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il blog di Francesco Zanfardino
Ma, effettivamente, che senso ha quella base?
post pubblicato in Diario, il 6 ottobre 2008


                                                           

Ieri si è svolto il "referendum autogestito" dei comitati "No Dal Molin" sulla base USA di Vicenza. "Autogestito", perchè il Consigio di Stato ha negato il referendum consultivo promosso dal Comune di Vicenza. Al voto hanno partecipato in 24mila, poco meno del 30% degli aventi diritto al voto, e di questi la larghissima maggioranza (95%) si è detta contraria alla base.

Ora, esprimere un'opinone sulla questione è difficile. Perchè si viene subito bollati o come "estremisti" o come "sottomessi". Comunque, pur essendo lontano dalla cosidetta "Italia del no" ad ogni costo, che ha fatto molti danni al Paese e più conservatore dei conservatori che dovrebbe combattere, e dagli estremismi che animano spesso questo tipo di "comitati", mi sento di dire anch'io il mio "no" alla base USA, senza estremismi. Il perchè? E' presto detto. Mettendo anche da parte le questioni economiche (lo Stato finanzia le basi USA in misura del 35-40%), territoriali (l'area dell'allargamento Dal Molin è una delle aree che andrebbero utilizzate per ben altri scopi, di interesse colletivo; inoltre la base causerebbe, a detta dei comitati, disagi alla cittadinanza) e pacifiste (fare una base militare non è mai bello, anche se non bisogna essere pacifisti estremisti), la base USA sarebbe anche accettabile se noi potessimo fare altrettanto in America. Non pretendo certo lo stesso numero di basi, ma perlomeno una, diamine. E invece no. Solo gli USA possono costruire basi e sfruttare il territorio altrui per scopi militari.

E' questo che mi dà fastidio. La non reciprocità. E allora, o pretendiamo rispetto e reciprocità, oppure evitiamo di sottometterci ulteriormente a questo piccolo-grande sopruso. Di basi USA ce n'è già abbastanza in Italia.

www.discutendo.ilcannocchiale.it

Oggi di scena: l'Italia del no e la non-Italia
post pubblicato in Diario, il 1 giugno 2008


    (A.Sala)  

In questa primo giorno di Giugno sono andate di scena due delle parti peggiori del Paese. Coloro che, pur rappresentandoci al Governo del Paese, non si riconoscono nella nostra nazione, e coloro che sanno solo dire di "NO" ad ogni costo, senza proporre alternative.

Cominciamo dai primi, ovvero quelli della "non-Italia". Oggi a Pontida c'è stato il primo raduno leghista dopo il trionfo elettorale di Aprile, grazie al quale hanno raddoppiato i consensi. Erano presenti tutti i big della Lega, in primis Calderoli, Maroni e Bossi. I parlamentari leghisti hanno giurato fedeltà alla Padania, riprendendo il famoso giuramento della Lega Lombarda contro Federico di Svevia. Insomma, scene da Medioevo. Qualcuno potrebbe dire: ma quegli stessi parlamentari e quegli stessi ministri non avevano giurato fedeltà alla Repubbica Italiana? Non è una contraddizione? Poi, dal palco, il Ministro dell'Interno Maroni ha tuonato contro l'Europa, "rea" di esprimere le proprie perplessità sui provvedimenti del Governo; inoltre, i leghisti hanno ribadito l'intenzione di chiedere un referendum sul trattato di Lisbona, con il chiaro intento di mettere in discussione il cammino della Costituzione Europea. Ma il Governo di centrodestra non doveva essere quello del "recupero" della credibilità internazionale? Infine, dulcis in fundo, il leader Bossi, che tuona contro tutte le istituzioni Italiane, minacciando una "lotta di liberazione" se gli alleati o l'opposizione impediranno il realizzarsi del federalismo. "Siamo qui a Pontida per rinnovare il nostro patto, combatteremo fino alla libertà contro il centralismo statale. Ci sono centinaia di migliaia di persone, forse milioni, pronti a battersi per la libertà". Il tutto condito da ripetuti "Va Pensiero" (trasformato in un inno anti-Italiano), da militanti con magliette con la scritta "Padania is not Italy", e dall'immancabile slogan: "Roma padrona, la Lega non perdona". Ovviamente, di fronte a tutto questo, gli alleati del PDL commenteranno: "Solo folklore". Solo folklore? Eh no, cari: persone che dicono queste cose non dovrebbero rappresentarci. Per il semplice fatto che i nostri parlamentari, i nostri ministri, i nostri consiglieri, rappresentano l'Italia, non la Padania. E chi dice nei confronti dei propri avversari che non si può stare con chi dice "una, cento, mille Nassiriya", per coerenza non dovrebbe stare con chi sfregia l'orgoglio nazionale.

Passiamo agli altri, ovvero a "l'Italia del NO". Oggi a Chiaiano si è infatti svolta la manifestazione contro la discarica che si dovrebbe realizzare in una cava della frazione di Napoli. Insieme al comitato contro la discarica, hanno sfilato centri sociali, comitati anti-discarica di altre città, comitati anti-inceneritore, comitati NO-Dal Molin, comitati NO-Tav, comitati su comitati. Tutti uniti da una sola parola: NO. Per carità, non sono contro il diritto di protesta: protestare è un diritto. Ma bisogna ricordarsi anche dei propri doveri: e quindi, se è giusto mettere in evidenza determinati problemi, bisogna anche essere capaci di indicare delle alternative. Soprattutto in queste situazioni di emergenza: non si può pensare che sia meglio lasciare i rifiuti nelle strade, magari anche bruciandoli, pur di non metterli nelle discariche e bruciarli negli inceneritori. Anche io sono perplesso da come si sta gestendo la cosa e anche sulla cava di Chaiano, indiscutibilmente vicina a centri abitati e ospedali. Ma non mi verrebbe mai in mente di sfilare, perchè da qualche parte l'immondizia si deve mettere. E non si può pretendere che le province si prendano il carico dell'immondizia del comune di Napoli. Magari si può chiedere di stoccare solo "eco-balle" (vabbè, i rifiuti pressati) e in misura minore delle 700mila tonnellate previste, magari si può chiedere di fare tante piccole discariche nel territorio comunale, ma dire di no a prescindere non serve a niente. E' solo autolesionismo. E, tra l'altro, che diavolo centrano i No-DalMolin e i No-Tav?

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