.
Annunci online

il blog di Francesco Zanfardino
Perchè no al nucleare, senza ideologie
post pubblicato in Diario, il 22 maggio 2008


                          

Oggi il Ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola, ha annunciato: "Entro il 2013 le prime pietre delle centrali nucleari in Italia". Naturalmente, si scatena il dibattito, non solo politico, su questa questione che ancora scotta in Italia, dopo il referendum del 1987 che mise fine all'esperienza nucleare in Italia, dopo il disastro di Chernobyl.

Ma Scajola non è un pazzo. La sua ambizione nasce da delle considerazioni di fatto: in un contesto di costante aumento del prezzo del petrolio, su cui si basa buona parte della nostra produzione di energia elettrica, l'Italia non può più permettersi di dipendere energeticamente da altri Paesi e da fonti come il petrolio (infatti buona parte dell'energia da noi consumata la acquistiamo dall'estero).

Tuttavia, la soluzione al problema sarebbe il nucleare? Certo, è una soluzione: ma non la più giusta che possiamo prendere. Facciamo qualche considerazione. Il nucleare comporta:

1) elevatissimi costi di gestione e sicurezza;
2) elevatissimi tempi per la realizzazione degli impianti;
3) ingenti e preparate risorse umane;
4) impiantistiche notevoli;
5) produzione di ingenti scorie;
6) elevatissime potenzialità distruttive.

Sugli ultimi due punti c'è da approfondire. Come possiamo pensare che, in un Paese dove è quasi impossibile far costruire discariche e termovalorizzatori, e dove facciamo casini per i siti di stoccaggio delle stesse scorie nucleari, prodotte venti anni fa (Scanzano Jonico docet), si riesca a individuare in così poco tempo siti per costruire le centrali e per stoccare le scorie. Che, seppure il progresso le abbia diminuite, sempre ingenti quantità sono. Sull'altro punto, invece, è un (quasi) falso problema: è verissimo che le centrali hanno enormi potenzialità distruttive, ma è anche vero che Paesi a noi vicini come la Francia ce le hanno. Certo, meglio a 1000 km che a 1 km .... Ma la cosa più grave è che ci vogliono tempi lunghissimi per la realizzazioni delle centrali: qualcuno dice che le avremmo operative addirittura nel 2020, ma secondo me è una previsione troppo ottimistica. E nel frattempo, dal punto di vista energetico, saremo già fritti.

Di fronte a tutti questi problemi, viene naturale una domanda: perchè non investire tutte queste risorse, economiche e umane, su altri tipi di energie molto più sicure e a molto più breve realizzazione? Il riferimento è ovviamente alle energie rinnovabili: in particolare eolico e, soprattutto, solare-fotovoltaico.

Magari, se lo Stato riprendesse l'idea di qualche tempo fa di sistemare impianti fotovoltaici su tutte le strutture della Pubblica Amministrazione (non di interesse architettonico), se lo Stato convertisse a LED l'intera illuminazione pubblica, insomma, se lo Stato desse il buon esempio, già sarebbe qualcosa. Ma se si devono costruire impianti, perchè non farli eolici e fotovoltaici e così avviare una vera politica energetica subito, senza problemi di sicurezza e senza attendere decenni?

Il Parlamento Tedesco si fa "verde". E il nostro?
post pubblicato in Diario, il 22 marzo 2008


                 

Quante ne ha passate il Reichstag. Sede del primo Parlamento Tedesco dalla fine dell'Ottocento (Secondo Reich), poi sede della travagliata Repubblica di Weimar, poi strumento inconsapevole di propaganda nazista quando Hitler accusò i comunisti, senza prove, di averlo incendiato. Poi testimone della guerra fredda, in una Berlino divisa in due dal Muro. Fino al suo ritorno come sede del Parlamento Tedesco, dopo la caduta del Muro.

Ora, è vicino ad un'altra svolta magari non epocale, ma comunque importante: il Reichstag sarà il primo Parlamento al mondo completamente "verde". Ovvero, consumerà energia solo ed unicamente da fonti rinnovabili. A dire la verità, gia dal suo recupero post-Muro erano state effetuate importanti innovazioni, come la cupola di vetro che convoglia la luce esterna all'interno, facendo risparmiare sull'illuminazione. Inoltre, il Reichstag usufruisce anche di un cogeneratore funzionante ad olii vegetali, che copre il 40% dei consumi elettrici della struttura e ha permesso di ridurre del 94% le emissioni di anidride carbonica. Ma il restante 60% di consumi era ancora coperto da una società elettrica che produce da carbone, nucleare e gas. Così, la Cancelliera Merkel, in linea con la sua forte politica ambientale (forti incentivi concessi ai tedeschi per lo sfruttamento delle rinnovabili), ha deciso che anche questa quota sarà coperta dalle rinnovabili, cambiando società elettrica e preparando il bando di gara per scegliere una società che usa solo rinnovabili.

Sarebbe ora che lo facesse anche il nostro Parlamento. Anche se da noi di società elettriche che producono solo rinnovabili non c'è traccia (almeno io non ne ho mai sentito parlare). Comunque, in ogni caso sarebbe ora che la nostra politica desse il buon esempio: magari installando impianti fotovoltaici su tutti gli edifici pubblici (non di rilevanza storica, ovviamente).

Soprattutto, è fondamentale il "buon esempio" per incentivare anche i cittadini all'utilizzo delle rinnovabili. Utilizzo che sta cominciando a diventare sempre più un business, grazie ai vari incentivi esistenti. A tal proposito, linko a chi fosse interessato il file PDF del "Conto Energia" di inizio 2007, il sistema di incentivi statali previsti per gli impianti fotovoltaici. Eccolo:

http://www.conto-energia-online.it/Guida_%20Conto_Energia_2007.pdf

Portiamo un pò di Sole nelle nostre case.
Sfoglia aprile        giugno
calendario
rubriche
links
tag cloud
ultimi commenti
cerca