.
Annunci online

il blog di Francesco Zanfardino
Donare la vita non dev'essere un peso
post pubblicato in Diario, il 20 ottobre 2009


                                                

Devo dire che quando ho letto questa notizia sono rimasto contento ed amareggiato insieme. Contento perchè un bambino è tornato ad una vita normale grazie al rene del padre. Amareggiato perchè il padre, donatore vivo, ha dovuto rinunciare al proprio lavoro per affrontare il percorso del trapianto, per il quale inoltre ha dovuto pagare autonomamente le cure mediche pre e post operazione.

E questo non per una legge che manca, ma per una motivazione ben peggiore: la legge esiste da ben 42 anni, ma non può essere applicata perchè non è mai stato varato il decreto attuativo. E così le persone che nelle stesse condizioni del padre di Tommaso sono magari impossibilitate o comunque costrette a rinunciare al lavoro e a farsi in quattro per donare una vita normale alle persone care.

E' una vergogna. Ma anche qualcosa che si può correggere in un secondo. Certo, se i vari Gasparri e Quagliariello si ricordassero di battagliare per la vita anche su queste cose, e non su una persona che ha scelto di morire naturalmente, sarebbe ancora più facile.

www.discutendo.ilcannocchiale.it

Due "droghe", due misure
post pubblicato in Diario, il 29 maggio 2009


                                                     

Liberalizzata la morfina, almeno ad uso terapeutico. Questo l'effetto di un decreto fortemente voluto dal viceministro alla Salute, Ferruccio Fazio, grazie al quale per ottenere la morfina per la "terapia del dolore" basterà recarsi in farmacia con la comune ricetta, senza dover ricorrere a ricette "speciali" e pastoie burocratiche, previste per evitare gli eventuali rischi di una scorciatoia per ottenere quella che è, a tutti gli effetti, una droga, di derivazione oppiacea.

Un provvedimento salutato con favore, senza critiche, da tutti. Eppure, quando l'allora Ministro della Salute del Governo Prodi, Livia Turco, fece altrettanto con la cannabis, sempre a scopo terapeutico, non accadde lo stesso. Anzi, buona parte dell'opposizione di centrodestra sollevò un mezzo polverone. In particolare, Gasparri disse che la Turco voleva "regalare droga"; oppure diceva "vogliamo vedere quale sarà la posizione dei cattolici del centrosinistra che non potranno unirsi alle proposte demagogiche e irresponsabili del centrosinistra".

Chissà come mai ora Gasparri non parla sulla morfina. Forse è partito per il Ponte, chissà. Oppure magari si sta fumando uno spinello, come d'altronde fanno un terzo dei suoi colleghi parlamentari (che anzi fumano di peggio) ...

www.discutendo.ilcannocchiale.it

Fannulloni e cloache
post pubblicato in Diario, il 3 maggio 2009


                                                

10 giorni di lavoro e 15mila euro lordi al mese di stipendio. E' il lavoro da sogno, peccato che ad usufruirne siano i nostri rappresentanti al Senato, che specialmente in momenti di crisi come questo dovrebbero dare dimostrazione di impegno e sobrietà, anzichè guadagnare cifre folli per lavorare un giorno ogni tre. E soprattutto dovrebbero farlo a maggior ragione quando contemporaneamente il Governo e il suo Ministro Brunetta chiedono ai dipendenti pubblici più presenza e produttività: e chi è più dipendente pubblico dei nostri rappresentanti?

A dire il vero non tutti i senatori stanno con le mani in mano. Di fronte alla denuncia fatta da Repubblica sui lavori al Senato, infatti, il capogruppo del PD ed il suo vice, ovvero Anna Finocchiaro e Luigi Zanda, hanno confermato l'indecenza della situazione e denunciato come le proposte per cambiare ci sono, e ci sono fin dalla scorsa legislatura: peccato che i senatori del centrodestra, e da loro affini nel centrosinistra (i vari Mastella, ora passati nel PDL), abbiano sempre ostacolato la loro attuazione. Proposte più che sensate, che puntano ad un miglioramento sia di quantità che di qualità delle giornate lavorative, privilegiando l'attività in commissione, e non la mera esecuzione delle volontà governative nelle votazioni in Aula (si propongono 4 giorni alla settimana, di cui 3 in commissione ed 1 in aula). E lo stesso Presidente Schifani (PDL), ad Ottobre, aveva tentanto di "svegliare" i suo colleghi, e la situazione non era ancora così critica come ora (che addirittura capitano settimane con solo 7 ore di lavoro): ma niet, lorsignori vogliono dormire.

