze politiche, in perdita di interessi, in dure contestazioni: ma la Storia si ricorderà di voi e non di chi vuole la guerra e l'odio.

Buon anno, pseudo-governanti e pseudo-opinionisti di tutto il mondo. Che il nuovo anno vi porti un po' di sale in zucca. Finchè continuerete a dividervi in chi sostiene Israele e chi sostiene la Palestina, fra chi considera Hamas e Hezbollah dei terroristi e chi delle forze politiche, fra chi attribuisce le colpe all'uno e chi all'altro, non contribuirete certo a risolvere la situazione. La questione è ormai talmente vecchia e talmente ricca di colpe e ragioni sia nell'uno che nell'altro campo che ormai parlare di "torto" o "ragione" non ha più senso. Ancor di più se lo si fa per scelte propagandistiche e/o elettorali.

Buon anno, Onu. Che il 2009 ti porti un po' di decisionismo. Perchè non si può più far finta di niente e/o mettere pannicelli caldi su una terra che è martoriata da troppo, troppo tempo. Si usino tutte le armi diplomatiche per mettere Palestina e Israele attorno ad un tavolo per risolvere definitivamente la situazione, con tempi certi e confini certi ed eque distribuzioni di territori. Altrimenti lo faccia l'Onu, coattivamente, con truppe di interposizione (come in Libano) e se uno dei due Stati, o entrambi, scombussolano le cose, li occupi l'Onu con delle missioni. Bisogna agire con forza, perchè questo eccidio deve finire.

Buon anno, Hamas. Speriamo che il nuovo anno vi porti un po' di coerenza. Perchè se la si vuole smettere di essere considerati organizzazione terroristiche, l'unico modo è smettere di comportarsi come organizzazioni terroristiche. Solo allora il mondo vi vedrà solo come una forza politica, mentre ora siete entrambe le cose.

Buon anno, anti-Hamas. Che il nuovo anno vi porti un po' di intelligenza. Perchè, per quanto Hamas agisca spesso come una organizzazione terroristica, è altrettanto vero che in Gaza la popolazione stravede per Hamas. E non perchè sono anche loro terroristi, ma perchè è l'unica forza che a loro modo e secondo il loro punto di vista tutela i loro interessi. E poi la pace si fa con i nemici, non con chi sta bene a noi. Altrimenti è una pace fittizia.

Buon anno, governanti Israeliani. Che il 2009 vi porti un po' di moderazione. Perchè se è legittimo, anzi "legittimissimo" il diritto a difendersi, anche attraverso l'attacco, è pur vero che la netta superiorità israeliana rende inutile simili esagerazioni militari. Tante morti civili possono essere evitate, dando comunque segni di forza.

Buon anno, anti-Israeliani. Che il nuovo anno porti anche a voi un po' di sale in zucca. Perchè non è certo con l'odio e la violenza, o semplicemente bruciando una bandiera, che si risolvono le cose. E, ripeto, in questo abominio nessuno ha torto o ragione.

Buon anno, bambini palestinesi. Dover per "palestinesi" intendo tutti, ebrei, cristiani, musulmani. Purtroppo pagate le conseguenze della follia dei grandi. Che il nuovo anno vi porti finalmente un po' di serenità.

Insomma, buon anno a tutti voi, abitanti della Palestina. Che il 2009 vi porti ciò che sicuramente la stragrande maggioranza di voi vorrà, ovvero una esistenza pacifica. Un po' di ottimismo non guasta mai.

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I diritti umani sessant'anni dopo
post pubblicato in Diario, il 10 dicembre 2008


                                                      

Oggi è il 10 Dicembre. Esattamente sessant'anni fa l'Assemblea Generale dell'ONU proclamò la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, ovvero quella che, con i suoi 30 articoli, ancora oggi è la Carta dei Diritti più importante al mondo, e per universalità, e per i principi in essa contenuti.
 
Purtroppo. Perchè se la Dichiarazione, in questi sessant'anni, avesse trovato piena o quasi applicazione, non ce ne sarebbe nemmeno più bisogno. E invece, nonostante i notevoli passi avanti fatti nella direzione del rispetto dei diritti umani, siamo ancora molto lontani dall'obiettivo. Nel mondo, certamente, con tutti i conflitti ancora in corso e spesso dimenticati, con tutti i tipi di tortura e di discriminazione, con miliardi di poveri, con la privazione di beni primari come cibo e acqua. Ma anche nella nostra pur civile Italia siamo molto lontani da un pieno rispetto dei diritti umani. Certo, non abbiamo la pena di morte, non c'è una dittatura, non ci sono leggi razziali, ecc. ecc. Ma, se controlliamo, nessuno dei 30 articoli della Dichiarazione è privo di violazioni o comunque pienamente attuato nel nostro Paese.

Basti pensare alla tragedia delle morti sul lavoro. Alle nuove forme di schiavitù, come gli immigrati sfruttati per pochi euro in condizioni pietose, o a categorie come gli operatori di call-center, fuori praticamente da ogni diritto. Al nuovo clima di discriminazione e intolleranza verso il diverso, sia esso rappresentato dal colore della pelle, dalla sessualità o dalla religione. All'annoso problema delle mafie, che ostacono la libera impresa e la sicurezza. Eccetera eccetera eccetera.

