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il blog di Francesco Zanfardino
L'antiberlusconismo
post pubblicato in Diario, il 3 ottobre 2010


                                                 

Il Partito Democratico non ha aderito al secondo "NoBDay", come d'altronde già aveva fatto col primo. Anche se stavolta, tra i dirigenti PD, il solo Ignazio Marino ha partecipato in piazza, mentre almeno il 5 Dicembre 2009 gli facevano compagnia anche Rosy Bindi e Dario Franceschini. Come adesione personale, s'intende.

Per carità, c'erano allora e c'erano ora motivi per non aderire ufficialmente: il PD, a differenza di atlri partiti di centrosinistra, non vuole fare solo antiberlusconismo ma preparare l'alternativa al berlusconismo. Oltre alle varie motivazioni che di volta in volta usano i vari dirigenti del PD in questi casi, ovvero "se contestiamo Berlusconi gli facciamo un favore", "il problema di questo Paese non è Berlusconi", "è sbagliato dire che siamo in un regime", "non dobbiamo sconfiggerlo tramite i suoi guai giudiziari ma con le armi della politica", eccetera eccetera. Giudizi frutti un po' della pressapochezza, dato che la manifestazione concentrata sulla figura di Berlusconi in sè, ma su tutto ciò che rappresenta. E si poteva cogliere l'occassione per presentarla, o almeno cominciare a delinearla, questa benedetta "alternativa".

Ma, soprattutto, io ci trovo una grande incoerenza. Innanzitutto, perchè questa "alternativa al berlusconismo" la si sbandiera nelle parole e poi, purtroppo, non la si ritrova ancora nei fatti. Ma soprattutto perchè è decisamente incoerente dire no all'antiberlusconismo e poi contemporaneamente evocare "l'emergenza democratica" per giustificare l'alleanza con Casini e perfino con Fini, perchè bisogna innanzittutto eliminare il "pericolo" che Berlusconi vinca le elezioni.

Più "antiberlusconiani" di così ...

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Democratici col dubbio
post pubblicato in Diario, il 26 ottobre 2009


                                                 

E alla fine arrivò il 26 Ottobre, il day after del cammino congressuale del PD. Circa tre milioni di votanti, che sono sempre una buona notizia in un Paese dove la partecipazione attiva è scoraggiata e dove la democrazia interna ai partiti è ridotta al minimo. E dove si dava per spacciato un progetto nel quale, invece, molte persone continuano a credere.

Ma mi perdonerete se i commenti positivi si fermano qui e non mi unisco al coro unanime e persino un po' ipocrita che alberga in queste ore all'interno dei democrats (mmm... troppo "americano" come termine per il "nuovo corso" bersaniano?), dopo essersele giustamente date di santa ragione fino al giorno prima nel marcare le reciproche differenze. Come saprete non sono stato un sostenitore di Bersani, anzi, e quindi almeno per me con il voto di ieri si aprono molti dubbi sul futuro del Partito che ho sostenuto fin dalla sua nascita. E di certo non sono l'unico.

C'è tutta una serie di elettori del PD, infatti, che si sono avvicinati a questo progetto con entusiasmo, al momento della sua nascita e durante la campagna elettorale del 2008. Scegliendo magari per la prima volta nella vita di impegnarsi attivamente per il progetto, perchè si pensava di poter finalmente lavorare per un Partito che rappresentasse una novità rispetto ai precedenti quattordici anni di un centrosinistra e soprattutto di suoi dirigenti che con le loro scelte, non-scelte e divisioni avevano depresso il morale dei loro elettori. Cos'è successo dopo, lo sappiamo tutti, ma per questi elettori comunque le segreterie Veltroni e Franceschini, con tutti i loro difetti, hanno rappresentato qualcosa in cui rispecchiarsi almeno nelle chiacchiere, se non nei fatti (dove comunque qualcosa di innovativo è stato fatto, eccome). Ora, invece, queste persone temono di perdere anche la possibilità di poter credere nelle chiacchiere, perchè potrebbero mancare anche quelle nella segreteria Bersani.

