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il blog di Francesco Zanfardino
Malpensa, Italia
post pubblicato in Diario, il 7 maggio 2009


                                                 

"Malpensa è un aeroporto fantasma. I voli sono passati da 1.328 a 147 e quelli Alitalia sono diminuiti dell'82,7%. Avevano detto che avrebbero fatto il Consiglio dei Ministri a Malpensa. Li ho invitati a farlo due mesi fa, ma non hanno il coraggio di mettere piede qui dove si vede cosa è successo".

Questa dichiarazione del leader PD Dario Franceschini secondo me parla da sola. La faccenda di Malpensa è solo una delle tante dimostrazioni dell'enorme distanza tra la realtà propagandata dal Governo e la realtà dei fatti. Si potrebbe fare infatti simili discorsi per qualsiasi delle grandi tematiche sbandierate da Berlusconi nella sua campagna elettorale, a cominciare dalla sicurezza e dai rifiuti (sì, anche quelli, chi segue da tempo il mio blog lo sa). Eppure sono proprio questi discorsi ad essere accuratamente evitati da chi dovrebbe controllare l'attività di Governo e le menzogne, ovvero l'informazione, molto più attenta invece a celebrare le finte glorie del Governo o a distrarre l'opinione pubblica con altre faccende.

D'altronde non si spiegherebbe come mai si sia data tanta attenzione alla realtà di Malpensa nel periodo elettorale, con tanta "gente del Nord" incazzata, e invece, ora che la realtà da loro evocata si è realizzata persino in maniera peggiore, stanno tutti zitti. Il perchè la Lega Nord, invece, stia zitta si comprende benissimo, ma il suo elettorato pare non volerne prendere atto ...

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Alitalietta (1): le rotte
post pubblicato in I frutti della demagogia, il 18 gennaio 2009


                                                   

Il 13 Gennaio è partita la "nuova Alitalia", come una fenice che risorge dalle sue stesse ceneri. Grande entusiasmo, soprattutto per quelli che ci hanno marciato elettoralmente, ma anche del mondo dell'informazione che non si è degnato di sottolineare che in realtà in questa vicenda ad aver vinto davvero sono pochi imprenditori e gli stranieri di AirFrance, mentre ci hanno perso gli Italiani, i lavoratori del settore e il sistema Paese, danneggiati da miliardi di debiti a loro accollati, da migliaia di posti di lavoro in meno, da una compagnia aerea meno forte con meno rotte (sopratuttto meno rotte estere) e meno aerei, dalla diminuzione della concorrenza (con forte rischio di aumento dei prezzi, soprattutto sulla Roma-Milano) dopo la scomparsa di Air One. Il tutto per un 75% di Italianità che molto probabilmente scadrà fra 4 anni, dato che il "lock-up" scadrà a Gennaio 2013 e AirFrance ha diritto di prelazione per rilevare del tutto la Compagnia. Insomma, complimenti a Berlusconi per averci consegnato una "Alitalietta" per la quale tutti i giornali stranieri ci sbeffeggiano, dato che avremmo potuto vendere direttamente ad AirFrance 8 mesi fa (e non si dica che AirFrance si era ritirata ... anche CAI si è ritirata più volte, quindi bastava la volontà del Governo) e non subire tutte queste dannose conseguenze. "Merci Silvio" ("grazie Silvio"), ha titolato un giornale francese ... io ci avrei messo un "Au moins que Silvio il y a" ("Meno male che Silvio c'è") ...

"Discutendo" dedicherà varie puntate all'analisi di questa vendita. Iniziamo dall'analisi delle rotte. Confrontando l'offerta (pag 12) AirFrance (AF) e il network della nuova Alitalia (CAI), ecco cosa si ottiene per quanto riguarda le destinazioni, con le relative rotte e frequenze settimanali:

DESTINAZIONI

ROTTE

FREQ. SETTIMANALI

NAZIONALI 24 23 44 49 1.265 1.560
INTERNAZIONALI 45 34 73 55 928 699
INTERCONTINENTALI 14 13 17 15 101 88
 

AF

CAI

AF

CAI

AF

CAI

 
Dunque, la "nuova Alitalia" ridimensiona fortemente il numero di destinazioni (70 contro le 83 di AirFrance), soprattutto per quanto riguarda il mercato estero. Ricordate quando accusavano AirFrance di volersi fregare il mercato estero di Alitalia? Alla fine la soluzione "italiana" è stata molto peggiore sul fronte estero ...  ed indovinate a vantaggio di chi? Però ora sono tutti contenti della "italianità" ...

