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il blog di Francesco Zanfardino
Viva il nostro centrosinistra
post pubblicato in Diario, il 18 maggio 2011


Ci eravamo abituati ai "day-after" delle elezioni in cui tutti si dichiaravano vincitori, senza che nessuno, tranne qualche lodevole eccezione, traesse mai le conseguenze delle proprie sconfitte. Stavolta invece è palese chi siano vincitori e perdenti.

1 - Il perdente è ovviamente Berlusconi. Gli enormi distacchi di Torino (-30%) e Bologna (-20%), il sorprendente distacco nella "berlusconianissima" Milano (-7%), i ballottaggi nelle roccaforti del centrodestra come Trieste (-13%) e Cagliari (-1%), persino la sconfitta nella Napoli che doveva essere il simbolo del "Governo del fare" contro la "malamministrazione della sinistra" (Lettieri al 38% contro il 46% di De Magistris + Morcone). Persino il ballottagio ad Arcore (-7%). E quelle preferenze personali, a Silvio Berlusconi, dimezzate a Milano.

Un quadro inequivocabile, la cui gravità verrà molto probabilmente rafforzata tra due settimane con le sconfitte ai ballottaggi, a cominciare da Milano e persino a Napoli. E la mazzata finale potrebbe venire dal quasi sicuro trionfo dei referendum. Tre mazzate di fila che fatico a credere non portino alla fine del berlusconismo, specialmente ora che anche la Lega Nord perde rovinosamente consenso.

2 - Ma quel che coglie di sprovvista tanti "filosofi" e "politologhi" è che è altrettanto chiaro che c'è un vincitore, e questo non è una persona (Vendola? Bersani?), nè un partito (Pd?), bensì un'idea: il centrosinistra. Lo dimostrano tutte le vittorie prima elencate, raggiunte senza alleanze innaturali con il "terzo polo" oppure con  la Lega, ma con un'unica alleanza: quella con il suo popolo, quello straordinario popolo che ha cominciato a riprendere coscienza della propria forza e della propria capacità di rivoluzionare questo Paese.

E che a Napoli, premiando De Magistris, ha punito la disunità del centrosinistra. Oltre che la malamministrazione, la delusione delle grandi speranze suscitate da un altro trionfo popolare (quello di Bassolino del '93), la perdita della chiara "diversità" dagli "altri", le guerre intestine fatte non sulle idee ma sullo scontro di gruppi di potere, la perdita di ogni passionalità e solidarietà interna in tutti i suoi livelli, a volte persino in quelli giovanili, a favore delle logiche del personalismo, dell'opportunismo, del consociativismo.

3 - Ora, per i militanti del PD come me, del PD napoletano come me, è il tempo della rifondazione. A Napoli, certamente, ma anche nel resto d'Italia. Così come è impensabile che, a Napoli, una classe dirigente che ha fallito TUTTA su TUTTI i fronti (tranne le solite lodevoli eccezioni), resti al proprio posto, è altrettanto difficile da immaginare che la classe dirigente nazionale possa interpretare le richieste che la "base" ha lanciato con queste elezioni e che, immmagino, pretenderà nel post-elezioni.

E' difficile credere che chi per mesi e mesi ci ha tartassato col teorema della "indispensabilità" dell'alleanze coi centristi (arrivando persino a spingersi fino alla Lega e a Tremonti, come vagheggiò Bersani), del "non importa riuscire a goverare il Paese, con un'alleanza omogenea, basta che non governino loro", ora ci venga a dire che "abbiamo scherzato, dobbiamo governare insieme a Di Pietro e Vendola", prima giudicati come "troppo estremista, dobbiamo essere riformisti" e "troppo di sinistra, dobbiamo essere moderati".

E' difficile credere che, chi finora ha ritenuto le Primarie un'inutile rottura di scatole, ora ci venga a dire che dobbiamo essere il partito del "popolo delle primarie", quello che ci ha fatto trionfare a Torino, Milano, Bologna, Cagliari, Trieste; e anche a Napoli, dove De Magistris ha vinto le vere primarie del centrosinistra con Morcone, a discapito delle "primarie farsa" consumatesi in tutti questi anni a Napoli e provincia (e in genere al Sud), sui cui voti GONFIATI, tra l'altro, si basa solidamente tutta la classe dirigente nazionale.