In questo cammino congressuale, infatti, benchè ci sia stata molta più attenzione sugli schieramenti di nomi e nomenclature che sui contenuti, qualcosa è stato detto, anche dalla mozione Bersani, nonostante le sue vaghezze e contraddizioni. Nel "nuovo vecchio corso" le Primarie continueranno ad essere utilizzate nelle scelte che si sono sempre fatto al chiuso delle segreterie dei partiti, o comunque nella forma più controllabile delle tessere? Casi come quelli di Villari continueranno ad essere puniti o verranno ridimensionati in nome del dialogo istituzionale? Il pizzino di Latorre sarà uno sbaglio irripetibile o casi del genere continueranno ad essere ignorati, in nome dell'antidipietrismo? La pulizia nel partito e il contrasto al clientelismo e ai capibastone saranno una priorità oppure si sarà meno inflessibili per non fare troppo i moralisti? Il conflitto d'interessi, le vicende giudiziarie e tutti i problemi connessi al berlusconismo continueranno ad essere uno strumento di lotta politica o verranno ridimensionati in nome dell'anti-antiberlusconismo? Le alleanze fatte per vincere sostitueranno quelle per poter ben governare, poi se non si vince pazienza? Le classi dirigenti meridionali cambieranno o si continueranno a riciclare i Bassolino e i Loiero e a cercare le alleanze dei De Mita e dei Mastella perchè "portano voti"? Si cercherà di avere coraggio innovativo nella proposta politica o si continuerà ancora di più a farsi frenare dai vari poteri forti di questo Paese, siano essi grande imprenditoria, grande finanza, Vaticano o persino opinione pubblica contraria?

Come comprenderete, non sono cose di poco conto. Sono cose che fanno la differenza tra ciò che hanno sempre rappresentato i partiti di centrosinistra dal '94 in poi e ciò che negli ultimi due anni è stato prospettato (perlopiù a chiacchiere, ma comunque prospettato) dal PD. E per tanti elettori, dopo aver "assaggiato" questo tipo di PD, tornare all'antico potrebbe essere così demoralizzante da indurli a seguire quei quattro milioni di elettori che si sono già rifugiati non verso altri lidi, ma addirittura nell'astensionismo. Facendo fare al PD un po' la fine del PS francese che, dopo l'innovatorismo della Royal (Veltroni) ha avuto un ritorno all'antico della Aubry (Bersani) seguito dal disastro elettorale delle Europee (Regionali?). E, quel che è peggio, la demoralizzazione potrebbe in ogni caso portare in tanti a rinunciare alla politica attiva. Lasciando ancora più spazio a tutte le peggiori espressioni di questo partito che certo hanno temuto questa voglia di partecipare della gente, della "società civile" in questi due anni, e che se hanno in massa aderito alla mozione Bersani ci sarà un motivo.

Insomma, c'è un popolo di "democratici col dubbio", che temono di restare senza cittadinanza politica. A Bersani l'onere di farli sentire ancora a casa propria.

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Due anni fa
post pubblicato in Diario, il 14 ottobre 2009


                                                      

Ai più sarà sfuggito, ma esattamente due anni fa, 14 Ottobre 2007, per la prima volta un segretario di partito veniva scelto attraverso le Primarie. Si trattava dell'atto fondativo del Partito Democratico, e più di tre milioni di persone si recarono ai seggi, pagando un euro e facendo la coda pur di sentirsi partecipe allo svolgersi della democrazia.

Da quel giorno tante cose sono successe. Il vincitore di quel plebiscito, Walter Veltroni, si è dimesso, e già questo la dice lunga su come in questi due anni siano state deluse le grandi aspettative suscitate da quella giornata, e soprattutto dalla straordinaria campagna elettorale del 2008 (tradotta in un 33% sì perdente, ma che attualmente sarebbe un sogno tornare a raggiungere). Questo certamente per i limiti dell'ex-segretario, poco capace di imporre una propria linea forte del consenso che inizialmente aveva, ma soprattutto colpa di una classe dirigente nel complesso incapace di farsi interprete di quella forte esigenza di rinnovamento, di modi e contenuti oltre che di facce, che l'elettorato di centrosinistra chiedeva e continua a chiedere dopo 15 anni di "stesse cose".

Incapace perchè divisa in perverse logiche correntizie capaci solo di produrre lotte intestine per il potere e non scambi di idee per il futuro del Paese. Incapace perchè cresciuta politicamente in un contesto del tutto diverso da quello berlusconiano, che rappresenta, nel bene o nel male (nel male, nel male...) un modo del tutto diverso di fare politica. In ogni caso, è tempo di cambiare. Senza retorica: cambiare non vuol dire solo fare largo ai giovani, ma soprattutto alle giovani idee. E alla capacità di dare una linea: la gente deve sapere cosa propone il PD per il loro futuro.

