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il blog di Francesco Zanfardino
Di prima scelta
post pubblicato in Diario, il 30 agosto 2010


                                            

Come ogni anno, al finire di Agosto si torna a parlare di test d'ingresso per le facoltà universitarie a numero chiuso. Stavolta, però, il fronte anti-test ha la meglio nel dibattito socio-politico, con numerosi esponenti del mondo universitario e non, compresi i famosi "baroni", uniti alle diverse associazioni studentesche per chiederne chi l'abolizione, chi una profonda revisione.

Io non sono un "barone", ma la mia la provo a dire lo stesso, avendo una qualche esperienza diretta (due anni fa feci il concorso in Medicina, piazzandomi primo alla Seconda Università di Napoli). Innanzittuto cominciamo col dire che proprio i test di ingresso sono forse l'unico concorso pubblico che funziona davvero, o quantomeno l'unico che, migliorandosi nel corso degli anni, è riuscito ad ridurre quasi allo zero l'indecenza delle raccomandazioni: grazie all'estrema automatizzazione dei test e alle numerose norme di prevenzione, imbrogliare ai test è diventato davvero molto difficile; in pratica, o devi conoscere chi fa le domande (e tenete conto che le persone che fanno i test sono a conoscenza ognuno di solo una parte dei quiz) o devi avere la fortuna di avere affianco a te qualcuno che ti aiuti durante la prova,o devi riuscire ad eludere la sorveglianza in tema di palmari, telefonini & co (e riuscire a sfruttarli). E vi garantisco che si tratta di cose molto improbabili ... tant'è vero che, se vi guardate in giro, troverete tanti "figli di" che non sono riusciti ad entrare ai test nonostante "l'attivismo" dei loro "padrini" (e forse non è un caso che i vari "baroni" chiedano la revisione dei test d'ingresso ... ma qui siamo nel campo della malizia). E la differenza si vede soprattutto rispetto ad altri tipi di concorso, dove le raccomandazioni regnano incontrastrate, per l'assenza la rigidità del "modello Medicina" e soprattutto per la presenza di prove orali/scritte/pratiche che per definizione non sono oggettive. Un esempio? Proprio l'accesso alle specializzazioni di Medicina: stesso ambito, ma lì c'è anche la prova scritta ... e fatevi raccontare da chi ci ha provato, come funziona lì. E pertanto, aggiungo io: estendiamo il "modello Medicina" a tutte i concorsi pubblici, compatibilmente con le risorse a disposizione.

Ciò non significa che non abbiano bisogno di una revisione: tutto è perfettibile, figuriamoci i test d'ingresso che non sono nemmeno vicini alla perfezione. Ma l'abolizione no: è vero, esiste il "diritto allo studio", ed è molto demagogico chiederla, ma non si può concretamente pensare che il sistema universitario italiano sia in grado di reggerla. Ogni anno decine di migliaia di studenti provano le facoltà a numero chiuso (pagando e soffrendo), poche migliaia ci riescono: e se considerate che spesso, quando frequento i corsi, non riesco a sedermi per la mancanza di posti, riuscirete a capire che servirebbe decuplicare strutture, personale e servizi delle facoltà per fare fronte alla richiesta. Il tutto solo per il primo anno, o comunque i primissimi anni: perchè tanto dopo la maggior parte degli studenti abbandonerebbero, come accade in facoltà come Giurisprudenza o Ingegneria, dove l'accesso è libero e dove si iscrivono tantissimi studenti, magari spinti dalle famiglie, per poi abbandonare dopo pochi anni, se non mesi. Perdendo tempo che avrebbero potuto impiegare con miglior frutto scegliendo altri percorsi.

