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il blog di Francesco Zanfardino
In Lombardia le pidielline non la danno?
post pubblicato in Diario, il 22 settembre 2010


                                        

L'associazione "Articolo 51", che richiama l'articolo della Costituzione che promuove la parità fra i sessi nell'accesso agli incarichi istituzionali ("Tutti i cittadini dell'uno e dell'altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di uguaglianza. A tal fine la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità fra donne e uomini"), ha presentato ricorso al TAR contro la giunta Formigoni, accusata di non rispettare questo articolo della Costituzione e lo stesso statuto della Regione Lombardia, perchè fra i suoi 16 membri accoglie una sola donna.

In effetti si tratta di una sproporzione troppo esagerata. Incredibile che Formigoni & Co. non abbiano nemmeno pensato alle apparenze, inserendo più donne di facciata in giunta. Almeno le apparenze, che diamine, perchè per avere un serio impegno per il sostegno alle donne in politica bisognerà aspettare un bel po' dalle parti del centrodestra: non dico le quote rosa, non dico una quota del finanziamento pubblico ai partiti destinata a "coordinamenti femminili", ma mi sa che nel PDL sarà difficile per molto tempo persino abbandonare la mentalità retrogada di gente come l'on. Stracquadanio, che riterebbe normale se ci si prostituisse per il seggio di parlamentare; che dire, evidentemente in Lombardia le pidielline sono più castigate.

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Non c'è due senza tre
post pubblicato in Diario, il 21 febbraio 2010


                                              

Lombardia e Emilia Romagna potrebbero tornare a voto dopo le Regionali di Marzo: a quanto pare, infatti, le più che probabili rielezioni di Formigoni e Errani, governatori uscenti rispettivamente da tre e due mandati, potrebbero essere dichiarate illegittime. La notizia da qualche tempo bazzica sul blog di Beppe Grillo: in pratica, l'articolo 2 della legge 165 del 2004, che disciplina i casi di ineleggibilità dei Governatori di Regione, prevede la "non immediata rieleggibilità allo scadere del secondo mandato consecutivo del Presidente della Giunta regionale".

Le parole non lascerebbero scampo ai due, anche se c'è un dubbio sulla retroattività della norma o sulla sua applicabilità in mancanza di una autonoma legge elettorale regionale. In ogni caso, un ricorso sarebbe più che fondato, secondo il Presidente Emerito della Corte Costituzionale, Valerio Onida. Ma dobbiamo correre il rischio? Non c'è modo per gli elettori di sapere se il loro voto sarà inutile?

Anche se, in effetti, legge o non legge, il tema della ricandidabilità per così tanti mandati (Formigoni, se eletto, si appresterebbe a celebrare il "ventennio") andrebbe affrontato comunque dalla politica. Per il PD e il PDL era così indispensabile ricandidare Formigoni e Errani? Davvero non c'erano personalità in grado di guidare meglio la Regione?

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Le verità nascoste
post pubblicato in Diario, il 16 giugno 2009


                                            

Martedì 16 Giugno, ore 11 circa. Un migliaio di abruzzesi protestano davanti alla Camera dei Deputati che proprio in quegli instanti è impegnata nella discussione del "decreto-Abruzzo". Cori, striscioni e grida di protesta si sprecano, sostenuti solo da attivisti di Legambiente e da un drappello di parlamentari Pd e Radicali.

Il motivo di tale agitazione? Il mancato rispetto delle promesse. La copertura finanziaria della ricostruzione, innanzitutto, ridotta a qualche "gratta e vinci"; i tempi della ricostruzione, più che mai incerti, visto che il decreto arriva ben oltre il 2030 sulla parte economica, ma soprattutto i metodi, dato che c'è forte preoccupazione sulla ricostruzione de l'Aquila "così com'era". Più vari problemi, piccoli e grandi, come la ricostruzione delle seconde case, non garantita dal Governo. Insomma, come recitava uno dei tanti cartelli, "verba volant, sisma manet". Dopo mesi di passerelle elettorali, decantate dai supporters del Governo come segno di "pronta e forte attenzione ai terremotati", "mai vista prima" (d'altronde, è una nuova malattia degli Italiani, quella di far passare per cose straordinarie le cose ordinarie), gli Abruzzesi si sentono abbandonati dal Governo. E, d'altronde, la scarsissima affluenza alle ultime elezioni Europee (42.3% in provincia, 28.0% a L'Aquila) ha dimostrato come gli Aquilani si sentano abbandonati dallo Stato.