E' il ruolo che avrebbe dovuto svolgere questo Congresso. E invece si sarebbe ridotto ad un semplice gioco di nomi e nomenclature, se non si fosse candidato anche Ignazio Marino. Questa sgangherata mozione, tra mancanze di mezzi e visibilità, è riuscita con la sola determinazione dettata dalla passione e con la forza delle idee a riaccendere il dibattito sulle questioni centrali del PD. Il suò dire "dei SI e dei NO netti" e la sua lontananza dai giochi di corrente gli consente di porsi credibilmente come quel leader che il PD necessita per potersi proiettare nel futuro e realizzare pienamente quel progetto in cui tanti milioni di Italiani continuano a credere. Di certo in questo ha maggiore credibilità di chi sembra rivolgersi, più o meno legittimamente, al passato come Bersani, e chi rappresenta, con tutti i pregi e i difetti, il presente come Franceschini.

Ecco perchè ho scelto di impegnarmi fin dall'inizio per la sfida di rinnovamento portata avanti da Ignazio Marino. Ed ecco perchè ho deciso di accettare di interpretare questa sfida come capolista per l'Assemblea Nazionale nel mio collegio (Afragola - Arzano - Cardito - Casavatore - Casoria - Crispano - Frattaminore, in provincia di Napoli). Un studente dicianovvene senza "sponsor": in fondo, anche questa è una dimostrazione della capacità innovativa della mozione Marino ...

Ma, al di là di tutto, non perdiamo questa fondamentale occasione di democrazia partecipata. Che si preferisca Bersani, Franceschini o Marino, mai come il 25 Ottobre si deciderà il futuro del PD e quindi dell'Italia. Non pentitevi di aver lasciato ad altri questa scelta.

P.S. E a chi ci dice che tanto non vinceremo mai: se anche fosse, in fondo, basta che Bersani perda un 5% rispetto al voto degli iscritti per far sì che siano i voti di Marino a determinare il futuro del PD. Quindi ... diamoci da fare!

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10 domande ai candidati segretari del PD
post pubblicato in Diario, il 3 settembre 2009


                                            

Oddio, più che di "10 domande" si tratta di "10 questioni" ... in totale saranno una quarantina di domande, ma ormai è di moda farne dieci, quindi mi adeguo. Forse pretenderò troppo, da piccolo blogger di periferia (virtuale, s'intende), ma tentar non nuoce. Quel che è sicuro è che il dibattito congressuale finora non ha concesso alla maggior parte di noi poveri iscritti e simpatizzanti del PD motivazioni sufficienti per poter scegliere l'uno o l'altro candidato. Gli stessi Bersani e Franceschini faticano a descrivere le differenze fra le loro mozioni, ma d'altronde evitano persino di ben definire la propria idea di PD; nel contempo, i principali media mettono sotto silenzio Marino, che pure avrebbe ragione da vendere, da questo punto di vista.

Questo potrebbe tradursi in una scarsa partecipazione della parte meno militante del "vero" elettorato PD ("tanto uno vale l'altro - direbbero - e l'altro manco lo conosco ..."), a favore del "falso" elettorato PD, quello delle "bufale campane" (e non solo), che vanno solo ad ingrossare il clientelismo di certe classid dirigenti meridionali. E sarebbe un vero peccato, se teniamo conto del fatto che le Primarie sono pur sempre la più elevata forma di partecipazione politica in Italia. Ecco perchè sarebbe importante che i candidati rispondessero a tante delle questioni irrisolte all'interno del PD, definendo così con precisione la propria identità e fornendo al "popolo delle primarie" gli elementi per prendere la decisione migliore. Ecco dunque le mie "10 questioni":

1 - Alleanze, legge elettorale, candidature:
- Se domani cadesse il Governo Berlusconi, con quali partiti, sulla base del tipo di politiche da loro portate avanti in questi anni, stringerebbe un’alleanza che possa credibilmente portare avanti l’idea di governo del Paese del suo PD?
- Proseguire la strada dell’ASDE oppure lavorare per una “internazionale democratica” che coinvolga anche i democratici d’oltre Europa?
- Quale sistema elettorale preferisce?
- Premier, Governatori di Regione, Presidenti di Provincia, Sindaci, Parlamentari, candidati nei collegi provinciali: quante e quali di queste cariche andrebbero sempre scelte tramite primarie? Solo iscritti o pure simpatizzanti? Anche per gli “uscenti”?
- Come risolvere il problema del tesseramento gonfiato in alcune aree del Paese?

