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il blog di Francesco Zanfardino
Lotta alle mafie, nemmeno il tempo di esultare
post pubblicato in Diario, il 2 luglio 2008


                                                    

Ieri è stata una bella giornata per la lotta alla camorra. Dopo quella del 19 Giugno, con la conclusione del "processo Spartacus" (16 ergastoli e 13 condanne), ieri lo Stato ha sferrato un altro duro colpo al clan dei Casalesi: i Carabinieri del comando provinciale di Caserta, infatti, hanno eseguito 32 arresti di camorristi Casalesi, tra i quali i figli dei boss "Cicciotto e Mezzanotte" e "Sandokan", ovvero rispettivamente Francesco Bidognetti e Francesco Schiavone, "leader" dei Casalesi. Gli arrestati sono accusati a vario titolo di associazione mafiosa, omicidio, tentato omicidio, detenzione illegale di armi, traffico di droga, ricettazione e illecita concorrenza.

Tuttavia, nemmeno il tempo di esultare che oggi arriva invece una brutta notizia. Il giudice del Tribunale di Sorveglianza di Torino, infatti, ha revocato il regime di carcere duro (il "41-bis") per il boss Nino Madonia, condannato per l'omicidio dell'imprenditore Libero Grassi (il primo a denunciare i suoi estorsori) e per le stragi del 1993 a Firenze e Roma. Il motivo? I legali del boss hanno impugnato le nuove norme sul 41-bis, andando a buon fine, anche perchè le nuove norme introdotte nel 2002 hanno complicato le cose. Infatti, prima del 2002 il 41-bis era rinnovato ogni 6 mesi, mentre ora si rinnova ogni anno: ma, così facendo, i ricorsi che prima non riuscivano a concludersi perchè nel frattempo finivano i sei mesi, ora si concludono. Con i risultati nefasti che vediamo. A Madonia, tra l'altro, era già stato revocato il 41-bis nell'Ottobre 2007, ma l'allora Guardasigilli Mastella impose il suo ripristino entro 24 ore. Tant'è vero che l'On.Beppe Lumia, da sempre protagonista della lotta alle mafie, chiede al Ministro Alfano di fare altrettanto.

Mi associo anch'io alla richiesta dell'On.Lumia, sicuro che il Ministro Alfano disporrà il ripristino del 41-bis per Madonia. La "tolleranza zero" non si può fermare di fronte ai boss mafiosi.

www.discutendo.ilcannocchiale.it

'A sceneggiata
post pubblicato in Diario, il 17 marzo 2008


                             

Campagna elettorale. Tempo di candidature, di programmi, di attacchi e contrattacchi, indiscrezioni e smentite. E di sceneggiate.

Nelle scorsa campagna elettorale fece scalpore l'abbandono di Silvio Berlusconi della trasmissione "Mezz'Ora", a causa del "giornalismo fazioso di sinistra" che, a suo dire, caratterizza la Annunziata. Qualche mese fa ha fatto discutere anche l'abbandono di Clemente Mastella degli studi di AnnoZero, per una presunta "persecuzione" nei suoi confronti da parte di Santoro & Co.

Ma adesso, con il ritorno della campagna elettorale, pullulano abbandoni del genere. Ha iniziato Enrico Boselli, leader dei Socialisti, che ha abbandonato lo studio di Porta a Porta perchè a suo dire è antidemocratica una situazione in cui l'informazione si focalizza sui due maggiori candidati. Iniziativa immediamente replicata da Franco Turigliatto, leader della Sinistra Critica, sempre da Vespa, per la presenza del neofascista Roberto Fiore, leader di Forza Nuova, un partito che a parere del Senatore Turigliatto non sarebbe dovuto essere ammesso alle elezioni perchè dichiaratamente fascista. Infine Pierferdinando Casini, leader dell'Unione di Centro, che ha abbandonato gli studi di Otto e Mezzo, la trasmissione ideata da Giuliano Ferrara, perchè non gli sarebbe stato concesso di discutere del suo programma.

Insomma, quante "sceneggiate" (forse ne ho anche saltata qualcuna). Un pessimo modo di fare politica, ovvero quello di cercare la "mossa ad effetto" anzichè discutere di contenuti. Anche perchè, se si ritiene di trovarsi in una situazione "scomoda", di essere "vittime" di "persecuzioni", la migliore arma è sempre dimostrare la propria verità. Rinunciando al confronto, si dà solo prova, nel migliore dei casi, di incapacità. Ma la cosa diventa ancora più grave quando si fanno queste sceneggiate a prori, come nel caso di Boselli e Turigliatto. Li si dimostra solo una cosa: quella di non avere argomenti alternativi al "duopolio" o all' "inciucio".
Povero Clemente
post pubblicato in Diario, il 6 marzo 2008


                         

Povero Clemente. Alla fine è rimasto solo, senza un alleato, senza un partito, senza una poltrona.
Proprio lui, il più "poltronaro" di tutti, capace di fare alleanze con tutto e con tutti, pur di avere rappresentanza in Parlamento. Capace di far cadere governi solo perchè con le nuove elezioni il suo partito sopravviverebbe. Capace di passare in pochissimi giorni dall'alleanza all'appoggio esterno all'opposizione.