C'è da dire, però, che il mercato interno, seppur ridimensionato in numero di destinazioni, guadagna in rotte e frequenze settimanali. Perchè? Semplice: non dobbiamo dimenticarci che la nuova Alitalia ha inglobato anche AirOne, l'unico altro vettore italiano di un certo rilievo, che aveva nel suo network 21 destinazioni nazionali, 18 internazionali e 2 intercontinentali. E nonostante ciò, Alitalia avrà solo 70 destinazioni. E questo, tra l'altro, porterà a molto meno concorrenza (italiana...), in particolare sulla tratta Roma-Milano, dove la nuova Alitalia ha un monopolio di fatto e potrà fare i prezzi che vorrà.

La riduzione delle rotte ha poi pesantemente penalizzato Malpensa, che non solo non sarà più hub come voleva già l'offerta AirFrance, ma rispetto a quel piano avrà anche meno rotte estere. E la Lega, Formigoni, la Moratti che tanto si battevano per il Nord e per non farsi fregare le rotte da AirFrance? Ah già, non si scende in piazza contro i Governi Berlusconi. Solo quando c'è la sinistra.

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E ora la Lega scenda in piazza contro il Governo
post pubblicato in Diario, il 7 gennaio 2009


                                              

"L'offerta di Luthansa non è mai arrivata". Offerta AirFrance, "nessuna controindicazione dall'esecutivo". Così il premier Berlusconi, parlando ai vertici della Cai, chiude (definitivamente?) il capitolo "partner straniero". Ma la Lega non molla: "E' una stupidaggine", ribadisce quello che però è il principale alleato del premier "stupido", ovvero Umberto Bossi.

Bene, allora la Lega scenda in piazza contro il Governo, come fece contro Prodi. Già, perchè per chi se lo fosse scordato, la Lega, assieme a quello che fu definito "partito del Nord" (principali esponenti: il sindaco milanese Moratti e il presidente lombardo Formigoni, ovviamente del PDL), fu la principale protagonista della battaglia anti-AirFrance per la difesa dell'hub di Malpensa, che la proposta AirFrance voleva tagliare in nome dell'efficienza e soprattutto della logica industriale (dato che l'Hub di Malpensa perde 200 milioni di euro l'anno e di fatto non è un hub, limitato com'è dagl altri scali lombardi e padani in generale che la Lega, in ottica campanilistica, ha tra l'altro contribuito a formare). Ebbene, sempre per chi se lo fosse scordato, la Lega il 17 febbraio portò a Malpensa 75.000 militanti, almeno così disse. Ecco le parole di allora: "Malpensa si salva se vinciamo le elezioni" (Maroni), "Ho parlato con Berlusconi e sa bene che l'infrastuttura è indispensabile e sarà un impegno prioritario del nuovo Governo" (Formigoni) "Malpensa e il suo salvataggio sono nel programma di Governo" (Calderoli) "Nel prossimo Governo conteremo molto perché prenderemo molti voti. La gente darà un sacco di voti alla Lega e quindi avremo tanta forza per sostenere il salvataggio di Malpensa" (Bossi), "Il Nord difende Malpensa dallo schiaffo coloniale romano" (cartelloni esposti nella manifestazione).

Tutto ciò dovrebbe essere ripetuto contro il Governo Berlusconi, dato che la situazione è la stessa. Anzi, ancora peggio, dati i 3-4 miliardi persi nel frattempo fra debiti non pagati, prestiti-ponte non restituiti, almeno 5000 licenziamenti in più (2mila e passa prevedeva la vecchia offerta AirFrance, mentre ora la Cai assumerò poco più di 10mila dipendenti, 7mila in meno rispetto alla vecchia compagnia ... senza contare i dipendenti di AirOne), un progetto industriale molto meno solido, molti voli ed aerei in meno, tanto da far scomparire anche la parola "hub" (perchè rimangono ben poche rotte internazionali). Ah, ma certo, ora abbiamo anche il 75% di italianità ... peccato che sarà il partner straniero a decidere le strategie internazionali, sconfessando il ragionamento del "non potevamo darla ad AirFrance sennò si fregava i nostri mercati esteri". E poi dopo cinque anni, guarda caso dopo la data probabile delle prossime elezioni, arrivederci e grazie: la Cai potrà vendere a stranieri.

