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il blog di Francesco Zanfardino
Quello che non torna
post pubblicato in Diario, il 27 settembre 2010


                                           

Non avevo ancora commentato il ritorno della monnezza nelle strade di Napoli e dintorni, dato che, come sapranno i miei ventiquattro lettori assidui, l'avevo ampiamente previsto e ribadito proprio poche settimane prima che scoppiasse questa ennesima crisi. Anzi, come scrivevo in quell'articolo, queste sono solo le avvisaglie di una crisi ben più grave, una vera e propria nuova emergenza rifiuti che scoppierà in Campania fra pochissimi mesi, se nel frattempo il Governo non interverrà con misure straordinarie quale l'apertura di discariche "provvisorie" e l'ampliamento delle discariche esistenti: misure che stanno scatenando e scateneranno, e giustamente, le proteste dei cittadini. Tanto che alla fine, per quietarle, si tornerà di sicuro ad inviare treni di rifiuti fuori Regione, giusto per tamponare un po', e magari scegliendo anche di utilizzare il sito di San Tammaro per i nuovi rifiuti e non per stoccarvi le "ecoballe" accumulate negli oltre dieci anni di emergenza. E sperando che il termovalorizzatore di Acerra torni al più presto a funzionare completamente, e non solo con una linea su tre.

Ma, in ogni caso, lo "showdown" dell'emergenza accadrà presto. E sarà la prova definitiva di quello che dovrebbe già essere evidente a tutti, ovvero il fallimento dell'operazione politico-mediatica messa in campo dal Governo Berlusconi sulla monnezza in Campania. E la gente farà bene, anzi benissimo a protestare, perchè il Governo ha avuto due anni di tempo a disposizione, dopo il superamento dell'emergenza di inizio 2008, per fornire una soluzione definitiva al problema dei rifiuti in Campania. E invece no: si è voluto puntare tutto sulle discariche e sugli inceneritori, risultando ora insufficienti sia le prime che i secondi, dopo aver fatto credere che tutto fosse stato risolto.

Urge invece una soluzione strutturale al problema rifiutiA dire il vero, una soluzione potrebbe esserla proprio la costruzione dei cinque inceneritori inizialmente previsti dal piano Bertolaso, che a pieno regime diminuirebbero decisamente il numero delle discariche necessarie. Ma si tratta di una soluzione primordiale ("bruciamo tutto") e dai non ancora del tutto accertati rischi per la salute (anche se a tutti gli oppositori degli inceneritori consiglierei di concentrarsi sui "roghi tossici" che ogni giorno insozzano l'aria della Campania, e che sono sicuramente molto peggio dei fumi degli inceneritori). Ma la vera innovazione sarebbe puntare tutto su una raccolta differenziata di qualità, obbligatoria per tutti i Comuni e che sia capace di coinvolgere i cittadini, premiandone i comportamenti virtuosi (corretta differenziazione, deposito di vetro, ingombranti, RAEE, ecc. presso le isole ecologiche, riciclo dell'umido tramite compostaggio domestico, eccetera) tramite sconti sulla tassa. Una raccolta differenziata abbinata poi a impianti di compostaggio per il riciclo della frazione umida e "centri di riciclo", come quello famoso di Vedelago (ma copiato in varie parti d'Italia), per il riciclo della frazione secca. In pratica rimarrebbe ben poco da destinare a discariche ed inceneritori, con il vantaggio di recuperare i materiali e poterci guadagnare (oltre che dare lavoro a molti più dipendenti, cosa non da poco in tempi di crisi).

Non ci vorrebbe molto, anzi. Un ciclo dei rifiuti di questo tipo sarebbe convenientissimo per tutti, soprattutto per gli enti locali, che risparmierebbero tantissimo sui costi di smaltimento. Il problema è "solo" la mancanza di volontà, dovuta evidentemente alla commistione della politica con gli interessi, camorristici e non, che stanno dietro al ciclo dei rifiuti basato su discariche e "grandi impianti" come gli inceneritori. E la negazione degli arresti e dell'utilizzo delle intercettazioni per Cosentino, che riguardavano proprio i suoi rapporti con i clan coinvolti nella gestione dei rifiuti, non è proprio un bel segnale in questa direzione.

Ecco quello che "non torna", caro Bertolaso. Invece di reggere il moccolo alla propaganda di Berlusconi e agli interessi oscuri (nemmeno tanto) che stanno dietro ai rifiuti, potevi risolvere davvero in questo modo il problema: invece sei solo uno degli ennesimi complici di questa eterna emergenza monnezza.

