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il blog di Francesco Zanfardino
Preferiti
post pubblicato in Diario, il 10 giugno 2009


                        

Il voto alle Europee offre importanti spunti di riflessione, sui partiti e soprattutto sui loro elettorati, molto più dalle preferenze che dai voti di lista. 

Cominciando dal Popolo delle Libertà, qui vediamo sempre la solita storia: Berlusconi, e basta. Ottenendo oltre 2.700.000 preferenze ha dimostrato che, pur in calo rispetto alle precedenti tre elezioni europee cui ha sempre partecipato da capolista in tutte le circoscrizioni (in termini percentuali sul voto complessivo al PDL è al 25%, record negativo assoluto, mentre in termini assoluti migliora rispetto al 2004), ha dimostrato che il PDL non può fare a meno di lui, in quanto il PDL, come prima Forza Italia, è lui. Dietro di lui, infatti, c'è il vuoto: a parte l'altro ineleggibile La Russa, candidato ufficiale dell'ex-Alleanza Nazionale, i nomi dei 29 eletti a Strasburgo nelle file pidielline sono associati al massimo a 130-140 mila preferenze (quota medio-bassa per un partito del 35%), ma nella maggior parte dei casi a molto meno di 100mila preferenze. Anzi, con le rinunce obbligate di Berlusconi, La Russa ed altri ineleggibili, alcuni europarlamentari berlusconiani saranno eletti con poco più di 20mila preferenze. Assurdo, ma sono le conseguenze dell'efficace strategia (in realtà sempre la stessa) di Berlusconi & Co di aggirare il sistema delle preferenze (che volevano eliminare, per poi rinunciarci per ottenere dal PD almeno lo sbarramento del 4% che gli poteva consentire di aumentare il peso in seggi del PDL fino a farlo diventare primo in Europa, obiettivo poi fallito miseramente), tramite la candidatura di "acchiappa-voti" per poi ripescare gli invotabili. Ma soprattutto sono le conseguenze di un elettorato, quello berlusconiano, che, invece di votare un "partito", un progetto, la competenza e la serietà dei candidati, vota unicamente un "personaggio", quello di Berlusconi, che per assurdo voterebbero a priori, ovunque fosse candidato. Anche a sinistra, anche alle elezioni condominali. Basta che si chiami Berlusconi. 

Simili gli elettorati IDV e Lega. C'è ancora una forte personalizzazione nel partito di Di Pietro, che ha avuto il 16% delle preferenze, molto meno marcata invece nella Lega, dove Bossi ha preso solo il 10% delle preferenze. Se nell'IDV la personalizzazione del partito è più forte che nella Lega, c'è da dire però che l'elettorato IDV è più attento ai candidati della società civile, mentre quello leghista è più attento ai candidati "ultra-leghisti" (ovvero a quelli che spingono di più e con maggiore visibilità sulla xenofobia e sul nordismo): lo dimostrano da una parte l'exploit di De Magistris (giunto davanti a Di Pietro), ma anche di Sonia Alfano, dall'altra i buoni risultati di Salvini e Borghezio. 

L'elettorato UDC, invece, è difficile da giudicare. I candidati UDC, infatti, erano praticamente tutti identici: tutti politici politicanti, alla De Mita insomma, che hanno mobilitato i loro elettorati clientelari e correntizi. Dove però si sono presentati gli unici due candidati della "società civile" che hanno avuto una qualche visibilità, ovvero Magdi Allam ed Emanuele Filiberto, l'elettorato UDC li ha premiati. Fortunatamente portando in Europa il primo ... d'altronde, penso che quei 22mila che hanno votato il principino Savoia lo abbiano fatto più per scrivere qualcosa sulla scheda che non fosse un politico, che per altro.