E' difficile credere che, chi finora ha inseguito "riformisticamente" la destra su quasi tutti gli argomenti (compreso il lavoro), ora ci venga a dire che porterà avanti una radicale alternativa al modello berlusconiano di società, come richiesto dalla base in queste elezioni.

Insomma, è difficile credere in questa classe dirigente. Che una sua effettiva svolta, come a chiacchiere certamente proclameranno in questi giorni, sia davvero credibile. E questo potrebbe vanificare o frenare gli effetti dell'ondata di rinnovamento che ieri tutti abbiamo finalmente avvertito, spalancando di nuovo le porte, alle prime difficoltà, alla logica dell'opportunismo politico.

Ecco perchè faccio un appello a tutta la "base" del centrosinistra: non adagiamoci sul trionfo di ieri. La svolta definitiva del centrosinistra potrà derivare solo dalla reale svolta del Partito Democratico, che resta ovunque, e di gran lunga, il principale partito del centrosinistra: quindi invadete questo partito e riprendetevelo. E potremo, quindi, riprenderci davvero anche il nostro Paese.

Milano da stupro
post pubblicato in Diario, il 16 novembre 2010


Chissa se Giuliano Pisapia, nella campagna elettorale per le Comunali di Milano, strumentalizzerà questa notizia. Non credo.

Ma è certamente quello che sarebbe successo a parti invertite, ovvero se fosse stato il centrosinistra a governare, da decenni, il capoluogo lombardo. Il centrodestra in salsa leghista avrebbe di sicuro speculato sulla mancanza di sicurezza, sugli "stranieri che ci tolgono il lavoro" e "stuprano le nostre donne", sul "buonismo" della sinistra, ecc. ecc. E' quello che è successo fino all'altro ieri, ad esempio nella campagna elettorale per Roma nel 2008.

A cosa mi riferisco? Alla notizia che Milano è la nuova "capitale degli stupri", con più di uno stupro al giorno (480 nel 2009, per la precisione).

Che dite, la Lega attaccherà la Moratti oppure Studio Aperto farà qualcuno dei suoi servizi popolar-scandalistici?

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Il senso
post pubblicato in Diario, il 15 novembre 2010


Sarò sincero: sono un po' a disagio ad entrare (si fa per dire) nel dibattito interno al mio Partito. Sià perchè è il Partito cui dedico diverso tempo della mia vita, sia perchè lo trovo fin troppo legato a personalismi e guerre intestine. Tuttavia, le proprie riflessioni si possono nascondere fino ad un certo punto.

E, di fronte alla vittoria di Giuliano Pisapia alle Primarie del centrosinistra di Milano, nessun democratico militante come me può fare a meno di interrogarsi. Non solo perchè ad aver vinto è stato il candidato di un partito (Sel) che alle Regionali aveva preso, solo otto mesi fa, il 3% a Milano, contro il 26% del Pd. Non solo perchè a votare alle Primarie sono state solo 60mila persone, contro gli oltre 240mila elettori del centrosinistra alle Regionali. Ma perchè il risultato di ieri è il "coronamento" di un forte declino del Pd, che nei sondaggi è dato ormai uniformemente al 24% e subisce sempre di più la concorrenza, nonostante questo sarebbe un momento d'oro, tra la crisi devastante del berlusconismo e l'assenza di qualsiasi scandalo interno al Pd (come quell'incredibile catena di eventi del 2008-2009 (Del Turco, Iervolino-Romeo, Frisullo, Delbono, Marrazzo).

Il Partito ha reagito con le dimissioni dei suoi dirigenti lombardi. Dovute, probabilmente, ma non è solo così che si risolve il problema. Perchè un problema c'è, e continuare a negarlo non è senso di responsabilità, ma un'inutile ubbidienza cieca alla "ditta". Inutile persino di fronte ad elezioni sempre più imminenti. Sappiamo bene, infatti, che alle prossime elezioni ci saranno tre poli: Berlusconi può ancora vincere, e il centrosinistra se non si dà una mossa è spacciato. La situazione non è affatto drammatica: sempre i sondaggi ci dicono, infatti, che i due schieramenti pressochè si equivalgono.

