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il blog di Francesco Zanfardino
Al freddo e al gelo
post pubblicato in Diario, il 22 dicembre 2009


                                          

Visto che la mamma degli imbecilli è sempre incinta, da tutto questo enorme caos scatenato dall'ondata di gelo di questi giorni c'è chi prova a trarne fantasmagoriche teorie negazioniste sul riscaldamento globale (dimostrando una grande ignoranza sui fenomeni climatici). Io, invece, provo a fare qualche considerazione un po' più sensata.

Chiaramoci: non è certo la prima volta che questo casino avviene. Lungi da me specularci sopra contro i berluscones (a differenza di come farebbero loro). Tuttavia, a maggior ragione, cosa si aspetta a prendere dei provvedimenti per non far più accadere questi enormi disagi che ammazzano la credibilità del nostro Paese e certo non attirano nuovi turisti? Molti dicono che in Finlandia i treni funzionano lo stesso nonostante il freddo, che in Giappone se il treno fa cinque minuti di ritardo ti rimborsano ... io non pretendo questo ma, cavolo, possibile che tutti questi treni vadano bloccati, che i biglietti non vengano rimborsati e che il capo di Trenitalia si permetta di suggerire ai viaggiatori di portarsi appresso acqua, cibo e coperte perchè il treno potrebbe bloccarsi?

Io dico di no. E, caspita, credo anche di avere ragione.

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Mi dissocio
post pubblicato in Diario, il 7 settembre 2009


                                              

Vittorio Feltri
non è direttore de "Il Giornale" nemmeno da due mesi e il suo editore, Silvio Berlusconi, si è già "dissociato" da lui per ben due volte: sul caso Boffo e sull'attacco odierno al "compagno" Fini.

Una domanda: ma se questo Feltri è davvero un "birichino", perchè non sostituirlo? In fondo, la famiglia Berlusconi ha fatto ruotare molti dei suoi direttori in questo periodo fra i suoi giornali (quelli di proprietà diretta e quelli di proprietà "indiretta", diciamo così), dunque non ci sarebbe nulla di male. Inoltre, gli attacchi mossi a Boffo e Fini potrebbero verosimilmente essere associati a Berlusconi, e questo è un ulteriore motivo per sostituire un direttore che con i suoi articoli fa aleggiare ancor di più questa ipotesi.

E invece no. Evidentemente il nostro Re Silvio è un editore mooooolto liberale (sì, come no). Oppure Feltri è un semplice scribacchino di corte, altro che "dissociamenti" vari. A voi l'ardua (mica tanto!) sentenza.

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Fanno voti sulla pelle dei bambini ... vergogna!
post pubblicato in Diario, il 15 maggio 2009


                                              

Ieri è stata approvata alla Camera la fiducia sull'ennesimo "decreto sicurezza" del Governo. Tanti i provvedimenti, tanta l'ignoranza, tanta la xenofobia, tanta la demagogia, tanto il populismo, tanta l'inconcludenza. Ma quello che mi preme sottolineare oggi è un aspetto di questo decreto, che secondo me rappresenta perfettamente la crudeltà e l'insensatezza che sembrano guidare il Governo nelle sue folli scelte. Quale? Quello dei cosiddetti "bambini invisibili".

Ne avevo già parlato qualche giorno fa, in un post che vi invito a rileggere, quando ancora doveva essere approvata la norma. Numerose associazioni, tra cui l'Unicef, denunciavano come la norma impedisse agli immigrati di riconoscere i propri figli, strappandoli dal loro nucleo familiare e destinandoli all'adozione. Il Governo però ha cercato di nascondere e negare l'evidenza, e fino all'ultimo ha irriso l'opposizione che denunciava questi fatti, bollandola di dire "insulti e falsità". E addirittura, quando Franceschini ha fatto nel suo intervento alla Camera un riferimento alla vicenda, si è beccato una sonora "mandata a quel Paese" dal Ministro Maroni, tanto che Rosy Bindi, che presideva la seduta, lo ha richiamato ad assumere "atteggiamenti più consoni all'Aula".

Ecco però quello che scrive Il Giornale descrivendo il decreto: "(...) Adottabili i figli delle clandestine: Per accedere ai pubblici esercizi gli stranieri dovranno esibire il permesso di soggiorno (tranne che per l’iscrizione dei figli alla scuola dell’obbligo). Altrimenti, essendo la clandestinità un reato, scatterà l’obbligo della denuncia. Le madri irregolari non potranno iscrivere i propri figli all’anagrafe e quelle sprovviste di passaporto non potranno neanche riconoscerli rendendoli così subito adottabili".

Il Giornale
, per chi non lo sapesse, è di proprietà della famiglia Berlusconi. Dunque non può essere certo bollato di dire falsità per colpire il Presidente del Consiglio. E' dunque la prova provata per tutti coloro che non volessero arrendersi all'evidenza, o non volessero prendersi la briga di leggersi il testo del decreto.

E allora, l'unico commento che si può fare è uno solo: un grande, enorme VERGOGNA. A questa gente e a chi li vota.

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Presenze alla Camera, come stravolgere la realtà
post pubblicato in Diario, il 19 novembre 2008


                                              

Ieri c'è stato un gran rumore per i dati sulle presenze dei deputati diffusi sul sito della Camera. In particolare, gli ambienti berlusconiani hanno fatto ironie sui dati che vedono Veltroni e Di Pietro come i leader più assenteisti e l'IDV partito più assenteista, mentre Berlusconi risulta uno dei primi. In effetti, a guardare i dati la sorpresa è confermata: Berlusconi ha il 98.91% di presenze, Veltroni il 17.67%, Di Pietro 26.18% e l'IDV, mediamente, 73.45%, ultima dopo Lega Nord, Pdl, Pd e Udc. Potete facilmente immaginarvi i titoli dei giornali di famiglia, come "il moralista Di Pietro campione d'assenteismo" (Il Giornale), oltre che l'esultanza dei parlamentari PDL.

