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il blog di Francesco Zanfardino
Una democrazia debole
post pubblicato in Diario, il 30 luglio 2011


Strano, per quella che è ritenuta la madre delle moderne democrazie occidentali; strano, per la nazione che è ancora ritenuta l'unica superpotenza mondiale. Però penso proprio che quella degli Stati Uniti sia una democrazia debole.

La prima volta che l'ho pensato è stato nel 2006: elezioni di mid-term, Bush perde la maggioranza alla Camera e al Senato. Poi di nuovo nel 2010, sempre elezioni di mid-term, Obama perde la maggioranza alla Camera. Insomma, dopo due anni di mandato il Presidente in carica perde la maggioranza, persino quando si chiama Obama e ha stravinto le elezioni due anni prima, e quindi è costretto alla ricerca dell'eterno compromesso con l'opposizione. Quando quest'ultima è disponibile, chiaramente: e non ritengo certo un crimine che l'opposizione si opponga (per l'appunto) ad un Presidente in cui non si riconosce e a delle politiche che con condivide.

La perversità di questo meccanismo la vediamo in questi giorni dove, di fronte ad una crisi mondiale e all'umiliante possibilità che l'unica "superpotenza" mondiale vada incontro ad un vergognoso fallimento economico, Democratici e Repubblicani non si mettono d'accordo, avendo giustamente due diverse ricette per uscirne: la tassazione su ricchi e speculatori per i Democratici, il taglio delle spese sociali per i Repubblicani. Alla fine, credo, si giungerà ad un compromesso, sbilanciato verso i Repubblicani, e gli Stati Uniti si salveranno dalla catastrofe. Ma è giusto che sia così? O meglio, è opportuno per un paese "forte" come gli USA avere un sistema elettorale che non garantisce una maggioranza al suo Presidente, esponendo il paese intero all'ingovernabilità?

Da questo punto di vista non abbiamo nulla da invidiare agli Americani: da noi, non appena il Governo perde la maggioranza in una delle Camere, si va ad elezioni. Perchè è lapalissiano che un Governo senza maggioranza non ha la capacità di governare il paese secondo il mandato degli elettori. E dunque è altrettanto lapalissiano che una democrazia forte è quella in cui vige un sistema elettorale che garantistica o comunque tenda a garantire una maggioranza a chi vince le elezioni, in modo tale da consentirgli, nei limiti del possibile e della salvaguardia della democrazia, di portare avanti sino in fondo il suo programma elettorale.

Certo, a meno che non si immagini una democrazia improntata all'eterna ricerca del compromesso, che poi si traduce sostanzialmente nell'eterna salvaguardia dell'esistente, con limitatissimi spazi di manovra verso il futuro (o il passato). E' quello che vogliono tutti i "neocentristi", che aborrono il "bipolarismo" che è la naturale conseguenza dei ragionamenti di cui sopra. Volontà legittima, sia chiaro: ma non vengano certo a spacciarcela come un sistema politico "forte" e capace di innovazione.

P.S. Spero proprio che vicende come quella americana facciano riflettere i più su come argomenti come quelli della legge elettorale magari non siano il massimo della passionalità ma sono certamente cruciali per il destino delle nostre democrazie. Anche, anzi soprattutto la nostra.

E meno male che ci hanno giurato
post pubblicato in Diario, il 16 agosto 2010


                                         

Secondo il ministro Alfano, nonchè numerosi altri esponenti della maggioranza e del Governo, "la Costituzione andrebbe letta, a cominciare dall'articolo 1, che dice che la sovranità appartiene al popolo. Questa è per noi una bussola molto chiara: il popolo decide chi mandare al Governo e qualunque ipotesi che preveda che chi ha vinto le elezioni fa l'opposizione e chi le ha perse sta al Governo è una interpretazione che viola l'articolo 1 della Costituzione".

