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il blog di Francesco Zanfardino
Il sogno infranto
post pubblicato in Diario, il 18 febbraio 2009


                                                 

Ieri Walter Veltroni si è dimesso da Segretario Nazionale del Partito Democratico. Inutile nascondervi che la giornata di ieri è stata per me una giornata triste. Non perchè è Veltroni ad essersi dimesso, ma perchè si è dimesso Veltroni. Mi spiego meglio.

E' ormai da qualche anno che mi interesso di politica ("qualche anno", anche perchè chi vi scrive è molto giovane). Ho sempre ritenuto, e continuo a ritenere, che la politica sia l'unico mezzo che abbiamo a disposizione per cambiare le cose. E che anche il più minuscolo contributo è un contributo importante, che può contribuire al cambiamento, anche se ci sembra di essere impotenti. Però prima della nascita del Partito Democratico non potevo identificarmi completamente in nessun partito. Avessi potuto votare, probabilmente avrei votato i DS (certamente non un partito della coalizione di Berlusconi, non solo perchè i miei valori sono di centrosinistra, ma anche perchè un leader come Berlusconi non l'avrei votato comunque, anche se fosse stato paraddosalmente il leader del centrosinistra), ma l'avrei fatto solo per l'alto valore che do' alla possibilità di votare. Solo perchè probabilmente era il partito in cui mi riconoscevo di più, o mi disconoscevo di meno, fate voi, e mai mi sarei lasciato prendere dalla logica del "ma che me ne frega, si votino loro". Ripeto, ho un'alta considerazione della politica e del voto. Ma mai mi sarei sognato di partecipare attivamente alla vita di quel partito, mai ai suoi congressi, mai alle sue iniziative (vabbè, forse qualcuna sì), mai mi sarei impegnato per quel partito. Tutto questo l'ho cominciato a fare solo con il Partito Democratico. Perchè per me il Partito Democratico è la "realizzazione di un sogno politico", come ha detto Veltroni stesso. Un partito non di "sinistra", non "ambientalista", non "centrista", non "laicista", non "democristiano", non "socialista", non "garantista", non "giustizialista", non "berlusconista", non "antiberlusconista", insomma non una "enclave ideologica" (N.B. in questo passaggio mi sono spiegato male ... lo spiego meglio nei commenti al post): un partito bensì che mettesse insieme tutte le parti migliori di queste storiche esperienze e modi di pensare, e facesse qualcosa di nuovo, che unisse i sentimenti di tutti gli elettori di centrosinistra e li indirizzasse verso una idea democratica e riformatrice di Paese. Un partito dove non contassero più, o perlomeno contassero di meno, i giochetti di potere, il correntismo, e dove invece contasse di più chi merita, chi partecipa, chi lavora. Un partito che sapesse rappresentare le aspettative degli elettori di centrosinistra, e raccogliere anche gli elettori delusi dal Berlusconismo, con un linguaggio nuovo, diverso da quello vetusto degli anni precedenti. Un partito insomma "nuovo", come s'è detto più volte, che portasse finalmente al cambiamento questo Paese che ne ha tanto bisogno.

Per un pò il Partito Democratico è stato se stesso. Lo è stato per la prima volta alle Primarie (anche se quelle Primarie hanno avuto un errore di fondo, di cui parlerò dopo), quando milioni di persone votarono inaspettatamente così massicciamente. Lo è stato durante la campagna elettorale. Lo è stato al famoso "discorso del Lingotto". Lo è stato al Circo Massimo. Lo è stato ogni qual volta si sono fatte le Primarie, e specialmente quando hanno vinto candidati inaspettati (l'ultimo, a Firenze, Matteo Renzi). Lo è stato quando il Partito Democratico, per la prima volta nella storia d'Italia per dei partiti di opposizione, ha presentato più volte le varie proposte alternative a quelle del Governo (benchè pochi ne hanno parlato).

