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il blog di Francesco Zanfardino
Bombe sulla Costituzione
post pubblicato in Diario, il 10 ottobre 2010


A dire il vero non volevo parlarne: forse ha ragione chi dice che parlare di ritiro delle truppe dall'Afghanistan a poche ore di distanza di una strage è "sciacallaggio". Ma poi rifletto sul fatto che queste stesse persone approfittano della strage per parlare di caricare le bombe sui nostri aerei in missione, e allora mi accorgo di quanta ipocrisia ci sia in quell'affermazione. La proposta è di La Russa, il ministro della Difesa. Anzi, nemmeno sua, perchè il ministro non si è voluto prendere questa responsabilità, delegandola al Parlamento: a casa mia, si dice "ha tirat a petrella e ha annascus a manella" (ha tirato la pietra e ha ritirato la mano).

In realtà, anche questa proposta di La Russa spezza un po' l'ipocrisia sul caso Afghanistan, ovvero sul fatto che i nostri soldati in realtà operano in un contesto di guerra e non in un contesto di pace. E, pertanto, se continuano a restare equipaggiati come per una missione di pace, corrono troppi rischi. Tre sono quindi le scelte: o andarsene dall'Afghanistan, o restarvi armando i soldati per una guerra, e quindi modificando l'articolo 11 della Costituzione (che ripudia la guerra come strumento di offesa, ricordiamolo, e le bombe possono essere usate solo per attaccare e non certo per difendersi). Oppure restare impassibili di fronte alla catena di bare dei nostri giovani soldati.

Chi mi segue sa quale sarebbe la mia scelta: andarcene dall'Afghanistan. Andarcene da una missione non nostra, in un Paese che non ci creava più problemi di tanti altri e che non aveva limitazioni della libertà e della democrazia peggiori di  tanti altri. Che comporta dei costi umani, di risorse ed economici per i quali abbiamo ben altre priorità. Che è di troppo rispetto alle altre missioni in cui siamo già impegnati, e che sono vere missioni di pace: e, se proprio dobbiamo, potremmo sostituire questa missione con un'altra, potremmo puntare sulla Somalia, dove quantomeno ci sarebbe un senso "storico". Ma, ripeto, abbiamo ben altre priorità che tante missioni militari: quei 16 miliardi di euro che La Russa vorrebbe spendere per 131 cacciabombardieri sono uno schiaffo ai milioni di lavoratori italiani disoccupati o in grande difficoltà.

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Fermiamo quei caccia
post pubblicato in Diario, il 26 agosto 2010


                                             

Umberto Veronesi, senatore "indipendente" del PD, da sempre di pensiero progressista, è tuttavia una personalità molto contestata in alcuni ambienti di sinistra, di volta in volta per le sue posizioni pro-nucleariste, pro-inceneritori o pro-OGM. Tanto che queste polemiche riescono a sovrastare anche sue altre posizioni altrettanto "forti" ma che sarebbero ben viste in quegli ambienti, quali quella pro-liberalizzazione delle droghe leggere o il suo forte impegno in senso laico su tutte le tematiche "etiche".

Perchè ve ne parlo? Perchè mi ha fatto molto piacere leggere, tra le pagine di Repubblica, un suo accorato appello per la riduzione delle spese militari. In particolare, nell'articolo il senatore chiedeva a tutti i cittadini di sostenere la campagna promossa da "Sbilanciamoci!" e "Rete per il disarmo" per chiedere al Governo di rinunciare all'acquisto di 131 cacciabombardieri F35 per la somma di ben 16 miliardi di euro. Una cifra enorme: per un confronto, pensate che l'intera manovra Finanziaria 2011/12, in due anni, impegna 24,9 miliardi di euro. Una cifra che potrebbe essere utilizzata per scopi ben più nobili, quali la ricerca scientifica, lo sviluppo delle rinnovabili o, come proposi io ormai più di un anno fa, per la ricostruzione dell'Aquila.

Il punto è proprio questo: come afferma proprio Veronesi nell'incipit del suo appello, "ci sono informazioni che non arrivano mai alla gente". Non è ammissibile in un Paese degno di questo nome che una cosa del genere passi inosservata, se non nel mondo dei blog, e se è così la principale responsabilità è di chi ha il dovere di controllare l'operato del Governo, ovvero l'informazione ma anche e soprattutto delle forze di opposizione. Specialmente quelle animate da spirito cristiano e/o progressista. Invece sempre più dilaga una "retorica del militarismo" anche all'interno di questi ambienti, tanto che poche settimane fa un leader che si definisce "di sinistra" come D'Alema addirittura ha dichiarato che "in Italia si spende troppo poco per gli armamenti" (da notare che l'ultimo bilancio della Difesa è stato di 20 miliardi di euro). Sarebbe molto facile, e se vogliamo anche molto demagogico, per il centrosinistra proporre la diminuzione delle spese militari a favore delle spese sociali: eppure questo non avviene.