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Emergenza latente
post pubblicato in Diario, il 3 settembre 2010


                                            

Dopo la "risoluzione" dell'emergenza rifiuti in Campania, vero fiore all'occhiello mediatico di questo Governo (complice il mondo del giornalismo e dell'opposizione, incapace di sottolineare come Berlusconi e soci avessero semplicemente spostato i rifiuti in discariche tra l'altro costruite dal predecessore di Bertolaso, il commissario De Gennaro), i riflettori si sono sempre più spenti sulla situazione dei rifiuti in Campania. Tanto che, dopo che il 31 Dicembre 2009 è finita per decreto l'emergenza rifiuti, nessuno può più informarsi sulla situazione del ciclo dei rifiuti in Campania. Perlomeno su Internet, dato che con quel decreto è stato chiuso il portale www.emergenzarifiuticampania.it, il sito della struttura commissariale che, seppur non in maniera perfetta, forniva aggiornamenti continui in materia.

E così possiamo ragionare solo sui dati al 31/12/09. Ragionamenti interessanti, però. Secondo quelli forniti da Bertolaso nella sua relazione al Parlamento, a quella data questa era la situazione per quanto riguarda la capacità di smaltimento delle 6.700 tonnellate di rifiuti prodotti mediamente ogni giorno in Campania:

- discarica di Savignano Irpino (AV): capacità residua 450mila tonnellate;

- discarica di Sant'Arcangelo Trimonte (BN): c.r. 400mila tonnellate;

- discarica di Chiaiano (NA): c.r. 587.122 tonnellate;

- discarica di San Tammaro (CE): c.r. 1.292.027 tonnellate;

- discarica di Terzigno (cava Sari) (NA): c.r. 465.319 tonnellate.

Nell'elenco erano previste anche la seconda discarica di Terzigno (cava Vitiello - 3.000.000 tonnellate), Andreatta (AV - 1.000.000 tonnellate) e di Serre (2.000.000 tonnellate), tanto da far dire a Bertolaso che la Campania era a posto per almeno 4 anni, ma queste discariche in realtà sono ancora sulla carta e difficilmente verranno mai realizzate: l'unica probabile, la cava Vitiello, è stata pure bloccata dal TAR. Restano quindi 3.194.468 le tonnellate di rifiuti che secondo Bertolaso potevano essere conferite nelle discariche campane, al 31 Dicembre 2009.

Nel frattempo sono passati 246 giorni che, al ritmo di 6700 al giorno, rappresentano 1.648.200 tonnellate smaltite finora nel 2010. Resterebbero quindi 1.546.268 tonnellate di "spazio", dato che nel frattempo nessuna discarica è stata aperta, equivalenti ad altri 231 giorni di "sopravvivenza". Cioè a metà Aprile 2011. Poi, se non si prenderanno nuovi provvedimenti, i rifiuti si ammasseranno sempre di più nelle strade, senza alcuno sfogo. Mi direte voi: ma non c'è anche l'inceneritore di Acerra? E' vero, ma il suo funzionamento è stato finora altalenante: spesso non funzionano contemporaneamente le tre linee. Comunque, anche ammettendo un suo pieno funzionamento finora (anche qui, i dati non sono disponibili), sono 492.000 tonnellate smaltite, che allungherebbe di altri 73 giorni il periodo di sopravvivenza. Ovvero fino a fine Giugno 2011. Altro che 2013.

Ma il vero problema è che i dati di Bertolaso sono molto dubbi. Proprio sul "suo" sito www.emergenzarifiuticampania.it si dice che, sempre al 31/12/09, a Savignano sono state conferite 610mila tonnellate sulle 700mila a disposizione, mentre a Sant'Arcangelo 650mila su 700mila (e chi ha seguito costantemente gli aggiornamenti su questo sito sa che è così; qualche cifra non coinciderebbe nemmeno su Terzigno e Chiaiano, ma lasciamo stare). Quindi 140mila tonnellate di "spazio residuo" nel complesso, rispetto alle 850mila delle parole di Bertolaso. E così dobbiamo togliere 710mila tonnellate ai nostri calcoli, ovvero 106 giorni: scendiamo a 198 giorni di sopravvivenza, ovvero fino a metà Febbraio. E tenete conto che, a questo punto, dopo 8 mesi, le due discariche in questione dovrebbero essere molto prossime all'esaurimento: e sarà difficile smaltire 6.700 tonnellate nel solo inceneritore di Acerra e nelle due discariche di Terzigno e San Tammaro (a Chiaiano ci vanno poche centinaia di tonnellate al giorno). Difficoltà e raccolta di rifiuti "a singhiozzo" in arrivo, insomma. 

Se poi ci aggiugiamo che a San Tammaro dovevano finirci praticamente solo il milione di tonnellate di rifiuti accumulati nel sito di stoccaggio "provvisorio" di Ferrandelle, comprenderete come aumentano i miei dubbi. In tal caso rimarrebbero 49 giorni di sopravvivenza, ovvero fine Ottobre.

