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il blog di Francesco Zanfardino
Senza di loro
post pubblicato in Diario, il 1 marzo 2010


                                            

Decine di migliaia di stranieri e nuovi italiani in decine e decine di piazze italiane per rivendicare il rispetto delle loro persone, oltre che dei loro diritti. Non avranno bloccato l'Italia, ma questo primo "sciopero degli immigrati", una mobilitazione nata dal basso, con un aiuto purtroppo tardivo da parte di sindacati e partiti, può assolutamente ritenersi un successo.

Un punto di inizio, dal quale ripartire a breve con più forza. Per evitare la deriva da "banlieu", che negli ultimi si sta facendo strada in Italia (Castelvolturno, Rossano e Milano docent), occore infatti immettere la sacrosanta rivendicazione degli immigrati nei ben più sani e produttivi canali della protesta e della battaglia civile. Prima o poi l'Italia si renderà conto che, senza di "loro", "noi" semplicemente non "saremmo". Perchè, per quanto possano provare populisticamente a negarlo, "loro" sono già "noi".

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Chi commemoro
post pubblicato in Diario, il 19 gennaio 2010


                                                

"La lotta alla mafia deve essere innanzitutto un movimento culturale che abitui tutti a sentire la bellezza del fresco profumo della libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, dell'indifferenza, della contiguità e quindi della complicità". Paolo Borsellino, magistrato del pool anti mafia di Palermo, ucciso da Cosa Nostra nel 1992, nato il 19 Gennaio 1940.

Bettino Craxi, morto il 19 Gennaio 2000 da latitante, reo confesso intascatore di tangenti miliardarie e vertice di un sistema collusivo tra politica e malaffare.

Non so voi, ma dei due preferisco il primo.

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Potere ai lavoratori
post pubblicato in Diario, il 12 agosto 2009


                                           
 
Alla fine i lavoratori dell'Innse ce l'hanno fatta. Magari non sarà stato solo merito loro, ma certamente la loro lotta ha contribuito a trovare un valido acquirente per una fabbrica che era tutt'altro che fallita, come forse qualche speculatore voleva furbescamente asserire, ma in piena capacità produttiva (altrimenti l'acquirente non avrebbe promesso zero tagli ed addirittura ampliamenti di mezzi e produzione), e soprattutto con tanti lavoratori disposti a sacrificare la propria quotidianità pur di lavorare. "Semplicemente" per lavorare.

L'attaccamento alla fabbrica dimostrato da quel centinaio di lavoratori milanesi deve diventare un modello per tutti i lavoratori italiani. Non solo come forma di lotta, che sarà certamente e giustamente emulata da tanti altri lavoratori in un autunno che si preannuncia caldissimo (anche se "qualcuno" si ostina ancora a dire in giro che la crisi è alle nostre spalle e che non c'è da temere per i posti di lavoro), ma come spirito di partecipazione diretta ai destini del proprio luogo di lavoro. La semplice "lotta operaia", infatti, può non bastare: i lavoratori dell'Innse, infatti, hanno creato le giuste premesse, ma ciò non toglie che l'acquirente poteva anche non uscire fuori. E così avrebbero pagato le conseguenze di una scellerata logica speculativa. E d'altronde sono sempre principalmente i lavoratori a pagare.

Non deve essere così. Per questo i lavoratori, visto che i sindacati non si muovono da anni ormai, devono chiedere nelle prossime lotte, oltre alla conservazione del proprio posto di lavoro, anche una forma di partecipazione alle decisioni che determinano il loro destino. Insomma, che sia l'azionariato operaio, o la co-decisione sul modello tedesco (dove per le grandi aziende i lavoratori hanno pari dignità decisionale rispetto alla proprietà, mentre per le piccole aziende tale potere si riduce al 33%), gli industriali devono cominciare a capire che i lavoratori non sono numeri, ma il motore delle loro aziende, e dunque devono avere il diritto di partecipare alle decisioni che li riguardano, o perlomeno di condividerne gli utili, e non solo i fallimenti. Certo, non sarebbe la soluzione di tutti i mali. Anche i lavoratori, e soprattutto i sindacati, quando ci si mettono, riescono a fare il male di se stessi. Ma lo stesso vale, e molto di più, per gli imprenditori: e allora perchè solo loro devono determinare il destino delle imprese?