Era sicuro che si sarebbe sistemato, Mastella. Che perlomeno Berlusconi se lo sarebbe preso, visto il grande favore che gli ha fatto e che magari gli era stato promesso che sarebbe stato lautamente retribuito (in seggi parlamentari). E invece Berlusconi: "No, Mastella no, con lui avrei perso l'8-10% dei voti". Poveretto, essere rifiutato solo per i voti ancor prima che delle sue "qualità". Deve essere stato un colpo davvero duro.
Poi Mastella ha bussato alle porte di Casini, della sua "Costituente di Centro". Convinto che, se candidavano De Mita e Cuffaro, non avrebbero avuto alcun problema a candidare anche lui. E invece no (almeno per ora): "Mastella proviene da un percorso che noi non condividiamo (il centrosinistra, ndr)". Poveretto. Anche l'essere associato ai "comunisti", nonostante avesse sempre ricattato Prodi con il suo centrismo, deve essere stata dura.
E allora, di fronte alla possibilità di una corsa solitaria, gli è crollata anche l'ultima roccia cui appoggiarsi: il suo partito. Tutti lo hanno abbandonato: persino il senatore Barbato, quello dello "sputo" al compagno di partito Cusumano, "reo" di aver tradito la lealtà al partito in nome della lealtà al governo. E ora, di fronte alla sconfitta elettorale, anche lui scappa: ma, attenzione, guai a chiamarlo traditore, pezzo di m..., chec..., froc........ dovesse sputare anche a voi......

E dunque, l'estrema decisione. Mastella annuncia che non si ricandiderà alle politiche, vittima di un "linciaggio morale". Poveretto, in effetti il trasformismo è un comportamento moralissimo. Che ingiustizia....

Ma adesso Casini commenta: "Chi l'ha abbandonato (Berlusconi) fa schifo. Gli hanno dato anche il calcio dell'asino, dopo avergli chiesto i suoi servigi". Dichiarazione che, insieme a quella di Mastella ("Non è un addio, ma un arrivederci"), fa pensare che forse, alla fine, dopo 32 anni la presenza in Parlamento del "re di Ceppaloni" non sia finita.
"Cerco un centro di gravità permanente"....
post pubblicato in Diario, il 21 febbraio 2008


                    

Con l'accordo fra PD e Radicali (che entreranno nelle liste del PD), l'unico grande dilemma della questione delle alleanze è il "magma centrista". Mancano pochi giorni alla presentazione dei contrassegni elettorali (26 Gennaio), e l'accordo ancora non c'è. Analizziamo la situazione:

UDC: L'UDC, dopo aver subito lo strappo dell'ala anti-berlusconiana (Tabacci e Baccini) e di quella berlusconiana (Giovanardi), ha poi finalmente deciso di lasciare Berlusconi, dopo una tarantella durata molti giorni. Ha deciso dunque di candidare premier il suo leader Pierferdinando Casini e di gareggiare con il suo contrassegno.

Rosa Bianca: I fuoriusciti dall'UDC, Tabacci e Baccini, hanno dato vita insieme a Savino Pezzotta al nuovo movimento della Rosa Bianca, con Tabacci candidato premier. Ora dialogano con l'UDC, ma si oppongono a Mastella e alle candidature non-pulite (ostacolo Cuffaro, dunque, cui però l'UDC sicuro non rinuncerà). Non solo: sembra che pretendano anche che permanga la candidatura a premier di Tabacci e/o il loro simbolo in quello dell'UDC.

Udeur. Il partito di Mastella, artefice della caduta del Governo, sembra davvero destinato a correre, costretto, da solo. Andando così alla sua definitiva scomparsa (al massimo otterrebbe un seggio al Senato grazie alla Campania, ma probabilmente nemmeno quello). Potrebbe essere la cosa migliore di questa tornata elettorale, a meno che Casini e la Rosa Bianca non tornino indietro sulle loro dichiarazioni. Incredibile, forse dopo tanto tempo Mastella non avrà più una poltrona. Povero Clemente.....

Movimento per l'Autonomia. Il movimento di Raffaele Lombardo, radicato nel Sud e forte soprattutto in Sicilia, sembrava destinato all'accordo con il PDL. Tuttavia, tutto è legato alle elezioni regionali in Sicilia: Miccichè, di Forza Italia, non intende ritirare la propria candidatura a favore dello stesso Lombardo (che invece è fortemente sostenuto dall'UDC). Insomma, alla fine l'MPA potrebbe tornare al centro.

