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il blog di Francesco Zanfardino
I gay, le tasse, la morale
post pubblicato in Diario, il 26 ottobre 2010


Buttiglione, recidivo, offende l'intera comunità lgbt sostenendo che "l'omosessualità è moralmente sbagliata, come l'adulterio, l'evasione o il non donare soldi ai poveri". Anzi, nel tentativo di giustificarsi, precisa: "L'omosessualità è oggettivamente sbagliata, ma ci sono tante cose moralmente sbagliate che la legge non deve perseguire, come l'adulterio, l'evasione, eccetera".

In qualsiasi Paese un partito avrebbe chiesto le dimissioni del proprio Presidente, se avesse paragonato i gay agli evasori, e se avesse detto che lo Stato non deve perseguire questi ultimi. Mi sa invece che a Buttiglione non accadrà nulla, anzi; in Berlusconia anche chi si dovrebbe opporre al clima imperante, come l'Udc, in realtà non è così diverso.

A proposito di morale, a proposito di umanità cristiana ... a proposito di coerenza.

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Una pulitina, e via
post pubblicato in Diario, il 20 febbraio 2010


                                                     

Le solite truffe della propaganda. A fine anno Tremonti & Co avevano detto che l'operazione "scudo fiscale" era stata un trionfo, con 95 miliardi di euro "scudati", il 98% dei quali effettivamente rimpatriati, quindi a disposizione del sistema Italia. Ma oggi si scopre, grazie a Repubblica, che in realtà i soldi effettivamente rimpatriati sono il 41%, esattamente 34,9 miliardi. Dati di Bankitalia. Questo perchè i capitali possono benissimamente essere regolarizzati, tramite il pagamento della famosa tassa del 5%, e restare all'estero.

Dunqu, non solo si è assistiti ad una maxi-ripulita di capitali frutti di frode, con poco più di 4 miliardi su 95 guadagnati, ma si è avuta anche la beffa di non mettere i capitali "ripuliti" a disposizione dell'economia italiana. Bel "successo", Tremonti.

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Senza scudo
post pubblicato in Diario, il 25 settembre 2009


                                                

Dello scudo fiscale è stato e ho detto di tutto. Oggi, però, arriva una notizia che dovrebbe mettere a tacere tutti e far emergere, da sola, la verità. La Guardia di Finanza, infatti, ha reso noto di aver recuperato in 8 mesi 4 miliardi da evasori dei "paradisi fiscali".

Più o meno quanto Tremonti conta di portare in cassa grazie allo "scudo fiscale". Solo che la Guardia l'ha fatto in soli 8 mesi, e incentivando con la sua azione la fedeltà fiscale, mentre lo scudo (tra l'altro recidivo) incentiverà ad evadere.

Vedete voi qual'è la mossa vincente. Oltre che giusta.

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Riporto Report: Il Re è nero
post pubblicato in Riporto Report, il 11 maggio 2009


                                           

E' Lunedì e quindi, come d'abitudine, Discutendo si occupa della puntata settimanale di Report, l'ottima trasmissione d'inchieste giornalistiche condotta ogni Domenica sera da Milena Gabanelli su RaiTre. Stavolta si parla di paradisi fiscali, ed in particolare della piccola Repubblica di San Marino (qui il video della puntata, qui la sua trascrizione integrale).

IL RE E' NERO (Paolo Mondani)

San Marino ha 31mila abitanti per 61 km quadrati, ma vi risiedono 12 banche, 59 finanziarie, 6mila imprese ed una crescita media annua del 5.66% del PIL, in linea con le grandi economie emergenti (certo non con l'Italia della decrescita). Il motivo di tanta abbondanza? Un sistema fiscale "conveniente". A San Marino infatti l'imposta è del 19%, contro la pressione fiscale italiana che è già oltre il 40%; ma, soprattutto, nella Repubblica del Titano vige il segreto bancario, e non esiste il reato di evasione fiscale. Succede così che tantissime imprese italiane (comprese le mafie, prima "azienda" del Paese), o per risparmiare un po' sulle tasse, o per riciclare "soldi sporchi", o per entrambi i motivi, diventano fittiziamente "sanmarinesi". Poco importa se in realtà l'impresa vive e produce in Italia, perchè tanto il meccanismo legislativo è così complesso da rendere difficile fermare questa colossale truffa ai danni dello Stato, sia in termini di danni erariali (nel 2007 le banche sanmarinesi hanno raccolto 14 miliardi di euro), sia in termini di contrasto alle mafie.

Questo anche perchè a San Marino non esistono dogane, dunque l'accesso è libero e aperto a tutti (compresi soldi in fuga dall'Italia), perchè l'Italia non fa abbastanza controlli al confine ed in generale sulle imprese "sanmarinesi", perchè c'è stato un certo lassismo da parte di Bankitalia e perchè gli interessi di molte imprese italiane spingono anche la politica italiana a "non impicciarsi". Così che in Italia ancora vige una Convenzione sul libero scambio fra cittadini stipulata con San Marino nel '39, ritenuta persino superiore delle leggi italiane ed europee sull'anti-riciclaggio, che nei fatti legalizza questo stato di cose.

