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il blog di Francesco Zanfardino
Riporto Report: Il Re è nero
post pubblicato in Riporto Report, il 11 maggio 2009


                                           

E' Lunedì e quindi, come d'abitudine, Discutendo si occupa della puntata settimanale di Report, l'ottima trasmissione d'inchieste giornalistiche condotta ogni Domenica sera da Milena Gabanelli su RaiTre. Stavolta si parla di paradisi fiscali, ed in particolare della piccola Repubblica di San Marino (qui il video della puntata, qui la sua trascrizione integrale).

IL RE E' NERO (Paolo Mondani)

San Marino ha 31mila abitanti per 61 km quadrati, ma vi risiedono 12 banche, 59 finanziarie, 6mila imprese ed una crescita media annua del 5.66% del PIL, in linea con le grandi economie emergenti (certo non con l'Italia della decrescita). Il motivo di tanta abbondanza? Un sistema fiscale "conveniente". A San Marino infatti l'imposta è del 19%, contro la pressione fiscale italiana che è già oltre il 40%; ma, soprattutto, nella Repubblica del Titano vige il segreto bancario, e non esiste il reato di evasione fiscale. Succede così che tantissime imprese italiane (comprese le mafie, prima "azienda" del Paese), o per risparmiare un po' sulle tasse, o per riciclare "soldi sporchi", o per entrambi i motivi, diventano fittiziamente "sanmarinesi". Poco importa se in realtà l'impresa vive e produce in Italia, perchè tanto il meccanismo legislativo è così complesso da rendere difficile fermare questa colossale truffa ai danni dello Stato, sia in termini di danni erariali (nel 2007 le banche sanmarinesi hanno raccolto 14 miliardi di euro), sia in termini di contrasto alle mafie.

Questo anche perchè a San Marino non esistono dogane, dunque l'accesso è libero e aperto a tutti (compresi soldi in fuga dall'Italia), perchè l'Italia non fa abbastanza controlli al confine ed in generale sulle imprese "sanmarinesi", perchè c'è stato un certo lassismo da parte di Bankitalia e perchè gli interessi di molte imprese italiane spingono anche la politica italiana a "non impicciarsi". Così che in Italia ancora vige una Convenzione sul libero scambio fra cittadini stipulata con San Marino nel '39, ritenuta persino superiore delle leggi italiane ed europee sull'anti-riciclaggio, che nei fatti legalizza questo stato di cose.

Interessi forti che però danneggiano fortemente l'economia italiana, quella che non imbroglia, perchè non esiste più una libera e pari concorrenza fra le imprese: quelle che truffano lo Stato vanno avanti, quelle oneste si spaccano la schiena e sopravvivono a stento. Per non parlare di noi cittadini, specialmente i dipendenti pubblici, costretti a pagare tutte le tasse e che ben vorrebbero pagarne di meno, facendole pagare a tutti.

Fortunatamente, però, i tempi di crisi sembrano aver aperto gli occhi all'Italia, e a tutta la comunità internazionale. Ad Aprile il G20 di Londra ha infatti deciso di dire basta ai paradisi fiscali, cominciando dall'abolizione del segreto bancario: è stata stilata una lista "nera" di Paesi che non vogliono collaborare, una "bianca" di Paesi già virtuosi e una "grigia" di Paesi che adotteranno nuove regole, poi si vedrà. San Marino è in quella grigia. Vedremo, anche perchè tra poco l'Italia finalmente rinegozierà la famosa Convenzione del '39, e pretenderà l'abolizione del segreto bancario. Speriamo bene.  