Ecco, io suggerirei ad Alfano e compagnia una bella rilettura della Costituzione, che non solo dovrebbero conoscere ma sulla quale hanno giurato, e dove non c'è affatto scritto che l'unico Governo possibile è quello uscito dalle elezioni. Anche perchè la nostra è una Repubblica parlamentare, dove il popolo, quello che ha la sovranità, elegge il Parlamento, non il Governo. Il Governo è nominato dal Presidente della Repubblica, ed ottiene la fiducia dalle Camere: se i membri di queste ultime la accordano inizialmente, e poi successivamente la negano, il Presidente della Repubblica ha tutto il diritto di verificare se è possibile proseguire la legislatura, nominando un nuovo Governo (che dovrà ottenere la fiducia dalle Camere) o andare a nuove elezioni.

Ma ovviamente questo Alfano e la cricca berluscones lo sa benissimo (d'altronde, il Ministro se ne intende di incostituzionalità). Ne hanno solo paura. O forse semplicemente vogliono inseguire il populismo. In ogni caso, bene ha fatto Napolitano a metterli al loro posto.

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Minzoliniana ragione
post pubblicato in Diario, il 5 agosto 2010


                                          

L'on. Benedetto Della Vedova, a nome del nuovo gruppo parlamentare "Futuro e Libertà", si lamenta col direttore del Tg1 Augusto Minzolini che le loro voci sono inserite nel "pastone politico" tra quelle dell'opposizione, e non fra quelle della maggioranza in cui dovrebbero rientrare. Il berlusconiano direttore risponde prontamente, dichiarando: "Tutti dicono che con l'astensione di ieri il Governo non ha più la maggioranza. Quindi forse è stessa FL che non ha capito bene cosa deve fare".

Mi duole essere d'accordo col peggiore direttore del TG1 della storia, ma come dargli torto. Le parole e gli atteggiamenti dei "finiani", infatti, e soprattutto la loro decisione di uscire dal Pdl e, come primo atto, astenersi sulla mozione di sfiducia ad un membro del Governo che loro stessi dovrebbero appoggiare, sono in palese contraddizione con l'essere organici alla maggioranza di Governo. Mi sbaglierò? Allora si faccia chiarezza. Che è quella che chiediamo un po' tutti noi, in questi giorni di ipotesi improbabili e di guazzabugli politici quali l'uscita di Bersani sul "governo Tremonti meglio delle elezioni", oppure gli strenui difensori del bipolarismo, i finiani, intenti a trafficheggiare con i trombati dei poli avversi per formare un "terzo polo" (pardon, "area di responsabilità istituzionale"). Necessità di chiarezza che dovrebbero avere gli stessi membri del Governo, che se vogliono davvero governare e non tirare a campare come fece Prodi devono avere ben chiaro se hanno o no i numeri per farlo. E quale miglior modo per Berlusconi e company di fare chiarezza, se non una rinnovata richiesta di fiducia alle Camere a Settembre, alla ripresa dei lavori parlamentari, quindi con tutto il tempo di fare "chiarezza interna" (ammesso che ce ne sia ancora bisogno, dopo tutto quello che si sono detti)? Lì si vedrebbe se i "finiani" si riconoscono davvero ancora nel Governo Berlusconi. O, altrimenti, si andrà a nuove elezioni con, magari, un incarico pro-tempore ad un tecnico giusto per cambiare l'obrobriosa legge elettorale (che non solo cancella le preferenze, ma rischia di consegnarci un Senato  nuovamente ingovernabile, per via dei premi di maggioranza assegnati a livello regionale e non nazionale). Se sarà possibile, e lì si vedrà la vera "responsabilità istituzionale" di certi soggetti, altrimenti niente di meglio che le urne per fare, definitivamente, chiarezza, con la parola degli elettori.

