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il blog di Francesco Zanfardino
Aule, non camerette
post pubblicato in Diario, il 4 novembre 2009


                                                   

Ritorna, per l'ennesima volta, il conflitto fra laici e credenti. Dicotomia impropria, dato che laicità e fede non sono affatto in conflitto, ed il vero cristiano è anche laico, ma così ormai vengono derubricate faccende che in realtà andrebbero interpretate piuttosto come conflitti fra laici e fondamentalisti. E' infatti bastato che una sentenza della Corte Europea imponesse all'Italia di togliere il crocefisso dai luoghi pubblici per scatenare un putiferio. Grida di giubilo dagli anti-clericali, soddisfazione da parte del mondo laico, contrapposti ai fastidi di molti credenti e non, fino ad arrivare ai veri e propri improperi da parte di uomini di Chiesa e politici "teocon" (come la vergognose parole di La Russa che ho avuto la sfortuna di ascoltare in diretta su RaiUno). Chiariamolo subito: io sto dalla parte della Corte. Con quella sentenza è stata finalmente fatto rispettare il principio di uguaglianza che è alla base della nostra Costituzione e di qualunque società che si dica civile.

Qualcuno dirà: "e che paroloni, per un crocefisso appeso in un'aula"! E, in effetti, quelle del tipo "è un falso problema", "che male farà mai un crocefisso", "con tutti i problemi che ci sono ci occupiamo dei crocefissi" sono tra le argomentazioni più usate dai difensori del "crocefisso pubblico" e anche persino da parte di chi tradisce le promesse di laicità, di decisionismo e di forte identità da dare al proprio partito pur di non infastidirsi i poteri forti (incominciamo male, caro Bersani). Indubbiamente ci sono "ben altri problemi", indubbiamente esistono tante altre questioni più decisive per il futuro del Paese (e la sua laicità). Ma questa filosofia del "benaltrismo", del c'è ben altro da fare, è stata la scusa più usata dalla classe dirigente per non cambiar nulla in questo Paese. Sarà anche una piccola cosa, ma se è giusta va fatta: questo dovrebbero dire tutti, ed ancor di più i leader progressisti.

Entrando poi nel merito della questione, qualcuno per il quale provo una profonda ammirazione si domanda: "in fondo, cosa ci guadagna l'Italia da questa sentenza"? Ebbene, ci guadagna in laicità e in credibilità della sua terzietà. Infatti, quando una persona, cattolica o non, entra in un luogo pubblico dove c'è un crocefisso, e mai simboli di altre religioni, riceve, volente o nolente, il messaggio che in Italia una religione è privilegiata rispetto alle altre, nonostante l'art.3 della Costituzione dica ben altro. Cosa che è poi la drammatica realtà, visto che il Concordato, incoerentemente inserito nella stessa Costituzione, garantisce alla Chiesa Cattolica tutta una serie di privilegi, tra i quali, restando nell'ambito scolastico, l'insegnamento della religione cattolica e non della "storia delle religioni", come fortunatamente alcuni illuminati professori di religione fanno, nonostante siano nominati dalla Curia (altra anomalia). Perchè non dimentichiamoci che il crocefisso è un simbolo "fazioso", ovvero espressione di una parte, di una sola delle credenze religiose che animano il nostro Paese, e come tale non può essere esposto da un istituto pubblico, tra l'altro in maniera esclusiva. Qualcuno addirittura osa dire che il crocefisso non è un simbolo prettamente religioso: evidentemente finge di ignorare che la croce è il simbolo per eccellenza della cristianità, quello con il quale si sono identificati e si identificano tutti i militanti della cristianità (per scopi positivi e negativi, ma questa è un'altra storia). Qualcun altro sostiene, giustamente, che il crocefisso sia espressione di valori che vanno al di là delle credenze personali e che rappresentano la Costituzione: ma allora anche una sciarpa della Juve o il simbolo del PD rappresentano valori simili (sportivi e politici questi, religiosi quelli) che però nessuno si sognerebbe di mettere affissi in un aula pubblica (e se lo facessero, soprattutto nel secondo caso, ci sarebbe uno scandalo a reti unificate) perchè, giustamente, non si tratta della propria cameretta.

Un altro argomento usato dai difensori del crocefisso è quello della tradizione e della sua difesa. Sostengono che non dobbiamo dimenticarci delle nostre "radici cristiane", che queste sono le nostre tradizioni e nessuno ce le deve togliere, che di passo in passo gli stranieri imporranno le loro credenze, eccetera. Ebbene, non c'è tradizione che tenga se la tradizione vuole cose sbagliate ed incostituzionali. E' tradizione pure che i gay non abbiano diritti, è tradizione pure che il testamento biologico non esista, è tradizione pure che i poveri siano sempre sfruttati, è tradizione pure la raccomandazione, è tradizione pure che i politici facciano spesso i propri interessi alle nostre spalle ... insomma, se tutto è tradizione, allora la società non andrebbe mai avanti. Ed è il trionfo del conservatorismo (e questo lo dico ai tanti amici cattolici e progressisti che però difendono queste tesi).

