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il blog di Francesco Zanfardino
Paese per cani?
post pubblicato in Diario, il 28 agosto 2010


                                           

Secondo quanto dichiarato in una intervista al "Giornale" dal Ministro del Turismo, Michela Vittoria Brambilla, l'Italia sarebbe diventata un "paese per cani", grazie ad un cambiamento di mentalità che negli ultimi anni avrebbe portato ad una maggiore sensibilizzazione verso i diritti degli animali.

Contemporaneamente, in un'altra intervista, stavolta per l'"Unione Sarda", il consigliere regionale sardo del PDL Gianfranco Bardanzellu proponeva l'incenerimento dei cani per combattere il fenomeno del randagismo ad Olbia.

Forse gli Italiani avranno anche cambiato mentalità, ma tra i colleghi di partito della Brambilla c'è ancora qualche problemuccio.

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Uguali ma ancora diversi
post pubblicato in Diario, il 10 ottobre 2009


                                         

Oggi si è svolta un'importante manifestazione, quella nazionale promossa dalle associazioni Lgbt contro l'omofobia. Importante non solo per il tema, ma anche per il suo carattere "storico": è infatti la prima volta che la comunità Lgbt sfila in una manifestazione nazionale che non sia un Gay Pride. Una piccola svolta, che può portare i temi della tutela dei diritti della comunità omosessuale al di fuori della stessa comunità, aprendosi magari, in un futuro non troppo lontano, ad una forte partecipazione del mondo eterosessuale.

Come infatti auspicavo in un post qualche settimana fa, nel periodo delle ripetute aggressioni omofobe, è necessario che anche gli eterosessuali si affianchino alla comunità Lgbt nella giusta lotta per i diritti civili, infatti, non avrà una reale efficacia finchè verrà portata avanti solo da chi manca di quei diritti. In fondo, Martin Luther King e il movimento degli afro-americani non avrebbe ottenuto reali risultati contro la discriminazione razziale, se non fosse riuscito a coinvolgere anche gli americani "bianchi" nella sua lotta.

Eppure l'Italia probabilmente non è ancora pronta. Già il fatto che alla manifestazione di ieri, che non era nemmeno un Pride, ci sia andato solo uno dei tre candidati alla guida del Partito principale dello schieramento progressista (Ignazio Marino - e questo dovrebbe far riflettere anche in generale sulla scelta degli elettori PD per le Primarie), la dice lunga. Ma, al di là della politica, la domanda è questa: noi eterosessuali siamo pronti a battagliare pubblicamente per i diritti Lgbt? Molti sicuramente sì. Ma la candid camera delle scorsa puntata delle Iene mi fa venire molti dubbi sulla disponibilità e sulla mentalità della maggioranza degli Italiani.

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Arrestato il boss Setola: ottimo, ma serve molto di più
post pubblicato in Diario, il 14 gennaio 2009


                                             

Alla fine ce l'hanno fatta. Dopo mesi di inteso lavoro ed indagini, e dopo un tentativo di cattura fallito rocambolescamente due giorni fa (il boss era fuggito dalle fogne), i carabinieri sono riusciti ad arrestare il super-latitante Giuseppe Setola, uno dei maggiori boss dei Casalesi, il clan camorristico, le cui squallide gesta sono state portate all'onore delle cronache da Roberto Saviano e dal suo "Gomorra", che domina territorialmente il Casertano ma economicamente si espande in tutta Europa. Arresto che è stato preceduto stamattina da un maxi-sequestro di 10 milioni di euro di beni del boss. Si tratta dunque di "un colpo durissimo inferto alla camorra", come dichiarato dal Ministro degli Interni Maroni, della "risposta che gli Italiani si aspettavano dopo la strage di Castelvolturno", ricorda il ministro-ombra del PD Marco Minniti.

E' davvero un'ottima notizia. Però non dobbiamo assolutamente ritenerci soddisfatti. Innanzitutto perchè, nel caso specifico, "ancora mancano all'appello i due grandi latitanti dei Casalesi, i boss Iovine e Zagaria", come ricordato dal senatore anti-mafia del PD Beppe Lumia. Ma, in generale, qualche rondine qua e là, per quanto grosse, non fanno primavera: e questo vale sia per gli arresti dei boss, che per i sequestri economici (cosa da sottolineare, visto che c'è una scuola di pensiero che ritiene i sequestri di beni camorristici più importanti dell'arresto dei boss). Questo perchè, finchè continueranno ad esistere gli stretti intrecci fra potere mafioso, politico ed economico, arresti e sequestri danneggeranno sì i clan, ma solo momentaneamente, con una durata che dipende dall'insistenza con la quale lo Stato di volta in volta attaca le mafie.

Per indebolire le mafie allora occorre quindi molto di più: rompere questi intrecci, innanzitutto tra mafia e potere politico, con l'esclusione dalle cariche pubbliche, di qualsiasi tipo, per i condannati, anche di primo grado, e magari anche per chi è semplicemente rinviato a giudizio, per reati di mafia e reati ad essa connessi; controlli maggiori su chi gestisce la cosa pubblica o interessi economici rilevanti, specialmente in territori ad alta "densità mafiosa", senza limitazioni di alcun tipo; procedure molto più trasparenti e controllate per gli appalti , con provvedimenti tipo la "stazione unica appaltante" (che renderebbe più facile individuare anomalie negli appalti). Senza escludere la possibilità di "legalizzare", in via limitata e sperimentale, alcune attività su cui si basa il potere economico della mafia, come prostituzione e traffico di droga (tenuto conto anche del fatto che la legalizzazione della prostituzione controllata e delle droghe leggere avrebbe numerosi altri benefici, al di là della semplice sottrazione di profitti alle mafie a beneficio delle casse statali). Il tutto ovviamente connesso a ciò che già c'è, come il supporto ai "pentiti" e a chi denuncia, le attività di arresto e sequestro, che pure comunque andrebbero rafforzati.

Ovviamente, se cambiasse la mentalità, le mafie sarebbero sconfitte definitivamente. Non dobbiamo dimenticarci che, così come "lo Stato siamo noi", e certi comportamenti dei nostri rappresentanti rappresentano, appunto, il malcostume più o meno diffuso nella popolazione, lo stesso vale per l'anti-Stato, ovvero "la camorra siamo noi". Perchè la mafia non è solo ciò che fanno i boss, ma anche ciò che facciamo noi nel nostro piccolo, o semplicemente ciò che noi non facciamo per cambiare le cose. Ma questo non deve e non può essere una scusa per lo Stato per continuare a non cambiare le cose: il cambiamento deve sì avvenire nella mentalità, ma mettetevi nei panni di chi subisce la mafia ... come si può sperare in un cambiamento di massa se lo Stato non dà il buon esempio?

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