Anzi, al massimo replicano con dichiarazioni farneticanti, blaterando con molta arroganza sulle difficoltà del PD senza rispondere nel merito alle critiche, come fa il sen.Gasparri, che forse farebbe meglio per la decenza delle nostre orecchie a chiudere ogni tanto la bocca ... pardon, "cloaca", come lui definì, con la solita eleganza che lo contraddistingue, quella del CSM. 

www.discutendo.ilcannocchiale.it 

Riporto Report: Modulazione di Frequenze
post pubblicato in Riporto Report, il 23 marzo 2009


                                                   

Secondo appuntamento con "Riporto Report", la nuova rubrica di Discutendo che ogni lunedì darà spazio alla puntata settimanale di Report, l'ottima rubrica di inchieste giornalistiche condotta da Milena Gabanelli ogni domenica sera su RaiTre (la puntata di ieri, che vi consiglio sempre di vedere, è disponibile qui; la tascrizione testuale integrale della puntata è invece disponibile qui). Stavolta si parla di televisione, e dello scandalo delle concessioni televisive, specchio di un'Italia imperversata dal conflitto d'interessi e da una politica compiacente al mantenimento delle posizioni dominanti.

MODULAZIONE DI FREQUENZE (di Bernardo Iovene)

La puntata inizia con l'intervista a Francesco Di Stefano, imprenditore televisivo e soprattuto patron di Europa7, passata ormai alla storia come "la TV che non c'è". Infatti, l'emittente di Di Stefano, pur avendo ottenuto nel 1999 l'autorizzazione a trasmettere, non ha mai potuto farlo perchè le sue frequenze erano abusivamente occupate da Rete4. Vi suona un po' strano? Allora seguite la storia.

Tutto parte dal "peccato originale", ovvero dalla sentenza della Corte Costituzionale che negli anni '70 determina la fine del monopolio televisivo della RAI, e apre l'etere televisivo alle TV private, ma solo in ambito locale. Tuttavia, ciò non si accompagna ad un piano per l'assegnazione delle frequenze, così che i primi che arrivano occupano le frequenze (che sono un bene pubblico) e ne fanno quello che ne vogliono: un vero e proprio "far west" televisivo, durato vent'anni, fra gli anni Settanta e Ottanta. E' stato anche grazie a questo "far west" che Silvio Berlusconi e la sua Finivest sono riusciti ad accaparrarsi indisturbati e senza limiti buona parte dell'etere televisivo italiano, fino ad aggirare la legge, con la creazione di fatto di tre televisioni nazionali, facendo mandare in onda delle cassette registrate contemporaneamente su tutte le loro tv locali (ricordatevi che la sentenza della Corte aveva permesso la privatizzazione solo alle tv locali). Fu così che alcune preture "oscurarono" le TV di Berlusconi: ma l'allora premier Bettino Craxi, amico di Berlusconi (fu anche testimone di una delle sue nozze), ed è il segreto di Pulcinella che fosse il suo "referente" politico (tant'è vero che discese in campo, non appena Tangentopoli spazzò via Craxi, essendo l'unico in grado di impedire l'ascesa delle sinistre al Governo), subito emanò il cosiddetto "decreto Craxi", meglio noto come "decreto Berlusconi", consentendo la prosecuzione per un anno dello status quo, in attesa della nuova disciplina sul settore televisivo. Il decreto passò grazie ad alcune politiche spartitorie sulla Rai, tenendo buoni tutti i partiti. Ma il decreto conteneva una "finezza": il decreto non era "provvisorio", ma "transitorio". E, giuridicamente, la distinzione fra questi due termini è fondamentale: un decreto provvisorio va rinnovato ogni 6 mesi, il transitorio no. E così lo status quo sarebbe rimasto "legalizzato" all'infinito.

Sarebbe, perchè, poichè ad essere in discussione è la tutela del pluralismo nell'informazione, nel frattempo la Corte Costituzionale nel 1988 chiede al Parlamento "una disciplina sull'emittenza privata contro l'insorgenza di posizioni dominanti", e la posizione di Mediaset, con le sue tre reti, è una posizione dominante. Il Governo, sempre guidato da Craxi, decise con la "legge Mammì", dal nome del Ministero delle Poste e delle Comunicazioni, di risolvere la situazione: fu deciso che solo il 25% delle reti nazionali potevano essere gestite da un solo soggetto. Così, per salvare le 3 reti Mediaset le reti nazionali dovevano essere 12 ... e infatti la legge Mammì "decide" che sono 12, anche se non esistevano tutte (solo 6 lo erano davvero). Nel frattempo però le frequenze non vengono assegnate, perchè il piano viene sequestrato dalle Procure che lo indagano, e così i soggetti che trasmettevano già continuarono a trasmettere, senza che fosse indetta una gara per l'assegnazione.

