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il blog di Francesco Zanfardino
Meno male che la Cassazione c'è
post pubblicato in Diario, il 1 giugno 2011


Perchè se non c'era, la Cassazione, una consultazione referendaria sarrebbe stata cancellata a ormai 10 giorni dal suo svolgimento e solo perchè un Governo truffaldino voleva evitare che il popolo lo bocciasse.

La mia domanda è: ma se non fosse andata così? Se mi perdonate il gioco di parole, com'è possibile che un simile abominio fosse possibile? Molti sostengono che l'istituto referendario va riformato. Beh, sarebbe il caso di cominciare a renderli intoccabili i referendum, una volta avviati.

Oltre che a renderli sempre validi, senza dover raggiungere quorum di partecipazione. Perchè in democrazia dovrebbe contare chi decide di voler contare, o no?

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Referendum? Referendum!
post pubblicato in Diario, il 28 aprile 2011


E' assurdo che, a meno di 50 giorni dalla consultazione referendaria, non si sappia ancora se i cittadini avranno il diritto di esprimersi su nucleare, acqua pubblica e legittimo impedimento. L'incertezza regna sovrana, tra la sospensione "furbastra" del piano nucleare e i tentativi di fare lo stesso con il decreto Ronchi sull'acqua e, chissà, magari anche sul legittimo impedimento.

Evidentemente è proprio a questa incertezza che il Governo punta per inficiare il più possibile il risultato dei quattro Referendum del 12 e 13 Giugno. Soprattutto, per il Governo, bisognava evidentemente affossare il Referendum sul nucleare che, sull'onda degli avvenimenti di Fukushima, avrebbe portato tantissima gente a votare e avrebbe quindi comportato, con ogni ragionevole evidenza, la vittoria anche di quello e degli altri referendum: una vera e propria mazzata agli interessi delle lobby dell'energia e dell'acqua privatizzata (e quindi del mondo politico da loro finanziato), oltre che a quelli tutti personali del Premier in materia di legittimo impedimento.

Bisogna fermarlo, dicevamo, anche al costo della clamorosa retromarcia del Governo su uno dei suoi cavalli di battaglia, ovvero il "ritorno al nucleare" e alle sue "meraviglie". Una retromarcia ovviamente "tattica", non per puro convincimento ideale, come lo stesso Berlusconi ha candidamente ammesso: "Il nucleare è il futuro, il nucleare è sempre la scelta più sicura. Solo che se fossimo andati oggi a quel referendum il nucleare in Italia non sarebbe stato possibile per molti anni".

Parole del genere, altrove, avrebbero probabilmente comportato le dimissioni o, quantomeno, lo sconcerto di tutte le Istituzioni garanti e una campagna di pubblico ludibrio da parte di tutta l'opinione pubblica. Una tale spudorata offesa alla democrazia e alla volontà popolare, tra l'altro da parte di chi ha fatto della volontà popolare un vero e proprio "mito" in questi anni, non sarebbe passata liscia in Francia o Germania. Da noi, invece, "assuefatti" come siamo alle sparate di Berlusconi, al massimo c'è stata la protesta delle opposizioni politiche. E la cosa passerà liscia, visto che la Consulta dovrebbe (a scanso di interpretazioni tanto giuste quanto improbabili), in caso di approvazione del "decreto omnibus" nel quale è stata inserita la "sospensione" del piano nucleare, eliminare anche il referendum sul nucleare.

Allora mi appello innanzitutto alle Istituzioni garanti, e quindi in primis al Presidente della Repubblica. Perchè Giorgio Napolitano è il garante della Costituzione e della democrazia e NON PUO' consentire una simile presa per il culo della democrazia: quindi, appena il "decreto vergogna" gli arriverà fra le mani, DEVE fermarlo non appendogli la firma. E poi, magari, successivamente promuovere anche un dibattito socio-politico sull'opportunità di riformare la disciplina referendaria, per vari motivi tra cui anche questo di evitare simili scempi.

Purtroppo Napolitano è lo stesso che ha firmato il Lodo Alfano e il "decreto interpretativo" sulle elezioni in Lazio, quindi non è che sia da fidarsi al 100%. Pertanto l'appello più grande lo faccio agli Italiani, chiedendo di manifestare tutto lo sdegno nei confronti di questo Governo antidemocratico sia nelle urne amministrative sia, soprattutto, nelle urne dei Referendum del 12 e 13 Giugno (almeno quelli che rimarranno). Mandiamoli a casa!