Pari dignità e rispetto reciproco. Questa deve essere la nuova frontiera della lotta operaia. Ci saranno da battere probabilmente le resistenze di Confindustria, e persino probabilmente di una parte del mondo sindacale che vedrebbe nella co-decisione una collaborazione col "nemico" e una rinuncia alla "lotta di classe". Ma se persino il Ministro del Welfare di uno dei governi più "confindustriali" della storia ha osato qualche tempo fa ipotizzare un simile scenario, forse forse qualche possibilità c'è. La lotta, d'altronde, è dura ... ma non ci deve far paura, no?

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Fondi "neri"
post pubblicato in Diario, il 18 luglio 2009


                                         

Ogni tanto il Ministro Maroni ama autocelebrarsi per i successi nella lotta alle mafie, attribuendosi il merito delle operazioni condotte dalle forze di Stato. Tuttavia, quando c'è da agire direttamente, il nostro Ministro degli Interni è meno spavaldo.

Come alcuni di voi sapranno, infatti, da qualche mese il comune di Fondi, in provincia di Latina, è a rischio scioglimento per infiltrazioni mafiose. E' successo infatti che lo scorso Settembre il prefetto Frattasi, di fronte all'emergere di infiltrazioni del clan nell'amministrazione cittadini, chiese a Maroni di procedere allo scioglimento. Maroni, "stranamente", abbandonò il piglio "decisionista" e decise di non decidere. Nel frattempo una sequela di tarantelle, ricorsi, fino alla solenne promessa del Ministro il 3 Aprile in Commissione Antimafia: il Comune di Fondi sarà sciolto. Ebbene, siamo al 19 Luglio e tale decisione non è mai arrivata. Anzi, nel frattempo, il 6 Luglio sono state arrestate 17 persone, dentro e non i palazzi del Comune, per reati che vanno dall'associazione mafiosa al favoreggiamento.  

C'entrerà forse qualcosa che a governare Fondi c'è una giunta PdL-Udc? Sarà forse che nei confronti di certe amministrazioni "nere" Maroni si "ammorbidisce"?

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Pensieri verdi
post pubblicato in Diario, il 25 giugno 2009


                                                 

Da giorni ormai i nostri TG sono pieni di notizie sull'Iran e sulla "onda verde" che sta percuotendo quel Paese dopo le elezioni-truffa che si sono svolte poche settimane fa. Truffa palese, dopo le ammissioni dello stesso Consiglio dei Guardiani, l'organo deputato alla regolarità delle elezioni, riguardo al fatto che in varie zone del Paese l'affluenza è stata persino maggiore degli aventi diritto, con quindi almeno 3 milioni di voti non regolari. Circa il 10% del totale. Ed hanno pure avuto il coraggio di convalidare lo stesso le elezioni.

Non è accettabile. A prescindere dalla qualità degli sconfitti che, come ha detto Obama, non sono poi così differenti dal clan di Ahmadinejad come proposta politica, non è accettabile che un Paese possa usare il vessillo della democrazia come facciata senza che la comunità internazionale non faccia niente di decisivo. I cosidetti "riformisti" del presunto sconfitto Moussadi lodevono essere sostenuti unitariamente, con tutti i mezzi, da tutte le organizzazioni internazionali degne di questo nome, a cominciare dall'ONU che deve finalmente dare prova che conta qualcosa e non è solo un organismo surrettizio. Ho più di qualche perplessità su un possibile intervento militare, anche se situazioni di questo tipo, con larga parte della popolazione già pronta alla vera democrazia, sono le uniche in cui non ritengo del tutto inconcepibile un intervento di "liberazione" (se l'intento è davvero quello). Ma, in ogni caso, vanno prima profusi tutti gli sforzi, e ce ne sono molti da compiere: tanta diplomazia, ma anche la messa in discussione di certi interessi economici. Purtroppo temo non se ne farà niente, come d'altronde non si fa niente per tanti altri Paesi, che tra l'altro non hanno nemmeno l'onore della cronaca.

E allora spero che "l'onda verde" ce la faccia da sola. Intanto, mi rallegro nel pensare che in una realtà, quella araba, tanto disprezzata da chi si ritiene superiore come civiltà (e contemporaneamente professa logiche barbariche che ci fanno tornare indietro di secoli), ci siano centinaia di migliaia di persone pronte a dare la vita per la libertà e la democrazia, e continuano indefessamente a farlo nonostante tutte le censure e le rappresaglie messe in atto dallo schifoso regime iraniano. Anche in Italia ci vorrebbe una bella "rivoluzione democratica", ovviamente per altri motivi, e con il mezzo non cruento del voto (non solo quello per il quale serve la scheda elettorale ... chi vuol intendere, intenda): il problema è trovare tanta gente disposta a farla ...