Una "selezione" ci vuole, dunque. Magari da estendere a tutte le facoltà universitarie più richieste, magari con una minore rigidità (e, d'altronde, la stesse attuali facoltà a numero chiuso dovrebbero aumentare i posti a disposizione, specialmente Medicina, dato che si prevede un'ondata di pensionamenti fra circa dieci anni e qualcuno dice che si dovrà addirittura assumere all'estero). Poi si può discutere su "quale" selezione, e qui mettiamoci l'anima in pace: qualsiasi modello sarebbe "ingiusto", con ciascun modello persone meritevoli potrebbero essere sopravanzate da persone meno meritevoli. Compreso quello che sto per indicare: si tratta dunque solo di cercare il modello che limiti al minimo le ingiustizie. Comincio dalla valutazione del "curriculum" scolastico, invocata da più parti in questi giorni, senza che però nessuno ricordi che questa era già stata introdotta dal governo Prodi, e poi prontamente cancellata dal nuovo governo Berlusconi: all'estero vale fino al 50% del punteggio dei test, da noi zero. E invece sarebbe molto giusto dare una mano, magari inferiore, agli studenti che hanno conseguito il diploma con profitto, specialmente nelle materie attinenti: e il "decreto 25 punti" di Mussi-Fioroni andava nella direzione giusta per diminuire la possibilità di "perdere per strada i meritevoli" . Ovviamente, ci sarebbe un problema: ovvero il fatto che, molto spesso, in certi istituti privati si "regalano" i voti (specialmente in quelli frequentati dai figli dei "baroni, e qui torniamo alla malizia di prima), e ciò potrebbe portare ad una "sleale concorrenza".

E qui ci sarebbe bisogno di un'altra grande revisione in tema di formazione, ovvero quella degli istituti privati ... ma qui sfociamo in un'altra interminabile discussione. Quantomeno, però, si potrebbe risolvere il problema dei test, eliminando il "numero di posti" e sostituendo quindi la graduatoria con un "punteggio d'ingresso" (ovvero: per entrare non devo rientrare nei primi X posti, ma superare un X punteggio, ovviamente adeguato): in questo modo si elimina la competizione (neutralizzando la sleale concorrenza causata dai pochi raccomandati, e dai 25 punti eventualmente dati "a gogò"), e si elimina anche un ulteriore problema: la diversità dei punteggi d'ingresso nell varie università italiane, con i primi esclusi di determinate università che sarebbero entrati con agilità in altre università dove l'ultimo entrato ha conseguito un punteggio ben più basso.

Ecco, in sostanza, la "revisione" che farei. Ma, ripeto, sono ben altri i concorsi pubblici che andrebbero rivisti. Di quelli, però, nessuno ne parla.

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L'alternativa
post pubblicato in Diario, il 7 novembre 2009


                                               

Oggi è partito ufficialmente il "nuovo vecchio corso" per il PD, con l'inconorazione ufficiale di Pierluigi Bersani da parte dell'Assemblea Nazionale del partito, fresca eletta alle Primarie, riunitasi a Roma. Missione del nuovo segretario, "preparare l'alternativa", come d'altronde sottolineato dal pannello del retro-palco.

Vedremo se Bersani riuscirà davvero nel suo intento. Trovo inopportuno giudicare una persona a priori, sia in un senso che nell'altro. Un giudizio complessivo lo si potrà dare tra quattro-cinque mesi, quando già si sarà capito che "senso" Bersani voglia dare a questa "storia", e si sarà vista già la sua applicazione in campo elettorale (con le Regionali). Io sono un po' pessimista, ma d'altronde non mi sono candidato per la mozione Marino per caso ...

Intanto, saluto con favore l'elezione di Rosy Bindi alla Presidenza del Partito, che fossi stato in un Franceschini vincente avrei nominato ugualmente ... e, in effetti, sarebbe stato meglio se Bersani avesse nominato Presidente uno delle mozioni perdenti, in segno dell'unità del Partito. Ma forse è stata meglio così, visto che in questa ipotesi Presidente sarebbe diventato l'accomodante Franco Marini (che in realtà, secondo me, avrebbe tanto voluto sostenere Bersani, ma non poteva fare uno sgarbo così grande al suo allievo Franceschini), che ha vergognosamente reclamato poltrone per Fioroni e gli altri suoi colleghi "ex popolari".

In fondo non me ne sono stupito più di tanto, e d'altronde la presenza ingombrante di Marini e Fioroni è uno dei principali motivi per il quale non credevo in Franceschini. Ed è il motivo per il quale ho fortemente avversato la mozione Bersani, che di tali presenze ne abbondava molto di più (e che infatti si sono lamentate in questi giorni per le "troppe" poltrone che Bersani sembrava voler concedere ai franceschiniani). D'altronde, questo è il male principale del partito, e la principale sfida per Bersani, se vorrà davvero cambiare questo Partito.

