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il blog di Francesco Zanfardino
Già, come una "morte bianca"
post pubblicato in Diario, il 22 novembre 2008


                                                      

"La tragedia di oggi è una morte bianca". Fra tutte le inutili quanto scontate dichiarazioni "del giorno dopo", quella del sindaco di Rivoli, Guido Tallone, è quella che perlomeno ci dà la vera dimensione della tragedia accaduta oggi al liceo Darwin di questa cittadina del Torinese.

Morire di scuola, come morire di lavoro, sono tragedie che non possiamo accettare in un Paese civile. E, come per le "morti bianche", anche qui ci sono precise responsabilità dei datori di lavoro. Solo che in questo caso il "datore di lavoro" è lo Stato, che quindi non solo è responsabile indirettamente come nel caso delle morti sul lavoro (per la mancata adeguata punizione per chi specula ai danni della sicurezza dei propri lavoratori), ma anche direttamente, perchè non si investe sufficientemente sull'edilizia scolastica.

E se è vero com'è vero che in Italia ben 10mila edifici scolastici sono a rischio (rapporto Legambiente), allora bisogna intervenire urgentemente. Stanziando più fondi, e non meno fondi, e soprattutto evitando che vengano sprecati.

P.S. Mi consolo solo con il fatto che, sempre secondo il rapporto Legambiente, nella mia Campania il 100% degli edifici scolastici ha il certificato di agibilità, e lo stesso vale per Basilicata, Molise e Sardegna. A dimostrazione che, ogni tanto, anche giù al Sud siamo capaci di fare le cose per bene.

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Non c'è giustizia per le morti sul lavoro
post pubblicato in Diario, il 18 ottobre 2008


                                                     

Ieri non è stata certo una bella giornata riguardo le morti sul lavoro. Innanzitutto ci sono state ben otto morti sul lavoro in una sola giornata, una cifra impressionante che si va aggiungere alla lista altrettanto impressionante delle morti "bianche", che poi di bianco non hanno nulla. Una tragedia infinita che travolge uomini e donne, italiani e stranieri, giovani e meno giovani, tutti resi uguali di fronte alla tragicità e all'insensatezza di una morte che li ha colti mentre lavoravano, ovvero mentre esplicavano il loro contributo al benessere della società. E' un'assurdità, ma in Italia questo accade, e molto di più che altrove.

Ma, sconcertato ma putroppo abituato a questa sfilza di morti, quello che più mi ha colpito della giornata di ieri è un'altra cosa: ovvero la prova che per queste morti non c'è giustizia. Ieri, infatti, si è concluso il processo sulle due morti all'ILVA di Taranto nel 2003. Eccone l'esito: assoluzione per Emilio Riva, presidente del CdA, un anno e sei mesi per Luigi Capogrosso, direttore dell'ILVA, e un anno di reclusione per altri quattro dirigenti. Insomma, la vita di due operai vale pochi mesi di carcere, nel peggiore dei casi. Tuttu questo mentre nel frattempo l'ILVA di Taranto, estremamente fuorilegge per l'inquinamento e la sostenibilità ambientale, continua a mietere decine e decine di morti fra i suoi operai, senza avere giustizia.

Ma di tutto ciò c'è una responsabilità ben precisa: quella dei Governi. Governi che hanno permesso e continuano a permettere simili stillicidi, senza prevedere pene più dure e più certe per chi ammazza i propri lavoratori, o perlomeno, diamine, prevedere delle pene, che già sarebbe qualcosa. E, quando poi un Governo decide di fare qualcosina, quello successivo (l'attuale) lo cancella subito, ubbidiente alle richieste degli industriali interessati molto più al proprio ritorno economico che alla pelle dei propri lavoratori. D'altronde, come sono ormai spesso costretto a ripetere, la tolleranza zero si ferma sempre davanti ai cancelli delle fabbriche.