Ebbene ... nonostante una protesta così importante, i TG nostrani dell'ora di pranzo hanno preferito non parlarne. Tutti, infatti, tranne il Tg3 (sia ore 12:00 che ore 14:30), hanno oscurato la notizia. Non solo, hanno fatto molto di peggio: di Abruzzo ne hanno parlato, ma per fare enormi spottoni al Governo. Prendiamo le due reti "ammiraglie": il Tg1 ha mandato in onda un servizio sulla Casa dello Studente con un'intervista al Presidente lombardo Formigoni, che ha promesso di contribuire alla ricostruzione della stessa; il Tg5 invece ha elogiato (dal minuto 26:00 in poi), con annessa intervista a Mr Omnibus (Bertolaso, il commissario di tutto in questo Paese), il presunto "successo" di Berlusconi nell'aver ottenuto poco meno di 500 milioni di euro dall'Unione Europea per la ricostruzione in Abruzzo (evidentemente i giornalisti del Tg5 non sanno che la UE, tra le altre cose, serve proprio per la mutua assistenza e stanzia sempre soldi ai Paesi membri colpiti da calamità naturali).

Vabbè, d'altronde il Tg5 è pur sempre di proprietà diretta di Berlusconi, anche se si ostinano ancora a dire di essere indipendenti (sì, effettivamente si auto-censurano indipendentemente che è una bellezza). Ma il Tg1 fa parte del servizio pubblico, che dovrebbe essere di tutti. Dovrebbe.

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Alitalietta (1): le rotte
post pubblicato in I frutti della demagogia, il 18 gennaio 2009


                                                   

Il 13 Gennaio è partita la "nuova Alitalia", come una fenice che risorge dalle sue stesse ceneri. Grande entusiasmo, soprattutto per quelli che ci hanno marciato elettoralmente, ma anche del mondo dell'informazione che non si è degnato di sottolineare che in realtà in questa vicenda ad aver vinto davvero sono pochi imprenditori e gli stranieri di AirFrance, mentre ci hanno perso gli Italiani, i lavoratori del settore e il sistema Paese, danneggiati da miliardi di debiti a loro accollati, da migliaia di posti di lavoro in meno, da una compagnia aerea meno forte con meno rotte (sopratuttto meno rotte estere) e meno aerei, dalla diminuzione della concorrenza (con forte rischio di aumento dei prezzi, soprattutto sulla Roma-Milano) dopo la scomparsa di Air One. Il tutto per un 75% di Italianità che molto probabilmente scadrà fra 4 anni, dato che il "lock-up" scadrà a Gennaio 2013 e AirFrance ha diritto di prelazione per rilevare del tutto la Compagnia. Insomma, complimenti a Berlusconi per averci consegnato una "Alitalietta" per la quale tutti i giornali stranieri ci sbeffeggiano, dato che avremmo potuto vendere direttamente ad AirFrance 8 mesi fa (e non si dica che AirFrance si era ritirata ... anche CAI si è ritirata più volte, quindi bastava la volontà del Governo) e non subire tutte queste dannose conseguenze. "Merci Silvio" ("grazie Silvio"), ha titolato un giornale francese ... io ci avrei messo un "Au moins que Silvio il y a" ("Meno male che Silvio c'è") ...

"Discutendo" dedicherà varie puntate all'analisi di questa vendita. Iniziamo dall'analisi delle rotte. Confrontando l'offerta (pag 12) AirFrance (AF) e il network della nuova Alitalia (CAI), ecco cosa si ottiene per quanto riguarda le destinazioni, con le relative rotte e frequenze settimanali:

DESTINAZIONI

ROTTE

FREQ. SETTIMANALI

NAZIONALI 24 23 44 49 1.265 1.560
INTERNAZIONALI 45 34 73 55 928 699
INTERCONTINENTALI 14 13 17 15 101 88
 

AF

CAI

AF

CAI

AF

CAI

 
Dunque, la "nuova Alitalia" ridimensiona fortemente il numero di destinazioni (70 contro le 83 di AirFrance), soprattutto per quanto riguarda il mercato estero. Ricordate quando accusavano AirFrance di volersi fregare il mercato estero di Alitalia? Alla fine la soluzione "italiana" è stata molto peggiore sul fronte estero ...  ed indovinate a vantaggio di chi? Però ora sono tutti contenti della "italianità" ...

