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il blog di Francesco Zanfardino
Hanno scoperto l'Europa
post pubblicato in Diario, il 10 maggio 2010


                                                   

Oggi tutti sembrano scoprire l'Europa, grazie alla grande euforia suscitata su tutte le piazze affaristiche europee, a cominciare soprattutto dalla nostra Milano (rialzo record del +11% in una sola giornata) dal piano "salva-Stati" approvato nella notte dai ministri delle finanze dell'Unione Europea. 600mld di investimenti che dovrebbero evitare la bancarotta non solo della Grecia ma di tanti altri Paesi in difficoltà, a cominciare dal Portogallo fino a Spagna, Gran Bretagna e Italia.

Eppure tanto "europeismo" non c'è mai stato in Italia, specialmente da parte di chi oggi rivendica presunti meriti ma in passato ha sempre populisticamente ed opportunisticamente soffiato contro la bandiera dell'Europa. Ogni volta che la UE si è opposta ai provvedimenti sbagliati del Governo, si diceva che l'Europa non serviva a niente, era solo un covo di "burocrati". Ogni volta che l'Europa redarguiva il Governo sui conti pubblici, si diceva che era un freno allo sviluppo del Paese. Per non parlare delle grandi manifestazioni convocate contro gli sforzi compiuti dal primo governo Prodi, sulla scia di Ciampi, per risanare i conti pubblici e portare l'Italia in Europa.

Fossimo stati a sentire a loro, quelli che oggi si scoprono europeisti, l'Italia sarebbe rimasta da sola ad affrontare una crisi molto, molto più grande di lei, altro che "salva-Stati". Meglio tardi che mai.

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Senza di loro
post pubblicato in Diario, il 1 marzo 2010


                                            

Decine di migliaia di stranieri e nuovi italiani in decine e decine di piazze italiane per rivendicare il rispetto delle loro persone, oltre che dei loro diritti. Non avranno bloccato l'Italia, ma questo primo "sciopero degli immigrati", una mobilitazione nata dal basso, con un aiuto purtroppo tardivo da parte di sindacati e partiti, può assolutamente ritenersi un successo.

Un punto di inizio, dal quale ripartire a breve con più forza. Per evitare la deriva da "banlieu", che negli ultimi si sta facendo strada in Italia (Castelvolturno, Rossano e Milano docent), occore infatti immettere la sacrosanta rivendicazione degli immigrati nei ben più sani e produttivi canali della protesta e della battaglia civile. Prima o poi l'Italia si renderà conto che, senza di "loro", "noi" semplicemente non "saremmo". Perchè, per quanto possano provare populisticamente a negarlo, "loro" sono già "noi".

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L'onda viola
post pubblicato in Diario, il 5 dicembre 2009


                                   

Si dica quel che si vuole del No-B-Day, ma una manifestazione partecipatissima che, al di là dei presunti numeri, ha riempito una piazza come quella di San Giovanni e formato un corteo lungo due chilometri, senza la struttura di un partito, ma solo con la partecipazione diretta della società civile, è sempre un'ottima cosa. Specialmente in un periodo come questo, dove la partecipazione civica viene mortificata quotidianamente da una politica sempre più chiusa ed in uno scenario dove impegnarsi per il proprio Paese sembra essere una cosa da "fessi" e "poveri illusi".

E poi, passando al merito, sì, Berlusconi e il "berlusconismo" devono andare a casa. Sarebbe certamente molto meglio spazzarlo via sul piano cosiddetto "politico", e spero che questa avvenga (non vorrei raccontare ai miei discendenti che abbiamo avuto un ventennio dominato da uno come Berlusconi e finito solo per volontà di quest'ultimo), ma in nessun Paese davvero democratico fino in fondo uno come Berlusconi continuerebbe ad essere il Presidente del Consiglio.

