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il blog di Francesco Zanfardino
La pena aggiunta
post pubblicato in Diario, il 6 agosto 2009


                                            

Ieri la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo ha condannato l'Italia a risarcire un detenuto per "danni morali", perchè la sua cella era sovraffolata oltre i limiti della tortura. Il detenuto bosniaco, infatti, per cinque mesi aveva diviso la stessa cella di 16mq con altre 5 persone, disponendo, dunque, di nemmeno 3mq dove trascorrereva almeno 18 ore al giorno, contro lo standard minimo di 7mq a persona stabilito dal Comitato per la prevenzione della tortura.

Non oso immaginare cosa la maggior parte degli Italiani avrebbe deciso al posto del Tribunale di Strasburgo. Probabilmente avrebbero dato un encomio all'Italia per aver trattato "come si deve" un delinquente. D'altronde, la penosità nella quale lo Stato ha messo il sistema giudiziario italiano, fra prescrizioni, amnistie, indulti, scarsità di mezzi e strutture, ha generato solo una scarsissima certezza della pena e con essa un grandissimo senso di insicurezza. E dove c'è paura, c'è voglia di vendetta. E allora vadano a quel Paese coloro che parlano di tortura, coloro che difendono i diritti di Caino, coloro che parlano di funzione rieducativa della pena: tutti "buonisti", tutte persone che non vivono nella realtà, eccetera.

Io non ce la faccio a pensarla così. Per me dove c'è scempio dei diritti, c'è scempio della legalità e quindi scempio della sicurezza. Per me se un detenuto sconta la sua pena in condizioni dignitose certamente sarà più ben disposto a reinserirsi nella società, che non l'ha trattato come una bestia. Per me non c'è nessuna sadica soddisfazione nel vedere un detenuto soffrire una pena aggiuntiva a quella che giustamente merita.

Se poi consideriamo che la quasi totalità dei 64mila detenuti italiani vive in condizioni di sovraffollamento, che quindi si rischia di pagare tutti 12.8 milioni di euro al mese solo in risarcimenti, e che di solito queste situazioni si risolvono con un bell'indultino (destra e sinistra al Governo e all'opposizione si sono ritrovati spesso unanimi su questo), tanto odiato proprio da quella maggioranza degli Italiani di cui prima (e giustamente, perchè è uno scempio del diritto), vediamo che in realtà parlare di lotta al sovraffollamento delle carceri significa parlare di sicurezza. Per questo c'è bisogno di chiedere a gran voce più carceri. E pretendere che gli impegni presi vengano realizzati, e non facilmente dimenticati. Come tutto il resto, ormai, in questo Paese.

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La vera riforma della Giustizia
post pubblicato in Diario, il 31 gennaio 2009


                                                  

In questi giorni si stanno svolgendo le cerimonie dell'apertura dell'anno giudiziario. Le celebrazioni assumono quest'anno un significato particolare, dato che nelle prossime settimane il Parlamento discuterà proprio di "riforma della Giustizia".

Effettivamente in Italia c'è un disperato bisogno di riforma del sistema giudiziario. Come ha ricordato il presidente della Cassazione, l'Italia è fra gli ultimi paesi al mondo nella classifica dell'efficienza dei sistemi giudiziari. 151° su 181 paesi, peggio di molti paesi Africani come Angola e Gabon: con tutto il rispetto per questi Paesi, ma non è proprio una bella cosa!

D'altronde, non potevamo aspettarci altro. In Italia i processi durano anni e anni, e la stagrande maggioranza delle volte si risolvono in prescrizioni, ovvero decadono a causa della lunghezza eccessiva dei processi, gettando all'aria tutto il lavoro fatto e il tempo perso precedentemente, e cancellando un diritto inviolabile come quello di avere giustizia. Quando poi invece si giunge a sentenze definitive, non vengono applicate (come nel caso Englaro), oppure vengono sconfessate da indulti, amnistie e sconti di pena concessi a volte molto allegramente. E così vanno a quel paese sicurezza, giustizia e la dignità dei cittadini e del Paese.

