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il blog di Francesco Zanfardino
Democrazia e Facebook
post pubblicato in Diario, il 30 settembre 2010


                                            

Le divisioni interne al "Popolo Viola", il movimento di elettori di centrosinistra costituitosi poco meno di un anno fa in occasione del primo "No B Day" autoconvocato via Facebook per il 5 Dicembre 2009, offrono uno spunto di riflessione importante sul futuro della democrazia nell'era della Rete.

Internet sta infatti incidendo sempre di più nel mondo politico: basti pensare alla campagna elettorale di Obama, che ha visto in Internet una fondamentale arma di comunicazione e coinvolgimento degli elettori, oltre che una miniera di finanziamenti per la campagna. Ma anche nella retrograda Italia il mezzo Internet è diventato sempre più irrinunciabile per i partiti, persino per quei leader che non saprebbero nemmeno accendere un PC (basti pensare ai continui videomessaggi postati dallo staff di Berlusconi sul sito dei "Promotori della Libertà"). Ma l'evento clou è stato certamente l'avvento dei social-network come Facebook, che hanno fornito la possibilità di condividere con le masse informazioni, pensieri, idee, propaganda, facilitando l'emersione "dal basso" di movimenti d'opinione, se non veri e proprie forze politiche.

E' appunto il caso del "Popolo Viola", ma anche del "Movimento Cinque Stelle" di Grillo. Entrambi coagulano consensi provenienti da quella massa di elettori che vogliono stare al di fuori dei partiti ma non vogliono rinunciare alla partecipazione civica; anzi, soprattutto i grillini disprezzano i partiti, ritenuti "morti" e incapaci di fornire una svolta al Paese. Ma non è così, e lo dimostrano proprio divisioni interne al Popolo Viola, con gli organizzatori del secondo NoBDay disconosciuti da molti esponenti di spicco e coordinamenti locali del "movimento": i partiti sono malati, non morti, e se anche lo fossero sarebbe morta con loro anche la democrazia. Senza una struttura organizzata, una democrazia interna basata su aderenti (iscritti, con congressi, oppure simpatizzanti, con "primarie" reali o virtuali) e organismi decisionali che li rappresentano, i "movimenti" o sono basati su una leadership incontestabile, oppure finiscono nell'anarchia, perchè nessuno riconosce autorità ad altri e viceversa (come sta succedendo al "Popolo Viola"). Qualcuno risponderà che almeno il Movimento 5 Stelle, a differenza dei "viola", sembrebbe che stia intraprendendo l'altra strada, quella della strutturazione più solida: ma allora abbandonino l'ipocrisia, perchè stanno diventando loro stessi un "partito"; che poi si chiamino "movimento", "alleanza", "lista civica", "unione", "federazione" o "partito" poco importa, perchè la strutturazione è quella partitica.

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Comunicazione unidirezionale
post pubblicato in Diario, il 25 settembre 2010


                                             

Confesso: ho qualche difficoltà a commentare il videomessaggio di Fini sulla faccenda di Montecarlo. Come fin dall'inizio di questa squallida vicenda, delle sue parole e dei suoi comporamenti si è già detto di tutto e di più (e il peggio è che si può dire di tutto e di più, visto che la chiarezza in questa vicenda è ben lontana dal profilarsi).

Quel che ho notato, però, è che entrambi i protagonisti di questa diatriba, ovvero Fini e Berlusconi, hanno usato lo stesso mezzo per esporre le proprie ragioni: un videomessaggio. In effetti è da un bel po' che entrambi comunicano entrambi per messaggi e comizi, insomma in maniera unilaterale: al massimo, si fanno intervistare da persone amiche.

Paura delle domande scomode? Probabile. Fatto sta che di questa unilateralità ci ha un po' stufato. E non è affatto democratica, o innovativa, anche se fatta via Internet: sa fin troppo di politica vecchia, stantia, elitaria.

