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il blog di Francesco Zanfardino
Demagogia senza limiti
post pubblicato in Diario, il 7 dicembre 2009


                                                

Innalzare il limite di velocità da 130 a 150 km/h. Questa la proposta della Lega Nord, contenuta in un emendamento alla legge sulla sicurezza stradale, che oggi entra ufficialmente nel dibattito politico trovando il consenso del Ministro ai Trasporti, Altero Matteoli. Secondo il ministro, infatti, tale innalzamento può avvenire nei tratti autostradali a tre corsie dove ci sono già i "tutor" (i meccanismi che calcolano la velocità media di un veicolo), e solo per le auto di una certa cilindrata.

La proposta sarà pure sensata, ma io la trovo del tutto sbagliata. Innanzitutto, non si capisce dove ci sia la necessità di viaggiare a 150 km/h quando già 130 km/h è una velocità bella alta per spostarsi velocemente lungo la Penisola. Inoltre, in tutta Europa, salvo rare e limitatissime eccezioni, il limite è a 130. Ma soprattutto trovo molto inopportuno parlare di innalzamento dei limiti di velocità in un contesto che vede gli incidenti stradali tra le prime cause di morti non naturali in Italia, con ben 5.131 morti nel 2008, e l'eccesso di velocità come prima causa di incidenti assieme alla guida distratta (entrambe intorno al 18% del totale - statistiche ACI).

Insomma, non vorrei che per catturare le simpatie degli amanti dell'acceleratore si corra il rischio di aumentare fortemente la pericolosità della guida a tutti. E' demagogia pericolosa, e va evitata. Semmai, si pensi di investire ancora di più nei tutor, che stanno ottenendo ottimi risultati nella riduzione di morti e incidenti, e magari si decida finalmente (magari a livello europeo) di obbligare le case produttrici ad installare limitatori di velocità sulle macchine a 130 km/h, eliminando l'ipocrisia di macchine capaci di andare al di là dei limiti massimi consentiti.

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Avviso di controllo
post pubblicato in Diario, il 21 agosto 2009


                                                

Oggi dirò qualcosa di impopolare. Quando si tratta di autovelox, infatti, si rischia di andare contro almeno al 90% degli Italiani, oppure di ingraziarselo. Quest'ultimo è probabilmente il motivo per il quale il Ministro Maroni ha deciso di "rivoluzionare" il mondo degli autovelox, eliminando definitivamente la possibilità di "autovelox selvaggi", ovvero senza adeguato preavviso e magari nascosti alla vista degli automobilisti.

In realtà Maroni, e ha fatto bene, ha anche deciso di togliere la possibilità ai privati di gestire il servizio, affidandolo interamente alla Polizia Stradale. Così come ha fatto bene a far gestire il loro utilizzo e posizionamento ai Prefetti, se davverò servirà ad "ottimizzare" il loro utilizzo, piazzandoli nei tratti di strada più "incidentati". Ma, tornando alla questione centrale del "preavviso", ho sempre trovato un non-senso avvisare i "controllati" che sta arrivando il "controllo". Giusto per fare un esempio, molti a sinistra e non solo si scandalizzarono quando l'imprenditore Calearo, da candidato parlamentare, a Ballarò sostenne un presunto "diritto" degli imprenitori di essere avvisati degli accertamenti da parte della Guardia di Finanza. Non è forse la stessa cosa dell'autovelox? Gli imprenditori disonesti non farebbero in modo di far risultare tutte le carte a posto, per poi tornare a delinquere? Tant'è vero che, puntualmente, alla vista dell'autovelox, si rallenta, per poi tornare a correre sopra i limiti di velocità. E allora a che serve? Qualcuno dirà: ma, altro che sicurezza stradale, gli autovelox importano ai Comuni perchè servono a far cassa. D'accordo, sarà anche così (anzi, è proprio così): ma non è certo colpa dei Comuni se milioni di Italiani sforano i limiti della velocità (e così facendo provocano migliaia di morti sulle strade all'anno, solo in Italia)!

Altro discorso, invece, è protestare contro assurdi limiti di velocità che spesso vengono imposti senza una vera aderenza alla realtà. E quello deve essere il vero fronte di battaglia degli automobilisti. Il resto è solo populismo allo stato puro.