Così la Corte Costituzionale interviene nuovamente nel 1994, decidendo che la legge Mammì era illeggittima propriò nel suo articolo più importante: quello del 25%. Il limite doveva essere del 20%, a meno che lo sviluppo delle tecnologie (si cominciava a parlare allora del satellite, che era ancora agli inizi) non avesse portato allo sviluppo del settore ed all'ampliamento delle reti disponibili. Ma, comunque, entro 2 anni andavano assegnate le frequenze. L'ampliamento delle reti non avviene, e dunque nel 1996 il Parlamento avrebbe dovuto imporre a Mediaset di cedere una delle sue reti (e alla Rai, pubblica, di togliere la pubblicità da una delle sue). Nel frattempo, però, Berlusconi era andato all'opposizione. Al Governo c'era Prodi, ma Berlusconi fece ostruzionismo, c'erano una quindicina di direttive europee da recepire, e ciò costrinse il Ministro Maccanico a cercare un accordo. D'altronde, il referendum promosso nel 1995 dal centrosinistra contro la situazione delle televisioni non ebbe il favore degli Italiani, che lo bocciò. L'accordo fu questo: l'opposizione votava le direttive, il Governo otteneva che fosse stabilito il limite del 20% e dunque otteneva lo spostamento di Rete4 sul satellite e l'eliminazione della pubblicità da RaiTre, ma l'opposizione ottenne la proroga della situazione con una legge fino al "congruo sviluppo" del mercato satellitare. E fu quel "congruo" a creare l'inghippo: qual era il numero congruo delle parabole affinchè Rete4 fosse spostata sul satellite? A stabilirlo doveva essere l'Agcom, l'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, istituita proprio con la legge Maccanico: ma, essendo di nomina politica, e non essendoci un termine fisso entro quale emanare il provvedimento, l'Agcom non decise.

Ma la legge Maccanico, oltre al limite del 20%, stabiliva anche che il limite del mercato pubblicitario per un solo soggetto doveva essere del 30%. Anche qui, l'Agcom non decise, così che la prima verifica sul mercato pubblicitario avvenne solo nel 2004: Mediaset e Rai detenevano entrambe più del 30%, e questa situazione era risolvibile solo con l'allontanamento di una rete da Mediaset e l'eliminazione della pubblicità sulle reti Rai. Dunque, Rete4 non solo era fuori parametro per la "posizione dominante" di Mediaset nelle reti (3 reti invece di 2), ma anche per quella nel mercato pubblicitario. Se questo fosse avvenuto prima, e non nel 2004, la questione Rete4 non si sarebbe proprio posta.

Ma questo non avvenne, perchè nel frattempo, nel 1999, avvenne finalmente la gara di assegnazione delle frequenze. A vincere furono varie reti, tra cui Europa7, ma non Rete4. Il motivo? Il nuovo Ministro Cardinale, succeduto a Maccanico, non concesse l'autorizzazione per via della "posizione dominante" di Mediaset, come voleva la legge Maccanico; ma, sempre come voleva la legge, Rete4 era autorizzata a trasmettere "fino al congruo sviluppo" del satellite. Il satellite era ormai abbondamente sviluppato, ma il "congruo" era ambiguo e quindi campa cavallo. Di Stefano allora intraprese una battaglia legale, e così intervenne la Corte Costituzionale, che decise che in ogni caso, sviluppo congruo o no, entro il 2003 andava spenta Rete4 e accesa Europa7. Nel frattempo al Governo è tornato Berlusconi: arriva così la legge Gasparri, dal nome del nuovo Ministro delle Comunicazioni, che cerca di prorogare lo status quo: ma andando ciò contro la sentenza della Corte, Ciampi non firmò. Mancavano ormai 15 giorni allo spegnimento di Rete4, e allora ci fu un decreto: le reti che trasmettevano potevano continuare a trasmettere, tanto ormai c'era la nuova tecnologia del digitale terrestre che avrebbe garantito l'espansione dei canali. L'analogico, almeno nelle intenzioni, sarebbe stato sostituito definitivamente nel 2006 con il digitale, e così Europa7 avrebbe avuto tutto lo spazio per operare. Inoltre il Governo, per lo sviluppo del digitale, stanziò più di 200 milioni di euro per l'acquisto dei decoder (per il quale lo Stato fu poi sanzionato per 7 milioni di euro dalla UE perchè fu ritenuto un aiuto di Stato). E così il Governo riteneva di aver risolto la questione.

Ma la battaglia di Di Stefano proseguì. Anche l'associazione AltroConsumo intervenne, denunciando come, anche con il digitale, le frequenze rimanevano nelle mani degli stessi soggetti: non solo chi trasmetteva già sull'analogico, aveva diritto a trasmettere anche sul digitale, ma continueranno a conservare le frequenze che attualmente hanno, dunque non si aprirà nessun nuovo spazio per Europa7 e gli altri. L'Europa così intervenne, aprendo una procedura d'infrazione. Torna al Governo Prodi, e il nuovo Ministro Gentiloni decide di recepire la direttiva Europea promettendo un ddl sulla materia, quando invece l'Europa aveva detto che bastava disapplicare la legge e togliere le frequenze a Rete4, senza alcun ddl. Ma non arrivarono nè ddl nè disapplicazioni, dato che, come ammesso da Gentiloni, non si potè far niente per via dell'Udeur di Mastella, che evidentemente si preparava ad andare con Berlusconi e minacciava la caduta del Governo (cosa che poi avvenne, per questo ma soprattutto per tanti altri motivi).

