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il blog di Francesco Zanfardino
Si spengono le luci su Pechino 2008: un bilancio
post pubblicato in Diario, il 24 agosto 2008


                                                                  

Si sono da poco conclusi, con l'ultimo oro vinto nel pugilato da Cammarelle, i Trentesimi Giochi Olimpici. Come ogni Olimpiade, e a maggior ragione un'Olimpiade particolare come quella di Pechino 2008, rimarrà qualcosa al di fuori delle eccezionali imprese sportive.

Rimarrà il dibattito sui diritti umani in Cina, che non aveva mai avuto una rilevanza così imponente e quindi, anche se a mano a mano si avvicinerà al dimenticatoio, non vi giungerà mai. Rimarrà l'amarezza per non essere riusciti ad "approfittare" di una simile occasione per lanciare messaggi e cominciare a risvegliare una opinone pubblica che in Cina non c'è, impedita com'è dal regime: tuttavia, non si può certo pretendere dagli atleti ciò che dovrebbero fare altri, soprattutto con un regolamento che stronca la carriera a chi solo si azzardi a rompere la cortina di indifferenza. Rimarrà la dimostrazione di potenza della Cina, sia dal punto di vista organizzativo, che dal punto di vista sportivo: purtroppo, però, non rimarrà nella coscienza dei Cinesi la consapevolezza che tali risultati sono stati ottenuti a scapito della loro libertà e della libertà degli stessi atleti, prigionieri di una disumana disciplina che in molti casi li ha costretti a rinunciare ai propri affetti e alla propria vita in nome dell'immagine del loro Paese.

Ma rimarrà anche la speranza che le Olimpiadi possano aver migliorato la situazione, anche se difficilmente sarà così. Rimarranno anche le belle imprese sportive, ma non tanto quelle quasi "scontate" come gli otto ori di Phelps, bensì quelle inaspettate, come l'argento-quasi-oro di una "diversamente-giovane" come la Idem o l'oro incredibile dell'australiano nei tuffi, capace di spodestare i Cinesi, già imbattibili, in casa loro, con un tuffo che sarà ricordato nei decenni, se non nei secoli successivi. Rimarrano i bei gesti, come l'abbraccio fra l'atleta georgiana e quella russa mentre nei loro Paesi si consumava l'orrore, o quello fra gli atleti delle due Coree, anche se accompagnati da brutti gesti come la decisione di un atleta iraniano di non gareggiare con un collega israeliano o le botte date agli arbitri da parte di un lottatore e del suo allenatore (le giurie sbagliano, più o meno consapevolmente, e ne sanno qualcosa i nostri atleti degli anelli e della ginnastica ritmica, ma non è certo questo il modo di avere ragione).

Sarebbe bello se rimanesse anche l'attenzione verso gli "sport minori", ma purtroppo si sa che il calcio tornerà come sempre ad avere il monopolio. Per questo doppi ringraziamenti ai tanti atleti che si sacrificano e si impegnano per una piccola finestra di visibilità, che ci fanno sognare ma che poi siamo subito pronti a far finire nel dimenticatoio, in attesa di una "riforma" nel sistema mediatico che dia la giusta visibilità a tutti gli sport, e non solo ad uno sport, pur bellissimo, come il calcio.

Alla prossima. Londra, it's your turn.

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Luci ed ombre a Pechino
post pubblicato in Diario, il 10 agosto 2008


                                              

Oggi a Pechino è successo qualcosa di importante. No, non mi riferisco al pur bellissimo oro italiano nella spada (oltre all'argento nel tiro a volo e al bronzo nel ciclismo), ma al bellissimo gesto di pace avvenuto durante la premiazione del tiro a segno.

Nella gara femminile vinta dall'atleta cinese Guo Wenjun, infatti, le altre due medagliate Natalia Paderina e Nino Salukvadze, rispettivamente argento e bronzo, russa e georgiana, si sono dapprima strette la mano e poi abbracciate lungamente, dando un segnale ai governi di Russia e Georgia per fermare l'orrore della guerra.

Se non fosse per l'altro episodio, che non vale nemmeno la pena di riportare, vista la totale dimostrazione di pericolosa imbecillità da parte dell'atleta, oggi sarebbe stata una giornata positiva per lo Spirito Olimpico. In una terra che dove lo Spirito Olimpico viene oltraggiato ogni giorno, ma questo non è colpa degli atleti. Che però, perlomeno, dovrebbero evitare di oltraggiarlo ulteriormente.

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L'altra Olimpiade
post pubblicato in Diario, il 8 agosto 2008


                                              

Oggi, mentre tutta l'attenzione mediatica era rivolta a Pechino e alla cerimonia d'inaugurazione delle Olimpiadi, con la quale il regime cinese sbatteva in faccia al mondo la sua potenza economica, ma soprattutto imbambolava i cinesi con una grandezza spettacolare e propagandistica, riducendoli ad automi festanti ciechi di fronte alla totale assenza di democrazia e diritti nel loro Paese, migliaia di persone in tutto il mondo hanno manifestato affinchè questa giornata non venga ricordata semplicemente come l'inaugurazione delle Olimpiadi, ma come l'inaugurazione delle Olimpiadi da parte di un regime che viola i diritti umani. Di un regime che, nonostante la vastità del suo Paese, riesce a reprimere ogni manifestazione di dissenso, riesce a manipolare, nell'era di Internet, l'intero sistema dell'informazione, condanna a morte più di 5000 persone l'anno (stime ufficiali, ma ne sono molte di più) e ne tortura un'infinità.

