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il blog di Francesco Zanfardino
Liberalizzare, la strada giusta / 2
post pubblicato in Diario, il 29 maggio 2008


                         

Una ventina di giorni fa vi avevo parlato della possibilità di acquistare il primo farmaco con il marchio del distributore, con forti possibilità di risparmio (in questo caso una "aspirina" Coop dal costo di 2 euro contro i circa 6 euro dell'aspirina "classica"). Oggi vi parlo di un altro effetto delle cosiddette "liberalizzazioni Bersani", stavolta quella riguardante la liberalizzazione del mercato della distribuzione di benzina: da ieri presso il nuovo distributore di benzina Leclerc-Conad di Baggiovara di Modena è possibile comperare benzina verde "Conad" a 1.39 euro al litro, contro la media nazionale di 1.51 euro al litro. Insomma, un risparmio di ben 12 centesimi al litro, circa 6 euro per pieno.

In realtà esistevano già altri tre distributori del genere con il marchio Leclerc-Conad che, secondo la catena, hanno consentito sinora agli automobilisti un risparmio di 1.800.000 euro. Risparmio che potrebbe arrivare fino a 15 milioni di euro, con 24 distributori attivi in tutta Italia, se le procedure per l'autorizzazione fossero più veloci e non demandate alle Regioni che, forse per eccessivo "zelo", ma probabilmente per interessi particolari, rallentano le procedure.

Così come per i farmaci, dunque, sebbene queste non siano certo queste le "grandi liberalizzazioni" che si dovrebbero fare, sono comunque un ottimo modo per diffondere concorrenza e risparmio nella vita di tutti i giorni. Per questo mi auspico che questo Governo, che si definisce "liberale", prosegui su questa strada, migliorando le stesse liberalizzazioni Bersani e iniziando quelle "forti". Non lasciandosi andare a tendenze protezioniste controproducenti.
Liberalizzare, la strada giusta
post pubblicato in Diario, il 8 maggio 2008


                              <b>Medicine, ecco l'aspirina Coop<br>è uguale all'altra e costa la metà</b>

Da metà maggio i frequentatori degli ipermercati e supermercati della catena Coop assisteranno ad una importante novità. Sarà infatti possibile comprare il primo farmaco con il marchio del distributore. Si tratta della versione "clone" del Vivin C, ovvero acido acetilsalicilico e acido ascorbico. Con una piacevole differenza: costerà soltanto 2 euro rispetto ai circa 6 euro della versione "di marca".

Il farmaco sarà distribuito nei cosidetti "corner salute" presenti all'interno dei distributori Coop, dove già si vendono, a prezzi ridotti, da tempo numerosi farmaci "da banco", ovvero senza la necessità di prescrizione medica; comunque, la vendita è "sorvegliata" da un farmacista. Nel 2009 dovrebbe arrivare anche il Paracetamolo Coop, il principio attivo della Tachipirina.

Tutte novità introdotte grazie ad una delle cosidette "liberalizzazioni" Bersani (l'ormai ex-Ministro per lo Sviluppo Economico), che ha abolito la possibilità di vendere i farmaci da banco solo nelle farmacie. Liberalizzazione a rompere i privilegi di quella che molti considerano una "piccola casta", e contemporaneamente diminuire i prezzi dei farmaci (la cosa più gradita ...). Tanto che, almeno nei distributori Coop, il risparmio medio sui farmaci è del 24,5%.

Certo, questa, come le altre delle "lenzuolate Bersani", è una piccola liberalizzazione. Ma, comunque, questo deve essere l'obiettivo del nuovo e di qualsiasi governo: liberalizzare sempre di più, per diminuire i prezzi e lo spirito corporativo che domina in molti settori dell'economia.
Proposte per l'Italia (2): Riconoscimento delle associazioni dei consumatori come "parte sociale"
post pubblicato in Diario, il 17 febbraio 2008


                    
 
Secondo appuntamento con "Proposte per l'Italia", la mia piccola rubrica di proposte agli "aspiranti governanti" dell'Italia per questa campagna elettorale. L'argomento del post è sono la cosiddetta "emergenza-prezzi" e le problematiche dei consumatori. Negli ultimi tempi, infatti, l'inflazione è cresciuta a livello direi esponenziale. Una emergenza che in realtà ci accomuna al resto d'Europa e, anzi, c'è da dire che negli ultimi 2 anni l'inflazione italiana sta crescendo al di sotto della media europea, differentemente dai precedenti anni.

