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il blog di Francesco Zanfardino
Pensando a Norman
post pubblicato in Diario, il 9 dicembre 2010


Qui il testo di una lettera che ho inviato a l'Unità e che è stata pubblicata sull'edizione del 6 Ottobre:

Cara Unità,
ho visto il video di un'intervista al padre di Norman Zarcone, il giovane ricercatore siciliano in Lettere che si è suicidato lo scorso Settembre perchè si rendeva conto che i suoi sforzi nell'inseguire la cattedra erano resi vani dall'arroganza della raccomandazione e del nepotismo; ho visto, nella sua, la disperazione che doveva essere stata di Norman.
Ebbene, credo che, di fronte a storie come questa, non abbia alcun senso parlare di "riforma per il merito", quado si parla della manovra Gelmini. O elogiare i "ragazzi che restano a casa a studiare", in contrapposizione a quelli che scendono in piazza per manifestare per i propri diritti: Norman a casa c'è rimasto a studiare, e anche tanto, ma poi?
L'unica vera riforma per il "merito" è quella dei concorsi pubblici
Per esempioeliminare tutte le prove "soggettive" da questi concorsi (temi, prove orali, ecc.), che sono uno strumento formidabile nelle mani di raccomandatori e nepotisti, già sarebbe una grande rivoluzione.
E non la chiedo alla Gelmini, che non la attuerebbe mai. La chiedo soprattutto al movimento studentesco: oltre alla sacrosanta lotta contro i tagli alla formazione pubblica dobbiamo anche avanzare proposte concrete, magari coraggiose ... solo così potremo mettere in piedi una vera ondata di riscossa civile.

Francesco Zanfardino

Qualcuno vuole accogliere il mio appello? Finchè ci saranno criteri non oggettivi nei concorsi pubblici le raccomandazioni e il nepotismo ci saranno sempre, lo vogliamo capire o no?

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Santoro, vattene ...
post pubblicato in Diario, il 14 ottobre 2010


Ho mandato la mia letterina a Masi, e vi invito a fare altrettanto. Sottolineando che un servizio pubblico degno di questo nome deve garantire la pluralità delle voci, non l'omologazione. Che un programma che fa costantemente il doppio degli ascolti di una media serata di RaiDue andrebbe trattato come una gallina dalle uova d'oro, anzichè ostacolato in tutti i modi. Che se c'è un problema di contradditorio non è nello studio di Santoro, ma in quelli del Tg1 di Minzolini (che tra l'altro gli ascolti li perde, lui). Insomma, che il problema della RAI, del servizio pubblico non è certo Santoro.

Il problema è una dirigenza asservita
, specialmente sotto l'egida berlusconiana. Asservita non alle logiche del mercato, e purtroppo nemmeno a quelle del servizio pubblico, ma a quelle degli uffici di propaganda del Governo. Questo non è servizio pubblico.

E forse, Santoro & Co, non è nemmeno il caso di continuare a lottare. Il vostro tentativo è lodevole, ma forse è arrivato il momento di prendersi quella milionaria liquidazione e reinvestirla. In una nuova televisione o, volando basso, perchè no, trasferendo armi, bagagli e 20% di ascolti nella La7 di Mentana, Gruber, Lerner, eccetera. Contro il duopolio, anzi contro l'omopolio (nel senso di "Raiset", intendiamoci). Si può fare, e forse ora si deve fare.

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Hasta la victoria, siempre?
post pubblicato in Diario, il 24 agosto 2010


                                                

Con la sua "lettera agli Italiani", pubblicata sul Corriere, Walter Veltroni torna a far parlare di sè. Un po' tutti, compreso qui sul web. Tuttavia, la gran parte si sono limitati a commentare la figura dell'ex segretario del PD, le sue luci e le sue ombre, tra entusiasmo, delusione e rancore.

