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il blog di Francesco Zanfardino
Non è un paese per gay
post pubblicato in Diario, il 5 agosto 2011


Nella stessa giornata due notizie hanno interessato il mondo omosessuale (meglio definito LGBT): una lieta, ovvero il matrimonio, in terra tedesca, tra l'unico parlamentare italiano dichiaratamente omosessuale, l'on. Anna Paola Concia, e la sua compagna Ricarda. L'altra decisamente poco lieta, visto che a Cerignola un 20enne ha accoltellato ripetutamente il fratello maggiore perchè "disonorava" la famiglia in quanto gay, sottoponendolo quindi allo scherno dell'intero paese del Foggiano.

In effetti entrambe le notizie possono essere viste come negative, se pensiamo al fatto che l'unione fra la Concia e la sua compagna, che in Germania comporta gli stessi diritti (e doveri) del matrimonio fra eterosessuali, non è minimamente riconosciuta in Italia. Un paese, l'Italia, l'unico in Occidente, dove nessun diritto, nemmeno quello a non essere discriminati per il proprio orientamento sessuale, è riconosciuto a chi vuole vivere la propria sessualità in maniera diversa dal dogma, di impostazione cattolica ma soprattutto "machista", della "unione naturale fra maschio e femmina, che culmina nel matrimonio". Figuriamoci il riconoscimento delle coppie conviventi, ancor di più figuriamoci il riconoscimento del matrimonio fra persone dello stesso sesso (che dovrebbe essere una cosa scontata riconoscerlo, se si accetta che tutti gli orientamenti sessuali hanno pari dignità e quindi uguali diritti di riconoscimento davanti alla legge). Un paese dove, come naturale conseguenza, qualunque sessualità, anche eterosessuale, diversa da questo modello machista viene ritenuta (o comunque trattata nei fatti) perlomeno come anomala, arrivando fino all'intolleranza e sfociando nei casi estremi, e purtroppo non rari, nella vera e propria violenza. Fisica, come nel caso del fratello-coltello, o anche psicologica, come quella esercitata dai (spero la minoranza) cittadini di Cerignola, che pur non è propriamente un paesino sperduto di tre secoli fa (eppure evidentemente è rimasto a quel tipo di mentalità).

Un paese, l'Italia, dove regna l'ipocrisia, dove chi vorrebbe spaccare la testa ai "froci" magari è lo stesso che indossa solo mutande di Dolce&Gabbana; un paese, quindi, dove gay è ok se fai lo stilista o il parrucchiere, ma non se sei una celebrità, tanto che ci meravigliamo ogni volta che qualche "VIP" fa outing; un paese dove ci sono decine di migliaia di calciatori ma (guarda un po'!) sono tutti eterosessuali doc; un paese dove sono molti di più i politici che attaccano apertamente gli omosessuali che quelli che li difendono, dove una sola parlamentare su mille è ufficialmente omosessuale, ma poi sotto sotto più di qualcuno ha qualche rapporto da nascondere (e che non dovrebbe sentire di nascondere), compreso quelli della destra più ferocemente omofoba (vi ricordate di Haider?).

Un paese, insomma, che non è certo degno di definirsi, per davvero, un Paese civile. Almeno fino ad adesso.

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Morgan, non c'hai il sedere
post pubblicato in Diario, il 8 ottobre 2010


Il Cda Rai ha approvato il progetto di Sanremo 2011, che sarà condotto da Gianni Morandi in collaborazione con Elisabetta Canalis, Luca e Paolo delle "Iene" e, udite udite, Belen Rodriguez.

Che ad Agosto, tirata in ballo da varie colleghe starlette, confessava al pm Di Maio: "ho fatto uso di cocaina insieme a Francesca Lodo, a casa sua, solo due volte nei primi giorni di gennaio 2007. In entrambe le occasioni la droga me l'ha data Francesca. Non so dove Francesca la prenda, ma sono certa del fatto che ne fa assai uso. Lei mi invitava spesso ed andare nei bagni dell'Hollywood, le domeniche sere in cui stavamo insieme con tutti i componenti del gruppo Mora, ma io non la seguivo perché temevo l'effetto della cocaina. Ripeto le uniche due volte che ho consumato droga è stata quando ero a casa di Francesca Lodo".