Non è che i singoli Governi possano fare granchè per frenare l'andamento dei prezzi. Siamo in un regime di libero mercato: le uniche cose che possono fare i Governi è diminuire le tasse, per esempio le accise sulla benzina (ma, d'altronde, non risolverebbero il problema, perchè il prezzo lieviterebbe comunque) e operare un'operazione di controllo sui prezzi. Nell'ultima Finanziaria è stata istituita la figura di "Mister Prezzi" (cioè Antonio Lirosi), le cui funzioni e poteri non sono molto chiari (comunque, ha già cominciato a lavorare, iniziando dai prezzi della carne). Altra soluzione potrebbe essere quella di perseguire una seria politica di "liberalizzazioni", in grado di aumentare la concorrenza e di rompere i corporativismi (e di conseguenza abbassare i prezzi): quelle attuate dal governo Prodi, le cosiddette "lenzuolate-Bersani" (l'approvazione dell'ultima è stata bloccata dalla caduta del Governo), sono state sì un inizio, ma comunque limitato e poco incisivo (anche se nel campo dei farmaci hanno funzionato abbastanza bene).

Tuttavia, penso che una buona idea sia quella di riconoscere le associazioni dei consumatori come "parte sociale", al pari di sindacati e Confindustria. Le associazioni dei consumatori potrebbero così avere la visibilità e il "potere" che si meritano, dando voce alle esigenze dei consumatori, che poi saremmo noi tutti, denunciando le ingiustizie, gli "imbrogli", le inefficienze, i corporativismi e gli aumenti indiscriminati dei prezzi.

I sindacati e gli imprenditori hanno, giustamente, un potere di ascolto importante. Perchè non darlo anche ai consumatori?

Ecco il piano-Prodi su tasse e salari. Tante promesse, da realizzare
post pubblicato in Diario, il 11 gennaio 2008


                        
   
Giovedì 10 Gennaio si è svolta la cosiddetta "verifica di maggioranza".
Sembrava dovesse essere l'ora della resa dei conti, e invece si è svolto tutto tranquillamente (addirittura è finita prima del previsto), nonostante in tutto fossero una quarantina di persone, con soddisfazione, più o meno accentuata, di tutti, da Dini a Rifondazione. Anche perchè, in realtà, la vera "verifica" avverrà dopo il 16 Gennaio, quando, dopo il pronunciamento della Corte Costituzionale sull'ammissibilità dei Referendum, ci sarà il vertice sulla riforma elettorale (e lì se ne dovrebbero vedere delle belle).
Comunque, se anche Dini, che, durante le feste, sembrava avesse dato l'avviso di sfratto a Prodi con i suoi "sette punti", si è mostrato "cautamente soddisfatto", sembra che almeno sulle tematiche economiche sia tornata la serenità all'interno della (?)maggioranza.
Ma veniamo al dunque, analizzando il "discorso di belle intenzioni" di Prodi.

"Cifre confortanti". "ll Paese - esordisce Prodi - ha adesso davanti a sè un'occasione di crescita che non deve essere sprecataNegli ultimi due anni le cifre sono più che confortanti: l'Italia è cresciuta più di quanto non fosse successo nella prima metà del decennio; gli investimenti sono aumentati, le esportazioni hanno ripreso a marciare a ritmi straordinari nonostante la forza dell'euro, la disoccupazione non è mai stata così bassa. Anche un problema che grava su tante famiglie come quello dell'inflazione, va confrontato con le percentuali degli altri paesi europei. Il debito pubblico è in calo e il traguardo di vederlo presto sotto il 100% del pil è adesso raggiungibile. Ma soprattutto il disavanzo pubblico scende sotto il 2 % e l'avanzo primario supera il 3% del pil. Fino a poco tempo fa - ricorda Prodi - lo avevamo quasi prosciugato. Senza contare che abbiamo già redistribuito più dell'1 per cento del prodotto nazionale lordo a favore dei redditi più bassi. Questa la fotografia economica del paese oggi, quando solo un anno e mezzo fa era fermo, con la finanza pubblica allo sbando, spese pubbliche fuori controllo e assenza di qualsiasi politica seria di contrasto all'evasione fiscale.

La "ricetta" su tasse e salari. "Sarà possibile parlare di cifre e percentuali solo dopo la trimestrale di cassa (cioè Aprile). Comunque, non chiederemo un euro in più ai nostri lavoratori, alle famiglie e alle imprese per il risanamento dei nostri conti". Tuttavia, ammette il premier, "gli interventi di carattere fiscale sui quali ci concentreremo nei prossimi mesi non possono certo risolvere da soli tutte le questioni redistributive del paese".
Dopo questa introduzione, Prodi passa ai suoi "sei punti programmatici" su tasse salari ed economia, che riassumo così:
- riduzione del carico fiscale dei salari e dei bassi redditi, cui sarà destinato tuttò ciò che sarà rcavato da extragettito e lotta all'evasione fiscale;
- riduzione delle spese, con il "contenimento strutturale delle spese improduttive" e l'ottimizzazione della pubblica amministrazione, con semplificazione delle procedure, riduzione di carta e certificati, valutazione costante delle politiche pubbliche e dei suoi responsabili;
- riforma delle rendite finanziarie, con una aliquota unica al 20% (attualmente al 12,5% su Bot, azioni e obbligazioni, al 27% su contocorrenti, libretti, depositi), armonizzandola dunque a livello europeo (G.Bretagna 20%, Spagna e Francia 25%, Germania e Svezia addirittura 30%;
- proseguimento della progressiva liberalizzazione della nostra economia (in arrivo la terza "lenzuolata Bersani) e nuove politiche che mettano al centro i diritti dei consumatori;
- apetura immediata delle trattative per il rinnovo del contratto del pubblico impiego, "chiedendo piena attuazione del memorandum siglato con i sindacati su qualità, mobilità e merito".