Però per tornare a vincere, per tornare a governare l'Italia e cambiarla finalmente, serve uno scatto di reni. Smettere di inseguire ora Fini, ora l'Udc, ora Vendola, ora Di Pietro, ora la Cisl, ora la Cgil, ora la Confindustria, ora la Fiat: il PD deve smetterla di guardare agli altri e deve tornare protagonista del dibattito politico italiano, con le proprie e soprattutto chiare idee, proposte, visioni dell'Italia. Deve tornare ad essere il partito promotere del cambiamento, a cominciare dal cambiamento dei modi di fare politica e gestire la cosa pubblica. Deve farlo capire subito, con dei gesti e dei fatti immediati che facciano capire che con il PD può iniziare davvero tutta un'altra musica.

Insomma, bisogna dare quel "senso a questa storia" che Bersani promise al Congresso, ormai più di un anno fa, e che si è decisamente perso nelle congreghe di palazzo, dove la passionalità e il servizio sono state sopraffatte dalle alchimie e dagli strateghi (falliti). Io non la votai, la mozione Bersani, perchè ne intuivo l'andazzo: ma ora Bersani è il segretario. E lo faccia, perbacco!

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Volpi e mariuoli
post pubblicato in Diario, il 16 febbraio 2010


                                                   

Di fronte ai casi di corruzione conclamata emersi in questi giorni e che hanno coinvolto esponenti locali del PDL, Silvio Berlusconi ha voluto subito rassicurare che "non si tratta di una nuova Tangentopoli, sono solo casi di corruzione spicciola, piccole volpi colte a rubare nel pollaio".

Chissà perchè, come a molti credo, mi è venuta subito alla mente una frase che un'altro leader italiano, Bettino Craxi, molto caro a Berlusconi, pronunciò all'inizio dell'inchiesta di Tangentopoli, all'arresto di Mario Chiesa, dirigente locale del PSI: "E' solo un mariuolo isolato".

Sappiamo tutti come è andata a finire.

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Buonisti?
post pubblicato in Diario, il 15 febbraio 2010


                                               

Di fronte ai fatti di Milano, con gli scontri fra immigrati, il centrodestra non perde occasione per tornare ad accusare il "buonismo della sinistra", colpevole di aver fatto entrare senza limiti e indiscriminatamente gli immigrati. Ebbene, la mia posizione sull'argomento immigrazione la conoscete, e non mi va di ripeterla. Faccio solo notare, senza entrare nel merito, che sette degli ultimi nove anni sono state governati dal centrodestra, inclusa la Lega. E che l'attuale legge sull'immigrazione si chiama Bossi-Fini.

Incredibile come il "buonismo" in due anni possa sopraffare cotanto lavoro degli "uomini del fare", senza nemmeno cambiare la legge.

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In effetti
post pubblicato in Diario, il 5 gennaio 2010




Non sono affatto amante delle teorie complottiste, di qualunque genere. Per questo, dopo l'episodio di Piazza Duomo che ha visto come protagonista il premier Berlusconi, ho faticato a credere, anche dinanzi ai primi video "complottisti", che quel giorno fosse stata organizzata una messinscena, senza tuttavia escluderlo del tutto (visto il personaggio, nulla si può escludere). Ora, però, le immagini dei bendaggi del premier nelle sue prime uscite post-Duomo (uscita dalla clinica, supermercato di Arcore e compleanno della Biancofiore), insieme alla carrellata di video e immagini messa insieme nel documentario "Italian loose change" che sta circolando molto on-line, mi hanno tolto la maggior parte dei dubbi.

Partiamo dai dati ufficiali. Il medico personale di Berlusconi, nel diffondere ai media il referto medico sull'accaduto, elenca tutti i danni che avrebbe subito il premier nell'attentato: "Berlusconi ha riportato un trauma contusivo importante del massiccio frontale, una lesione del labbro sia all'interno che all'esterno, nonchè una frattura del setto nasale evidenziata dalla TAC ... ha riempito una camicia di sangue, è stato veramente un sanguinamento copiosissimo ... è stata fatta una sutura del labbro". Ebbene, innanzitutto nelle foto scattate immediatamente dopo il fattaccio la camicia è linda, senza tracce di sangue, mentre una frattura del setto nasale e tutto il resto comporta necessariamente un "sanguinamento copiosissimo", come d'altronde lo stesso medico ha indicato. Inoltre, l'assenza di ecchimosi, e quant'altro comporti un trauma di quel genere, nelle immagini dell'uscita dal San Raffaele (cioè pochi giorni dopo) è inspiegabile. Ma soprattutto: cosa c'entra quella benda sulla guancia sinistra, che ricompare anche nelle immagini del supermercato e del compleanno? Nel referto non c'era alcun danno a quella parte del viso ... nè ce n'è traccia nelle immagini del Premier sanguinante.