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Politica aperta
post pubblicato in Diario, il 18 gennaio 2010


                                             

Oggi navigando sul sito della Camera ho riflettuto sulle potenzialità del web per poter avvicinare la gente alla politica. In particolare, a rendere più accessibile ai tanti non addetti ai lavori il mondo della rappresentanza politica, ovvero i vari parlamenti locali e nazionali, semplicemente attraverso l'occhio di una telecamera e una connessione Internet. E' quello che Beppe Grillo chiede e prova a realizzare da tempo, con qualche difficoltà, nell'ambito dei consigli comunali, ma che sarebbe bello attuare anche nei vari consigli provinciali, regionali e nelle rispettive commissioni. Insomma, offrire ai cittadini una via più comoda e accessibile per poter partecipare ai lavori delle nostre camere di rappresentanza. In realtà è possibile assistere alle sedute, che sono pubbliche: ma quanti lo fanno? Invece, se ciò fosse possibile farlo con un semplice click, magari si allargherebbe la fascia di partecipazione, e quindi ne gioverebbe la democrazia e la partecipazione civica (oltre che la trasparenza, visto che nei consigli comunali spesso ne accadono di cotte e di crude).

Ecco: sarebbe un'ottima iniziativa promuovere una bella legge per rendere obbligatoria la ripresa video delle sedute dei vari organi di rappresentanza e la loro pubblicazione on-line. Ma dubito putroppo che in Parlamento pensino a queste cose ...

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Pronti al referendum
post pubblicato in Diario, il 9 dicembre 2009


                                                  

Roberto Saviano ringrazia i lettori di Repubblica per aver fatto arrivare in poche settimane ad oltre 500mila le firme al suo appello contro il "processo breve" e le sue conseguenze sulla giustizia italiana e lo Stato di diritto.

Un risultato "incredibile", dice Saviano, ed in effetti è così: mai una petizione on-line aveva raggiunto simili numeri in Italia. Ciò significa che, se non sulle "leggi ad personam", almeno sulle leggi che ammazzano i diritti di tutti c'è di sicuro la possibilità di una forte opposizione sociale e consapevole. D'altronde, proprio 500mila firme servono per presentare un Referendum abrogativo: e non è detto che gli Italiani, compresi quelli che li votano, gliela facciano passare liscia. Perchè, come dice Saviano, "la giustizia non è nè di destra nè di sinistra". Se lo ricordino, i berluscones.
 
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Balla a Balla
post pubblicato in Diario, il 16 settembre 2009


                                                

Alla fine, Porta a Porta l'ho guardato. Non ho raccolto l'invito a "boicottare" Vespa, semplicemente perchè non c'era lo strumento per boicottare: non sono mica parte del campione Auditel, quindi non potevo avere alcuna influenza sul dato degli ascolti. E poi certe cose è meglio guardarle, così da rendersi conto della loro portata. E infatti, nonostante mi sia perso l'inizio (e con esso, a quanto ho sentito, alcuni siparietti spettacolari), ho fatto in tempo a sentire un elenco di balle pronunciate dal Presidente del Consiglio, senza un vero contradditorio, in una trasmissione confezionata apposta per lui.