Interessi forti che però danneggiano fortemente l'economia italiana, quella che non imbroglia, perchè non esiste più una libera e pari concorrenza fra le imprese: quelle che truffano lo Stato vanno avanti, quelle oneste si spaccano la schiena e sopravvivono a stento. Per non parlare di noi cittadini, specialmente i dipendenti pubblici, costretti a pagare tutte le tasse e che ben vorrebbero pagarne di meno, facendole pagare a tutti.

Fortunatamente, però, i tempi di crisi sembrano aver aperto gli occhi all'Italia, e a tutta la comunità internazionale. Ad Aprile il G20 di Londra ha infatti deciso di dire basta ai paradisi fiscali, cominciando dall'abolizione del segreto bancario: è stata stilata una lista "nera" di Paesi che non vogliono collaborare, una "bianca" di Paesi già virtuosi e una "grigia" di Paesi che adotteranno nuove regole, poi si vedrà. San Marino è in quella grigia. Vedremo, anche perchè tra poco l'Italia finalmente rinegozierà la famosa Convenzione del '39, e pretenderà l'abolizione del segreto bancario. Speriamo bene.  

IL MIO COMMENTO: Ebbene, la "questione San Marino" è interessante sotto molti punti di vista. Innanzittutto, dal punto di vista formale rivela l'infondatezza dell'utilizzo del PIL come indicatore della crescita di un Paese: San Marino "cresce" sì tantissimo (oltre il 5% annuo in PIL), ma sfido chiunque a ritenere che l'evasione fiscale e il riciclaggio di denaro sporco siano strumenti di crescita "reale" per l'economia globale. Ma soprattutto, la vicenda sanmarinese è il perfetto esempio di una concezione malata dell'economia, basata sull'evasione di ogni regola, e che ha comportato l'attuale crisi economica. Occorre dunque cambiare mentalità, ed imporre il rispetto delle regole, anche con la forza: se San Marino dovesse rifiutarsi di abolire il segreto bancario, di introdurre il reato di evasione fiscale e di collaborare con l'Italia, si deve prendere qualsiasi misura, finanche ad impedire a chiunque di portare capitali e imprese in San Marino. E questo deve accadere per tutti i "paradisi fiscali". Certo, per questo serve una completa tracciabilità del denaro, ma meglio spendere qualcosa in più in controlli che perdere miliardi in evasione e in inefficace contrasto alle mafie. Servono regole, e volontà di farle rispettare: e, magari, contemporaneamente anche allentare un po' la "morsa fiscale" per invogliare le imprese a rispettare le regole. Ma se e solo se ci saranno le prime due condizioni.

Altre rubriche: "L'emendamento" di questa settimana riguarda l'evasione fiscale, e le normative modificate dal Governo per contrastarla (qui video, qui testo); la "Goodnews" invece riguarda la coltivazione della canapa, estremamente vantaggiosa sotto molti punti di vista e recentemente introdotta in Italia dopo decenni di ottuso oscurantismo (qui video, qui testo).

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Paradisi terreni
post pubblicato in Diario, il 5 aprile 2009


                                                   

A quanto pare l'economia mondiale finalmente sta decidendo qualcosa di concreto per evitare nuove crisi. E' stata infatti stilata la "black-list" dei "paradisi fiscali", ovvero di quei Paesi, di solito piccoli Stati che si sostentano solo o quasi di queste cose, che con il loro sistema finanziario e bancario "particolare" permettono il "segreto bancario", e quindi permettono a migliaia di soggetti di sfuggire al fisco (evasione fiscale) o di nascondere "soldi sporchi" (mafia in primis), oppure vari strataggemmi per guadagnare/risparmiare soldi illegalmente o comunque al limite della legalità. Si calcola che il giro d'affari dei paradisi fiscali nel mondo sia di circa 1800 miliardi di dollari l'anno, di cui il 40% provenienti dalla criminalità organizzata, il 45% da "pianificazione fiscale" (cioè l'evasione fiscale), il 15% da corruzione e saccheggi politici, gestiti da 680mila società offshore, 1.200.000 trust e 10.000 banche. Per capire come funzioni questo meccanismo, è molto utile il video qui riportato di "Exit", la trasmissione di La7 condotta da Ilaria D'Amico, che recentemente ha affrontato la questione.

