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il blog di Francesco Zanfardino
Per colpa di un idiota
post pubblicato in Diario, il 13 settembre 2010


                                            

Le parole sono importanti, diceva Nanni Moretti in un suo noto film. Specialmente le parole violente, quelle che istigano all'odio. Spero che il "reverendo" Jones abbia imparato la lezione, con un rimorso che gli rimarrà per tutta la vita per aver dato, con le sue parole di odio verso il Corano, dichiarandolo addirittura di volerlo bruciare in pubblica piazza (roba da Inquisizione, roba da Medioevo) il pretesto ad un gruppo di folli in India per appicare il fuoco ad una scuola cristiana e provocare (almeno) 13 morti. E chissà quanta morte, quanto dolore, quanta sofferenza provocheranno ancora quelle folli dichiarazioni.

E spero anche che dismetterà i panni da reverendo, che dovrebbe vergognarsi di vestire. Prima di bruciare i testi sacri altrui, impari a leggersi i propri. Ma il vero dramma è che di idioti come Jones ce ne sono tanti. Troppi. Anche in Italia, anche nelle istituzioni. Il tutto per un po' di visibilità. Mi domando come facciano a guardare quel crocifisso, che pure tanto vogliono vedere esposto ovunque.

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Decisioni globali per problemi globali
post pubblicato in Diario, il 5 settembre 2009


                                            

Mi sono imbattuto per caso su questo articolo de La Stampa, in cui si parla delle trattative in seno all'Onu per la riforma del Consiglio di Sicurezza, e mi sono compiaciuto del fatto che si stia finalmente lavorando, anche se con percorsi ed interessi diversi, a delle soluzioni che in potrebbero portare ad una Onu decisamente più funzionale e capace di decidere.

India e Brasile spingono per un allargamento, ma contenuto, del Consiglio di Sicurezza, che spiani la strada al loro ingresso, insieme magari a Germania e Giappone. L'Italia ed altri Paesi spingono invece per un allargamento molto più ampio (25 membri) e per una riforma del "diritto di veto" dei membri del Consiglio. Meglio la seconda strada, dato che, secondo me, la strutturazione migliore del Consiglio dovrebbe essere di 15 membri (meglio non mettere troppi galli a cantare), con l'abolizione totale del diritto di veto e con i Paesi membri del Consiglio non stabiliti a priori eletti dall'Assemblea Generale dell'Onu. Magari garantendo, per ovviare al problema dell'uguaglianza che si creerebbe tra il voto del piccolo staterello e colossi come la Cina, dei "seggi permanenti" ai Paesi più importanti (magari i cinque attuali, così da non scontentarli troppo della riforma), oppure facendo pesare il voto di ogni Paese per il numero di abitanti che rappresenta.

Possono sembrare questioni poco importanti. Ma da queste riforme dipende la funzionalità dell'Onu, e la sua capacità di incidere sui problemi di tutti noi. I grandi fenomeni che influenzano le nostre vite, infatti, che siano ambientali (inquinamento globale), economici (le varie crisi) o di sicurezza (terrorismo), sono sempre più problemi globali, che necessitano di interventi globali. Interventi che possono essere intrapresi solo da organismi internazionali come l'ONU ... ma il diritto di veto e la mancata reale rappresentatività del Pianeta (si pensi che attualmente sono tagliati fuori Africa e America Latina) fanno sì che gli interventi necessari si riducano a "placebo" e banali raccomandazioni. Bisogna lavorare il più possibile nella direttrice di un "governo globale", insomma, altrimenti gli egoismi nazionali finiranno per impoverire tutti. E non mi pare una scelta intelligente.

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Il fanatismo e l'intolleranza
post pubblicato in Diario, il 30 novembre 2008


                                                    

In questi giorni siamo rimasti tutti sconcertati dinanzi alle immagini della tragedia in India, dove quasi 200 persone sono morte a causa della follia di qualche gruppo di fanatici organizzati. Simili tragedie ci fanno infatti chiedere come sia possibile che tanta crudeltà, tanta violenza, tanta follia possa insinuarsi nell'animo umano, tanto da portare a gesti di tale estremità e tale odio verso "l'altro".

Tuttavia, trovo altrettanto irragionevoli le reazioni alla tragedia. Nonostante il progresso della civiltà, nonostante avvenimenti come la vittoria di Obama, infatti, ancora in molti di fronte a queste tragedie rispolverano vecchie e stupide paure: torna l'equazione Islam=terrorismo, torna la paura dell'altro. Vengono rivalutate le "guerre al terrorismo", nonostante che non abbiano portato alla fine del terrore, viene addirittura visto un "cambiamento di strategia" nelle politiche estere di Obama (da quali cose, poi, non si capisce ...). Ma la violenza non ha nè colore nè religione: magari possono cambiare le forme, ma i morti sono tutti uguali, e putroppo simili eccidi sono stati, sono e saranno fatti da tutti, indù, cristiani, musulmani, ecc. ecc. in una logica perversa in cui fanatismo e interessi economici sono spesso intrecciati. Senza considerare che all'intolleranza non si può certo rispondere con l'intolleranza, a meno di non voler essere incoerenti.

Forse, però, se i media fossero più cosmopoliti e meno a caccia di sensazionalismo, simili rigurgiti di intolleranza non ci sarebbero: ne è una dimostrazione il caso degli scontri fra cattolici e musulmani in Nigeria, 400 morti, avvenuti contemporaneamente ai tragici fatti indiani ma di cui nessuno ha parlato, o quasi.

P.S. Intanto, però, una buona notizia che mi ha scaldato il cuore. Ieri i pescatori di Mazara del Vallo hanno sfidato il mare in tempesta per salvare 650 clandestini in difficoltà. Complimenti vivissimi a questi "angeli del mare", come sono stati soprannominati, che dimostrano come non tutti si lascino dominare da questo pensiero unico di intolleranza che, tra l'altro, sta aggravando e non risolvendo il problema degli sbarchi di clandestini (che sono raddoppiati).

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Gandhi e la non-violenza
post pubblicato in Diario, il 2 ottobre 2008


                                                               

Oggi è il 2 Ottobre. Esattamente 169 anni fa nasceva Mahatma Gandhi, leader spirituale e politico di quell'India che semplicemente attraverso la non-violenza e la disobbedienza civile riuscì a rendersi indipendente dal controllo inglese. Così, attraverso proteste mute, "guerre del sale", boicottaggi, non-cooperazione, Gandhi divenne il simbolo di quella protesta non-violenta che però ottiene risultati concreti, rendendo la società più giusta e più rispettosa dei propri simili. Tanto che l'anno scorso l'ONU ha deciso che questa giornata diventasse Giornata internazionale della non violenza.

Tanto si può scrivere di Gandhi. Ma siccome cerco di essere breve ed essenziale, mi piace descriverlo con questa frase: "Ci sono cose per le quali sarei disposto a morire, ma nessuna per le quali sarei disposto ad uccidere".

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