Ora vorrei tanto capire qual è la differenza con Morgan, escluso dalla scorsa edizione di Sanremo perchè aveva ammesso di fare uso di cocaina, e quindi accusato di essere un "cattivo pubblico" per il pubblico giovane (???) di Sanremo. Con un dibattito che si scatenò accesissimo ovunque e perdunque, con tanti novelli Savonarola pronti ad esiliare Morgan "dai palcoscenici di tutto il Regno".

Un po' di tette, culi ed audience bastano a svendere la propria coerenza?

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L'antiberlusconismo
post pubblicato in Diario, il 3 ottobre 2010


                                                 

Il Partito Democratico non ha aderito al secondo "NoBDay", come d'altronde già aveva fatto col primo. Anche se stavolta, tra i dirigenti PD, il solo Ignazio Marino ha partecipato in piazza, mentre almeno il 5 Dicembre 2009 gli facevano compagnia anche Rosy Bindi e Dario Franceschini. Come adesione personale, s'intende.

Per carità, c'erano allora e c'erano ora motivi per non aderire ufficialmente: il PD, a differenza di atlri partiti di centrosinistra, non vuole fare solo antiberlusconismo ma preparare l'alternativa al berlusconismo. Oltre alle varie motivazioni che di volta in volta usano i vari dirigenti del PD in questi casi, ovvero "se contestiamo Berlusconi gli facciamo un favore", "il problema di questo Paese non è Berlusconi", "è sbagliato dire che siamo in un regime", "non dobbiamo sconfiggerlo tramite i suoi guai giudiziari ma con le armi della politica", eccetera eccetera. Giudizi frutti un po' della pressapochezza, dato che la manifestazione concentrata sulla figura di Berlusconi in sè, ma su tutto ciò che rappresenta. E si poteva cogliere l'occassione per presentarla, o almeno cominciare a delinearla, questa benedetta "alternativa".

Ma, soprattutto, io ci trovo una grande incoerenza. Innanzitutto, perchè questa "alternativa al berlusconismo" la si sbandiera nelle parole e poi, purtroppo, non la si ritrova ancora nei fatti. Ma soprattutto perchè è decisamente incoerente dire no all'antiberlusconismo e poi contemporaneamente evocare "l'emergenza democratica" per giustificare l'alleanza con Casini e perfino con Fini, perchè bisogna innanzittutto eliminare il "pericolo" che Berlusconi vinca le elezioni.

Più "antiberlusconiani" di così ...

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Trarre le conseguenze
post pubblicato in Diario, il 21 settembre 2010


                                            

Secondo il sottosegretario Carlo Giovanardi, responsabile del Dipartimento nazionale antidroga, "chi lavora nel servizio pubblico deve dimostrare di non drogarsi. Così come nel calcio i giocatori vengono espulsi per un certo periodo dalle gare, credo che per i conduttori televisivi, soprattutto se lavorano nel servizio pubblico, sia sacrosanto auspicare che la loro immagine pubblica sia in linea con i valori educativi della Rai. Quindi anche loro dovrebbero sottoporsi al test antidroga volontariamente come hanno fatto i parlamentari: in caso di non disponibilità al test, ognuno trarrà le sue conclusioni".

Tralasciamo pure l'improbabile paragone col calcio, dove i test antidroga si effettuano perchè i calciatori potrebbero trarre beneficio dalle droghe per la loro attività sportiva, non certo perchè si vogliono evitare problemi di pubblica moralità. E tralasciamo anche l'incongruenza fra la necessità di "dimostrare" di non drogarsi e quella di fare "il test come i parlamentari", che era anonimo (!) e dunque non si è dimostrato un bel nulla. Per non parlare della "immagine pubblica" che deve essere in linea con i valori della Rai: drogarsi in privato non è certo una cosa pubblica, no? Quello che conta di questo sproloquio è la frase finale: "in caso di non disponibilità al test, ognuno trarrà le sue conclusioni". Come a dire: cari conduttori, magari comunisti cannaioli che osate ancora dare fastidio al nostro illuminato Premier, state attenti.

