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il blog di Francesco Zanfardino
Un Primo Maggio senza capolarato
post pubblicato in Diario, il 1 maggio 2010


                                               

Ritrovarsi a festeggiare il Primo Maggio in un Paese dove non c'è il reato di capolarato non ha prezzo. Per tutto il resto ... almeno consoliamoci con il Concertone.

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Imparzialità
post pubblicato in Diario, il 11 settembre 2009


                                                       

Non mi appassiono granchè all'affaire-Fini. Anche perchè, se da un lato ho da sempre ritenuto il Presidente della Camera uno dei pochi personaggi stimabili e con una certa statura politica di quello che si ostinano a chiamare destra o centrodestra (sono "populisti" e basta), trovo fatica a credere che si possa davvero cambiare idea su tanti argomenti in così poco tempo. Dunque trovo che probabilmente si tratti più di manovre politiche tutte interne al PDL, o addirittura di un tentativo di togliere argomenti all'opposizione "inglobandoli" nella stessa maggioranza, più che di un sincero e così netto cambiamento di opinioni politiche che, d'altronde, se fosse reale, dovrebbe portare automaticamente ad un cambio di partito.

Ma ciò che mi importa sottolineare oggi è un altra cosa. E' la rivalità che si sta venendo a creare tra i due Presidenti delle Camere, Fini e Schifani. Il primo tutto intento ad apparire smarcato da Berlusconi, il secondo tutto impegnato a difenderlo. Con una differenza: Schifani accusa Fini di venir meno al dovere di imparzialità che gli impone il suo ruolo. Lo ha fatto al Meeting di Comunione e Liberazione, quando, riferendosi alla difesa della laicità da parte di Fini e alle sue opinioni favorevoli sul testamento biologico, Schifani ha sentenziato che "sarebbe un errore condizionare i parlamentari attraverso interventi, seppur autorevoli, di qualunque provenienza". Lo ha fatto alla Festa del PD, quando, incalzato da chi gli chiedeva delle sue differenze con Fini, ha dichiarato: "Ho sempre pensato che le alte cariche istituzionali vadano preservate dalla quotidianità del dibattito politico (...) Il mio ruolo di garanzia mi impone di essere garante non solo delle regole ma anche di una imparzialità di carattere politico".

Ora, senza entrare nel merito, vorrei solo far notare al Presidente del Senato che a quelle sue dichiarazioni sono seguiti comportamenti del tutto contrari, o perlomeno uguali ai "crimini" commessi da Fini, anche nell'ambito delle occasioni in cui le ha fatte: basti pensare alle parole spese sull'insegnamento religioso e sulla RU486 a Rimini, o quelle pronunciate alla Festa di Genova, ma soprattutto alla vera e propria arringa difensiva in favore di Berlusconi pronunciata oggi a Gubbio, il giorno dopo l'intervento proprio di Fini: ha negato che ci sia un problema di libertà di stampa, evoca "teoremi" dei magistrati sulle stragi di mafia, nega problemi di libertà di espressione nel PDL, spegne eventuali cambiamenti al ddl sul testamento biologico, addirittura esprime un no secco al voto per gli immigrati. Bella imparzialità.

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Monarchia o Repubblica?
post pubblicato in Diario, il 2 giugno 2009


                                                  

Festeggiare il 2 Giugno vuol dire ricordare quel giorno di 63 anni fa in cui gli Italiani e, per la prima volta, le Italiane, scelsero di liberarsi della Monarchia e di incamminarsi verso la Repubblica. Festeggiare il 2 Giugno vuol dunque dire riconoscersi nei valori della democrazia e della Costituzione, fondamenti di una Repubblica degna di questo nome.

Eppure, 63 anni dopo, non solo buona parte degli Italiani non sa cosa si festeggia questo giorno, non solo la maggioranza degli Italiani non sa perchè si festeggia questo giorno, ma stiamo assistendo all'impoverimento delle fondamenta stesse di questa giornata, ovvero la volontà di festeggiare. D'altronde, non potrebbe essere altrimenti, in un paese dove l'uguaglianza fra gli uomini è minacciata dalla xenofobia, l'uguaglianza di fronte alla legge è minacciata da norme personalistiche, la libertà religosa è minacciata dall'intolleranza, la parità di genere è minacciata dal disprezzo normativo e sociale verso le donne, il diritto al lavoro è minacciato dal precariato infinito, la laicità dello Stato è minacciata da un ipocrita conservatorismo, la libertà di pensiero è minacciata dall'intolleranza politica e da un mecenatismo perverso, la credibilità delle istituzioni è minacciata dalla corruzione dilagante, il senso dello Stato è minacciato da partiti politici indifferenti alle feste celebrative della Repubblica e della democrazia.  Eccetera eccetera eccetera.

Ma soprattutto la Repubblica è minacciata da una società che non si ribella a tutto questo. Anzi, si è ormai assuefatta ad uno status quo inacettabile per chi si sente davvero "democratico" e vede con sofferenza un Paese che si fa trascinare lentamente nei baratri più profondi. Per carità, non è solo colpa loro: alla società italiana mancano i mezzi per poter liberamente pensare sulla condizione propria e del proprio Paese, grazie ad una vera e libera informazione inesistente o quasi.

Insomma, l'Italia sta diventando sempre di più un Paese pronto per la dittatura. Che il futuro dittatore sia o no uno dei personaggi attualmente in vista è solo un dettaglio: quel che conta è che siamo al termine di un processo involutivo che ci sta facendo tornare indietro di sessant'anni. Tra un po', insomma, saremo chiamati a scegliere nuovamente tra Monarchia e Repubblica: fin quando siamo in tempo, usiamo l'unica arma rimasta. Il voto. "Pensiamoci bene" ...

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Il mondo che vorrei
post pubblicato in Diario, il 1 maggio 2009


                                              

Il mondo che vorrei è un mondo dove le donne non vengono licenziate perchè scelgono di mettere al mondo un figlio.
Il mondo che vorrei è un mondo dove i più deboli, a cominciare dagli immigrati, non vengano sfruttati da datori di lavoro senza scrupoli.
Il mondo che vorrei è un mondo dove lavoro vuol dire dignità, e non sopruso dei propri diritti.
Il mondo che vorrei è un mondo dove il lavoro sia accessibile a tutti, in base ai propri meriti e non ai propri "contatti".
Il mondo che vorrei è un mondo dove chi perde il lavoro non venga lasciato a se stesso.
Il mondo che vorrei è un mondo dove la precarietà non duri una vita.
Il mondo che vorrei è un mondo dove la sicurezza dei lavoratori non sia considerato un costo.

Il mondo che vorrei è un mondo dove non si smetta di lottare e credere che un mondo migliore è davvero possibile. Basta volerlo.

Buon Primo Maggio a tutti.

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