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ESP obbligatorio nella UE. Ora sotto con i limitatori di velocità
post pubblicato in Diario, il 24 marzo 2009


                                             

L'Unione Europea ha finalmente deciso: l'ESP sarà obbligatorio su tutte le nuove vetture dal 2011, e quelle senza potranno circolare fino al 2014. Si tratta di una importante novità, in quanto si stima che grazie al controllo elettronico di stabilità (ESP, appunto) impiantato di serie su tutte le vetture si potranno salvare ogni anno 4mila vite ed evitare 100mila feriti, con benefici anche per le nostre tasche (16 miliardi di euro in meno di costi sanitari). D'altronde, lo sbandamento della vettura è la causa principale di quasi il 35% di tutti gli incidenti stradali mortali che coinvolgono un solo veicolo, e l'ESP riduce dell'80% questo rischio.

Certo, si potevano accelerare i tempi, ma la UE ha dovuto trattare con le case automobilistiche, evidentemente più interessate ai propri profitti che alla sicurezza degli utenti. Tuttavia, si tratta comunque di un grande passo in avanti, che tra l'altro contribuisce a dare senso ad un'istituzione come l'Unione Europea che appare, a torto, come un inutile fardello, tutto burocrazia e niente decisioni.

Ora, prima che le case automobilistiche accettino di ingoiare un altro rospo probabilmente dovrà passare almeno qualche annetto. Però l'Unione Europea dovrà prima o poi, e speriamo più prima che poi, cominciare a lavorare anche per un'altra innovazione nel campo della sicurezza stradale: obbligare le case automobilistiche ad impiantare di serie il limitatore di velocità. Si tratta di una tecnologia già esistente, ed in costante sviluppo, che potrebbe salvare ancor più vite dell'ESP. Pensate quante migliaia di persone ogni anno muoiono, e fanno morire, per una folle corsa oltre i limiti. E non è una ipocrisia inaccettabile che in tutta Europa il massimo di velocità raggiungibile è non oltre i 140 km/h, ma le auto possano andare ben oltre questo limite?

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Non lasciamo andare a rotoli il mercato dell'auto
post pubblicato in Diario, il 3 gennaio 2009


                                               

Il crollo più imponente da 12 anni a questa parte. Un -13.4% di immatricolazioni  auto nel 2008 che fa paura, e un crollo del 30% degli ordini per il 2009 che fa ancora più paura. A rischio centinaia di migliaia di posti di lavoro, molte delle quali già in cassa integrazioni, ed uno dei settori più produttivi, più "reali" dell'economia Italiana. Tanto che un suo collasso davvero spingerebbe il sistema Italia verso il baratro. E allora il Governo non può stare con le mani in mano. Di fronte alla crisi della produzione deve, e sottolineo deve, aiutare il settore. Perchè se nel 2008 c'è stato un simile crollo, pur essendoci gli eco-incentivi, figuriamoci che crollo dobbiamo aspettarci nel 2009 con l'aggravarsi della crisi e senza incentivi per la rottamazione.

Innanzitutto si riveda la scelta scellerata di non prorogare gli incentivi per la rottamazione anche per il 2009. Sono utili per l'ambiente, e rimettono in moto il mercato, convincendo all'acquisto coloro che sono nel dubbio o che preferiscono rinviare l'acquisto a tempi migliori. Ma poi si pensi anche a metodi di incentivazione più "innovativi", come forti incentivi per le auto ecologiche o per le auto che rispettano alti standard di sicurezza: tra l'altro, le prime aiuterebbero ad evitare le multe salate del mancato rispetto del protocollo di Kyoto sulle emissioni, le seconde a diminuire le migliaia di morti l'anno che avvengono sulle strade italiane. Se poi rottamazioni e incentivi non dovessero bastare a frenare la crisi, allora si potrebbe anche pensare ad aiuti più "diretti" al settore auto, valutandoli però con molta, molta attenzione (soprattutto valutando se la destinazione di questi aiuti è prioritaria rispetto ad altri settori, a cominciare da quello principale: le famiglie italiane).

Tra l'altro l'aiuto al settore auto troverebbe grande favore anche in Parlamento, dato che il leader PD Veltroni a suo tempo si dichiarò favorevole. E non si dica che non ci sono i soldi: dai soli costi della politica si possono ricavare decine di miliardi di euro. Basta averne la volontà.

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