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il blog di Francesco Zanfardino
Il fallimento delle troppe aspettative
post pubblicato in Diario, il 19 dicembre 2009


                                              

Alla fine, non è andata peggio di quanto mi aspettassi. Pensare che Paesi di tutto il mondo, con interessi così divergenti fra di loro e certo non guidati da dirigenti così illuminati da andare troppo al di là della tutela dei propri interessi contingenti, potessero davvero giungere ad un accordo legalmente vincolante era, se non da poveri illusi, da ottimisti un po' troppo spinti. Molto più fattibile, e comunque per niente affatto scontato, era invece un accordo come quello ottenuto ieri, e formalizzato oggi, al vertice sul clima di Copenhagen. E sono pronto a scommetterci che, se al posto di Obama ci fosse stato Bush e al posto di Sarkozy e della Merkel altri leader di centrodestra come Berlusconi, nemmeno a quello si sarebbe arrivati. La mia idea, insomma, è che sul vertice di Copenhagen c'erano troppe aspettative ingiustificate.

Altro è dire, invece, che un accordo vero sul clima era necessario. Oddio, non ne ho la matematica certezza, ma di sicuro una seria diminuzione dell'inquinamento globale non avrebbe fatto del male al nostro Pianeta ... ma, appunto, i nostri governanti globali, specialmente alcuni, non sono affatto illuminati. De Gasperi diceva che "la differenza fra un politico ed uno statista è che il politico guarda alle prossime elezioni, lo statista guarda alle prossime generazioni". Ebbene, a governarci abbiamo molti politici e pochi statisti, putroppo.

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Decisioni globali per problemi globali
post pubblicato in Diario, il 5 settembre 2009


                                            

Mi sono imbattuto per caso su questo articolo de La Stampa, in cui si parla delle trattative in seno all'Onu per la riforma del Consiglio di Sicurezza, e mi sono compiaciuto del fatto che si stia finalmente lavorando, anche se con percorsi ed interessi diversi, a delle soluzioni che in potrebbero portare ad una Onu decisamente più funzionale e capace di decidere.

India e Brasile spingono per un allargamento, ma contenuto, del Consiglio di Sicurezza, che spiani la strada al loro ingresso, insieme magari a Germania e Giappone. L'Italia ed altri Paesi spingono invece per un allargamento molto più ampio (25 membri) e per una riforma del "diritto di veto" dei membri del Consiglio. Meglio la seconda strada, dato che, secondo me, la strutturazione migliore del Consiglio dovrebbe essere di 15 membri (meglio non mettere troppi galli a cantare), con l'abolizione totale del diritto di veto e con i Paesi membri del Consiglio non stabiliti a priori eletti dall'Assemblea Generale dell'Onu. Magari garantendo, per ovviare al problema dell'uguaglianza che si creerebbe tra il voto del piccolo staterello e colossi come la Cina, dei "seggi permanenti" ai Paesi più importanti (magari i cinque attuali, così da non scontentarli troppo della riforma), oppure facendo pesare il voto di ogni Paese per il numero di abitanti che rappresenta.

Possono sembrare questioni poco importanti. Ma da queste riforme dipende la funzionalità dell'Onu, e la sua capacità di incidere sui problemi di tutti noi. I grandi fenomeni che influenzano le nostre vite, infatti, che siano ambientali (inquinamento globale), economici (le varie crisi) o di sicurezza (terrorismo), sono sempre più problemi globali, che necessitano di interventi globali. Interventi che possono essere intrapresi solo da organismi internazionali come l'ONU ... ma il diritto di veto e la mancata reale rappresentatività del Pianeta (si pensi che attualmente sono tagliati fuori Africa e America Latina) fanno sì che gli interventi necessari si riducano a "placebo" e banali raccomandazioni. Bisogna lavorare il più possibile nella direttrice di un "governo globale", insomma, altrimenti gli egoismi nazionali finiranno per impoverire tutti. E non mi pare una scelta intelligente.

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Eco-illogicità
post pubblicato in Diario, il 7 febbraio 2009


                                                              

L'altro giorno il Governo ha approvato l'ennesimo "pacchettino-anticrisi" per i settori auto, arredo elettrodomestici. Un totale di 2 miliardi di euro investiti, che si uniscono ai 4 miliardi investiti nel "decreto-anticrisi" approvato pochi mesi fa: 6 miliardi di euro in complesso, totalmente inadeguati a fronteggiare una crisi di questa portata, soprattutto rispetto alle cifre investite dagli altri principali Paesi Europei, che si aggirano intorno ai 40 miliardi (eppure saremo il penultimo Paese per decrescita, con un -2% di PIL nel 2009: peggio di noi solo la Germania, che però ha stanziato 40 miliardi, non 7).