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Uguali ma ancora diversi
post pubblicato in Diario, il 10 ottobre 2009


                                         

Oggi si è svolta un'importante manifestazione, quella nazionale promossa dalle associazioni Lgbt contro l'omofobia. Importante non solo per il tema, ma anche per il suo carattere "storico": è infatti la prima volta che la comunità Lgbt sfila in una manifestazione nazionale che non sia un Gay Pride. Una piccola svolta, che può portare i temi della tutela dei diritti della comunità omosessuale al di fuori della stessa comunità, aprendosi magari, in un futuro non troppo lontano, ad una forte partecipazione del mondo eterosessuale.

Come infatti auspicavo in un post qualche settimana fa, nel periodo delle ripetute aggressioni omofobe, è necessario che anche gli eterosessuali si affianchino alla comunità Lgbt nella giusta lotta per i diritti civili, infatti, non avrà una reale efficacia finchè verrà portata avanti solo da chi manca di quei diritti. In fondo, Martin Luther King e il movimento degli afro-americani non avrebbe ottenuto reali risultati contro la discriminazione razziale, se non fosse riuscito a coinvolgere anche gli americani "bianchi" nella sua lotta.

Eppure l'Italia probabilmente non è ancora pronta. Già il fatto che alla manifestazione di ieri, che non era nemmeno un Pride, ci sia andato solo uno dei tre candidati alla guida del Partito principale dello schieramento progressista (Ignazio Marino - e questo dovrebbe far riflettere anche in generale sulla scelta degli elettori PD per le Primarie), la dice lunga. Ma, al di là della politica, la domanda è questa: noi eterosessuali siamo pronti a battagliare pubblicamente per i diritti Lgbt? Molti sicuramente sì. Ma la candid camera delle scorsa puntata delle Iene mi fa venire molti dubbi sulla disponibilità e sulla mentalità della maggioranza degli Italiani.

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Per chi ha ancora dei dubbi
post pubblicato in Diario, il 4 ottobre 2009


                                         

Per fortuna che il Cdr del Tg1 ha avuto un sussulto di dignità. Altrimenti probabilmente l'ennesimo scempio giornalistico compiuto dal direttore Minzolini sarebbe passato impunito e, soprattutto, nell'indifferenza pressochè generale.

In realtà, non è per niente detto che quelle righe lette da Tiziana Ferrario abbiano reso consapevoli l'intera opinione pubblica della gravità di quel monologo politico sciorinato senza contraddittorio (e non è la prima volta) da quello che dovrebbe essere una vera e propria istituzione imparziale, ovvero il direttore del Tg dell'ammiraglia del servizio pubblico. Perlomeno però rappresentano un bel segnale (anche se dovrebbero pretendere le dimissioni di Minzolini, se sono davvero convinti di quello che dicono, visto quanto è caduto in basso il loro Tg), in risposta ad uno dei momenti peggiori dell'informazione italiana, che dovrebbe da solo essere sufficiente a dimostrare che in Italia c'è eccome un problema di informazione, anche se c'è chi, anche a "sinistra" (negli ambienti cosiddetti "riformisti", alla Polito o alla Piroso, per intenderci, anche se di riformista hanno ben poco), sembra negarlo.

Non si tratta di poter esprimere liberamente la propria opinione, come ha lamentato Minzolini. Il direttore di un TG del servizio pubblico, ed in particolare di quello che più degli altri deve essere imparziale, non è un opininionista. Non è questo il ruolo cui è chiamato a svolgere.