Per preparare l'alternativa, infatti, bisogna essere davvero alternativi al berlusconismo, e quindi cambiare davvero. E per esserlo bisogna essere liberi dai tanti gruppi di poteri ostili ad un vero rinnovamento. A cominciare dalle correnti interne poltronaie e senza ideali. Tanti auguri, Pierluigi.

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Da quale pulpito
post pubblicato in Diario, il 8 novembre 2008


                                          

L'altro giorno la maggioranza ha fatto una enorme polemica su un manifesto del PD riguardante il sen.Gasparri. Nel manifesto viene riportata la foto di Gasparri e le sue dichiarazioni su Obama ("Ora sarà felice Al Qaeda", in riferimento alla vittoria del senatore democratico), con sotto la scritta "vergogna" e il commento "il mondo esulta, la destra diffama".

Ebbene, ecco i commenti del centrodestra:
- Cicchitto, presidente dei deputati PDL:  "Un manifesto incredibile con tanto di fotografia per indicare un bersaglio da colpire. Un manifesto di autentica barbarie che può provocare pericolosissime conseguenze. Il Pd deve solo vergognarsi e dovrebbe chiedere scusa";
- Gramazio (Lega): "Metodi stalinisti";
- Vizzini (PDL): "Falso buonismo, ecco il vero volto della sinistra";
- Min.La Russa: "Una istigazione alla violenza";
- Bocchino (PDL): "Aggressione politica";
- ecc.ecc.ecc., in una sequela di affermazioni tutte eguali che hanno campeggiato nei nostri Tg.

Ecco poi il commento dello stesso Gasparri: "A Roma in queste ore campeggiano manifesti firmati dal Pd con la mia foto e su scritto 'vergogna'. E' uno stile più da Brigate Rosse che da partito democratico. Indicare un obiettivo con una foto in un momento in cui nelle piazze ci sono tensioni è irresponsabile. Sono più stupito che preoccupato da questi allievi di Goebbels e Stalin".

Quando poi il vicesegretario PD Dario Franceschini ha provato a far notare come nel manifesto del PD non ci fosse nulla di offensivo o di inventato o una qualsiasi istigazione alla violenza, ma semplice dialettica politica (come potete d'altronde verificare vedendolo), e che anzi il centrodestra nel passato ha fatto manifesti simili, come quello su "Prodi pinocchio", Prodi a Roma "manco morto, ma chi te vole?", Prodi causa di "figuraccia internazionale", Prodi che "ride ma tutti piangono", ma anche molto peggiori, come quello su Prodi, Iervolino, Pecoraro raffigurati come sacchi di monnezza,  oppure come quello su Prodi "dracula", Prodi preso a calci nel sedere, eccetera, eccetera, eccetera ... ecco come risponde il PDL: "Questo Franceschini che parlava oggi ci ha ricordato quel Franceschini terrorista (Alberto, tra i fondatori della Br, ndr). Dovrebbe vergognarsi e chiedere scusa per il tono con cui ha rivendicato l'azione stalinista condotta dal suo partito, di cui evidentemente era consapevole nel probabile ruolo di ispiratore". Insomma, zero argomentazioni, zero discussione sul merito, anzi ulteriore offese, con Franceschini paragonato ad un terrorista. Oltre che coglione ed imbecille, ovviamente.

Esilarante poi il commento di Giorgia Meloni, Ministro della Gioventù: "Credo che il manifesto contro Maurizio Gasparri sia un esempio di come non si dovrebbe mai fare politica, trasformando gli avversari in nemici". Il Ministro forse si dimentica i manifesti del suo movimento, Azione Giovani, con Visco raffigurato come "dracula", e soprattutto Fioroni rappresentato come "Al Capone" e con fori di proiettile. Non è forse questa una, stavolta vera, "istigazione alla violenza"?

P.S. Insomma, tutta na caciara per cercare di mascherare le gaffe e le gravi offese del premier. Però sono bravi: bisognerebbe dar loro tutte le cattedre di Comunicazione delle Università Italiane. Specializzazione: strategia comunicativa e faccia tosta.