E allora, dicevo, questi "cerotti ballerini" rendono più forti tutte le altre stranezze. Perchè il "sanguinamento copiosissimo" si ferma già due-tre minuti dopo l'attentato, quando Berlusconi scende dalla macchina col viso insaguinato ma coagulato, senza grondare sangue, come una frattura del setto nasale, soprattutto, ma anche tutto il resto, richiederebbe? Perchè i suoi occhi non lacrimano, come da riflesso post-traumatico? Perchè Berlusconi ha, nel momento dell'aggressione, ha in mano una busta di plastica (nera, guarda il caso) e ha come prima reazione quella di portarsela al volto (voi reagireste così) e mantenersela? Perchè la macchina del Premier non fugge via come da obblighi di sicurezza? Perchè la sua scorta gli consente di uscire fuori dall'auto, cosa che le disposizioni di sicurezza impediscono? Per quale motivo il Premier decide di uscire, se non lo ha fatto per esibirsi alla folla come il povero Silvio insanguinato? Cos'è quell'oggetto che compare nella mano di chi starebbe prestando il primo soccorso al Premier nell'auto? Perchè nelle immagini del Premier in auto (circa due minuti dopo l'aggressione) il sangue appare già fortemente coagulato (miracolo di San Gennaro al contrario...)? E perchè invece quando scende in auto il sangue appare come "sparso" sulla guancia del Premier, quando invece nella foto della "busta di plastica portata al volto" sulla guancia non si nota alcun danno? E, a proposito, cos'è quella ferita sotto la palpebra che in quella foto non si vede (e che infatti non è visibile nelle foto post-San Raffaele, pur non essendoci bende a coprirla)? Perchè in tutti i video che inquadrano la macchina presidenziale in quel momento il volto di Berlusconi e ciò che gli sta attorno è artificiosamente oscurato? Perchè il Premier viene portato al "suo" San Raffaele, a km di distanza, e non all'ospedale più vicino come richiederebbe una situazione così grave? Perchè su Google per giorni è impossibile trovare immagini dell'aggressione a Berlusconi? Perchè la statuetta del Duomo non è stata ritrovata?

Per carità, non arrivo al pensare che sia stata tutta una montatura, che l'aggresione non ci sia stata ... anche se, ripeto, è una cosa comunque possibilissima, soprattutto alla luce di tutto questo. Però, nonostante il mio forte scetticismo sui "complotti", ormai non posso non pensare che siano state esagerate ad arte le conseguenze di un attacco in realtà banalissimo. Probabilmente ci sarà una spiegazione a tutte quelle domande ... ma perchè allora nessuno le pone? Perchè nessuno, tra giornalisti e politici, ha il coraggio di fare pubblicamente delle domande sì scomode, che li farebbero accusare di tutte le cose peggiori di questo mondo, ma che vanno fatte?

All'estero, tra l'altro, queste domande se le pongono. In chiave ironica (mica tanto) alla tv tedesca, per esempio. Noi nemmeno quello.

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Se questo è uno statista
post pubblicato in Diario, il 29 dicembre 2009


                                           

"Indecoroso" è la parola adatta. Sarà certamente nelle facoltà di una amministrazione comunale (tra l'altro credo già esistano altre "via Craxi"), ma scegliere di premiare con una onorificenza pubblica, quale l'intitolazione di una strada, una persona che è morta da latitante e che per sua stessa missione è stato un'intascatore di tangenti, è molto più di una scelta discutibile. Significa capovolgere il senso delle istituzioni e della gestione della cosa pubblica, quasi come se per uno "statista" sia normale sottrarsi alla giustizia e danneggiare il bene comune intascando tangenti.

Nessun "revisionismo" può cancellare questa realtà. Non possono farlo nè le parti positive del pensiero craxiano e dei suoi governi (comunque molto poche), nè il fatto che Craxi non fosse stato l'unico a portare avanti quel sistema di fare politica. Persino il fascismo e la sua azione può aver presentato alcuni aspetti positivi: ma non per questo a qualcuno viene in mente di intitolare a Latina una strada a Mussolini per aver bonificato l'Agro Pontino. Quanto al "così fan tutti", invece, non solo è tutto da dimostrare, poichè nè il PCI ne l'MSI furono toccati così fortemente da quello scandalo che era evidentemente tutto o quasi da imputare al sistema di potere social-democristiano, ma in ogni caso non giustifica una riabilitazione.

