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il blog di Francesco Zanfardino
350 milioni di euro
post pubblicato in Diario, il 25 agosto 2010


                                              

In tempo di crisi, e di drastrici tagli a tutti i settori sociali (scuola, sanità, sicurezza, ecc.) sono una cifra che farebbe gola a qualsiasi Governo. Ma non al governo Berlusconi, che "grazie" ad una norma contenuta nel decreto legge n° 40, converito in legge dal Parlamento il 22 Maggio scorso, rinuncia a questa cifra offrendo la possibilità ad una azienda di chiudere il suo contenzioso con il Fisco pagando solo il 5% della somma dovuta (8,6 milioni di euro). Il motivo? L'azienda in questione è la Mondadori, di proprietà della famiglia Berlusconi.

L'ennesimo scandalo "ad personam", che anche stavolta ha il suo risvolto negativo per le tasche di tutti i cittadini. 7 euro a testa circa, bambini compresi, per salvare le tasche di uno solo. Roba da manifesti, ed in effetti è sconfortante che dall'opposizioni si alzi solo una voce flebile di dissenso.

Sconfiggere il berlusconismo vuol dire anche renderne palesi i danni che arreca al Paese. Oltre che palesare un'alternativa, e qui forse sto davvero chiedendo troppo.

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Il resto del discorso
post pubblicato in Diario, il 1 gennaio 2010


                                                

Alla fine, di tutto il discorso di fine anno di Napolitano è stato risaltato, e pure in maniera distorta, solo l'aspetto, pur rilevante, della necessità delle riforme istituzionali e del dialogo tra le forze politiche nell'interesse comune. D'altronde, era scontato, visto l'improvviso clima di "amore" e "dialogo" scaturito dal post-Duomo.

Ma il Presidente della Repubblica, nei suoi 19 minuti di discorso, ha affrontato ben altre questioni. Innanzitutto, pur spronando alla fiducia e allo sforzo comune per rilanciare il Paese, Napolitano ha sottolineato la tragedia della crisi economica e delle sue devastanti conseguenze che ha avuto, che ha e che avrà per la società italiana, per tante famiglie e soprattutto per i giovani e il Mezzogiorno. Poi ha rimarcato aspetti quale la diffusione della povertà, l'elevata pressione fiscale, i conti pubblici da risanare, le tutele assenti per i lavoratori atipici, le difficoltà del mondo della ricerca, la xenofobia dilagante, e persino un tema molto scottante e ben poco demagogico come le pessime condizioni delle carceri italiane. Tutte tematiche che faticano ad essere cruciali nel dibattito politico italiano, pur essendo importanti come e se non di più delle "riforme", un po' per volontà del governo, un po' per incapacità delle opposizioni nel porle al centro dell'attenzione mediatica e civile nella maniera adeguata.

Ma, alla fine, questo lo sapranno solo i "ventiquattro lettori" di questo blog e chi si informa su Internet ... e chi ha prestato attenzione al discorso di Napolitano mentre si mangiavano gli antipasti del Cenone. Ah, per il nuovo anno, visto il nuovo "clima":  peace & love to everyone ...
 
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Riporto Report: Il Re è nero
post pubblicato in Riporto Report, il 11 maggio 2009


                                           

E' Lunedì e quindi, come d'abitudine, Discutendo si occupa della puntata settimanale di Report, l'ottima trasmissione d'inchieste giornalistiche condotta ogni Domenica sera da Milena Gabanelli su RaiTre. Stavolta si parla di paradisi fiscali, ed in particolare della piccola Repubblica di San Marino (qui il video della puntata, qui la sua trascrizione integrale).

IL RE E' NERO (Paolo Mondani)

San Marino ha 31mila abitanti per 61 km quadrati, ma vi risiedono 12 banche, 59 finanziarie, 6mila imprese ed una crescita media annua del 5.66% del PIL, in linea con le grandi economie emergenti (certo non con l'Italia della decrescita). Il motivo di tanta abbondanza? Un sistema fiscale "conveniente". A San Marino infatti l'imposta è del 19%, contro la pressione fiscale italiana che è già oltre il 40%; ma, soprattutto, nella Repubblica del Titano vige il segreto bancario, e non esiste il reato di evasione fiscale. Succede così che tantissime imprese italiane (comprese le mafie, prima "azienda" del Paese), o per risparmiare un po' sulle tasse, o per riciclare "soldi sporchi", o per entrambi i motivi, diventano fittiziamente "sanmarinesi". Poco importa se in realtà l'impresa vive e produce in Italia, perchè tanto il meccanismo legislativo è così complesso da rendere difficile fermare questa colossale truffa ai danni dello Stato, sia in termini di danni erariali (nel 2007 le banche sanmarinesi hanno raccolto 14 miliardi di euro), sia in termini di contrasto alle mafie.

Questo anche perchè a San Marino non esistono dogane, dunque l'accesso è libero e aperto a tutti (compresi soldi in fuga dall'Italia), perchè l'Italia non fa abbastanza controlli al confine ed in generale sulle imprese "sanmarinesi", perchè c'è stato un certo lassismo da parte di Bankitalia e perchè gli interessi di molte imprese italiane spingono anche la politica italiana a "non impicciarsi". Così che in Italia ancora vige una Convenzione sul libero scambio fra cittadini stipulata con San Marino nel '39, ritenuta persino superiore delle leggi italiane ed europee sull'anti-riciclaggio, che nei fatti legalizza questo stato di cose.

Interessi forti che però danneggiano fortemente l'economia italiana, quella che non imbroglia, perchè non esiste più una libera e pari concorrenza fra le imprese: quelle che truffano lo Stato vanno avanti, quelle oneste si spaccano la schiena e sopravvivono a stento. Per non parlare di noi cittadini, specialmente i dipendenti pubblici, costretti a pagare tutte le tasse e che ben vorrebbero pagarne di meno, facendole pagare a tutti.