Avrei preferito, invece, dei commenti di merito alla "lettera". Perchè Veltroni, se tralasciamo i preamboli se vogliamo un po' "retorici" sulle condizioni degli Italiani, ha essenzialmente affrontato un nodo nevralgico della discussione interna al centrosinistra, ovvero il "come" superare il berlusconismo: discussione tornata decisamente in voga nelle ultime settimane, proprio quando la fine di Berlusconi è sembrata davvero vicina. Ed ecco che Veltroni, pur sperando "che si concluda rapidamente l'era Berlusconi", spera "che finisca questo tempo non per tornare a quello passato". Il riferimento è alle logiche da Prima Repubblica, dove i governi si facevano e disfacevano in continuazione a seconda degli interessi di pochi e certo non degli Italiani. Ed ecco che Walter, come sempre, torna a rifiutare l'idea delle "alleanze col diavolo, pur di vincere": ovvero alleanze non basate su una reale convergenza programmatica e politica, "le uniche credibili". Al massimo, Veltroni ammette la possibilità di fare convergenze in Parlamento, di breve periodo, per superare l'emergenza finanziaria ed approvare una nuova legge elettorale che conduca ad "un nuovo e moderno bipolarismo", magari con collegi uninominali e primarie per legge.

Riflessioni che, personalmente, condivido. Di fronte alla crisi del berlusconismo, infatti, ho assistito con amarezza all'imporsi all'interno del PD, nei suoi vertici e purtroppo anche fra la base, di un pensiero negativo: l'inseguire "gli altri", sia che si tratti di Casini, di Fini o di Montezemolo, o comunque pensieri e idee non proprio di centrosinistra, pronti a stringere accordi con tutto e con tutti pur di vedere il nostro nemico cadere. Invece credo che dovremmo smetterla di inseguire gli altri e cominciare a dire la nostra. Vogliamo tornare alle urne, ma prima vorremmo cambiare la legge elettorale? Bè, allora invece di lasciare il campo ai "terzopolisti", che d'altronde per definizione hanno interessi opposti ai nostri, facciamo la nostra proposta di legge elettorale, di stampo bipolarista e che ripristini la facoltà per gli elettori di scegliersi i propri rappresentanti, e presentiamola al Paese. Non riusciamo ad approvarla, perchè Casini e company non la voteranno? Pazienza, vorrà dire che saranno loro ad essere accusati di aver salvato il "Porcellum": e, comunque, meglio che vendere l'anima al "diavolo". E così su tutto. Dobbiamo tornare a dettare noi l'agenda, senza aver paura. Starà a Casini, e tutti gli altri possibili partners, scegliere se è il caso o meno di condividere o meno un percorso, sulla base del sentiero programmatico che deve tracciare il PD, per poi definirlo per bene insieme a chi intenderà condividerlo. E' la famosa "vocazione maggioritaria".

Se facessimo così perderemmo? Forse. Forse perderemmo anche se ci alleassimo a prescindere con Casini e magari Fini, magari cedendo pure ad altri la leadership, pur di vincere. Ma, se anche non fosse così, se allearsi con il "terzo polo" volesse significare vittoria certa, siamo sicuri che la priorità è vincere, e non piuttosto governare bene il Paese? L'attuale presenza di Berlusconi e del berlusconsimo al potere non è forse figlia anche di una vittoria, quella di Prodi, basata su un'alleanza fatta per "vincere" ma che ci ha impedito di governare bene, anche se ovviamente meglio di Berlusconi, ma distruggendo in maniera quasi irrimediabilmente tutta la nostra credibilità? E, dimentichi di quella lezione, vorremmo addirittura proporre un'alleanza ancora più disomogenea, che potrebbe aprire quindi la strada ad una successiva vittoria di un berlusconismo ancora peggiore?

Sarò impopolare, ma io preferisco perdere, ma gettando  sul serio le basi per una nuova Italia, anzichè vincere, ma facendola sprofondare di fatto in un declino ancora peggiore. E poi non sarei affatto così sicuro che puntare tutto sul programma, anzichè sui numeri, sia una scelta perdente; in fondo, è quello che ci ha insegnato recentissimamente la terra pugliese: le "strategie di palazzo" non servono a nulla, se non si ha una "storia" da raccontare.

Bene ha fatto dunque Walter a ricordarlo. Certo che, però, bisognerebbe anche cominciare a delinearla  per bene questa "storia", Walter compreso. E non parlare sempre e solo di nomi e alleanze.

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Propri particolari interessi
post pubblicato in Diario, il 9 agosto 2010


                                         

Secondo il (per ora) premier Berlusconi adesso è necessaria una "mobilitazione permanente", una "grande opera di diffusione", "un porta a porta permanente", "un banchetto o un gazebo in ogni piazza" per spiegare agli Italiani "quanto il Governo è riuscito a realizzare in due anni di appasionato lavoro" e "contrastare i disfattismi e i personalismi di chi antepone i propri particolari interessi al bene di tutti, al bene del Paese".