Certo, sulla fiducia al Governo i "finiani" potrebbero anche astenersi, e quindi consentire la sopravvivenza del Governo anche senza la maggioranza assoluta. Ma in tal caso, di fronte a tanta spudorata e ridicola oscenità, spetterebbe a Berlusconi di non rendersi altrettanto ridicolo e mandarli a quel paese, salendo al Quirinale se, da qualche parte, ha ancora un po' di dignità.

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Larghe intese
post pubblicato in Diario, il 4 agosto 2010


                                              

Oggi tutti sono in trepida attesa del nulla, ovvero della mozione di sfiducia al sottosegretario Caliendo, dalla quale emergerà solo la paura di andare ad elezioni, un po' da parte di tutti. Io invece voglio tornare su un episodio che, pur avendo scatenato diverse polemiche in questi giorni, è a mio parere talmente grave da dover richiedere un surplus d'attenzione. E non del tutto slegato dalla crisi di maggioranza.

Sto parlando dell'elezione dell'on. Michele Vietti alla vicepresidenza del Consiglio Superiore della Magistratura, ovvero alla massima carica del CSM dopo il Presidente, Giorgio Napolitano (che svolge un ruolo più formale che altro). Una scelta che non condivido affatto, ma che il Partito Democratico ha invece addirittura caldeggiato, col risultato che l'elezione del deputato UDC è risultata quasi unanime, eccezion fatta per due schede bianche. Una larga condivisione, insomma, che in sè è cosa buona, ma che non va cercata a tutti i costi.

Perchè è vero che si poteva andare incontro ad una spaccatura del CSM, con la candidatura di una personalità vicino al PDL, e magari si correva anche il rischio di eleggerla. Ma se per evitare ciò bisognava sostenere l'autore del "legittimo impedimento", della depenalizzazione del falso in bilancio e, cosa non trascurabile anche se non prettamente legata alle tematiche del CSM, dell'affossamento del ddl anti-omofobia, allora era meglio andare allo scontro; ammesso che ci si fosse andati davvero allo scontro, e non si fosse riusciti a trovare una soluzione alternativa. Tra l'altro, un'eventuale elezione di un candidato del centrodestra, o comunque una spaccatura, sarebbe stata anche la dimostrazione del fatto che il CSM non è affatto un organo "comunista", come Berlusconi e i suoi lacchè dicono da anni e anni, convincendone anche gli elettori. Mentre ora si è anche data l'idea del candidato "politicizzato", seppur non di sinistra (ma non è di Berlusconi, quindi potrà sempre accusarlo di "comunismo"), perchè Vietti non è proprio uno che disdegnasse l'apparire nei salotti televisivi e nelle interviste a nome del suo partito: si poteva cogliere l'occasione per presentare un candidato della "società civile", non troppo legato alle logiche di partito.

E invece no. E' prevalsa la logica delle "larghe intese", quella del "meglio uno spicchio di torta senza dignità che correre il rischio di non aver null'altro che la dignità". Quella logica che è nelle menti di tanti presunti "strateghi" e dirigenti del PD anche per le prossime elezioni. Sarò estremista, ma non è questo il PD che vorrei.

P.S. Tra l'altro, Vietti dovrà dimettersi da deputato e far posto a Deodato Scanderebech. Sì, proprio quello della "lista al centro con Scanderebech" che alle ultime elezioni regionali in Piemonte è fuoriuscita dall'UDC, che aveva deciso di allearsi coi "comunisti", e si è alleata con Cota. Sì, proprio quella lista la cui irregolarità potrebbe costare proprio a Cota. E sì, Scanderebech alla Camera farebbe parte della maggioranza di Berlusconi, non dell'opposizione come Vietti. Non c'è che dire: proprio un bel regalo, giusto in tempo.

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Riforme palliative
post pubblicato in Diario, il 12 marzo 2010


                                                   

A proposito di riforme. La recente approvazione definitiva ed unanime della legge sulle cure palliative dimostra che non c'è bisogno di alchimie di palazzo per realizzarle, nè di cambiare l'opposizione con una meno prevenuta (!), ma semplice buonsenso e volontà di fare il bene del Paese e dei suoi cittadini. Persino in materie così delicate come il fine vita. Altrimenti, o le riforme non si fanno proprio, o sono riforme dannose. O riforme "palliative", giusto per far vedere che si fanno.

