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il blog di Francesco Zanfardino
Tragedie di serie B
post pubblicato in Diario, il 9 settembre 2010


                                             

Raramente mi capita di copio-incollare, ma navigando sulla Rete ho trovato questo articolo di Adriano Sofri per Repubblica e non ho potuto farne a meno. Soprattuto per la foto. Lui si chiede cosa facciamo di fronte a questa foto: a me viene solo una gran rabbia, perchè non riesco a capacitarmi del perchè di fronte a certe tragedie (come il terremoto di Haiti) siamo capaci di attivarci persino oltre il "dovuto" (ci furono addirittura polemiche sui troppi fondi che stavano arrivando), mentre ce ne strafottiamo di altre.

Quella foto del bimbo pakistano
simbolo dell'orrore dimenticato

Lo scatto che ritrae due fratellini coperti di mosche ha risvegliato le coscienze sull'emergenza delle alluvioni. Sembra un quadro, ma è la drammatica realtà: quella di una crisi di fronte a cui il mondo ha chiuso gli occhi. Cosa facciamo davanti a questa foto? di ADRIANO SOFRI

La prima cosa che si pensa  -  no, viene prima di pensare: la prima cosa che si spera  -  è che sia un fotomontaggio, o una di quelle escogitazioni che prendono il nome di arte, che qualcuno abbia sparpagliato manciate di mosche finte a macchiare il quadro coi bambini e il pavimento di fango e stracci sul quale sono sdraiati. Poi ci si forza a guardare, l'insieme e i dettagli. L'insieme colpisce tanto più perché è una "bella fotografia", dalla composizione geometrica, le due teste accostate in primo piano, di cui si capisce che sono di bambini vivi, perché uno è attaccato al biberon, sia pure senza sollevarsi, l'altro punta il braccio destro al suolo, benché anche lui senza tirarsi su. Il biberon è vuoto. Ce n'è un'altra bottiglietta, di plastica, vuota anche quella, per terra un po' più in là. Sul biberon ci sono davvero le api finte, e uno scorcio di scritta che dice: Honey. È geografia, serve a misurare la lontananza. I due bambini in secondo piano dormono e senza il confronto coi due del primo piano sembrerebbero senza vita, avvolti alla rinfusa negli stracci. Perfino i colori sembrano sapienti, con la simmetria di rossi nella metà a sinistra di chi guarda.
 
Chi ha guardato per primo e fotografato questo quadro si chiama Mohammad Sajjad, deve aver avuto, subito prima, o subito dopo, l'impulso di cacciare quelle mosche, che del resto non si lascerebbero intimidire da un'intera armata. La fotografia, scattata il 31 agosto e distribuita dall'AP,
ha fatto il giro del mondo, Internazionale l'ha pubblicata da noi a doppia pagina, il Guardian l'ha messa ieri in prima e la sua inviata, Rania Abouzeid, ha rintracciato i bambini e la loro famiglia. Sono scampati alle inondazioni che hanno infuriato sul Pakistan per più di un mese, come altri milioni, decine di milioni di sfollati. Vengono dal circondario di Peshawar, si sono accampati a un bordo di strada ad Azakhel, affiancano le auto che passano di lì e chiedono qualcosa. Questa famiglia, la madre Fatima, il padre Aslam Khan e i loro otto figli - i due in primo piano nella foto, Reza e Mahmoud, hanno due anni e sono gemelli - non sono nemmeno pachistani, ma profughi afgani, dunque scampati una volta alla disgrazia degli uomini e un'altra a quella della natura, e stanno ancora più indietro nella fila lunghissima degli infelici che tendono le mani. Ora stanno morendo di fame. "E' un mese che non hanno latte", dice la madre. Scrive la giornalista: "Quando l'abbiamo trovato, Reza era ancora attaccato allo stesso biberon. Era ancora vuoto". Prima Aslam viveva andando in giro in bicicletta a vendere pollame. Ora, attorno e dentro una tenda di fortuna, senza nessuna organizzazione umanitaria che gestisca il piccolo accampamento, senza acqua né soccorso sanitario, umani e altri animali sopravvivono nella sporcizia comune e le mosche la fanno da padrone. Per cacciarle, Fatima ha solo un ventaglio di foglie di bambù. E ha poco tempo e forze da spendere a far guerra alle mosche.