Fatta salva la scelta "mobilitazione permanente", che se attuata davvero e per bene è vincente come strategia di comunicazione (imparino, a sinistra), non vorrei essere nei panni dei "promotori della libertà" che dovrebbero sobbarcarsi questo compito. Non solo per quanto riguarda i frutti dell'"appassionato lavoro" del Governo, inesistenti o comunque più dannosi che altro ... ma, in fondo, nulla che una sapiente opera di propaganda non possa trasformare in oro colato per gran parte della massa popolare, già  adeguatamente disinformata dall'azione dei Minzolini e delle D'Urso. Piuttosto, mi troverei decisamente in difficoltà, al posto di un "berluscones", a spiegare agli elettori italiani che il governo Berlusconi è sotto attacco di politicanti interessati ai propri interessi.

Persino questo elettorato italiano altamente berlusconizzato in gran parte si rende conto, o perlomeno ne ha la percezione, che è proprio Berlusconi a farsi gli affari propri, molto più di Fini e soci. Decisamente di più. Magari credono che Berlusconi faccia anche i loro interessi ... ma che si faccia pure i suoi lo sanno benissimo. D'altronde, come potrebbero essere loro sfuggiti tutti questi provvedimenti "ad personam" messi in campo da Berlusconi nei suoi 9 anni al Governo di questo Paese:

  • Legge sulle rogatorie internazionali(L. 367/2001): limitazione dell'utilizzabilità delle prove acquisite attraverso una rogatoria (trova applicazione anche al processo "Sme-Ariosto 1" per corruzione in atti giudiziari)
  • Depenalizzazione del falso in bilancio(L. 61/2002): modifica della disciplina del falso in bilancio (nei processi "All Iberian 2" e "Sme-Ariosto2" Berlusconi viene assolto perché "il fatto non è più previsto dalla legge come reato")
  • "Legge Cirami" (L. 248/2002): introduzione fra le cause di ricusazione e trasferimento del processo del "legittimo sospetto sull'imparzialità del giudice" (la norma è sistematicamente invocata dagli avvocati di Berlusconi e Previti nei processi che li vedono imputati)
  • "Lodo Schifani" (L. 140/2003): introduzione del divieto di sottoposizione a processo delle cinque più alte cariche dello Stato tra le quali il Presidente del Consiglio in carica, dichiarata incostituzionale dopo pochi mesi, con sentenza della Corte costituzionale n. 13 del 2004
  • Decreto-salva Rete 4(D.L. 352/2003): introduzione di una norma 'ad hoc' per consentire a Rete 4 di continuare a trasmettere in analogico
  • "Legge Gasparri" (L. 112/2004): introduzione del SIC ("Sistema Integrato delle Comunicazioni") che ha per effetto di estendere il numero di canali televisivi che un singolo soggetto può avere in concessione (la norma consente di evitare la riduzione del numero di concessioni del gruppo Mediaset)
  • Condono edilizio nelle aree protette (L. 308/2004): estensione del condono edilizio alle zone protette (comprensiva la villa "La Certosa" di proprietà di Berlusconi)
  • "Legge ex Cirielli" (L. 251/2005): riduzione dei termini prescrizione (la norma porta all'estinzione per prescrizione dei reati di corruzione in atti giudiziari e falso in bilancio nei processi "Lodo Mondadori", "Lentini", "Diritti tv Mediaset" nei quali era imputato Berlusconi)
  • "Legge Pecorella" (L. 46/2006): introduzione dell'inappellabilità da parte del PM delle sentenze di proscioglimento, dichiarata incostituzionale dopo pochi mesi, con sentenza della Corte costituzionale n. 26 del 2007
  • "Lodo Alfano" (L. 124/2008): introduzione di un nuovo divieto di sottoposizione a processo delle cinque più alte cariche dello Stato tra le quali il Presidente del Consiglio in carica, dichiarata incostituzionale dopo un anno, con sentenza della Corte costituzionale n. 262 del 2009
  • Legge "Tremonti bis" (L. 383/2001): abolizione dell'imposta su successioni e donazioni per grandi patrimoni, che in precedenza era applicata fino a 350 mln (trova applicazione a tutti i grandi patrimoni familiari, incluso quello della famiglia Berlusconi)
  • Decreto salva-calcio (D.L. 282/2002): concessione alle società sportive della possibilità di diluire le svalutazioni dei giocatori sui bilanci in un arco di dieci anni, con importanti benefici economici in termini fiscali (la norma trova applicazione anche al Milan A.C.)
  • Condono "tombale" (L. 289/2002): con la Finanziaria 2003 viene introdotto un condono "tombale" sulle imposte evase (beneficiano del condono "tombale" anche le imprese del gruppo Mediaset)
  • Incentivo per l'acquisto del decoder (L. 350/2003): con la Finanziaria 2004 viene introdotto un incentivo statale all'acquisto di decoder per DDT (la maggior beneficiaria della norma è la società Solari.com, principale distributore in Italia dei decoder digitali Amstrad del tipo "Mhp", che è controllata al 51 per cento da Paolo e Alessia Berlusconi)
  • Riordino previdenza complementare (D.Lgs. 252/2005): riforma complessiva della previdenza complementare. Vengono introdotte una serie di norme che favoriscono fiscalmente la previdenza integrativa individuale (beneficiano di queste disposizioni anche della società assicurative di proprietà della famiglia Berlusconi)
  • Decreto anticrisi(D.L. 185/2008) aumento dal 10 al 20 per cento dell'IVA sui servizi di televisione a pagamento (la norma danneggia la "Sky Italia", principale competitore privato del gruppo Mediaset)
  • Decreto incentivi (D.L. 5/2009): aumento dal 10 al 20 per cento della quota di azioni proprie che ogni società può acquistare e detenere in portafoglio (la disposizione è stata immediatamente utilizzata dalla Fininvest per aumentare il controllo su Mediaset).
  • il ricorso del governo contro la legge della regione Sardegna al divieto di costruire a meno di due chilometri dalle coste (che bloccava, tra l'altro, l'edificazione di "Costa Turchese", insediamento di 250.000 metri cubi della Edilizia Alta Italia di Marina Berlusconi)
  • la modifica del Piano di assetto idrogeologico (PAI) dell'Autorità di bacino del fiume Po che permette la permanenza de "la Cascinazza" (estensione di oltre 500.000 metri quadrati) di proprietà della IEI di Paolo Berlusconi