Se poi non solo si permette di esprimere opinioni personali sulle notizie, ma le suffraga con argomenti falsi, è non solo scorretto, ma pure disonesto. Al di là dei toni usati ("manifestazione inaccettabile", volontà di insediare un "regime mediatico", "presenza di giornali "che si considerano depositari della verità"), infatti, è la sostanza stessa del ragionamento a non reggere: innanzitutto, non è in discussione il diritto di querela, come invece paventava Minzolini: la manifestazione non è stata, infatti, indetta a causa delle querele contro l'Unità e Repubblica, anche se è inconcepibile che si quereli un giornale non perchè ha detto cose false, ma perchè ha fatto delle domande ... quella è stato solo la goccia che ha fatto traboccare un vaso pieno di mosse innescate dal Premier per ridurre la stampa libera nel nostro Paese. Le liste di proscrizione lanciate verso varie trasmissioni colpevoli di dire cose vere ma scomode; l'allontanamento di voci fuori dal coro, anche se vicine, come quella di Mentana; il tentativo riuscito di imprandonirsi della Vigilanza Rai, e di appropriarsi delle nomine Rai senza alcuno spirito di collaborazione con le opposizioni e piazzando uomini per niente parziali; l'invito a non fare comprare pubblicità su giornali e trasmissioni scomode; le vendette politiche, davvero diffamatorie, a mezzo stampa come nel caso Avvenire. Per non parlare poi dell'enorme conflitto d'interessi di un Premier, dunque di una persona interessata innanzitutto ad apparire capace di governare, prima di esserlo davvero, che però è anche proprietario direttamente ed indirettamente del 90% del sistema informativo (e non) televisivo e di buona parte dell'editoria.

Ma queste cose evidentemente sfuggono ad un direttore che è stato nominato direttamente (e spudoratamente) da Berlusconi perchè evidentemente apprezzava certe sue "qualità". Come quella di nascondere notizie scomode, e di andarne pure fiero ... poi dicono che l'informazione in Italia è normale ...

P.S. Ah, per chi diceva che la manifestazione sarebbe stata una farsa con quattro gatti, si guardi bene la foto di Piazza del Popolo stracolma fin nei dintorni. Forse c'eran davvero quattro gatti in giro, ma di certo c'erano pure qualche migliaio di persone ... giusto qualcuno.

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I veri sordi
post pubblicato in Diario, il 4 aprile 2009


                                             

Oggi una marea di persone ha manifestato al Circo Massimo contro le politiche economiche e sociali del Governo
. Che siano 2 milioni o 200mila, poco conta: conta che tantissime persone quest'oggi hanno affrontato la fatica di un viaggio ed hanno riempito una piazza enorme come il Circo Massimo, perchè sono scontenti di come questo Governo sta facendo finta di affrontare i problemi di milioni di Italiani che della crisi non sono responsabili ma ne stanno pagando le maggiori conseguenze.

Poi si possono fare tutte le dietrologie, tutte le critiche, tutte le dichiarazioni che si vuole. Ma dire che i manifestanti sono "sordi", perchè il Governo ha già fatto quel che loro chiedono, oppure perchè non vogliono capire che non si possono fare le cose che chiedono (e il bello è che queste due frasi, palesemente contrastanti, sono dette all'interno dello stesso Governo), è il più grande errore che un Presidente del Consiglio possa fare. Certo, sarebbe meglio se il sindacato fosse unitario. Certo, sarebbe meglio se dalla grande manifestazione di oggi fossero uscite più proposte concrete, oltre alle legittime proteste. Ma minimizzare la manifestazione odierna ad una "scampagnata", no. Non lo può fare un Governo che come manovra anti-crisi ha stanziato appena 4 miliardi (!). Non può farlo un Governo che si arrangia, magari con un po' di provvedimenti spot, senza puntare ad un nuovo Paese, ad una nuova gestione economica-sociale-politica che traghetti l'Italia nel futuro. Non può farlo un Governo che ha tagliato miliardi a destra e a manca (e senza criteri validi), e contemporaneamente non taglia i propri privilegi e dei privilegiati italiani, non tassa le alte rendite, non lotta sull'evasione fiscale, elimina i tetti agli stipendi d'oro, eccetera eccetera. Non può farlo un Governo che favorisce il precariato a vita e l'insicurezza sui posti di lavoro, eliminando i buoni provvedimenti, pur non sufficientemente forti, del precedente Governo. Non può farlo.

E soprattutto non può, nemmeno scherzosamente, "tirare un tavolo in testa" a chi ti chiede un tavolo sindacato-Governo per dialogare per il bene del Paese.