E allora ben venga la riforma della Giustizia. Ma il Governo non vuole "questa" riforma della Giustizia
: tutto ciò che ha fatto sinora in materia di Giustizia va contro le reali esigenze del Paese. A cominciare dalle "riforme" fatte apposta per il Presidente del Consiglio, come il "lodo Alfano" che lo preserva dai processi, ma anche il "blocca-processi", che rinviava e metteva a rischio migliaia di processi, cui fortunatamente il Governo ha rinunciato dato che non serviva più al vero scopo (ovvero rinviare il processo di Berlusconi, ma con il lodo Alfano non ce n'era più bisogno).  Poi le riforme volte ad indebolire strumenti indispensabili per l'apparato giudiziario, come i limiti posti alle intercettazioni, i tagli alle risorse della magistratura e dei tribunali. Mentre nella futura "riforma della Giustizia" ci saranno solo le "riforme" ispirate dall'insofferenza verso la Magistratura e la Costituzione, come la riforma del Consiglio Superiore della Magistratura (!) e tutti gli aspetti riguardanti i rapporti fra politica e magistratura.

Al di là della legittimità o meno di queste "riforme", ma è normale che con l'efficienza della Giustizia Italiana ai minimi termini dobbiamo metterci a parlare di queste cose? E per favore, almeno risparmiateci le idiozie sul fatto che con queste pseudo-riforme migliorerà l'efficienza della Giustizia. Si possono sopportare le riforme inutili e dannose, ma le colossali prese in giro.

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Più carceri? Speriamo bene
post pubblicato in Diario, il 23 gennaio 2009


                                                 

Sono sempre stato d'accordo sulla necessità di costrutire più carceri in Italia. Mene resi conto quando, negli anni recenti, ad ogni estate si moltiplicavano gli appelli indignati per l'elevato sovraffollamento delle carceri, con tutte le sue conseguenze per le condizioni sanitarie, aggravate dalle alte temperature (per questo ogni estate si moltiplicavano gli appelli) e per il rispetto dei più elementari diritti umani. Tanto che lo stesso papa Giovanni Paolo II, nella sua visita al Parlamento Italiano del 2002, chiese accorato un provvedimento di indulto: "senza compromettere la necessaria tutela della sicurezza dei cittadini, merita attenzione la situazione delle carceri, nelle quali i detenuti vivono spesso in condizioni di penoso sovraffollamento. Un segno di clemenza verso di loro mediante una riduzione della pena costituirebbe una chiara manifestazione di sensibilità, che non mancherebbe di stimolarne l'impegno di personale ricupero in vista di un positivo reinserimento nella società".

Appello che fu accolto parzialmente nel 2003, maggioranza di centrodestra, con il cosidetto "indultino", che scontava per alcuni reati due anni di pena a chi aveva già scontato metà della pena, che però non basto. Il problema si ripresentò subito, e nel 2006, maggioranza di centrosinistra (ma con i voti determinanti di Forza Italia e Udc, occorre ricordarlo) fu necessario un vero e proprio "indulto", stavolta di 3 anni, a prescindere dagli anni di pena già scontati. Dunque negli ultimi centrosinistra e centrodestra, di fronte al problema delle carceri sovraffollate, hanno scelto sempre una sola strada: l'indulto. Con tutte le conseguenze per la certezza della pena, per la sicurezza dei cittadini, ecc. ecc. Mentre la strada più ovvia è un altra: costruire nuove carceri.