Per questo non può che farmi piacere l'impegno del sen. Veronesi in tal senso al quale, per fortuna, si sono aggiunti una trentina di  altri parlamentari. Speriamo bene. Intanto, pubblico il testo del suo appello.

 

FERMATE QUEI CACCIA - Umberto Veronesi

Ci sono informazioni che non arrivano mai alla gente, indipendentemente dal sistema politico e mediatico. O, peggio, non vengono considerate urgenti e importanti, come se non incidessero minimamente sulla vita quotidiana. Fra queste ci sono i costi spropositati che, anche in questo momento di crisi economica internazionale, vengono sostenuti dai governi -anche il nostro- per acquistare armi in vista di una guerra che non si scatenerà mai perché, fortunatamente, tutto il mondo vuole la pace. Come iniziatore del movimento "Science for Peace" e soprattutto come uomo che ha vissuto la guerra, mi sono sentito quindi in dovere di presentare in Senato una mozione - avanzata dalla Rete Italiana per il Disarmo - per fermare il progetto, a cui partecipa il nostro Paese, per la realizzazione di 2700 cacciabombardieri Joint Strike Fighter F-35, a un costo complessivo stimato di ducentocinquanta miliardi di dollari. La mozione è già stata sottoscritta da ventisette senatori e da sedici deputati. Il sostegno politico è fondamentale, ma non basta. Io penso ci voglia la partecipazione cosciente dei cittadini, che hanno il diritto di sapere. Nel 2009 in Italia il bilancio della difesa (per una guerra impossibile ) è stato di venti miliardi di euro, mentre per la lotta contro il cancro (la vera guerra che stiamo combattendo) miseri cento milioni. Cento milioni di dollari è il costo di un cacciabombardiere F 35 ed è anche il costo di 465mila trattamenti annuali anti-aids per i bambini africani. Se l' Italia volesse dotarsi di cinquanta aerei F35 , il costo sarebbe di cinque miliardi di dollari. Si possono costruire con questa cifra cinquanta nuovi ospedali o costruire e attrezzare ben oltre cinquemila asili nido in tutta Italia. Ciò che rende questi squilibri assurdi è il fatto che la maggior parte di questi investimenti in armi, sono inutili, perché non verranno mai utilizzate. Guardiamoci accanto, in Europa. L' Unione Europea è attualmente composta da ventisette Paesi, ciascuno con il proprio esercito. Queste forze militari erano nate nel corso della creazione degli Stati Indipendenti, con lo scopo di difendere i confini e di sviluppare conquiste coloniali. L' unificazione di una federazione di Stati, l' abolizione formale dei confini, con la libera circolazione dei cittadini europei in tutti i Paesi, e la scomparsa delle guerre coloniali, rende la presenza delle Forze Armate nazionali anacronistica, antistorica e terribilmente costosa. Davvero qualcuno può temere che l' Italia venga attaccata dai nostri vicini, Francia, Svizzera o Austria? Oppure che il nostro esercito parta alla conquista di uno Stato africano? I trecento miliardi di euro spesi in Europa ogni anno per mantenere le forze armate potrebbero invece essere investiti nella salute, nell' istruzione e nell' assistenza sociale o utilizzati per costruire ospedali e scuole, o ancora per finanziare la ricerca scientifica. In realtà in Europa basterebbe un unico esercito multinazionale come principio di deterrenza e non-belligeranza, che agisca come forza di pace nei Paesi ancora devastati da conflitti locali. E invece l' Italia destina più risorse all' esercito che ai propri cervelli, indirizzando una quota pari all' 1,1 per cento del Prodotto Interno Lordo alle spese militari (2007) e lo 0,9 per cento alla Ricerca Scientifica; per non parlare degli aiuti ai Paesi in via di sviluppo, che contano solo per lo 0,2 per cento del Pil italiano. Nell' ambito di "Science for Peace" ho voluto istituire un gruppo di lavoro europeo formato da uomini politici, di cultura, capi di stato, impegnati a mettere a punto un piano progressivo di riduzione delle spese militari dei singoli Paesi a favore di un Unico Esercito Europeo di Pace e della costituzione di un Corpo Civile di Pace Europeo. A questo fine il gruppo di lavoro sta conducendo uno studio, coordinato dall' Istituto Affari Internazionali di Roma, che sarà presentato nel corso della seconda conferenza mondiale di Science for Peace, (in programma a Milano il 19 e 20 novembre) insieme a una serie di raccomandazioni indirizzate ai decisori politici. Ma in attesa che cambi la cultura obsoleta della difesa e della guerra non possiamo passare sotto silenzio decisioni che ci toccano da vicino adesso, come quella che riguarda il progetto F-35. Invito quindi tutti i cittadini a leggere il contenuto della mozione e, chi si sente solidale , a sottoscriverla attraverso il sito della mia Fondazione (www.fondazioneveronesi.it). Non dimentichiamo che la nostra Costituzione (come la Carta Onu del 1945) rifiuta la guerra e acconsente solo a strumenti militari di difesa. Gli F35 sono potenti cacciabombardieri d' attacco.