2 – Ambiente:
- Nucleare, sì o no? E perché?
- E’ d’accordo con l’approvare un “libro verde” con tutti i provvedimenti di efficienza energetica e di “green economy” a costo zero attuabili dagli amministratori locali e farli immediatamente approvare dagli amministratori PD, così da rendere credibili le proposte del PD anche se all’opposizione nazionale?
- Non ritiene una grave mancanza che il PD abbia lasciato che Berlusconi si prendesse i meriti del caso-Napoli, quando Bertolaso si è semplicemente limitato a tagliare i nastri alle due discariche (decisive) nel frattempo allestite da De Gennaro? Ne era a conoscenza? Come rimediare, sia dal punto di vista dell’informazione sia dal punto di vista di un maggiore impegno degli amministratori locali PD per un migliore sistema di smaltimento dei rifiuti?

3 - Capacità di decisione:
- Quanto tempo deve passare, secondo lei, dall’inizio del dibattito interno alla decisione finale su una qualsiasi problematica che porti a divisioni interne?
- Se tali divisioni dovessero essere insanabili, preferisce soluzioni del tipo “posizione prevalente” o rimettere la decisione finale ad un referendum interno? In quest’ultimo caso, meglio consultare solo gli iscritti o anche i simpatizzanti?

4 - Credibilità delle proposte:
- Potrebbe elencare, per una somma complessiva di almeno 15 miliardi di euro, da dove prendere le risorse per finanziare (e rendere così credibili) le proposte che il suo PD porterebbe avanti nei prossimi anni?

5 - Politica estera e Difesa:
- Pensa vadano ritirate le truppe dall’Afghanistan? Se sì, più o meno quando?
- E’ d’accordo con la proposta del Ministro La Russa di un nuovo codice intermedio fra quelli di pace e guerra?
- Di quanto vanno ridotte le spese militari, se vanno ridotte?
- Crede che la NATO sia una istituzione superata? Cosa della presenza di basi NATO sul suolo nazionale?

6 - Infrastrutture:
- Ponte di Messina, subito, dopo o mai?
- In generale, dovendo scegliere, meglio le “Grandi Opere” o migliorare le reti esistenti?

7 - Laicità, diritti, temi etici:
- Si impegna a partecipare di persona al prossimo Gay Pride?
- Intende battagliare pubblicamente per i Dico? E per i matrimoni omo? Se no, può dirci per quale motivo due uomini non possono vedere riconosciuta la loro relazione tramite matrimonio ed una coppia etero sì?
- Cosa ne pensa delle adozioni per single e omosessuali?
- Cosa ne pensa del “divorzio breve”?
- Va rivisto il Concordato, ed in che misura?
- Va mantenuto l’insegnamento della religione Cattolica, oppure va sostituito con una generica storia delle religioni? E’ giusto che i docenti di religione siano scelti in maniera diversa dagli altri?
- Sul testamento biologico, ddl Marino, Calabrò o altre soluzioni?
- Lei considera l’aborto un diritto o una concessione per evitare tragedie peggiori?
- Simboli religiosi in luoghi pubblici (N.B. non l’ostensione personale): vanno vietati?
- Ricerca sulle staminali embrionali, sì o no?
- Infine, quali limiti deve avere la fecondazione assistita?

8 - Rapporto con gli amministratori locali:
- Fin dove può spingersi, secondo lei, l’autonomia degli amministratori locali del PD rispetto alla linea del Partito (anche dal punto di vista della “questione morale”)? Oltrepassato quel limite, quali provvedimenti andrebbero adottati? Ci può fare qualche esempio?

9 - Tematiche “anti-berlusconiane”:
- Quale legge contro il conflitto d’interessi?
- Quali limiti porre alla concentrazione delle fonti d’informazione?
- Nomine RAI, il PD deve farle o deve sottrarsi fino a quando non viene riformato il sistema?

10 – Welfare e Sicurezza:
- Con la CGIL, con CISL-UIL oppure con una propria linea indipendente?
- Aumento dell’età pensionabile, sì o no?
- Co-decisione sul modello tedesco, sì o no?
- Reddito minimo di cittadinanza, sì o no?
- Flessibilità nel settore statale, sì o no?
- Ronde: come risponde a chi dice che sono un "servizio civico" di volontariato come tutti gli altri?
- Esercito contro le mafie, sì o no?
- Se non hanno diritto all'asilo, è giusto respingere i clandestini?
- Prostituzione: come combatterla? Oppure come va legalizzata?
- Droghe leggere: come combatterle? Oppure come legalizzarle?

P.S. Eventualmente dovessi ricevere tanto onore da qualcuno dei tre candidati, sono gradite risposte chiare e concise, senza giri di parole per evitare di rispondere. Insomma, dei sì e no, ove possibile.