Arriva così il Governo Berlusconi, e di fronte alle sentenze dell'Europa, della Corte, ecc. ecc. risponde con uno stratagemma: costringe la Rai a rimodulare le frequenze, facendo così saltar fuori una frequenza da assegnare ad Europa7, assieme ad un risarcimento danni (minimo). La situazione sembra risolta, anche se non è detta l'ultima parola, perchè la frequenza data ad Europa7 probabilmente non consentirà di coprire l'80% del territorio nazionale, come dovrebbe essere, e quindi forse potrebbero esserci nuovi ricorsi. Ma nel frattempo il digitale sta avanzando, in varie regioni l'analogico è stato già spento ... e quindi giustizia probabilmente non sarà mai fatta, grazie a decenni di "far west", compiacenze fra politica e imprenditori, conflitti d'interesse ed incapacità decisionale della politica.

IL MIO COMMENTO: La faccenda è talmente scandalosa che mi vergogno a vivere in un Paese dove possano accadere queste cose. Se le cose fossero state regolate per bene, oggi non ci ritroveremmo con un duopolio delle televisioni, cosa pericolossima per la democrazia in ogni caso, specialmente quando uno dei duopolisti è un politico, e ancor di più quando è Presidente del Consiglio (che controlla, quindi, indirettamente anche l'altra parte del duopolio, la RAI). Sappiamo bene come le televisioni possano influenzare il voto degli Italiani e di chiunque nel mondo, e come una situazione come quella attuale sia contro ogni principio di pluralismo e di equilibrio dell'informazione e non solo. Sarebbe necessaria, al di là della questione Rete4-Europa7, una legge anti-trust che vieti davvero concentrazioni di potere nel mondo dei media, vietando ai singoli privati di possedere da soli più del 25% del mercato pubblicitario, e più del 25% di giornali e TV (proprio in termini di vendite e audience, non di reti possedute o giornali posseduti). Magari si può discutere sulle percentuali, ma è assolutamente necessario un limite per garantire il pluralismo e la concorrenza.

P.S. A proposito di pluralismo e concorrenza nell'informazione, Report ha ricevuto una querela, con richiesta di risarcimento milionaria, da Mario Ciancio, l'editore de "La Sicilia" e proprietario di varie tv locali, che, come denunciato da Report domenica scorsa, gestisce in maniera monopolistica l'informazione a Catania e dintorni, detenendo dunque un potere di influenza sull'opinione delle masse fortissimo (e che sfrutta, ricambiato, a favore del centrodestra locale e nazionale). Comunque Report è abituato a ricevere querele, che puntualmente vince, a dimostrazione della qualità del suo giornalismo e del fatto che in Italia certa gente non è abituata a persone che sappiano la verità e provino a diffonderla.

P.P.S. Anche stavolta accenno alle altre due rubriche di Report. Ne "L'emendamento" è stata denunciata l'assenza di una norma sull'auto-riciclaggio: in Italia, ad esempio, chi vende droga e poi "ricicla" il denaro "sporco" può essere punito per traffico di stupefacenti, ma non per aver riciclato i proventi illeciti. E questo nonostante l'opposizione abbia presentato un emendamento in proposito, stralciato e rimandato dal Governo a data da destinarsi. Nella "Goodnews" di questa settimana, invece, si parla dell'iniziativa di alcuni ragazzi de "L'Onda", il movimento studentesco nato dalle proteste contro la Gelmini, che hanno deciso di proseguire la lotta in una maniera molto costruttiva, ovvero aiutando i ragazzi in difficoltà con lo studio organizzando dei corsi di recupero gratuiti dove tali corsi, che dovrebbero essere organizzati dalle scuole, non sono concessi a causa dei tagli ai fondi delle scuole.

www.discutendo.ilcannocchiale.it

Ddl Orsi? Da cacciare
post pubblicato in Diario, il 18 marzo 2009


                                                    

L'ormai noto "ddl Orsi" sulla caccia sta scatenando polemiche a non finire. Ricchi anche gli sfottò dei comici in TV, dalla Littizzetto a Crozza. 

Personalmente, devo dire che non ho un'opinione del tutto contraria alla caccia ... oddio, io non andrei mai a cacciare, al massimo se proprio desiderassi usare un arma andrei al poligono di tiro, oppure ripiegherei su validi e interessanti sostituti (tiro a volo, tiro a piattello, tiro con l'arco, ecc.). Però non vedo tutta questa differenza tra la caccia di aquile, leprotti, ecc. e la "caccia" di mucche, maiali, conigli, ecc. grazie alla quale ci sfamiamo. D'accordo, si può discutere della "utilità" della caccia sportiva, ma pur sempre di animali uccisi si tratta. Dunque, se accettiamo l'uccisione di una mucca, dobbiamo accettare anche quella di un leprotto (non quella di una "specie protetta", ma questo è ovvio). Se poi siete vegetariani, questo è un altro discorso ...