E, dietro tutte queste manovre, c'è Ciriaco De Mita. Sì, proprio lui, l'ottantenne ex-segretario e premier della Democrazia Cristiana, il cui governo ha portato all'aumento incredibile del debito pubblico (di cui paghiamo le conseguenze oggi), che ha lasciato il Partito Democratico per aver ricevuto la "grave offesa" di essere stato ricandidato per la sua 12° legilsatura. Ora, dichiara, "lavorerà contro il PD e contro Veltroni". Il suo sogno? La rinascita della Democrazia Cristiana. E, infatti, De Mita sta mediando fra Rosa Bianca e UDC (e magari, vista la vicinanza geografica ma anche clientelare, Mastella).
I motivi (?) per i quali i dissidenti hanno votato
post pubblicato in Diario, il 25 gennaio 2008


                   

Come certamente saprete tutti, ieri il Governo Prodi è definitivamente caduto. Ora si aprono vari scenari, tra cui quello di un governo tecnico (poco probabile), un governo istituzionale (poco-abbastanza probabile) e le elezioni immediate (molto probabili). Tuttavia, in questo momento non ci è dato di sapere niente, visto che le consultazioni al Quirinale sono appena incominciate, con le audizioni dei Presidenti di Camera e Senato (si dovrebbero concludere martedì).
Sull'opportunità o meno di modificare la legge elettorale prima di andare al voto, ci soffermeremo più avanti. Ora mi sembra opportuno valutare le ragioni di chi ha fatto cadere il governo.

Mastella e l'Udeur. Si tratta della defezione più importante, in quanto un intero partito che ha contribuito, pur con l'1,4%, alla vittoria di Prodi nel 2006, ha ritirato il suo appoggio. Sinceramente, non mi sembra che l'Udeur abbia manifestato ragioni politiche per il suo no. Semplicemente, ha denunciato la "mancata solidarietà" per la sua vicenda giudiziaria (cosa falsa, a meno che non volesse intendere il mancato pieno appoggio anche ai suoi attacchi alla magistratura) e un fallimento dell'Unione come alleanza, visti gli "atteggiamenti ambigui" di Veltroni e del PD. Tradotto: me ne vado perchè sono un perseguitato dalla magistratura e perchè qualsiasi nuova legge elettorale comporterebbe la scomparsa del mio "partitino", così come il Referendum: ma se faccio sciogliere prima le Camere tutto questo non avverrà.
Comunque, trovo davvero spregevole, come sicuramente tutti, il comportamento assunto dal senatore Udeur Barbato (e numerosi colleghi del centrodestra) nei confronti del collega di partito Cusumano (che ha deciso di votare sì alla fiducia), apostrofato con insulti indecorosi (uomo di m****, ces***, chec***, froc***, eccetera), con l'accusa di aver tradito il partito (piccolo dettaglio: anche il partito ha tradito la coalizione, ma dal centrosinistra non sono certo partiti insulti). Insomma, Mastella ha votato contro per interessi personalistici, di famiglia e/o di partito (che poi sono la stessa cosa).

Dini e i Liberaldemocratici. Dini invece un motivo politico l'ha dato. Peccato che personalmente io non l'abbia capito. Infatti, Dini avrebbe sostanzialmente giustificato il suo no e quello del "discepolo" Scalera con l'accusa che il Governo non avrebbe bene operato in politica economica. Accusa smentita, a quanto pare, dai dati e dalle agenzie di rating, così come da Almunia, che hanno tutti certificato il netto miglioramento dei conti pubblici. L'altra accusa di Dini era che l'Unione era decaduta a causa del predominio della sinistra "massimalista": cosa smentita dai fatti, in quanto è proprio l'elettorato più di sinistra ad essere deluso dall'operato del Governo.

Turigliatto. Delusione che è simboleggiata dal voto di Turigliatto, che secondo me è l'unico da apprezzare. Perchè non si è basata su personalismi o interessi particolari, ma unicamente su un'insoddisfazione politica: per il senatore ex-Rifondazione, infatti, il governo Prodi non sarebbe stato abbastanza di sinistra. Certo, viene da chiedersi se Turigliatto preferisse a Prodi il ritorno di Berlusconi, che lui tanto odia, ma evidentemente ha fatto prevalere il cuore alla ragione. E quindi, tra i dissidenti, è davvero l'unico da apprezzare.

Pallaro. Non si è capito perchè il senatore Pallaro non si è presentato al Senato. Una motivazione ci sarebbe pure: lui non è stato eletto per Prodi, ma come indipendente. Ma allora perchè ha appoggiato sempre il Governo e ora no? Due sono le cose: o non è vera la "corruzione" dei senatori all'estero, o che Pallaro (che ha avuto trascorsi berlusconiani) ha avuto più garanzie da qualcun altro. O semplicemente si scocciava di venire in Senato.

Fisichella. L'unico che secondo me è da condannare al 100% è Domenico Fisichella. Un senatore che fino a 2 anni fa era in AN, poi è entrato nella Margherita in occasione delle elezioni politiche, per poi aderire quasi subito al gruppo Misto. Un senatore che non ha dato uno straccio di motivazione al suo no, e che anzi nella sua dichiarazione di voto in realtà non ha dichiarato il voto, "riservandosi di esprimersi all'ultimo momento". Un senatore che ha aspettato il "secondo giro" della chiama della fiducia, pronto a schierarsi per il sì in caso di sorprese, o per il no in caso contrario, come poi ha fatto. Insomma, ogni ulteriore commento è inutile.