P.P.S. Se volete, fareste una gran bella cosa a diffondere questo post.

Francesco Zanfardino - www.discutendo.ilcannocchiale.it

"Faccia come il culo"
post pubblicato in Diario, il 27 giugno 2009


                                             

Ho ancora in mente la faccia di Pannella quando a Ballarò, in campagna elettorale europea, disse ad un Franceschini un po' improvvido sulla presenza in Tv dei Radicali (Dario disse a Pannella "vai in televisione tutti i giorni, tutte le volte che vengo ci sei anche tu"), che aveva la "faccia come il culo".

Ebbene, è quello che avrei detto oggi a Berlusconi, fregandomene di ogni regola di rispetto dell'avversario, di fronte alla sua, appunto, faccia da culo nell'affermare, a proposito delle sue esternazioni di ieri, che non ha mai "detto di chiudere la bocca agli enti o ai media". Ebbene, questa è la trascrizione integrale delle frasi del (?) Cavaliere (?) tratte dal video del Tg3 che trovate allegato a questo post:

"Il deficit del 5%, meno consumi del 5%, crisi di qui, crisi di là, la crisi ci sarà per il 2010, la crisi si chiuderà nel 2011 ... un disastro! Dovremmo davvero chiudere la bocca a tutti questi che parlano (...) minacciate di non dare la vostra pubblicità ai quei media che sono essi stesso fattore di crisi".

Ora, in un Paese normale, la stampa tutta (per non parlare dei TG, che possono anche mandare in onda i video) uscirebbe con un articolo simile a questo post. Ad oltranza, stile "10 domande di Repubblica", fino a quando non viene un comunicato di scuse da parte del "Presidente" a tutto il mondo del giornalismo. Perchè nessun giornalista che si consideri degno del suo lavoro può tollerare una simile presa per i fondelli innanzitutto di chi si occupa di cronaca, oltre che degli Italiani tutti. E le opposizioni farebbero altrettanto.

Invece siamo in Italia, e, altro che "faccia come il culo", qui mi sa che daremo l'estremo saluto al "caro Presidente" si scriveranno epitaffi e saggi sul grande statista che è stato Berlusconi.

A meno di non darci una mossa prima ...
magari "compiendo un atto di coraggio" ... 

P.S. Chi sa cosa vuol dire, ha capito. Soprattutto gli amici di Facebook. E, se lo ha capito, mi dica per favore che non sono un pazzo e che "si può fare" ...

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Intimidazioni
post pubblicato in Diario, il 14 giugno 2009


                                                

"Non date pubblicità ai media catastrofisti". Queste parole, pronunciate davanti ai Giovani di Confindustria nel solito contesto del "complottone" ordito dalla sinistra con la stampa di tutto il mondo (mi domando come faccia il PD ad essere così potente, senza tra l'altro controllare la stragrande maggioranza delle televisioni, della stampa e della pubblicità come invece fa "Qualcun" altro, e contemporaneamente essere ferma al 26%. E come facciano a crederlo gli elettori di Berlusconi. Misteri della fede...), "possono sembrare un'appello, ma in realtà sono una minaccia", come sostenuto giustamente da D'Alema nella sua intervista odierna alla Annunziata su RaiTre.

Poco importa che dopo il Premier, evidentemente resosi conto della gravità delle parole usate, abbia cercato di correggersi: "Mi riferivo a Franceschini" (seee, come no, dopo aver detto che la stampa stravolge la realtà, si riferiva a Franceschini. Logica impeccabile). Prendendosi la giusta e piccata replica di Franceschini, che lo accusa di "intimidazioni". Per poi dopo ancora aggiungere, ri-smentendosi, replicando ad un inviato di Repubblica: "Sì, mi riferivo anche a voi".

Riprendendo ancora le parole di D'Alema, infatti, le parole di Berlusconi sarebbero state uno "sgradevole appello" (intollerabile, aggiungerei io) se a pronunciarle non fosse stato il padrone di fatto di Publitalia, la principale concessionaria di pubblicità in Italia ed in Europa. Quella, per intenderci, che aveva a suo capo Dell'Utri e che di fatto ha ideato e finanziato Forza Italia. Meglio, quella che detiene una quota di mercato del 60% del mercato televisivo e del 36% di tutto il mercato mediatico italiano. Insomma, quella che può praticamente decidere la vita o la morte di un giornale, di una radio o di una TV, volendolo, o comunque condizionarle. Dire dunque "non date pubblicità ai media catastrofisti" è di enorme gravità detto da Sua Emittenza Berlusconi, per tutti i molteplici significati che comporta.