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Segregazione mentale
post pubblicato in Diario, il 9 maggio 2009


                                        

1 Dicembre 1955, Montgomery (USA): Una sarta afro-americana, Rosa Parks, stava tornando a casa in autobus e, poichè l'unico posto a sedere libero era nella parte del mezzo riservata ai bianchi, andò a sedersi lì. Poco dopo salirono sull'autobus alcuni passeggeri bianchi, al che il conducente James Blake le ordinò di alzarsi e andare nella parte riservata ai neri. Rosa però si rifiutò di lasciare il posto a sedere: stanca di essere trattata come una cittadina di seconda classe (per giunta costretta anche a stare in piedi), rimase al suo posto. Il conducente fermò così l'autobus, e chiamò la polizia: Rosa Parks fu arrestata e incarcerata per condotta impropria e per aver violato le norme cittadine. Quella notte, l'allora sconosciuto Martin Luther King si riunì con altri cinquanta leader afro-americani e diedero vita ad un lunghissimo boicottaggio dei mezzi pubblici, fin quando la protesta ottenne la cancellazione della legge che legalizzava la separazione.

7 Maggio 2009, Milano (Italia): Un deputato della Lega Nord, Matteo Salvini, discepolo di Bossi e Borghezio in tutto e per tutto (a cominciare dalle periodiche esternazioni fanatiste), alla presentazioni delle liste leghiste per le Provinciali di Milano, propone "carrozze di metrò e tram per soli milanesi". Anzi una delle candidate, Raffaella Piccinni, "migliora" la proposta: "meglio carrozze per soli extra-comunitari".

Viene da chiedersi se 54 anni dopo simili esclamazioni siano frutto di una segregrazione dei neuroni del cervello della "razza leghista", o da abili calcoli politici in una società dove il solo annuncio di qualcosa, al di là della sua concreta realizzazione, porta benefici elettorali. In ogni caso, vergogna.

P.S. Prima di cercare l'Obama italiano, pensiamo al Martin Luther King italiano. Purtroppo siamo ancora un po' indietro, a quanto pare.

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Il mondo che vorrei
post pubblicato in Diario, il 1 maggio 2009


                                              

Il mondo che vorrei è un mondo dove le donne non vengono licenziate perchè scelgono di mettere al mondo un figlio.
Il mondo che vorrei è un mondo dove i più deboli, a cominciare dagli immigrati, non vengano sfruttati da datori di lavoro senza scrupoli.
Il mondo che vorrei è un mondo dove lavoro vuol dire dignità, e non sopruso dei propri diritti.
Il mondo che vorrei è un mondo dove il lavoro sia accessibile a tutti, in base ai propri meriti e non ai propri "contatti".
Il mondo che vorrei è un mondo dove chi perde il lavoro non venga lasciato a se stesso.
Il mondo che vorrei è un mondo dove la precarietà non duri una vita.
Il mondo che vorrei è un mondo dove la sicurezza dei lavoratori non sia considerato un costo.

Il mondo che vorrei è un mondo dove non si smetta di lottare e credere che un mondo migliore è davvero possibile. Basta volerlo.

Buon Primo Maggio a tutti.

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A testa alta
post pubblicato in Diario, il 21 marzo 2009


                                       

Gli inaspettati successi della "marcia contro le mafie" organizzata stamattina a Napoli dall'associazione Libera di Don Ciotti (circa 150mila presenti), e delle celebrazioni tenutesi l'altro ieri a Casal di Principe in memoria di Don Peppino Diana, il prete anti-camorra ucciso dai Casalesi 15 anni fa (circa 40mila presenti), dimostrano come in Campania non siamo tutti mafiosi o complici, più o meno diretti, della malavita, ma che anche in questa terra martoriata, dove cambiare le cose sembra, se non impossibile, un'impresa, c'è una pubblica opinione capace di distinguersi e non arrendersi, rendendosi disponibile a mettere in gioco le proprie forze per sradicare questo cancro che, con tutte le sue metastasi presenti in tutti i campi della società, impedisce alla Campania e al Sud di svilupparsi in modo adeguato, e ai cittadini del Mezzogiorno di vivere liberi da qualsiasi oppressione.