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Notizie clandestine
post pubblicato in Diario, il 8 agosto 2010


                                           

Nel mio piccolo, l'avevo già denunciato 6 mesi fa, quando pubblicai i dati della Capitaneria di porto di Pozzallo (Ragusa) sugli sbarchi di clandestini sulla costa iblea: ebbene, nel 2009 sono stati 2.691, con un aumento del 44% rispetto al 2008. Ebbene, per farvi un'idea sulle dimensioni di questi numeri, il ministro Maroni negli stessi giorni si vantava di aver ridotto gli sbarchi di clandestini a circa 3.000 in tutta Italia.

Allora si trattava però di un "semplice" articolo del Giornale di Ragusa, quindi da prendere con tutte le precauzioni del caso. Ora invece salta fuori un'inchiesta di Repubblica, che ci rivela come nell'ultimo mese siano stati almeno 350 gli sbarcati sulle coste siciliane; e proprio oggi 66 clandestini sono sbarcati in Salento. Dati parziali, parzialissimi, perchè dopo la stretta sugli sbarchi (costataci 5 miliardi di euro, ricordiamolo, per l'accordo con Gheddafi) gli schiavisti della tratta hanno cambiato i metodi di trasporto dei disperati, ma soprattutto perchè il Ministero non redige più una statistica completa degli sbarchi (d'altronde, per Maroni non esistono più). Il bello è che, proprio in un'intervista a Repubblica, il Ministro La Russa ad esplicita domanda non smentisce i risultati dell'inchiesta.

Una notiziona, o comunque una notizia. Di cui però non c'è traccia nei TG (nemmeno nel "comunista" TG3, per ora). O, forse, sono io a  non volermi rassegnare a considerare una notizia prioritaria l'ultima novità in materia di beauty farm, le vicissitudini di Belen Rodriguez o i gelati di Michelle Obama.

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Aule, non camerette
post pubblicato in Diario, il 4 novembre 2009


                                                   

Ritorna, per l'ennesima volta, il conflitto fra laici e credenti. Dicotomia impropria, dato che laicità e fede non sono affatto in conflitto, ed il vero cristiano è anche laico, ma così ormai vengono derubricate faccende che in realtà andrebbero interpretate piuttosto come conflitti fra laici e fondamentalisti. E' infatti bastato che una sentenza della Corte Europea imponesse all'Italia di togliere il crocefisso dai luoghi pubblici per scatenare un putiferio. Grida di giubilo dagli anti-clericali, soddisfazione da parte del mondo laico, contrapposti ai fastidi di molti credenti e non, fino ad arrivare ai veri e propri improperi da parte di uomini di Chiesa e politici "teocon" (come la vergognose parole di La Russa che ho avuto la sfortuna di ascoltare in diretta su RaiUno). Chiariamolo subito: io sto dalla parte della Corte. Con quella sentenza è stata finalmente fatto rispettare il principio di uguaglianza che è alla base della nostra Costituzione e di qualunque società che si dica civile.

Qualcuno dirà: "e che paroloni, per un crocefisso appeso in un'aula"! E, in effetti, quelle del tipo "è un falso problema", "che male farà mai un crocefisso", "con tutti i problemi che ci sono ci occupiamo dei crocefissi" sono tra le argomentazioni più usate dai difensori del "crocefisso pubblico" e anche persino da parte di chi tradisce le promesse di laicità, di decisionismo e di forte identità da dare al proprio partito pur di non infastidirsi i poteri forti (incominciamo male, caro Bersani). Indubbiamente ci sono "ben altri problemi", indubbiamente esistono tante altre questioni più decisive per il futuro del Paese (e la sua laicità). Ma questa filosofia del "benaltrismo", del c'è ben altro da fare, è stata la scusa più usata dalla classe dirigente per non cambiar nulla in questo Paese. Sarà anche una piccola cosa, ma se è giusta va fatta: questo dovrebbero dire tutti, ed ancor di più i leader progressisti.