Potrebbe significare: "Attenti, non fatevi pubblicità sui media catastrofisti" da me sgraditi (già lo disse tempo fa, non ricordo quanto, a proposito di AnnoZero e altre trasmissioni della RAI). Oppure "non considerate i media catastrofisti, diffondende anche voi l'ottimismo". Oppure, rivolgendosi a se stesso e agli altri concessionari: "Non forniamo pubblicità ai media catastrofisti, così li facciamo fallire". Oppure alle imprese che vogliono farsi pubblicità: "Se date peso ai media catastrofisti, non vi faccio considerare dalla mia potente concessionaria". A voi la scelta.

P.S. Servirebbe un tetto, e anche basso, al mercato pubblicitario che una singola concessionaria di pubblicità può detenere. Oltre ad una legge sul conflitto d'interessi. Certo che sentire certe parole da D'Alema, così come tanti altri dirigenti del centrosinistra (praticamente tutti o quasi?) suona, nella migliore delle ipotesi, un tantino poco credibile. Nella peggiore, un tantino ipocrita. Putroppo.

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Sotto il tappeto
post pubblicato in Diario, il 31 maggio 2009


                                                         

Duecento roghi di immondizia in una notte. Cose che capitano a Palermo, una città ricoperta da settimane da una coltre di monnezza, nell'indifferenza globale delle istituzioni e dell'informazione. Giusto per rendersi conto della situazione, ecco qualche link: foto Corriere, foto Repubblica, video TG3, video 27 Maggio, video 28 Maggio, video 29 Maggio-1, video 29 Maggio-2. E, in questa situazione, la Giunta comunale di centrodestra ha persino pensato di aumentare del 35% la tassa sui rifiuti, poi bloccata grazie all'ostruzionismo dell'opposizione e dalle proteste dei cittadini. Ma non si pensi che la situazione sia limitata a Palermo, o a questi giorni.

Ecco una sfilza di link raccolti su Internet: Messina (18 Novembre 2008; 24 Maggio 2008; 28 Maggio 2008); Villafranca (17 Ottobre 2008); Adrano (23 Settembre 2008; 26 Gennaio 2009; secondo 26 Gennaio 2009); San Cataldo (18 Febbraio 2008); Catania (17 Settembre 2008, c'è anche Palermo; 20 Novembre 2007; 17 Aprile 2008); Agrigento (6 Maggio 2009; 7 Maggio 2009).

E questi sono solo i risultati di una rapida ricerca su Internet: la situazione è ancora più grave, e ancora più diffusa in tutta la Regione. Insomma, un emergenza rifiuti infinita in Sicilia. Anche se la vera emergenza è quella dell'informazione: avete per caso sentito una sola parola su tutto questo da parte dei principali TG e giornali nazionali finora? C'è voluta la denuncia del leader del PD Franceschini, che sbarcato in terra siciliana si è ricordato come si fa efficacemente opposizione, per far parlare un po' della faccenda (e pure le televisioni di Berlusconi hanno nascosto la denuncia di Franceschini, e stanno facendo passare in sordina queste notizie). Accusando Berlusconi e le sue televisioni di nascondere la situazione siciliana, dopo aver fatto un bailamme mediatico a fini elettorali sulla situazione di Napoli, solo perchè la Sicilia è da decenni governata dal centrodestra a tutti i livelli, e che ogni volta vince le elezioni con percentuali bulgare. Evidentemente a qualcuno non conviene far sapere che, nonostante i fiumi di soldi che vanno alla Sicilia in virtù dell'autonomia speciale (molto più delle tasse pagate dai Siciliani, mentre ci sono Regioni in Italia che rianno dallo Stato solo il 30-40% delle tasse), le amministrazioni di centrodestra non esitano a far affogare le proprie città nella monnezza, smettendo di pagare i netturbini perchè ingolfate dai debiti.

Certo, però, a prescindere da Berlusconi e compari, viene da chiedersi dove sia finita la dignità dei giornalisti italiani.

P.S. Ah, dimenticavo la chicca: guardate un po' queste immagini del Napoletano. E a quando risalgono. Avete per caso visto qualcosa di simile nei TG nazionali? Ah sì, un anno e mezzo fa. Ma quelli erano altri tempi ...