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A testa alta
post pubblicato in Diario, il 21 marzo 2009


                                       

Gli inaspettati successi della "marcia contro le mafie" organizzata stamattina a Napoli dall'associazione Libera di Don Ciotti (circa 150mila presenti), e delle celebrazioni tenutesi l'altro ieri a Casal di Principe in memoria di Don Peppino Diana, il prete anti-camorra ucciso dai Casalesi 15 anni fa (circa 40mila presenti), dimostrano come in Campania non siamo tutti mafiosi o complici, più o meno diretti, della malavita, ma che anche in questa terra martoriata, dove cambiare le cose sembra, se non impossibile, un'impresa, c'è una pubblica opinione capace di distinguersi e non arrendersi, rendendosi disponibile a mettere in gioco le proprie forze per sradicare questo cancro che, con tutte le sue metastasi presenti in tutti i campi della società, impedisce alla Campania e al Sud di svilupparsi in modo adeguato, e ai cittadini del Mezzogiorno di vivere liberi da qualsiasi oppressione.

Centinaia di migliaia di persone a testa alta, dunque, che però non possono fare a meno di uno Stato a testa alta. Non può bastare l'attivismo isolato del fronte anfi-mafia, i veri eroi del nostro Paese, di tutti coloro che mettono a rischio la propria vita pur di non sottostare al giogo mafioso e che così facendo contribuiscono a risollevare le coscienze, ma certo non hanno i mezzi decisivi per poter sradicare la mafia. E non può bastare nemmeno uno Stato che si limita a più o meno frequenti arresti di boss, sequestri di beni mafiosi, che pur contribuiscono a combattere la mafia, ma non possono certamente sconfiggerla.

Per sconfiggere le mafie c'è bisogno allora di una rivoluzione dellla coscienze, ma soprattutto di forza, coraggio e volontà nelle scelte dello Stato. C'è bisogno di uno Stato che dia il buon esempio, cacciando i mafiosi, e chi collabora con la mafia, dalle proprie istituzioni. C'è bisogno di uno Stato che rompa i legami tra mafia e politica, imponendo stretti controlli sull'attività delle amministrazioni locali e degli enti locali, e impedendo con leggi e controlli severi che l'intreccio politico-mafioso possa determinare la vita economica e sociale, con politiche clientelari, appalti, nomine e assunzioni oscure. C'è bisogno di uno Stato che porti la legalità e la speranza nelle tante aree devastate e di disagio sociale nel nostro Paese, con tutte le forze a propria disposizione (scuola, forze dell'ordine, lavoro), offrendo un'alternativa di vita a tutti quei giovani che lo Stato non l'hanno mai visto e si rifugiano nell'anti-Stato nella speranza (vana) di una vita migliore. C'è bisogno di uno Stato che sconfigga i grandi interessi economici mossi e gestiti dalle mafie, avendo magari il corraggio di esporsi a critiche forti (di chi non vuole aprire gli occhi e preferisce illudersi che certi fenomeni non esistano) scegliendo, ad esempio, di legalizzare e porre sotto il controllo statale la vendita di droghe leggere e la prostituzione, sottraendo enormi volumi di denaro all'attività mafiosa (da destinare ad una lotta più efficace alle mafie) e migliorando probabilmente le condizioni sociali. 

C'è bisogno di uno Stato, insomma, a testa alta
. E allora forse, un giorno, potremo finalmente tutti gridare davvero: "Liberi dalle mafie!".

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Lesa democrazia
post pubblicato in Diario, il 6 febbraio 2009


                                                         

Oggi abbiamo vissuto una giornata incredibile, sotto il profilo del rispetto delle libertà, della democrazia, della civiltà. Abbiamo assistito ad un Capo di Governo irresponsabile e simil-dittatoriale che ha cercato di intervenire con un decreto all'ultimo all'ultimo per cancellare una sentenza definitiva, passata in giudicato e in corso di attuazione, dopo più di 10 anni di travagli giudiziari, con ricorsi, appelli, contro-ricorsi, conflitti di attribuzione fra Stato e Magistratura, rimandi alla Corte Europea, ecc. ecc.