Però, in ogni caso, il ddl Orsi è una abominio. Per una serie di motivi (prolungamento della stagione di caccia, caccia permessa nei parchi naturali, caccia permessa agli uccelli migratori, sanzioni ridotte per chi uccide specie protette) ma soprattutto per l'abbassamento dell'età per cacciare a 16 anni. Ieri sera a Ballarò il capogruppo Pdl al Senato, Maurizio Gasparri, ha risposto alle battute critiche di Crozza sostenendo: "Meglio che sparino gli animali, anzichè spararsi droga nelle vene". E l'ha detto serio, molto irritato, non ironicamente. Qualcuno spiega a Gasparri che per non far sparare droga nelle vene ai ragazzi la via migliore certo non è fargli usare le armi? Qualcuno gli spiega che sarebbero molto più utili strutture sportive, centri di aggregazione, attività sociali, ecc. ecc.? Qualcuno gli fa notare che è un tantino assurdo che un minorenne non possa votare, non possa guidare, ma può maneggiare un'arma?

www.discutendo.ilcannocchiale.it

RAI: "piazza pulita" sì, ma di partiti
post pubblicato in Diario, il 13 febbraio 2009


 

Un nuovo "editto bulgaro". Almeno stando alle parole di Maurizio Gasparri, noto più per le sue esternazioni al limite della decenza e per una legge sulle telecomunicazioni ben oltre questo limite, che per la sua linea politica (ha delle idee politiche???). Il presidente dei senatori del PDL, infatti, ha dichiarato: "Santoro e il presunto comico Vauro sono due volgari sciacalli che vomitano insulti con le tasche piene di soldi dei cittadini. Gente così offende la verità, alimenta odio e merita solo disprezzo totale della gente perbene. L'insulto è la loro regola. Colpa di gestori della Rai che per fortuna stanno per essere cacciati come meritano".

Insomma, parole che ricalcano molto quelle pronunciate da Fini nel 2001 ("Quando saremo noi al Governo in Rai faremo piazza pulita"), applicate poi da Berlusconi pochi mesi dopo con il famoso "editto bulgaro", con il quale Enzo Biagi, Michele Santoro e Daniele Luttazzi furano cacciati dalla RAI solo per aver parlato nei loro programmi del libro "L'odore dei soldi" di Marco Travaglio, nel quale veniva fatta luce documentata, tra le altre cose, sui rapporti tra Berlusconi e la Mafia. Da notare che poi Biagi, Santoro, Luttazzi e Travaglio hanno poi vinto tutte le battaglie giudiziarie (per quanto riguarda Travaglio, perchè non c'era diffamazione: non erano cose inventate!) costringendo RAI e Berlusconi a risarcirli (infatti, se Annozero va in onda e in prima serata è perchè la RAI è obbligata da una sentenza, non perchè lo fa per piacere).

Insomma: eliminare tutte le voci fuori dal coro. Questo è il credo di questo Governo "liberale", e soprattutto del suo Leader "liberale" che non sopporta chiunque si differenzi dai restanti pseudo-giornalisti accomodanti ed adulanti, senza indipendenza intellettuale ma piegati a 90° dinanzi al potere del Premier ... sono arrivati perfino a cacciare, prima dal Tg5 e poi da Mediaset in toto, Enrico Mentana ... "noto" stalinista ed anti-berlusconiano, vero? E soprattutto non sopporta che questo avvenga in TV, dato che è perfettamente consapevole, avendo sfruttato appieno tale principio per diventare quello che è, che "tutto ciò che non è in TV, non esiste".

Io invece voglio un'altra "piazza pulita" in Rai. Voglio una Rai libera dai partiti, amministrata da persone competenti e non da politici messi lì dai partiti per controllare la loro quota televisiva; gestita da un amministratore delegato indipendente e non da un Presidente scelto dal Premier; con un consiglio d'amministrazione formato da esponenti della società civile, dalle migliori menti del giornalismo e del sistema televisivo; con il rispetto del pluralismo e dell'obiettività dell'informazione; con un senso spiccato del "servizio pubblico", e con un offerta di qualità. Qualcuno ha già lanciato questa sfida, si è già fatto avanti con le proprie proposte: sta a Berlusconi accettare. Ma tanto si sa già come andrà a finire: mettere sempre di più le mani sull'azienda concorrente, e sul 90% del mercato televisivo dell'informazione, è un interesse molto più grande.

www.discutendo.ilcannocchiale.it

Rispetto
post pubblicato in Diario, il 10 febbraio 2009


                                                 

Ad ora di cena, ieri sera, siamo rimasti tutti spiazzati dalla notizia che il cuore di Eluana si era fermato definitivamente. Si sapeva che sarebbe andata a finire così, che il ddl "salva-eluana" non sarebbe stato approvato in "3-4 giorni" come detto (e forse nemmeno se fosse stato approvato in tempo avrebbe fermato l'esecuzione della sentenza della Cassazione). Ma non ci aspettavamo così "presto" questa notizia. Immagino quale sia stata la vostra reazione. A prescindere da quale sia la vostra opinione sulla vicenda, immagino siate rimasti in silenzio: chi mormorando una preghiera, chi riflettendo, comunque in rispettoso silenzio.