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I giacimenti del futuro
post pubblicato in Diario, il 16 settembre 2010


                                          

Secondo Ecoblog la svolta nuclearista di Angela Merkel, unita a difficoltà geopolitiche nel bacino del Sahara, rischia di far saltare il "progetto Desertec", ovvero quella joint-venture nata nel 2009 tra grandi imprese europee del settore energetico e tecnologico che punta alla realizzazione di impianti per lo sfruttamento dell'energia solare nel deserto del Sahara, con investimenti per 400 miliardi di euro, per soddisfare il 15% del fabbisogno energetico europeo e buona parte di quello dei Paesi produttori.

Sarebbe un vero peccato. Progetti come questi non andrebbero rallentati, ma accelerati. Anzi, c'è da arrabbiarsi per il fatto che non siano già realizzati: questo è il futuro dell'energia, altro che nucleare. Pulita, senza le scorie,  senza i pericoli, senza i costi di materie prime, senza i conflitti con le popolazioni, senza l'impatto ambientale che causano tutte le altre fonti di energia.

E se magari ci impegnassimo anche noi in questa sfida, anzichè inseguire impossibili vaneggiamenti nucleari, non sarebbe affatto male.

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Italia atomica
post pubblicato in Diario, il 4 marzo 2010


                                             

"Sono vietate la fabbricazione, l'importazione, l'esportazione ed il transito di armi biologiche, chimiche e nucleari". Questo recita il comma 7 dell'art. 1 della legge 185/1990, che ci ricorda come in Italia le armi nucleari, semplicemente, non possono "esistere", come d'altronde sancito anche da diversi trattati internazionali, come quello di "non proliferazione". Eppure, come denuncia l'Unità, sul suolo Italiano ospitiamo ben 90 ordigni nucleari degli U.S.A.

Ebbene, nonostante gli altri paesi europei che si trovano nella stessa condizione hanno inziato lo smantellamento di queste atomiche americane, e nonostante con la nuova gestione Obama anche gli stessi U.S.A. hanno fatto del disarmo nucleare un cardine della loro politica estera, il Governo Berlusconi rifiuta di smantellare le atomiche,  accogliendo l'invito delle opposizioni in tal senso, ripristinando la legalità e, consentintemi, anche la dignità del nostro Paese. Senza considerare i rischi, terrorristici e non solo, che derivano dalla detenzione di tali armi nel nostro Paese.

Niente da fare, questo Governo è proprio amante dell'"atomo". O è semplicemente senza palle.

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Hiroshima e Nagasaki
post pubblicato in Diario, il 9 agosto 2009


                                          

Ovunque si parli di fine del mondo si finisce sempre per parlare di "olocausto nucleare". E non è certo un caso, dato che tra gli scenari "apocalittici" è certamente quello più probabile, almeno nel breve termine. Una guerra atomica, finora fermata solo dal timore di una reciproca distruzione, o un attacco terrorista nucleare, finora fermato solo dagli attuali limiti stessi della rete terroristica globale, potrebbero davvero scatenare una spirale di auto-distruzione senza fine. D'altronde, l'arsenale atomico mondiale è sufficiente per estinguere al vita su questo pianeta ed altri, ove ve ne fosse. E l'avvento di una rete terroristica più potente di quelle attuali, capace di impadronirsi dell'atomica, oppure di un governante instabile capace di compiere la follia atomica, non sono eventi da ritenere così improbabili.

Ecco perchè, almeno in questo periodo, occorre ricordare quei giorni d'Agosto, il 6 ed il 9 Agosto 1945, nei quali una insana decisione portò la morte e la devastazionein Hiroshima e Nagasaki, ed il terrore in tutto il mondo (e pensare che quelle atomiche erano molto meno potenti di quelle attuali). Quelle stragi ci ricordano cosa può combinare, in uno qualsiasi dei secondi che abbiamo davanti, la follia umana. E quindi di quanto sia importante che i potenti illuminati del mondo cerchino di compiere ogni sforzo per giungere al disarmo nucleare più completo possibile.