Ebbene, innanzitutto bisogna fare alcune considerazioni. A parte il problema dei "pianisti", che rende presenti anche gli assenti, fenomeno che però non possiamo quantificare (anche se la stragrande maggioranza dei "pizzicati" è del centrodestra), bisogna considerare i dati della Camera considerano come presenze anche le "missioni", ovvero i permessi che i membri della maggioranza (solo loro) si prendono per svolgere altrove le proprie mansioni istituzionali (o almeno questo dovrebbero fare). E' per questo che Berlusconi appare presentissimo, anche se ha effettivamente votato solo 1 volta su 1562 votazioni. Ed è anche per questo se i gruppi di maggioranza appaiono più presenti. Mentre per i leader d'opposizione gli impegni di partito, particolarmente gravanti per i leader, non sono contati come "missioni": e dunque appaiono tra i più assenti. Anche se un plauso va fatto a Casini, che ha il 75% di presenze: infatti non gira molto in Italia.

Allora facciamo un paragone omogeneo fra le due opposizioni, quella al governo Prodi e quella di Berlusconi:
- Premier: al netto delle missioni, Berlusconi da premier è stato assente a 17 votazioni su 18 (94.44%), Prodi a 194 su 285 (68.07%);
Leader Opposizione: Berlusconi da leader dell'opposizione è stato assente a 4623 votazioni su 4693 (98.5%), Veltroni a 1286 su 1562 (82.33%); Fini all'opposizione è stato assente per il 48.4%, D'Alema ora è al 40.4%.
- Gruppi parlamentari: rispetto al Governo Prodi, le presenze del PD aumentano dal 74.5% (Ulivo) all'83.6%, mentre, così come quelle IDV aumentano dal 70.1% al 73.45%: questo nonostante democratici e dipietristi non possano più usufruire delle missioni. Inoltre nel Governo Prodi Forza Italia e Alleanza Nazionale avevano rispettivamente 75.1% e 66.3% di presenze, mentre ora PD e IDV hanno rispettivamente 83.6% e 73.45%.
- Primi/ultimi deputati: nella legislatura precedente, nei primi 20 deputati più presenti 18 erano dell'Ulivo, 2 di Forza Italia; in questa legislatura, 11 del PDL, 4 Lega, 5 PD. Nella legislatura precedente, negli ultimi 20 senatori più assenti 11 erano del centrodestra, 6 centrosinistra (più 2 UDC e 1 ind.estero); in questa legislatura, 12 PDL, 1 Lega, 1 Idv, 5 PD, 1 ind.estero.

Questi sono i fatti. Il resto sono solo manipolazioni della realtà, come d'altronde sono abituati giornali come "Il Giornale". Peccato però che altri giornali "indipendenti" non abbiano fatto i dovuti confronti ...

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Governo Prodi e sicurezza, le bugie della destra (e dei media)
post pubblicato in Diario, il 16 ottobre 2008


                                                     

L'enorme campagna populistica e demagogica della destra italiana, unita alla complicità dei media, ha spinto gli Italiani a credere nell'esistenza di un'emergenza sicurezza e ad addossarne le colpe al governo "buonista" di Prodi e della sinistra. Non passava giorno in cui i media non riportassero con miriadi di articoli, miriadi di servizi, centinaia di titoli di prima pagina, centinaia di speciali televisivi, eccetera eccetera, quantità indescrivibili di episodi di cronaca nera, prediligendo quelli commessi da immigrati. E non passava giorno in cui gli stessi media non riportassero le accuse demagogiche di esponenti dell'allora opposizione di centrodestra contro il Governo dell'insicurezza. Tant'è vero che è ormai comunemente accettato che la destra ha vinto le elezioni sul tema della sicurezza, pilastro della sua campagna elettorale.

Peccato che non fosse così. Ieri "Il Sole 24 Ore", quotidiano di Confindustria (certo non di sinistra, quindi), ha pubblicato i dati diffusi proprio dal Viminale (quindi dello stesso Ministro Maroni) che accertano come i reati siano in forte calo e che l'inversione di tendenza è avvenuta a Giugno 2007 (pieno Governo Prodi), ovvero molti mesi prima dei provvedimenti-spot del Ministro Maroni e appena dopo l'entrata in vigore dei "Patti per la Sicurezza", fortemente voluti dall'allora Ministro Amato. Tant'è vero che il calo è più forte nelle città in cui sono stati stipulati i "patti". Non sto a dirvi tutti i dati, che potete controllare nell'articolo (particolarmente interessanti le tabelle indicate a fianco), ma si nota un sistematico crollo dei vari tipi di reato proprio tra primo semestre e secondo semestre del 2007.

Ovviamente nessuno ne parla. O, perlomeno, nessuno ne parla così. "Il Giornale", per esempio, ha addirittura il coraggio di attribuire il calo dei reati "all'effetto annuncio" del Governo Berlusconi. Vabbè, ma loro sono "giustificati", devono pur dare ragione al Padrone. Ma ciò che non accetto è il silenzio dei media "imparziali", che come al solito dimostrano di non esserlo.

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