Tralasciando le altre faccende, sulle quali pure sono state dette enormi falsità e mezze verità, andiamo direttamente alla materia iniziale del contendere: le casette di Onna. Bertolaso ha detto che sono state realizzate in tempi record, Berlusconi se ne è appropriato il merito, grazie anche alla grancassa mediatica a suo favore, che l'hanno sbandierata come una sua promessa mantenuta (non solo i vari TG, non solo Porta a Porta: ho persino sentito una Barbara d'Urso intenta ad incitare il pubblico ad applaudire Berlusconi e il suo "governo dei fatti"). Ebbene, a questo proposito ci sono un paio di cosette da dire:
cinque mesi per le casette non è affatto un tempo da record. Persino nel terremoto dell'Irpinia, il peggior esempio della storia italiana della gestione dei terremoti, con i soccorsi che arrivarono dopo giorni, senza Protezione Civile, e con un gran "magna-magna" politico, le prime casette arrivarono per gli abitanti di Laviano, che come Onna fu il comune più colpito, dopo soli quattro mesi;
- le casette di Onna sono state costruite dalla Provincia di Trento con i soldi della stessa provincia e della Croce Rossa Italiana (eccezion fatta per l'asilo, finanziato dagli ascoltatori di Porta a Porta); a maggior riprova di ciò, il cartello dei lavori inizialmente riportava solo i loghi della CRI e della Provincia di Trento, salvo poi la magica aggiunta in dirittura d'arrivo del cartello "Presidenza Consiglio Ministri - Protezione Civile" (vedere per credere);
- tant'è vero che Onna e i comuni circostanti non sono mai rientrata nel progetto C.A.S.E., quello governativo, poichè la zona era stata ritenuta alluvionale, e i cittadini sarebbero dovuti essere sparpagliati in altri villaggi: fu così che gli abitanti si ribellarono, si appellarono a Trento e alla CRI e hanno potuto far costruire il villaggio;
- i tempi avrebbero potuto persino essere minori, poichè il villaggio è stato costruito in soli 43 giorni, poichè sono stati scelti dei pre-fabbricati, costruibili più velocemente delle casette del progetto CASE ma ugualmente efficaci: tant'è vero che la struttura governativa, resosi conto che il progetto CASE non era sufficiente ad ospitare tutti gli sfollati, hanno deciso di ricorrere ai pre-fabbricati per coprire la falla. E hanno anche deciso, un mese e mezzo fa, di dare le autorizzazioni al villaggio di Onna, che avevano bloccato per tre mesi. Se il Governo avesse voluto, insomma, non solo gli Onnesi, ma tutti gli Aquilani avrebbero dovuto farsi solo un mese e mezzo di tenda

Ad integrazione, vi ricordo quello che già ho scritto qualche tempo fa a proposito del progetto CASE, ovvero che la data di fine lavori del progetto CASE è il 31 Dicembre (come chiunque può verificare sui cartelli dei cantieri ... e bisogna anche tenere conto che i lavori sono iniziati in ritardo, quindi ci sono da attendersi slittamenti di date), e che c'è spazio solo per 15mila persone, su 45mila facenti richiesta.

Ma queste cose non le hanno dette a Porta a Porta, nè in qualunque trasmissione tv. Solo su Internet c'è ancora un po' di informazione, a quanto pare. Ma la maggior parte degli Italiani non si informa con Internet, quindi alla fine passa la (finta) realtà che Berlusconi vuol far passare. Un po' come successo per l'emergenza rifiuti. Povera Italia.

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Oggi sciopero
post pubblicato in Diario, il 14 luglio 2009


                                                                 

Torno a bloggare quotidianamente "materialmente", dopo una pausa di cinque giorni in cui vi ho lasciato con dei post "registrati", e lo faccio non bloggando. Ovvero aderendo allo sciopero indetto da "Diritto alla Rete", una libera associazione internettiana di blogger attivisti, contro il famigerato ddl Alfano sulle intercettazioni.

Il motivo? Perchè il ddl Alfano mette a serio rischio, oltre alla sicurezza dei cittadini, all'efficacia della giustizia e alla libertà d'informazione, anche la libera vita dei blog su Internet. O perlomeno presenta alcuni aspetti piuttosto dubbi. Il principale obiettivo della protesta è la cancellazione del cosidetto "obbligo di rettifica", ovvero quello strumento pensato per la stampa che Alfano ha ben pensato di estendere anche ai siti informatici. Con il risultato che se i siti riceveranno una richiesta di rettifica su qualcosa che è scritto nelle loro pagine, se non risponderanno in 48 ore subiranno multe di migliaia di euro.

Ora, in teoria il provvedimento potrebbe anche essere giusto. Il problema è: come avviene questa rettifica? Come vieni avvisato di questa richiesta? Se non sei d'accordo con la necessità della rettifica, a chi devi rivolgerti? La legge sembra abbastanza dubbia in proposito, ma sinceramente non ci capisco molto. E allora, per non dovermi trovare un giorno a dover pagare delle multe per dei commenti offensivi o falsi che qualche utente sprovveduto (o malintenzionato) mette in un commento ai miei post, magari in post vecchissimi (così che io molto difficilmente me ne accorgerò), e magari addirittura trovarmi il blog chiuso, decido di aderire allo sciopero. Per sicurezza. E per tutelare non tanto il mio insignificante blog, ma soprattutto questo grande strumento dalle enormi potenzialità (e soprattutto libertà) che è Internet, e che dà per questi motivi molto fastidio a "certa" gente.