IL MIO COMMENTO: Ebbene, la "questione San Marino" è interessante sotto molti punti di vista. Innanzittutto, dal punto di vista formale rivela l'infondatezza dell'utilizzo del PIL come indicatore della crescita di un Paese: San Marino "cresce" sì tantissimo (oltre il 5% annuo in PIL), ma sfido chiunque a ritenere che l'evasione fiscale e il riciclaggio di denaro sporco siano strumenti di crescita "reale" per l'economia globale. Ma soprattutto, la vicenda sanmarinese è il perfetto esempio di una concezione malata dell'economia, basata sull'evasione di ogni regola, e che ha comportato l'attuale crisi economica. Occorre dunque cambiare mentalità, ed imporre il rispetto delle regole, anche con la forza: se San Marino dovesse rifiutarsi di abolire il segreto bancario, di introdurre il reato di evasione fiscale e di collaborare con l'Italia, si deve prendere qualsiasi misura, finanche ad impedire a chiunque di portare capitali e imprese in San Marino. E questo deve accadere per tutti i "paradisi fiscali". Certo, per questo serve una completa tracciabilità del denaro, ma meglio spendere qualcosa in più in controlli che perdere miliardi in evasione e in inefficace contrasto alle mafie. Servono regole, e volontà di farle rispettare: e, magari, contemporaneamente anche allentare un po' la "morsa fiscale" per invogliare le imprese a rispettare le regole. Ma se e solo se ci saranno le prime due condizioni.

Altre rubriche: "L'emendamento" di questa settimana riguarda l'evasione fiscale, e le normative modificate dal Governo per contrastarla (qui video, qui testo); la "Goodnews" invece riguarda la coltivazione della canapa, estremamente vantaggiosa sotto molti punti di vista e recentemente introdotta in Italia dopo decenni di ottuso oscurantismo (qui video, qui testo).

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Fiat lux
post pubblicato in Diario, il 5 maggio 2009


                                                  

Prima acquisisce di fatto Chrysler, terzo produttore di auto americano. Poi si tuffa su Opel, con un'offerta ufficiale per l'acquisizione del gruppo tedesco. Con voci insistenti sull'interessamento anche per il marchio svedese Saab, e soprattutto per l'asset latino-americano di General Motors. Il tutto genererebbe un gruppo automobilistico leader in Europa, e secondo nel mondo.

Niente male per un gruppo che fino a qualche mese fa sembrava quasi sull'orlo del fallimento, tanto da chiedere a gran voce gli incentivi di Stato al mercato dell'auto (del quale è stato il principale beneficiario), con migliaia di dipendenti in cassa integrazione (a cominciare da quelli degli stabilimenti di Pomigliano e Termini Imerese, con la produzione bloccata o quasi) e soprattutto con un notevole indebitamento. Una situazione molto sospetta, tanto da far dire al commissario UE per l'Industria, Verheugen: "Mi chiedo dove questa società altamente indebitata trovi i mezzi per portare avanti allo stesso tempo operazioni di questo genere". Subito zittito dai nostri Ministri Scajola e Frattini, e dalla presidente di Confindustria, Marcegaglia: evidentemente all'estero non hanno capito che in Italia queste cose non si devono dire, e soprattutto non devono dirle i giornalisti.

D'altronde, la situazione si può spiegare solo in questi tre modi:
- la Fiat i soldi ce li ha, e allora ha truffato nella richiesta di aiuti al Governo;
- la Fiat i soldi non ce li ha, ma ha dei "finaziamenti occulti";
- la Fiat i soldi non ce li ha, ma vuole lo stesso rischiare.

I primi due casi, non li analizzo nemmeno, perche se fossero veri Marchionne altro che eroe, sarebbe semplicemente un criminale. Per quanto riguarda il terzo caso, è molto importante sottolineare una cosa: quello di Marchionne sarebbe un forte rischio d'impresa. Cosa legittima, ma rischiosissima: potrebbe mandare a puttane l'impresa nazionale dell'auto, oppure renderla protagonista della scena mondiale. Nell'ultimo caso, Marchionne (giustamente) si terrebbe i guadagni; ma nel primo? Bè, se la Fiat dovesse uscire da queste operazioni con le ossa rotte, non ci si azzardi a dare un solo euro per salvarla dal fallimento. Altrimenti è troppo facile rischiare: tanto se va male mi salva lo Stato! E il libero mercato, la libera concorrenza con imprese che invece preferiscono fare la loro impresa senza grandi rischi? Per questo, da parte dell'opposizione e dell'opinione pubblica andrebbe fatta una semplice richiesta al Governo: si parli con la Fiat, si faccia luce, e si metta bene in chiaro che questi rischi che sta intraprendendo non comporteranno alcun paracadute futuri. 