Ma d'altronde alla Lega l'Italianità non importa ... o no? O forse rinuncierete alla vostra "padanità", rinuncerete alle vostre "battaglie" politiche, pur di rimanere sulle vostre poltrone romane? Anche quando siete decisivi per il Governo? Certo che sì. Toglietemi tutto, pure la coerenza, ma non la poltrona.

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Avete voluto la bicicletta? E ora pedalate
post pubblicato in Diario, il 22 ottobre 2008


                                                  

Ricordate la campagna demagogica della Lega su Malpensa? Sui cattivoni francesi che scippavano il Nord di una risorsa fondamentale come l'hub di Malpensa e sul prossimo Governo che "salverà Maplensa"? Ebbene: non solo le loro argomentazioni erano, nei fatti, poco difendibili, dato che Malpensa non è mai stato un vero hub e perdeva 200 milioni di euro l'anno (ne parlai qui). Ma poi, seguendo Berlusconi nel suo folle volo verso il nulla, alla fine si sono trovati con una compagnia che comunque cancella l'hub di Malpensa (e pure quello di Fiumicino), tagliando anche quasi tutte le rotte internazionali. Oltre ai miliardi di debiti pagati da noi consumatori, alle migliaia di licenziamenti in più, al declassamento della compagnia, all'alta quota straniera, e tutte le cose che abbiamo già detto e stradetto.

E così la Lega è rimasta molto delusa quando il Governo ha messo la fiducia sul decreto Alitalia (l'ennesima, nonostante una maggioranza schiacciante), stoppando un emendamento della Lega che puntava a salvare almeno le rotte e gli slot di Malpensa. Niet. La Cai non è capace di coprire queste spese, e quindi i leghisti si sono ritrovati con un pugno di mosche in mano.  E poco importa se il Governo è stato battuto su un Odg del PD proprio sulla questione, grazie ai voti della Lega, perchè tanto gli impegni degli Odg non sono certo vincolanti.

Mi verrebbe quasi da dire "ben gli sta"; se in mezzo non ci fossero dipendenti e soldi buttati. L'ennesima dimostrazione della gestione disastrosa del Governo Berlusconi su Alitalia.

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Perchè il caso Alitalia è stata una sconfitta del Governo
post pubblicato in Diario, il 19 ottobre 2008


                  
                    
                                         

Non parlo di Alitalia da mesi. Avrei dovuto parlarne a fine Agosto, visto che ad ogni fine mese facevo il resoconto sulla vicenda, ma proprio in quel periodo era iniziata la vicenda Cai. Ho quindi aspettato per tutto Settembre, ed ora, ad Ottobre, a vicenda chiusa (forse), ho atteso la prima puntata di Report, diretto dalla bravissima Milena Gabanelli (probabilmente la migliore giornalista italiana), che ha parlato proprio della vicenda Alitalia. Vi invito dunque a vedere l'intera puntata su YouTube, per chi non l'abbia già visto, in modo da rendervi conto di come la gestione della vendita Alitalia è stata una pessima figura per il Governo, anche se i media provano a farcela passare come la migliore possibile. Vediamo perchè:

- 5 mesi per presentare la cordata e 6 mesi per concludere la vicenda, mentre Berlusconi in Marzo aveva promesso una cordata "in pochi giorni";
- stravolgimento di ogni regola di mercato, con conseguenze possibili a livello europeo;
- miliardi di euro pagati dallo Stato (ovvero da noi): 300 milioni di prestito-ponte che il Governo ha trasformato in capitale di Alitalia (e quindi non ci tornerà indietro), 1 miliardo e passa di debiti di Alitalia e AirOne che lo Stato ha scorporato dalla "parte buona" di Alitalia, 7 anni di cassa integrazione per circa 7500 dipendenti di Alitalia e AirOne che pagherà lo Stato, ovviamente; altri 300 milioni di euro di perdite di questi cinque mesi di attesa, che avremmo invece potuto risparmiare affidandoci ad AirFrance; tutti soldi che avremmo risparmiato con AirFrance, che si accollava tutti i debiti (e dava allo Stato 2 miliardi e mezzo di €);
- migliaia di esuberi, circa il triplo di quelli di AirFrance, visto che verranno assunti 12500 dipendenti, ma quelli di Alitalia e AirOne complessivamente erano 20000;
- imprenditori poco esperti e solidi, visto che ognuno partecipa con una "fiche", senza un progetto industriale davvero solido e senza un minimo di esperienza, e infatti si affideranno al partner straniero; tra l'altro nella cordata c'è AirOne, altra compagnia in bancarotta, più vari imprenditori in conflitto d'interesse (e quindi potremmo pagarne qualche conseguenza, a partire dalle Autostrade di Benetton);
- falsa vittoria dell'Italianità, visto che abbiamo avuto condizioni molto, ma molto peggiori di quelle di AirFrance, con la quale avremmo ancora potuto concludere (ora, sull'orlo del fallimento, AF vuole il 20%, figuriamoci prima), ma invece il Governo si è ostinato sull'italianità perdendo tempo, soldi e condizioni migliori. Inoltre, ci sarà una quota straniera tra il 20 e il 40% (a seconda se andrà ad AF o Lufthansa), col forte rischio che tra non molto gli stranieri avranno la maggioranza; inoltre, vista la forte riduzione dei voli internazionali (molto peggiore di quella AirFrance), che ci darà una compagnia "regionale" (italiana in tutti i sensi!), alla fine avranno loro in mano i voli da e per l'estero; infine, fu fatto tanto casino per la cancellazione dell'Hub di Malpensa ("vogliono male al Nord!") e del settore cargo ("vogliono rubarci il commercio!") e invece ora sia l'Hub di Malpensa che quello di Roma verranno cancellati e sparirà il settore cargo, da subito (e non dopo come faceva AirFrance).

Tutto questo mentre si accusava sindacati e opposizione di essere irresponsabili, quando invece Cgil e sindacati autonomi grazie alla loro battaglia hanno strappato qualcosa in più (e comunque alla fine hanno firmato), e Veltroni ha aiutato la risoluzione della trattativa mentre Berlusconi stava da Messeguè a farsi i massaggi (come riconosciuto da Epifani e Colaninno), e Prodi all'epoca concesse il prestito-ponte. Semmai i veri irresponsabili sono stati i precedenti gestori di Alitalia, che hanno mandato in bancarotta Alitalia scappando con liquidazioni miliardarie (un nome su tutti: Cimoli, legato a doppio filo al centrodestra, che infatti voleva salvare con l'emendamento "salva-bancarottieri", e chissà se non lo faranno lo stesso).

Dunque buona visione di Report (che vi invito a seguire anche stasera: parlerà di crisi e finanza), e, come fanno sempre a Report, chiudiamo con una "buona notizia": almeno Alitalia non peserà più sulle nostre tasche. Forse.

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Alitalia: ogni giorno in più, 3 milioni di euro in meno
post pubblicato in Diario, il 27 marzo 2008


                   

Oggi abbiamo assistito all'ennesimo "balletto" su Alitalia. Il quotidiano torinese "La Stampa" ha riportato in virgolettato alcune affermazioni di Berlusconi riguardo alla "cordata" che ha annunciato in questi ultimi giorni. In particolare, i nomi dei componenti: Benetton, Ligresti, Mediobanca e addirittura Eni.
Dopodichè, anche per l'intervento della Consob (preoccupata dell'effetto che simili affermazioni, se non veritiere, possono avere sulla Borsa), i vari imprenditori si sono pronunciati, smentendo uno ad uno la partecipazione nella cordata. E, infatti, anche lo stesso Berlusconi ha smentito le affermazioni, dichiarando che quelle della Stampa erano ricostruzioni giornalistiche prive di fondamento.

Delle due l'una: o Berlusconi ha fatto dichiarazioni false, e dunque turbato il mercato, o è "La Stampa" che ha messo in virgolettato dichiarazioni inesistenti, turbando anch'essa il mercato (e non sarebbe la prima volta che i giornali si inventano "scoop" di sana pianta pur di vendere più copie). E spero che la Procura di Roma, che si sta muovendo sul caso, faccia chiarezza. Comunque sia, sono gravissimi tutti questi balletti su Alitalia, perchè si gioca sulla pelle di migliaia di lavoratori, di azionisti e dei cittadini.