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Eternit, parte il processo per 2800 morti
post pubblicato in Diario, il 10 ottobre 2008


                                                     

La Procura di Torino ha iniziato il processo sulle oltre 2800 vittime dell'amianto degli stabilimenti Eternit. Sono stati infatti rinviati a giudizio il magnate svizzero Ernest Schmidheiny e il barone belga Jean De Marchienne, dirigenti della multinazionale svizzera Eternit. Questo dopo l'esame del materiale raccolto durante le indagini, raccolti in ben 200 faldoni, e soprattutto ad una trentina d'anni di distanza dalla chiusura degli stabilimenti: Casale, Cavagnolo, Bagnoli, Rubiera. Luoghi che dovevano essere di lavoro, e che invece diedero la morte a migliaia di lavoratori e loro familiari, oltre che agli abitanti nei pressi degli stabilimenti. Il tutto per la totale assenza di controlli, protezioni, accorgimenti e delle minime condizioni di sicurezza.

Speriamo bene. Speriamo che questo processo non finisca a "tarallucci e vino" e che i responsabili di questa carneficina ne scontino le giuste conseguenze. Sarebbe un bel segnale per un Paese dove si continua a morire di lavoro, dove le "morti bianche", che poi di "bianco" non hanno niente, sono mediamente 3-4 al giorno. Un segnale che arriverebbe molto in ritardo, moltissimo ... ma meglio tardi che mai.

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Morti sul lavoro, ombre e luci di una tragedia infinita
post pubblicato in Diario, il 15 luglio 2008


                                                   

Oggi l'Inail ha diffuso il suo rapporto annuale sulle morti sul lavoro. Ebbene, nel 2007 le morti sul lavoro sono calate del 9.8% rispetto al 2006. Ma non c'è da stare allegri: le "morti bianche", che poi di bianco non hanno nulla, sono state 1210, ovvero una media di 3-4 morti sul lavoro al giorno. Inoltre, invece di diminuire aumentano gli infortuni per lavoratori atipici (+5.7%) e stranieri (+13.6%). Ovviamente senza considerare gli infortuni e le morti non denunciate, visto il largo impiego di lavoratori clandestini. Ma la cosa più scandalosa è che, nonostante queste diminuzioni, l'Italia detiene il triste primato UE delle morti sul lavoro, come emerge dalla relazione dell'Anmil (febbraio 2008).

E' indecente. Un Paese civile non può definirsi tale con tutte queste morti sul lavoro. Morire di lavoro, ovvero morire mentre si sta contribuendo con i propri sforzi al benessere della propria famiglia e della società, non è tollerabile. Punto. E se qualcuno pensa che per contrastare questo fenomeno non servano adeguate sanzioni, bè, lasciatemelo dire, non è tollerabile nemmeno lui. La tolleranza zero, lo ripeto anche in questo post, non può fermarsi davanti ai cancelli delle fabbriche.

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Loro non possono più festeggiare
post pubblicato in Diario, il 1 maggio 2008


                             

Articoli 1 e 4 della Costituzione Italiana: "L'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro". "La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto". Questo recita da ormai sessant'anni la nostra Costituzione. Ma, putroppo, la Repubblica immaginata dai nostri "padri costituenti" non si è ancora pienamente realizzata.

Per questo, 1 Maggio, Festa dei Lavoratori, mi sento di dover fare un augurio a tutti i lavoratori e alle lavoratrici. In particolare ai lavoratori costretti a lavorare in ambienti e condizioni di sicurezza indecenti, ai lavoratori cui non vengono riconosciuti i propri diritti, ai lavoratori costretti a lavorare sotto i soprusi di datori di lavoro senza scrupoli, ai lavoratori che si vedono scavalcati da altri lavoratori senza merito, ai lavoratori che subiscono i peggiori trattamenti pur di portare a casa la "pagnotta" per la famiglia", ai lavoratori che non vedono i propri sforzi premiati da un giusto salario e da una giusta posizione, ai lavoratori costretti a vivere con la spada di Democle di un contratto che non consente loro di guardare al futuro con un minimo di tranquillità. E a coloro che vorrebbero essere lavoratori, ma che non riescono ad ottenere lavoro.

