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il blog di Francesco Zanfardino
Paradisi terreni
post pubblicato in Diario, il 5 aprile 2009


                                                   

A quanto pare l'economia mondiale finalmente sta decidendo qualcosa di concreto per evitare nuove crisi. E' stata infatti stilata la "black-list" dei "paradisi fiscali", ovvero di quei Paesi, di solito piccoli Stati che si sostentano solo o quasi di queste cose, che con il loro sistema finanziario e bancario "particolare" permettono il "segreto bancario", e quindi permettono a migliaia di soggetti di sfuggire al fisco (evasione fiscale) o di nascondere "soldi sporchi" (mafia in primis), oppure vari strataggemmi per guadagnare/risparmiare soldi illegalmente o comunque al limite della legalità. Si calcola che il giro d'affari dei paradisi fiscali nel mondo sia di circa 1800 miliardi di dollari l'anno, di cui il 40% provenienti dalla criminalità organizzata, il 45% da "pianificazione fiscale" (cioè l'evasione fiscale), il 15% da corruzione e saccheggi politici, gestiti da 680mila società offshore, 1.200.000 trust e 10.000 banche. Per capire come funzioni questo meccanismo, è molto utile il video qui riportato di "Exit", la trasmissione di La7 condotta da Ilaria D'Amico, che recentemente ha affrontato la questione.

Uno degli Stati della black-list è molto vicino a noi: è la Repubblica di San Marino, pochi km quadrati incatastonati fra la Romagna e le Marche, ma che contengono 13 banche con 60 filiali e 58 miliardi, per un totale di 12.5 miliardi di euro. Un puntino nel mare, certo, ma se teniamo conto del fatto che di quei soldi la quasi totalità è italiana, capiamo bene come sia importante per il nostro Paese sapere che San Marino sta finalmente per riportare il suo sistema finanziario alla "legalità". Sembra proprio che il meccanismo della black-list deciso dal G20 stia mettendo paura, e San Marino, che già stava riflettendo sul da farsi, pare proprio che si sia decisa. Anche per non danneggiare "l'altro" sistema produttivo del Paese, quello "reale", "concreto", che c'è ed è anche importante.

Speriamo che San Marino davvero avvii la legalizzazione del suo sistema finanziario, e che a ruota ciò avvenga in tutto il mondo. Putroppo ho poca fiducia che ciò avvenga, e allora, poichè il sistema dei "paradisi fiscali" fa perdere agli Stati "corretti" miliardi e miliardi di euro, e che la mancanza di regole nel mondo della finanza è alla base di questa crisi, oltre a stilare "liste nere", bisognerebbe fare di più. Bisognerebbe che gli Stati corretti interrompessero ogni relazione economica con questi Paesi fin quando non aboliranno il segreto bancario. Certo, ci sarebbe prima bisogno che i Paesi "corretti" fossero liberi da ogni condizionamento da parte dei soggetti "interessati" che il sistema dei paradisi continui a vivere (mafia, imprenditoria scorretta, singoli soggetti), ma questo è un altro discorso ...

www.discutendo.ilcannocchiale.it
Orrori in Cina. Cosa fare?
post pubblicato in Diario, il 15 marzo 2008


                       (Gangkyi.com/Ap)

Le gravissime notizie che giungono dalla Cina, ovvero la repressione attuata dal regime cinese contro i monaci buddisti tibetani che rivendicano le libertà civili (almeno 30 morti secondo le fonti di regime, ma probabilmente molto di più), deve far pensare a tutti noi. E soprattutto ai "potenti del mondo", coloro che in questi anni hanno commesso una serie di errori nell'approcciarsi al mondo cinese.

La grande ascesa economica della Cina, infatti, ha messo paura alle economie mondiali. Il suo emergere dalla tradizione comunista e lento convertirsi al capitalismo la sta facendo imporre come nuova potenza economica mondiale. Di fronte a ciò, le democrazie occidentali hanno cercato di "imbrigliare" la Cina: sono diventate più "morbide", hanno chiuso più occhi di prima sul suo essere regime oppressore di tutte le libertà civili. Hanno dunque commesso tutta una serie di azioni volte a non inimicarsi la Cina. Una sostanziale "indifferenza" alle tragedie quotidiane della Cina (dai 5mila condannati a morte l'anno alla fortissima censura, passando per la persecuzione delle religioni), "condita" da vere e proprie manifestazioni di appoggio: una su tutte, la concessione delle Olimpiadi 2008 a Pechino, ma anche la recente cancellazione da parte USA dalla "lista nera" dei Paesi che maggiormente violano i diritti umani (ne ho parlato 4 post fa).

Cosa fare? In questi giorni stanno arrivando numerose proposte di "boicottaggio" delle Olimpiadi. In effetti, quella di concedere le Olimpiadi alla Cina è stato un clamoroso errore: lo svolgersi in Cina dei Giochi Olimpici è palesemente contrario alla Carta Olimpica: "Qualunque forma di discriminazione nei confronti di paesi e persone per motivi razziali, religiosi, politici, di sesso e per altri aspetti è incompatibile con il Movimento Olimpico". Tuttavia, ormai la frittata è fatta: e forse le Olimpiadi sono il miglior modo per rispondere a questi orrori. E, forse, dei gesti simbolici, come fecero Italia, Gran Bretagna e Francia a Mosca '80 gareggiado sotto la bandiera olimpica e non quelle nazionali, o come fecero i corridori statunitensi Tommie Smith e John Carlos a Messico '68 con quel famoso pugno nero alzato (in sostegno ai diritti degli afroamericani), sarebbero una risposta migliore di un semplice boicottaggio.

Ma, al di là delle Olimpiadi, è necessaria una nuova politica nei riguardi della Cina. Meno attenta al danaro cinese, e più al rispetto della dignità dei Cinesi.
Gli Usa graziano la Cina. Ancora una volta l'economia vince sui valori
post pubblicato in Diario, il 11 marzo 2008


                         

Il Dipartimento di Stato degli USA ha oggi annunciato che la Cina non è più nella "lista nera" USA dei Paesi responsabili del maggior numero di violazioni dei diritti umani. Inclusi nella lista, invece, Nord Corea, Birmania, Iran, Siria, Zimbabwe, Cuba, Bielorussia, Uzbekistan, Sudan.

Ora, ricordo che in Cina c'è un regime (quello di ispirazione comunista), ci sono fortissime limitazioni alla libertà di stampa e di pensiero (anche su internet), censura a più non posso, leggi che limitano la libertà dei cittadini, 5.000 e più condannati a morte all'anno (non si conoscono le cifre esatte perchè il regime non le diffonde). E ora, dopo aver concesso lo svolgimento delle Olimpiadi del 2008 a Pechino (a mia opinione di dubbia compatibilità con i valori della Carta Olimpica), si cancella la Cina anche dalla "lista nera". Ma cosa ha di diverso la Cina dall'Iran, dalla Siria o da Cuba?

Bah. Viene sempre da pensare che, alla fine, i valori economici soppiantino quelli veri.
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