Uno degli Stati della black-list è molto vicino a noi: è la Repubblica di San Marino, pochi km quadrati incatastonati fra la Romagna e le Marche, ma che contengono 13 banche con 60 filiali e 58 miliardi, per un totale di 12.5 miliardi di euro. Un puntino nel mare, certo, ma se teniamo conto del fatto che di quei soldi la quasi totalità è italiana, capiamo bene come sia importante per il nostro Paese sapere che San Marino sta finalmente per riportare il suo sistema finanziario alla "legalità". Sembra proprio che il meccanismo della black-list deciso dal G20 stia mettendo paura, e San Marino, che già stava riflettendo sul da farsi, pare proprio che si sia decisa. Anche per non danneggiare "l'altro" sistema produttivo del Paese, quello "reale", "concreto", che c'è ed è anche importante.

Speriamo che San Marino davvero avvii la legalizzazione del suo sistema finanziario, e che a ruota ciò avvenga in tutto il mondo. Putroppo ho poca fiducia che ciò avvenga, e allora, poichè il sistema dei "paradisi fiscali" fa perdere agli Stati "corretti" miliardi e miliardi di euro, e che la mancanza di regole nel mondo della finanza è alla base di questa crisi, oltre a stilare "liste nere", bisognerebbe fare di più. Bisognerebbe che gli Stati corretti interrompessero ogni relazione economica con questi Paesi fin quando non aboliranno il segreto bancario. Certo, ci sarebbe prima bisogno che i Paesi "corretti" fossero liberi da ogni condizionamento da parte dei soggetti "interessati" che il sistema dei paradisi continui a vivere (mafia, imprenditoria scorretta, singoli soggetti), ma questo è un altro discorso ...

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Grazie ancora a Visco
post pubblicato in Diario, il 26 dicembre 2008


                                                     

"Una grossolana mistificazione". Uso le parole della CGIL per denunciare l'atteggiamento dei media che, più o meno direttamente, stanno associando le buone notizie sul fronte della lotta all'evasione, i cui resconti giungono come sempre a fine anno, alle attività di questo Governo.

Iniziamo dalla faccenda di oggi. E' successo che l'Agenzia delle Entrate ha comunicato un aumento del 46% dell'evasione riscossa rispetto al 2007. Tutto vero: nei primi 11 mesi del 2008 sono stati riscossi 2.3 miliardi di euro, contro gli 1.6 miliardi dello stesso periodo del 2007. Peccato che tutti si siano dimenticati di dire che, trattandosi di riscossioni da accertamento, il 46% in più riscosso oggi è dovuta agli accertamenti avvenuti mesi e mesi prima. Ovvero nel 2007 di Prodi e del boom della lotta all'evasione.

E qui veniamo all'altra faccenda. Quella emersa una settimana fa, quando la Guardia di Finanza ha comunicato un boom nella lotta all'evasione, con 6.414 nuovi evasori scoperti e 27.5 miliardi di euro evasi scoperti nel 2008. Anche qui tutto vero, e tutto rientrante, questo sì, nella "area di responsabilità" del nuovo Governo (fatta eccezione per i primi mesi dell'anno). Peccato che i media non abbiano fatto i dovuti riscontri con il 2007, quando lo stesso rapporto di fine anno della Guardia di Finanza davano le seguenti cifre: quasi 10.000 nuovi evasori e 27.7 miliardi di euro evasi scoperti nel 2007, il 78% in più rispetto al 2006. Mentre il 2008 vede un calo dello 0.7%, visto il calo di 0.2 miliardi rispetto al 2007.

Speriamo che questo calo non aumenti, e che i timori che, come al solito, con i Governi Berlusconi la lotta all'evasione diminuisca i suoi frutti, siano infondati. Ma certo per il momento possiamo solo dire grazie al tanto vituperato Visco e alla Guardia di Finanza.

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Che fine ha fatto l'IVA?
post pubblicato in Diario, il 3 agosto 2008


                                                  

"Siamo in un momento difficile per l'economia mondiale. Il PIL non cresce, la riscossione dell'IVA è diminuita del 7% nel mese passato rispetto ai mesi precedenti". E' quanto ha annunciato ieri il premier Berlusconi in un'intervista al Tg4. La colpa? Della crisi mondiale, ovviamente, che ha provocato un forte calo dei consumi e dei commerci, provocando appunto il calo dell'IVA.

E pensare che nel 2007 la riscossione dell'IVA era aumentata del 4.7%, e nei primi cinque mesi del 2008 di un ulteriore 2%. Possibile che in così poco tempo l'IVA abbia subito un calo così drastico (-7%)?

Evidentemente ha ragione Bersani, ministro-ombra all'Economia: "Il calo dei consumi c'è, ma il 7% in meno di IVA, tenuto conto dell'inflazione al 4%, significherebbe un calo del 10% dei consumi, un dato assolutamente irrealistico. Si tratta dunque di evasione. I segnali inequivocabili che il governo ha dato con l'allentamento delle misure anti evasione cominciano a dare i loro frutti avvelenati. Fino al 13 aprile il governo era responsabile di tutto, adesso il governo se ne lava le mani. La situazione sta diventando allarmante e il governo non può limitarsi a fare il commentatore televisivo o l'osservatore".

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