E tanti altri ancora che saranno certamente sfuggiti alle varie liste che chiunque può trovare su Internet. Semmai, dunque, Fini è poco credibile su questo fronte non perchè sia più "affarista" di Berlusconi (impresa impossibile, d'altronde), ma perchè ha sempre appoggiato tutte queste leggi negli ultimi 16 anni, salvo scoprirsi "paladino della legalità contro gli affaristi". E certo non sta messa bene a credibilità nemmeno l'opposizione di centrosinistra, che questi provvedimenti non l'ha sostenuti (e ci mancava pure!), ma nemmeno si è così tanto sforzata di cancellarli, nei suoi 7 anni di Governo.

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Menefeltrismo
post pubblicato in Diario, il 6 dicembre 2009


                                             

Ringrazio l'on.Sarubbi per averla segnalata sul suo blog, e ve la copio qui sul mio, pregandovi vivamente di leggerla. Cosa? La risposta di Vittorio Feltri, direttore de Il Giornale di famiglia (Berlusconi), ad una sua lettrice sul "caso Boffo". Ricorderete tutti no quella vicenda, che vide Feltri protagonista di un attacco al direttore di Avvenire, il giornale dei vescovi, reo di fare il "moralista" contro Berlusconi e di essere poi stato "attenzionato " dalla magistratura e di avere relazioni omosessuali? Ebbene, leggete queste righe:

Gentile signora,
quando abbiamo pubblicato la notizia, per altro non nuova (era già stata divulgata da Panorama sia pure con scarsa evidenza) eravamo consapevoli che non sarebbe passata inosservata. Ma non per il contenuto in sé, penalmente modesto, quanto per il risvolto politico. Infatti era un periodo di fuochi d’artificio sui presunti eccessi amorosi di Berlusconi. La Repubblica in particolare si era segnalata con servizi quotidiani su escort e pettegolezzi da camera da letto. Il cosiddetto dibattito politico aveva lasciato il posto al gossip usato come arma contro il premier anche in tivù, oltre che sulla stampa nazionale e internazionale.
Persino l’Avvenire, di solito pacato e riflessivo, cedette alla tentazione di lanciare un paio di petardi. Niente di eccezionale, per carità; data però la provenienza, quei petardi produssero un effetto sonoro rilevante. Nonostante ciò, personalmente non mi sarei occupato di Dino Boffo, giornalista prestigioso e apprezzato, se non mi fosse stata consegnata da un informatore attendibile, direi insospettabile, la fotocopia del casellario giudiziale che recava la condanna del direttore a una contravvenzione per molestie telefoniche. Insieme, un secondo documento (una nota) che riassumeva le motivazioni della condanna. La ricostruzione dei fatti descritti nella nota, oggi posso dire, non corrisponde al contenuto degli atti processuali.
All’epoca giudicammo interessante il caso per cercare di dimostrare che tutti noi faremmo meglio a non speculare sul privato degli altri, perché anche il nostro, se scandagliato, non risulta mai perfetto.
Poteva finire qui. Invece l’indomani è scoppiato un pandemonio perché i giornali e le televisioni si scatenarono sollevando un polverone ingiustificato. La «cosa», come lei dice, da piccola è così diventata grande. Ma, forse, sarebbe rimasta piccina se Boffo, nel mezzo delle polemiche (facile a dirsi, adesso), invece di segretare il fascicolo, lo avesse reso pubblico, consentendo di verificare attraverso le carte che si trattava di una bagattella e non di uno scandalo. Infatti, da quelle carte, Dino Boffo non risulta implicato in vicende omosessuali, tantomeno si parla di omosessuale attenzionato.
Questa è la verità. Oggi Boffo sarebbe ancora al vertice di Avvenire. Inoltre Boffo ha saputo aspettare, nonostante tutto quello che è stato detto e scritto, tenendo un atteggiamento sobrio e dignitoso che non può che suscitare ammirazione.

Cavolo. Ci sarebbe da ammirare Feltri per la sincerità, se non restasse il piccolo dettaglio che un direttore che schiaffa in prima pagina (altro che "pandemonio" scatenate dai media) cose da verificare passandole per verità accertate, rimane direttore, mentre un direttore responsabile di nulla è stato costretto alle dimissioni. Rimane solo la spudorata faccia tosta, ma quella non è una qualità, caro Feltri. E' solo menefreghismo.

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Tutto regolare
post pubblicato in Diario, il 18 agosto 2009


                                             

Del "caso Fondi" avevo già parlato qualche tempo fa. La novità è che una decisione è stata finalmente presa: il Comune di Fondi non sarà sciolto per camorra. Nella tradizionale conferenza di Ferragosto sulla sicurezza interna, infatti, Berlusconi, ad una specifica domanda dell'inviato di Repubblica (ormai praticamente solo loro fanno vere domande), ha risposto che sarebbe stato "strano" intraprendere un gesto così "estremo" senza arresti in Giunta e Consiglio comunale. E che la faccenda non era in campo da diversi mesi, come sosteneva l'inviato di Repubblica, ma da "al massimo due mesi".

La prima palla è la durata della faccenda. La richiesta di scioglimento da parte del prefetto Frattasi risale allo scorso Settembre. Praticamente è passato un anno. Per quanto riguarda gli arresti, fra le decine di persone fermate c'è un ex assessore di Forza Italia, tale Izzi, dimessosi nel Febbraio 2008, da cui è partita tutta l'inchiesta. E nello stesso provvedimento che ha portato agli arresti c'è il nome dell'assessore e consigliere comunale Udc Stamegni, che si è dimesso. Inoltre, tra gli arresti compaiano una serie di personaggi fortemente legati alla Giunta comunale, compresi numerosi dirigenti come il capo ed il vice della Polizia Municipale, o come i dirigenti ai lavori pubblici e alle attività produttive. Ma soprattutto dalla relazione del prefetto Frattasi emerge palesemente un quadro di fortissima connivenza tra la malavita e la macchina comunale.

Inoltre questo tipo di richieste vengono recepite praticamente in maniera automatica. Invece il Governo si è lasciato prendere, diciamo così, da un spirito estremamente garantista. Peccato però che il Governo abbia nel frattempo sciolto per infilitrazioni mafiose i comuni di Villa Literno (Campania) e Rosarno (Calabria), citati nella stessa lettera con cui Frattasi ha chiesto a Maroni di sciogliere Fondi. Villa Literno è stata sciolta addirittura in dieci giorni. Guarda caso, i due comuni erano amministrati dal centrosinistra, mentre Fondi è un feudo pidiellino.

Poi uno pensa male ...

P.S. Ed il bello è che nella stessa conferenza hanno annunciato di aver finalmente avviato l'antimafia dei fatti e non delle "chiacchiere"! Figuratevi se si limitavano alle chiacchiere!

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