Entrando poi nel merito della questione, qualcuno per il quale provo una profonda ammirazione si domanda: "in fondo, cosa ci guadagna l'Italia da questa sentenza"? Ebbene, ci guadagna in laicità e in credibilità della sua terzietà. Infatti, quando una persona, cattolica o non, entra in un luogo pubblico dove c'è un crocefisso, e mai simboli di altre religioni, riceve, volente o nolente, il messaggio che in Italia una religione è privilegiata rispetto alle altre, nonostante l'art.3 della Costituzione dica ben altro. Cosa che è poi la drammatica realtà, visto che il Concordato, incoerentemente inserito nella stessa Costituzione, garantisce alla Chiesa Cattolica tutta una serie di privilegi, tra i quali, restando nell'ambito scolastico, l'insegnamento della religione cattolica e non della "storia delle religioni", come fortunatamente alcuni illuminati professori di religione fanno, nonostante siano nominati dalla Curia (altra anomalia). Perchè non dimentichiamoci che il crocefisso è un simbolo "fazioso", ovvero espressione di una parte, di una sola delle credenze religiose che animano il nostro Paese, e come tale non può essere esposto da un istituto pubblico, tra l'altro in maniera esclusiva. Qualcuno addirittura osa dire che il crocefisso non è un simbolo prettamente religioso: evidentemente finge di ignorare che la croce è il simbolo per eccellenza della cristianità, quello con il quale si sono identificati e si identificano tutti i militanti della cristianità (per scopi positivi e negativi, ma questa è un'altra storia). Qualcun altro sostiene, giustamente, che il crocefisso sia espressione di valori che vanno al di là delle credenze personali e che rappresentano la Costituzione: ma allora anche una sciarpa della Juve o il simbolo del PD rappresentano valori simili (sportivi e politici questi, religiosi quelli) che però nessuno si sognerebbe di mettere affissi in un aula pubblica (e se lo facessero, soprattutto nel secondo caso, ci sarebbe uno scandalo a reti unificate) perchè, giustamente, non si tratta della propria cameretta.

Un altro argomento usato dai difensori del crocefisso è quello della tradizione e della sua difesa. Sostengono che non dobbiamo dimenticarci delle nostre "radici cristiane", che queste sono le nostre tradizioni e nessuno ce le deve togliere, che di passo in passo gli stranieri imporranno le loro credenze, eccetera. Ebbene, non c'è tradizione che tenga se la tradizione vuole cose sbagliate ed incostituzionali. E' tradizione pure che i gay non abbiano diritti, è tradizione pure che il testamento biologico non esista, è tradizione pure che i poveri siano sempre sfruttati, è tradizione pure la raccomandazione, è tradizione pure che i politici facciano spesso i propri interessi alle nostre spalle ... insomma, se tutto è tradizione, allora la società non andrebbe mai avanti. Ed è il trionfo del conservatorismo (e questo lo dico ai tanti amici cattolici e progressisti che però difendono queste tesi).

Altra argomento è quello della non-reciprocità. Si sostiene che è assurdo fare questo in Italia quando "al loro Paese" non abbiamo nemmeno il diritto di costruire una Chiesa. Bè, innanzittutto non si tratta solo di rispettare gli stranieri, ma anche milioni di italiani di altre religioni o atei. Poi, è un po' un'esagerazione: non sono tanti i Paesi dove questo effettivamente accade, almeno nella quantità e nella modalità in cui si pensa. E dove ciò accade si tratta sempre di Paesi teocratici o dove c'è una religione di Stato: e noi non vogliamo certo essere così, no? E poi, comunque, se altrove fanno cose sbagliate (penso anche alle varie forme di discriminazione), non è una valida giustificazione per farle anche da noi.

E poi, infine, l'argomento più stupido e al tempo stesso più insopportabile: non dobbiamo farci comandare in casa nostra dall'Europa. L'ipocrisia massima di tanti politici e non che si dicono europeisti quando gli conviene e poi delegittimano persino la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, non contestando le sue sentenze ma addirittura la loro stessa legittimità ad intervenire. Ipocrisia che, d'altronde, si vede in tante politici che si fanno paladini della cristianità e poi magari in privato sono divorziati, vanno a prostitute/trans, e in pubblico promuovono provvedimenti che disumani è dir poco. Insomma, una massa di "eurofurb" e "teofurb" di cui l'Italia non ha alcun bisogno.

Viva la Corte Europea, viva lo Stato laico. E lo dice un credente ...

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Corretti a priori
post pubblicato in Diario, il 30 ottobre 2009


                                                           

Credo chiunque di voi abbia visto le foto del cadavere di Stefano Cucchi. Quei segni di un'immane violenza, tra occhi spostati, vertebre rotte e traumi d'ogni tipo, hanno certamente indebolito la nostra fiducia nelle forze dell'ordine, anche se siamo ben consapevoli che non può certo essere un singolo episodio a danneggiare la nostra credibilità nelle istituzioni.

Tuttavia, nemmeno si può accettare che le forze dell'ordine vengano difese a priori, come fatto da Ignazio La Russa. Il ministro della Difesa, infatti, dapprima si è chiamato fuori da ogni possibile danneggiamento nei suoi confronti, scaricando le eventuali responsabilità sui colleghi Maroni e Alfano, ma soprattutto ha dichiarato che di una cosa è certo, "del comportamento assolutamente corretto da parte dei carabinieri in quest'occasione". In base a che? Sono forse i Carabinieri immuni a priori da ogni errore? O il ministro è a conoscenza di prove che scagionano l'Arma da qualsiasi coinvolgimento? E se sì, perchè non le ha rese note in Parlamento o altrove?