Gli stracci che si vedono nella fotografia sono tutto il loro patrimonio. Reza ha una maglietta stinta con la scritta "Apples", lettere dell'alfabeto latino, e dei disegni forse di farfalle. Nell'altra fotografia, scattata per il Guardian da Jason Tanner, ha una maglietta stinta con la scritta grande "Levi's". Tutti gli stracci sono firmati al mondo d'oggi, e anche i biberon vuoti sono colorati e allegri. La maglietta rossa del suo gemello lo copre solo fino alla pancia e ha uno strappo accanto alla cucitura. Le mosche sembrano disposte caoticamente, è probabile che si addensino e distribuiscano seguendo la sporcizia e gli umori.

I biologi chiamano commensalismo la vita comune di due esseri viventi in cui uno si ciba degli scarti dell'altro. Le mosche domestiche sono commensali dell'uomo. Queste, stanno addosso ai bambini, senza nemmeno curarsi di volare, come se i bambini stessi fossero scarti. Hanno ragione loro, hanno capito tutto? Nei giorni scorsi si è discusso, a proposito di un'idea di Hawkins, se Dio esista o no - davvero - ed eventualmente se non possa darsi il caso che Dio esista, ma non abbia creato il mondo. Non abbia creato i bambini, le inondazioni e le mosche.

Questa fotografia ha fatto un gran viaggio e ci ha portato addosso, alla distanza di un giornale tenuto fra le mani, di uno schermo di computer, i bambini Reza e Mahmoud e i loro fratellini e la miriade di mosche che li copre e s'insinua dentro gli occhi e le bocche. Non siamo più abituati a questa vista: ai bambini scartati sì, magari, succede anche in qualche greto di fiume nostro, ma alle mosche no. La carta moschicida è vietata da tempo, da noi, per ragioni igieniche. Così, benché ci sia arrivata così pericolosamente vicino, la fotografia dei bambini - la fotografia delle mosche - è destinata a tornarsene alla sua tenda di afa dolore ed escrementi. Da noi, un'immagine così la potremo trovare in qualche biennale, facsimili di bambini da esposizione o bambini veri, mosche vere o facsimili, perché bisogna pure che gli scandali avvengano, o almeno i facsimili di scandali.

Guardate: mentre scrivevo questo, mi sono interrotto due o tre volte per cacciare una mosca che mi volava fastidiosamente attorno, finché me ne sono accorto, e mi sono detto che quel gesto distratto avrebbe spiegato più del mio articolo e di altri diecimila. Mi sono anche ricordato dell'aneddoto su Giotto ragazzo, che dipinse di nascosto su un'opera di Cimabue, suo maestro, una mosca, e Cimabue cercava di cacciarla via.

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Con pApi si vola ...
post pubblicato in Diario, il 4 giugno 2009


                                                   

L'episodio dei voli di Stato "allegri" del Presidente del Consiglio dovrebbe far riflettere. Niente di paragonabile all'auto-protezione dalla sentenza Mills che l'avrebbe condannato in primo grado per corruzione, ma certamente è una faccenda che altrove (leggasi Gran Bretagna) farebbe indignare.

Perchè c'è da indignarsi quando un Premier nei primi mesi di Governo invece di sbloccare l'Italia pensa a cancellare le restrizioni imposte dal Governo precedente all'uso (o abuso?) dei voli di Stato. E secondo le quali i voli erano limitati a Presidente della Repubblica, del Senato, della Camera, del Consiglio ed ex Presidenti della Repubblica, mentre per i ministri solo se contemporaneamente non c'erano voli di linea utilizzabili, ed in ogni caso solo per motivi istituzionali. Non per scarrozzare veline, sambere e cantastorie ai propri festini privati in villa.

Perchè c'è da indignarsi quando, mentre milioni di famiglie sono in estrema difficoltà, triplica l'utilizzo dei voli di Stato. Tanto che l'Espresso ha coniato l'efficace battuta "con Papi si vola".

Perchè c'è da indignarsi quando, per nascondere questi ed altri misfatti, un Presidente del Consiglio cerca di bloccare la pubblicazione di foto perfettamente pubblicabili, come poi da lui stesso ammesso successivamente, perchè scattate da luoghi pubblici.

Perchè c'è da indignarsi quando contemporaneamente in Gran Bretagna l'opinione pubblica si indigna, la stampa scatena feroci campagne mediatiche, i Partiti intervengono e fanno dimettere Ministri e Parlamentari che facevano pagare ai contribuenti, tra l'altro legalmente, ma con dubbia moralità, cose di pubblica utilità molto discutibile. Mentre in Italia questo non avviene per cose molto più gravi. Anzi.