Il problema è la volontà ...

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S-fid-ucia
post pubblicato in Diario, il 16 dicembre 2009


                                             

Pari e patta. Con il voto di fiducia ottenuto oggi alla Camera, il Governo Berlusconi IV raggiunge il Prodi II nel numero di fiducie imposte al Parlamento nei primi 19 mesi: ben 27. Allora l'attuale maggioranza lanciava strali e accuse contro il Governo, che "stroncava la discussione"; ora sono loro a stroncarla, in tutta coerenza. Qualcuno dirà che anche l'attuale opposizione non si comporta coerentemente rispetto al passato, ma almeno il centrosinistra aveva la più che parziale giustificazione di una maggioranza risicatissima al Senato e ulteriormente indebolita dalla presenza di molteplici partiti nella maggioranza, spesso con posizioni totalmente opposte e ugualmente necessarie per la tenuta del Governo. Invece la maggioranza attuale ha un'amplissima maggioranza in ambo le Camere, e soprattutto ha solo due partiti al suo interno: Lega e PDL. Con i loro leader stretti da un patto di fiducia inossidabile.

Eppure, questa maggioranza ricorre ad un numero così sproporzionato di "fiducie". E certo non perchè l'opposizione faccia ostruzionismo: questa, nel bene e nel male, è probabilmente l'pposizione meno "barricadera" di sempre, con alcune delle sue componenti (leggasi Udc) che nemmeno sul lodo Alfano hanno fatto ostruzionismo (anzi). Tant'è vero che, anche questa volta, le opposizioni nel loro complesso avevano presentato solo 49 emendamenti, un numero ridicolo vista l'importanza della legge in questione e che fa sì che il Presidente Fini intervenga nel dibattito alla Camera sottolineando che la responsabilità della "deprecabile" richiesta di fiducia non è affatto imputabile alle opposizioni. Dunque, la richiesta della fiducia può avere solo due giustificazioni: una è quella della paura nei confronti della propria stessa maggioranza che, tra il forte assenteismo del centrodestra e componenti in "subbuglio" (finiani, ma non solo), potrebbe venire meno, indebolendo l'immagine della "compattezza" della maggioranza che si vuole vendere agli Italiani. L'altra, invece, è che in realtà il Governo veda il Parlamento come un inutile e fastidioso "orpello" democratico, il confronto come un potenziale indebolimento. E quindi utilizza senza ritegno la fiducia, quasi come una sfida alla democrazia e alla pazienza dell'opposizione. Paradossale per chi, in questi giorni, sta invitando ad abbattere il presunto "clima d'odio" ed inaugurare un nuovo clima di sano confronto politico.

P.S. Intanto, le gazzette dei berluscones, allarmate dalle possibili conseguenze sull'opinione pubblica delle parole di Fini, provano a far passare il messaggio che la fiducia sulla Finanziaria sia una prassi consolidata, quasi un atto dovuto. Ebbene, dispiace deludere i Feltri e i Belpietro di turno, ma solo due anni fa ci fu un Governo capace di approvare una Finanziaria senza fiducia, affrontando ben oltre 700 votazioni. Sì, era proprio il Governo Prodi, proprio al Senato, nonostante tutti i suoi problemi ...

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Ecco perchè la fiducia è necessaria ...
post pubblicato in Diario, il 8 aprile 2009


                                                

La maggioranza va di nuovo sotto. Per ben due volte, una sul prolungamento della permanenza dei clandestini nei Cpt, l'altra sulle banche. Ed inoltre il Governo è stato costretto a ritirare la parte riguardante le "ronde", rinviandolo, evidentemente perchè di fronte all'ostruzionismo dell'opposizione ha preferito salvare le vacanze pasquali ...