La verità va accertata fino in fondo, caro Ministro. Anche se magari ha ragione Lei. Quei segni di violenza richiedono una spiegazione, e per trovarla non deve esserci alcuna copertura a priori di una parte in causa. Anche perchè, ricordiamocelo, non è certo la prima volta che accade qualcosa di simile in questo Paese.

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Guerra e pace
post pubblicato in Diario, il 10 agosto 2009


                                              

La schizofrenia nel Governo continua a farsi strada. Dopo la querelle Nord-Sud, tornano le polemiche sull'Afghanistan. La Lega, almeno a parole, vuole il ritiro immediato (anche da altre missioni, a dire il vero). Berlusconi non esclude la possibilità. Il Ministro della Difesa, invece, ora vuole addirittura inasprire la missione.

In un'intervista al Corriere della Sera, infatti, La Russa propone una modifica delle regole d'ingaggio dei militari, superando il modello codice-di-pace/codice-di-guerra che in Italia vige dal 1941. Insomma per il Ministro il codice di pace non basta per la missione afghana, e, dato che non si vuole osare usare il codice di guerra, occorrerebbe creare un codice specifico per le missioni militari all'estero, che però "somigli più ad un codice di guerra che di pace". Ed il bello è che la proposta non solo trova il consenso generale del mondo militare, ma anche della maggior parte dell'opposizione.

Io non sono per niente d'accordo. Innanzitutto, la nostra Costituzione dice chiaramente che "L'Italia ripudia la guerra come strumento d'offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali". Dunque, se dobbiamo partecipare ad una guerra, e La Russa ha ormai finalmente ammesso che in Afghanistan c'è una guerra (come d'altronde definita tale anche dai generali Angioini ed Arpino, commentando la proposta), dobbiamo farlo solo come parte lesa. E dubito che la missione afghana possa definirsi una missione di difesa. Si dirà che l'interpretazione dell'art. 11 è alquanto vaga ... d'accordo, allora ragioniamo su altro. E' giusto che l'Italia partecipi ad una missione di occupazione e di guerra? E' giusto farlo in un Paese che non ci riguarda poi molto? E' giusto far morire decine dei suoi figli e spendere miliardi delle nostre tasse, tra l'altro in periodo di crisi, e tagli miliardari su altri fronti? E' giusto farlo per così tanti anni senza grandi cambiamenti ottenuti? E' giusto farlo mentre si è già impegnati su molti altri fronti? Insomma, l'Italia ne sta traendo vantaggio, o perlomeno danni minimi? La risposta è no, e mi pare anche un ragionamento abbastanza obiettivo.

Quindi, più che inasprire la missione, penserei ad una exit-strategy. Concordata con gli alleati e soprattutto con il governo locale, d'accordo. Ma l'importante è fissare una data, e non lontana nel tempo, in cui dire basta al nostro impegno oramai quasi decennale in quella regione.

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Geniali strateghi
post pubblicato in Diario, il 28 maggio 2009


                                                 

Sotto attacco da parte delle opposizioni, della Chiesa, della stampa estera e persino di parte della sua maggioranza e della sua famiglia per le sue vicende personali e politiche, in primis "caso Noemi", "sentenza Mills" e "velinismo", il premier Berlusconi ha trovato un ottimo diversivo: la riduzione del numero dei parlamentari.