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Sotto il tappeto
post pubblicato in Diario, il 31 maggio 2009


                                                         

Duecento roghi di immondizia in una notte. Cose che capitano a Palermo, una città ricoperta da settimane da una coltre di monnezza, nell'indifferenza globale delle istituzioni e dell'informazione. Giusto per rendersi conto della situazione, ecco qualche link: foto Corriere, foto Repubblica, video TG3, video 27 Maggio, video 28 Maggio, video 29 Maggio-1, video 29 Maggio-2. E, in questa situazione, la Giunta comunale di centrodestra ha persino pensato di aumentare del 35% la tassa sui rifiuti, poi bloccata grazie all'ostruzionismo dell'opposizione e dalle proteste dei cittadini. Ma non si pensi che la situazione sia limitata a Palermo, o a questi giorni.

Ecco una sfilza di link raccolti su Internet: Messina (18 Novembre 2008; 24 Maggio 2008; 28 Maggio 2008); Villafranca (17 Ottobre 2008); Adrano (23 Settembre 2008; 26 Gennaio 2009; secondo 26 Gennaio 2009); San Cataldo (18 Febbraio 2008); Catania (17 Settembre 2008, c'è anche Palermo; 20 Novembre 2007; 17 Aprile 2008); Agrigento (6 Maggio 2009; 7 Maggio 2009).

E questi sono solo i risultati di una rapida ricerca su Internet: la situazione è ancora più grave, e ancora più diffusa in tutta la Regione. Insomma, un emergenza rifiuti infinita in Sicilia. Anche se la vera emergenza è quella dell'informazione: avete per caso sentito una sola parola su tutto questo da parte dei principali TG e giornali nazionali finora? C'è voluta la denuncia del leader del PD Franceschini, che sbarcato in terra siciliana si è ricordato come si fa efficacemente opposizione, per far parlare un po' della faccenda (e pure le televisioni di Berlusconi hanno nascosto la denuncia di Franceschini, e stanno facendo passare in sordina queste notizie). Accusando Berlusconi e le sue televisioni di nascondere la situazione siciliana, dopo aver fatto un bailamme mediatico a fini elettorali sulla situazione di Napoli, solo perchè la Sicilia è da decenni governata dal centrodestra a tutti i livelli, e che ogni volta vince le elezioni con percentuali bulgare. Evidentemente a qualcuno non conviene far sapere che, nonostante i fiumi di soldi che vanno alla Sicilia in virtù dell'autonomia speciale (molto più delle tasse pagate dai Siciliani, mentre ci sono Regioni in Italia che rianno dallo Stato solo il 30-40% delle tasse), le amministrazioni di centrodestra non esitano a far affogare le proprie città nella monnezza, smettendo di pagare i netturbini perchè ingolfate dai debiti.

Certo, però, a prescindere da Berlusconi e compari, viene da chiedersi dove sia finita la dignità dei giornalisti italiani.

P.S. Ah, dimenticavo la chicca: guardate un po' queste immagini del Napoletano. E a quando risalgono. Avete per caso visto qualcosa di simile nei TG nazionali? Ah sì, un anno e mezzo fa. Ma quelli erano altri tempi ...

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Eppure pensavo che l'emergenza fosse finita
post pubblicato in Diario, il 21 agosto 2008


                                                                 
 
Finalmente un po' di verità comincia a riaffiorare, anche se non sui media nazionali ma "solo" su "Il Mattino", il quotidiano principale di Napoli (come "La Stampa" a Torino, per intenderci), che pure però dopo le dichiarazioni del premier sulla "fine" dell'emergenza si era allineata all'entusiasmo generale, cessando bruscamente di riportare le foto dei sacchetti fra le pagine del suo giornale, fino ad allora fedelmente riportate. Poi, negli ultimi giorni, prima qualche servizio sui "disservizi" che hanno causato piccoli cumuli e cartacce a Via Caracciolo, poi mano a mano la quantità di rifiuti "svelata" su "Il Mattino" è aumentata gradualmente, fino ad oggi, quando addirittura si dice che "la spazzatura sta tornando" (non potevano dire che in realtà non se ne era mai andata definitivamente, poichè fino ad adesso avevano detto il contrario...). Quindi si tratta di un "piccolo risveglio": evidentemente pure al Mattino si sono resi conto che non si può mascherare qualcosa per troppo tempo.