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Bisogna tenere duro sui tetti di spesa per i libri scolastici
post pubblicato in Diario, il 11 luglio 2008


                                                 

Lo scorso 25 Febbraio il precedente Ministro dell'Istruzione Beppe Fioroni aveva firmato un decreto che aveva fissato i "tetti di spesa" per il libri scolastici anche alle scuole superiori. In particolare, nel complesso dei 5 anni non andava sforato il limite dei 913 euro per i professionali, 1290 per i tecnici e 1490 per i classici e scientifici; inoltre, era stabilito un tetto massimo anche per i singoli anni.

Ebbene, secondo un'indagine condotta e pubblicata oggi da Repubblica.it su quasi 300 prime classi di liceo scientifico e classico, i tetti di spesa saranno sforati nel 70% dei casi, con una spesa che arriverà fino a 500 euro per studente, esclusi i dizionari (con i quali si può arrivare fino a 750 euro per gli studenti del classico). Un vero e proprio salasso per tantissime famiglie che così si vedono costrette a rinunciare ai libri considerati "meno utili", oppure a ricorrere all'usato. Con tutte le conseguenze negative per l'indotto. Inoltre, si tratta di un danno per lo stesso Stato, che dovrà spendere più soldi per i rimborsi dei libri alle famiglie svantaggiate. E di fronte a questo, il nuovo Ministro Gelmini si limita a disporre che le scuole spieghino le loro motivazioni nel sito Internet dell'AIE (Associazione Italiana Editori).

No. Bisogna tenere duro sui "tetti di spesa". Perchè, se al L.Scientifico "Da Vinci" di Milano gli studenti della prima C spenderanno solo 248 euro per 13 libri (57 in meno al tetto previsto), se al L.Classico "Lucrezio Caro" di Roma spenderanno 257 euro per 12 libri (63 in meno al tetto previsto), vuol dire che la colpa degli sforamenti non è solo dell'aumento del costo dei libri, ma anche mette in lista una ventina di libri o vi inserisce i più costosi.

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P.S. Ho ricevuto da ADestra il premio "Brillante Weblog". Come da regolamento, oltre a citare il link del loro blog, devo premiare, e lo faccio con immenso piacere, altri 7 blog. I blog da me premiati, certamente più meritevoli di me, sono: Contracorriente, Geco, Paolo Borrello, Punto di Vista, Quo Vadis, Raser, Rosa Valenti. Ringrazio ancora ADestra, che mi dispiace non poter ricambiare come da regolamento, anche se loro davvero meritano il premio, se non altro per la straordinaria abilità nelle vignette ...

                                                                  

Fissato il "tetto" massimo per il libri di testo alle superiori
post pubblicato in Diario, il 25 febbraio 2008


                       

Oggi il Ministro della Pubblica Istruzione Giuseppe Fioroni ha firmato il decreto con il quale si stabilisce un "tetto di spesa" per i libri di testo anche alle superiori. Finora, infatti, tale tetto esisteva solo per elementari e medie. Ecco i tetti nei dettagli (si parla di spesa complessiva per tutti i 5 anni del corso di studi):

Istituti professionali: 913 euro
Istituti tecnici: 1115 - 1290 euro (cambia a seconda dell'istituto)
Licei classici e scientifici: 1490 euro

Inoltre, sono previsti anche tetti "per anno" (maggiori informazioni: qui).

Si tratta di un provvedimento importante, che rigurarda 2,6 mln di ragazzi, se si pensa che nell'ultimo anno i prezzi dei libri scolastici hanno subito aumenti dal 3% al 10% (dati Mov.dif.cittadino). E che, con i parametri stabiliti dal decreto, il 40% delle classi italiane sfora il tetto. Ovviamente, ciò non vuol dire che il decreto sia esente da difetti, come denuncia l'associazione italiana editori: non sarebbero stati infatti consultati, e questo non va bene, anche se è evidente che qualcosa andasse fatto. Ma soprattutto gli editori fanno emergere una lacuna: quella del liceo linguistico (anche se su Wikipedia ho letto che il Linguistico è in fase sperimentale e rientra ancora negli istituti tecnici).