Per capire l'ottima strategia del PDL bastava seguire la puntata di ieri sera di Porta a Porta, che Vespa nella sua prima parte ha dedicato proprio al tema delle riforme e nello specifico del taglio dei parlamentari. In particolare, bastava sentire il primo intervento della serata, quello del Ministro La Russa: "Io parto da un dato. Non è che adesso fanno la 'corsa', adesso ne ha parlato Berlusconi, e il tema è tornato di attualità, altrimenti non lo era. E, anche all'origine, noi abbiamo fatto nel 2005 la riforma, quella che passava sotto il nome di devolution, e in quell'occasione decidemmo di abbassare il numero dei parlamentari, a 518, il numero che ora vorremmo ulteriormente abbassare, e abbassare il numero dei senatori, ci riuscimmo, e non è una cosa facile, perchè adesso deve cominciare l'iter, che prevede che passi due volte alla Camera e due volte al Senato, perchè è una riforma della Costituzione. L'abbiamo già fatto nel 2005, la legge passò, col solo voto della maggioranza del Governo Berlusconi dell'epoca, la sinistra votò contro dicendo poi 'ma noi votavamo contro perchè c'è la riforma della devoluzione', ma intanto votò contro anche questa norma. Non solo: chiese, come la Costituzione consente, di fare un Referendum che cancellasse quella riforma; nel frattempo si votò per le elezioni Politiche, perdemmo per 20mila voti, in quel clima, 15 giorni dopo si andò a votare per questo Referendum che la sinistra chiedeva di votare 'sì' per cancellare questa riforma, e i Parlamentari che erano stati abbattuti dal Governo Berlusconi dell'epoca tirarono un sospiro di sollievo perchè furono tutti tranquillamente rimessi nel numero che precedentemente c'era e che attualmente c'è ancora". Altrimenti già in questa legislatura sarebbe sceso il numero (dice Vespa). "Certo, noi l'avevamo già votata! Io sono contento che adesso la sinistra dica di avere mutato opinione, dirà che è sempre stata di questa opinione ma non poteva, fatto sta che ha fatto carte false per mantenere l'attuale numero dei deputati e io credo che adesso non dobbiamo fare tante gare: ha fatto bene Berlusconi a dire che accanto alla proposta di legge parlamentare, che c'è già, non fa assolutamente male aggiungere una proposta di iniziativa popolare, tanto vanno poi a confluire, la discussione in Parlamento è identica, è uguale, ma la forza che viene dalla volontà popolare impedisce da un lato di cambiare idea e dall'altro lato rende simbolica questa riduzione. Perchè non è tanto il costo, che pure è grosso, 100, 200 o 600 deputati, quello che conta è dare il segnale che si vuole rendere il Parlamento molto più agile e cioè che si vuole dare più risposte alle richieste degli Italiani: diminuire il numero non è solo un problema di costi, significa poter fare una legge non in due anni ma in un tempo determinato, accoppiare magari a questa riforma maggiori poteri per l'esecutivo significa non fare inutili ping-pong Camera-Senato, Senato-Camera, ma magari fissare un termine entro il quale il Parlamento se deve dire no dice no, ma è chiamato a decidere se è sì o se è no". Una sfilza di bugie e mezze verità dall'inizio alla fine.

Cominciamo dall'inizio, e dal primo messaggio dato agli elettori: 'E' grazie a Berlusconi che ora si parla di tagliare i parlamentari'. Vero, ma negli ultimi tre anni Berlusconi e la sua maggioranza ha detto di no a qualsiasi proposta di riduzione dei parlamentari, riduzioni di stipendi e privilegi; hanno persino cercato di boicottare il sistema anti-pianisti della Camera. E ancora adesso lo fanno: tant'è vero che il 26 Maggio, pochi giorni dopo l'exploit di Berlusconi sui parlamentari, il centrodestra al Senato ha bocciato la proposta del PD di calendarizzare subito il ddl Zanda sulla riduzione dei parlamentari. E se lo stesso ddl è stato poi fatto calendarizzare da una decisione unanime di Fini e Schifani, è solo grazie alla minaccia del PD di non votare più alcun calendario nella Conferenza dei Capigruppo. Se quindi si parla di taglio dei parlamentari solo oggi, vuol dire che c'è qualche "problemino" nel mondo dell'informazione.

Secondo messaggio: 'Noi del centrodestra il taglio lo facemmo già, la sinistra voto contro e fece tornare tutto come prima'. Vero, il centrodestra fece il taglio dei parlamentari, ma lo inserì nella famosa riforma della "devolution", che stravolgeva il senso della Costituzione a favore delle mire della Lega Nord. La 'sinistra' non avrebbe mai potuto votare quella riforma e, dato che o si prendeva tutto o niente, non poteva che votare no. Inoltre, fu proprio l'opposizione di centrosinistra a proporre all'epoca di ridurre a 400 i deputati e a 200 i senatori: ma il centrodestra bocciò l'emendamento, preferendo rispettiamente 518 deputati e 252 senatori.

Terzo messaggio: 'Non solo la sinistra fu contraria, ma propose anche un Referendum contro, e gli Italiani votarano contro perchè lo diceva la sinistra'. Certo che propose un Referendum contro, per i motivi sopra citati. Ma è piuttosto curioso quello che ha detto La Russa: in pratica ha detto che gli Italiani furono una massa di capre che si fecero turlupinare dalla sinistra. Peccato che La Russa & company abbiano sempre esaltato gli Italiani e la loro capacità di giudizio, difendendo Berlusconi dall'accusa di manipolare gli Italiani proprio dicendo che gli Italiani non sono una massa di capre. Con la differenza, però, che la sinistra non ha televisioni per "manipolare" gli Italiani: le ha invece Berlusconi, che le utilizzò anche in quell'occasione, facendo mandare in onda su Mediaset una serie di spot sul Referendum che mettevano praticamente solo in evidenza il fatto della riduzione dei parlamentari (spot che provocarono una multa dalle autorità garanti, ma che proseguirono all'infinito e massicciamente).