Ma perlomeno costoro possono ancoro festeggiare. Possono ancora sperare in "un'Italia in cui sia meglio messo in sicurezza il lavoro", come ha dichiarato oggi il Presidente Napolitano. Tanti non possono più farlo: sono quelle migliaia di persone che ogni anno in Italia perdono la vita lavorando.

Giampietro De Conto, 50 anni (1 Gennaio)
Luigi Varallo, 57 anni (3 Gennaio)
Francisc Lorent, 48 anni (4 Gennaio)
Claudio Ferrazzoli, 23 anni (4 Gennaio)
Massimo Marino, 33 anni (4 Gennaio)
Luigi Sguazza, 70 anni (7 Gennaio)
Ciro Stefano, 51 anni (8 Gennaio)
Claudio Ponzo, 49 Anni (9 Gennaio)
Giuseppe Della Siega, 59 anni (11 Gennaio)
Aldo Lupieri, 63 anni (12 Gennaio)
Renzo Olivetto, 51 anni (14 Gennaio)
Massimiliano Guazzolini,  41 anni (15 Gennaio)
Giuseppe Coraccolo, 74 anni (16 Gennaio)
Philemon Kouda, 21 anni (16 Gennaio)
Vincenzo Madeo, 51 anni (17 Gennaio)
Paolo Ferrara, 47 anni (18 Gennaio)
Denis Zanon, 39 anni (18 Gennaio)
Agostino Lorusso, 31 anni (18 Gennaio)
Federico Artiaco, 34 anni (19 Gennaio)
Roberto Imperiale, 36 anni (20 Gennaio)
Carlo Monteleone, 67 anni (20 Gennaio)
Franz Baumgartner, 56 anni (22 Gennaio)
Giancarlo Settinieri, 40 anni (23 Gennaio)
Antonio Scalia, 34 anni (23 Gennaio)
Giancarlo Garabello, 45 anni (24 Gennaio)
Giuseppe Mestre, 50 anni (24 Gennaio)
Dimitrios Lenis, 33 anni (25 Gennaio)
Pasquale Tamburelli, 35 anni (28 Gennaio)
Ionel Florea, 39 anni (28 Gennaio)
Pietro Maggiori, 58 anni (28 Gennaio)
Pietro Pintaudi, 25 anni (31 Gennaio)
Mario Mordenti, 65 anni (1 Febbraio)
Adriano Angelone, 39 anni (2 Febbraio)
Stelica Maftei, 45 anni (2 Febbraio)
Giuseppe Bonati, 54 anni (5 Febbraio)
Antonio Lizzo, 42 anni (5 Febbraio)
Pasquale Filosa, 31 anni (5 Febbraio)
Silvana Zonetti, 70 anni (5 Febbraio)
Pietro Russo, 52 anni (6 Febbraio)
Renato Cignelli, 44 anni (6 Febbraio)
Rosanna Abbatematteo, 31 anni (6 Febbraio)
Fiorenzo Cignelli, 58 anni (6 Febbraio)
Elisabetta Tirinnanzi, 53 anni (6 Febbraio)
Vasile Danc, 46 anni (7 Febbraio)
Raffaele Maffei, 44 anni (7 Febbraio)
Piotr Opala, 34 anni (8 Febbraio)
Antonio Argentieri, 50 anni (8 Febbraio)
Roberto Gianni, 65 anni (9 Febbraio)
Gennaro Arena, 55 anni (9 Febbraio)
Vittorio De Candia, 24 anni (10 Febbraio)
Giovanni Gandolfo, 50 anni (11 Febbraio)
Giovanni Rollo, 66 anni (11 Febbraio)
Justo Octavio Barassi, 62 anni (11 Febbraio)
Kuoam Yean Marie, 41 anni (11 Febbraio)