Poi, per carità, ognuno celebra chi vuole (e, però, deve accettarne le critiche, specialmente quelle fondate, senza bollarle come "volgari e senza precedenti", come fatto da Bondi). Solo che mi fa molta specie che quelli che dovrebbero essere i culturo della legalità e del rispetto della legge, e che tra l'altro all'epoca andavano a sventolare cappi e manette in Parlamento contro Craxi, ora celebrino un latitante corrotto. Sarà forse che Craxi assomiglia molto a Berlusconi, vista la comune avversione per la giustizia e per la legalità in politica, e che gli ha fatto molti "piaceri" (concessioni televisive, e non solo), ma non vorrei essere troppo malizioso ...

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No alla violenza, sempre
post pubblicato in Diario, il 13 dicembre 2009


                                               

Ora non è il momento della battaglia politica. O meglio, non dovrebbe, perchè dopo l'aggressione violenta al premier Berlusconi sono immediatamente partite le strumentalizzazioni del gesto di un pazzo da una parte, e certe posizioni evitabili da una parte. Per non parlare delle tante persone che da una parte hanno inneggiato all'aggressore e dall'altra lo volevano linciare assieme ai vari esponenti della "sinistra".

E invece no. Ora è solo il momento di dire un netto no alla violenza, in qualsiasi forma ed in qualsiasi contesto. Poi verrà il momento delle considerazioni politiche. Solidarietà a Berlusconi, dunque, perchè non dobbiamo dimenticarci che la violenza può colpire chiunque di noi.

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Scala nascosta
post pubblicato in Diario, il 8 dicembre 2009


                                             

Alla fine, della "prima" della Scala abbiamo conosciuto solo le polemiche e gli applausi. Le contestazioni dei lavoratori dello spettacolo fuori il teatro, le aspre critiche di Zeffirelli ad una interpretazione "indiavolata" della Carmen e i contrapposti complimenti alle due esordienti protagoniste, l'attrice georgiana dal cognome impronunciabile e la regista Emma Dante. Ma la rappresentazione della Carmen, quella no, non ce l'hanno fatta vedere. Almeno in chiaro.

Infatti, mentre in mezzo mondo la Rai faceva affari d'oro vendendo i diritti della "prima" alle tv estere, con diversi Paesi che l'hanno trasmessa in diretta (Francia, Germania, Belgio), in Italia non trovava alcuno spazio per trasmetterla: ci hanno concesso solo l'ouverture, tra l'altro trasmessa su RaiNews24, visibile in chiaro attualmente solo dal 30% degli Italiani (quelli che sono già passati al digitale terrestre), e comunque un canale sconosciuto ai più.

Si dirà: la cultura non fa audience, ed anche il servizio pubblico deve rispettare le regole del mercato. Certo, ma comunque la RAI deve ricordarsi che non è una televisione come tutte le altre, in quanto svolge una funzione di servizio pubblico, e quindi almeno in queste principali occasioni, seguite persino all'estero, ha il dovere di rischiare qualche punto in meno di audience, mandando la "Carmen" in diretta almeno su RaiTre (che tra l'altro è la rete RAI deputata ad avere più trasmissioni culturali). Ma nessuno se n'è fregato.

Però, cavolo, almeno potevano avere la decenza di trasmetterla per intero, su RaiNews24 o su uno qualsiasi degli innumerevoli canali che la RAI possiede sul digitale terrestre. Certamente avrebbero fatto più ascolti degli zerovirgolapercento che ottengono questi canali ...

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Tra Prato e Sassuolo
post pubblicato in Diario, il 24 giugno 2009


                                                

I risultati dei ballottaggi offrono, come al solito, numerosi spunti di riflessione. Il primo, evidente, è che il Centrosinistra, tutto sommato, ha contenuto l'avanzata della destra, resistendo ove sembrava difficile e giungendo ad un filo dal vincere in realtà come Milano e Venezia, dove anche solo vagamente immaginare una vittoria sembrava folle. E poco conta che ci sia da "ringraziare" il forte astensionismo (che evidentemente deve aver giocato a sfavore della cosiddetta destra): se gli elettori di Berlusconia danno poco importanza al voto e gli preferiscono il mare, fatti loro ... al massimo si può fare qualche riflessione su un certo tipo di elettorato del centrodestra. Ma da qui a dire che "è iniziato a il declino della destra" ce ne vuole. Semmai non si è avuto il trionfo di Berlusconi e del PdL, ed in effetti è gia qualcosa. Non c'è stato il temuto sfondamento di "quota 40" per il PDL alle Europee, anzi è calato al 35%, ed alle amministrative il centrodestra non ha fatto un cappotto totale al centrosinistra.