Quarto messaggio: 'La sinistra non vuole far sentire la vostra voce sul taglio dei parlamentari'. Ovvero critica la volontà di Berlusconi di raccogliere le firme per un ddl di iniziativa popolare. Ora, innanzittutto le critiche sono venute anche da Fini, il quale ha sottolineato una cosa importante: i ddl di iniziativa popolare devono comunque passare per il Parlamento. E allora perchè perdere tempo, se si possono subito approvare in Parlamento le proposte già presenti? Non solo: non si possono fare ddl di iniziativa popolare sulla Costituzione, dunque la raccolta firme del Premier sarebbe meramente simbolica. Ma, d'altronde, l'obiettivo di Berlusconi è proprio quello di cavalcare demagogicamente il tema ... poco importa se il Parlamento approverà o meno, e poco importà che i "capponi cui non si può chiedere di anticipare il Natale" sono in stragrande maggioranza suoi parlamentari: forse il Premier ha paura che le persone messe da lui in Parlamento votino contro il taglio dei parlamentari?

Ma La Russa non ha solo mandato messaggi agli Italiani. Nel concludere il suo intervento ha infatto ventilato una cosa molto importante: 'Magari accoppiamo al taglio dei parlamentari i maggiori poteri per l'esecutivo'. E qui sta tutto il fulcro della strategia berlusconiana: non solo distrarre adesso gli elettori promettendo loro il taglio dei parlamentari e facendo creder loro che sia Berlusconi a volerlo, contro la volontà della sinistra, ma anche tentare un "golpe istituzionale", ovvero una riforma iper-presidenzialista, mascherandola da riduzione dei costi della Casta. Ci aveva già provato nel 2006, come detto prima. Solo che ora potrebbero essere in gioco gli equilibri costituzionali e democratici, e i mezzi mediatici sarebbero molto maggiori che in passato. Speriamo bene, ma le premesse non fanno ben sperare ...

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L'antifascismo oggi
post pubblicato in Diario, il 25 aprile 2009


                                                     

Oggi è il 25 Aprile, una data che in Italia ha un significato particolare: ovvero quello della Festa della Liberazione, in memoria di quel giorno di 64 anni fa quando, liberate Milano e Torino dalle forze Alleate e dai partigiani, l'Italia potè dirsi finalmente libera dall'oppressione nazifascista.

Su questa data oggi si potrebbero scrivere molte cose: ricordare, per esempio, al Ministro La Russa che ritenere che i partigiani comunisti non meritino di essere celebrati come liberatori perchè volevano sostituire un regime ad un altro è una profonda ingratitudine per chi rischio la vità in condizioni avverse contro chi per vent'anni aveva affossato la libertà e la democrazia (ma questo La Russa non lo ricorda), e non aveva alcun intenzione di instaurare un nuovo regime (se non una minoranza, e comunque non con intenti "stalinisti"). Oppure si può scrivere qualcosa su Berlusconi, che dopo 15 anni di attività politica si è ricordato che esiste una festa chiamata "della Liberazione" e che si svolge il 25 Aprile (ma già vuol cambiarle il nome). Oppure ci si può indignare per la proposta di legge di alcuni parlamentari PDL per l'equiparazione di partigiani e repubblichini (per entrambi l'ingresso nell'Ordine del Tricolore con relativo assegno), ovvero fra chi combattè per la libertà e chi per mantenere il regime fascista.

Ma le polemiche sul passato non mi interessano granchè. A me interessa "l'attualità" o meno dell'anti-fascismo oggi. Ovvero: c'è ancora bisogno di "resistere" in difesa della libertà e della democrazia? La risposta è sì, sempre. Specialmente in questo periodo.

No no, attenzione, non tiro fuori la tiritera del Berlusconi dittatore. Io non credo che Berlusconi voglia instaurare una dittatura. Tanto le cose di cui ha bisogno come l'aria le ha già: un enorme potere in tutti i campi della società; fare gli interessi suoi e di chi lo sostiene; godere del consenso delle folle (più o meno ampie a seconda dei periodi politici, ma comunque folle). Il problema è che se Berlusconi volesse, quasi sicuramente riuscirebbe a farlo. Ed in quel se c'è tutto un mondo: il controllo di tutti i settori della società nelle mani di pochi, la crisi della politica e la sfiducia dei cittadini nella possibilità di cambiare il Paese nelle forme democratiche (il che si rispecchia nell'astensionismo), il sentire diffuso della necessità di un "uomo forte", il controllo politico degli strumenti di comunicazione di massa, una forte crisi economica che spinge i cittadini all'egoismo sociale. Tutti fattori che spiegano l'attuale fortissimo successo di Berlusconi, e tutti fattori che furono anche alla base dell'instaurarsi del fascismo.