Infine, conclude Prodi, "L'incontro di oggi ha lo scopo di condividere scenari ed obiettivi in un quadro generale di riforme che dobbiamo tenere presente e che dovremo affrontare nei prossimi mesi. Penso alla riforma istituzionale, alla legge elettorale ed anche al conflitto di interesse ed alla riforma della Rai".

Promesse, tante promesse. Sta a Prodi & Co realizzarle, almeno in parte.
"La rimonta dell'Italia. Proiettata al futuro". Dini permettendo
post pubblicato in Diario, il 28 dicembre 2007


                              

Ieri si è tenuta la tradizionale Conferenza stampa di Fine Anno del Presidente del Consiglio.
Riassumendo, Prodi ha dispensato ottimismo, sottolineando i buoni risultati raggiunti, soprattutto in materia di risanamento dei conti pubblici, riportando i dati che indicano una buona ripresa dell'economia italiana ("Se prima eravamo il malato d'Europa, ora stiamo superando il periodo di convalescenza"). Risultati che, però, dichiara Prodi, "non riescono a cambiare la percezione degli Italiani nè le difficoltà che molte famiglie hanno nell'arrivare a fine mese". Causa principale: la perdita del potere d'acquisto dei salari, che crescono meno dell'inflazione. Per questo Prodi ha annunciato che una delle prime azioni del governo nel 2008 sarà proprio un patto con sindacati e imprese sui salari. Con l'obiettivo di "proiettare l'Italia nel futuro. Scrollarci di dosso l'insicurezza e la sfiducia".
Ecco i punti principali del discorso del premier.

Conti pubblici. E' la grande novità annuciata ieri: "Chiuderemo l'anno con un rapporto deficit/Pil molto più basso del previsto, intorno al 2%". Dati confermati dal Fondo Monetario Internazionale, che qualche giorno fa sembrava dispensare dubbi sulla Finanziaria (poi smentiti). Insomma, sembrano lontani i tempi (berlusconiani) nei quali il rapporto deficit/Pil saliva dal 3% del 2001 al 4,5% del 2006 e l'Italia doveva supplicare la UE per non farsi espellere.
Prodi ha anche sottolineato che "abbiamo ricostituito in modo sostanzioso l'avanzo primario (la differenza tra entrate e uscite dello Stato al netto degli interessi sul debito, ndr) e il debito pubblico sta calando costantemente e scendera sotto il 100% sul PIL entro il 2011, cioè la fine della legislatura". Vero. Infatti, secondo la commissione Ue, il debito pubblico nel 2007 è sceso al 104,3% (dal 106,8% del 2006 ereditato dal governo precedente), mentre le previsioni per 2008 e 2009 sono rispettivamente 102,9% e 101,8%.

Lavoro, stipendi e riduzioni fiscali. Altro importante segnale: "
Il tasso di disoccupazione è del 5,6% e non è mai stato così basso da 25 anni a questa parte (era al 7,6% ad inizio 2006, ndr). Siamo nettamente sotto la media europea". Inoltre, Prodi difende a spada tratta il pacchetto Welfare, concordato con tutte le parti sociali; un provvedimento che, secondo il premier, , oltre all'abolizione dello scalone Maroni, prende atto del cambiamento del mondo del lavoro, che esige più flessibilità, ma che garantisce una flessibilità "equilibrata", arginando il fenomeno della precarietà diffusa. Inoltre, come già detto nell'introduzione, salari e stipendi saranno il tema del 2008: l'idea è di "un grande patto a imprese e lavoratori per maggiori salari, maggiore produttività e una sostanziale diminuzione del peso delle imposte sui lavoratori che percepiscono salari medio-bassi e per le famiglie con figli". Non ci saranno invece sostanziali interventi a favore delle imprese, "che hanno già avuto molto" (riduzione del cuneo fiscale).

Lotta all'evasione. Un patto che sarà finanziato probabilmente con le maggiori entrate, derivanti dalla lotta all'evasione fiscale. Qui Prodi rivendica un lavoro straordinario fatto dal governo, con il 78% di evasione scoperta nel 2007 e con un tesoretto recuperato di minimo 20-21 miliardi di euro ("ma per i dati precisi dovremo aspettare qualche settimana").
 
