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il blog di Francesco Zanfardino
Educazione civica per cogliere pomodori
post pubblicato in Diario, il 29 luglio 2011


Approvato dal Consiglio dei Ministri il "permesso a punti". Ovvero gli extracomunitari che vorranno lavorare in Italia dovranno ottenere un permesso di soggiorno attraverso il raggiungimento di determinati requisiti, tra cui l'iscrizione al Sistema Sanitario Nazionale, l'iscrizione dei figli alla scuola, l'apertura di un'attività commerciale, il possesso di un'abitazione, il conseguimento di un titolo di studio e, udite udite, la conoscenze di base della lingua italiana parlata, della cultura civica e della vita civile, delle istituzioni pubbliche con particolare attenzione a sanità, scuola, lavoro e obblighi fiscali. Il tutto a costituire un punteggio che dovrà essere di almeno 30 punti per conseguire il permesso di soggiorno o di almeno 16 punti per avere una proroga di un anno per conseguire i fatidici 30 punti; e proprio 16 punti sarà la dote iniziale di ogni richiedente.

La prima domanda che mi sorge spontanea è: quanti cittadini italiani sarebbero in grado di conseguire con scioltezza un simile punteggio? La stragrande maggioranza, d'accordo: ma, sarò pessimista, credo che molti Italiani non conoscano le basi dell'ordinamento statale italiano. E in taluni casi nemmeno quelle della lingua Italiana. Eppure non si pensa certo di toglier loro la cittadinanza.

La seconda è: ma a che diavolo serve conoscere tutte queste cose ad un immigrato venuto qui per lavorare? Nulla, o meglio non sono certo conoscenze indispensabili per lavorare i campi, scaricare casse o costruire muri. Ripeto, a che serve conoscere la Costituzione Italiana ad un coltivatore di pomodori nel Foggiano, magari anche sfruttato ai limiti (e anche oltre) della schiavitù, in barba a qualsiasi dei principi che dovrebbe imparare dalla nostra Carta fondamentale?

La terza è: ma il Governo quando comincerà ad occuparsi dei problemi veri?

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Aiutiamoli a casa loro?
post pubblicato in Diario, il 21 ottobre 2010


A dire il vero, la Lega il più delle volte se ne strafotte. Tuttavia, quando qualcuno ne sottolinea la contrarietà delle sue politiche anti-immigrati alla cristiana accoglienza (e loro si dicono portavoce dei valori cristiani), a volte rispondono qualcosa del tipo: sì, ma infatti noi vogliamo aiutarli "a casa loro".

E' in quei momenti che vorrei sbattergli in faccia dati come questi: un taglio del 45%, sommato a precedenti tagli decisi dal governo Berlusconi in questi due anni, che portano sotto i 100 milioni di euro il fondo per la Cooperazione Internazionale. Ovvero proprio quei fondi per "aiutare a casa loro" i diseredati del mondo.

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Due conti
post pubblicato in Diario, il 5 ottobre 2010


Secondo quanto il ministro Maroni e compagnia ripetono ormai da mesi, grazie al Governo Berlusconi sono stati fermati i clandestini, i cui sbarchi sono diminuiti "del 90%", in particolare da circa 30mila a circa 3mila.

Ora, ammettiamo pure che questi dati siano reali, nonostante le continue notizie di sbarchi che si ricevono (oscurate dai principali media) pongano diversi dubbi, specialmente il clamoroso ed inedito caso  dei clandestini sbarcati sulle coste del Lazio e i dati della capitaneria di Pozzallo su cui posi l'accento ormai quasi un anno fa. Maroni e compagnia dovrebbero però ricordare, ogni volta, che solo il 10% degli immigrati arriva in Italia tramite sbarchi.

Ma soprattutto: perchè Maroni e compagnia, mentre snocciolano questi dati, non ricordano il "costo" di questi mancati sbarchi? Ovvero, che si sono dati 5 miliardi di euro in 20 anni a Gheddafi per quest'operazione? Il che si traduce in più di 9000 euro per ogni clandestino respinto (considerando 27.000 clandestini respinti ogni anno, secondo i dati di Maroni)? Senza considerare nemmeno il fatto che prostrandoci a Gheddafi ci stiamo coprendo di ridicolo con tutto il resto del mondo?

Non è "un po'" costosa l'operazione? Non c'erano forse altre priorità?