E allora continuiamo a "resistere": non solo ricordando il sacrificio dei nostri Padri della Repubblica, ma togliendo le basi per l'instaurarsi di futuri fascismi. E' necessario combattere per una società davvero democratica, dove ci sia libera concorrenza in tutti i campi della società, dove ci sia una seria informazione, dove ci interessi non solo di se stessi ma anche degli altri (e non solo del presente, ma anche del futuro). E soprattutto una società dove si abbia ancora fiducia nella democrazia, e dove si restituisca alla partecipazione democratica l'enorme importanza che essa ha per il mantenimento dei diritti di tutti e come unica via per un reale "cambiamento", una reale "liberazione" dell'Italia da chi e cosa la ancorano ancora al passato.

Buona Resistenza a tutti. 

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Un cacciabombardiere per l'Aquila
post pubblicato in Diario, il 16 aprile 2009


                                                

In questi giorni sono uscite varie ipotesi sul modo per finanziare la ricostruzione in Abruzzo. Tasse una tantum sui ricchi, election day, scudo fiscale, ecc. ecc. Ma, dato che il ministro Maroni ha valutato che la cifra totale si aggirerà intorno ai 12 miliardi, difficilmente una sola ipotesi potrà sopperire a tutti i costi.

A meno che di non voler valutare un'ipotesi non emersa finora. Ovvero quella delle spese militari. 12 miliardi è infatti una cifra incredibilmente simile a quella, contenuta nel parere della Commissione Difesa della Camera sul piano di spese militari proposto dal Ministro La Russa in nome del Governo, che porterà all'acquisto di 131 cacciabombardieri F5, nell'ambito di un accordo con la Difesa americana. Cifra che arriva esattamente a 16.6 miliardi di dollari, più 775 milioni di dollari per la costruzione della base di Cameri, che gestirà ed ultimerà gli F5. Circa 133 milioni di euro per ogni F5, dunque.

Caro La Russa, e caro Governo, vista l'urgenza dell'Abruzzo, e la crisi economica, non sarebbe forse meglio rinunciare a qualche cacciabombardiere, di utilità molto dubbia per un Paese che ripudia la guerra, almeno stando alla Costituzione, anzichè mettere una tassa o fare l'ennesimo scempio della legalità con uno scudo fiscale bis?

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Il Pdl e l'antifascismo
post pubblicato in Diario, il 17 settembre 2008


                                                     

Oggi si è tenuto il "Comitato dei 100" della costituente del Popolo della Libertà, il nuovo partito, che, dopo il debutto elettorale, nascerà principalmente dalla fusione di Forza Italia e Alleanza Nazionale, ma anche di forze minori come il PRI, i Pensionati, la DC di Rotondi , Azione Sociale della Mussolini ed altri ancora. Si annunciano modalità meno partecipative e democratiche di quelle che portarono alla formazione del PD, ma questo era scontato, vista la tradizione di Forza Italia.

Ma al centro del dibattito politico sul PDL ci sono altre questioni, più di tipo valoriale. In particolare, la domanda è questa: l'antifascismo sarà uno dei valori del PDL? La risposta dovrebbe essere certamente positiva, in quanto la maggiore forza politica del Paese deve assolutamente essere antifascista, per ovvi motivi. Tuttavia, ciò non è cosi ovvio. Il Presidente della Camera Gianfranco Fini, uno dei probabili successori di Berlusconi (ammesso che il premier intenda lasciare fra 5 anni), aveva replicato alle dichiarazioni di Alemanno e La Russa sul fascismo: al primo aveva ricordato come il fascismo non fu negativo solo per le leggi razziali, ma anche perchè fu una dittatura che negò le libertà fondamentali, al secondo che i "ragazzi di Salò" vanno rispettati, ma lottavano dalla parte sbagliata, mentre i resistenti dalla parte giusta. In conclusione, aveva detto chiaramente che il PDL si dovrà fondare sui valori dell'antifascismo. Le sue parole, se da un lato hanno avuto l'apprezzamento delle opposizioni, hanno però scatenato una bufera nella sua base. In particolare, i Giovani di AN, ovvero Azione Giovani, hanno replicato al loro leader dichiarando che "non saremo mai antifascisti". Lo stesso ha fatto Alessandra Mussolini, nipte del Duce, ex AN (dalla quale uscì proprio quando Fini dichiarò il fascismo "male assoluto") e leader di Azione Sociale (tra i fondatori del PDL), che ha prima di entrare alla Camera ha indossato una maglietta con scritto: "con orgoglio dalla parte sbagliata". Infine, lo stesso leader di Forza Italia ha glissato sull'argomento. Infatti, al termine della Costituente Berlusconi ha risposto ad una domanda sull'argomento dichiarando: "penso solo a lavorare". D'altronde, già da Vespa aveva preferito non rispondere sul tema.

Insomma, un bel problema per il PDL. Il ministro Matteoli sostiene che chi non condivide le parole di Fini sarà cacciato da AN. Staremo a vedere se davvero il PDL prenderà nettamente le distanze da quella dittatura, e se davvero non ammetterà fra le sue braccia chi non condividerà questa presa di posizione. Non so voi, ma non sono pronto a scommetterci ...

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