De Gregorio. Aggiungo anche il senatore De Gregorio, nonostante già da tempo fosse passato all'opposizione. Ma, comunque, è uno di quelli che nella fiducia iniziale aveva sostenuto il Governo Prodi, quindi anche lui ha in qualche modo una responsabilità nella caduta. E che non ha mai dato delle motivazioni per il suo "cambio di campo". Ma, d'altronde, non poteva darne, perchè il senatore De Gregorio cambiò schieramento già al formarsi delle Commissioni in Senato, ovvero qualche settimana dopo le elezioni (!): e lo fece per ottenere la Presidenza della Commissione Difesa (ottenuta con l'appoggio del centrodestra). Un voto poi "sostituito" dall'altro "tradimento" del mandato elettorale, ovvero quello del senatore Follini (ex Udc), che però almeno ha avuto la decenza di aspettare di più e di motivare la sua decisione.

Domani analizzerò l'operato dei 618 giorni del governo Prodi.
Mission Impossible / 2
post pubblicato in Diario, il 23 gennaio 2008


                   

Continuo a dedicare lo spazio questo esile frammento della blogosfera alla crisi del Governo. D'altronde, non si può parlare d'altro. Anche se ricordo che oggi si sono tenute le celebrazioni per il 60° anniversario della Costituzione Italiana, la nostra carta di valori, quelli ai quali tutti dovremmo aderire per intero.

Celebrazioni alle quali il Presidente della Repubblica ha dichiarato che serve un impegno da parte di tutte le forze politiche per fare le riforme, perchè "se la prima parte è immutabile, la seconda si può modificare, per adeguarla ai tempi". Insomma, Napolitano ha annunciato la sua intenzione, dopo una eventuale (?) caduta del Governo, di lavorare per un "governo istituzionale". Ipotesi osteggiata da tutte le forze politiche (tranne l'UDC). Almeno a parole.

Nel frattempo, il premier-precario Romano Prodi ha ottenuto la fiducia alla Camera: 326 sì contro e 275 no. Astenuti i deputati dell'Udeur. Domani è previsto il voto di fiducia al Senato. Ma è molto difficile che si faccia davvero. Secondo le ultime indiscrezioni, infatti, Prodi stasera dovrebbe rimettere il suo mandato nelle mani di Napolitano. Perchè questo cambiamento di strategia?
Semplicemente Prodi inizialmente pensava di poter fare a meno dei tre senatori Udeur. Infatti, il centrosinistra conta "idealmente" su 164 senatori contro 156: 158 dalle elezioni, più i 6 senatori a vita (che in realtà sono sette, ma Pininfarina è quasi sempre assente). Quindi, la defezione dei tre Udeur avrebbe portato gli equilibri a 161 contro 159. Ma l'uscita dell'Udeur è venuta dopo le defezioni di Fisichella (ex AN e Ulivo, ora Gruppo Misto) e il "comunista ribelle" Turigliatto, passati decissamente all'oppozione (dalle opposte parti, ovviamente). E che hanno confermato il loro no. La notizia di oggi, inoltre, è che anche Dini voterà no, così come il suo "discepolo" Scalera (ma non D'Amico, che voterà sì anche se contro Dini). Insomma, stando alle dichiarazioni, i voti scenderebbero a 157 contro 163: e a questo punto nemmeno clamorosi sviluppi, tipo la "migrazione" dei due senatori del Movimento per l'Autonomia (che è sempre stato abbastanza smarcato dalla CDL, e che non ha completamente chiuso alla possibilità di trattare, se Prodi prometterà di fare il Ponte sullo Stretto), potrebbero portare alla fiducia.

Quindi, Prodi potrebbe decidere di andare da Napolitano per prendere tempo, come in occasione dell'ultima crisi di Febbraio. Certo, il paragone è un po difficile. Ma Prodi potrebbe approfittare di questo tempo per recuperare Dini e Scalera, sfruttando le divisioni interne ai Liberaldemocratici, e magari tentare la "mossa a sorpresa" dei 2 senatori dell'MPA, o altri.

Comunque, sono sempre convinto che sia una "Mission Impossible".
Mission Impossible
post pubblicato in Diario, il 22 gennaio 2008


              

Di nuovo in crisi. Dopo 11 mesi, Prodi rischia di nuovo, e stavolta salvarsi sembra davvero una "mission impossible". Vediamo come si è arrivati a questa nuova crisi.

Il 16 Gennaio Mastella rassegna le dimissioni da Ministro della Giustizia, dopo le ben note faccende (convolgimento personale, della moglie e di mezzo Udeur campano in un presunto sistema di gestione clientelare delle nomine in Campania). Ma Mastella aveva assicurato il suo appoggio esterno al Governo. Invece, ieri 22 Gennaio, Mastella ha annunciato l'uscita dell'Udeur dalla maggioranza. E di qui la crisi, visti i tre senatori dell'Udeur che sappiamo tutti essere decisivi.
Cosa in questi cinque giorni ha fatto cambiare idea a Mastella? Niente è certo, ma qualche ipotesi è azzardabile.