Che confusione, insomma. Dovuto ad un colpevole vuoto d'informazione voluto dal Governo e che vede ancora complice l'opposizione (tutta) e il mondo dell'informazione. Il Governo ci dica chiaramente qual'è la situazione dei rifiuti in Campania e prenda i dovuti provvedimenti, rispettando le promesse sullo sviluppo della raccolta differenziata (attualmente ferma al palo) e cercando di superare il modello di gestione basato solo su discariche e inceneritori, con l'impiego di centri di riciclo ed altri sistemi alternativi. Altrimenti non ci vengano a chiedere di aprire nuove discariche "per l'emergenza", di fronte ai rifiuti in strada, dopo aver tentato fino all'ultimo di nascondere tutto.

E, intanto, nella "Terra dei Fuochi" si continua a bruciare ...

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Per colpa di chi
post pubblicato in Diario, il 30 giugno 2009


                                             

"Differenziata-flop? Colpa della gente". Così il generale Giannini, braccio destro di Bertolaso (ma nominato all'epoca da Prodi) risolve, con un cipiglio frutto del miglior leghismo di bassa lega, le polemiche circa le basse percentuali che la raccolta differenziata ha raggiunto in Campania, proprio nel giorno del suo addio all'incarico. "Gli amministratori ce la mettono tutta, ma i cittadini non vogliono farla", dice ancora Giannini.

Una grande cazzata, perchè se fosse vero quello che dice Giannini, allora la percentuale di raccolta differenziata dovrebbe essere più o meno uniforme tra i diversi Comuni, mentre osserviamo quasi ovunque o picchi positivi o picchi negativi. Segno evidentemente di una diversità di amministrazioni, in cui alcune decidono di investire e di impegnarsi sulla differenziata, e altre no. O forse gli abitanti di Afragola sono una massa di caproni e quelli di Sorrento una frotta di persone coscienziose?

E poi risolvere i propri fallimenti scaricando le proprie responsabilità sui cittadini è l'operazione più ignobile che un rappresentante delle istituzioni possa fare. E allora lo Stato che esiste a fare? Al signor Gianni non è venuto in mente che in realtà forse il Governo e la sua struttura emergenziale non vogliono puntarci, sulla differenziata, magari per interessi economici delle solite lobby? Che i tanti proclami sulla questione stridono un po' con la scelta di puntare su cinque termovalorizzaori per un totale di 10mila tonnellate di capienza per giorno, ben 2500 in più della produzione regionale quotidiana di rifiuti (altro che riduzione dei rifiuti, attraverso la differenzita)? E che stridono ancora di più se si pensa che si è deciso che in quei termovalorizzatori si può bruciare di tutto, anche "tal quale", senza bisogno di differenziata (come invece dovrebbe essere)?

No, eh? Molto più facile accusare i cittadini ...

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Il ruolo dell'opposizione in un Paese democratico
post pubblicato in Diario, il 12 gennaio 2008


                      Scontri tra forze di polizia e manifestanti durante la protesta contro l'arrivo dei rifiuti da Napoli, nei pressi di viale Diaz a Cagliari (Giuseppe Ungari/Ansa)

Il caso-rifiuti in Campania permette di fare alcune considerazioni sul ruolo dell'opposizione in un Paese democratico (dove il termine "opposizione" non sta ad intendere solo lo schieramento opposto al Governo centrale, ma tutta quella serie di particolarismi e più in generale movimenti che contestano le decisioni prese da coloro che rappresentano lo Stato in quel determinato momento e territorio).
L'opposizione in una democrazia ha un ruolo importantissimo, forse anche più importante del governo stesso: ovvero il "controllo" dell'azione di chi governa (lo Stato, le Regioni, le Province, eccetera). Mettere cioè in evidenza le loro dimenticanze, errori, incapacità. Eppure, questo ruolo non deve assolutamente sfociare in critica improduttiva, ovvero non si può essere vera opposizione senza la capacità di rappresentare un'alternativa e nel proporre alternative alle scelte che si ritengono sbagliate. Insomma, l'opposizione non deve essere un semplice "partito del no". Inoltre, nei momenti di grave difficoltà, soprattutto quando non si ha tutta la ragione dalla propria parte, bisogna dimostrare di saper collaborare per il fine supremo, ovvero il benessere del Paese.

