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il blog di Francesco Zanfardino
L'antiberlusconismo
post pubblicato in Diario, il 3 ottobre 2010


                                                 

Il Partito Democratico non ha aderito al secondo "NoBDay", come d'altronde già aveva fatto col primo. Anche se stavolta, tra i dirigenti PD, il solo Ignazio Marino ha partecipato in piazza, mentre almeno il 5 Dicembre 2009 gli facevano compagnia anche Rosy Bindi e Dario Franceschini. Come adesione personale, s'intende.

Per carità, c'erano allora e c'erano ora motivi per non aderire ufficialmente: il PD, a differenza di atlri partiti di centrosinistra, non vuole fare solo antiberlusconismo ma preparare l'alternativa al berlusconismo. Oltre alle varie motivazioni che di volta in volta usano i vari dirigenti del PD in questi casi, ovvero "se contestiamo Berlusconi gli facciamo un favore", "il problema di questo Paese non è Berlusconi", "è sbagliato dire che siamo in un regime", "non dobbiamo sconfiggerlo tramite i suoi guai giudiziari ma con le armi della politica", eccetera eccetera. Giudizi frutti un po' della pressapochezza, dato che la manifestazione concentrata sulla figura di Berlusconi in sè, ma su tutto ciò che rappresenta. E si poteva cogliere l'occassione per presentarla, o almeno cominciare a delinearla, questa benedetta "alternativa".

Ma, soprattutto, io ci trovo una grande incoerenza. Innanzitutto, perchè questa "alternativa al berlusconismo" la si sbandiera nelle parole e poi, purtroppo, non la si ritrova ancora nei fatti. Ma soprattutto perchè è decisamente incoerente dire no all'antiberlusconismo e poi contemporaneamente evocare "l'emergenza democratica" per giustificare l'alleanza con Casini e perfino con Fini, perchè bisogna innanzittutto eliminare il "pericolo" che Berlusconi vinca le elezioni.

Più "antiberlusconiani" di così ...

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Due anni fa
post pubblicato in Diario, il 14 ottobre 2009


                                                      

Ai più sarà sfuggito, ma esattamente due anni fa, 14 Ottobre 2007, per la prima volta un segretario di partito veniva scelto attraverso le Primarie. Si trattava dell'atto fondativo del Partito Democratico, e più di tre milioni di persone si recarono ai seggi, pagando un euro e facendo la coda pur di sentirsi partecipe allo svolgersi della democrazia.

Da quel giorno tante cose sono successe. Il vincitore di quel plebiscito, Walter Veltroni, si è dimesso, e già questo la dice lunga su come in questi due anni siano state deluse le grandi aspettative suscitate da quella giornata, e soprattutto dalla straordinaria campagna elettorale del 2008 (tradotta in un 33% sì perdente, ma che attualmente sarebbe un sogno tornare a raggiungere). Questo certamente per i limiti dell'ex-segretario, poco capace di imporre una propria linea forte del consenso che inizialmente aveva, ma soprattutto colpa di una classe dirigente nel complesso incapace di farsi interprete di quella forte esigenza di rinnovamento, di modi e contenuti oltre che di facce, che l'elettorato di centrosinistra chiedeva e continua a chiedere dopo 15 anni di "stesse cose".

Incapace perchè divisa in perverse logiche correntizie capaci solo di produrre lotte intestine per il potere e non scambi di idee per il futuro del Paese. Incapace perchè cresciuta politicamente in un contesto del tutto diverso da quello berlusconiano, che rappresenta, nel bene o nel male (nel male, nel male...) un modo del tutto diverso di fare politica. In ogni caso, è tempo di cambiare. Senza retorica: cambiare non vuol dire solo fare largo ai giovani, ma soprattutto alle giovani idee. E alla capacità di dare una linea: la gente deve sapere cosa propone il PD per il loro futuro.

E' il ruolo che avrebbe dovuto svolgere questo Congresso. E invece si sarebbe ridotto ad un semplice gioco di nomi e nomenclature, se non si fosse candidato anche Ignazio Marino. Questa sgangherata mozione, tra mancanze di mezzi e visibilità, è riuscita con la sola determinazione dettata dalla passione e con la forza delle idee a riaccendere il dibattito sulle questioni centrali del PD. Il suò dire "dei SI e dei NO netti" e la sua lontananza dai giochi di corrente gli consente di porsi credibilmente come quel leader che il PD necessita per potersi proiettare nel futuro e realizzare pienamente quel progetto in cui tanti milioni di Italiani continuano a credere. Di certo in questo ha maggiore credibilità di chi sembra rivolgersi, più o meno legittimamente, al passato come Bersani, e chi rappresenta, con tutti i pregi e i difetti, il presente come Franceschini.