Un travagliato percorso giudiziario che ha appurato varie cose:
- non esistono nella legislazione Italiana leggi riguardanti il "fine-vita", ovvero leggi che prevedano la possibilità per il paziente di mettere per iscritto le proprie volontà riguardante il rifiuto o meno dei trattamenti terapeutici, ivi inclusa l'alimentazione artificiale, in caso di stato vegetativo e/o incosciente, e di far rispettare tali volontà;
- dai principi costituzionali, tuttavia, si evince che esiste tale diritto;
- tuttavia, tali condizioni di incoscienza devono essere irreversibili, tali che "non vi sia alcun fondamento medico, secondo gli standard scientifici riconosciuti a livello internazionale, che lasci supporre la benchè minima possibilità di un qualche recupero della coscienza";
- inoltre, la volontà del paziente deve essere espressamente dichiarata, o in alternativa deve essere "provato in maniera chiara, univoca e convincente che il paziente, prima di perdere lo stato di coscienza, sarebbe stato contrario alla continuazione delle cure".

I virgolettati sono tratti dal dispositivo della Cassazione che ha posto fine al decennale calvario giudiziaro di Beppino Englaro, padre di Eluana, riconoscendo tali diritti e le condizioni inderogabili per riceverlo: l'irreversibilità e l'accertamento delle volontà del paziente, parametri entrambi riscontrati in Eluana dopo anni di accertamenti, sui quali è stata posta una sentenza, ripeto, definitiva e passata in giudicato. Punto.

Un normale Paese si sarebbe fermato di fronte a questo. Anzi, riconoscendo i propri errori nell'aver lasciato un tale vuoto legislativo, avrebbe chiesto unanime al Governo di preparare una legge che ricalchi tale sentenza ed eviti ulteriori travagli giudiziari per altre persone. E invece no. Spinto dalle ingerenze della Chiesa, spinto da certi fondamentalisti cattolici (chi scrive è un cattolico credente, lo sottolineo onde evitare equivoci), spinto dalla volontà di farsi bello di fronte a parte del suo elettorato come difensore della "Cattolicità" e della vita (loro, pluri-divorziati a tutti i livelli, a partire da Berlusconi, Fini, Bossi e Casini), il Governo Berlusconi ha deciso di sfidare la Costituzione, approntando un decreto "ad personam", stavolta non per salvare le aziende del Premier o la sua fedina penale, ma per bloccare l'attuazione di una sentenza, ripeto, definitiva, passata in giudicato e in corso di attuazione. Questo nonostante il Presidente della Repubblica, e con lui il Presidente della Camera, avessero preannunciato al Governo i suoi forti dubbi sulla costituzionalità di un eventuale decreto "blocca-Eluana". Ma Berlusconi se ne è solennemente fregato, approvando il decreto e sfindando il Quirinale, con frasi del tipo "se non ci fosse la possibilità di ricorrere ai decreti tornerei dal popolo a chiedere il cambiamento della Costituzione e del Governo", chiamando in causa l'appoggio di costituzionalisti come Onida (che invece ha smentito, e d'altronde si era già espresso contro al decreto), sparando follie del tipo "Eluana è viva, potrebbe fare figli". Un voto all'unanimità estorto con le minacce, dato che la Prestigiacomo, che si era detta contro il decreto, ha votato a favore perchè Berlusconi nel Consiglio dei Ministri ha dichiarato che "in caso contrario, avrei dovuto chiedere un passo indietro da chi non avesse votato il decreto" (e allora la Prestigiacomo avrebbe dovuto avere un sussulto di dignità e dimettersi, invece di subire). Insomma, un atteggiamento para-fascista che fortunatamente è stato stoppato dal Presidente Napolitano, che ha ricordato a Berlusconi le più elementari regole della democrazia e che firmare il decreto avrebbe significato dire che si possono cancellare per decreto le sentenze definitive, passate in giudicato e in corso di esecuzione: ovvero avrebbe voluto dire la fine dell'indipendenza e della funzione della Magistratura e con essa la morte della democrazia.