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Un Primo Maggio senza capolarato
post pubblicato in Diario, il 1 maggio 2010


                                               

Ritrovarsi a festeggiare il Primo Maggio in un Paese dove non c'è il reato di capolarato non ha prezzo. Per tutto il resto ... almeno consoliamoci con il Concertone.

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Senza di loro
post pubblicato in Diario, il 1 marzo 2010


                                            

Decine di migliaia di stranieri e nuovi italiani in decine e decine di piazze italiane per rivendicare il rispetto delle loro persone, oltre che dei loro diritti. Non avranno bloccato l'Italia, ma questo primo "sciopero degli immigrati", una mobilitazione nata dal basso, con un aiuto purtroppo tardivo da parte di sindacati e partiti, può assolutamente ritenersi un successo.

Un punto di inizio, dal quale ripartire a breve con più forza. Per evitare la deriva da "banlieu", che negli ultimi si sta facendo strada in Italia (Castelvolturno, Rossano e Milano docent), occore infatti immettere la sacrosanta rivendicazione degli immigrati nei ben più sani e produttivi canali della protesta e della battaglia civile. Prima o poi l'Italia si renderà conto che, senza di "loro", "noi" semplicemente non "saremmo". Perchè, per quanto possano provare populisticamente a negarlo, "loro" sono già "noi".

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Damocle a punti
post pubblicato in Diario, il 6 febbraio 2010


                                             

L'idea del "permesso di soggiorno a punti", proposta dai ministri Maroni e Sacconi, rischia di diventare l'ennesima trovata demagogica senza un'utilità concreta. Demagogica, perchè dà a certa opinione pubblica l'impressione di essere più inflessibili con gli immigrati. Disutile, perchè altro non farà che inserire nuove pastoie burocratiche per gli immigrati che vengono in Italia per lavorare e che già fanno i salti mortali per ottenere la cittadinanza dopo anni e anni di residenza in Italia. Ora persino per ottenere il permesso di soggiorno dovranno farlo, "dimostrando" di conoscere la lingua italiana, di conoscere la Costituzione e di compiere altri passi verso l'integrazione.

Peccato che per questo andrebbe predisposta una rete capillari di "corsi di integrazione", altrimenti trovo difficile che gli sfruttatori di immigrati gli insegnino queste cose. Ma, al di là di questa pur fondamentale considerazione, trovo davvero "crudelmente forzoso" imporre queste normative a delle persone che vengono qui solo per lavorare e che nella maggior parte vorrebbero tornare in patria, senza necessariamente "integrarsi" alla perfezione in Italia, dovendo dimostrare di possedere dei requisiti che tanti "Italiani di nascita" non posseggono (e anche diversi parlamentari, a dire il vero) ed affrontare in più queste difficoltà, con il peso di una nuova "spada di Damocle a punti" sulla testa. Semmai, certi requisiti potrebbero essere richiesti per avere la cittadinanza, per quella parte di immigrati che desidera restare in Italia. Magari con un sistema che premi i più "integrati" con l'abbreviamento dei tempi per ottenere la cittadinanza. Anche se, comunque, andrebbe lasciata la possibilità di ottenere la cittadinanza solo con gli anni di residenza (come avviene oggi): magari con un percorso più lungo, ma la possibilità va lasciata, proprio perchè certi requisiti non vengono certo richiesti agli Italiani "di nascita" ... e non mi sembra molto coerente.

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Meno sbarchi?
post pubblicato in Diario, il 13 gennaio 2010


                                             

Il Ministro degli Interni, Roberto Maroni, si plaude spudoratamente per il drastico calo di sbarchi di clandestini sulle coste italiane che sarebbe frutto del lavoro suo e del Governo: -90% di sbarcati in un anno. In particolare, ci sarebbero stati circa 3mila sbarcati, rispetto ai 30mila del 2008.

Io non sarei così pronto a vantarmene, visto cosa combinano agli immigrati che rispediamo in Libia; inoltre, l'immigrazione tramite sbarchi era solo il 10% dell'immigrazione clandestina totale verso l'Italia, quindi la Lega e il Governo mentono quando dicono di aver fermato il fenomeno nel suo complesso. Comunque, tralasciando anche queste considerazioni, devo dire che quando ho sentito questi dati non avevo molti dubbi sulla loro veridicità, visto che abbiamo sborsato 5 miliardi di euro a Gheddafi per ottenere questo risultato. Comunque, lo spirito di giornalista che è in me mi ha spinto a fare una prova, cercando "sbarchi" in Google News: e così è saltata fuori questo articolo del "Giornale di Ragusa", del 2 Gennaio, che riporta i dati della Capitaneria di Porto di Pozzallo, uno dei punti di approdo principali degli sbarchi di clandestini: ebbene, pare che, solo sulle coste della cittadina iblea, nel 2009 sono sbarcati ben 2.629 clandestini, rispetto ai 1.821 del 2008. Quasi il 50% in più.