"Di nuovo" sotto, perchè già è successo altre volte in questa legislatura. Forse troppe, per un Governo che ha maggioranze schiaccianti in entrambe le Camere, e mette la fiducia quasi su ogni provvedimento. E così allora si capisce il vero motivo dell'utilizzo abbondante della fiducia: non la lentezza dell'approvazione delle leggi, ma le grosse difficoltà interne alla maggioranza. Siano esse la diversità di opinioni (perchè quando ai parlamentari del Popolo della Libertà viene davvero data la "libertà", appunto, di decidere, accadono belle sorprese), ma anche il forte assenteismo nelle file della maggioranza (e, infatti, abbiamo tutti assistito alle varie tarantelle messe in atto dai deputati del centrodestra per boicottare il sistema anti-pianisti voluto da Fini).

E allora vai con le fiducie, vai con i decreti, vai con il tentato boicottaggio del sistema anti-pianisti, vai con la proposta dei capogruppo che votano per tutti, vai con l'accentramento dei poteri nelle mani del premier. E speriamo che una eventuale sbornia elettorale alle Europee non provochi davvero l'attuazione di questo piano anti-democratico. Come se fossimo già messi bene, da questo punto di vista ...

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Assenteismo: il bue e l'asino
post pubblicato in Diario, il 14 febbraio 2009


                                                           

L'altro giorno è stata approvata alla Camera la riforma della Pubblica Amministrazione, il cosiddetto "ddl-Brunetta". Sì, proprio il Ministro campione della battaglia "anti-assenteismo", colui che con l'imposizione delle mani ha abbasato del "50%" l'assenteismo dei dipendenti pubblici (per farci che, negli uffici, poi non s'è capito ...).

Che dite sono troppo ironico se sottolineo che il Governo è andato sotto due volte per le numerose assenze (più di un centinaio) tra le file di centrodestra dei nostri "dipendenti pubblici per eccellenza", ovvero i nostri parlamentari?

No, non sono troppo ironico ... in effetti potrei sottolineare altre cose, ma non voglio perdere troppo tempo su Internet ... sono pure di sinistra, e non vorrei essere accusato di fannullonismo da lorsignori (coerentissimi e che danno il buon esempio, eccome!) della maggioranza ...

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'A sceneggiata
post pubblicato in Diario, il 4 febbraio 2009


                                                         

Oggi nella Camera dei Deputati si è assistiti a qualcosa di incredibile che sfocia miseramente nel ridicolo. Si discuteva, tra le altre cose, alla mozione di sfiducia contro il Sindaco di Napoli, Rosa Russo Iervolino, presentata dai parlamentari del centrodestra.

Innanzitutto, c'è da dire che la mozione è totalmente infondata dal punto di vista giuridico. Di fatti, i relatori della mozione l'hanno motivata con motivi di "ordine pubblico", richiamando un precedente del 1993 in cui un ente locale fu sciolto per questo motivo. Ma certamente i motivi specificati della mozione, ovvero malagestione dei rifiuti, termovalorizzatore, persino la mancata organizzazione dell'America's Cup (!) non rientrano in questa categoria. L'hanno provato a far capire in tutti i modi i deputati del Partito Democratico, e tant'è vero che alla fine il rappresentante del Governo ha dovuto esprimere parere contrario alla mozione proposta dalla sua maggioranza, dovo varie tribolazioni in cui si è passati da pareri negativi a pareri positivi a pareri semi-negativi, cercando di sostituire parole nella mozione con parole di significato uguale, tanto che il Presidente della Camera di turno ha candidamente ammesso di "non capirci più niente". Nonostante ciò, i presentatori della mozione non l'hanno ritirata, causando le proteste di PD e IDV, che hanno poi abbandonato l'Aula, mentre i parlamentari del centrodestra hanno votato a favore, e dunque contro il loro Governo.