Luigi Belmondo, 44 anni (12 Febbraio)
Roberto Garavelli, 39 anni (12 Febbraio)
Antonio Scudelli, 41 anni (13 Febbraio)
Filippo Segat, 30 anni (13 Febbraio)
Salvatore Ragusa, 45 anni (14 Febbraio)
Santino Donato, 67 anni (14 Febbraio)
Ramdaoui Mourad, 27 anni (14 Febbraio)
Michele Truocchio, 44 anni (16 Febbraio)
Claudio Ingoglia, 22 anni (16 Febbraio)
Alessandro Oppizzi, 41 anni (19 Febbraio)
Gaspare Manganuco, 32 anni (19 Febbraio)
Dino Campagna, 70 anni (20 Febbraio)
Luca Grassivaro, 41 anni (23 Febbraio)
Alessandro Ferrari, 59 anni (27 Febbraio)
Fabrizio Cannonero, 39 anni (29 Febbraio)
Guglielmo Mangano, 44 anni (3 Marzo)
Luigi Farinola, 37 anni (3 Marzo)
Biagio Sciancalepore, 22 Anni (3 Marzo)
Vincenzo Altomare, 64 anni (3 Marzo)
Michele Tasca, 20 anni (3 Marzo)
Cesare Cozzi, 39 anni (5 Marzo)
Carlo Pistoni, 56 anni (6 Marzo)
Antonio Stramandinoli, 37 anni (11 Marzo)
Giovanni Zanivan, 68 anni (11 Marzo)
Arico Zucal, 77 anni (13 Marzo)
Massimo Luciani, 30 anni (20 Marzo)
Nicolò Ricci, (20 Marzo)
Dante Tomanin, 67 anni (21 Marzo)
Alberto Menegatti, 54 anni (22 Marzo)
Domenico Monopoli, 43 anni (26 Marzo)
Marco Gelati, 52 anni (26 Marzo)
Massimo Ronchetti, 34 anni (27 Marzo)
Ioann Mariciuk, 44 anni (31 Marzo)
Michele Sposito De Lucia, 39 anni (31 Marzo)
Angelo Siverio, 75 anni (31 Marzo)
Mauro Delle Donne, (31 Marzo)
Ruggero Dimonte, 48 anni (1 Aprile)
Aldo Botasso, 52 anni (3 Aprile)
Vito Prussiano, 74 anni (6 Aprile)
Eolo Casu, 49 anni (9 Aprile)
Giannino Lai, (9 Aprile)
Antonio Carlino, 53 anni (9 Aprile)
Massimo Boriello, 36 anni (10 Aprile)
Luca Celiani, 34 anni (10 Aprile)
Saadane Hocine, 45 anni (12 Aprile)
Paolo Bonacci, 48 anni (16 Aprile)
Raimondi Casati, 47 anni (16 Aprile)
Moussa Campaure, 27 anni (16 Aprile)
Massimiliano Salvetti, (19 Aprile)
Daniele Martis, 34 anni (19 Aprile)
Gjori Arjan, 27 anni (21 Aprile)
Adis Masinovic, 21 anni (22 Aprile)
Giulio D'Agostino, 44 anni (22 Aprile)
Stefano Trovò, (22 Aprile)
Diego Trovò, (22 Aprile)
Angelo Galante, 51 anni (23 Aprile)
Demetrio Sisca, 69 anni (24 Aprile)
Massimo Pacetti, 51 anni (25 Aprile)
Luigi Guzzetti, 20 anni (27 Aprile)

Questi i morti sul lavoro nei soli primi 4 mesi del 2008. Una vera e propria "guerra", con un bollettino quotidiano di morti e feriti.

Mai potremo festeggiare per davvero un Primo Maggio con simili numeri di morte.
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