Devo forse ritenere che i clandestini nel 2009, eccetto quattrocento, siano sbarcati tutti a Pozzallo? Oppure nella Capitaneria di Porto di Pozzallo c'è un covo di comunisti distorcitori della realtà? O magari è il Ministro a dire palle? Io credo in quest'ultima ipotesi. Ma, in ogni caso, stupisce che nessun giornalista si ponga le mie stesse domande.

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Rosarno, Italia
post pubblicato in Diario, il 10 gennaio 2010


                                              

Quello che è accaduto in questi giorni a Rosarno Calabro è drammatico. Il livello di violenza raggiunto, da una parte e dall'altra, è intollerabile per qualsiasi Paese civile che si rispetti. Eppure non è la prima volta che accade qualcosa del genere: ricordate Castel Volturno nel Settembre 2008? Anche allora, dopo un agguato camorristico nel quale morirono diversi africani, gli immigrati del luogo si ribellarono, chi pacificamente chi violentemente, mettendo in scacco un'intera città. Ed episodi simili si sono ripetuti in questi anni, con minore potenza, con minore visibilità.

Ogni volta, si cerca di politicizzare la questione, ed entrano in gioco le dietrologie più disparate: sono gli "italiani" ad essere strumentalizzati dalla malavita, o gli "immigrati"? O non c'entra niente la malavita? La colpa delle violenze è degli "italiani" , o degli "immigrati"? Eccetera. Il fatto è che, 'ndrangheta o non n'drangheta, la dis-integrazione sta portando a questi risultati da "banlieu" parigina. Sarà perchè l'Italia il fenomeno immigratorio si è accentuato in questi ultimi decenni, mentre altrove è iniziato prima; ma ora è arrivato il tempo di agire.

Come? Bè, per risolvere il problema bisogna prima riconoscerlo: c'è un problema legato all'immigrazione, ed è anche di sicurezza pubblica. Ha sbagliato il centrosinistra nel passato a non riconoscerlo, e sbaglia chi ancora lo fa. Ma altrettanto sbaglia il centrodestra a cercare di cavalcare populisticamente il problema, senza trovare soluzioni efficaci al problema, ma solo chiacchiere e distintivo, o scaricabadili rivolti al "buonismo" della sinistra (mentre hanno governato 7 degli ultimi 9 anni, e la legge in vigore da anni sull'immigrazione si chiama Bossi-Fini). Poi, bisogna sgombrare il campo da tutti i pregiudizi: gli immigrati, in effetti, commettono mediamente più reati degli Italiani (nemmeno molti), ma se andassimo a scorporare i dati in basi alle condizioni di vita, vedremmo molto probabilmente che le differenze non esisterebbero. Insomma, non è la provenienza, ma il disagio sociale che determinano la delinquenza: se si cresce in un campo rom, o in una periferia disagiata come Scampia, puoi essere italiano o straniero, ma hai una probabilità più alta di diventare un delinquente. Poi, è l'ora di smetterla di dire che "questa gente deve andarsene a casa loro": gli immigrati, che lo si voglia o no, forse non saranno indispensabili al Paese (niente è indispensabile), ma sono ormai un pilastro fondamentale dell'economia italiana: se sparissero tutti di un colpo, il sistema Paese impiegherebbe anni per rimpiazzarne la mancanza, se non fallisse prima. Purtroppo, però, spesso queste persone lavorano in condizioni di sfruttamento, e con la spada di Damocle del permesso di soggiorno che resta per anni e anni, anche se nel frattempo magari ci si è integrati perfettamente (nonostante tutto questo) e si contribuisce a finanziare le casse dello Stato con le tasse e le pensioni dei figli degli "italiani" che non ci sarebbero senza l'incremento di natalità portato dalla popolazione italiana.

