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il blog di Francesco Zanfardino
I giacimenti del futuro
post pubblicato in Diario, il 16 settembre 2010


                                          

Secondo Ecoblog la svolta nuclearista di Angela Merkel, unita a difficoltà geopolitiche nel bacino del Sahara, rischia di far saltare il "progetto Desertec", ovvero quella joint-venture nata nel 2009 tra grandi imprese europee del settore energetico e tecnologico che punta alla realizzazione di impianti per lo sfruttamento dell'energia solare nel deserto del Sahara, con investimenti per 400 miliardi di euro, per soddisfare il 15% del fabbisogno energetico europeo e buona parte di quello dei Paesi produttori.

Sarebbe un vero peccato. Progetti come questi non andrebbero rallentati, ma accelerati. Anzi, c'è da arrabbiarsi per il fatto che non siano già realizzati: questo è il futuro dell'energia, altro che nucleare. Pulita, senza le scorie,  senza i pericoli, senza i costi di materie prime, senza i conflitti con le popolazioni, senza l'impatto ambientale che causano tutte le altre fonti di energia.

E se magari ci impegnassimo anche noi in questa sfida, anzichè inseguire impossibili vaneggiamenti nucleari, non sarebbe affatto male.

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Il fallimento delle troppe aspettative
post pubblicato in Diario, il 19 dicembre 2009


                                              

Alla fine, non è andata peggio di quanto mi aspettassi. Pensare che Paesi di tutto il mondo, con interessi così divergenti fra di loro e certo non guidati da dirigenti così illuminati da andare troppo al di là della tutela dei propri interessi contingenti, potessero davvero giungere ad un accordo legalmente vincolante era, se non da poveri illusi, da ottimisti un po' troppo spinti. Molto più fattibile, e comunque per niente affatto scontato, era invece un accordo come quello ottenuto ieri, e formalizzato oggi, al vertice sul clima di Copenhagen. E sono pronto a scommetterci che, se al posto di Obama ci fosse stato Bush e al posto di Sarkozy e della Merkel altri leader di centrodestra come Berlusconi, nemmeno a quello si sarebbe arrivati. La mia idea, insomma, è che sul vertice di Copenhagen c'erano troppe aspettative ingiustificate.

Altro è dire, invece, che un accordo vero sul clima era necessario. Oddio, non ne ho la matematica certezza, ma di sicuro una seria diminuzione dell'inquinamento globale non avrebbe fatto del male al nostro Pianeta ... ma, appunto, i nostri governanti globali, specialmente alcuni, non sono affatto illuminati. De Gasperi diceva che "la differenza fra un politico ed uno statista è che il politico guarda alle prossime elezioni, lo statista guarda alle prossime generazioni". Ebbene, a governarci abbiamo molti politici e pochi statisti, putroppo.

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Selbstmord
post pubblicato in Diario, il 28 settembre 2009


                                             

Il risultato delle elezioni tedesche si apre a molteplici considerazioni, utili anche per un giudizio sullo scenario italiano.

Innanzitutto il tracollo della Spd e il successo della Merkel dimostrano l'assurdità della scelta della Grosse Koalition fatta dai socialisti tedeschi quattro anni fa. E' facile parlare col senno di poi, dirà qualcuno, ma era chiaro come il sole che accettare di governare assieme agli avversari storici, ma soprattutto farlo per un'intera legislatura e cedendo la leadership al loro leader, avrebbe poi comportato la debacle del voto di ieri. La motivazione della "senso di responsabilità" nei confronti del Paese è lodevole, ma pessima dal punto di vista elettorale: una volta fatta quella scelta, infatti, la Spd non poteva che sostenere lealmente e senza polemiche la cancelleria Merkel, ottenendone sì in cambio adeguati spazi politici e una politica di governo moderatamente di centrosinistra, ma regalandone tutti i meriti inevitabilmente alla Merkel. Si dirà: ma nel 2005 o si faceva quella scelta, o la Germania non avrebbe avuto un Governo (oddio, erano possibili delle coalizioni alternative, ma disomogenee, esigue e quindi molto instabili). Ok, ma la Spd avrebbe dovuto scegliere un'altra strada: un governo istituzionale, guidato da una figura il più possibile esterna ai due partiti (che così non si prendono meriti e demeriti dell'azione di governo), con la missione di portare avanti la Germania giusto il tempo di cambiare la legge elettorale in senso maggioritario. Invece la Spd ha scelto un'altra strada, che per qualcuno è il fallimento della "Terza Via", ovvero quella stagione europea inaugurata negli anni Novanta da Tony Blair e che consiste nella ricerca di un modello alternativo di sinistra, slegata dagli estremismi ed aperta ad altri elettorati oltre a quelli tradizionali. Io non sono d'accordo, poichè una cosa è la sacrosanta ricerca della "Terza Via" (anzi, spero che la Spd evolva nella direzione tracciata in Italia dal PD - inteso però come progetto politico, non come l'incarnazione attuale che non è proprio il massimo), un'altra è l'inciucismo politico, per quanto "responsabile", con i propri avversari.