Dunque vedo con molto favore la volontà del Ministro della Giustizia, Alfano, di attuare un "piano carceri". Un piano che dovrebbe aumentare la capienza totale delle carceri italiane del 40% (da 43mila a 60mila). Certo, ci sono molte perplessità. Per esempio la scelta di "differenziare" i detenuti per reati minori dal resto degli altri, ponendoli in "carcerine" (non vorrei che le "nuove carceri" in realtà siano strutture riadattate allo scopo, senza i relativi standard di sicurezza). Così come l'insufficienza di tali numeri, dato che già adesso ci sono 58mila carcerati (con una capienza "regolare" di 43mila, dunque un sovraffollamento enerome). Così come l'istituzione dell'ennesimo commissario straordinario (l'Italia è il paese dei commissari, ormai), sperando almeno che la struttura commissariale faccia il proprio dovere e non si riveli un costo in più, come spessissimo accade in Italia. Ma soprattutto desta molte perplessità la decisione di prelevare finanziare parte del piano con i soldi per il reinserimento sociale dei detenuti, e quella di costruire le nuove strutture con finaziamenti privati, preludio di una privatizzazione delle carceri cui sono fermamente contrario. E poi io avrei fatto in maniera diversa: ovvero facendo funzionare tutte quelle carceri nuove di zecca ma mai andate in funzione (ricorderete, no, tutti quei servizi di Striscia la Notizia?), evitando di sperperare altri soldi delle nostre tasse. Ma comunque meglio di niente.

Certo, rimane il problema fondamentale dell'Italia: che non è la certezza della pena, ma la certezza della condanna. Tra prescrizioni, amnistie, sconti di pena dati "allegramente", insufficienza di fondi e mezzi per forze dell'ordine e magistrati, limitazioni alle intercettazioni, tagli ai fondi, eccetera (tra l'altro la responsabilità del centrodestra per queste cose è altissima), corriamo il serio rischio un giorno di avere le carceri, ma non i delinquenti. Capito Alfano?

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Il Governo della Sicurezza taglia le carceri
post pubblicato in I frutti della demagogia, il 28 dicembre 2008


                                               

Ormai ci dovremmo essere abituati. Dopo il taglio del 22% delle risorse e del 10% degli organici per il sistema giudiziario, dopo il taglio 6.700 unità agli organici e di 1 miliardo e mezzo ai fondi delle Forze dell'Ordine, dopo le politiche giudiziarie del Governo rivolte solo alla risoluzione di problemi personali (lodo Alfano) o a limitare l'attività della magistratura (ddl ferma-intercettazioni) e ad evitare che i criminali vengano condannati (allungamenti vari dei processi), dopo il raddoppio degli sbarchi rispetto al 2007 ammesso da Maroni e i 2000 sbarcati in tre giorni persino nel freddo Natale, certe notizie non dovrebbero fare più effetto.

E invece il taglio del 30% in Finanziaria dei fondi per le carceri Italiane mi fa molto, molto effetto. Non solo perchè il miglioramento della condizione delle carceri italiane e la costruzione di nuove carceri sono l'unica strada per evitare la necessità di nuovi indulti, dato che il sovraffollamento delle carceri sta tornando e cresce a livelli esponenziali, con tutte le conseguenze sulla certezza della pena. Ma anche perchè di tutto questo non c'è percezione nella società Italiana: il Governo ha dato il contentino dei militari in strada (qualcuno li vede ancora in giro, a proposito?), delle "nuove norme" sull'immigrazione, ecc. ecc. ma nessuno si rende conto che nel frattempo ci sono migliaia di forze dell'Ordine in meno, la Giustizia va a rotoli, i clandestini raddoppiano e le carceri scoppiano.

Forse sarà perchè certe notizie un anno fa sarebbero finite su tutti i TG, con contorno di polemiche di tutti gli esponenti del centrodestra. Mentre ora mi ritrovo a trovare questa notizia, con molta fatica e per caso, sul sito dell'Unità o su quello della Uil.

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Sicurezza, meno chiacchiere più fatti: costruire nuove carceri
post pubblicato in Diario, il 23 agosto 2008


                                                        
 
Sulle ultime elezioni si è detto di tutto e di più, ma su una cosa gli analisti sono tutti d'accordo: il centrodestra ha vinto sulla sicurezza. Dunque, era inevitabile che il nuovo Governo dovesse occuparsi di questo tema, per non tradire il mandato degli elettori. Tuttavia, i frutti di questi primi quattro mesi di Governo sono ben poco sostanziosi: quella "svolta" sulla sicurezza che il Paese si attendeva non è arrivata.