Ecco, insomma, i due binari che devono evitare la guerra sociale fra italiani e immigrati: revisione della legge sulla cittadinanza e sul permesso di soggiorno, inclusa una facilitazione per chi dimostra di integrarsi meglio (conoscenza dell'italiano, della legge italiana, scolarizzazione, lavoro regolare, domicilio regolare, eccetera), e abbreviando in ogni caso i tempi, in modo da renderle più aderenti alla realtà; lotta senza quartiere allo sfruttamento e al lavoro nero. Senza dimenticarsi, ovviamente, di far funzionare la giustizia e le forze dell'ordine per contrastare il crimine (ma questo vale ugualmente per gli italiani criminali), e di aiutare quei settori dell'economia che sono portati, anche se non costretti, dalle logiche di mercato a sfruttare, e a nero, la manodopera immigrata.

Solo così si può realmente governare il fenomeno dell'immigrazione. Il resto sono solo balle e propaganda. Altrimenti, prepariamoci ad avere una Rosarno al mese ...

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Un giorno senza immigrati
post pubblicato in Diario, il 3 gennaio 2010


                                              
Quasi un anno fa, di fronte ai dati della UnionCamere che stimavano un 10% del PIL nazionale dovuto al lavoro degli immigrati, ipotizzai uno "sciopero generale degli immigrati", magari ad oltranza, per far capire agli Italiani cosa accadrebbe se queste persone andassero davvero "a casa loro". Ebbene, evidentemente non era un'idea peregrina, visto che nel frattempo è sorto su Facebook un comitato per uno sciopero degli immigrati per il 1 Marzo, con migliaia di iscritti, stranieri e non. E che sta cominciando a farsi spazio nell'Italia mediatica, almeno su Internet.

Certo, sarà difficile che l'iniziativa abbia successo, visto che molti dei lavoratori immigrati sono in condizioni tali da non poter avere la libertà di scioperare. Però, se i sindacati italiani smettessero di occuparsi solo di pensionati, e le opposizioni di balbettare sul tema, magari l'iniziativa potrebbe raggiungere l'obiettivo di far rendere conto all'opinione pubblica italiana che immigrato non vuol dire criminale, ma ricchezza.

Io aderisco, per quel che conta.

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Auguri anche ai leghisti ...
post pubblicato in Diario, il 24 dicembre 2009


                                     

A proposito di valori cristiani ...

Buon Natale a tutti voi!

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Acque di incompetenza
post pubblicato in Diario, il 25 ottobre 2009


                                                 
 
Mentre l'Italia giustamente attende gli esiti delle Primarie del PD, di cui parlerò domani, ancora una volta nelle acque di Sicilia un barcone di 200 immigrati va alla deriva mentre Italia, Malta e Libia litigano sulla "responsabilità" di soccorrerli.

Ora, per evitare l'orrendo spettacolo di persone, perchè ricordiamoci che sono delle persone, lasciate senza soccorsi perchè gli Stati hanno paura di perdere autorità o credibilità di fronte alle loro opinioni pubbliche sempre più insofferenti, non sarebbe più facile ed efficace sedersi intorno ad un tavolo e stabilire una volta per tutte quali zone di mare sono di competenza di quali Stati, così da non avere più scusanti?

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Pregiudizi
post pubblicato in Diario, il 6 ottobre 2009


                                                   

Quei pericolosi "cattocomunisti" della Caritas hanno osato farne un'altra. Il loro nuovo comunistissimo rapporto Migrantes prova infatti a smentire una delle convizioni più radicate nell'opinione pubblica italiana (circa il 60%), ovvero il legame fra immigrazione e reati.

I dati, sicuramente manipolati, ci dicono infatti che il tasso di criminalità tra gli immigrati regolari è solo leggermente più alto di quello degli Italiani: 1.3% contro 0.75%. E, anche considerando gli irregolari, i reati commessi da stranieri sono aumentati "solo" del 45.9%, contro un aumento della loro presenza di ben oltre il 100%. Se a questo aggiungiamo che, secondo questi dati, il 70-80% degli stranieri denunciati presenta anche condizione di irregolarità, si evince facilmente che questi bolscevichi vogliano far passare l'infondato teorema che sia la condizione di irregolarità (e la conseguente emarginazione sociale), e non la provenienza, la causa della maggiore tendenza (comunque minima) degli stranieri a commettere reati.

Fortunatamente ci saranno Minzolini e Mimun a ribadire la Verità, contrastando le falsità di questa elite comunista celebrando giustamente le grandi imprese in materia di sicurezza del nostro adorato Governo. Meno male che Silvio c'è!

P.S. Ma non sarebbe più facile provare a prendere per buoni i dati, cari berluscones?

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