Liberalizzazioni. Prodi si augura che il Senato approvi presto la terza "lenzuolata" di liberalizzazioni e conferma che il governo andrà avanti anche sulle privatizzazioni.

Costi della politica. "Questo è stato l'anno dell'antipolitica", ha dichiarato Prodi. Che rivendica come "una maggiore moralità da parte dell'amministrazione pubblica è stato far mio e del mio governo fin dalla campagna elettorale, prima che queste inchieste portassero il problema alla luce". E rivendica con orgoglio le misure previste sulla Finanziaria per abbattere i costi della macchina politica (di cui abbiamo già discusso nel post sulla Finanziaria 2008).

Ambiente. Prodi annuncia che "
Il 2008 sarà l’anno in cui la macchina dello Stato si farà verde. Pannelli solari saranno installati in tutti gli edifici pubblici che non abbiano vincoli artistico-architettonici. A partire da gennaio, inoltre, ci sarà l’obbligo per le strutture della pubblica amministrazione di acquistare solo lampadine ad alto risparmio energetico che dovranno via via sostituire quelle tradizionali". Questo in aggiunta alle altre misure previste nella Finanziaria, forse la più "verde" di sempre, e alla ricoferma degli incentivi sulla rottamazione nel "decreto milleproroghe" (notizia di oggi).

Giustizia. Prodi annuncia un piano per l'informatizzazione della Giustizia, "che permetterà 
a tutti gli atti di muoversi per via telematica con un risparmio di tempo che solo chi frequenta i palazzi di giustizia può immaginare. Gli avvocati, ad esempio, potranno accedere agli atti restando nel loro studio". Più trasparenza e velocità per la macchina giudiziaria (anche se ci vuole di più per far funzionare bene la giustizia italiana....).

Legge elettorale. Prodi ribadisce l'importanza della riforma della legge elettorale e l'importanza della presenza di un'amplissima maggioranza per la sua approvazione. Tuttavia, ritiene che l'obiettivo di dare maggiore stabilità ai futuri governi non deve per forza determinare la messa fuori-gioco dei piccoli partiti

I commenti di sindacati e imprese. Sia Confindustria che i sindacati sono d'accordo nel commentare positivamente il discorso di Prodi, ma anche nel voler "passare dalle parole ai fatti", con la convocazione di un tavolo con le parti sociali sulla questione salari e riduzione fiscale.

I rapporti con Dini. Prodi affronta anche la questione spinosa del futuro della maggioranza di governo, in particolare la "questione-Dini". "Dini non lo capisco", ha dichiarato il premier, riferendosi ai buoni risultati in termini di conti pubblici e alle prospettive sulla riduzione fiscale, che sono proprio i punti di critica del senatore leader dei "Liberaldemocratici". E ricorda a Dini che "i governi non si abbattono con le interviste, ma con un voto di sfiducia" e che "un eventuale governo istituzionale non dovrebbe solo ottenere la fiducia al Senato, dove i numeri sono quelli che sono, ma anche alla Camera, dove disponiamo di una grande maggioranza".

Dini sembra raccogliere la sfida, dichiarando "ci vedremo in Parlamento" e "finora solo promesse, vogliamo i fatti". E, notizia di oggi, Dini presenterà al governo delle proposte che, se non verranno accettate, lo porteranno a votare contro il governo.
Dalle corporazioni alle caste
post pubblicato in Diario, il 8 novembre 2007



                                  

Il 19 Novembre, più degli altri giorni, converrà stare bene in salute. Infatti, quel giorno i cittadini italiani che malauguratamente si dovessero recare in una farmacia si troveranno con una sorpresa alquanto sgradita: dovranno pagare tutti i farmaci, anche quelli pagati dal Servizio Sanitario Nazionale. Lo annuncia Federfarma, la Federazione dei titolari di farmacia, come protesta contro le liberalizzazioni del Decreto Bersani.

Ad essere preso di mira è in particolare il provvedimento che prevede la possibilità anche per i supermercati di vendere i farmaci "da banco", quelli cioè per i quali non c'è bisogno di prescrizione medica. E il motivo di tanta contrarietà è evidente: le farmacie hanno paura della concorrenza. Infatti, introducendo i farmaci da banco nei supermercati, aumenta la concorrenza e di conseguenza scendono i prezzi. Senza contare il fatto che più giovani entreranno nel mondo delle farmacie, riuscendo così ad aprire un varco in quel mondo di parentele che spesso si riscontra nella gestione delle farmacie.

Ma i farmacisti sono in buona compagnia. Anche per i benzinai c'è stato un provvedimento analogo. E analoghe proteste. Una volta le chiamavano corporazioni, oggi caste: la sostanza però non cambia.
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