Sì, cittadini: perchè ogni giorno che passa senza risanare Alitalia sono milioni di euro in meno per lo Stato (e quindi per i cittadini). Si è fatta tanta polemica sulle dichiarazioni del Ministro dei Trasporti, Bianchi, che ha dichiarato che Alitalia può "campare" ancora per qualche mese, perchè questo affermano gli ultimi dati di Alitalia, quelli di Dicembre. Peccato che, a parte il fatto che i conti di Alitalia sono presumibilmente molto peggiorati nel frattempo (ne è un segno il crollo delle sue azioni), gli stessi dati di Dicembre ci dicono che Alitalia perde 3 milioni di euro al giorno (pari a 1,2 miliardi annui) e che la sola Malpensa perde 200 milioni di euro all'anno.

Allora: ci sono imprenditori italiani pronti a risanare Alitalia, a evitare il declassamento di Malpensa, a dimezzare le conseguenze sui lavoratori? Bene: ma che escano subito. Noi cittadini non possiamo permetterci il lusso di continuare a pagare milioni di euro al giorno.

Altrimenti si venda ad AirFrance, perchè non ci sono alternative e quindi non possiamo permetterci di fare la voce grossa con AirFrance.
Smettiamola una volta per tutte: basta con il carrozzone Alitalia finanziato dalle tasche dei cittadini.
Quanta demagogia su Alitalia ....
post pubblicato in Diario, il 20 marzo 2008


                  

Alla fine è successo. Era evitabile, ma prevedibile, che alla fine anche il caso Alitalia finisse nel "tritacarne" della campagna elettorale, con tutte la sua conseguente demagogia. Prima la Lega Nord, Formigoni, la Moratti e tutto il "partito del Nord" a marciarci su elettoralmente. Ma ieri si è arrivati al massimo, con la discesa diretta in campo di Silvio Berlusconi, che ha dichiarato: "L'offerta di AirFrance è irricevibile".
Ma andiamo con ordine e ricostruiamo la vicenda.

A fine 2006 il governo Italiano, vista la disastrosa situazione economica di Alitalia (3 mln di € di perdite al giorno, pari a 1,2 mld di € di perdite annuali: e sono ancora i dati di Dicembre 2007, nel frattempo è peggiorata la situazione) e i ripetuti fallimenti politici e non nel risanarla, decide di privatizzare Alitalia, vendendo al sua quota nella società. Il percorso è stato difficile (gare deserte, offerte ritirate), ma alla fine il 21 Dicembre 2007 il Tesoro ha annunciato la trattativa privata con AirFrance-KLM, il gruppo franco-olandese leader nel mondo.
L'altra offerta rilevante era infatti quella di AirOne, la compagnia italiana di Carlo Toto, che però era molto meno solida dal punto di vista del piano industriale e delle garanzie economiche. Ed infatti l'offerta di AirOne era stata bocciata da tutti, in primis dal CdA di Alitalia (che invece ha approvato e difende tuttora la scelta di AirFrance).

Tuttavia, l'offerta di AirFrance prevede due conseguenze ritenute "spiacevoli" da certi ambienti politici: la perdita dell'italianitùà e della "compagnia di bandiera" e la perdita dell'hub di Malpensa.
Riguardo la prima questione, lanciando la sua offerta definitiva qualche giorno fa, AirFrance ha confermato che Alitalia avrà un trattamento di "pari dignità": rimarrà un entità industriale autonoma, come KLM, e quindi conserverà anche marchio e livrea, oltre ad avere un rappresentante italiano nel CdA del gruppo. In sostanza, rimarrà la nostra compagnia di bandiera. 
Riguardo la seconda questione, invece, AirFrance ha confermato il ridimensionamento di Malpensa. Ma è davvero una cosa così "scandalosa"?