Per farlo, però, occorre intelligenza. Non serve fare la voce grossa con l'Iran e la Corea del Nord, se poi si è i primi a possedere arsenali atomici potentissimi. Non si è credibili, e si da un motivo a quei Paesi per dotarsi essi stessi dell'atomica. D'altronde, perchè loro no e Pakistan, India e Israele sì? Dunque, occorre dare il buon esempio e continuare a ridurre gli arsenali atomici (e l'accordo Usa-Russia di qualche giorno fa è un ottimo passo avanti), ma soprattutto occorre cominciare a ripensare l'intero sistema, indirizzandolo verso una gestione globale dell'arma nucleare. L'atomica, infatti, sarebbe meglio che non fosse mai esistita, ma ora che esiste, ed è alquanto improbabile che i potenti del mondo le facciano scomparire tutte e con esse anche la loro tecnologia, deve essere garantita la sua esistenza, per due motivi: di difesa preventiva contro altre atomiche, e per utilizzi non militari (tipo distruzioni di asteroidi, ed altre amenità fantascientiche che però potrebbero diventare reali). L'obiettivo ideale deve dunque essere questo: zero atomiche in mano ai singoli Paesi, ma un discreto arsenale (il minimo indispensabile) in mano ad un organismo internazionale. Così da conciliare gli interessi globali con le esigenze di difesa dei singoli Paesi.

E' una strada lunga e difficile, mi sa, ma è quella che andrebbe percorsa. E se magari si cominciasse dall'Unione Europea, con Francia e Gran Bretagna che demandano la gestione delle loro atomiche alla UE, non sarebbe male.

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Il sogno
post pubblicato in Diario, il 6 luglio 2009


                                             

Questa di oggi potrebbe essere una data storica. Forse esagero, ma due Presidenti delle due potenze nucleari più forti del mondo che decidono di ridurre i propri armamenti non è proprio una cosa che accade tutti i giorni.

Forse sarà un passo decisivo verso quel "mondo senza armi nucleari", quel "nuclear free world" che fa parte dei sogni di tutti noi e anche di quello di un'Obama ancora universitario sconosciuto. O perlomeno verso un mondo dove le armi nucleari rimangano in dote alla sola ONU, per fronteggiare emergenze tipo quelle apocalittiche dei film. In ogni caso, grazie Obama per continuare ad interpretare il sogno. Di un mondo diverso.

P.S. Sarò conformista, ma a me 'sto Obama piace.

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Riporto Report: L'inganno
post pubblicato in Riporto Report, il 30 marzo 2009


                                                    

Terzo appuntamento con "Riporto Report", la nuova rubrica di Discutendo che ogni lunedì darà spazio alla puntata settimanale di Report, l'ottima rubrica di inchieste giornalistiche condotta da Milena Gabanelli ogni domenica sera su RaiTre (la puntata di ieri, che vi consiglio sempre di vedere, è disponibile qui; la trascrizione testuale della puntata è invece disponibile qui). Stavolta si parla di energia, ed in particolare del nucleare. Dopo l'accordo Italia-Francia che potrebbe dare il via alla nuova stagione nucleare italiana, è legittimo chiedersi: ma è la scelta migliore per l'indipendenza energetica?

L'INGANNO (di Michele Buono)

Il servizio di Michele Buono incomincia con il video del discorso del presidente USA Eisenhower all'Onu nel 1953, che diede il via alla fondazione dell'AIEA, l'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica. Le intenzioni erano ottime: sottrare l'atomo al controllo solo militare e usarlo per fare l'elettricità. Andò tutto bene per decenni, poi arrivarono gli incidenti (Sellafield, Three Miles Islands e soprattutto Chernobyl), e si cominciò a discutere non solo della sua pericolosità, ma anche della sua convenzienza. E così cominciò un lento declino dell'utilizzo di quest'energia.