Ecco perchè ho scelto di impegnarmi fin dall'inizio per la sfida di rinnovamento portata avanti da Ignazio Marino. Ed ecco perchè ho deciso di accettare di interpretare questa sfida come capolista per l'Assemblea Nazionale nel mio collegio (Afragola - Arzano - Cardito - Casavatore - Casoria - Crispano - Frattaminore, in provincia di Napoli). Un studente dicianovvene senza "sponsor": in fondo, anche questa è una dimostrazione della capacità innovativa della mozione Marino ...

Ma, al di là di tutto, non perdiamo questa fondamentale occasione di democrazia partecipata. Che si preferisca Bersani, Franceschini o Marino, mai come il 25 Ottobre si deciderà il futuro del PD e quindi dell'Italia. Non pentitevi di aver lasciato ad altri questa scelta.

P.S. E a chi ci dice che tanto non vinceremo mai: se anche fosse, in fondo, basta che Bersani perda un 5% rispetto al voto degli iscritti per far sì che siano i voti di Marino a determinare il futuro del PD. Quindi ... diamoci da fare!

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Uguali ma ancora diversi
post pubblicato in Diario, il 10 ottobre 2009


                                         

Oggi si è svolta un'importante manifestazione, quella nazionale promossa dalle associazioni Lgbt contro l'omofobia. Importante non solo per il tema, ma anche per il suo carattere "storico": è infatti la prima volta che la comunità Lgbt sfila in una manifestazione nazionale che non sia un Gay Pride. Una piccola svolta, che può portare i temi della tutela dei diritti della comunità omosessuale al di fuori della stessa comunità, aprendosi magari, in un futuro non troppo lontano, ad una forte partecipazione del mondo eterosessuale.

Come infatti auspicavo in un post qualche settimana fa, nel periodo delle ripetute aggressioni omofobe, è necessario che anche gli eterosessuali si affianchino alla comunità Lgbt nella giusta lotta per i diritti civili, infatti, non avrà una reale efficacia finchè verrà portata avanti solo da chi manca di quei diritti. In fondo, Martin Luther King e il movimento degli afro-americani non avrebbe ottenuto reali risultati contro la discriminazione razziale, se non fosse riuscito a coinvolgere anche gli americani "bianchi" nella sua lotta.

Eppure l'Italia probabilmente non è ancora pronta. Già il fatto che alla manifestazione di ieri, che non era nemmeno un Pride, ci sia andato solo uno dei tre candidati alla guida del Partito principale dello schieramento progressista (Ignazio Marino - e questo dovrebbe far riflettere anche in generale sulla scelta degli elettori PD per le Primarie), la dice lunga. Ma, al di là della politica, la domanda è questa: noi eterosessuali siamo pronti a battagliare pubblicamente per i diritti Lgbt? Molti sicuramente sì. Ma la candid camera delle scorsa puntata delle Iene mi fa venire molti dubbi sulla disponibilità e sulla mentalità della maggioranza degli Italiani.

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10 domande ai candidati segretari del PD
post pubblicato in Diario, il 3 settembre 2009


                                            

Oddio, più che di "10 domande" si tratta di "10 questioni" ... in totale saranno una quarantina di domande, ma ormai è di moda farne dieci, quindi mi adeguo. Forse pretenderò troppo, da piccolo blogger di periferia (virtuale, s'intende), ma tentar non nuoce. Quel che è sicuro è che il dibattito congressuale finora non ha concesso alla maggior parte di noi poveri iscritti e simpatizzanti del PD motivazioni sufficienti per poter scegliere l'uno o l'altro candidato. Gli stessi Bersani e Franceschini faticano a descrivere le differenze fra le loro mozioni, ma d'altronde evitano persino di ben definire la propria idea di PD; nel contempo, i principali media mettono sotto silenzio Marino, che pure avrebbe ragione da vendere, da questo punto di vista.