D'altronde, se con me aderiscono migliaia di firme illustri, e alcuni stessi parlamentari del PDL sono dubbiosi, qualche motivo ci sarà.

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Rivoluzione Democratica (3): Comunic-azione
post pubblicato in Diario, il 13 luglio 2009


                                            

Continuo la serie di riflessioni sul futuro del Partito Democratico, che ho voluto simbolicamente chiamare "Rivoluzione Democratica", in vista di un Congresso che sembra profilarsi come l'ennesimo riciclarsi di una classe dirigente che non solo non cambia le facce, ma che da 15 anni non cambia nemmeno modi e contenuti (pur con le dovute differenze, ovviamente). Si dovrebbe parlare di soluzioni efficaci ai tanti problemi del PD, e invece, almeno da quello che è possibile capire dalla storia delle dichiarazioni dei due candidati, o i problemi si evitano, o si affrontano con soluzioni sbagliate.

In questi post analizzerò dunque dei problemi, e proporrò possibili soluzioni. Sperando non siano delle boiate, e nell'illusione che possano arrivare a chi di dovere. Magari a qualcuno con le palle che decida di scompigliare le carte e farsi interprete di quella richiesta di (vero) rinnovamento che qualche milioncino di elettori (e soprattutto di ex-elettori) ci avanza.

Dopo aver fatto la solita copia dell'incipit dei primi due post, in cui ho poi parlato di selezione della classe dirigente e di capacità di proposta politica, oggi mi occupo della capacità comunicativa del Partito Democratico.

IL FATTO

Nell’era dei mass-media politica e comunicazione vanno ormai di pari passo: puoi avere le idee più brillanti ma, se non sai comunicarle e/o non hai mezzi per comunicarle, finirai per essere sopraffatto da chi può farlo, anche se offre contenuti peggiori. D’altronde è ovvio: non siamo certo un Paese di soli intellettuali e gente acculturata, dunque dei partiti di massa che si rispettino devono saper comunicare in maniera semplice e diretta.

Per quanto riguarda i mezzi di comunicazione, è evidente che più visibilità garantiscono, più politicamente funzionano. E così un recente rapporto del Censis, sui mezzi comunicativi utilizzati dagli Italiani per formarsi un'opinione politica alle ultime elezioni Europee, ha certificato che la TV è determinante, con il 70% degli elettori che ha utilizzato i TG in tal senso, ed un 31% che ha fatto altrettanto con le trasmissioni di approfondimento. I giornali sono fermi al 25%, i canali all-news e la radio entrambi al 6%, Internet solo al 2%. Mentre il confronto con familiari e amici resta ancora importante per l'11% degli elettori.

IL PROBLEMA

Purtroppo l’Italia da questo punto di vista è una democrazia molto imperfetta, dato che l’accessibilità ai mezzi comunicazione non è equa: Berlusconi e company controllano direttamente una larga fetta del mondo mediatico, ed indirettamente un'altra, lasciando alle altre forze politiche le briciole. E, a proposito della grande importanza dell’informazione televisiva nella formazione delle opinioni politiche, i dati Agcom confermano l’enorme squilibrio fra le varie forze politiche nei programmi di informazione.

E la cosa grave è che, quand’anche il Partito Democratico riceve degli spazi, i suoi esponenti generalmente non sono capaci di sfruttarli appieno, dimostrando un’enorme difficoltà nel farsi pienamente comprendere, di fronte invece ad altre forze politiche che a forza di slogan riescono a fare breccia nell’elettorato (slogan dietro cui non ci sono contenuti, d’accordo, però intanto ne escono vincenti).

LA SOLUZIONE

Riguardo quest’ultimo aspetto, c’è poco da fare: i rappresentanti del Partito Democratico dovrebbero tutti andare a scuola di comunicazione, imparando a filosofeggiare meno e parlare più “come se magna”, parlare come se si avesse davanti la famosa “nonna di Einstein”. Ecco, diciamo che mi accontenterei se perlomeno la zia di Einstein ci capisse, quando vogliamo comunicare qualcosa … e da questo punto di vista torna utile il discorso sulla selezione della classe dirigente: serve un criterio che premi chi vive il territorio, e quindi sappia come parlarci, e non chi considera il territorio un branco di pecore cui dare 15 euro per andare a tesserarsi, per poi richiudersi nelle stanze dei palazzi.