A proposito di incidenti, la troupe di Report si è recata a Tricastin, in Francia, dove nell'ultimo anno si sono verificati vari incidenti ai reattori nucleari presenti nella regione. Incidenti di basso livello, almeno secondo le fonti ufficiali, che li fanno rientrare nel "livello di rischio accettabile". Ma con questi termini non si intende che al di sotto di tale limite non c'è nessun rischio, ma che tale rischio è accettabile. Ovvero un certo numero di morti per un tot di abitanti legati al rischio delle centrali: insomma, una specie di criterio economico in funzione degli interessi ottenuti rispetto ai danni sanitari. Peccato che questo non lo dicano alle persone che ci vivono, intorno alle centrali. Che, tra l'altro, vengono avvisate in ritardo (correndo il rischio di bere e mangiare cibi contaminati nel frattempo). Ma, soprattutto, puntualmente vien detto loro che "non c'è stato nessun problema, tutto nella norma". Ma le analisi di Criirad, associazione indipendente di fisici, ingegneri e medici, rivelano che le acque dei fiumi del Tricastin contenevano livelli di uranio superiori ai limiti stabiliti dall'OMS (l'Organizzazione Mondiale per la Sanità), e che le piante acquatiche (primo anello della catena alimentare ittica) contenevano tracce di uranio. Ma, oltre alle emissioni radioattive "straordinarie", dovute agli incidenti, ci sono le emissioni "autorizzate", normalmente prodotte dalle centrali. Il livello di "autorizzazione" è concordato fra Stato e produttori, a seconda dell'impatto sull'ambiente circostante: più alto è il livello, maggiori sono i guadagni. Le emissioni sono fatte di gas e polveri, ma vengono controllate solo le polveri: così non è misurato il reale impatto ambientale, e vengono concesse autorizzazioni che non dovrebbero essere concesse. Infatti, chiunque con un rilevatore di radiazioni può constatare che nelle zone circostanti le centrali del Tricastin il livello di radiazioni è enormemente maggiore della norma. E le radiazioni provocano danni al DNA, aumentando il rischio di cancro, leucemie ed altre malattie.

Ma chi deve controllare il sistema a livello mondiale? Qui si apre un altro capitolo dell'inchiesta di Report, con protagonisti l'OMS e l'AEIA. Innanzitutto, esiste un accordo del 1959 fra le due agenzie che praticamente palesa la subalternità dell'OMS all'AEIA in caso di incidenti nucleari e malattie conseguenti: l'interesse prioritario è quindi la salvaguardia del sistema nucleare, non la salute pubblica. I rappresentanti dell'OMS interpellati negano. Ma i sospetti aumentano con i dubbi che aleggiano su come l'OMS trattò il dopo-Chernobyl. Innanzitutto all'epoca l'Unione Sovietica, dove si trovava Chernobyl, invito le equipes dell'ONU a fare gli studi e gli accertamenti necessari; ufficialmente dovrebbe esserci andata l'OMS, ma c'è chi dice, tra cui Michael Fernex (ex ricercatore OMS) che andò solo l'AEIA, e in effetti ci sono prove della presenza dell'AEIA, ma non di quella dell'OMS. Che però nega. Inoltre, l'OMS organizzò nel 1995 e nel 2001 due congressi sulle conseguenze sanitarie dell'incidente di Chernobyl: ma gli atti di entrambi i congressi non furono mai pubblicati. Censurati, secondo Fernex, perchè contenevano gli studi di alcuni ricercatori sugli effetti delle "dosi deboli di radioattività": non solo gli incidenti, insomma, ma anche le centrali stesse sono un forte rischio per il genoma umano, con danni già riscontrati, più o meno importanti, per le prossime generazioni. Ma anche in questo caso l'OMS nega. Peccato per l'OMS però che il loro direttore dell'epoca, il dott.Nakajima, in un'intervista del 2001 confessa candidamente: "Gli atti non furono pubblicati perchè era una conferenza organizzata con l'Aeia (...) sono loro che comandano". E, inoltre, il fatto che l'OMS dichiari di non avere effettuato studi sulle conseguenze  delle dosi deboli di radioattività, rafforza sempre di più il sospetto della subalternità dell'OMS agli interessi dell'AEIA (che deve promuovere il sistema nucleare).

Studi ufficiali del genere esistono, però. Sono stati effettuati dal governo tedesco, che ha deciso nel 2002 di abbandonare il nucleare (niente nuovi reattori, e graduale spegnimento di quelli esistenti). E i risultati sono tali che il nesso casuale fra "aumento di malattie rispetto alla media nazionale" e "presenza di centrali nucleari nella zona" è quello statisticamente più probabile, a meno di non accettare cause a noi sconosciute. E, sempre restando in Germania, emerge un'altro problema: quello del trattamento delle scorie nucleari. Infatti, le miniere di sale di Assen dove erano state stoccate stanno adesso per essere infiltrate dall'acqua, con un pericolo enorme per la popolazione vicina. Nonostante all'epoca fu detto che non c'era nessun rischio di infiltrazione.