Come si evince da questa scheda del Corriere della Sera, Malpensa non è mai stato un vero e proprio "hub" (l'hub è uno "snodo" delle rotte aeree, ovvero convoglia le tratte minori verso quelle maggiori: per esempio, per andare da Firenze a Shangai devi passare per Milano, così come da Genova verso Mosca). Malpensa causa 200 milioni di euro di perdite l'anno, con molte tratte internazionali in rosso (vedi scheda). Insomma, la principale causa del disastro-Alitalia. Inoltre, Malpensa ha dovuto subire la concorrenza di tanti aeroporti nelle sue vicinanze: in primis Linate e Bergamo (Orio al Serio), ma anche Torino e Venezia: nel 2000 la quota di mercato di Malpensa, Linate e Bergamo erano rispettivamente 22.4%, 6.5% e 1.3%, nel 2007 sono state rispettivamente del 17.6%, del 7.6% e del 4.3%. Aeroporti voluti e osannati dagli stessi (Lega e Formigoni) che oggi chiedono la "salvaguardia" di Malpensa. Infine, il sistema di infrastutture intorno a Malpensa è sempre stato carente.
Insomma, quell'hub "non s'aveva da fare". Tra l'altro, Alitalia è l'unica compagnia di bandiera con due hub (Roma e Milano): tutte le altre compagnie hanno un solo hub nazionale, compresa AirFrance-KLM, che ne ha uno per Francia (Parigi) e Olanda (Amsterdam), cui sarà aggiunta Roma per l'Italia.

E la proposta del "partito del Nord" di una "moratoria" di 2-3 anni per Malpensa (per concederle di riorganizzarsi) non è praticabile. Chi pagherebbe i 200 milioni l'anno per mantenere in vita Malpensa così com'è? Certo non AirFrance, che già ci fa il "piacere" (si fa per dire) di rilevare una compagnia come Alitalia che tra massimo un mese dovrà dichiarare il fallimento (se nessuno se la prenderà). E soprattutto è semplicemente scandaloso che si dichiari (la Moratti e la Lega) "Alitalia può anche fallire, l'importante è che si salvi Malpensa". Già, mandiamo in mezzo ad una strada 15.000 lavoratori, ma salviamo Malpensa (che, tra l'altro, non verrà cancellata, ma solo ridimensionata, perdendo quelle tratte internazionali e non che sono in "deficit").

Infine, la questione-Berlusconi. L'ex premier ha rilanciato l'ipotesi di una "cordata italiana" per la difesa dell'italianità di Alitalia. Bene, si faccia avanti. Peccato che entro il 31 Marzo scade quella di AirFrance, dunque deve fare presto. Ma sinceramente dubito molto che si faccia davvero, visto la scarsità economica della scorsa cordata italiana (quella di AirOne). Ma se anche si facesse, è semplicemente scandaloso che Berlusconi non si sia fatto avanti in questo anno e mezzo, e invece si faccia avanti solo sotto campagna elettorale. Utilizzando argomenti altamente demagogici come la difesa dell'italianità (ma il centrodestra non era la "culla dei liberisti"), e cavalcando sull'onda delle proteste sugli esuberi (circa 2.000 previsti dal piano AirFrance, niente a confronto delle decine di migliaia che ci sarebbero in caso di fallimento, e comunque tutti ricoperti dagli ammortizzatori sociali previsti dal Governo).

Basta demagogia. La politica, tutta, deve avere il coraggio di dire la verità: ovvero che alternativa credibile ad AirFrance non c'è, che Alitalia altrimenti andrebbe in fallimento, che Malpensa è un macigno al piede di Alitalia. E che è preferibile avere più qualità dei servizi, costi più bassi e minori perdite per lo Stato anzichè difendersi da una presunta perdita di italianità di Alitalia.
Hub (?) Malpensa, 200 milioni di € di perdite l'anno
post pubblicato in Diario, il 30 dicembre 2007


                               

Dopo anni e anni di discussioni, di tentativi di riabilitazione economica, di conti sempre più in rosso, il governo Italiano ha (finalmente?) deciso ad inizio 2007 la privatizzazione di Alitalia, la compagnia aerea di bandiera che ormai produceva un deficit di 3 milioni di euro al giorno (circa 1,2 milardi l'anno).