Comunque, è un primo passo per fermare l'aumento sconsiderato dei prezzi (l'infausto dato dell'inflazione per i beni di largo consumo, il +4,9% annuo, è significativo).
Debiti formativi e test d'ingresso, comincia il cammino verso la meritocrazia
post pubblicato in Diario, il 29 dicembre 2007


                       

Scuola e Università. Due settori, strettamente legati, di cui è inutile sottolineare l'importanza per la vita del Paese. Due settori in cui è indispensabile salvaguardare il merito. Solo se dimostrerà di essere meritocratica l'Italia potrà vincere la sfida del futuro.

Certo, non è che nessuno sia premiato per il merito. Fortunatamente, in Italia le eccellenze ci sono e ogni tanto spuntano fuori (come la studiosa italiana che ha vinto il Premio Inventore Europeo dell'anno per aver inventato una bio-plastica dall'amido di mais). Il problema non sono le eccellenze, che riescono comunque ad andare avanti. Il problema è che manca in Italia un forte strato di meritevoli, che magari non sono a livello delle eccellenze, ma che sappia fare bene il suo lavoro e contribuire al progresso. Uno strato di meritevoli che invece fatica ad emergere, schiacciato da troppi corporativismi e da troppi clientelismi. Dal "popolo delle raccomandazioni", per dirla breve.

Fortunatamente in questa direzione qualcosa si sta facendo. Qualche mese fa la riforma Fioroni dei debiti formativi, criticata con molte manifestazioni dagli studenti. In realtà, questa riforma non fa altro che confermare il sistema precedente, tranne che per un piccolo (ma decisivo) passaggio. In pratica, precedentemente lo studente liceale poteva essere promosso ance con due debiti formativi, cioè due materie in cui non raggiungeva la sufficienza. Debiti formativi da saldare nell'anno scolastico successivo: a Settembre c'era una prima verifica, e se non si superava quella, verso Gennaio un altra; se non si superava nemmeno questa, si veniva bocciati. Con il risultato che spesso, anzi "spessissimo", per esempio, studenti di liceo scientifico si "portavano" un debito in matematica per tutti e cinque gli anni (vi posso garantire che succede davvero così), o che, molto raramente (perchè si chiudeva un occhio) studenti venivano bocciati, che so, al 4°anno, per un debito contratto al 3°anno (e costretti a ripetere il 4°anno, senza più recuperare quel debito del 3°anno). Invece, con la riforma Fioroni i debiti contratti a fine anno devono essere saldati entro il Settembre successivo (il cosidetto "esame di riparazione"), e se non li si supera, non si viene promossi, ma si deve rifrequentare l'anno per recuperare. Finalmente un pò di serietà.

Infine, la notizia di oggi. E cioè che il Ministro dell'Universita e della Ricerca Fabio Mussi ha inserito nel cosiddetto "decreto milleproroghe" un nuovo sistema per le graduatorie dei test d'ingresso delle facoltà a "numero chiuso". In pratica, coloro che parteciperanno ai test per entrare a Medicina e le altre facoltà a "numero chiuso" avranno a disposizione non più solo gli 80 punti dei quiz, ma anche altri 25 punti derivati dai risultati della scuola superiore. Come spiegato nel decreto, contribuiranno a definire questa "dote" "la media complessiva, non inferiore a sette decimi, dei voti ottenuti negli scrutini finali di ciascuno degli ultimi tre anni di frequenza della scuola secondaria superiore; la valutazione finale conseguita nell'esame di Stato dal 20 per cento degli studenti con la votazione più alta, comunque non inferiore a 80 centesimi; la lode ottenuta nella valutazione finale dell'esame di Stato; le votazioni, uguali o superiori agli otto decimi, conseguite negli scrutini finali di ciascuno degli ultimi tre anni in discipline, predefinite nel bando di accesso a corsi universitari, che abbiano diretta attinenza o siano comunque significative per il corso di laurea prescelto".

Insomma, se prima per i test d'ingresso contava solo il voto finale del diploma, e solo in caso di parità di punteggio ai quiz, adesso arriva una "dote" di 25 punti che tutti quelli che hanno fatto o si apprestano a fare un test d'ingresso sanno come sia decisiva per l'ingresso alle facoltà. Finalmente un pò di meritocrazia.

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