Comunque, entrando del merito del "pacchettino", è impossibile non dare un giudizio positivo per i provvedimenti sull'auto: bonus sostanziosi, da 1.500 euro, il doppio delle ultime rottamazioni; inoltre, mentre la precedente rottamazione valeva solo per le vetture immatricolate fino al '97, ora, passato un anno, non valgono fino al '98, ma fino al '99. Inoltre, se si aquistano macchine ecologiche (a metano o idrogeno), il bonus vale 3.000 euro, mentre vale ben 500 euro per l'acquisto di motorini Euro3 se viene rottamato un Euro 0 o 1. Sull'altro versante, però, non ci sarà alcun esenzione dal bollo auto, che invece c'era (e per vari anni) nella precedente rottamazione. E poi sarebbe stato meglio approvare questi provvedimenti molto prima, e non lasciare il mercato in stati in attesa della rottamazione (e così nel frattempo il settore auto è crollato, con migliaia di casse-integrazioni e licenziamenti).

Sono davvero incompresenbili invece gli altri provvedimenti. Se infatti i provvedimenti dell'auto erano ispirati dal salvaguardare un settore fondamentale ed in forte crisi, legando gli incentivi a criteri di logica ambientale (meno emissioni, dunque meno inquinamento, più salute e meno soldi da pagare per le multe della mancata attuazione dei vari "piani-clima" internazionali), le detrazioni previste per l'acquisto di mobili ed elettrodomestici sono ben poco fondate e "logiche". Infatti, l'incentivo all'acquisto di elettrodomestici non è legato a nessun standard ambientale, varrà anche per elettrodomestici inquinanti (o meglio poco ecologici). E, siccome le nostre industrie sono più avanzate in queste tecnologie, gli incentivi finiranno per sostenere le economie asiatiche, che offrono prezzi minori (ma standard ambientali minimi). Due danni, insomma, con una fava. E poi le detrazioni per i mobili: ce n'era necessità? Risorse sprecate, o meglio male utilizzate. E poi: perchè legare questi incentivi, entrambi, solo alle ristrutturazioni?

La risposta forse è semplice: non c'erano abbastanza soldi, e invece di fare una cosa bene, si è deciso di fare più cose con pochi euro e senza reale efficacia, giusto per far vedere che si sta facendo qualcosa. E magari nascondendo la cancellazione delle detrazioni del 55% per la costruzione di impianti domestici fotovoltaici e caldaie ecologiche: Tremonti ne aveva promesso il ripristino ... ma non è mai arrivato.

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In Italia troppe auto. Che fare?
post pubblicato in Diario, il 29 luglio 2008


                                                      
 
Con 60 vetture ogni 100 abitanti, l'Italia è la prima nazione europea per densità automobilistica. E' quanto emerge da uno studio dell'Osservatorio sulla Mobilità Sostenibile dell'Airp. Non è certo una notizia positiva, con tutte le sue conseguenze sull'inquinamento e sulla mobilità. Possiamo davvero andare avanti così, tra file chilometriche, cappe di smog, targhe alterne e quant'altro?

Che fare, allora? Beh, io un'ideuzza, anche se molto "idealistica", ce l'avrei: perchè non rendere gratis i trasporti pubblici? Sì, lo so che è una operazione a costo elevatissimo: ma non si potrebbero compensare le minore entrate tappezzando, per esempio, bus, tram, filo e metro di pubblicità (visto che è anche un buon posto per posizionare una pubblicità, essendo dei posti d'attesa). Inoltre, si pensi anche ai minori costi per biglietterie, controllori, timbra-biglietto: insomma, tutto l'indotto del "biglietto". E, soprattutto, si pensi ai benefici per la qualità dell'aria, per il traffico, per il turismo.

Probabilmente non mi rendo nemmeno conto di quello che dico, ma, se l'idea è tanto assurda, allora si trovi un qualche altro modo per incentivare davvero l'utilizzo dei trasporti pubblici. Perchè questa è la migliore strada (se non l'unica) per "de-automobilizzare" l'Italia.

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