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Malpensa, Italia
post pubblicato in Diario, il 7 maggio 2009


                                                 

"Malpensa è un aeroporto fantasma. I voli sono passati da 1.328 a 147 e quelli Alitalia sono diminuiti dell'82,7%. Avevano detto che avrebbero fatto il Consiglio dei Ministri a Malpensa. Li ho invitati a farlo due mesi fa, ma non hanno il coraggio di mettere piede qui dove si vede cosa è successo".

Questa dichiarazione del leader PD Dario Franceschini secondo me parla da sola. La faccenda di Malpensa è solo una delle tante dimostrazioni dell'enorme distanza tra la realtà propagandata dal Governo e la realtà dei fatti. Si potrebbe fare infatti simili discorsi per qualsiasi delle grandi tematiche sbandierate da Berlusconi nella sua campagna elettorale, a cominciare dalla sicurezza e dai rifiuti (sì, anche quelli, chi segue da tempo il mio blog lo sa). Eppure sono proprio questi discorsi ad essere accuratamente evitati da chi dovrebbe controllare l'attività di Governo e le menzogne, ovvero l'informazione, molto più attenta invece a celebrare le finte glorie del Governo o a distrarre l'opinione pubblica con altre faccende.

D'altronde non si spiegherebbe come mai si sia data tanta attenzione alla realtà di Malpensa nel periodo elettorale, con tanta "gente del Nord" incazzata, e invece, ora che la realtà da loro evocata si è realizzata persino in maniera peggiore, stanno tutti zitti. Il perchè la Lega Nord, invece, stia zitta si comprende benissimo, ma il suo elettorato pare non volerne prendere atto ...

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Candidature vere
post pubblicato in Diario, il 22 marzo 2009


                                                           

L'accusa del leader del PD, Franceschini, a Berlusconi di "imbrogliare" gli elettori candidandosi come capolista alle Europee in tutta Italia, come se potesse davvero fare il parlamentare europeo (quando invece per legge c'è incompatibilità tra l'essere parlamentare europeo e Premier, tant'è vero che Berlusconi dopo le Europee dovrà dimettersi subito da parlamentare europeo), è un ottimo esempio della necessità per la politica italiana di mostrare un tantino di serietà.

Chi si candida alle elezioni per un determinato ruolo lo deve poi svolgere quel ruolo. Non deve essere un sistema meschino per portare voti, offendendo magari anche gli elettori considerandoli delle pecore capaci di votare per il tuo partito solo se ti candidi tu (o magari solo se sul tuo simbolo di partito c'è scritto "Berlusconi Presidente" a caratteri cubitali ... anche alle elezioni locali ...). Dovrebbe essere una cosa normale, ma in Italia ormai niente è normale, dunque sarebbe necessaria una legge che obbliga il candidato ad una determinata elezione a dimettersi prima da qualsiasi carica ricopra. Solo così potremmo evitare quella cosa squallida degli eletti che si dimettono tre giorni dopo essere stati eletti.

Poi, ovviamente, i problemi della politica italiana e della sua dignità sono ben altri ... ma sarebbe un bel punto da dove cominciare.

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Cattocomunista
post pubblicato in Diario, il 12 marzo 2009


                                                     

"Franceschini? Un leader catto-comunista". E' da quando Dario Franceschini è diventato segretario del PD, ovvero il 21 Febbraio, che aspettavo tale reazione da Berlusconi. Ha resistito per una ventina di giorni, ma poi non ce l'ha fatta. Doveva dirlo. Tacciare gli avversari di "comunismo" è infatti una prassi per Berlusconi. Una prassi che non risparmia nessuno. Tantomeno coloro che provengono da tradizioni opposte a quella comunista, come quella democristiana di Franceschini: tanto basta aggiungere quel "catto", no?

Perchè Berlusconi e la sua maggioranza mostrano un leggero fastidio negli ultimi giorni? Semplice: il cambio alla guida del PD gli sta creando un po' di difficoltà. Franceschini, infatti, si sta muovendo bene, sfruttando i primi passi con proposte concrete, efficaci mediaticamente e sostanzialmente, e con le adeguate coperture economiche. L'assegno di disoccupazione, i 5000 poliziotti coperti dai soldi risparmiati con l'election-day, il fondo anti-povertà finanziato con l'una tantum sui ricchi, la moratoria sui licenziamenti nella pubblica amministrazione. Unito ad un ritorno a toni ancora più marcati sull'anti-berlusconismo, che non danneggia il premier ma frena l'emorragia dei voti del PD verso Di Pietro e le sinistre. Il tutto inserito in un quadro di passi falsi del Governo, come le pensioni delle donne innalzate a 65 anni.