I provvedimenti in materia del Governo, infatti, quando non sono stati in continuità con quelli del precedente Governo (come i "sindaci-sceriffi", o meglio i maggiori poteri dati ai sindaci, già presenti nel "pacchetto-Amato"), sono stati poco più che un misto di propaganda e populismo, volti più ad assecondare le paure e gli stereotipi di larga parte degli Italiani che a contribuire fattivamente ad una maggiore sicurezza. L'esempio principe sono le impronte prese ai Rom, delle quali non se ne comprende l'utilità: infatti, o sono prese a Rom "regolari", e quindi inutili e discriminatorie (perchè solo ai Rom e per gli Italiani bisogna aspettare il 2010?), o sono prese a Rom "irregolari", ma comunque inutili, perchè una volta accertata la loro regolarità dovrebbero essere espulsi, no? E allora perchè invece di fare un semplice censimento bisonga aggiungerci pure l'inutile raccolta di impronte? Passando poi per le espulsioni, che dovrebbero essere più facili, ma in realtà non si è fatto altro che cambiare nome ai CTP e tendere ad imbrigliare la clandestinità nelle maglie della macchina giudiziaria italiana, con la conseguenza che in molti casi i clandestini, per le lungaggini dei processi, potrebbero rimanere più tempo e magari non giungere mai ad un giudizio (come la stragrande maggioranza dei procedimenti giudiziari in Italia). Infine, l'esercito delle strade (3.000 unità), che probabilmente agli occhi degli Italiani sarà il provvedimento principe del Governo, ma che in realtà serve unicamente per nascondere i tagli all'organico delle forze dell'ordine (40.000 unità secondo i sindacati). Per non parlare del rischio che si è corso con la norma blocca-processi, che poteva mandare all'aria la già farraginosa macchina giudiziaria italiana e, anche se annacquata dopo che il lodo Alfano ne ha eliminato lo scopo principale (non era utile per tutti gli Italiani?), i suoi danni potrebbe farli lo stesso).

Avrei preferito che si facesse qualcosa di più concreto. Magari prendendo esempio dagli errori del passato, come l'indulto. Se l'insoddisfazione del Paese nei confronti del precedente Governo in materia di sicurezza ha raggiunto vette inverosimili, infatti, non è certo dovuto all'effettivo aumento della crimininalità (in calo da anni e anni), ma ad un notevole aumento della percezione di insicurezza, dovuta sia ad una sovraesposizione mediatica della criminalità, sia a provvedimenti come quelli dell'indulto. In realtà è stata fatta molta demagogia sull'indulto: innanzitutto, è sembrato un provvedimento del solo centrosinistra, ma è stato votato anche da Udc e Forza Italia (senza i cui voti l'indulto non sarebbe mai passato, dato che servono i 2/3 del Parlamento per l'indulto). Ma soprattutto alla sua base c'era un'esigenza reale, ovvero un sovraffollamento esagerato delle carceri i cui problemi si evidenziavano e peggioravano di estate in estate. D'altronde, fu Papa Wojtila in persona a chiederlo in Parlamento; solo giustizialisti e estremisti di destra/leghisti potevano sostenere il proseguimento di questa situazione. La cosa grave, dunque, non è stato l'indulto (oddio, l'indulto è sempre un obrobrio, ma in quel caso particolare era putroppo necessario), anche se andava fatto meglio e meno esteso, ma il fatto che non si sia previsto un bel niente per evitarlo in futuro. Semplicemente, assieme all'indulto andava approvato un piano di edilizia carceraria.

