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il blog di Francesco Zanfardino
Vive la Francesità
post pubblicato in Diario, il 26 aprile 2011


Alla fine i francesi di Lactalis hanno lanciato la loro Opa totale su Parmalat. Niente paura: anche se la più nota industria alimentare italiana arriverà totalmente in mano francese, da Oltralpe promettono che la sede rimarrà in Italia, il marchio resterà in Italia, bla bla bla. Di fatto, la Parmalat sarà francese, e il suo grado di "italianità" residua dipenderà sempre e comunque dalla volontà dei francesi di mantenere la parola data.

E Berlusconi, e tutti gli altri alfieri della 'Italianità" dei grandi marchi italiani all'epoca della cessione di Alitalia? Certamente si opporranno al progetto di Lactalis, adesso ...  e invece no. Ecco cosa ha detto Berlusconi oggi in conferenza stampa congiunta con Sarkozy, tra una sottomissione e l'altra in cambio di un accordo (forse) sulla gestione dei profughi africani: "L'Opa di Lactalis non è ostile. Sono per il libero mercato. Sarebbe importante creare gruppi franco-italiani e italo-francesi che stiano insieme dentro la grande competizione globale".

Ma come? Ora "l'invasione francese" è positiva? Ora il "libero mercato" esiste? Ma guarda un po' ...

Peccato aver perso, nel frattempo, qualche miliarduccio di euro di soldi pubblici e qualche migliaio di lavoratori per dover difendere "l'italianità" di Alitalia ...

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Fiat lux
post pubblicato in Diario, il 5 maggio 2009


                                                  

Prima acquisisce di fatto Chrysler, terzo produttore di auto americano. Poi si tuffa su Opel, con un'offerta ufficiale per l'acquisizione del gruppo tedesco. Con voci insistenti sull'interessamento anche per il marchio svedese Saab, e soprattutto per l'asset latino-americano di General Motors. Il tutto genererebbe un gruppo automobilistico leader in Europa, e secondo nel mondo.

Niente male per un gruppo che fino a qualche mese fa sembrava quasi sull'orlo del fallimento, tanto da chiedere a gran voce gli incentivi di Stato al mercato dell'auto (del quale è stato il principale beneficiario), con migliaia di dipendenti in cassa integrazione (a cominciare da quelli degli stabilimenti di Pomigliano e Termini Imerese, con la produzione bloccata o quasi) e soprattutto con un notevole indebitamento. Una situazione molto sospetta, tanto da far dire al commissario UE per l'Industria, Verheugen: "Mi chiedo dove questa società altamente indebitata trovi i mezzi per portare avanti allo stesso tempo operazioni di questo genere". Subito zittito dai nostri Ministri Scajola e Frattini, e dalla presidente di Confindustria, Marcegaglia: evidentemente all'estero non hanno capito che in Italia queste cose non si devono dire, e soprattutto non devono dirle i giornalisti.

D'altronde, la situazione si può spiegare solo in questi tre modi:
- la Fiat i soldi ce li ha, e allora ha truffato nella richiesta di aiuti al Governo;
- la Fiat i soldi non ce li ha, ma ha dei "finaziamenti occulti";
- la Fiat i soldi non ce li ha, ma vuole lo stesso rischiare.

I primi due casi, non li analizzo nemmeno, perche se fossero veri Marchionne altro che eroe, sarebbe semplicemente un criminale. Per quanto riguarda il terzo caso, è molto importante sottolineare una cosa: quello di Marchionne sarebbe un forte rischio d'impresa. Cosa legittima, ma rischiosissima: potrebbe mandare a puttane l'impresa nazionale dell'auto, oppure renderla protagonista della scena mondiale. Nell'ultimo caso, Marchionne (giustamente) si terrebbe i guadagni; ma nel primo? Bè, se la Fiat dovesse uscire da queste operazioni con le ossa rotte, non ci si azzardi a dare un solo euro per salvarla dal fallimento. Altrimenti è troppo facile rischiare: tanto se va male mi salva lo Stato! E il libero mercato, la libera concorrenza con imprese che invece preferiscono fare la loro impresa senza grandi rischi? Per questo, da parte dell'opposizione e dell'opinione pubblica andrebbe fatta una semplice richiesta al Governo: si parli con la Fiat, si faccia luce, e si metta bene in chiaro che questi rischi che sta intraprendendo non comporteranno alcun paracadute futuri. 

Ma se poi la Fiat fallisce, i lavoratori vanno a casa? Bè, tanto vale darli direttamente ai lavoratori i soldi statali, anzichè darli ad imprese che tra l'altro li utilizzano per altri fini e nemmeno pensano ai propri stabilimenti in cassaintegrati!

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Intervento statale? Sì, ma a sostegno dei consumatori
post pubblicato in Diario, il 4 ottobre 2008


                                             

Un intervento dello Stato come in USA per fronteggiare la crisi della finanza? Per Emma Marcegaglia è non solo "necessario, ma anche l'unica soluzione". E' quanto ha dichiarato la Presidente di Confindustria alla kermesse dei Giovani Industriali a Capri.

Ora, non sono un espertone di economia. Ma mi fa molto effetto sapere che ad invocare lo statalismo è chi in questi anni non ha fatto altro che lodare il libero mercato. E il fatto poi che si dica che l'intervento dello stato è "necessario", "ma poi dobbiamo tornare al mercato", dovrebbe far venire molti sospetti sulla giustezza di questa richiesta, senza essere per forza degli economisti. Come a dire: "mercato sempre e comunque, ma lo Stato si accolla i danni".

Mi dispiace. Ma non può funzionare così. Lo Stato non può e non deve essere più il salvagente dei finanzieri, e i cittadini, già distrutti dalla crisi, non possono pagare le conseguenze dei fallimenti di chi spesso specula sul rischio. Per carità, non sto invocando il fallimento delle imprese: ma l'intervento dello Stato deve essere limitato, e solo in casi in cui il costo sociale dei fallimenti sia particolarmente rilevante. Negli altri casi, si ascolti il libero mercato fino in fondo, e non solo quando conviene. Ma, comunque, qualora debba esserci un intervento statale, questo deve essere innanzitutto un intervento a favore delle famiglie, dei consumatori. Una politica a sostegno di salari, stipendi e pensioni, per far ripartire i consumi e quindi l'economia. Non il contrario.

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