Ma c'è chi invece ha continuato penosamente a strumentalizzare la vicenda. C'è chi, come il senatore del PDL Quagliarello, ha approfittato per accusare i sostenitori della sentenza di essere degli "assassini". Il capogruppo del PDL, Gasparri, ha detto che in questa vicenda "non possiamo stare zitti, peseranno le firme messe e non messe". Ovvero il Presidente Napolitano, che non ha "messo la firma", è un assassino. L'ex-Presidente della Repubblica, Cossiga, che accusa il Presidente della Camera Fini di essere un "ignorante" solo perchè si è permesso di esprimere opinioni diverse dalle sue (vabbè, ma Cossiga è "giustificato", sappiamo che delira spesso). Emilio Fede, dall'altro della sua grande obiettività e statura morale (...), attacca violentemente Beppino Englaro durante il TG4, con sottofondo di campane a morto, accusandolo di aver venduto la figlia per il successo del suo libro (io non sapevo nemmeno avesse scritto un libro ...): insomma, la stessa accusa che osò muovere a Roberto Saviano. Alcuni hanno addirittura ipotizzato che l'improvvisa morte di Eluana sia stata dovuta ad un avvelenamento.La sottosegretaria Roccella, coerentissima ex radicale ed abortista ora convertitasi teocon, che da Vespa ha cercato di pietire il pubblico piangendo e singhiozzando. Il cardinale Martins che parla di "omicidio".

Ma tutte queste persone dov'erano fino a qualche settimana fa? Perchè in 9 mesi di Governo Berlusconi e soci non hanno fatto quello che hanno preteso di fare in 3-4 giorni, tentando di sconvolgere tutte le norme Costituzionali e il ruolo del Parlamento? Perchè tanta foga in difesa della "Vita" non è scoppiata prima? Perchè, se il PD fece approvare, come ha fatto, la mozione che imponeva al Parlamento di legiferare sul testamento biologico entro il Dicembre 2008, Berlusconi e centrodestra hanno aspettato che Eluana entrasse nella sua ultima stanza per fare una legge? Perchè, se per Berlusconi la "cultura della vita" è al primo posto, ha pensato a fare leggi come il Lodo Alfano e non ha trovato un po' di tempo per fare una legge sul testamento biologico?

E allora a niente valgono le lacrime, a niente vale accusare gli altri di assassinio: prendetevela con voi stessi. Se davvero ritenevate che rispettare la volontà di una persona a rinunciare a sopravvivere in una condizione di irreversibile incoscienza e incomunicabilità con l'estero sia un "omicidio", che 10 anni di processi, ricorsi persi e sentenze definitive della Cassazione sono state tutta una montatura, dei clamorosi errori, allora bastava agire in tempo. Altrimenti date alito a chi, come me, ritiene invece che sia stata tutta una enorme strumentalizzazione per ottenere l'appoggio dei poteri forti (siano essi il Vaticano o certo elettorato cattolico ... e lo dice un cristiano credente!), e magari anche per fare una prova di forza con il Presidente della Repubblica e la Costituzione, per vedere se anche le ultime difese repubblicane difronte allo strapotere di uno solo fossero aggirabili.

Detto ciò, accendo idealmente una candela per Eluana. Sperando sia in un posto migliore di questo, dove il rispetto non è un optional. E chidendole scusa per il calvario che gli abbiamo imposto. E che non vorrei dovesse passare qualcun altro in condizioni simili, se nel frattempo questa banda di ipocriti difensori della "vita" e della "cristianità" non faranno una buona legge sul testamento biologico. Riposa in pace.

P.S. Ah, solidarietà a Mentana. Oggi Mediaset ha dimostrato come l'essere non completamente prostati a 90° dinanzi al Capo è una caratteristica incompatibile con il lavorare lì. Ricordo i bei tempi del TG5 diretto da Mentana, che aveva ancora una sua dignità (nonostante tutto) rispetto all'immonda parodia di TG che è adesso. E rimpiangerò Matrix, che dopotutto era l'unica trasmissione di approfondimento di una certa importanza nelle TV di Berlusconi. Immagino ora chi verrà a sostituirlo: Belpietro? Giordano? Fede? O magari Vespa, che così finalmente smetterà di dichiararsi ipocritamente "obiettivo ed imparziale"? Vergogna.

www.discutendo.ilcannocchiale.it

Da quale pulpito
post pubblicato in Diario, il 8 novembre 2008


                                          

L'altro giorno la maggioranza ha fatto una enorme polemica su un manifesto del PD riguardante il sen.Gasparri. Nel manifesto viene riportata la foto di Gasparri e le sue dichiarazioni su Obama ("Ora sarà felice Al Qaeda", in riferimento alla vittoria del senatore democratico), con sotto la scritta "vergogna" e il commento "il mondo esulta, la destra diffama".