E' l'altra Olimpiade. Quella che si è svolta nelle piazze di tutto il mondo per il rispetto dei diritti umani. Una Olimpiade dove non si corre, non si nuota, non si lancia, non si schiaccia. Ma un'Olimpiade dei valori e della dignità, certamente più vicina allo Spirito Olimpico del Presidente della Repubblica Popolare Cinese che ha inaugurato i Giochi.

P.S. Un augurio a tutti gli atleti italiani e non solo. Che sappiate portare un po' di dignità, rispetto e valori in quel Paese.

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Però non sarebbe male se gli atleti facessero qualcosa
post pubblicato in Diario, il 5 agosto 2008


                                             

Oggi c'è stato scontro nel Governo, e non solo, sulle dichiarazioni del capogruppo PDL al Senato Gasparri e del Ministro delle Politiche Giovanili e dello Sport Giorgia Meloni. I due esponenti di maggioranza hanno auspicato una disertazione da parte degli atleti della cerimonia di inaugurazione di Pechino 2008. Coro di disapprovazione nella maggioranza e nell'opposizione, tutti d'accordo sul fatto che "non deve essere la politica a dire cosa devono fare gli atleti". Gli atleti hanno dichiarato: "Noi ci andiamo, la politica non ci strumentalizzi".

E' vero. La politica non deve strumentalizzare gli atleti, nè deve dire loro cosa devono fare. Però credo che alla base delle dichiarazioni di Gasparri e della Meloni ci sia qualcosa di diverso, ovvero l'auspicio che gli atleti in qualche modo manifestino un impegno civile a favore dei diritti umani in Cina. Auspicio tra l'altro presente in tutti i commenti alla notizia citati. Auspicio che faccio mio, e credo che tutti noi dovremmo far nostro, perchè non si può restare indifferenti di fronte alla tortura, alla censura, alla discriminazione che il regime Cinese impone ai suoi cittadini.

Ciò non vuol dire boicottaggio. Sono sempre stato contrario, e l'ho ripetuto più volte in questo blog, al boicottaggio delle Olimpiadi, o perlomeno all'idea comunemente intesa di boicottaggio. Non partecipare alle Olimpiadi non avrebbe portato a nessuna conclusione: innanzitutto, perchè avrebbe dovuto essere un boicottaggio globale (impossibile); ma, se anche lo fosse stato, il regime cinese avrebbe manipolato la situazione a proprio vantaggio, grazie al totale controllo dell'informazione, dicendo ai suoi "sudditi" qualcosa del tipo: "Visto? Il mondo ci odia, visto che siamo più forti di loro" (è una esempio semplicistico, ma che rende bene l'idea: d'altronde anche il regime fascista fece altrettanto con le sanzioni per l'occupazione dell'Etiopia). Anche un boicottaggio economico servirebbe a poco: non ha funzionato con Cuba e Iraq, figuriamoci con la Cina, così forte economicamente.

Semmai, bisognerebbe aggrapparsi con forza a quella grande possibilità che sono le Olimpiadi. Le Olimpiadi darebbero visibilità diretta per i Cinesi a qualunque gesto che possa risvegliare le loro coscienze. Vi basti ricordare quello che fecero i due atleti USA Carlos e Smith alle Olimpiadi di Mexico '68, con quel loro pugno nero alzato. Alle polemiche che scaterano, in USA e nel mondo intero, attirando l'attenzione sulla discriminazione di colore.

Ecco, a quarant'anni da quel gesto, è questo quello che mi piacerebbe facessero gli atleti italiani e non solo.         

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Il vero boicottaggio efficace
post pubblicato in Diario, il 25 marzo 2008


                      


In questi giorni, di fronte alla repressione in Tibet (finalmente, dopo le 5mila condanne a morte all'anno, le discriminazioni religiose, la fortissima censura, anche su Internet), si è parlato spesso di boicottaggio, come giusta reazione al regime cinese.

Io penso che il boicottaggio non serva a niente. Per vari motivi:
- il boicottaggio, come insegnano le precedenti esperienze (Montreal '76, Mosca '80 e Los Angeles '94) per "funzionare" dovrebbe essere "globale". E, invece, già si sa per certo che Bush e gli USA parteciperanno dappertutto, anche alla cerimonia d'apertura (mentre per quest'ultima situazione oggi c'è stata una prima apertura di Sarkozy);
- anche nell'ipotesi che il boicottaggio sia globale, la storia insegna che queste occasioni di grande impatto mediatico, soprattutto in paesi dove il regime controlla tutte le fonti d'informazione (persino Internet), sono facilmente strumentalizzabili dai regimi. Il regime cinese facilmente direbbe: "Visto? Il mondo ci odia, perchè siamo forti, economicamente e moralmente" ed altre assurdità simili (o come Mussolini quando lanciò la "sfida alle quaranta Nazioni" quando la Società delle Nazioni boicottò l'Italia per l'invasione dell'Etiopia);
- la Cina è un paese enorme, autosufficiente su tutto: boicottaggi, di qualsiasi tipo, non danneggerebbero minimamente l'economia cinese;
- zittire lo sport e i suoi valori è un cattivo esempio che non possiamo permetterci di dare.

Cosa fare allora? Stare a guardare? Assolutamente no. La cosa più giusta da fare è sfruttare proprio il grande impatto mediatico delle Olimpiadi per risvegliare le coscienze dei Cinesi, attraverso una serie di gesti simbolici. Bene così. Sono annunciate manifestazioni del genere per tutto il percorso della fiaccola. Benissimo. Qualche atleta annuncia gesti simbolici durante le Olimpiadi: benissimo.
Le Olimpiadi le guarderanno tutti i Cinesi. QUale occasione migliore per trasmettere messaggi di libertà e democrazia?
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