Per quanto riguarda il problema dell’accessibilità ai mass media, innanzitutto il Partito Democratico dovrebbe tornare a parlare, e massicciamente, di temi come il conflitto d’interessi e il pluralismo informativo. Ovviamente in maniera intelligente, utilizzando ad esempio l'obiettività dei dati Agcom e Censis per sbattere in faccia la realtà a chi dice che "con le televisioni non si manipola il consenso" (e facendo tutto il pressing possibile sulle autorità garanti affinchè facciano qualcosa, anche con proteste stile Radicali) e con coerenza, ricordandosi una volta al Governo di rispettare le promesse ... ma, nel frattempo, il PD dovrebbe rispondere cercando in tutti i modi di ampliare e sfruttare al meglio le piattaforme mediatiche di cui può disporre.

Televisione: C'è già YouDem, un buon esperimento di televisione interattiva che però necessita di un investimento maggiore. Tenuto conto che si è scelto di non utilizzare i finanziamenti pubblici (scelta che andrebbe pubblicizzata di più), si potrebbe aprire alla pubblicità (magari solo di un certo tipo), e magari rinunciare al satellite (tanti soldi per poche centinaia di spettatori), ed utilizzare tali fondi per espandere ulteriormente la TV, diffondendola magari sulle tv locali (come faceva la Tv delle Libertà) e pubblicizzandola di più, magari anche assicurandosi firme importanti, garantendosi insomma più visibilità. Inoltre, andrebbe ripensata un po' anche la struttura per valorizzare i territori, offrendo spazi dedicati ai circoli locali.

Radio: Stesso discorso per RadioDem, per la quale però in più si potrebbe pensare di acquistare proprio delle frequenze, passando da web-radio a radio vera e propria.

Giornali: Serve un vero giornale di partito, non i tanti "giornali di aerea" che danno interpretazioni diverse e non riescono a comunicare la linea del partito, un giornale dei territori, che dedichi spazio alle realtà locali, e soprattutto un giornale di massa, non riservato alle solite elite. L'ideale sarebbe un free-press, gratuito e agile di lettura, che abbandoni la seriosità dei giornali tradizionali e strettamente legato alla linea di partito. Un giornale di propaganda, insomma, che punti alle masse. E ai territori: nella mia idea dovrebbero esserci delle pagine riservate alle varie regioni, e addirittura ai singoli circoli (sul modello delle redazioni locali dei giornali tradizionali). Io lo chiamerei "Voce Democratica"...

Internet: Tutto sommato su Internet il PD primeggia ancora, anche se i berluscones stanno recuperando il divario congenito verso la nuova tecnologia. Occorre investire ancora di più, tenendo anche conto del fatto che buona parte degli "internettiani" stanno a sinistra e quindi si può creare anche un filo diretto. Magari si potrebbero anche trovare dei sistemi per far partecipare il popolo di Internet alle attività del Partito, di ogni tipo, mettendo su Internet di tutto, a cominciare da tutti gli esponenti del PD fino all'ultimo circolo di periferia, sfruttando così la grandi opportunità di Internet per garantire maggiore interattività e accorciare la distanza fra politica e cittadini. Inutile descrivere i grandi vantaggi in comunicazione che si avrebbero.

Manifesti: In mancanza di televisioni, l'unico strumento di una certa visibilità che può usare il PD attualmente sono proprio i manifesti. Il problema è utilizzarli bene: sono piuttosto inutili manifesti generici, molto più utili invece quelli del tipo "500 milioni dai redditi alti per un fondo contro la povertà" oppure "Il Governo butta 460 milioni" che sono stati messi in campo nei mesi passati. Oppure tipo quello usato da Penati per la sua campagna a Milano, scimmiottando l'indiano della Lega "Loro non avevano un aeroporto ... adesso neanche noi". Insomma, manifesti ad effetto e/o propositivi. E molti di più rispetto ad oggi. Il resto è piuttosto inutile (vedesi quelli "noi siamo europei" o quelli degli uomini che spingevano le parole, anche se erano fantasiosi :D ), o comunque un'occasione sprecata.