Innanzitutto, è da escludere la questione etica e i rapporti con il Vaticano. Sappiamo tutti quanto siano importanti per Mastella, e che qualche ruolo possono anche aver avuto nella crisi, ma ci sono stati periodi più tesi: tipo quando si parlava dei Di.Co.
Sono altri i fattori scatenanti la crisi. Innanzitutto, l'isolamento politico in cui si è ritrovato Mastella dopo lo "scandalo Udeur". Insomma, la mancata "fiducia incondizionata" nel suo operato, e soprattutto gli attacchi di Di Pietro: Mastella avrebbe voluto la piena fiducia, anche negli attacchi riservati alla "frange estremistiche" della magistratura. Piena solidarietà che gli è invece venuta dal centrodestra, per gli ovvi motivi.
Ma forse ancora più importante è stato il dibattito sulla legge elettorale. Che aveva preso una brutta piega per Mastella, vista la presenza dello sbarramento alto in tutte le proposte elettorali, che avrebbe dunque impedito la sopravvivenza del suo "partitino" (1,4% nelle ultime elezioni). E l'ammissibilità del Referendum, ancora più nefasto per Mastella. Ma, soprattutto, la chiusura definitiva sulla possibilità di "sopravvivere" unendosi ad uno dei partiti del centrosinistra: l'unico era il PD, ma Veltroni sabato 19 aveva dichiarato "qual che sia la legge elettorale, il PD correrà da solo". Addio.

Questa unione di fattori ha comportato l'addio di Mastella a Prodi. Che nonostante tutto, ostenta ottimismo (ci siamo abitutati).
Berlusconi: "Sempre prosciolto con formula amplissima" (intanto è rinviato a giudizio)
post pubblicato in Diario, il 18 gennaio 2008


              

Non abbiamo ancora finito con Mastella & Co, che ritorna Silvio Berlusconi. L'ex-premier, con un tempismo "perfetto" (per non dire "sospetto"), è stato rinviato a giudizio per il caso-Saccà. Al Cavaliere è contestato il reato di corruzione, poichè avrebbe favorito alcune attrici per alcune fiction, assicurando in cambio a Saccà (dirigente Rai) un sostegno alle sue future attività private; inoltre, nell'inchiesta rientrerebbe anche una presunta "campagna acquisti" dei senatori "indecisi" se continuare o no a sostenere il Governo. Il caso aveva fatto scalpore dopo la pubblicazione delle intercettazioni sul quotidiano "La Repubblica".

Comunque, siamo sicuri che il Cavaliere uscirà pulito dalla vicenda, se non altro perchè sara difficile contestargli un reato effettivo. Certo, la magistratura deve e farà sempre il suo dovere, ma non credo che succederà granchè. Berlusconi ci ha abituati a ben altro.

Infatti, nonostante il Cavaliere abbia recentemente dichiarato dalla sua villa ai Caraibi, dove soggiornava per le vacanze natalizie, che è sempre stato "prosciolto con formula amplissima" (che ci volete fare, con l'età la memoria fa brutti scherzi), le vicende giudiziarie che hanno colpito Berlusconi sono numerosissime, una parte risalenti anche prima alla sua discesa in politica. E non sempre Berlusconi è stato prosciolto. Certo, non è mai andato in carcere, e i motivi li sapete tutti..... comunque, casomai qualcuno non fosse informato, vi rinfresco la memoria:

Loggia P2: nel lontano 1990 (ben 4 anni prima che scendesse in politica), la Corte d’appello di Venezia ritenne falsa la testimonianza sulla sua iscrizione alla loggia P2, ma dichiarò il suo reato coperto dall’amnistia del 1989 (varata dal suo amico Bettino Craxi).

All Iberian-1: condanna in primo grado a 2 anni e 4 mesi per i 23 miliardi di lire di finanziamento illecito versati su un conto svizzero di Bettino Craxi; prescrizione in appello (attenuanti generiche), confermata in Cassazione.

All Iberian-2: per i falsi in bilancio relativi a 1200 miliardi di fondi neri su conti esteri, assoluzione “perché il fatto non è più previsto dalla legge come reato”, nel senso che lo stesso imputato Berlusconi l’ha depenalizzato per legge.

Medusa Cinema: condanna in primo grado a 1 anno e 4 mesi per 10 miliardi di fondi nero accantonati, nell’ambito della compravendita della casa cinematografica, su alcuni libretti al portatore del Cavaliere; il quale però, in appello, viene assolto con formula dubitativa (art. 530 comma 2) perché è così ricco che potrebbe essersi non accorto del versamento da parte del manager Carlo Bernasconi (condannato).

Terreni di Macherio: assoluzione in primo grado dall’appropriazione indebita e della frode fiscale (4,4, miliardi di lire pagati in nero all’ex proprietario dei terreni che circondano Villa Belvedere dove vive Veronica con i figli di secondo letto) e prescrizione dei falsi in bilancio di due società immobiliari; in appello sentenza confermata e assoluzione anche da uno dei due falsi in bilancio, mentre il secondo rimane, ma è coperto da amnistia.

Caso Lentini: per i 10 miliardi di lire versati in nero dal Milano al Torino in cambio dell’acquisto del calciatore Gianluigi Lentini, il reato di falso in bilancio viene dichiarato prescritto grazie alle attenuanti generiche e alla riduzione dei termini di prescrizione prevista dalla riforma del reato voluta dal Governo Berlusconi.