Ma Berlusconi non si è arreso. Lungi dal chiedere scusa per lo scempio della democrazia svolto oggi, si prepara a bloccare il Parlamento per i prossimi 3 giorni, costringendolo ad approvare un disegno di legge sul testamento biologico che però impedirà ad Eluana di veder riconosciuto il proprio diritto. Perchè Berlusconi ha detto che il ddl avrebbe ricalcato le volontà del decreto, dunque sarà simile al ddl di maggioranza, il ddl Calabrò, che non riconosce il diritto (quello descritto sopra) se non per volontà scritta, non riconosce il diritto a rifiutare l'alimentazione e a dire il vero non riconosce nemmeno il diritto, dato che comunque la decisione finale spetta al medico. Insomma, una legge che aggira la sentenza della Cassazione e probabilmente non la evita (perchè se la Cassazione ha stabilito che tali diritti si evincono dalla Costituzione, non vedo come si possa impedire l'esercizio di tale diritto se non cambiando la Costituzione).

Spero vivamente allora che di fronte alla deriva anti-democratica di questo Governo, presente da tempo ma ben celata da questo Governo fino ad oggi, si innalzi in tutto il Paese una forte voce di opposizione, con forti e durature manifestazioni in tutta Italia, e una dura opposizione, se non ostruzionismo, in Parlamento contro una legge che non risolve i problemi e che non riconosce i diritti che sono stati riconosciuti ad Eluana da una sentenza, ripeto per l'ultima volta, definitiva, passata in giudicato ed in corso di esecuzione. E' l'ora di reagire.

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Questa protesta andrebbe ascoltata
post pubblicato in Diario, il 30 ottobre 2008


                                                              Roma invasa: "Siamo un milione" E i ragazzi circondano il ministero   

Oggi è stato il giorno del grande sciopero generale contro i decreti Gelmini-Tremonti. Secondo gli organizzatori, ovvero Cgil, Cisl e Uil, a Roma hanno manifestato un milione di persone, più varie centinaia di migliaia in tutta Italia. Molte di meno, ovviamente, per Governo e detrattori. Ma ciò che conta è che questa protesta sta unendo studenti, insegnanti, genitori, ricercatori, sindacati e studenti anche di destra, giornali come Famiglia Cristiana, in proporzioni enormi sia come numero di partecipanti che come giorni di protesta. Insomma, qualcosa che non si vedeva da molto tempo.

E d'altronde non poteva che essere così, con dei decreti che tagliano 7.8 miliardi alla scuola, 1.4 miliardi alle Università, manda in strada più di 130mila persone tra insegnanti precari e personale ATA, ripristina il maestro unico (inadeguato per questi tempi), riduce le ore, mette a rischio il tempo pieno (almeno come comunemente inteso), sottrae fondi alla ricerca e rende impossibile un vero ricambio generazionale. Il tutto senza un minimo accenno reale al taglio degli sprechi, addotto come "giustificazione" ma che viene annunciato senza però in concreto predisporre gli strumenti per farlo. E soprattutto con una marea di bugie per "giustificarsi": si mettono in mezzo i dati OCSE, che in realtà provano come in Italia la spesa pubblica per l'istruzione sia inferiore alla media europea ed OCSE, per non parlare poi di quella per la ricerca, che ci vede ultimi nell'OCSE. Si dice che la protesta è strumentalizzata dai partiti, mentre fino ad adesso non si sono viste bandiere nei cortei degli studenti, e sfilano (ed occupano) anche associazioni di destra come Lotta Studentesca e Blocco Studentesca. Si è detto che chi si oppone non fa proposte, mentre almeno qualcuno le ha già fatte.

Il tutto condito da un atteggiamento arrogante da parte del Governo che ha tirato dritto senza nemeno ascoltare una delle critiche fatte, mettendo pure la fiducia sui provvedimenti. Mentre al Governo sarebbe convenuto aprire un tavolo di confronto: se davvero sono proteste strumentali, sarebbe stato facile dimostrarlo invitandoli a fare delle proposte che non avrebbero fatto e quindi convinto gli Italiani della strumentalità di queste proposte. Evidentemente non è così. E così alla fine chi ci ha perso è l'Italia. Perchè sì è persa l'occasione per una vera riforma della scuola, che aumentasse davvero l'efficienza della scuola e della sua spesa, che investisse i risparmi nella ricerca e nell'innovazione e che ridasse dignità al merito. O perchè, più semplicemente, si sono creati disagi a tante persone e si è alimentato un clima di scontro.