Iniziamo dall'ambientalismo. Troppo spesso questo movimento, che pure ha la funzione importantissima di ricordare ai governanti l'importanza di tutelare il territorio per tutelare noi stesso, è degenerato, soprattutto in Italia, in un movimento di perenne protesta incondizionata, con l'incapacità di indicare alternative adeguate. Il caso-rifiuti ne è l'emblema. Per anni i movimenti ambientalisti, Verdi in testa, si sono opposti alla costruzione di molte discariche e soprattutto alla costruzione degli inceneritori. Con delle critiche giuste: chi potrebbe smentirli sul fatto che le discariche sono tossiche e che gli inceneritori inquinino l'aria (anche se molti dicono che sono ad emissioni zero, ci sono molti altri che dicono il contrario e personalmente credo che qualunque cosa bruci, specialmente se immondizia, per quanti filtri ci possano essere, almeno un pò inquina). Ma qual'è l'alternativa? Due parole magiche: "raccolta differenziata". Innanzitutto: siamo seri. In questa situazione non si può avviare una seria campagna di raccolta differenziata, bisogna prima chiudere il ciclo dei rifiuti. Inoltre, anche con la raccolta differenziata c'è bisogno di inceneritori per smaltirla e di discariche per la parte indifferenziata. Ora, scartata la "differenziata", meglio depositare i rifiuti nelle discariche e bruciarli negli inceneritori o depositarli e bruciarli in mezzo alla strada?

Dopo l'ambientalismo, l'opposizione "politica". In una situazione di così grande emergenza, in cui l'intera classe dirigente deve dimostrare di essere tale, collaborando, l'unica azione che ha saputo proporre è stata quella di chiedere le dimissioni dei governanti della Campania. Richiesta comprensibile e condivisibile (almeno per quanto riguarda Bassolino). Ma nient'altro?
L'opposizione non dovrebbe semplicemente limitarsi a far cadere il governo, sia esso nazionale o locale, ma mettere in evidenza i suoi errori e proporre alternative. E, invece, quando si chiede ai loro leader se il piano per l'emergenza va bene, loro rispondono: "Non troviamo niente di non condivisibile" (e ci credo, direi io). Però nel frattempo organizzano cortei contro Bassolino, la Iervolino (che non si capisce che c'entri) e Prodi (che se lo si indica come responsabile, allora le stessa cosa varrebbe anche per chi c'era 18 mesi fa). 
Comunque, la mancanza di collaborazione è simboleggiata dal fatto che Formigoni e Galan, governatori di centrodestra di Lombardia e Veneto, rifiutino di collaborare come tutte le altre Regioni italiane nel prendersi un pò della spazzatura campana, dicharando che i loro impianti di smaltimento "sono calibrati per un altro tipo di immondizia". Però, se "verranno sbloccati gli slot di Malpensa" o "si dimetterà Bassolino", non fa niente, anche se non sono calibrati gli impianti se la prendo la "munnezza" (almeno la Sicilia, però, collabora, e senza condizioni).
Ma la cosa ancora più indecente è che persone stimabili come Fini e Casini vengano a Napoli a "constatare" la munnezza per le strade e a dire: "Provo un senso di schifo". Innanzitutto, non c'era bisogno di venire a Napoli per capirlo. E, soprattutto, simili crisi si hanno da 14 anni a questa parte. E invece si viene adesso, solo perchè per sfruttare l'onda di sensazionalismo che si è creata sul problema.
E sia chiaro. Questa non è una critica rivolta solo al centrodestra: anche il centrosinistra in passato si è comportato allo stesso modo, su altre questioni.

Infine, i particolarismi locali. Non ho voluto farli rientrare nell'opposizione "politica", perchè personalmente ritengo che a livello così locale non ha molto senso parlare di "destra" e "sinistra" (o comunque i comportamenti locali non sono addebitabili ai leader nazionali).
Ciò che contesto ai particolarsmi, ovvero quegli "ultrà del campanile", è la mancanza di una visione vasta e solidale, che vada al di là del proprio interesse. Non è accettabile che ognuno ritenga indispensabile gli impianti di smaltimento (discariche, inceneritori), ma "non nel mio giardino". Per questo non posso condividere molte proteste di questo genere, soprattutto quando a guidarle sono i sindaci, ovvero quelle personalità che dovrebbero rappresentare lo Stato e richiamare al senso di responsabilità. E invece domani a Lanciano (Abruzzo) e Canosa (Puglia) ci saranno blocchi con a capo i sindaci per impedire l'arrivo dei rifiuti campani. Senza dimenticare l'ignobile presenza di bandiere politiche denunciata dal governatore Soru nelle proteste in Sardegna (non ho detto i partiti di sindaci e protestanti per il motivo spiegato sopra, anche se purtroppo potete immaginare), nelle quali però si è inserita anche la componente indipendentistica (ai protestanti vorrei ricordare, come detto da Soru, che i rifiuti tossici sardi non sono smaltiti in Sardegna).

Insomma, cari ambientalisti, politici e sindaci, nonchè cittadini, questo non è il momento delle proteste, ma della collaborazione. Senza senzo di responsabilità e solidarietà la Campania, e l'Italia intera, non andranno mai avanti.

P.S. Piena solidarietà a Soru.
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