Ma se poi la Fiat fallisce, i lavoratori vanno a casa? Bè, tanto vale darli direttamente ai lavoratori i soldi statali, anzichè darli ad imprese che tra l'altro li utilizzano per altri fini e nemmeno pensano ai propri stabilimenti in cassaintegrati!

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Meno controlli, meno sanzioni, meno sicurezza sul lavoro
post pubblicato in Diario, il 28 marzo 2009


                                                              

3 morti al giorno. Questa la media italiana per quanto riguarda le morti sul lavoro. Lo ha certificato l'Inail, che una settimana fa ha diramato i dati ufficiali del 2007: 1.210 morti, e 912.615 infortuni. Almeno stando alle denunce effettuate, perchè i numeri sarebbero ancora più terrificanti se si potessero certificare anche tutti i lavoratori morti o infortunati ma mai denunciati all'Inail: basti pensare a tutti i lavoratori clandestini, assunti da sfruttatori senza scrupoli, senza alcun diritto, nemmeno quello di finire in ospedale, pur di coprire le malefatte del loro sfruttatore.

Eppure per il Governo evidentemente questa non è un emergenza. Anzi, probabilmente nemmeno un problema da affrontare. Perchè non solo il Governo non si preoccupa di emanare nuove norme, nuovi sistemi per combattere il fenomeno, ma addirittura smonta pezzo per pezzo ciò che di buono c'è nelle norme esistenti. Uno degli ultimi atti di Romano Prodi come Presidente del Consiglio fu quello di emanare il nuovo Testo Unico sulla sicurezza sul Lavoro, dove furono introdotte nuove norme più restrittive. Ebbene, il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, ha deciso di introdurre delle modifiche al Testo Unico. Eccole.

Per chiudere un cantiere, non basterà la "reiterazione" di una inadempienza sulle norme di sicurezza. Ora sarà necessaria la "plurima violazione" delle norme. Sembra cambiare poco, ma in realtà giuridicamente questo significa che per chiudere un cantiere servirà che per ben tre volte il cantiere venga trovato in inadempienza di qualche norma, mentre invece prima bastavano solo due volte. E, se pensiamo che il Ministero programma per il 2009 una diminuzione del 17% dei controlli nei cantieri, è ben facile comprendere come sarà molto, ma molto più difficile che i cantieri non a norma vengano chiusi.  Inoltre le sanzioni pecunarie per le imprese inadempienti diminuiranno di un terzo. Come se fossero già enormemente alte, 'ste sanzioni ... ci vorrebbe la galera, altro che sanzioni pecunarie! Infine, viene eliminata la "cartella rischio personale": si tratta di un documento che riporta la storia sanitaria di un lavoratore, in modo che ogni volta che passa in un nuovo cantiere si può evitare che gli vengano affibbiati lavori non adatti alle sue condizioni fisiche. E invece così anche lavoratori pieni di fratture potranno fare i lavori più pesanti ... e la sicurezza va a farsi friggere.

E' una vergogna. Lavoratori ribellatevi, scendete nelle piazze e informate i cittadini Italiani dello scempio che i nostri "governanti" stanno facendo. Promuovete anche un Referendum abrogativo, magari, che forse stavolta il quorum si può raggiungere. Ma soprattutto cacciate questi signori quando si presenteranno a mostrare la loro ipocrita solidarietà ai funerali dei vostri morti.

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