Fortunatamente, però, i tempi di crisi sembrano aver aperto gli occhi all'Italia, e a tutta la comunità internazionale. Ad Aprile il G20 di Londra ha infatti deciso di dire basta ai paradisi fiscali, cominciando dall'abolizione del segreto bancario: è stata stilata una lista "nera" di Paesi che non vogliono collaborare, una "bianca" di Paesi già virtuosi e una "grigia" di Paesi che adotteranno nuove regole, poi si vedrà. San Marino è in quella grigia. Vedremo, anche perchè tra poco l'Italia finalmente rinegozierà la famosa Convenzione del '39, e pretenderà l'abolizione del segreto bancario. Speriamo bene.  

IL MIO COMMENTO: Ebbene, la "questione San Marino" è interessante sotto molti punti di vista. Innanzittutto, dal punto di vista formale rivela l'infondatezza dell'utilizzo del PIL come indicatore della crescita di un Paese: San Marino "cresce" sì tantissimo (oltre il 5% annuo in PIL), ma sfido chiunque a ritenere che l'evasione fiscale e il riciclaggio di denaro sporco siano strumenti di crescita "reale" per l'economia globale. Ma soprattutto, la vicenda sanmarinese è il perfetto esempio di una concezione malata dell'economia, basata sull'evasione di ogni regola, e che ha comportato l'attuale crisi economica. Occorre dunque cambiare mentalità, ed imporre il rispetto delle regole, anche con la forza: se San Marino dovesse rifiutarsi di abolire il segreto bancario, di introdurre il reato di evasione fiscale e di collaborare con l'Italia, si deve prendere qualsiasi misura, finanche ad impedire a chiunque di portare capitali e imprese in San Marino. E questo deve accadere per tutti i "paradisi fiscali". Certo, per questo serve una completa tracciabilità del denaro, ma meglio spendere qualcosa in più in controlli che perdere miliardi in evasione e in inefficace contrasto alle mafie. Servono regole, e volontà di farle rispettare: e, magari, contemporaneamente anche allentare un po' la "morsa fiscale" per invogliare le imprese a rispettare le regole. Ma se e solo se ci saranno le prime due condizioni.

Altre rubriche: "L'emendamento" di questa settimana riguarda l'evasione fiscale, e le normative modificate dal Governo per contrastarla (qui video, qui testo); la "Goodnews" invece riguarda la coltivazione della canapa, estremamente vantaggiosa sotto molti punti di vista e recentemente introdotta in Italia dopo decenni di ottuso oscurantismo (qui video, qui testo).

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Paradisi terreni
post pubblicato in Diario, il 5 aprile 2009


                                                   

A quanto pare l'economia mondiale finalmente sta decidendo qualcosa di concreto per evitare nuove crisi. E' stata infatti stilata la "black-list" dei "paradisi fiscali", ovvero di quei Paesi, di solito piccoli Stati che si sostentano solo o quasi di queste cose, che con il loro sistema finanziario e bancario "particolare" permettono il "segreto bancario", e quindi permettono a migliaia di soggetti di sfuggire al fisco (evasione fiscale) o di nascondere "soldi sporchi" (mafia in primis), oppure vari strataggemmi per guadagnare/risparmiare soldi illegalmente o comunque al limite della legalità. Si calcola che il giro d'affari dei paradisi fiscali nel mondo sia di circa 1800 miliardi di dollari l'anno, di cui il 40% provenienti dalla criminalità organizzata, il 45% da "pianificazione fiscale" (cioè l'evasione fiscale), il 15% da corruzione e saccheggi politici, gestiti da 680mila società offshore, 1.200.000 trust e 10.000 banche. Per capire come funzioni questo meccanismo, è molto utile il video qui riportato di "Exit", la trasmissione di La7 condotta da Ilaria D'Amico, che recentemente ha affrontato la questione.

Uno degli Stati della black-list è molto vicino a noi: è la Repubblica di San Marino, pochi km quadrati incatastonati fra la Romagna e le Marche, ma che contengono 13 banche con 60 filiali e 58 miliardi, per un totale di 12.5 miliardi di euro. Un puntino nel mare, certo, ma se teniamo conto del fatto che di quei soldi la quasi totalità è italiana, capiamo bene come sia importante per il nostro Paese sapere che San Marino sta finalmente per riportare il suo sistema finanziario alla "legalità". Sembra proprio che il meccanismo della black-list deciso dal G20 stia mettendo paura, e San Marino, che già stava riflettendo sul da farsi, pare proprio che si sia decisa. Anche per non danneggiare "l'altro" sistema produttivo del Paese, quello "reale", "concreto", che c'è ed è anche importante.

Speriamo che San Marino davvero avvii la legalizzazione del suo sistema finanziario, e che a ruota ciò avvenga in tutto il mondo. Putroppo ho poca fiducia che ciò avvenga, e allora, poichè il sistema dei "paradisi fiscali" fa perdere agli Stati "corretti" miliardi e miliardi di euro, e che la mancanza di regole nel mondo della finanza è alla base di questa crisi, oltre a stilare "liste nere", bisognerebbe fare di più. Bisognerebbe che gli Stati corretti interrompessero ogni relazione economica con questi Paesi fin quando non aboliranno il segreto bancario. Certo, ci sarebbe prima bisogno che i Paesi "corretti" fossero liberi da ogni condizionamento da parte dei soggetti "interessati" che il sistema dei paradisi continui a vivere (mafia, imprenditoria scorretta, singoli soggetti), ma questo è un altro discorso ...

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