Bilanci Fininvest 1988.1992: archiviazione per prescrizione dei reati di falso in bilancio e appropriazione indebita nell’acquisto di diritti televisivi da parte di alcune società offshore del gruppo Fininvest, sempre a causa delle attenuanti generiche e dei termini abbreviati dalla legge Berlusconi.

Consolidato Fininvest: ancora prescrizione, grazie alla generiche e ai nuovi termini della Legge Berlusconi, anche per il processo relativo ai falsi in bilancio su 1500 miliardi di fondi neri accantonati su 64 società offshore del comparto B della Fininvest.

(grazie a Pierpaolo Farina per le informazioni)

E queste sono solo le condanne prescritte, grazie alle norme stabilite dallo stesso Governo Berlusconi, e le assoluzioni "perchè il fatto non è piu reato" (perlopiù falsi in bilancio), essendo stato lo stesso Governo Berlusconi a depenalizzare questi reati.
Ci sono anche altre indagini su mafia e riciclaggio di denaro sporco, tra cui un possibile concorso nella strage di Capaci (famoso il video, che circola anche su YouTube, in cui Borsellino parla di legami fra Berlusconi e Cosa Nostra), archiviate per decorrenza dei termini di indagine.
Per non parlare di Previti e Dell'Utri.

Insomma, un bel curriculum. E nonostante questo ieri i leader del centrodestra parlano ancora di "accanimento", "giustizia ad orologeria", "magistrati politicizzati": questo vittimismo avrebbe un senso se Berlusconi avesse dimostrato di essere pulito. Peccato non sia così.
Quindi quelli della sinistra, che certo non sono "immacolati", hanno comunque tutto il diritto di continuare ad attaccare Berlusconi senza correre il rischio di essere ipocriti, tanto ce ne vuole per pareggiare un simile curriculum.
Poi, può pure essere che domani si scopre che Prodi e Veltroni indagati per corruzione, riciclaggio di denaro sporco, collusione con la mafia, falsi in bilancio e quant'altro. Ormai non si è più sicuri di niente.

Le dimissioni di Mastella
post pubblicato in Diario, il 16 gennaio 2008


                             

Oggi è successo un fatto epocale. Clemente Mastella si è dimesso da Ministro della Giustizia. Sì sì, proprio lui che è indicato (giustamente o no) come il simbolo della Casta, l'uomo più attaccato alle poltrone.
State tranquilli, non è completamente impazzito. A parte il fatto che non è certo che alla fine davvero lascerà la poltrone (ma comunque già è qualcosa che lo abbia dichiarato), la decisione di Mastella è arrivata dopo una vicenda che lo ha colpito personalemente. Ovvero l'indagine della Procura di Caserta su una ventina di esponenti campani dell'Udeur e in particolare sulla moglie Sandra Lonardo (Presidente del Consiglio Regionale della Campania), che dovrebbe essere messa agli arresti domiciliari (dovrebbe, perchè non è arrivato nessun comunicato ufficiale dalla Procura). L'indagine riguarderebbe un sistema di "scambio di favori" gestito dagli esponenti locali dell'Udeur (in verità, anche un sindaco di Forza Italia), in particolare nella gestione della Sanità.

L'annuncio lo ha dato Mastella stesso nel suo discorso alla Camera, con il quale doveva relazionare sull'amministrazione della Giustizia italiana. "Le mie illusioni oggi sono frantumate di fronte a un muro di brutalità. Ho sperato che la frattura tra magistratura e politica potesse essere ricomposta, ma devo prendere atto che sono stato percepito da frange estremiste come un nemico da abbattere, quasi una caccia all'uomo, un autentica persecuzione""Mi dimetto per essere più libero politicamente e umanamente, perché tra l'amore per la mia famiglia e il potere scelgo il primo". "Tutta la mia famiglia, tutto il mio partito sono stati seguiti dalla procura di Potenza, un tiro al bersaglio, mia moglie è in ostaggio". "Mi dimetto pur sapendo che la colpa è di un provvedimento perseguito con ostinazione da un procuratore che l'ordinamento giudiziario manda a casa per limiti di mandato e di questo mi addebita la colpa".

Ora, comprendo che il Ministro si senta perseguitato, che senta una grande sofferenza per la moglie e i suoi colleghi di partito. Però mi auguro che le sue siano dichiarazioni dettate dalla rabbia e che le smentisca presto. Perchè così come sono risibili le dichiarazioni della maggioranza, che con i suoi maggiori esponenti è subito pronta a manifestare la sua piena solidarietà a Mastella, nel timore di una crisi di Governo, e così come sono altrettanto risibili i tentativi dell'opposizione di strumentalizzare la vicenda ripercorrendo gli anni del "vittimismo berlusconiano" (non ricordo gesti di dimissioni del Cavaliere), sono altrettanto inaccettabili gli attacchi del Ministro alla magistratura, soprattutto quando questi vengono dall'alto della Camera. E in questo contesto va preso atto dell'onestà intellettuale dell'Italia dei Valori che, pur dando la dovuta solidarietà, non manca di sottolineare un aspetto importante. E cioè che un Ministro della Giustizia non può fare simili attacchi alla magistratura, seppure solo delle "frange" e  che a suo parere si comportano in maniera "estremistiche". E soprattutto non si può accusarla di essere una "bomba ad orologeria" (riferendosi alla coincidenza con la relazione annuale alle Camere sull'amministrazione della giustizia), perchè altrimenti anche certi provvedimenti, giuridicamente impeccabili, della magistratura potrebbero essere accusati di un certo "tempismo" (mi riferisco alle azioni del CSM su De Magistris e Forleo).