Ma poi questo nucleare garantisce davvero l'indipendenza energetica? Si dice tanto che la Francia, con le sue 50 e passa centrali, abbia guadagnato questa indipendenza (dal petrolio, che è detenuto da pochi paesi, e tutti extraeuropei). Ma non è così. Innanzitutto, quando si calcola l'energia prodotta, si tiene conto anche del calore prodotto, non solo dell'energia realmente sfruttata: e così si gonfiano le statistiche sulla produttività del nucleare. Ma la cosa più importante è che se compariamo i consumi di petrolio per abitante tra i 4 principali i paesi europei, osserviamo che è la Francia a consumarne di più, seguita da Germania, Regno Unito e Italia. Sì, avete capito bene: proprio l'Italia senza grandi risorse energetiche, consuma molto meno petrolio che della nuclearissima Francia. Ma non è un'assurdità? No, tutto vero. Il motivo è semplice, e risiede nell'attuale sistema di crescita, basato sul consumo: gli imprenditori hanno bisogno di produrre, e di consumatori disponibili ad acquistare i prodotti. Dunque, se produco molto energia, stimolerò la domanda (facendo fare tutto elettrico: ogni aspetto della nostra vita), anche se non corrisponde a bisogni realmente necessari, o addirittura corrisponde a sprechi. Ad un certo punto la domanda crescerà tanto che la produzione andrà nuovamente aumentata, e così via, finchè il sistema non collassa. E arrivano, periodiche, le crisi, come questa attuale.

Ma l'uranio non è inesauribile. Attualmente si sfrutta principalmente quello delle testate nucleari dismesse, ma è all'esaurimento, e allora si devono mettere mano sui giacimenti. Come in Niger, dove Areva, la società nucleare francese, sta gestendo e sfruttando i giacimenti, in condizioni però di illegalità enorme: sfruttamento della popolazione, assenza di standard di sicurezza, nessuna informazione alla popolazione. Le contaminazioni pullulano nell'area, come certificato sempre dagli indipendenti del Criirad, e la popolazione non ne sa niente ... ma tanto è l'Africa, e nessuno se ne importa.

Per questi ed altri motivi, il mercato del nucleare è in crisi. Sempre più Paesi hanno abbandonato o stanno abbandonando, più o meno gradualmente, questo sistema. La stessa Areva ha perso un'importante accordo con il Sud Africa, e sta perdendo sempre più guadagni. Ma per lei la speranza viene dall'Italia, che recentemente con il Governo Berlusconi ha stretto un accordo con la Francia di Sarkozy. C'è da dire, innanzitutto, che l'accordo è solo una "dichiarazione di intenti", e non un vero e proprio piano come venduto da Berlusconi e dai media. Ma, comunque, se si attuasse, è comunque una dipendenza dal sistema nucleare francese, soprattutto per le materie prime, alla faccia dell'indipendenza.

Tornando alla sicurezza, sempre in Francia recentemente una persona è finita indagata per rivelazione di segreto di Stato. Aveva rivelato un documento segreto dell'Areva in cui si ammetteva, alla faccia delle dichiarazioni fatte ai media, che le centrali probabilmente non possono resistere ad un attentato aereo

Ma il nucleare può abbassare le bollette? Vediamo chi fa i prezzi dell'energia elettrica. Nel 1999 con le liberalizzazioni Bersani finisce il monopolio dell'Enel: nuovi gestori, più concorrenza ... e bollette più basse, almeno in teoria. Nel 2004 parte la Borsa Elettrica, e da quel momento in poi i prezzi aumentano esponenzialmente ogni anno: i vari gestori si mettono d'accordo, e grazie al meccanismo complesso della Borsa riescono a fare un prezzo dell'elettricità che convenga a tutti. Meno che ai consumatori finali, che si sorbiscono un prezzo molto più alto di quello che dovrebbe essere. Con questo sistema il nucleare non porterebbe vantaggi, perchè non conta la quantità di energia disponbile, tanto si mettono d'accordo i gestori e decidono il prezzo che vogliono loro. E lo Stato è azionista dell'Enel, il maggiore beneficiario del sistema, e allora campa cavallo.