Questo potrebbe tradursi in una scarsa partecipazione della parte meno militante del "vero" elettorato PD ("tanto uno vale l'altro - direbbero - e l'altro manco lo conosco ..."), a favore del "falso" elettorato PD, quello delle "bufale campane" (e non solo), che vanno solo ad ingrossare il clientelismo di certe classid dirigenti meridionali. E sarebbe un vero peccato, se teniamo conto del fatto che le Primarie sono pur sempre la più elevata forma di partecipazione politica in Italia. Ecco perchè sarebbe importante che i candidati rispondessero a tante delle questioni irrisolte all'interno del PD, definendo così con precisione la propria identità e fornendo al "popolo delle primarie" gli elementi per prendere la decisione migliore. Ecco dunque le mie "10 questioni":

1 - Alleanze, legge elettorale, candidature:
- Se domani cadesse il Governo Berlusconi, con quali partiti, sulla base del tipo di politiche da loro portate avanti in questi anni, stringerebbe un’alleanza che possa credibilmente portare avanti l’idea di governo del Paese del suo PD?
- Proseguire la strada dell’ASDE oppure lavorare per una “internazionale democratica” che coinvolga anche i democratici d’oltre Europa?
- Quale sistema elettorale preferisce?
- Premier, Governatori di Regione, Presidenti di Provincia, Sindaci, Parlamentari, candidati nei collegi provinciali: quante e quali di queste cariche andrebbero sempre scelte tramite primarie? Solo iscritti o pure simpatizzanti? Anche per gli “uscenti”?
- Come risolvere il problema del tesseramento gonfiato in alcune aree del Paese?

2 – Ambiente:
- Nucleare, sì o no? E perché?
- E’ d’accordo con l’approvare un “libro verde” con tutti i provvedimenti di efficienza energetica e di “green economy” a costo zero attuabili dagli amministratori locali e farli immediatamente approvare dagli amministratori PD, così da rendere credibili le proposte del PD anche se all’opposizione nazionale?
- Non ritiene una grave mancanza che il PD abbia lasciato che Berlusconi si prendesse i meriti del caso-Napoli, quando Bertolaso si è semplicemente limitato a tagliare i nastri alle due discariche (decisive) nel frattempo allestite da De Gennaro? Ne era a conoscenza? Come rimediare, sia dal punto di vista dell’informazione sia dal punto di vista di un maggiore impegno degli amministratori locali PD per un migliore sistema di smaltimento dei rifiuti?

3 - Capacità di decisione:
- Quanto tempo deve passare, secondo lei, dall’inizio del dibattito interno alla decisione finale su una qualsiasi problematica che porti a divisioni interne?
- Se tali divisioni dovessero essere insanabili, preferisce soluzioni del tipo “posizione prevalente” o rimettere la decisione finale ad un referendum interno? In quest’ultimo caso, meglio consultare solo gli iscritti o anche i simpatizzanti?

4 - Credibilità delle proposte:
- Potrebbe elencare, per una somma complessiva di almeno 15 miliardi di euro, da dove prendere le risorse per finanziare (e rendere così credibili) le proposte che il suo PD porterebbe avanti nei prossimi anni?

5 - Politica estera e Difesa:
- Pensa vadano ritirate le truppe dall’Afghanistan? Se sì, più o meno quando?
- E’ d’accordo con la proposta del Ministro La Russa di un nuovo codice intermedio fra quelli di pace e guerra?
- Di quanto vanno ridotte le spese militari, se vanno ridotte?
- Crede che la NATO sia una istituzione superata? Cosa della presenza di basi NATO sul suolo nazionale?

6 - Infrastrutture:
- Ponte di Messina, subito, dopo o mai?
- In generale, dovendo scegliere, meglio le “Grandi Opere” o migliorare le reti esistenti?

7 - Laicità, diritti, temi etici:
- Si impegna a partecipare di persona al prossimo Gay Pride?
- Intende battagliare pubblicamente per i Dico? E per i matrimoni omo? Se no, può dirci per quale motivo due uomini non possono vedere riconosciuta la loro relazione tramite matrimonio ed una coppia etero sì?
- Cosa ne pensa delle adozioni per single e omosessuali?
- Cosa ne pensa del “divorzio breve”?
- Va rivisto il Concordato, ed in che misura?
- Va mantenuto l’insegnamento della religione Cattolica, oppure va sostituito con una generica storia delle religioni? E’ giusto che i docenti di religione siano scelti in maniera diversa dagli altri?
- Sul testamento biologico, ddl Marino, Calabrò o altre soluzioni?
- Lei considera l’aborto un diritto o una concessione per evitare tragedie peggiori?
- Simboli religiosi in luoghi pubblici (N.B. non l’ostensione personale): vanno vietati?
- Ricerca sulle staminali embrionali, sì o no?
- Infine, quali limiti deve avere la fecondazione assistita?