Però su una cosa sono d'accordo con Mastella: è ignobile e scandaloso che le persone debbano apprendere dalla televisione di essere agli arresti domiciliari (come è accaduto alla signora Mastella). Non conosco bene il ddl sulle intercettazioni voluto dal Ministro, ma non mi scandalizzerei più di tanto se si facesse qualcosa in tal senso.
Dopo il Vassallum, il "patto della frittata"
post pubblicato in Diario, il 13 dicembre 2007


                                
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Oggi teniamo a battesimo un nuovo sistema elettorale. L'ennesimo. Fini l'ha chiamato "il patto della frittata". Si tratta in realtà della cosiddetta "bozza Bianco", cioè il sistema elettorale sulla quale si avvieranno le discussioni in Commissione Affari Costituzionali del Senato. Una bozza che ha fatto infuriare non solo Fini e Casini, ma anche e soprattutto i "piccoli" dell'Unione. Perchè?

Tutto parte con il "Vassallum", cioè la proposta fatta da Veltroni e redatta dai costituzionalisti Vassallo e Ceccanti, che stabilisce essenzialmente due cose: le alleanze non sono obbligatorie, non vanno cioè dichiarate prima del voto, e un complicato meccanismo rafforza i partiti maggiori (PD e Popolo delle Libertà) a danno di quelli medi (tra cui AN e UDC di Fini e Casini) e soprattutto quelli piccoli (i vari UDEUR, Verdi, PdCI, Socialisti), che entrerebbero in Parlamento solo se forti sul territorio (ad esempio l'UDEUR di Mastella in Campania). Fini critica il Vassallum perchè non obbliga a dichiarare le alleanze, portando secondo lui alla fine del bipolarismo (e in effetti, è una delle possibili conseguenze), ed anche perchè rafforza troppo PD e PDL; Casini ovviamente, puntando al centro, non critica il fatto che non si dichiarino le alleanze, ma anche lui teme un rafforzamento di Veltroni e Berlusconi. Infine, i partiti piccoli dell'Unione sono scontenti, perchè se non hanno un forte radicamento sul territorio non possono avere rappresentanti, e solo l'Udeur ha questa possibilità.

Invece, la "bozza Bianco", o simpaticamente "Frittatum", è leggermente diversa dal Vassallum. Infatti, essa ricalca quasi fedelmente il modello tedesco: ha cioè uno sbarramento nazionale del 5%, permettendo però a partiti che prendono il 7% in almeno 5 regioni di partecipare alla distribuzione dei seggi (in pratica i partiti piccoli difficilmente entrerebbero in Parlamento, almeno che non siano davvero forti in 5 regioni, e in questo caso nessuno, tranne la Lega Nord, che però potrebbe anche superare 5% nazionale). Come il sistema tedesco e come il Vassallum, invece, non prevede l'obbligatorietà di dichiarare le alleanze. Si capisce dunque lo sconcerto di Fini ("fermeremo il patto della frittata"), e dei piccoli dell'Unione (che sono ancora più svantaggiati rispetto al Vassallum, tanto che Mastella ha dichiarato "o si cambia o addio Governo") ma non quello di Casini, che è sempre stato a favore del sistema tedesco. Ieri da Ferrara ha dichiarato che PD e PDL sarebbero rafforzati a suo danno: ma secondo me ancora deve guardarsela bene, perchè l'unico vantaggio (minimo) per PD e PDL verrebbe dall'aumento delle circoscrizioni.

Comunque, personalmente ritengo che sia il "Vassallum" che il "Frittatum" non siano adeguati, anche se ritengo migliore il Vassallum. Infatti, la nuova legge elettorale non potrà mai risolvere il problema della frammentazione con uno sbarramento alto, perchè i piccoli si metterebbero sempre d'accordo in "cartelli elettorali" per superare lo sbarramento, pronti poi a sciogliersi dopo le elezioni. Invece, il Vassalum altera la distribuzione dei seggi, favorendo i più grandi contro i più piccoli, riducendo il "potere di ricatto" di questi ultimi, ma senza costringerli ad unirsi. Però, oltre a non garantire a tutti i piccoli rappresentanza in Parlamento, ma solo a quelli abbastanza forti in un territorio, il Vassallum abolisce il premio di maggioranza e di conseguenza le coalizioni. Insomma, i governi non sarebbero più scelti dagli elettori, ma dai partiti dopo le elezioni. Un vero e proprio furto agli elettori.

Insomma, la nuova legge elettorale, se vorrà ridurre potere di ricatto dei "partitini" e stabilità dei governi, insomma un bipolarismo nuovo, dovrà avere premio di maggioranza e un sistema che rafforzi i grandi nella stessa maniera in cui svantaggia i piccoli, garantendo a questi comunque la rappresentanza.