Mi domando però quando Giovanardi e company "trarrano le conclusioni" sui tantissimi drogati che ci sono in Parlamento, il "servizio pubblico" per eccellenza. Prima loro, poi gli altri, eventualmente. Ne vedremmo delle belle.

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Mafia nell'eolico: embè?
post pubblicato in Diario, il 18 settembre 2010


                                          

Da diversi anni il critico d'arte, meglio noto come azzuffatore televisivo, Vittorio Sgarbi sta ingaggiando una vera e propria crociata contro gli impianti eolici, prima accusati di essere "stupratori di paesaggi" ("tanti falli erti in mezzo alle campagne) e poi di essere la nuova frontiera della mafia nel settore dell'energia. Tanto che, di fronte al sequestro di 1.5 miliardi di euro ad un imprenditore del settore in odor di mafia, ha chiesto al governatore Lombardo di bloccare gli impianti eolici in costruzione in tutta la Sicilia.

Passi per la prima accusa, discutibile ma comprensibile. La seconda, invece, è semplicemente stupida. Che la mafia investa nell'eolico non mi meraviglia affatto: investe in qualsiasi settore! Se anche eliminassimo l'eolico, la mafia non investirebbe quei soldi in altri tipi di impianti energetici, o comunque in altri settori produttivi? O forse vogliamo ritenere che la mafia non investa nelle centrali a carbone o nelle raffinerie? L'unica cosa che bisognerebbe chiedere, semmai, è che queste centrali eoliche non rimangano cattedrali nel deserto, messe in piedi per ottenere gli incentivi e poi abbandonate a se stesse.

Oltre che cercare in tutti i modi di estromettere la mafia e i suoi imprenditori dal mercato, ma questo vale per tutto, non certo solo per l'eolico ...

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La famiglia
post pubblicato in Diario, il 10 settembre 2010


                                          

Ha destato scandalo in tanti la notizia che il tribunale dei minori di Trento ha confermato la decisione dei servizi sociali di togliere la bambina ad una madre troppo "povera". La donna, separata dal marito, ha avuto difficoltà economiche, tanto che è ospitata da una struttura: è stata "ritenuta immatura e fragile, persino incosciente per aver voluto affrontare una gravidanza contro ogni consiglio e con un lavoro precario e mal retribuito" (circa 500 euro al mese).

A me ha destanto ancora più rabbia pensare di vivere in un Paese dove ci sono tante persone in politica e non solo che si professano "paladini della vita", organizzano "crociate" contro l'aborto, si riempono la bocca con la parola "famiglia" e poi non fanno lo stesso per chiedere ai nostri governanti delle politiche serie per evitarli, gli aborti, comprese per l'appunto delle politiche per assistere le giovani madri in difficoltà economiche.

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Hanno scoperto l'Europa
post pubblicato in Diario, il 10 maggio 2010


                                                   

Oggi tutti sembrano scoprire l'Europa, grazie alla grande euforia suscitata su tutte le piazze affaristiche europee, a cominciare soprattutto dalla nostra Milano (rialzo record del +11% in una sola giornata) dal piano "salva-Stati" approvato nella notte dai ministri delle finanze dell'Unione Europea. 600mld di investimenti che dovrebbero evitare la bancarotta non solo della Grecia ma di tanti altri Paesi in difficoltà, a cominciare dal Portogallo fino a Spagna, Gran Bretagna e Italia.

Eppure tanto "europeismo" non c'è mai stato in Italia, specialmente da parte di chi oggi rivendica presunti meriti ma in passato ha sempre populisticamente ed opportunisticamente soffiato contro la bandiera dell'Europa. Ogni volta che la UE si è opposta ai provvedimenti sbagliati del Governo, si diceva che l'Europa non serviva a niente, era solo un covo di "burocrati". Ogni volta che l'Europa redarguiva il Governo sui conti pubblici, si diceva che era un freno allo sviluppo del Paese. Per non parlare delle grandi manifestazioni convocate contro gli sforzi compiuti dal primo governo Prodi, sulla scia di Ciampi, per risanare i conti pubblici e portare l'Italia in Europa.