C'è da dire, però, che il mercato interno, seppur ridimensionato in numero di destinazioni, guadagna in rotte e frequenze settimanali. Perchè? Semplice: non dobbiamo dimenticarci che la nuova Alitalia ha inglobato anche AirOne, l'unico altro vettore italiano di un certo rilievo, che aveva nel suo network 21 destinazioni nazionali, 18 internazionali e 2 intercontinentali. E nonostante ciò, Alitalia avrà solo 70 destinazioni. E questo, tra l'altro, porterà a molto meno concorrenza (italiana...), in particolare sulla tratta Roma-Milano, dove la nuova Alitalia ha un monopolio di fatto e potrà fare i prezzi che vorrà.

La riduzione delle rotte ha poi pesantemente penalizzato Malpensa, che non solo non sarà più hub come voleva già l'offerta AirFrance, ma rispetto a quel piano avrà anche meno rotte estere. E la Lega, Formigoni, la Moratti che tanto si battevano per il Nord e per non farsi fregare le rotte da AirFrance? Ah già, non si scende in piazza contro i Governi Berlusconi. Solo quando c'è la sinistra.

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Quanta demagogia su Alitalia ....
post pubblicato in Diario, il 20 marzo 2008


                  

Alla fine è successo. Era evitabile, ma prevedibile, che alla fine anche il caso Alitalia finisse nel "tritacarne" della campagna elettorale, con tutte la sua conseguente demagogia. Prima la Lega Nord, Formigoni, la Moratti e tutto il "partito del Nord" a marciarci su elettoralmente. Ma ieri si è arrivati al massimo, con la discesa diretta in campo di Silvio Berlusconi, che ha dichiarato: "L'offerta di AirFrance è irricevibile".
Ma andiamo con ordine e ricostruiamo la vicenda.

A fine 2006 il governo Italiano, vista la disastrosa situazione economica di Alitalia (3 mln di € di perdite al giorno, pari a 1,2 mld di € di perdite annuali: e sono ancora i dati di Dicembre 2007, nel frattempo è peggiorata la situazione) e i ripetuti fallimenti politici e non nel risanarla, decide di privatizzare Alitalia, vendendo al sua quota nella società. Il percorso è stato difficile (gare deserte, offerte ritirate), ma alla fine il 21 Dicembre 2007 il Tesoro ha annunciato la trattativa privata con AirFrance-KLM, il gruppo franco-olandese leader nel mondo.
L'altra offerta rilevante era infatti quella di AirOne, la compagnia italiana di Carlo Toto, che però era molto meno solida dal punto di vista del piano industriale e delle garanzie economiche. Ed infatti l'offerta di AirOne era stata bocciata da tutti, in primis dal CdA di Alitalia (che invece ha approvato e difende tuttora la scelta di AirFrance).

Tuttavia, l'offerta di AirFrance prevede due conseguenze ritenute "spiacevoli" da certi ambienti politici: la perdita dell'italianitùà e della "compagnia di bandiera" e la perdita dell'hub di Malpensa.
Riguardo la prima questione, lanciando la sua offerta definitiva qualche giorno fa, AirFrance ha confermato che Alitalia avrà un trattamento di "pari dignità": rimarrà un entità industriale autonoma, come KLM, e quindi conserverà anche marchio e livrea, oltre ad avere un rappresentante italiano nel CdA del gruppo. In sostanza, rimarrà la nostra compagnia di bandiera. 
Riguardo la seconda questione, invece, AirFrance ha confermato il ridimensionamento di Malpensa. Ma è davvero una cosa così "scandalosa"?