E poi perchè le contro-risposte sono, per forza di cosa, radicali. Magari si occuperanno stazioni, strade e scuole (in misura maggiore di adesso, e per più tempo). O più semplicemente si farà il refendum abrogativo proposto da Veltroni e una sua vittoria, seppur auspicabile, non sarebbe tutto bene: infatti il danno più pesante è quello della legge 133 (che contiene i tagli dei fondi), che però non può essere abrogata per referendum perchè è legge di bilancio, e quindi il referendum sarà per il decreto Gelmini, che è quello meno dannoso. Certo, dato che il decreto Gelmini in sostanza è la reintroduzione del maestro unico, è quindi sempre meglio abrogarlo, ma così si perderanno pure quei provvedimenti accessori, quei provvedimenti usati come il "miele che indora la pillola" che però sono positivi, come i 5 anni per le nuove edizioni dei libri, il ripristino del voto in condotta (che però per me dovrebbe fare media come tutti gli altri voti, non essere decisivo come vuole la Gelmini), il ritorno ufficiale dell'Educazione Civica (non il grembiulino, che io vedo negativamente), e anche l'abolizione delle compresenze. Provvedimenti che sarebbero invece rimasti se si fosse fatta una vera riforma condivisa con le parti sociali.

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Poi dicono che non è vero
post pubblicato in Diario, il 26 ottobre 2008


                        

Ieri c'è stata la manifestazione del Pd, cui ho partecipato, ma per un'analisi rimando a domani. Oggi mi preme sottolineare un'altra cosa: ovvero l'ennesima dimostrazione che Mediaset è da una parte, e bisogna avere l'onestà perlomeno di riconoscerlo anche da parte di chi appartiene a quella parte.

Voi direte: embè, che novità è? Già si sapeva. Vi correggo: già era possibile saperlo, ma molte persone non si arrendono all'evidenza. Che non si rendono conto che non è casuale la rarità di programmi di approfondimento "politico", che non è casuale la rarità ancora maggiore di programmi di dibattito politico (cioè con più parti in gioco), che non è casuale che l'informazione di Mediaset sia praticamente quasi del tutto affidata ai telegiornali (ovvero a programmi che possono essere montati a piacimento, non "in diretta", e che quindi possono veicolare i messaggi che convengono a chi li controlla), che non è casuale la rarità di programmi "impegnati" o comunque "seri" e che non è casuale l'abbondanza eccessiva di programmi che "futili" è dir poco, che non è casuale che nei programmi della domenica si parli solo di cretinaggini e che, quando vi si parla di "politica", ad essere intervistati, ovviamente senza contraddittorio, siano solo personaggi di un parte. Non se ne rendono conto, perchè non vogliono farlo, e finchè questo controllo sarà così ben mascherato non se ne renderanno conto mai. Perchè, d'altronde, non è nemmeno colpa loro: lungi da me definirli "stupidi". Caso mai, "poco accorti" e soprattutto "raggirati".

Perciò mi piace parlare di numeri e di confronti immediati, quando parlo di controllo delle televisioni. Perchè magari quei "venti lettori" del mio blog possono rendersene conto, se non l'hanno già fatto. L'ho fatto qualche giorno fa, mostrandovi, con una tabella un po' più chiara dei dati circolati nei media, i dati dell'AgCom, dai quali risulta uno spropositato disequilibrio nei TG a favore dell'attuale maggioranza di governo, soprattutto a Mediaset (ma anche al Tg2, a conferma del fatto che sono capaci di controllare anche la Rai, o perlomeno Rai2, tramite Marano e Mazza). E lo faccio adesso facendovi notare una cosa: la manifestazione del centrodestra del 2 Dicembre 2006 (quella contro la Finanziaria di Prodi) fu mostrata in diretta da Rai2, Canale5La7, più varie "finestre informative" di Rete4 (cercate "finestre informative" nella pagina che si apre col link). Ieri invece la diretta l'han fatta solo Rai3 e La7, da Mediaset un bel niente. Oscurata la manifestazione: nemmeno una "finestruccia informativa". Zero. Magari c'era carenza di personale? Tutti impegnati al quiz di Gerry Scotti oppure dalla De Filippi?