Ebbene, ecco i commenti del centrodestra:
- Cicchitto, presidente dei deputati PDL:  "Un manifesto incredibile con tanto di fotografia per indicare un bersaglio da colpire. Un manifesto di autentica barbarie che può provocare pericolosissime conseguenze. Il Pd deve solo vergognarsi e dovrebbe chiedere scusa";
- Gramazio (Lega): "Metodi stalinisti";
- Vizzini (PDL): "Falso buonismo, ecco il vero volto della sinistra";
- Min.La Russa: "Una istigazione alla violenza";
- Bocchino (PDL): "Aggressione politica";
- ecc.ecc.ecc., in una sequela di affermazioni tutte eguali che hanno campeggiato nei nostri Tg.

Ecco poi il commento dello stesso Gasparri: "A Roma in queste ore campeggiano manifesti firmati dal Pd con la mia foto e su scritto 'vergogna'. E' uno stile più da Brigate Rosse che da partito democratico. Indicare un obiettivo con una foto in un momento in cui nelle piazze ci sono tensioni è irresponsabile. Sono più stupito che preoccupato da questi allievi di Goebbels e Stalin".

Quando poi il vicesegretario PD Dario Franceschini ha provato a far notare come nel manifesto del PD non ci fosse nulla di offensivo o di inventato o una qualsiasi istigazione alla violenza, ma semplice dialettica politica (come potete d'altronde verificare vedendolo), e che anzi il centrodestra nel passato ha fatto manifesti simili, come quello su "Prodi pinocchio", Prodi a Roma "manco morto, ma chi te vole?", Prodi causa di "figuraccia internazionale", Prodi che "ride ma tutti piangono", ma anche molto peggiori, come quello su Prodi, Iervolino, Pecoraro raffigurati come sacchi di monnezza,  oppure come quello su Prodi "dracula", Prodi preso a calci nel sedere, eccetera, eccetera, eccetera ... ecco come risponde il PDL: "Questo Franceschini che parlava oggi ci ha ricordato quel Franceschini terrorista (Alberto, tra i fondatori della Br, ndr). Dovrebbe vergognarsi e chiedere scusa per il tono con cui ha rivendicato l'azione stalinista condotta dal suo partito, di cui evidentemente era consapevole nel probabile ruolo di ispiratore". Insomma, zero argomentazioni, zero discussione sul merito, anzi ulteriore offese, con Franceschini paragonato ad un terrorista. Oltre che coglione ed imbecille, ovviamente.

Esilarante poi il commento di Giorgia Meloni, Ministro della Gioventù: "Credo che il manifesto contro Maurizio Gasparri sia un esempio di come non si dovrebbe mai fare politica, trasformando gli avversari in nemici". Il Ministro forse si dimentica i manifesti del suo movimento, Azione Giovani, con Visco raffigurato come "dracula", e soprattutto Fioroni rappresentato come "Al Capone" e con fori di proiettile. Non è forse questa una, stavolta vera, "istigazione alla violenza"?

P.S. Insomma, tutta na caciara per cercare di mascherare le gaffe e le gravi offese del premier. Però sono bravi: bisognerebbe dar loro tutte le cattedre di Comunicazione delle Università Italiane. Specializzazione: strategia comunicativa e faccia tosta.

www.discutendo.ilcannocchiale.it

Però non sarebbe male se gli atleti facessero qualcosa
post pubblicato in Diario, il 5 agosto 2008


                                             

Oggi c'è stato scontro nel Governo, e non solo, sulle dichiarazioni del capogruppo PDL al Senato Gasparri e del Ministro delle Politiche Giovanili e dello Sport Giorgia Meloni. I due esponenti di maggioranza hanno auspicato una disertazione da parte degli atleti della cerimonia di inaugurazione di Pechino 2008. Coro di disapprovazione nella maggioranza e nell'opposizione, tutti d'accordo sul fatto che "non deve essere la politica a dire cosa devono fare gli atleti". Gli atleti hanno dichiarato: "Noi ci andiamo, la politica non ci strumentalizzi".

E' vero. La politica non deve strumentalizzare gli atleti, nè deve dire loro cosa devono fare. Però credo che alla base delle dichiarazioni di Gasparri e della Meloni ci sia qualcosa di diverso, ovvero l'auspicio che gli atleti in qualche modo manifestino un impegno civile a favore dei diritti umani in Cina. Auspicio tra l'altro presente in tutti i commenti alla notizia citati. Auspicio che faccio mio, e credo che tutti noi dovremmo far nostro, perchè non si può restare indifferenti di fronte alla tortura, alla censura, alla discriminazione che il regime Cinese impone ai suoi cittadini.