Tornando alla legge elettorale, proprio su questo c'è una considerazione da fare: il fatto che le coalizioni di governo vengano determinate dopo il voto è una conseguenza inevitabile della legge elettorale tedesca, che è proporzionale (senza però averne nemmeno i vantaggi, ovvero la maggiore rappresentatività del voto degli elettori, perchè con quello sbarramento del 5% la distorce lo stesso, e non di poco). Va assolutamente cambiata, e spero che la nuova Spd, viste le disastrose conseguenze subite sulla propria pelle, ne faccia una propria battaglia politica.

E qui arriviamo all'Italia, e all'insegnamento che il centrosinistra italiano dovrebbe trarre dal voto tedesco. Non è certo un mistero che la mozione Bersani, dai più ritenuta la vincitrice delle Primarie del PD, sostenga il modello tedesco, sia sulla legge elettorale che sulle coalizioni allargate, anche a partiti conservatori come l'Udc (anche se oggi si cerca di farla passare come forza "riformista", Casini è stato alleato di Berlusconi per più di un decennio, fa politiche per lo più conservatrici ed è dichiarato conservatore ed ha sostenuto McCain anche quando si faceva la corsa, anche a destra, per sostenere Obama). D'altronde, i ripetuti flirt tra D'Alema, Letta e Casini non sono certo casuali. Così come non è casuale che l'UDC faccia battaglia per una legge elettorale alla "tedesca": con quel modello elettorale in vigore, infatti, nè il centrodestra nè il centrosinistra avrebbero i numeri per governare, e l'UDC coronerebbe il suo sogno di essere l'ago della bilancia, o peggio ancora di guidare un governo istituzionale. Ora la domanda è: di fronte al voto tedesco, certi dirigenti del centrosinistra impareranno la lezione o continueranno a perseguire logice suicide come quelle della Spd tedesca? Ai posteri (ed ai votanti delle Primarie) l'ardua sentenza.

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L'anomalia italiana sull'ambiente
post pubblicato in Diario, il 4 dicembre 2008


                                                   

Il "piano verde" della UE, che ha l'obiettivo di portare al 20% entro il 2020 la quota di energia ricavata dalle rinnovabili, si è fermato, a causa del veto di 1 solo dei 25 paesi membri. L'Italia. Grazie, insomma, proprio al Governo "decisionista" e contrario alla politica del veto.

D'altronde il Governo Italiano e il Ministro Prestigiacomo, che in 8 mesi di legislatura è stata visibile solo in quest'occasione dato che di politiche ambientali con questo Governo non se ne vede nemmeno l'ombra, hanno sempre ostacolato questo piano, spalleggiati dalla Confindustria della Marcegaglia. E' stato detto di tutto e di più da questo schieramento anti-verde, che "così si uccidono le altre imprese", "ad esser contrari siamo la maggioranza della UE", "non possiamo permettercelo perchè abbiamo il nucleare", "la questione energetica non si risolve con le rinnovabili", ecc. ecc. Peccato che siamo gli unici a lamentarci, e certo non siamo gli unici ad avere le imprese, non siamo gli unici a non avere il nucleare (ben 17 paesi UE su 25).