Fossimo stati a sentire a loro, quelli che oggi si scoprono europeisti, l'Italia sarebbe rimasta da sola ad affrontare una crisi molto, molto più grande di lei, altro che "salva-Stati". Meglio tardi che mai.

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L'ipocrisia
post pubblicato in Diario, il 4 febbraio 2010


                                                 

Chiarisco subito: sono d'accordo con la decisione di escludere Morgan da Sanremo. Era improponibile ed altamente diseducativo concedere una vetrina così importante ed "istituzionale" a chi, pochi giorni prima, aveva fatto una dichiarazione così pesante sul suo stile di vita.

Quello che non mi sta bene, invece, è il trionfo dell'ipocrisia che sta dominando il dibattito intorno all'affaire Morgan, come se i tanti critici di Morgan non sapessero che nei loro ambienti, quelli dello spettacolo e della politica, la droga scorre a fiumi, persino in coloro che in pubblico fanno i moralisti più sfegatati. Se facessimo un test anti-droga a tutti i parlamentari o ai partecipanti a Sanremo, chissà quanti ne scopriremmo. Magari, anche qualcuno che oggi si mette sul piedistallo.

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In-sicurezza
post pubblicato in Diario, il 5 novembre 2009


                                              

Evidentemente quelle sui tagli alle forze dell'ordine, e la conseguente ipocrisia del centrodestra sulla sicurezza, non erano frottole dell'opposizione. Chiacchiere e distintivo, questa è l'Italia sicura promessa in campagna elettorale ...

P.S. Ah, vedere Bossi che zittisce Maroni paragonandolo ad una bestia d'allevamento, riuscendoci, è spettacolare ... credevo che Bobby...pardon, Roberto avesse una schiena più dritta.

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Non chiamateli eroi
post pubblicato in Diario, il 21 settembre 2009


                                                

Oggi è solo il momento del dolore, dunque terrò a freno le polemiche (d'altronde ho già detto la mia giovedì). Solo una cosa, però: non chiamateli eroi. Quei sei militari caduti in Afghanistan sono vittime, non eroi.

Chiamarli eroi vorrebbe dire delegare la responsabilità della loro morte a loro stessi. Morire da eroi significa morire mentre si fa qualcosa di eroico, che nessuno ti ha chiesto di fare, nemmeno lo Stato. Quei sei militari, invece, non hanno fatto alcunchè di eroico, a meno di non voler definire tale un giro di pattuglia in carrarmato. Sono invece vittime di un vile attentato, e della colpevole ipocrisia di uno Stato e di una classe politica (tutta, ormai) che manda in guerra persone equipaggiate per la pace.

Basta retorica, dunque. Chiamiamo le cose con il loro nome. E non nascondiamo le responsabilità.

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La paura e l'orgoglio
post pubblicato in Diario, il 29 agosto 2009


                                          

L'escalation di aggressioni omofobe degli ultimi giorni, che tanto scalpore sta suscitando (e meno male), meriterebbe un grado di attenzione maggiore da parte da chi comanda in questo Paese. Quei ragazzi accoltellati a Roma, quei turisti aggrediti a Napoli, quegli attivisti pestati a Rimini, quei neo-vicini minacciati a Caserta sono solo la punta dell'iceberg, l'espressione più violenta di un clima culturale ben più devastante per chi ha semplicemente scelto di amare in una determinata direzione e non nell'altra (o in più direzioni).