E così, probabilmente per la prima volta della storia della Repubblica, un Parlamento approva una mozione di sfiducia contro un amministratore locale eletto dai cittadini non per questioni "ordine pubblico", non per questioni di indagini o coinvolgimenti giudiziari, ma per un giudizio soggettivo ed opinabile sull'operato amministrativo dello stesso. Un precedente pericoloso, il tutto per sfruttare, con un atto di arroganza, l'onda mediatica delle indagini sul Comune di Napoli (inchiesta "global service"). Un atto di arroganza, tra l'altro, che viene da pulpiti ben poco qualificati: basti pensare che il primo firmatario della mozione, l'on. Amedeo Laboccetta (PDL), è indagato proprio nell'inchiesta Global Service, assieme al suo collega di partito on.Italo Bocchino, i quali sono stati i "protagonisti" del PDL nella discussione della mozione. A tal proposito, una parentesi va dedicata anche all'altra mozione, quella presentata dall'Italia dei Valori, sempre contro la Iervolino (il partito di Di Pietro anch'esso ha marciato sui problemi giudiziari del comune di Napoli, ritirandosi dalle giunte del Comune di Napoli e della Regione Campania e chiedendone il ritorno alle urne), il cui relatore era Nello Formisano, esponente campano dell'IDV anch'esso coinvolto nell'inchiesta, anche se non ufficialmente indagato.

Che dire ... verrebbe da dire "da che pulpito viene la predica". E se è lecito in Italia assistere, mò ci vuole, a sceneggiate napoletane di questo tipo.

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Ormai il Parlamento è un optional
post pubblicato in Diario, il 13 gennaio 2009


                                                   

Questione di fiducia. Per l'ennesima volta (la nona). Ormai si è capito: questo Governo, quando agisce, agisce con decreti, e poi alla fine vi mette pure la fiducia. E questo nonostante le elezioni abbiano consegnato al Governo Berlusconi un larghissimo consenso e una larghissima maggioranza in entrambe le Camere, tra l'altro formata da pochissimi partiti (dato che l'Mpa conta pochi parlamentari, sostanzialmente contano solo Lega, Forza Italia e Alleanza Nazionale, questi ultimi tra l'altro dovrebbero fondersi nel PDL) . Il perchè? Semplice, quando si pone la fiducia, due sono le cose: o l'opposizione ha fatto ostruzione, presentando centinaia di emendamenti, oppure non si ha fiducia nella propria maggioranza. Tutti ben sanno, però, che l'opposizione, proprio in questa legislatura, è molto meno ostruzionistica del passato ... tanto che il PD, che costituisce la quasi totalità dell'opposizione parlamentare, viene accusato di fare opposizione "poco dura". Di fatti, l'ostruzionismo c'è stato solo in occasione di provvedimenti come Lodo Alfano e Salva-Rete4 (e ci mancava pure!). Dunque il ricorso ingiustificato a decreti e fiducie è soprattutto dovuto alle difficoltà della maggioranza e alla strafottenza nei confronti dell'opposizione e del Parlamento.

Il classico esempio è la giornata di oggi, ben descritta dall'On. Andrea Sarubbi (PD) sul suo blog (che aggiorna quotidianamente e non solo con interviste e dichiarazioni, come fanno gli altri parlamentari). Il Governo ha infatti posto la fiducia sul cosiddetto "decreto-anticrisi". Con grandissimo stupore di tutti, dato che l'opposizione aveva presentato solo 20 emendamenti, contro i 63 della maggioranza. La totale infondatezza del ricorso alla fiducia ha fatto incavolare anche il Presidente della Camera, Gianfranco Fini, che pure è uno dei maggiori leader della maggioranza: "In tanti anni ho avuto modo di ascoltare le molteplici ragioni per le quali il Governo, avvalendosi di una sua esplicita prerogativa, ha deciso di porre la questione di fiducia. È la prima volta che ascolto il rappresentante del Governo porre la questione di fiducia in onore del lavoro della Commissione ed è la prima volta che sento dire che la questione di fiducia viene posta in omaggio alla centralità del Parlamento (...) La centralità del Parlamento e la sua funzione nel processo legislativo non si possono liquidare con un omaggio alla Commissione, salvo poi porre la questione di fiducia, impedendo di fatto ai deputati di pronunciarsi in Aula". Gli applausi sono venuti solo dai gruppi dell'opposizione, mentre il centrodestra è rimasto evidentemente risentito dalle parole di un loro leader. La reazione di Berlusconi? "Abbiamo giudicato che la fiducia sul dl anticrisi fosse indispensabile". Ma Fini replica subito: "La fiducia era certamente indispensabile, ma per problemi politici connessi al dibattito interno alla maggioranza".

