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il blog di Francesco Zanfardino
C'è chi vende frutta, c'è chi vende allo scoperto
post pubblicato in Diario, il 23 agosto 2011


Forse in tanti, di fronte al panico mondiale per quei crolli percentuali delle varie Borse, avranno pensato: ma a me che me ne frega, perchè l'economia mondiale deve dipendere dal crollo di un azione e non dal se si realizza o meno una macchina, dal se si compra o meno una cassa di frutta, eccetera. Ovvero: qual è il legame di questo ottovolante finanziaro con l'economia "reale", perchè ci si preoccupa in maniera esagerata quando si rompe questo giochino dei vari broker e non quando la crisi economica manifestai suoi effetti devastanti nella realtà quotidiana delle famiglie?

Vi confesso che anch'io, che infatti non sono ancora riuscito a farmi una buona cultura in economia, mi sono posto più volte questa domanda, senza ancora riuscire a darmi una risposta compiuta. Ho capito vagamente che le Borse sono importanti perchè rappresentano un metodo di finanziamento per le aziende, che in cambio di una rinuncia a parte del potere sul proprio destino (in favore degli azionisti) e di un maggiore rispetto delle regole (le società quotate in Borsa sono più controllate delle altre) ottengono finanziamenti, ovviamente in base alla fiducia del mercato ovvero degli azionisti ovvero dei singoli investitori che, comprando le azioni di una determinata società, hanno fiducia nel fatto di stare investendo su una azienda che farà profitto dei soldi che sta ricevendo e che, tramite i "dividendi", farà partecipe di tale profitto i suoi azionisti.

Spero di aver riassunto bene il senso delle Borse valori. Ora, detto ciò, in questo periodo di crisi finanziaria mi ha incuriosito molto un espressione, cioè "vendite allo scoperto". Sono state vietate lo scorso 12 Agosto per i successivi 15 giorni proprio per frenare l'ondata speculativa che stava aggravando il tracollo finanziario mondiale di quei giorni (tra l'altro riuscendo nell'intento). Ho cercato di capire cosa fossero realmente, allora, e ho approfondito la questione senza capirci granchè, come al solito. Copio-incollo Wikipedia:

<<< Vendita allo scoperto ("short selling"): operazione finanziaria che consiste nella vendita di titoli non direttamente posseduti dal venditore, con l’intento di ottenere un profitto a seguito di un trend o movimento ribassista delle quotazioni di titoli (azioni, strumenti, beni) prezzati in una borsa valori.

Difatti tali titoli, solitamente forniti da una banca o da un intermediario finanziario, durante lo short selling vengono istantaneamente prestati dal loro fornitore al venditore allo scoperto (chiamato anche scopertista o short seller oppure venditore a nudo) e quindi subito venduti da quest'ultimo.

(...) Siccome l'incasso generato dalla vendita dei titoli è antecedente rispetto al momento del loro effettivo acquisto da parte del venditore, lo short selling viene effettuato quando lo scopertista prevede che il costo della loro successiva acquisizione sul mercato (quella destinata alla ricopertura dello scoperto, cioè a rifondere il datore del prestito) sarà inferiore al prezzo precedentemente incassato (e di solito tale controvalore ricevuto viene provvisoriamente posto a garanzia sullo short fino a ricopertura eseguita). In questo caso il rendimento complessivo dell'operazione di short selling sarà risultato in profitto.

Se, al contrario, il prezzo dei titoli aumenta durante il tempo del prestito, il rendimento dell'operazione sarà risultato in perdita. Per tale ragione la vendita allo scoperto si effettua principalmente quando i mercati azionari si trovano in una fase discendente, da qui il nome "short" (tr. "breve") giacché storicamente le fasi discendenti dei mercati finanziari hanno una durata più breve e sono meno numerose delle fasi ascendenti >>>

Il fatto è che, sarò pure un ignorantone in economia, ma non riesco proprio a trovare il nesso fra questo tipo di strumenti finanziari e l'utilità sociale delle Borse valori che ho descritto prima. Nè riesco a capire perchè simili operazioni siano state fermate solo per 15 giorni e non per sempre. Mi aiutate? Possibile mai che il destino di milioni di famiglie dipendi da simili magheggi compiuti da singorini in giacca e cravatta davanti allo schermo di un PC, che speculano scommettendo sulle perdite delle società e aggravano le crisi finanziarie?