Ma che dopo un anno di Governo, un anno di profonda crisi economica, nel bel mezzo di un forte scandalo sessuale nei confronti del premier, si ostenti felicità dopo aver mantenuto inalterate le distanze rispetto alle Politiche (come coalizioni, non certo come partiti maggiori ...), e soprattutto dopo aver perso 32 province su 62 senza averne strappata nemmeno una al centrodestra, e 9 comuni capoluogo su 25 (anche qui senza strapparne una), non è certo un bel segnale per il PD. Che deve capire che deve far emergere la sua alternativa al PDL. Perchè magari qualche elettore di Berlusconi si sta accorgendo del suo castello fatto di bugie e propaganda, ma piuttosto di votare quello che a loro sembra una sorta di "branco di invidiosi senza proposte" preferiscono astenersi o perseguire a votare "Zio Silvio".

E, magari, trarre qualche lezione in particolare dal voto amministrativo. Dove la sinistra è sempre stata tradizionalmente più forte, in virtù del principio della "buona amministrazione rossa". Mito che è ormai caduto, sostituito dal mito della "buona amministrazione protezionista". Magari leghista, come accaduto in molte Province e Comuni, con sfondamenti nelle ex "zone rosse", diventate ormai "zone rosè". Oppure con amministratori più vicini al territorio ed alle sue esigenze, e più aperti su certe tematiche dei loro dirigenti nazionali. E' il caso di Filippo Penati, che nel 2004 riuscì nel miracolo di strappare il feudo natio di Berlusconi, la provincia di Milano, e che cinque anni dopo, nonostante i chiari di luna, è riuscito ad arrivare a poche centinaia di voti dall'avversario. O di Zanonato, vincitore in terra desertica per la sinistra (Veneto). E i motivi sono semplici: Penati e Zanonato si sono dimostrati buoni amministratori, vicini al territorio e che hanno preso le distanze dal PD su temi come l'immigrazione e la sicurezza. Riuscendo a sfuggire al bollino del "buonismo" che è stato ormai appiccicato, e forse in alcuni casi ("ronde" e respingimenti) non a torto, al centrosinistra nazionale.

Certamente non tutti i provvedimenti di Penati, Zanonato ed altri amministratori democratici del Nord sono stati giusti. Molti hanno più il sapore della propaganda che quello della pubblica utilità. Però il PD deve capire che su certi temi non può apparire opaco: deve fare delle scelte, magari innovative. Deve saper smentire la vacuità dei provvedimenti del Governo in materia di sicurezza, numeri e buona comunicazione alla mano, e non limitarsi a denunciare i tagli alle forze dell'ordine. Ma soprattutto deve dare delle risposte, un'alternativa alla destra. Altrimenti, tanti elettori "di sinistra" continueranno a seguire le altre risposte, quelle propagandistiche e scellerate della Lega. Come hanno già fatto nelle roccaforti rosse di Prato e Sassuolo (cuori di Toscana ed Emilia, non so se ci siamo spiegati). Altro che inizio del declino.

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Il corruttore c'è, si sa ma non si può punire
post pubblicato in Diario, il 17 febbraio 2009


                                                   

Oggi sono successi almeno due avvenimenti importanti: le dimissioni di Veltroni da leader del PD, e la sentenza sul caso-Mills. Delle dimissioni di Veltroni parlerò domani, anche perchè domani diffonderà le sue motivazioni. Passiamo dunque al processo Mills. Copierò un passaggio da Corriere.it:

L’avvocato inglese David Mills è stato condannato a 4 anni e sei mesi per corruzione in atti giudiziari dai giudici del Tribunale di Milano. I giudici lo hanno riconosciuto colpevole ritenendo valido l’impianto dell’accusa secondo cui Mills fu corrotto «con almeno 600mila dollari» da Silvio Berlusconi per testimoniare il falso in due processi al fondatore della Fininvest. Il legale è stato inoltre interdetto per 5 anni dall'esercizio dei pubblici uffici e dovrà risarcire 250 mila euro alla presidenza del consiglio, costituita parte civile.