Forse, anzi sicuramente, la piena attuazione della Dichiarazione è un'utopia. Però, perlomeno, tutti gli sforzi devono essere tesi a quell'obiettivo. Perchè certe violazioni possono e devono essere evitate facilmente. E perchè ogni millimetrico passo in avanti è sempre meglio dell'immobilismo o addirittura dei passi indietro.

P.S. In tal proposito, segnalo, come spesso mi capita con le buone proposte dei partiti, il pacchetto legislativo sui diritti umani presentato in Parlamento dal Partito Democratico in corrispondenza dell'anniversario della Dichiarazione. Si tratta di 7 proposte di legge sui diritti umani, che riguardano: "1) l'introduzione nel nostro codice penale del reato di tortura; 2) La corte penale internazionale (nel senso di un adeguamento del nostro ordinamento alle prescrizioni della Corte); 3) L'istituzione di una commissione nazionale indipendente per la promozione e la tutela dei diritti umani (previsto da una risoluzione dell'Onu a cui l'Italia non ha dato seguito); 4) Messa al bando delle munizioni a grappolo ("cluster bomb") 5) Ratifica ed esecuzione del V protocollo relativo ai residuati bellici esplosivi; 6) Ratifica della convenzione del Consiglio d'Europa sulla lotta contro la tratta degli esseri umani; 7) Legge organica sul diritto d'asilo". Spero che, una volta tanto, non si guarda al colore dei proponenti, ma alle proposte, e che siano approvate all'unanimità (soprattutto quella sull'introduzione del reato di tortura: è uno scandalo che non sia già previsto).

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Che vergogna
post pubblicato in Diario, il 1 dicembre 2008


                                               

Certe volte mi vergogno di essere cattolico. Anzi, quando succedono queste cose, mi ritengo semplicemente un cristiano credente. Non posso infatti accettare che a rappresentarmi come cattolico ci sia una minoranza  che spesso si dimostra così ottusa, così antiquata, così chiusa all'apertura delle mentalità e così chiusa al rispetto della laicità e dei diritti fondamentali.

Perchè solo così si può definire chi, alla guida del Vaticano, ostacoli la depenalizzazione universale dell'omosessualità. In ben 91 paesi del mondo, infatti, essere gay è considerato un reato, per il quale sono previste sanzioni, carcere e in molti casi torture e pena di morte. Così la Francia ha proposto all'Onu la depenalizzazione universale. E la Chiesa Cattolica, invece di porre fine a queste barbarie, si dichiara contraria alla depenalizzazione, adducendo tra l'altro motivazioni assurde: secondo il Vaticano, infatti, tale depenalizzazione porterebbe ad una "messa alla gogna" dei paesi che non accettano le unioni gay. Ora, a parte che anche la chiusura alle unioni civili è sbagliata, ma comunque cosa diavolo c'entra? Come dire: introduciamo il reato di essere donna, altrimenti potrebbe emanciparsi troppo e travalicare l'uomo. Come è possibile dichiararsi contrario alla depenalizzazione, e quindi favorevole alla condanna a morte, alla tortura, all'imprigionamento di una persona solo perchè è gay?

No. Io non mi riconosco in questa mentalità. E se questo vuol dire andare all'inferno (e non lo è), lieto di andarci.

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Fermate l'orrore!
post pubblicato in Diario, il 9 agosto 2008


                                                    
 
Altro che tregua olimpica
. Mentre lo "zar" russo Vladimir Putin assisteva alla cerimonia d'inaugurazione di Pechino 2008, nel Caucaso tornava l'orrore. E' guerra di numeri e di scambi di reciproche responsabilità fra Russia e Georgia; ma sopratutto è guerra di sangue, con due paesi in guerra, pulizie etniche in atto e  migliaia di morti civili e non.

E' la polveriera del Caucaso, una regione tormentata da anni di conflitti etnici, una cartina geografica disegnata col sangue e con la sofferenza di centinaia di migliaia di persone incolpevoli, con popoli sistemati in paesi che non li rappresentano, minoranze separatiste e interessi economico-strategici. Un perenne conflitto dove nessuno ha ragione e tutti hanno colpa.

Sarebbe l'ora di smetterla, ma ci sono troppi interessi in gioco. Io dico solo una cosa: ONU, se ci sei, batti un colpo. Se davvero sei un organismo internazionale indipendente e con l'obiettivo di tutelare la pace nel mondo, non perdere tempo. Bisogna chiedere immediatamente la fine delle ostilità, o perlomeno una tregua, e, se necessario, inviare una forza di interposizione permanente in Caucaso, come fatto per il Libano due estati fa. Per poi mettere finalmente mano alla cartina geografica e risolvere in qualche maniera il problema.

Impossibile? Beh, per questo, e non per essere un impotente giocattolino nelle mani delle grandi potenze, esiste l'ONU. Che lo dimostri.

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