Centinaia di migliaia di persone a testa alta, dunque, che però non possono fare a meno di uno Stato a testa alta. Non può bastare l'attivismo isolato del fronte anfi-mafia, i veri eroi del nostro Paese, di tutti coloro che mettono a rischio la propria vita pur di non sottostare al giogo mafioso e che così facendo contribuiscono a risollevare le coscienze, ma certo non hanno i mezzi decisivi per poter sradicare la mafia. E non può bastare nemmeno uno Stato che si limita a più o meno frequenti arresti di boss, sequestri di beni mafiosi, che pur contribuiscono a combattere la mafia, ma non possono certamente sconfiggerla.

Per sconfiggere le mafie c'è bisogno allora di una rivoluzione dellla coscienze, ma soprattutto di forza, coraggio e volontà nelle scelte dello Stato. C'è bisogno di uno Stato che dia il buon esempio, cacciando i mafiosi, e chi collabora con la mafia, dalle proprie istituzioni. C'è bisogno di uno Stato che rompa i legami tra mafia e politica, imponendo stretti controlli sull'attività delle amministrazioni locali e degli enti locali, e impedendo con leggi e controlli severi che l'intreccio politico-mafioso possa determinare la vita economica e sociale, con politiche clientelari, appalti, nomine e assunzioni oscure. C'è bisogno di uno Stato che porti la legalità e la speranza nelle tante aree devastate e di disagio sociale nel nostro Paese, con tutte le forze a propria disposizione (scuola, forze dell'ordine, lavoro), offrendo un'alternativa di vita a tutti quei giovani che lo Stato non l'hanno mai visto e si rifugiano nell'anti-Stato nella speranza (vana) di una vita migliore. C'è bisogno di uno Stato che sconfigga i grandi interessi economici mossi e gestiti dalle mafie, avendo magari il corraggio di esporsi a critiche forti (di chi non vuole aprire gli occhi e preferisce illudersi che certi fenomeni non esistano) scegliendo, ad esempio, di legalizzare e porre sotto il controllo statale la vendita di droghe leggere e la prostituzione, sottraendo enormi volumi di denaro all'attività mafiosa (da destinare ad una lotta più efficace alle mafie) e migliorando probabilmente le condizioni sociali. 

C'è bisogno di uno Stato, insomma, a testa alta
. E allora forse, un giorno, potremo finalmente tutti gridare davvero: "Liberi dalle mafie!".

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Grazie ancora a Visco
post pubblicato in Diario, il 26 dicembre 2008


                                                     

"Una grossolana mistificazione". Uso le parole della CGIL per denunciare l'atteggiamento dei media che, più o meno direttamente, stanno associando le buone notizie sul fronte della lotta all'evasione, i cui resconti giungono come sempre a fine anno, alle attività di questo Governo.

Iniziamo dalla faccenda di oggi. E' successo che l'Agenzia delle Entrate ha comunicato un aumento del 46% dell'evasione riscossa rispetto al 2007. Tutto vero: nei primi 11 mesi del 2008 sono stati riscossi 2.3 miliardi di euro, contro gli 1.6 miliardi dello stesso periodo del 2007. Peccato che tutti si siano dimenticati di dire che, trattandosi di riscossioni da accertamento, il 46% in più riscosso oggi è dovuta agli accertamenti avvenuti mesi e mesi prima. Ovvero nel 2007 di Prodi e del boom della lotta all'evasione.

E qui veniamo all'altra faccenda. Quella emersa una settimana fa, quando la Guardia di Finanza ha comunicato un boom nella lotta all'evasione, con 6.414 nuovi evasori scoperti e 27.5 miliardi di euro evasi scoperti nel 2008. Anche qui tutto vero, e tutto rientrante, questo sì, nella "area di responsabilità" del nuovo Governo (fatta eccezione per i primi mesi dell'anno). Peccato che i media non abbiano fatto i dovuti riscontri con il 2007, quando lo stesso rapporto di fine anno della Guardia di Finanza davano le seguenti cifre: quasi 10.000 nuovi evasori e 27.7 miliardi di euro evasi scoperti nel 2007, il 78% in più rispetto al 2006. Mentre il 2008 vede un calo dello 0.7%, visto il calo di 0.2 miliardi rispetto al 2007.

Speriamo che questo calo non aumenti, e che i timori che, come al solito, con i Governi Berlusconi la lotta all'evasione diminuisca i suoi frutti, siano infondati. Ma certo per il momento possiamo solo dire grazie al tanto vituperato Visco e alla Guardia di Finanza.

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