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Auto-debito
post pubblicato in Diario, il 22 novembre 2009


                                           

Arrivo un po' in ritardo, mi ero dimenticato di segnalarlo. Per fortuna che a ricordarmelo c'è AgoraVox, e questo articolo sull'ennesima trovata di Tremonti&Co per prendere in giro gli italiani (e cercare, purtroppo spesso riuscendoci, a farli "fessi e contenti"): il presunto "sconto IRPEF" sull'acconto di Novembre della nota tassa. In pratica, invece di pagare la prima parte dell'IRPEF (entro il 30 di questo mese) per intero, se ne pagherà solo l'80%. Per poi restituire allo Stato questo 20% nella seconda rata di Giugno 2010.

Ora, a chiunque presti un minimo d'attenzione a queste parole, sarà palesemente chiaro che si tratta di una forma di "auto-indebitamento", dunque abbastanza inutile e persino pericolosa per coloro (spero pochi) che faranno follie perchè apparentemente hanno più soldi del previsto. Una delle tante espressioni della "finanza creativa" di Tremonti, insomma, tesa a cercare di fare "fessi e contenti" gli Italiani, e di quelle logiche di indebitamento che hanno contribuito fortemente all'insorgere della crisi economica. D'altra parte, chiunque può autoindebitarsi quando vuole, dunque sarebbe legittimo chiedersi a che cosa serva un proveddimento legislativo del genere. Evidentemente, serve solo dal punto di vista mediatico, per rafforzare la favole del Governo che taglia le tasse. E, in effetti, certo non aiuta che l'intero mondo mediatico, pur ricordando che alla fine l'IRPEF risparmiata si dovrà restituire dopo, usi termini molto impropri come "taglio", "sconto", "risparmi".

Intanto, la pressione fiscale sale alle stelle, e nessuno rende conto alla banda Berlusconi delle promesse fatte in campagna elettorale sulle tasse, dopo due anni di torpiloqui contro le enormi tasse che il Governo Prodi avrebbe imposto agli Italiani. Ebbene, se dopo due Finanziarie, ovvero due anni economici del Governo Berlusconi, queste tasse non sono state tolte, evidentemente fanno comodo. Tanto, si può sempre dire che si è tagliata l'IRPEF e quel poco di ICI alle famiglie più ricche ...

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Per evitare altre crisi, abolire la "finanza creativa"
post pubblicato in Diario, il 7 ottobre 2008


                                                

L'Italia non ha ottenuto niente dal vertice Ecofin di Strasburgo. E' stata infatti bocciata l'ipotesi del fondo UE, sostenuta da Berlusconi e Tremonti, mentre è stata aumentata a 50.000 € la garanzia dei depositi bancari (ma in Italia è già a 103.000 euro). E forse non è un male, anche se sui "piani di salvataggio" le valutazioni sono le più diverse.

Ora, premesso che di economia, o meglio di questa economia "irreale", non ci capisco un'acca, e che quindi non so indicare qual'è la soluzione migliore alla crisi (se c'è), anche se ad occhio direi che il modo migliore è sostenere direttamente lavoratori, consumatori e pensionati per far ripartire i consumi, posso però azzardare una ipotesi per il futuro. Ovvero, per evitare nuove crisi va regolato il mercato, a cominciare dalla "finanza creativa", ovvero da quella parte del mondo della finanza "astratto", che specula su investimenti ad alto rischio o comunque su cose lontanissime dall'economia reale. Quel tipo di "finanza creativa" che ha dominato e domina negli USA, e che qualcuno voleva far dominare anche in Italia (persino le ipoteche sulle case per far "ripartire" i consumi!), fortunatamente non riuscendoci.

Insomma, regolare, o anche abolire, questo tipo di finanza. Nei limiti del possibile, ovviamente. Perchè il liberismo senza regole non funziona, e lo si è visto.

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Ennesimo imbroglio del Governo: stavolta sull'8 x mille
post pubblicato in I frutti della demagogia, il 24 settembre 2008


                                                             

Dopo il doppio imbroglio sull'inflazione programmata di cui ho parlato ieri, ecco un nuovo imbroglio di Tremonti e del Governo. Stavolta si tratta dell'8 per mille destinato allo Stato, che dovrebbe essere utilizzato per finalità solidaristiche, e invece è stato usato per finanziare il decreto ICI.