Ovvero: la sentenza stabilisce che Mills è stato corrotto da Berlusconi. Ma Mills è condannato, Berlusconi no. Perchè? Semplice: Berlusconi s'è fatto il lodo Alfano, e dunque non è più processabile/condannabile.

Dunque ci ritroviamo con un Presidente del Consiglio che sappiamo sarebbe stato condannato per corruzione, se non si fosse fatto una legge ad personam per evitare ciò. In un Paese normale, in una democrazia normale, il Premier si sarebbe dimesso (anzi, di solito si dimettono per molto meno). Oppure il popolo sarebbe sceso in piazza finchè non si fosse dimesso. L'Italia invece subisce passivamente. E l'informazione addirittura declassa questa notizia nelle ultime dei TG, oppure non la dice proprio.

Meno male che Berlusconi non ha interesse a trasformare l'Italia in una dittatura (perchè tanto riesce ampiamente già così a realizzare gli interessi propri e dei poteri che lo sostengono, perchè correre questo rischio?). Ma ci rendiamo conto che se al posto di Berlusconi ci fosse una "capa spostata", un folle, l'Italia accetterebbe passivamente e magari con gioia di essere sottoposta ad una dittatura? E ci rendiamo conto di quanto sia "facile" essere nelle posizioni di Berlusconi? Che ci vuole, bastano tre cose: essere un "personaggio", cioè avere un'immagine vincente e piacente; controllare l'informazione (e questo accade in varie parti del mondo, anche se solo in Italia chi controlla è direttamente capo del Governo); saper fare bene propaganda, nascondendo le negatività ed esaltanto le poche positività delle proprie azioni di Goveerno. E farsi sostenere dai poteri forti, dimenticavo, ma tanto i poteri forti sostengono chiunque sia in grado di fare i loro interessi.

Temo per l'Italia. Temo per una Nazione che dimentica se stessa, di una Nazione che "se ne frega", di una Nazione che rinuncia alla lotta politica, che rinuncia ad informarsi, che rinuncia a farsi domande. Di una Nazione che chiede le dimissioni di chi non si dovrebbe dimettere, e mai di chi dovrebbe farlo.

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Le luci e le ombre dell'Expo 2015
post pubblicato in Diario, il 6 aprile 2008


                      

Qualche giorno fa si è festeggiati per la grande vittoria di Milano, che ha ottenuto l'Expo 2015. C'è stata qualche polemica politica, ma al di là dei meriti particolari, è stata una vittoria di tutti. Però, insieme alla felicità per i grandi investimenti, per la grande occasione di sviluppo e lavoro, alla tematica del "nutrire la Terra" (con centralità dei temi ambientali e della povertà) cominciano ad emergere i primi dubbi.

Il primo è stato Adriano Celentano, che in stile "via Gluck" ha sottolineato il pericolo di una "colata di cemento". Poi oggi Renzo Piano, architetto di fama mondiale, che ha dichiarato: "Sull'Expo sto con Celentano. Si rischia l'affarismo".
In effetti il rischio c'è: ed è il rischio che il fiume di soldi che arriva a Milano sia disperso in mille rivoli, in mille infrastutture inutili, in mille strutture utilizzate solo nei giorni dell'Expo e poi abbandonate, in mille strutture costruite solo per far contento qualcuno (imprenditori e comuni). Cemento, cemento e ancora cemento, senza che serva a creare effettivo sviluppo.

E purtroppo la storia ci insegna che spesso accade così. E' di oggi la notizia dell'eco-mostro di San Giuliano, proprio alle porte di Milano, una struttura alberghiera per i Mondiali del '90 mai completata. E i Mondiali del '90 sono pieni di casi del genere. E, a dire la verità, anche le Olimpiadi Invernali di Torino, pur con il grande successo organizzativo che hanno avuto, qualche strascico negativo, con alcune strutture Olimpiche di fatto inutilizzate.

Questo non vuol dire avere paura dell'Expo. Fermare simili occasioni di sviluppo sarebbe da pazzi. Ma vuol dire certamente fare sì che l'Expo possa diventare utile all'Italia. E non l'occasione di visibilità di un momento.
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