A cosa mi riferisco? A questo articolo del Mattino, appunto, che riporto integralmente:

DANIELA DE CRESCENZO Sacchetti sventrati, copertoni, televisori, frigoriferi, cemento. E su tutto lastre di eternit. Tante. «Vi aiutiamo a pulire la vostra cantina», è scritto sul cancello del deposito ingombranti dell’Asìa, ma l’impianto è assediato da spazzatura di ogni tipo e di rifiuti pericolosi come l’amianto. Siamo a Pianura, il teatro della lotta contro la discarica, e via Montagna Spaccata è stata chiusa con blocchi di cemento e copertoni: l’area è stata trasformata in un deposito per rifiuti. Tossici, soprattutto. Poco più avanti traboccano anche le campane della differenziata, mentre i cassonetti per i rifiuti per così dire «normali» restano vuoti. È mezzogiorno e da un camioncino, proprio davanti ai locali dell’azienda municipalizzata, due giovanotti scaricano delle porte in disuso: nessuno li degna nemmeno di uno sguardo. Nel cumulo ci sono anche i resti di materiale incendiato: la scorsa settimana una piccola montagna di immondizia è andata a fuoco. Il rischio incendi diventa sempre più alto: le minidiscariche che ancora restano in città rappresentano un pericolo continuo. Martedì sera a Ponticelli una bombola d’ossigeno abbandonata tra gli sterpi è esplosa provocando il ferimento di quattro vigili del fuoco e due agenti del commissariato Ponticelli che erano accorsi tentando di circoscrivere le fiamme. E, specialmente in periferia, i roghi di sterpaglie sono tanti e difficile da controllare: ieri ce ne sono stati una trentina. Un vasto incendio di sterpi si è sviluppato a Capodimonte, arrivando nei pressi delle abitazioni che però non sono state evacuate. Il rischio che vada in fiamme anche materiale pericoloso è altissimo. L’allarme a Pianura cresce e dalla circoscrizione è già partita una denuncia ai carabinieri che hanno avviato le indagini. Ma, per il momento, i cumuli di rifiuti tossici continuano a crescere. «Prima di bonificare l’area bisognerà togliere l’amianto - spiega Giorgio Lanzaro, assessore della nona municipalità - deve quindi intervenire una ditta specializzata, altrimenti l’Asìa non potrà rimuovere gli altri rifiuti. Noi abbiamo scritto decine di lettere. C’è già stato anche un sopralluogo della asl, ora speriamo che la situazione venga risolta». L’Asia sta intervenendo in questi giorni sul deposito di via Pigna, poi, a mano a mano passerà a ripulire tutte le 41 discariche abusive che infestano la città. Le operazioni dovrebbero concludersi entro settembre. Ma far sparire la mini discarica di Pianura non sarà facile: ad aprile l’area è già stata bonificata e per ripulirla sono stati spesi 41 mila euro. In meno di quattro mesi la montagna di rifiuti si è riformata e la strada è stata bloccata: gli stessi mezzi dell’Asia per raggiungere il deposito devono fare lo slalom tra i cumuli. Se non si smantelleranno i blocchi e non si controllerà l’intera area si rischia di spendere inutilmente altre migliaia di euro. Perciò dal Comune ribadiscono la necessità di incrementare la sorveglianza e di applicare le nuove sanzioni previste dall’amministrazione. Il consiglio comunale, infatti, ha deciso di moltiplicare del duecento per cento le ammende previste per chi sversa sostanze pericolose. Per il momento i sei vigili passati al servizio igiene urbana sono stati impegnati a spiegare agli abitanti dei Colli Aminei le regole per la differenziata. Ma intanto sta tornando la spazzatura soprattutto nelle zone periferiche della città.

Mi sarò sognato frasi del tipo "la vergogna dei rifiuti in strada è finita" e "l'emergenza rifiuti è finita definitivamente"?

P.S. Tengo a specificare che 1) sì, la situazione è migliorata (grazie all'apertura delle due discariche di Savignano e Sant'Arcangelo, discariche sulle quali Bertolaso e Berlusconi hanno ben poco merito, tra l'altro), ma in periferia e in provincia non tanto e comunque in generale è molto lontana dall'essere finita (lo sarà, almeno si spera, solo con l'apertura del termovalorizzatore di Acerra) 2) Venire a Napoli a prendere in giro i Campani può servire a ripristinare l'immagine della Campania, ma non sono disposto per ciò a farmi prendere in giro 3) L'autore di questo post non è fra quelli che sperano in una Napoli sommersa dai rifiuti per "non darla vinta a Berlusconi", come recitava una vignetta bellissima di non so chi (anche se sicuramente ci sono degli imbecilli del genere), anzi, ma semplicemente crede che i meriti vadano presi al momento giusto e che non bisogna nè illudere nè prendere in giro i cittadini solo per propaganda politica.

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