Ancora convinti che le televisioni sono tutte libere?

P.S. Sia chiaro, anche se queste non dovrebbero essere ammesse, non è questo l'importante. L'importante non è che certe televisioni siano controllate, ma che addirittura dicono di essere obiettive ed autonome. Ripeto: che lo facciano, che facciano propaganda per una parte politica: ma non ci dicano palle sulla loro autonomia. Almeno questo ce le potete concedere?
 
P.P.S. Per un disservizio del Cannocchiale (almeno credo) non riesco a leggere i commenti, nè a rispondervi. Dunque perdonatemi per non aver risposto ai commenti.

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Un'altra Italia è possibile
post pubblicato in Diario, il 25 ottobre 2008


                                  La folla al Circo Massimo (Ap)
 
E forse inizia proprio da qui. Ed io c'ero.

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La sinistra "camaleonte"
post pubblicato in Diario, il 23 ottobre 2007



                         
                              <b>Sinistra day, parlano gli "invisibili"<br>Sul palco storie di lotte e di precari</b>


Sabato 20 Ottobre a Roma si è svolta il corteo organizzato da Rifondazione Comunista e Comunisti Italiani per una svolta nella politica economico-sociale del Governo. Un corteo colorato, molto affollato (anche se non il milione gridato dagli organizzatori: è di oggi il dato ufficiale del Minsitero degli Interni di 200.000 partecipanti), che ha posto al centro temi importanti come quelli del precariato e le difficoltà economiche di famiglie e pensionati. Temi nessuno dovrebbe permettersi di trascurare.  

Beh, cosa c'è di strano? Le manifestazioni in piazza "sono il sale della democrazia" (anche se non tutte hanno un principio alla base, vedi il vaffa-day  e i vari anti-governo-day). Tuttavia, non è normale che pilastri del governo difatto manifestino contro lo stesso governo: non basta che i ministri non partecipino, che i capi di partito dichiarino che non è una manifestazione contro Prodi (almeno questo). E' vero che poi alla fine in Consiglio dei Ministri e in Parlamento si trova l'accordo (e in verità senza le istanze di questi partiti questi accordi sarebbero peggiori): ma non bisogna trascurare l'immagine del centrosinistra che si dà al Paese.

La sinistra "estrema", in realtà, sa benissimo che, una volta che si è al Governo in una coalizione, si deve rinunciare a determinate scelte ideologiche e lavorare insieme per il bene di tutti. E lo sa talmente bene che lo ha sempre fatto in questi quindici mesi di lavoro nel Governo. Tuttavia, la sinistra "estrema" non smette di illudere i suoi elettori, continuando a perseguire e lottare per quelle scelte. E' normale che poi quell'elettorato si senta disorientato e deluso (tant'è vero che secondo i sondaggi di Repubblica i partiti che hanno perso più consenso sono proprio Rifondazione e PdCI).

La sinistra estrema, dunque, per essere credibile e in generale per sopravvivere deve smettere di essere una sinistra "camaleonte": deve scegliere definitivamente se difendere estremamente le proprie posizioni e quindi essere sempre all'opposizione, o se contribuire con le proprie idee al bene dell'Italia e quindi essere una forza di governo.

Sull'onda del Partito Democratico, anche a sinistra si parla di una forza unitaria fra Rifondazione, PdCI e Sinistra Democratica; ma già si è partiti con il piede sbagliato, parlando di "Cosa Rossa", "riunione dei comunisti". Per il loro bene, sarebbe meglio che non perdano questa occasione: facciano una grande forza di sinistra, riformista e attenta ai problemi sociali. Ma rinuncino alle ideologie e a fantasie impossibili: con quelle non si governa il Paese.

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