CONCLUSIONI

Insomma, si faccia tutto quello che si può, ma comunicare è indispensabile. Come detto da molti nostri esponenti, la gente deve saper associare il "Partito Democratico" a "cosa vogliamo fare". Insomma, l'uomo della strada di fronte ad una bandiera del PD deve poter dire "ah sì, quelli che vogliono fare questa cosa". Altrimenti, tutti gli altri sforzi sono inutili.

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La politica e le potenzialità di Internet
post pubblicato in Diario, il 3 aprile 2009


                                                   

Tra i nominativi dei candidati alle Elezioni Europee che stanno circolando in questi giorni, non senza scatenare perplessità, dibattiti ed entusiasmi, figura anche un nominativo di una persona che nessuno si sarebbe aspettato fino a qualche settimana fa: ovvero quello di Debora Serracchiani, che sarà candidata per il Partito Democratico.

Chi è Debora? E' la giovane coordinatrice del circolo PD di Udine. Ma il suo nome è diventato famoso nella Rete dopo che il 21 Marzo, all'Assemblea dei Circoli PD, si è resa protagonista di un appassionato intervento, nel quale "ha dimostrato grande energia, qualità e competenza", come spiegato dal segretario Franceschini, che è stato anche oggetto di una critica garbata ma diretta e senza peli sulla lingua nello stesso discorso. Discorso che fin dal giorno dopo ha cominciato a girare su Internet, guadagnandosi grande visibilità, anche sulle testate giornalistiche nazionali. E così Franceschini ha deciso di candidarla, dando così spazio ad una candidatura che "non arriva dall'alto, ma sta emergendo dai circoli e dal territorio".

La vicenda di Debora è la dimostrazione più palese delle grandi potenzialità che può dare Internet a chi vuole fare Politica, quella con la "P" maiuscola. Fino ad oggi per avere successo in Politica è molto più facile perseguire vie come la compravendita di voti, il clientelismo, parentele illustri, tutela di interessi forti, eccetera. Mentre il politico che vive di sola competenza, passione, idee, qualità, correttezza, è difficile che riesca ad imporsi ai livelli che meriterebbe. Ed oggi è ancora così, e probabilmente lo sarà ancora per molto tempo. Però oggi c'è Internet, che con tutte le sue meraviglie ti consente di raggiungere milioni di persone in pochissimo tempo (basti pensare a Facebook), condividendo con loro le tue idee, la tua voglia di fare (bene), la tua passione. E così ti consente di convincere tante persone che altrimenti nella migliore delle idee non parteciperebbe, e nella peggiore voterebbe, più o meno consapevolmente, all'interno di quei meccanismi "vecchi" della politica descritta prima.

Certo, c'è sempre bisogno di partiti "aperti" all'innovazione, in grado di ascoltare la novità. E se c'è una cosa negativa nella faccenda di Debora, infatti, è che comunque la sua candidatura è comunque una "concessione" dei vertici. Vertici evidentemente illuminati, o che comunque hanno avuto un lampo di illuminazione ... ma pur sempre una candidatura "concessa". Ma, comunque, se perlomeno i partiti ti offrono una via, magari molto difficile, ma comunque possibile, si può fare anche a meno delle "concessioni". A cosa mi riferisco? Alle Primarie, per esempio. Gli invidiosi e i criticoni diranno che le Primarie in realtà sono solo strumenti di "legittimazione popolare" di candidature imposte comunque dall'alto. E probabilmente, nella maggior parte dei casi, è stato così: ma non sempre, come dimostrato da vari esempi in tutti Italia, uno su tutti l'inaspettata vittoria di Matteo Renzi a Firenze. Questo perchè con le Primarie, in ogni caso, viene data la possibilità all'elettorato di non accettare le candidature. Sta poi all'elettorato partecipare in massa per sfruttare questa possibilità, ed ai candidati "non di apparato" a fare quanto in loro possibilità per invogliare la partecipazione. A cominciare da Internet, ma ovviamente senza dimenticare che la politica è soprattutto contatto diretto, "occhi negli occhi".