Spesso, infatti, le parole e gli atteggiamenti fanno più male di una coltellata. L'omosessualità, infatti, è ancora considerata dai più come qualcosa di "diverso", da "tollerare", se non "odiare". Da prendere in giro, da usare per prendere in giro, o comunque da far suscitare risatine e commenti idioti. Da nascondere, quando si è famosi, ed ancor di più quando si è in certi ambienti (quello del calcio, soprattutto), dove l'omosessualità praticamente stroncherebbe la carriera. Ancora da nascondere, quando ci si trova in determinate famiglie dove un figlio gay viene visto come un reietto, o al massimo come qualcuno che "ok, purtroppo sei gay, ma pazienza". Da non solidarizzare, se non si vuole essere a propria volta essere "accusati" di omosessualità o di satanismo. Da non garantire i più elementari diritti, come quello di poter assistere il proprio compagno in ospedale o potergli lasciare la pensione, o quello di veder riconosciuta istituzionalmente la propria relazione, o quello di porsi perlomeno il minimo dubbio se l'amore paterno/materno omosessuale sia davvero così psicologicamente devastante per dei bambini abbandonati da genitori così "sanamente" eterosessuali. Da non meritare l'attenzione e l'impegno da parte di una politica che mostra ipocrita solidarietà a quei ragazzi che "non devono più avere paura" di essere se stessi, e poi è la prima ad aver paura non dico di battagliare per i loro diritti, ma addirittura di partecipare con i propri leaders ad un qualunque Pride, anche quelli più sobri, inviando solo ipocrite "delagazioni" (nel migliore dei casi!), come se fossero dei reietti.

Non mi meraviglia, dunque, se la comunità Lgbt sta cominciando ad organizzarsi da sè, e rifiuti di scendere in piazza con bandiere di associazioni e soprattutto partiti. Avranno sì perso la fiducia, ma l'orgoglio no, evidentemente.

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Un calcio all'ipocrisia
post pubblicato in Diario, il 26 giugno 2009


                                               

Leggevo su LaStampa.it questa notizia proveniente dalla Turchia su un arbitro gay che è stato licenziato dalla Federazione e costretto a fuggire dalla sua città a causa del suo outing, e mi è venuto in mente quel video di La7 che fece tanto scalpore qualche anno fa poichè riprendeva le dichiarazioni di un presunto "calciatore gigolò" di Serie C che sosteneva di andare a letto a pagamento con moltissimi giocatori, anche di Serie A ed anche sposati, e che buona parte dei calciatori italiani è bisex, magari con "fidanzate di facciata e vita privata più 'allegra'".

Mi è venuto in mente perchè nell'articolo si mette in risalto la discriminazione subita dall'arbitro turco, sottolineando le "battutacce" dei cronisti sportivi (del tipo "non può riavere il posto, assegnerebbe i rigori ai calciatori più carini"), e che in Turchia anche se l'omosessualità non è reato, è comunque perseguita ai limiti della legge, come ad esempio la non idoneità alle visite militari se si è gay (scusa utilizzata dalla Federazione turca per espellere l'arbitro "incriminato"). Ebbene, siamo poi così sicuri che in Italia siamo messi meglio? In fondo, che io sappia o ricordi, finora nessun calciatore, allenatore o arbitro italiano ha mai confessato la propria omosessualità. Eppure, l'OMS stima, basandosi sul cosiddetto "Rapporto Kinsey", che circa una persona su venti sia omosessuale, e che un altro 5% abbia rapporti prevalentemente omosessuali. Pensare dunque che tra migliaia di uomini che popolano il mondo nel calcio, e che tra l'altro vivono ogni giorno a stretto contatto, nemmeno uno di loro sia omosessuale, è al di fuori di ogni logica.

Il perchè di tanto mistero è evidente: in una società dove essere gay è ancora causa di discriminazione, dove i più elementari diritti della persona non sono ancora riconosciuti (sì, mi riferisco a Dico e company), e dove il proprio orientamento sessuale può pregiudicare l'accesso a vari settori lavorativi (compreso quello militare: non è forse vero che ai "test psico-attitudinali" viene chiesto l'orientamento sessuale? E vorrei tanto sapere se c'è stato un solo gay dichiarato che è stato ritenuto "idoneo"...), un calciatore gay è un binomio che non può esistere. Proviamo infatti ad immaginare un Del Piero o, che so, un Materazzi che fa outing: immediatamente partirebbero gli sfottò, il clima in spogliatoio sarebbe diverso, gli ultras darebbero sfoggio dei peggiori insulti, eccetera eccetera.

Siamo poi così sicuri di essere migliori della Turchia?

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