Ebbene, il Governo, invece di giocare a soldatini, dovrebbe costuire più carceri. Questa sì che sarebbe una concreta azione per la sicurezza: il pugno di ferro non serve, se poi non si è in grado di garantire la certezza della pena (e della condanna). Soprattutto quando, secondo il tradizionale rapporto ferragostano dei Radicali, il sovraffollamento sta tornando: 12mila carcerati in più rispetto alla capienza delle carceri. Certo, potranno pure essere dati "di parte", ma sicuramente non molto lontani dalla realtà ...

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Emergenza sicurezza, che fare?
post pubblicato in Diario, il 1 novembre 2007



                           

Poche ore fa è morta Giovanna Reggiani
, la donna seviziata martedi sera da un romeno vicino la fermata della metropolitana di Tor del Quinto, Roma, nei cui pressi c'è un campo rom, 70 baracche. E non è che l'ennesimo fatto di cronaca nera a scatenare la sensibilità delle masse, a scatenare quella sensazione di insicurezza che sembra essere al primo posto nelle preoccupazione degli Italiani.

Di fronte a questa richiesta come deve rispondere lo Stato? Certo nè con il razzismo nè con la demagogia. Spendersi come certi politici "italiani" (non vorrei si offendessero ricordando la loro nazionalità) in dure battaglie contro gli extracomunitari (e non, visto che la Romania è entrata in UE) certo non risolve il problema. Non bisogna infatti dimenticare che se non ci fossero romeni, marocchini, senegalesi e company interi settori dell'economia italiana come l'agricoltura e l'edilizia crollerebbero. Bisogna quindi distinguere chi viene qui per lavorare (e viene sfruttato) e chi viene invece per delinquere. Senza dimenticare che assassini, scippatori, violentatori, ladri e criminali sono sia italiani che stranieri: e ciò che conta non è la nazionalità, ma il reato. Il vero problema, infatti, non è chi compie il reato, ma come si reagisce.

E qui il dilemma. Sembra comunque evidente la necessità di una radicale riforma del sistema penale italiano, che dia più attenzione non alla durata della pena comminata, ma alla sicurezza della sua effettività. Inutile dare un ergastolo se poi in realtà si scontano 4-5 anni in prigioneMa attenzione: questa non è una critica all'indulto. L'indulto era un provvedimento purtroppo necessario: quando è stato approvato, le carceri italiane erano in condizioni indecenti di sovraffollamento, dove la dignità umana era a livelli bassissimi, tant'è vero che già Papa Giovanni Paolo II, quando visitò il Parlamento, chiese l'attuazione dell'indulto. Il problema adesso è risolvere questo sovraffollamento: e qui, oltre ad una ripresa dell'edilizia carceraria, emerge la necessità di favorire l'uso di misure alternative al carcere per i reati meno gravi: attenzione, non gli arresti domiciliari (da abolire, tranne per persone anziane e malate davvero), ma servizi sociali e, e sottolineo "e", comunità di recupero, come in America. Infine, velocizzare i processi e liberare i tribunali e gli avvocati dalla marea di scartoffie, magari eliminando qualche grado di giudizio, avviando nuovi tribunali e semplificando le procedure.

Insomma, l'Italia ha bisogno di una giustizia giusta, certa, rieducativa e veloce. E non ha bisogno, invece, nè di giustificatori che demagoghi. Basta con una certa sinistra che cerca in tutti i modi di giustificare e di proteggere sia buoni che criminali, basta con una certa destra che vorrebbe eliminare sia buoni che criminali. E basta anche con le opposizioni che criticano i governi di non far nulla. Sentire Fini che critica il Governo sulla sicurezza su indulto e sulla insufficienza del "pacchetto sicurezza" è davvero degradante: innanzitutto perchè è alleato con Forza Italia e Udc il cui contributo è stato fondamentale per l'indulto (per essere approvati i provvedimenti di indulto devono avere l'appoggio dei 2/3 di deputati e senatori), e poi perchè se solo adesso si approvano quelle norme del "pacchetto sicurezza" e le si giudica (giustamente) buone ma insufficienti, significa che nei 5 anni precedenti non si è fatto proprio niente in materia di sicurezza.  

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