Come si evince da questa scheda del Corriere della Sera, Malpensa non è mai stato un vero e proprio "hub" (l'hub è uno "snodo" delle rotte aeree, ovvero convoglia le tratte minori verso quelle maggiori: per esempio, per andare da Firenze a Shangai devi passare per Milano, così come da Genova verso Mosca). Malpensa causa 200 milioni di euro di perdite l'anno, con molte tratte internazionali in rosso (vedi scheda). Insomma, la principale causa del disastro-Alitalia. Inoltre, Malpensa ha dovuto subire la concorrenza di tanti aeroporti nelle sue vicinanze: in primis Linate e Bergamo (Orio al Serio), ma anche Torino e Venezia: nel 2000 la quota di mercato di Malpensa, Linate e Bergamo erano rispettivamente 22.4%, 6.5% e 1.3%, nel 2007 sono state rispettivamente del 17.6%, del 7.6% e del 4.3%. Aeroporti voluti e osannati dagli stessi (Lega e Formigoni) che oggi chiedono la "salvaguardia" di Malpensa. Infine, il sistema di infrastutture intorno a Malpensa è sempre stato carente.
Insomma, quell'hub "non s'aveva da fare". Tra l'altro, Alitalia è l'unica compagnia di bandiera con due hub (Roma e Milano): tutte le altre compagnie hanno un solo hub nazionale, compresa AirFrance-KLM, che ne ha uno per Francia (Parigi) e Olanda (Amsterdam), cui sarà aggiunta Roma per l'Italia.

E la proposta del "partito del Nord" di una "moratoria" di 2-3 anni per Malpensa (per concederle di riorganizzarsi) non è praticabile. Chi pagherebbe i 200 milioni l'anno per mantenere in vita Malpensa così com'è? Certo non AirFrance, che già ci fa il "piacere" (si fa per dire) di rilevare una compagnia come Alitalia che tra massimo un mese dovrà dichiarare il fallimento (se nessuno se la prenderà). E soprattutto è semplicemente scandaloso che si dichiari (la Moratti e la Lega) "Alitalia può anche fallire, l'importante è che si salvi Malpensa". Già, mandiamo in mezzo ad una strada 15.000 lavoratori, ma salviamo Malpensa (che, tra l'altro, non verrà cancellata, ma solo ridimensionata, perdendo quelle tratte internazionali e non che sono in "deficit").

Infine, la questione-Berlusconi. L'ex premier ha rilanciato l'ipotesi di una "cordata italiana" per la difesa dell'italianità di Alitalia. Bene, si faccia avanti. Peccato che entro il 31 Marzo scade quella di AirFrance, dunque deve fare presto. Ma sinceramente dubito molto che si faccia davvero, visto la scarsità economica della scorsa cordata italiana (quella di AirOne). Ma se anche si facesse, è semplicemente scandaloso che Berlusconi non si sia fatto avanti in questo anno e mezzo, e invece si faccia avanti solo sotto campagna elettorale. Utilizzando argomenti altamente demagogici come la difesa dell'italianità (ma il centrodestra non era la "culla dei liberisti"), e cavalcando sull'onda delle proteste sugli esuberi (circa 2.000 previsti dal piano AirFrance, niente a confronto delle decine di migliaia che ci sarebbero in caso di fallimento, e comunque tutti ricoperti dagli ammortizzatori sociali previsti dal Governo).

Basta demagogia. La politica, tutta, deve avere il coraggio di dire la verità: ovvero che alternativa credibile ad AirFrance non c'è, che Alitalia altrimenti andrebbe in fallimento, che Malpensa è un macigno al piede di Alitalia. E che è preferibile avere più qualità dei servizi, costi più bassi e minori perdite per lo Stato anzichè difendersi da una presunta perdita di italianità di Alitalia.
Hub (?) Malpensa, 200 milioni di € di perdite l'anno
post pubblicato in Diario, il 30 dicembre 2007


                               

Dopo anni e anni di discussioni, di tentativi di riabilitazione economica, di conti sempre più in rosso, il governo Italiano ha (finalmente?) deciso ad inizio 2007 la privatizzazione di Alitalia, la compagnia aerea di bandiera che ormai produceva un deficit di 3 milioni di euro al giorno (circa 1,2 milardi l'anno).