Ma allora quali sono le alternative? Innanzitutto, ripensare il sistema. Passando dal modello di sviluppo basato sul consumo, sul PIL (che contiene tutto, anche gli sprechi, anche i danni, basta che ci sia produzione), al modello di sviluppo basato sul benessere. Dove si riducano gli sprechi, anche se con questo si riduce la produzione. Infatti, secondo uno studio dell'Università di Torino, ogni cittadino ha bisogno mediamente di 1000w all'anno: però il consumo reale è 5000w. Come mai? Sprechi, ovvio. Un esempio? I nostri edifici, che disperdono nell'ambiente una quantità enorme di calore: se fossero costruiti per bene, si potrebbe risparmiare fino al 37% dei consumi di casa. Ma il discorso si può allargare alle reti elettriche, che disperdono troppa energia nel lungo cammino dalla centrale alle abitazioni, all'illuminazione pubblica basata su vecchie tecnologie, ecc. E poi reinvestire i soldi risparmiati nello sviluppo delle energie rinnovabili, liberandoci definitivamente dalle materie prime fossili (la vera "indipendenza energetica") e abbattendo le emissioni nocive per il sistema Terra. Magari abbatteremo un po' il PIL, ma ne guadagneremmo in benessere.

IL MIO COMMENTO: Che dire ... non sono contrario ideologicamente al nucleare, ma sempre di più mi sto convincendo che tante cose sul nucleare non vengano dette, sui suoi rischi e sulla sua convenienza. D'altronde se mezzo mondo sta abbandonando il nucleare e puntando alle energie rinnovabili, ci sarà un motivo. E la decisone dell'Italia di riprendere il cammino nucleare, senza prima abbattere i cartelli dei prezzi dell'energia, e investendo miliardi in una tecnologia che sembra rivelarsi inefficiente, e che porta (forse) risultati fra decenni (nella migliore delle ipotesi), sia scellerata. La vera svolta energetica è tagliare gli sprechi energetici, in ogni loro forma, e reinvestirli in rinnovabili. Il resto è propaganda, o pezze su buchi che rischiano di diventare sempre più insufficienti.

Altre rubriche di Report: Niente "Emendamento" per questa puntata, ma resta immancabile la "Goodnews", che stavolta parla dell'iniziativa di alcuni milanesi che in cooperativa hanno messo in piedi una cascina dove coltivano ciò che poi consumano a tavola. Abbatendo prezzi e migliorando in salute (il video è disponibile qui). Alla prossima: si parlerà di politiche economiche, ed in particolare delle "social card".

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L'anomalia italiana sull'ambiente
post pubblicato in Diario, il 4 dicembre 2008


                                                   

Il "piano verde" della UE, che ha l'obiettivo di portare al 20% entro il 2020 la quota di energia ricavata dalle rinnovabili, si è fermato, a causa del veto di 1 solo dei 25 paesi membri. L'Italia. Grazie, insomma, proprio al Governo "decisionista" e contrario alla politica del veto.

D'altronde il Governo Italiano e il Ministro Prestigiacomo, che in 8 mesi di legislatura è stata visibile solo in quest'occasione dato che di politiche ambientali con questo Governo non se ne vede nemmeno l'ombra, hanno sempre ostacolato questo piano, spalleggiati dalla Confindustria della Marcegaglia. E' stato detto di tutto e di più da questo schieramento anti-verde, che "così si uccidono le altre imprese", "ad esser contrari siamo la maggioranza della UE", "non possiamo permettercelo perchè abbiamo il nucleare", "la questione energetica non si risolve con le rinnovabili", ecc. ecc. Peccato che siamo gli unici a lamentarci, e certo non siamo gli unici ad avere le imprese, non siamo gli unici a non avere il nucleare (ben 17 paesi UE su 25).

Inoltre, lasciatemi dire una cosa. La questione energetica non si risolve con le rinnovabili. Forse. Ma nemmeno con il nucleare. Soprattutto, è meglio spendere miliardi di miliardi per far partire centrali nucleari che, nell'Italia dei veti, nella migliore delle ipotesi partiranno nel 2020, oppure spendere quelle stesse some per sfruttare le energie rinnovabili di cui l'Italia è piena ed averne subito i benefici economici, oltre che ambientali? Ed è razionale frenare, salvo poi parziali ripensamenti, un incentivo come quello sul fotovoltaico che sta facendo sviluppare quel settore?