Altra argomento è quello della non-reciprocità. Si sostiene che è assurdo fare questo in Italia quando "al loro Paese" non abbiamo nemmeno il diritto di costruire una Chiesa. Bè, innanzittutto non si tratta solo di rispettare gli stranieri, ma anche milioni di italiani di altre religioni o atei. Poi, è un po' un'esagerazione: non sono tanti i Paesi dove questo effettivamente accade, almeno nella quantità e nella modalità in cui si pensa. E dove ciò accade si tratta sempre di Paesi teocratici o dove c'è una religione di Stato: e noi non vogliamo certo essere così, no? E poi, comunque, se altrove fanno cose sbagliate (penso anche alle varie forme di discriminazione), non è una valida giustificazione per farle anche da noi.

E poi, infine, l'argomento più stupido e al tempo stesso più insopportabile: non dobbiamo farci comandare in casa nostra dall'Europa. L'ipocrisia massima di tanti politici e non che si dicono europeisti quando gli conviene e poi delegittimano persino la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, non contestando le sue sentenze ma addirittura la loro stessa legittimità ad intervenire. Ipocrisia che, d'altronde, si vede in tante politici che si fanno paladini della cristianità e poi magari in privato sono divorziati, vanno a prostitute/trans, e in pubblico promuovono provvedimenti che disumani è dir poco. Insomma, una massa di "eurofurb" e "teofurb" di cui l'Italia non ha alcun bisogno.

Viva la Corte Europea, viva lo Stato laico. E lo dice un credente ...

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Il fanatismo e l'intolleranza
post pubblicato in Diario, il 30 novembre 2008


                                                    

In questi giorni siamo rimasti tutti sconcertati dinanzi alle immagini della tragedia in India, dove quasi 200 persone sono morte a causa della follia di qualche gruppo di fanatici organizzati. Simili tragedie ci fanno infatti chiedere come sia possibile che tanta crudeltà, tanta violenza, tanta follia possa insinuarsi nell'animo umano, tanto da portare a gesti di tale estremità e tale odio verso "l'altro".

Tuttavia, trovo altrettanto irragionevoli le reazioni alla tragedia. Nonostante il progresso della civiltà, nonostante avvenimenti come la vittoria di Obama, infatti, ancora in molti di fronte a queste tragedie rispolverano vecchie e stupide paure: torna l'equazione Islam=terrorismo, torna la paura dell'altro. Vengono rivalutate le "guerre al terrorismo", nonostante che non abbiano portato alla fine del terrore, viene addirittura visto un "cambiamento di strategia" nelle politiche estere di Obama (da quali cose, poi, non si capisce ...). Ma la violenza non ha nè colore nè religione: magari possono cambiare le forme, ma i morti sono tutti uguali, e putroppo simili eccidi sono stati, sono e saranno fatti da tutti, indù, cristiani, musulmani, ecc. ecc. in una logica perversa in cui fanatismo e interessi economici sono spesso intrecciati. Senza considerare che all'intolleranza non si può certo rispondere con l'intolleranza, a meno di non voler essere incoerenti.

Forse, però, se i media fossero più cosmopoliti e meno a caccia di sensazionalismo, simili rigurgiti di intolleranza non ci sarebbero: ne è una dimostrazione il caso degli scontri fra cattolici e musulmani in Nigeria, 400 morti, avvenuti contemporaneamente ai tragici fatti indiani ma di cui nessuno ha parlato, o quasi.

P.S. Intanto, però, una buona notizia che mi ha scaldato il cuore. Ieri i pescatori di Mazara del Vallo hanno sfidato il mare in tempesta per salvare 650 clandestini in difficoltà. Complimenti vivissimi a questi "angeli del mare", come sono stati soprannominati, che dimostrano come non tutti si lascino dominare da questo pensiero unico di intolleranza che, tra l'altro, sta aggravando e non risolvendo il problema degli sbarchi di clandestini (che sono raddoppiati).

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Da Treviso per l'integrazione
post pubblicato in Diario, il 9 novembre 2007


                                   
                            
Treviso. Una terra nota per l'atteggiamento dei politici locali a dir poco indifferente ai problemi degli extracomunitari. Eppure proprio da Paderno di Ponzano Veneto (Treviso) viene un piccolo ma importante segnale di integrazione: don Aldo, parroco della locale chiesa di Santa Maria Assunta, ha aperto alcuni dei locali della chiesa ai musulmani. Infatti, il parroco era da tempo impegnato in progetti con le comunità straniere nella zona, e, visto che dopo una recente ristrutturazione la chiesa disponeva di nuovi locali, ha deciso di concedere questi locali prima ad una comunità protestante e, adesso, alla comunità musulmana. E' stato difficile fare accettare questa decisione ai cittadini: come ha dichiarato lo stesso don Aldo, "la gente teme che il diverso sia per forza anche pericoloso e spesso dimentica le parole di Giovanni Paolo II, "non abbiate paura". Dobbiamo sfondare il muro del pregiudizio".
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