Dopo gare andate deserte, ritiri di possibili acquirenti, e controversie rare, si è giunti a questo Dicembre con due offerte per l'acquisto di Alitalia (o meglio del 39% del suo pacchetto azionario, detenuto dallo Stato), da parte della compagnia aerea francese AirFrance-KLM e di una cordata italiana sostenuta da Carlo Toto, proprietario di AirOne. Ma il dibattito pubblico non si è concentrato come giustamente doveva essere sui piani aziendali, sui tagli al personale (consuetudine spiacevole di un cambio di gestione, e comune alle due offerte), e nemmeno sulla consistenza economica dei due acquirenti e sulla convenienza allo Stato delle loro offerte (e su questi campi quella AirFrance è indubbiamente la migliore, 35 centesimi per azione contro l'1 centesimo per azione di AirOne), bensì sulla "questione dell'italianità" e sul presunto ridimensionamento dello scalo milanese di Malpensa

Per quanto riguarda l'italianità, ovviamente, a parità di offerte, o perlomeno un piccolo divario, era preferibile una compagnia italiana. Ma l'offerta di AirOne dà troppe poche garanzie dal punto di vista finanziario e non solo. 1 solo cent per azione contro i 35 di AirFrance dice tutto.
Per quanto riguarda Malpensa, è vero, AirFrance vorrebbe rinunciare all'hub di Malpensa, privilegiando quello di Roma. Cos'è un hub? E' praticamente un centro di raccoglimento delle tratte aree, su cui si concentrano le tratte minori e dal quale partono quelle maggiori (insomma, per andare da Firenze a Shangai, bisogna prima passare da Milano, come da Torino per Mosca, eccetera). Essere un hub non è solo una questione di prestigio, ma anche di importanza economica. E quindi subito l'opposizione, facendo il suo mestiere, capeggiata dal "Partito del Nord", cioè la Lega di Bossi e il presidente lombardo Formigoni, ha urlato, in nome dell'italianità e del "maltrattamento del Nord" da parte di "Roma Ladrona", contro la decisione del governo di autorizzare la trattativa unica con Air France (27 Dicembre).

Innanzitutto, già il CdA di Alitalia si era pronunciato a favore di AirFrance (21 Dicembre). Ma, soprattutto, quello di Malpensa era davvero un hub? E quanto vale davvero economicamente? Innanzitutto, tutte le grandi compagnie hanno solo un hub nazionale, compresa AirFrance, mentre Alitalia ne ha due (Roma e Milano). Inoltre, come sottolineato da un'articolo (questo) sul Corriere di Antonella Baccaro (ed efficacemente riassunto in questa scheda), Malpensa perde 200 milioni di euro l'anno,  con la maggior parte delle tratte internazionali in rosso (quelle per Mumbai, Delhi e Shangai da sole fanno un buco da 50 milioni l'anno; solo quelle per gli USA sono in attivo), e anche molte di quelle italiane (Ancona, Venezia, Trieste, Pisa, Firenze). Insomma, l'hub di Malpensa non regge e, anzi, non forse non è mai esistito. Visto il deficit della maggior parte delle tratte internazionali, e visto che il "potere" di Malpensa è stato diminuito dal potenziamento di altri aeroporti lombardi e vicini, come Bergamo, Linate e Venezia (e non ricordo nessuna insurrezione di Lega e Formigoni quando si presero queste decisioni): dal 2000 al 2007, la quota di mercato di Malpensa sul mercato italiano è diminuita dal 22,4% al 17,6%, mentre Linate e Bergamo sono passate rispettivamente da 6,5% e 1,3% a 7,6% e 4,3%. Un hub non dovrebbe prendere meno del 20% del mercato italiano. Ed, infine, l'accusa che si fa a AirFrance di voler cancellare l'hub di Malpensa per favorire il suo (Parigi), è scorretta, in quanto Milano già serve Parigi, e anzi la tratta internazionale con più passeggeri è proprio quella. Senza dimenticare che Milano serve anche altri hub, come quello svizzero.

Insomma, il sistema a due hub è un disastro per l'economia di Alitalia, e tra l'altro non ha nemmeno portato alcun vantaggio sostanziale per Milano. Quindi, bene AirFrance su questo punto, sperando che sappia riqualificare il sistema aeroportuale italiano (anche Malpensa, magari cedendo gli slot ad altre compagnie) e ridurre al minimo il doloroso taglio dei dipendenti. Certamente farà meglio di AirOne.
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