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il blog di Francesco Zanfardino
I gay, le tasse, la morale
post pubblicato in Diario, il 26 ottobre 2010


Buttiglione, recidivo, offende l'intera comunità lgbt sostenendo che "l'omosessualità è moralmente sbagliata, come l'adulterio, l'evasione o il non donare soldi ai poveri". Anzi, nel tentativo di giustificarsi, precisa: "L'omosessualità è oggettivamente sbagliata, ma ci sono tante cose moralmente sbagliate che la legge non deve perseguire, come l'adulterio, l'evasione, eccetera".

In qualsiasi Paese un partito avrebbe chiesto le dimissioni del proprio Presidente, se avesse paragonato i gay agli evasori, e se avesse detto che lo Stato non deve perseguire questi ultimi. Mi sa invece che a Buttiglione non accadrà nulla, anzi; in Berlusconia anche chi si dovrebbe opporre al clima imperante, come l'Udc, in realtà non è così diverso.

A proposito di morale, a proposito di umanità cristiana ... a proposito di coerenza.

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Menefeltrismo
post pubblicato in Diario, il 6 dicembre 2009


                                             

Ringrazio l'on.Sarubbi per averla segnalata sul suo blog, e ve la copio qui sul mio, pregandovi vivamente di leggerla. Cosa? La risposta di Vittorio Feltri, direttore de Il Giornale di famiglia (Berlusconi), ad una sua lettrice sul "caso Boffo". Ricorderete tutti no quella vicenda, che vide Feltri protagonista di un attacco al direttore di Avvenire, il giornale dei vescovi, reo di fare il "moralista" contro Berlusconi e di essere poi stato "attenzionato " dalla magistratura e di avere relazioni omosessuali? Ebbene, leggete queste righe:

Gentile signora,
quando abbiamo pubblicato la notizia, per altro non nuova (era già stata divulgata da Panorama sia pure con scarsa evidenza) eravamo consapevoli che non sarebbe passata inosservata. Ma non per il contenuto in sé, penalmente modesto, quanto per il risvolto politico. Infatti era un periodo di fuochi d’artificio sui presunti eccessi amorosi di Berlusconi. La Repubblica in particolare si era segnalata con servizi quotidiani su escort e pettegolezzi da camera da letto. Il cosiddetto dibattito politico aveva lasciato il posto al gossip usato come arma contro il premier anche in tivù, oltre che sulla stampa nazionale e internazionale.
Persino l’Avvenire, di solito pacato e riflessivo, cedette alla tentazione di lanciare un paio di petardi. Niente di eccezionale, per carità; data però la provenienza, quei petardi produssero un effetto sonoro rilevante. Nonostante ciò, personalmente non mi sarei occupato di Dino Boffo, giornalista prestigioso e apprezzato, se non mi fosse stata consegnata da un informatore attendibile, direi insospettabile, la fotocopia del casellario giudiziale che recava la condanna del direttore a una contravvenzione per molestie telefoniche. Insieme, un secondo documento (una nota) che riassumeva le motivazioni della condanna. La ricostruzione dei fatti descritti nella nota, oggi posso dire, non corrisponde al contenuto degli atti processuali.
All’epoca giudicammo interessante il caso per cercare di dimostrare che tutti noi faremmo meglio a non speculare sul privato degli altri, perché anche il nostro, se scandagliato, non risulta mai perfetto.
Poteva finire qui. Invece l’indomani è scoppiato un pandemonio perché i giornali e le televisioni si scatenarono sollevando un polverone ingiustificato. La «cosa», come lei dice, da piccola è così diventata grande. Ma, forse, sarebbe rimasta piccina se Boffo, nel mezzo delle polemiche (facile a dirsi, adesso), invece di segretare il fascicolo, lo avesse reso pubblico, consentendo di verificare attraverso le carte che si trattava di una bagattella e non di uno scandalo. Infatti, da quelle carte, Dino Boffo non risulta implicato in vicende omosessuali, tantomeno si parla di omosessuale attenzionato.
Questa è la verità. Oggi Boffo sarebbe ancora al vertice di Avvenire. Inoltre Boffo ha saputo aspettare, nonostante tutto quello che è stato detto e scritto, tenendo un atteggiamento sobrio e dignitoso che non può che suscitare ammirazione.

Cavolo. Ci sarebbe da ammirare Feltri per la sincerità, se non restasse il piccolo dettaglio che un direttore che schiaffa in prima pagina (altro che "pandemonio" scatenate dai media) cose da verificare passandole per verità accertate, rimane direttore, mentre un direttore responsabile di nulla è stato costretto alle dimissioni. Rimane solo la spudorata faccia tosta, ma quella non è una qualità, caro Feltri. E' solo menefreghismo.

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Un calcio all'ipocrisia
post pubblicato in Diario, il 26 giugno 2009


                                               

Leggevo su LaStampa.it questa notizia proveniente dalla Turchia su un arbitro gay che è stato licenziato dalla Federazione e costretto a fuggire dalla sua città a causa del suo outing, e mi è venuto in mente quel video di La7 che fece tanto scalpore qualche anno fa poichè riprendeva le dichiarazioni di un presunto "calciatore gigolò" di Serie C che sosteneva di andare a letto a pagamento con moltissimi giocatori, anche di Serie A ed anche sposati, e che buona parte dei calciatori italiani è bisex, magari con "fidanzate di facciata e vita privata più 'allegra'".

Mi è venuto in mente perchè nell'articolo si mette in risalto la discriminazione subita dall'arbitro turco, sottolineando le "battutacce" dei cronisti sportivi (del tipo "non può riavere il posto, assegnerebbe i rigori ai calciatori più carini"), e che in Turchia anche se l'omosessualità non è reato, è comunque perseguita ai limiti della legge, come ad esempio la non idoneità alle visite militari se si è gay (scusa utilizzata dalla Federazione turca per espellere l'arbitro "incriminato"). Ebbene, siamo poi così sicuri che in Italia siamo messi meglio? In fondo, che io sappia o ricordi, finora nessun calciatore, allenatore o arbitro italiano ha mai confessato la propria omosessualità. Eppure, l'OMS stima, basandosi sul cosiddetto "Rapporto Kinsey", che circa una persona su venti sia omosessuale, e che un altro 5% abbia rapporti prevalentemente omosessuali. Pensare dunque che tra migliaia di uomini che popolano il mondo nel calcio, e che tra l'altro vivono ogni giorno a stretto contatto, nemmeno uno di loro sia omosessuale, è al di fuori di ogni logica.

Il perchè di tanto mistero è evidente: in una società dove essere gay è ancora causa di discriminazione, dove i più elementari diritti della persona non sono ancora riconosciuti (sì, mi riferisco a Dico e company), e dove il proprio orientamento sessuale può pregiudicare l'accesso a vari settori lavorativi (compreso quello militare: non è forse vero che ai "test psico-attitudinali" viene chiesto l'orientamento sessuale? E vorrei tanto sapere se c'è stato un solo gay dichiarato che è stato ritenuto "idoneo"...), un calciatore gay è un binomio che non può esistere. Proviamo infatti ad immaginare un Del Piero o, che so, un Materazzi che fa outing: immediatamente partirebbero gli sfottò, il clima in spogliatoio sarebbe diverso, gli ultras darebbero sfoggio dei peggiori insulti, eccetera eccetera.

Siamo poi così sicuri di essere migliori della Turchia?

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