Io un mio sistema ce l'ho. Per vederlo andate nella sezione "La mia proposta sulla legge elettorale" o scaricarlo da questo link http://www.divshare.com/download/3332362-26e. Attendo vostri commenti :-)
Discriminazione nella discriminazione
post pubblicato in Diario, il 8 dicembre 2007


                               <b>La Binetti contro il trattato di Amsterdam<br>"Certi temi non sono da emendamento"</b><br>

Giovedì sera il Senato si è espresso sulla fiducia al Governo sul "decreto-sicurezza". La maggioranza si è salvata per un soffio, 160 a 158. Inutile dire che i senatori a vita, per la prima volta in un voto di fiducia, sono stati decisivi: senza di loro sarebbe finita 155 a 157, e addio governo. A votare a favore la Montalcini, Scalfaro, Colombo, Ciampi e a sorpresa Cossiga, contro invece Andreotti, il senatore di Sinistra Critica Turigliatto e la senatrice Binetti dell'area "teodem" del PD. Non ha votato invece il senatore-re della pasta Divella, di AN ("per motivi di salute", dirà poi Fini) e il senatore eletto all'estero, Pallaro, che era appunto all'estero.

Il voto viene dopo settimane agitate, sia nella maggioranza che nell'opposizione, per via della legge elettorale. Difficile sostenere che questo voto sia quello della "spallata", visto che Pallaro era assente e che la Binetti ha votato contro per una questione particolare del provvedimento, e come ha dichiarato in seguito, non mette in dubbio il suo appoggio al Governo.

Infatti, la Binetti, una volta assicurato il sì di Cossiga, ha voluto lanciare un "segnale" al Governo. Nel "pacchetto sicurezza" è stata inserita, per volere di Rifondazione, una norma anti-discriminazioni, che si rifà al Trattato di Amsterdam del 1992 (!), per combattere discriminazioni "fondate sul sesso, la razza o l'origine etnica, la religione o le convinzioni personali, gli handicap, l'età o le tendenze sessuali". Ora, che l'argomento non c'entrasse molto con il "pacchetto sicurezza", è vero. Che debba essere controllato, affinchè non si vada in carcere (sono previsti infatti massimo 3 anni) solo per aver detto che "una coppia omosex non può adottare un bambino", è altrettanto vero. Ma la cosa che non è assolutamente accettabile è che queste critiche siano fatte unicamente per le discriminazioni sessuali, e che invece non sia stata fatta una parola sulle altre discriminazioni. Se il testo non avesse previsto le "tendenze sessuali", non ci sarebbe stata polemica, non sarebbe stato detto che non c'entrava con la sicurezza e che non si può finire in carcere per aver espresso un opinione.

Il Governo ha promesso alla Binetti (e al Mastellone, subito pronto come un avvoltoio), che il testo sarà rivisto alla Camera. E questo può anche essere giusto, per gli aspetti citati prima. Ma se la norma sarà cancellata del tutto, il Governo si dovrà solo vergonare. Sacrificare i diritti fondamentali dell'uomo sull'altare della sopravvivenza non è accettabile. Che si vada alle elezioni, e che la Binetti contribuisca pure a portare al potere chi (a quanto pare) se ne frega di questi diritti.
Di Pietro fra dietrofront sul G8
post pubblicato in Diario, il 2 novembre 2007


                                 

Martedì 30 Ottobre la maggioranza è stata battuta in Commissione Affari Costituzionali alla Camera. Motivo del contendere la volontà del Governo di istituire una commissione di inchiesta sui fatti del G8 di Genova del 2001: è finita 22 pari (quindi non è stata approvata), grazie, oltre all'assenza di due socialisti (arrivati in ritardo), al voto contrario di Italia dei Valori e Udeur.

Dopo il voto subito si sono scatenate (inevitabili) le proteste della sinistra radicale. Ma non solo: perchè la commissione d'inchiesta sul G8 era prevista nel programma dell'Unione, e da più parti è chiesta una maggiore chiarezza su cosa accadde in quei giorni in cui l'Italia doveva mostrare la miglior parte di sè, e invece finì per mostrare solo il suo aspetto violento e sanguinario. Più chiarezza, dunque, sulle responsabilità di manifestanti, forze dell'ordine e autorità di Governo.

Ora, se è comprensibile il "no" dell'opposizione (all'epoca dei fatti al Governo c'era Berlusconi), risulta difficile capire quello di Mastella e Di Pietro. Soprattutto quest'ultimo, che si è giustificato dicendo che sarebbe stato messo in discussione il ruolo delle forze dell'ordine: ma se queste sono pulite, che problema c'è nell'indagarci? Poi, durante la trasmissione di Santoro, AnnoZero, il famoso giornalista Marco Travaglio ha accusato Di Pietro proprio su questa vicenda.

E oggi il ministro delle Infrastutture fra dietrofront dalle collone dell'Unità, e dichiara: "Travaglio ha ragione". E se fosse ripresentata la proposta la approverebbe, a patto che l'inchiesta sia a 360° gradi, anche sui manifestanti. Bene, ha ragione. Poteva pensarci prima, però.

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