Ciò non vuol dire boicottaggio. Sono sempre stato contrario, e l'ho ripetuto più volte in questo blog, al boicottaggio delle Olimpiadi, o perlomeno all'idea comunemente intesa di boicottaggio. Non partecipare alle Olimpiadi non avrebbe portato a nessuna conclusione: innanzitutto, perchè avrebbe dovuto essere un boicottaggio globale (impossibile); ma, se anche lo fosse stato, il regime cinese avrebbe manipolato la situazione a proprio vantaggio, grazie al totale controllo dell'informazione, dicendo ai suoi "sudditi" qualcosa del tipo: "Visto? Il mondo ci odia, visto che siamo più forti di loro" (è una esempio semplicistico, ma che rende bene l'idea: d'altronde anche il regime fascista fece altrettanto con le sanzioni per l'occupazione dell'Etiopia). Anche un boicottaggio economico servirebbe a poco: non ha funzionato con Cuba e Iraq, figuriamoci con la Cina, così forte economicamente.

Semmai, bisognerebbe aggrapparsi con forza a quella grande possibilità che sono le Olimpiadi. Le Olimpiadi darebbero visibilità diretta per i Cinesi a qualunque gesto che possa risvegliare le loro coscienze. Vi basti ricordare quello che fecero i due atleti USA Carlos e Smith alle Olimpiadi di Mexico '68, con quel loro pugno nero alzato. Alle polemiche che scaterano, in USA e nel mondo intero, attirando l'attenzione sulla discriminazione di colore.

Ecco, a quarant'anni da quel gesto, è questo quello che mi piacerebbe facessero gli atleti italiani e non solo.         

www.discutendo.ilcannocchiale.it

La fortuna di Berlusconi
post pubblicato in Diario, il 31 gennaio 2008


                    

Giusto una settimana fa cadeva Prodi nell'aula del Senato. I leader del centrodestra ritrovavano la felicità e la compatezza, in vista di un ritorno al potere. Ma il più felice di tutti era certamente Silvio Berlusconi. Ma non solo per motivi politici. La gioia di Berlusconi deriva anche dal fatto che, con la caduta del governo Prodi, è caduta definitivamente la possiblità di cancellare le famose "leggi ad personam" del precedente governo. E pensare che entro un mese sarebbe cambiato molto.

Ce ne siamo resi conto tutti, in questi giorni. Ieri Berlusconi è stato assolto nel "processo-Sme" perchè il fatto non costituisce più reato. Oggi, Milan e Inter sono state assolte per lo stesso motivo. Il reato in questione, comune alle due vicende, è quello di falso in bilancio, depenalizzato nel 2002 proprio dallo stesso governo Berlusconi. E tanti altri sono i processi nei quali il Cavaliere è stato assolto o prescritto per lo stesso motivo (All-Iberian 2, Caso Lentini, Bilanci Fininvest, Consolidato Fininvest).
Ebbene, la reintroduzione del reato di falso in bilancio, nonchè l'abolizione della cosidetta "ex-Cirielli" sulla prescrizione, erano previste nel "decreto sicurezza" di Amato, che però deve essere converito in legge dal Parlamento. Ma se si scioglieranno le Camere, addio.

Altra notizia di oggi: l'Unione Europea ha bocciato le frequenze di Rete4, "contrarie al diritto comunitario" (la vicenda, abbastanza complessa, riguarda le frequenze di Rete 4 che in realtà apparterrebbero ad Europa 7, che però non ha mai potuto trasmettervi). La sentenza della UE si aggiunge agli altri richiami e bocciature sulla legge Gasparri sulle telecomunicazioni, varata dal precedente governo. La UE sta chiedendo da mesi una nuova normativa.
E il governo Prodi aveva risposto con la riforma Gentiloni, approvata dal CdM e all'esame del Parlamento. La sua approvazione, confermata da Prodi nel suo discorso di fine 2007, era prevista a breve (visti i richiami dell'UE): ma, così come per falso in bilancio e prescrizione, con la caduta del governo salta tutto.
Le "mani libere" di Fini
post pubblicato in Diario, il 29 novembre 2007


                              

Ieri il leader di AN Gianfranco Fini è stato ospite di Mentana a Matrix. Si è scagliato contro Berlusconi, ma questa non è una novita. E' invece una notizia un passaggio delle sue dichiarazioni: "d'ora in poi terremo la mani libere su TV e giustizia".

Ora, la cosa importante non è che Fini ritiene di avere le "mani libere". Ormai questa parola è stata fin troppo usata nell'ultimo periodo. E' importante invece i due argomenti posti da Fini: TV e giustizia. Come a dire che lo scorso governo è stato davvero "ad personam" (si pensi alla legge cosiddetta ex-Cirielli sulla prescrizione e alla Gasparri sulla televisione). Un ammissione che viene dopo quella di Casini: infatti, dopo che Berlusconi aveva dichiarato di non aver vinto alle ultime elezioni a causa degli alleati, Casini rispose che invece avevano perso a causa dei personalismi di Berlusconi.

Allora ormai è un dato di fatto. Il governo Berlusconi è stato un "governo ad personam". Ci sono voluti 18 mesi, ma ce l'hanno fatta ad ammetterlo.
Sfoglia settembre        novembre
calendario
rubriche
links
tag cloud
ultimi commenti
cerca