Ma dalle elezioni di Aprile in poi, si è rotto un incantesimo. Anche se altri momenti "democratici" sono venuti dopo quella data, comunque da quelle elezioni è cominciata inesorabilmente la deriva del PD. Da un lato, degli oligarchi di partito, che hanno cominciato a logorare e sfiancare Veltroni, per meri interessi personalistici e non nell'interesse del PD. E facciamo i nomi, sono i vari Rutelli, Letta e soprattutto D'Alema, principalmente, e le loro "aree". Dall'altro lato, una buona fetta dell'elettorato, che in una logica non di legittima critica, ma di puro disfattismo, non ha creduto più in Veltroni, e ha cominciato a chiederne la testa, senza riflettere sul chi sarebbe venuto dopo e se c'erano alternative migliori. Li comprendo, certo, perchè è brutto non vedere appieno realizzate le proprie aspirazioni, le proprie aspettative, ma quando distruggiamo una persona, dobbiamo anche pensare se c'è un'alternativa migliore. Invece a sinistra non riusciamo mai a guarire da questo male storico che ci perseguita, ovvero il distruggere i nostri leader uno dopo l'altro, passando di male in peggio, in una pura logica di "capro espiatorio".

Ecco dove volevo arrivare, con quel "sono triste perchè si è dimesso Veltroni, non perchè è Veltroni che si è dimesso"Veltroni non sarà stato perfetto, ha commesso vari errori, il primo dei quali quello di non aver convocato un congresso subito dopo le elezioni, per portare allo scoperto i giochetti di potere dei dalemiani e dei rutellian-lettiani e vedere chi aveva ragione, quale linea era quella voluta dagli elettori e quindi legittimata ad essere "imposta" (mentre la leadership di Veltroni, essendo nata da un compromesso fra le varie aree del PD, era debole, non poteva imporre la propria linea). Ma certamente Veltroni era, tra tutti quelli della vecchia dirigenza, colui che aveva il progetto più simile al progetto del Partito Democratico che vi ho descritto prima. E certamente l'unico a poterlo portare avanti in maniera credibile. 

E dunque, non mi dispiace solo per Veltroni. Nessuno è insostituibile. Ma il problema è che mancano i sostituti: o, perlomeno, sostituti che sappiano rispettare meglio di lui, o perlomeno come lui, il progetto del Partito Democratico. Non possono farlo nè Bersani nè Letta, perchè non posso portare avanti il progetto del PD persone che in questi 16 mesi non hanno fatto nient'altro che gli interessi propri, e non del PD (magari non proprio loro in prima persona, voglio essere buono, ma certamente le loro aree di riferimento, di cui sono diretta espressione e dalle quali si fanno palesemente sostenere). Ma non solo per questo aspetto "formale", per quanto fondamentale, ma anche per motivi sostanziali: Bersani vorrebbe un partito di sinistra e basta, Letta un partito di centro e basta. Il PD invece è un partito di centrosinistra, ed una leadership dell'uno o dell'altro significherebbe, molto probabilmente, la morte del PD. O comunque del suo progetto: magari continuerebbe a chiamarsi "Partito Democratico", ma non sarebbe più "il" Partito Democratico.

Direte voi: ma si candiderà qualcun altro, no? Certo: magari la Bindi, oppure la Finocchiaro, Soru ... ma nessuno di questi saprà probabilmente fare meglio di Veltroni, se anche riuscisse a battere Bersani. Nessuno della vecchia dirigenza potrà farlo. A meno che lo stesso Veltroni non si ricandidi, cosa che io mi auguro, in effetti. Non sarebbe facile per lui riguadagnare il consenso della base (anche se io non sarei così pessimista), ma certamente se battesse chi lo ha logorato in questi 16 mesi, avrebbe tutti i mezzi per fare quello che doveva e voleva fare e non è riuscito a fare appieno. Ma putroppo lo escludo, ha un raro senso della dignità, una rara statura morale: un "signore", appunto. E ieri abbiamo dimostrato per l'ennesima volta che l'Italia non è un paese per signori.

E allora l'unica speranza è una "ribellione" del popolo democratico. Se c'è una cosa che Veltroni ci ha lasciato, è la possibilità di esprimerci tramite il voto per cambiare la dirigenza. Non dobbiamo arrenderci, dobbiamo prendere coscienza della nostra forza, mandare a casa tutta la nomenclatura ed affidare il partito a persone "nuove", o anche a dirigenti "vecchi" ma come Veltroni (e magari anche migliori, più decisioniste), che pensino unicamente al bene del Partito Democratico e a perseguire il suo progetto originario, e non alla propria sete di potere. Ci credo poco, sinceramente: ma dobbiamo farlo. Altrimenti, io e tante persone come me torneranno alla situazione di prima della nascita del PD: continueremo a votare, magari, ma non ci identificheremo più in un partito. Non lotteremo più per un partito. E facendo così, inevitabilmente questi populisti che attualmente ci governano, governeranno per anni ed anni. Pensiamoci.

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