Inoltre, lasciatemi dire una cosa. La questione energetica non si risolve con le rinnovabili. Forse. Ma nemmeno con il nucleare. Soprattutto, è meglio spendere miliardi di miliardi per far partire centrali nucleari che, nell'Italia dei veti, nella migliore delle ipotesi partiranno nel 2020, oppure spendere quelle stesse some per sfruttare le energie rinnovabili di cui l'Italia è piena ed averne subito i benefici economici, oltre che ambientali? Ed è razionale frenare, salvo poi parziali ripensamenti, un incentivo come quello sul fotovoltaico che sta facendo sviluppare quel settore?

Ma il vero problema è un altro. E' che in Italia manca la cultura ecologista, e quando c'è è in mano ad estremisti (i "verdi arcobaleno") che non fanno altro che fare il gioco dei cattivi industriali e della destra italiana. Certo, c'è un ecologismo moderno, rappresentato dagli Eco-Dem, ma purtroppo sono schiacciati dal confronto fra estremisti e anti-ambientalisti. Così solo in Italia abbiamo una destra anti-ambientalista e demagogica, mentre all'estero quasi tutti i leader di centrodestra come Sarkozy, la Merkel e Cameron sono paladini dell'ecologismo al pari dei loro colleghi di sinistra. L'unico era Bush, ma poi ha stravinto Obama con la sua politica fortemente ecologista, grazie alla quale vuole risollevare l'economia Americana.

Bastian contrari unici. Sul piano UE, e come leader di destra. L'ennesima dimostrazione dell'anomalia Italiana.

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Il Parlamento Tedesco si fa "verde". E il nostro?
post pubblicato in Diario, il 22 marzo 2008


                 

Quante ne ha passate il Reichstag. Sede del primo Parlamento Tedesco dalla fine dell'Ottocento (Secondo Reich), poi sede della travagliata Repubblica di Weimar, poi strumento inconsapevole di propaganda nazista quando Hitler accusò i comunisti, senza prove, di averlo incendiato. Poi testimone della guerra fredda, in una Berlino divisa in due dal Muro. Fino al suo ritorno come sede del Parlamento Tedesco, dopo la caduta del Muro.

Ora, è vicino ad un'altra svolta magari non epocale, ma comunque importante: il Reichstag sarà il primo Parlamento al mondo completamente "verde". Ovvero, consumerà energia solo ed unicamente da fonti rinnovabili. A dire la verità, gia dal suo recupero post-Muro erano state effetuate importanti innovazioni, come la cupola di vetro che convoglia la luce esterna all'interno, facendo risparmiare sull'illuminazione. Inoltre, il Reichstag usufruisce anche di un cogeneratore funzionante ad olii vegetali, che copre il 40% dei consumi elettrici della struttura e ha permesso di ridurre del 94% le emissioni di anidride carbonica. Ma il restante 60% di consumi era ancora coperto da una società elettrica che produce da carbone, nucleare e gas. Così, la Cancelliera Merkel, in linea con la sua forte politica ambientale (forti incentivi concessi ai tedeschi per lo sfruttamento delle rinnovabili), ha deciso che anche questa quota sarà coperta dalle rinnovabili, cambiando società elettrica e preparando il bando di gara per scegliere una società che usa solo rinnovabili.

Sarebbe ora che lo facesse anche il nostro Parlamento. Anche se da noi di società elettriche che producono solo rinnovabili non c'è traccia (almeno io non ne ho mai sentito parlare). Comunque, in ogni caso sarebbe ora che la nostra politica desse il buon esempio: magari installando impianti fotovoltaici su tutti gli edifici pubblici (non di rilevanza storica, ovviamente).

Soprattutto, è fondamentale il "buon esempio" per incentivare anche i cittadini all'utilizzo delle rinnovabili. Utilizzo che sta cominciando a diventare sempre più un business, grazie ai vari incentivi esistenti. A tal proposito, linko a chi fosse interessato il file PDF del "Conto Energia" di inizio 2007, il sistema di incentivi statali previsti per gli impianti fotovoltaici. Eccolo:

http://www.conto-energia-online.it/Guida_%20Conto_Energia_2007.pdf

Portiamo un pò di Sole nelle nostre case.
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