D'altronde c'eravamo abituati alla "finanza creativa" di Tremonti. Già nel 2004 e nel 2006 Tremonti depredò il fondo dell'8 per mille, fino a ridurre al 6% le risorse destinate a finalità solidaristiche. Nel 2007 e nel 2008 Prodi invertì la rotta, riportando queste risorse al 72%, dirottando solo 24,5 milioni degli 88 disponibili. Ma poi Tremonti, tornato al Ministero, torna alle vecchie abitudini, e utilizza i restanti 60 milioni per finanziare parte del decreto ICI, destinando solo 3,5 milioni per finalità solidaristiche. In particolare, solo 7 progetti sui 808 già approvati e che quindi ora non vedranno nemmeno un euro. Tra l'altro 7 calamità naturali, quindi niente fondi ai beni culturali, alla fame nel mondo, all'assistenza, alle associazioni di volontariato. Quando poi sarebbe bastato non levare l'ICI a qualche riccone con la casa nel centro di Roma.

Insomma, il lupo perde il pelo ma non il vizio. Anche se nel caso di Tremonti bisognerebbe parlare di "volpe".

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Le furbate di Tremonti
post pubblicato in Diario, il 21 giugno 2008


                         

Niente da fare. La "finanza creativa" di Tremonti è tornata. Dopo aver finanziato il taglio ICI eliminando fondi qua e là, soprattutto quelli per le infrastutture in Sicilia e Calabria (circa 1,3 miliardi di euro ... e vorrebbero fare pure il Ponte sullo Stretto!), ora Tremonti finanzia la sua prima manovra finanziaria con miliardi di euro tagliati a Sanità, P.A. ed Enti Locali. Ma non starò qui a tediarvi con la lista dei tagli.

Ciò che mi preme sottolineare oggi è l'ennesima furbata di Tremonti. Una di quelle che gli fa meritare l'aggetivo "creativo" che da anni gli viene affibiato quando pianifica le manovre di bilancio. Qualche giorno fa, infatti, il Governo ha approvato il Dpef (Documento di Programmazione Economica e Finanziaria), il "preliminare" della nuova Finanziaria. Ebbene, nei Dpef sono sempre indicate le previsioni dell'andamento dei principali indicatori economici: è confermata la graduale crescita del PIL nei prossimi anni, il pareggio di bilancio del 2001 e la diminuzione del debito pubblico, anche se tutto in termini meno positivi del previsto. L'unico indicatore che rimane fermo è quello dell'inflazione: Tremonti ha pensato bene di lasciarla all'1,7% per il 2008 (e all'1,5% per i prossimi anni). Mentre in realtà l'inflazione è già al 3,7%, più del doppio, dopo i vertiginosi aumenti degli ultimi mesi.

Vi starete chiedendo: perchè falsare questo dato e non gli altri? La risposta è molto semplice: sull'inflazione programmata nel Dpef si basa il riadeguamento automatico dei contratti all'inflazione. Dunque, rimanendo basso il dato dell'inflazione, Tremonti può evitare di spendere soldi per riadeguare all'inflazione i salari dei dipendenti pubblici. Ma, nel frattempo, così i dipendenti pubblici perdono sempre più potere d'acquisto.

Eppure in campagna elettorale tutti a dire: "dobbiamo far recuperare il potere d'acquisto ai dipendenti pubblici", "non metteremo le mani nelle tasche degli Italiani"... e ancora, all'insediamento del nuovo Governo, il ministro del Welfare Sacconi dichiarava: "Da dove partiremo? Alzeremo i salari dei nuovi dipendenti". Vabbè, d'altronde avremmo dovuto capirlo quando, in piena campagna elettorale, il Governo dimissionario propose all'allora opposizione di rispettare subito la norma prevista in Finanziaria 2008 (ovvero che ogni euro di extragettito dovesse essere destinato ai dipendenti pubblici), utilizzando i 4 miliardi di extragettito dei primi mesi del 2008, l'allora opposizione si rifiutò, dicendo: "Il potere d'acquisto dei salari? Ci penseremo noi al Governo". S'è visto.

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