Ma il vero problema è un altro. E' che in Italia manca la cultura ecologista, e quando c'è è in mano ad estremisti (i "verdi arcobaleno") che non fanno altro che fare il gioco dei cattivi industriali e della destra italiana. Certo, c'è un ecologismo moderno, rappresentato dagli Eco-Dem, ma purtroppo sono schiacciati dal confronto fra estremisti e anti-ambientalisti. Così solo in Italia abbiamo una destra anti-ambientalista e demagogica, mentre all'estero quasi tutti i leader di centrodestra come Sarkozy, la Merkel e Cameron sono paladini dell'ecologismo al pari dei loro colleghi di sinistra. L'unico era Bush, ma poi ha stravinto Obama con la sua politica fortemente ecologista, grazie alla quale vuole risollevare l'economia Americana.

Bastian contrari unici. Sul piano UE, e come leader di destra. L'ennesima dimostrazione dell'anomalia Italiana.

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Perchè no al nucleare, senza ideologie
post pubblicato in Diario, il 22 maggio 2008


                          

Oggi il Ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola, ha annunciato: "Entro il 2013 le prime pietre delle centrali nucleari in Italia". Naturalmente, si scatena il dibattito, non solo politico, su questa questione che ancora scotta in Italia, dopo il referendum del 1987 che mise fine all'esperienza nucleare in Italia, dopo il disastro di Chernobyl.

Ma Scajola non è un pazzo. La sua ambizione nasce da delle considerazioni di fatto: in un contesto di costante aumento del prezzo del petrolio, su cui si basa buona parte della nostra produzione di energia elettrica, l'Italia non può più permettersi di dipendere energeticamente da altri Paesi e da fonti come il petrolio (infatti buona parte dell'energia da noi consumata la acquistiamo dall'estero).

Tuttavia, la soluzione al problema sarebbe il nucleare? Certo, è una soluzione: ma non la più giusta che possiamo prendere. Facciamo qualche considerazione. Il nucleare comporta:

1) elevatissimi costi di gestione e sicurezza;
2) elevatissimi tempi per la realizzazione degli impianti;
3) ingenti e preparate risorse umane;
4) impiantistiche notevoli;
5) produzione di ingenti scorie;
6) elevatissime potenzialità distruttive.

Sugli ultimi due punti c'è da approfondire. Come possiamo pensare che, in un Paese dove è quasi impossibile far costruire discariche e termovalorizzatori, e dove facciamo casini per i siti di stoccaggio delle stesse scorie nucleari, prodotte venti anni fa (Scanzano Jonico docet), si riesca a individuare in così poco tempo siti per costruire le centrali e per stoccare le scorie. Che, seppure il progresso le abbia diminuite, sempre ingenti quantità sono. Sull'altro punto, invece, è un (quasi) falso problema: è verissimo che le centrali hanno enormi potenzialità distruttive, ma è anche vero che Paesi a noi vicini come la Francia ce le hanno. Certo, meglio a 1000 km che a 1 km .... Ma la cosa più grave è che ci vogliono tempi lunghissimi per la realizzazioni delle centrali: qualcuno dice che le avremmo operative addirittura nel 2020, ma secondo me è una previsione troppo ottimistica. E nel frattempo, dal punto di vista energetico, saremo già fritti.

Di fronte a tutti questi problemi, viene naturale una domanda: perchè non investire tutte queste risorse, economiche e umane, su altri tipi di energie molto più sicure e a molto più breve realizzazione? Il riferimento è ovviamente alle energie rinnovabili: in particolare eolico e, soprattutto, solare-fotovoltaico.

Magari, se lo Stato riprendesse l'idea di qualche tempo fa di sistemare impianti fotovoltaici su tutte le strutture della Pubblica Amministrazione (non di interesse architettonico), se lo Stato convertisse a LED l'intera illuminazione pubblica, insomma, se lo Stato desse il buon esempio, già sarebbe qualcosa. Ma se si devono costruire impianti, perchè non farli eolici e fotovoltaici e così avviare una vera politica energetica subito, senza problemi di sicurezza e senza attendere decenni?

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