E così la maggioranza, pur riuscendo a controbattere con le sue abilissime doti (e soprattutto mezzi) comunicative, si trova comunque a rispondere con molto più affanno. Anche perchè Franceschini ha dalla sua due importanti condizioni: essendo poco conosciuto ai media e agli elettori, ha una aura di "novità" che fa sì che ciò che dice venga riportato con maggiore enfasi (quasi la giusta enfasi) rispetto ad altri esponenti, ed inoltre fa sì che l'elettorato sia più "paziente"; inoltre, essendo un "reggente" (nel senso che ad Ottobre, nella logica di certe nomenclature PD, "si leverà da mezzo"), il suo lavoro non viene quotidianamente smontato dalle polemiche interne montate ad arte da chi ha più a cuore il proprio potere che il bene del PD.

Ora c'è da vedere se queste due condizioni permarranno. La seconda, probabilmente sì, almeno che l'opportunismo di quei "dirigenti" non arrivi al punto (e mi piace non crederci, sarebbe l'apice della bassezza umana) di voler far sprofondare il più possibile alle Europee (tipo 20%) per poi poter dire, una volta presa la segreteria, "stiamo avendo successo, siamo cresciuti addirittura del 5%" (cioè 25%!). La prima, purtroppo, temo di no. A sinistra si è molto bravi ad osannare i propri leader per poi demolirli giorno per giorno, mettendo insieme i piccoli errori e non vedendo le grandi capacità ed innovazioni. Di sicuro Franceschini continuerà ad operare bene, benissimo: ma il suo avversario è pur sempre Berlusconi, e soprattutto la "nuova Italia" di Berlusconi, e senza avere entrambe quelle due condizioni non potrà andare lontano. Tafazzi è sempre in agguato.

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Ridateci le preferenze!
post pubblicato in Diario, il 5 gennaio 2008


                            

E' ormai è un bel pò che si discute di riforma del sistema elettorale
. Recente la "sparata" di Franceschini (vice del PD) sul sistema francese, ovvero un sistema a doppio turno: dico "sparata" non perchè c'è l'elezione diretta del premier, ma perchè secondo me è impensabile passare da un sistema estremamente proporzionale come quello attuale (dove anche partitini con l'1-2% sono rappresentati, e anche abbastanza bene) ad uno estremamente maggioritario come quello francese (dove un partito con il 40% dei voti ottiene il 54% dei seggi, mentre uno con il 7% ottiene lo 0,5% dei seggi). Un'assurdità come il Referendum. Comunque è ovvio che una proposta del genere non verrà mai accettata, e infatti Franceschini è l'unico che è d'accordo.

Comunque, il 16 Gennaio ci sarà il pronunciamento della Corte Costituzionale sull'ammissibilità del Referendum, e se sarà ammesso (cosa non scontata, comunque), rimarrà ben poco tempo per fare la nuova legge elettorale in Parlamento. Massimo 2 mesi. Non so come faranno, date le premesse.

Comunque, al di là delle discussioni sul tipo di sistema (francese, spagnolo, tedesco e mix vari), ovvero come i partiti dovranno "spartirsi la torta", mi sembra che un tema fondamentale sulla questione sia stato dimenticato. O, perlomeno, mi auguro che sia dato per scontato, ma non penso sia così. E' quello delle preferenze. Reintrodurre le preferenze risolverebbe un bel pò di problemi.
Certo, non dico che se sceglieranno i cittadini al Parlamento ci andrà solo chi merita. Però penso che almeno gente come Pomicino, Previti, De Mita non ci andrà più: non penso ci siano tanti Italiani così folli da votare gente che è collusa con mafia/camorra o gente che in Parlamento ci sta da una vita senza fare granchè.
Poi, con le preferenze si instaurerebbe un rapporto più diretto fra eletti ed elettori. Questa, a dire la verità, potrebbe essere un'arma a doppio taglio (ma basterebbe non inserire i collegi e usare le circoscrizioni, in modo da non rendere troppo forte questo legame).
Poi, introducendo le preferenze sarà più difficile fare i cosiddetti "cartelli elettorali" (già, perchè nel parlare di sbarramenti tipo 5%, si dimentica che i "partitini" si potrebbero comunque organizzare in "cartelli" per superarli): infatti, se, ad esempio, Verdi e PdCI, con le liste bloccate si potevano mettere insieme per superare lo sbarramento ("5 deputati a me e 5 a te"), con le preferenze niente sarebbe più sicuro.

Insomma, ridateci le preferenze. Forse sarebbe l'unica cosa positiva di questo estenuante dibattito.
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