Sarebbe bello che questo accaddesse sempre di più spesso in futuro. Nel prossimo futuro. Magari cominciando proprio da Ottobre, quando si deciderà il destino di quello che attualmente è il secondo partito d'Italia, il PD. E si deciderà attraverso Primarie. Un candidato, magari sconosciuto, ma comunque fuori da logiche politiche vecchie, e con le giuste idee, competenze, passione civica, e che riesca ad imporsi, magari anche grazie ad Internet, è solo un sogno?

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Nell'era di Internet che senso ha la vecchia posta?
post pubblicato in Diario, il 29 gennaio 2009


                                                  

Oggi utilizzando la posta elettronica ho pensato ad una cosa. Ma nell'era del boom di Internet e delle web-tecnologie, che senso hanno i vecchi sistemi di posta? Non sarebbe meglio cercare di sostituire il servizio tradizionale di posta con la posta elettronica? Ovvero, non sarebbe meglio sostituire la "casella di posta fissa, reale" con una "casella di posta virtuale", corrispondente all'indirizzo di casa (gestito con un programma informatico fornito dagli stessi che oggi gestiscono le poste tradizionali)?

Certo, mi si risponderà che non tutti sono pratici con questa tecnologia. Ma, allora, intanto offriamo la possibilità ai cittadini di scegliere fra il servizio tradizionale e la posta elettronica: poi, chi vorrà accettarlo, lo accetta. Mi si risponderà che ci sono problemi di privacy: forse, ma comunque ci sono pochi rischi (e poi, ripeto, l'adesione è volontaria, e di tali problemi andranno informati i cittadini che vorranno aderire). Mi si risponderà che c'è il problema della "notifica": ma esistono tanti sistemi di "firma digitale", e di "avvenuta ricezione". E magari si può matenere la "posta tradizionale" per le cose più importanti, tipo avvisi giudiziari (anche se comunque secondo me esiste la soluzione).

Vediamo poi i grandi vantaggi. Lo Stato, e quindi noi tutti, risparmierebbe tanti soldi sui servizi di posta. Noi risparmieremmo in tempo e in meno scocciature. Il Sistema Paese avrebbe a disposizione un sistema più veloce ed efficace di poste.

E' una idea tanto peregrina?

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L'anagrafe pubblica degli eletti, ottima iniziativa
post pubblicato in Diario, il 21 settembre 2008


                                                                  

"Discutendo" non è un blog di propaganda politica, anche se le sue idee ce l'ha e dovrebbero anche essere evidenti. Tuttavia, ciò non vuol dire che le buone iniziative non debbano essere pubblicizzate anche se promosse da singoli partiti, senza esserne per questo dei loro propagandatori. In questo caso stiamo parlando dei Radicali Italiani e della loro iniziativa della "anagrafe pubblica degli eletti", presentata l'altro ieri in una conferenza stampa a Genova.

In pratica, i Radicali vorrebbero affermare il diritto di conoscere l'operato dei propri eletti, attraverso una legge che comporti la pubblicazione obbligatoria di presenze e assenze, voti in aula, missioni, interrogazioni, interpellanze, mozioni, ordini del giorno, prese di parola, ma anche situazioni patrimoniali, immobiliari, finanziarie, fiscali, societarie, incarichi remunerati di tutti gli eletti, ovvero parlamentari, consiglieri, sindaci, presidenti ecc. ecc. Ma anche la pubblicazione delle riprese video delle varie sedute d'aula, oltre che la pubblicazione dei bilanci e di tutte le attività dei vari enti. Il tutto, però, pubblicato su Internet: molti di questi dati, infatti, sono già disponibili, ma con procedure difficoltose e soprattutto poco dirette, mentre la pubblicazione on-line garantirebbe più trasparenza e accessibilità.

Sarebbe davvero una gran cosa se si dovesse giungere ad una legge chiara e definitiva in proposito. Per attuare pienamente la nostra Costituzione garantendo al cittadino il pieno controllo sull'operato dei propri eletti. E così, magari, certi personaggi avranno più difficoltà ad essere eletti. Sempre che ce li facciano eleggere, però ...

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