Dopo gare andate deserte, ritiri di possibili acquirenti, e controversie rare, si è giunti a questo Dicembre con due offerte per l'acquisto di Alitalia (o meglio del 39% del suo pacchetto azionario, detenuto dallo Stato), da parte della compagnia aerea francese AirFrance-KLM e di una cordata italiana sostenuta da Carlo Toto, proprietario di AirOne. Ma il dibattito pubblico non si è concentrato come giustamente doveva essere sui piani aziendali, sui tagli al personale (consuetudine spiacevole di un cambio di gestione, e comune alle due offerte), e nemmeno sulla consistenza economica dei due acquirenti e sulla convenienza allo Stato delle loro offerte (e su questi campi quella AirFrance è indubbiamente la migliore, 35 centesimi per azione contro l'1 centesimo per azione di AirOne), bensì sulla "questione dell'italianità" e sul presunto ridimensionamento dello scalo milanese di Malpensa

Per quanto riguarda l'italianità, ovviamente, a parità di offerte, o perlomeno un piccolo divario, era preferibile una compagnia italiana. Ma l'offerta di AirOne dà troppe poche garanzie dal punto di vista finanziario e non solo. 1 solo cent per azione contro i 35 di AirFrance dice tutto.
Per quanto riguarda Malpensa, è vero, AirFrance vorrebbe rinunciare all'hub di Malpensa, privilegiando quello di Roma. Cos'è un hub? E' praticamente un centro di raccoglimento delle tratte aree, su cui si concentrano le tratte minori e dal quale partono quelle maggiori (insomma, per andare da Firenze a Shangai, bisogna prima passare da Milano, come da Torino per Mosca, eccetera). Essere un hub non è solo una questione di prestigio, ma anche di importanza economica. E quindi subito l'opposizione, facendo il suo mestiere, capeggiata dal "Partito del Nord", cioè la Lega di Bossi e il presidente lombardo Formigoni, ha urlato, in nome dell'italianità e del "maltrattamento del Nord" da parte di "Roma Ladrona", contro la decisione del governo di autorizzare la trattativa unica con Air France (27 Dicembre).

Innanzitutto, già il CdA di Alitalia si era pronunciato a favore di AirFrance (21 Dicembre). Ma, soprattutto, quello di Malpensa era davvero un hub? E quanto vale davvero economicamente? Innanzitutto, tutte le grandi compagnie hanno solo un hub nazionale, compresa AirFrance, mentre Alitalia ne ha due (Roma e Milano). Inoltre, come sottolineato da un'articolo (questo) sul Corriere di Antonella Baccaro (ed efficacemente riassunto in questa scheda), Malpensa perde 200 milioni di euro l'anno,  con la maggior parte delle tratte internazionali in rosso (quelle per Mumbai, Delhi e Shangai da sole fanno un buco da 50 milioni l'anno; solo quelle per gli USA sono in attivo), e anche molte di quelle italiane (Ancona, Venezia, Trieste, Pisa, Firenze). Insomma, l'hub di Malpensa non regge e, anzi, non forse non è mai esistito. Visto il deficit della maggior parte delle tratte internazionali, e visto che il "potere" di Malpensa è stato diminuito dal potenziamento di altri aeroporti lombardi e vicini, come Bergamo, Linate e Venezia (e non ricordo nessuna insurrezione di Lega e Formigoni quando si presero queste decisioni): dal 2000 al 2007, la quota di mercato di Malpensa sul mercato italiano è diminuita dal 22,4% al 17,6%, mentre Linate e Bergamo sono passate rispettivamente da 6,5% e 1,3% a 7,6% e 4,3%. Un hub non dovrebbe prendere meno del 20% del mercato italiano. Ed, infine, l'accusa che si fa a AirFrance di voler cancellare l'hub di Malpensa per favorire il suo (Parigi), è scorretta, in quanto Milano già serve Parigi, e anzi la tratta internazionale con più passeggeri è proprio quella. Senza dimenticare che Milano serve anche altri hub, come quello svizzero.

Insomma, il sistema a due hub è un disastro per l'economia di Alitalia, e tra l'altro non ha nemmeno portato alcun vantaggio sostanziale per Milano. Quindi, bene AirFrance su questo punto, sperando che sappia riqualificare il sistema aeroportuale italiano (anche Malpensa, magari cedendo gli slot ad altre compagnie) e ridurre al minimo il doloroso taglio dei dipendenti. Certamente farà meglio di AirOne.
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