Santa verità. Finalmente qualcuno della maggioranza che non è ipocrita, e mette in evidenza le forti divisioni interne (sulla questione Malpensa, con i malumori di Moratti-Formigoni-Lega; sulla questione tagli-al-Sud, per la quale l'MPA forse non voterà la fiducia; sulla questione giustizia-federalismo, tra la Lega e Berlusconi; sulla questione immigrati, con Maroni che vuole la tassa sugli immigrati e il Governo no) ad una maggioranza che, pur avendo maggioranze molto, ma molto più ampie, e meno partiti al suo interno, non è poi così distante dal grado di rissosità del Governo Prodi. Certamente ha la stessa tendenza al ricorso alla fiducia.

P.S. Per la cronaca: il decreto anti-crisi, già esiguo (6.3 miliardi), è stato ridotto a 5 miliardi. Sarebbe meglio chiamarlo placebo anti-crisi, a sto punto.

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Bene Fini ... due volte
post pubblicato in Diario, il 6 novembre 2008


                                                          

Oggi il Presidente della Camera Gianfranco Fini ha dato due belle dimostrazioni di sè. Innanzitutto ha rimproverato al Governo l'uso eccessivo e ingiustificato della fiducia: questo Governo sta quasi mettendo più fiducie del Governo Prodi, nonostante abbia una larghissima e compatta maggioranza in entrambe le Camere, bloccando così qualsiasi proposta dell'opposizione (che ci sono ... l'opposizione non è tutta IdV) o comunque una minima possibilità di confronto migliorativo, esautorando il Parlamento delle sue funzioni.

A far reagire Fini è stato il modo in cui la Finanziaria sta arrivando alla Camera, ovvero senza discussione in Commissione e con la forte possibilità che il Governo vi metta la fiducia alle Camere. "Una situazione che toglie alla Camera il diritto dovere di emendare e di assumersi le proprie responsabilità, attraverso il formarsi di maggioranze su questo o quell'emendamento". Punto sul vivo, Berlusconi ha replicato: "C'è molta difficoltà a capire che l'assalto alla diligenza è finito. Non è una cosa così facile una innovazione di questo genere, perché taglia le gambe a molti, taglia le gambe a tutte le lobby. Qualche reazione era attesa". Ma Fini prontamente risponde: "Tra l'assalto alla diligenza e far discutere il provvedimento alla Camera c'è una bella differenza".

L'altro punto di merito di Fini è che dal 2009 alla Camera i deputati voteranno con le impronte digitali, per stroncare il fenomeno dei "pianisti", ovvero dei deputati che votano per più collegi. In realtà la decisione era già stata presa in Luglio, ma oggi si è deciso di confermare la cosa e si è stabilito un calendario: i primi esperimenti saranno in Gennaio, poi entreranno in funzione definitivamente.

Bene, Presidente. Bis.