8 - Rapporto con gli amministratori locali:
- Fin dove può spingersi, secondo lei, l’autonomia degli amministratori locali del PD rispetto alla linea del Partito (anche dal punto di vista della “questione morale”)? Oltrepassato quel limite, quali provvedimenti andrebbero adottati? Ci può fare qualche esempio?

9 - Tematiche “anti-berlusconiane”:
- Quale legge contro il conflitto d’interessi?
- Quali limiti porre alla concentrazione delle fonti d’informazione?
- Nomine RAI, il PD deve farle o deve sottrarsi fino a quando non viene riformato il sistema?

10 – Welfare e Sicurezza:
- Con la CGIL, con CISL-UIL oppure con una propria linea indipendente?
- Aumento dell’età pensionabile, sì o no?
- Co-decisione sul modello tedesco, sì o no?
- Reddito minimo di cittadinanza, sì o no?
- Flessibilità nel settore statale, sì o no?
- Ronde: come risponde a chi dice che sono un "servizio civico" di volontariato come tutti gli altri?
- Esercito contro le mafie, sì o no?
- Se non hanno diritto all'asilo, è giusto respingere i clandestini?
- Prostituzione: come combatterla? Oppure come va legalizzata?
- Droghe leggere: come combatterle? Oppure come legalizzarle?

P.S. Eventualmente dovessi ricevere tanto onore da qualcuno dei tre candidati, sono gradite risposte chiare e concise, senza giri di parole per evitare di rispondere. Insomma, dei sì e no, ove possibile.

P.P.S. Se volete, fareste una gran bella cosa a diffondere questo post.

Francesco Zanfardino - www.discutendo.ilcannocchiale.it

Ddl Calabrò, la legge inutile
post pubblicato in Diario, il 21 febbraio 2009


                                              

Oggi qualche migliaio di persone ha protestato contro la legge sul testamento biologico che la maggioranza vorrebbe approvare, il cosiddetto "ddl Calabrò". Al di là delle varie posizioni presenti in piazza, al di là dei toni più o meno condivisibili della protesta, non posso che condividere le ragioni di quella protesta.

Il ddl Calabrò è, infatti, la classica legge fatta per "cambiare per non cambiar niente". Non solo per i motivi ottimamente illustrati da Ignazio Marino, chirurgo d'eccellenza e senatore PD, nella sua intervista ad Annozero di qualche tempo fa: ovvero che, se il ddl passerà, i cittadini potranno sì fare testamento biologico, ma non potranno rinunciare con esso ad idratazione/alimentazione forzata (cosa che non esiste in nessun Paese al mondo dov'è previsto il testamento biologico), perchè "non è assimilabile a terapia, dunque non può essere tolta ad un paziente", nemmeno se espressamente la rifiuta. Una posizione incoerente con l'idea stessa di testamento biologico (mi riconosci la possibilità di morire ponendo fine alle terapie, ma poi mi costringi ad alimentarmi/idratarmi, dunque non mi fai morire), ma anche sbagliata, dato che per inserire un sondino occorre una operazione chirurgica, e devono essere assimilati dei farmaci insieme alle sostanze nutritive: e non sono queste terapie e interventi? Con questa legge, insomma una Eluana non potrebbe avere diritto alla fine delle terapie. Inoltre, il ddl Calabrò prevede l'impossibilità per una persona, una volta effettuati su di esso gli interventi che lo mantengono in vita, di rifiutare ad essi successivamente se rimane cosciente: con questa legge, dunque, un Welby, perfettamente cosciente, non potrebbe richiedere il distacco del respiratore artificiale, perchè gli è stato già inserito. Ma che assurdità!

Ma, ripeto, non solo per questi motivi. Anche per un altro motivo, davvero inconcepibile: la non obbligatorietà del testamento biologico. Ovvero, se il medico non riterrà opportuno "staccare la spina", la volontà del paziente non conterà niente. Ma allora che diavolo la si è fatta a fare questa legge? A che è servito l'estenuante e sofferto dibattito politico e nella società italiana? A che è servita la battaglia del padre di Eluana? A niente.

Non so a quanto possa servire un referendum abrogativo. Perchè tanto abrogherebbe il nulla. Ma se servirà a risvegliare le coscienze degli Italiani, e a spingere per una legge seria sul testamento biologico, si faccia tutti i referendum possibili e immaginabili. Siamo abituati alla propaganda e agli spot del Governo, privi di concretezza, ma qui stiamo parlando dei diritti delle persone, e non servono le leggi inutili.

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