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Tg schierati? Ecco i numeri
post pubblicato in Diario, il 21 ottobre 2008


                                                       

Il problema del pluralismo politico nel mondo dell'informazione è un problema che dura ormai da anni. Quello che dovrebbe essere un problema evidente viene però smentito, e spesso riescono anche a farlo credere ai più. Questo nonostante si continuino a vedere determinati telegiornali e determinate trasmissioni che farebbero letteralmente rivoltare lo stomaco a chiunque dall'estero ci guardasse senza sapere niente di come funzionano le cose in Italia e il perchè di tutto ciò. E questo nonostante che periodicamente dati su dati testimoniano questo problema, anche da autorità terze come l'AgCom, che ogni tanto lancia i suoi allarmi, sottolineando i vari squilibri, più o meno pesanti, verso una parte politica che tutti sapete qual'è; ma l'AgCom non può fare nient'altro che annunciare, e così dopo anni e anni ci ritroviamo sempre con gli stessi problemi che non finiscono mai.

L'ultimo allarme è venuto proprio recentemente, con l'AgCom che ha sottolineato l'eccessivo spazio dato al Governo nei Tg nostrani, non solo Mediaset, ma anche Rai. Forse ne avrete sentito parlare, ma anche no, (altrimenti avremmo un informazione buona!). Ma sicuramente vi avranno detto qualche cifra confusa, che non rende bene il quadro deprimente della situazione. Così vi ho preparato una bella tabella semplificata, basata proprio sui dati dell'AgCom. Sono i dati su tutte le edizioni dei Tg Rai, Mediaset e La7 del Settembre 2008, che riportano il "tempo di antenna" (ovvero la somma del tempo di parola e di notizia) riservato dai Tg alle varie espressioni del mondo politico, divise in partiti di maggioranza, membri del governo, premier (sommati a loro volta insieme), partiti di opposizione, altre istituzioni (ovvero Presidenti Repubblica, Camera, Senato e membri della UE). Ecco la tabella (in basso).

Come potete notare, c'è un generale squilibrio a favore della maggioranza di governo. Campioni dello squilibrio sono Tg4, Studio Aperto e TgCom, che vi dedicano oltre l'80% dei propri spazi, contro un circa 10% riservato alle opposizioni. Poi ci sono Tg5, Tg2 e RaiNews24, che vi dedicano circa il 65% degli spazi, contro il 20-22% dato alle opposizioni. Più equilibrati Tg1 e TgLa7, che non si discostano granche dalla "regola non scritta" del riservare alla maggioranza di governo il doppio degli spazi dell'opposizione (per quanto possa essere equilibrata questa regola). Non ha problemi invece il Tg3, anzi forse leggermente squilibrato verso le opposizioni (nel senso che dà "solo" il 50% degli spazi a Governo e maggioranza).

Che dire. Possibile che i TG, fondamentali per la formazione dell'opinione pubblica, debbano essere in mano ad una parte politica? Dobbiamo continuare a negare l'evidenza? Cosa aspettiamo a multare pesantemente i Tg scoretti e premiare quelli equilibrati? E' una richiesta assurda?

Sì. E' una richiesta assurda in un Paese che non si pone nemmeno il dubbio sul conflitto d'interesse. Figuriamoci sui Tg.

Monitor Politico TG - Tempo di antenna - SETTEMBRE 2008

 

Maggioranza

Governo

Premier

Tot.area Governo

Opposizioni

Altre Istituzioni

Tg1

12%

32%

14%

58%

28,50%

13,50%

Tg2

11,50%

38%

16%

65,50%

20,50%

14%

Tg3

11%

16%

23%

50%

37%

13%

RaiNews24

13%

37,50%

15%

65%

23%

12%

TG RAI

12%

32%

15%

59%

28%

13%

Tg4

7,50%

28,50%

44,50%

80,50%

12%

7,50%

Tg5

9%

36%

21%

66%

22,50%

11,50%

StudioAperto

8%

42%

35%

85%

9,50%

5,50%

TgCom

6%

46,50%

26%

79%

7%

14,50%

TG MEDIASET

8,50%

35%

28,50%

72,00%

18%

10%

Tg La7

9%

33,50%

18%

61%

29%

10,50%


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