Infine arriviamo al PD, la situazione più interessante. Se da un lato il correntismo, spesso accompagnato da clientelismo, è ancora molto forte, con la maggioranza degli eletti ascrivibili a correnti (e che sono stati sostenuti da correnti...), c'è una forte novità: come successo alle Europee 2004 con Santoro e la Gruber, molti candidati della società civile o comunque poco legati alla politica tradizionale hanno ottenuto forti exploit: la Serracchiani prima nel Nord Est con 145mila preferenze, Sassoli nel Centro con addirittura 400mila preferenze, Borsellino e Crocetta unici eletti PD nelle Isole con rispettivamente 230mila e 120mila preferenze. Se poi ci aggiungiamo anche le 200mila di Cofferati, anche se è già da 5 anni che fa politica ed è espressione indiretta di una corrente del PD, comprenderete come nell'elettorato PD c'è una forte richiesta di rinnovamento. Con un però: i candidati "nuovi" devono essere visibili. Il però si evince dal risultato di Rosaria Capacchione nella circoscrizione Sud, dove la giornalista antimafia ha raccolto "solo" 73mila preferenze: eppure sono certo che lei, unica delle (pochissime) persone della società civile presenti in lista al Sud a poter essere eletta, avrebbe tranquillamente potuto essere la prima eletta come Cofferati, Serracchiani, Sassoli e Borsellino nelle altre circoscrizioni. La differenza è che mentre questi candidati hanno potuto godere di una certa visibilità, precedente o acquisita nella campagna elettorale tramite interviste ed ospitate TV, la Capacchione non ha avuto la possibilità di "farsi vedere", se non di mattina ad Omnibus di La7. Se a ciò aggiungiamo il mancato apporto del Partito, che ha preferito sostenere i candidati di corrente, otteniamo che le 73mila preferenze della Capacchione sono perlopiù voti di opinione, frutto di elettori che si sono informati da soli o che hanno avuto la fortuna di venire a conoscenza della sua candidatura in uno degli incontri elettorali o dai manifesti fatti con una campagna elettorale realizzata praticamente senza soldi. E lo stesso ragionamento si può fare per altri candidati, come Scalfarotto al Nord-Ovest e Cioffredi al Centro. Ecco allora le indicazioni per il futuro del PD che si evincono dal voto Europeo: c'è una fortissima richiesta di rinnovamento, e questo potrà esplicarsi al Congresso di Ottobre con l'elezione di un out-sider, fuori da logiche correntizie. Ma dovrà essere un out-sider visibile. Dunque, è arrivata l'ora del Rinnovamento, quello concretamente realizzabile in maniera globale e non parziale come avvenuto invece finora, per il PD: un ticket Sassoli-Serracchiani avrebbe forti possibilità di vincere ... anche se preferirei la strada più difficile di un candidato veramente out-sider, sconosciuto, ma la cui vittoria sarebbe ancora più innovativa. In attesa di folli capaci di intraprendere questo mio sogno, però, mi accontenterei decisamente della prima opzione ...

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In fin dei conti
post pubblicato in Diario, il 9 giugno 2009


                                             

Dopo la scorpacciata elettorale, che a più di tre giorni dall'apertura dei seggi domina ancora a stragrande maggioranza nei notiziari italiani (giustamente), è il momento delle riflessioni sui risultati del voto. Provo ad elencare umilmente le mie: cominciamo dal voto europeo.

I dati ci consegnano un'Italia, in fin dei conti, non molto diversa dal voto di un anno fa (completamente sovrapponibile, visto che riguardano entrambi tutta l'Italia), almeno come equilibrio di schieramenti. Alla fine la distanza tra le coalizioni di due anni fa è sempre del 9%, e quello che hanno perso (un 1% ciascuno), assieme a quello perso dall'Autonomia (rispetto a Mpa e Destra), è un po' andato alle sinistre e un po' all'UDC. Senza grandi stravolgimenti dei rapporti di forza. Quelli che cambiano davvero sono i rapporti di forza nelle coalizioni. Il PD è al 26%, l'IDV all'8% e i Radicali al 2%; il PDL è al 35% e la Lega è al 10%. C'è quindi un indebolimento del bipartitismo, dovuto probabilmente ad un voto di protesta: molta gente che votò PDL nel 2008 è rimasta un po' delusa da Berlusconi ed affascinata dalle politiche della Lega (soprattutto il presunto successo nella lotta ai clandestini), mentre molta gente che votò PD è rimasta molto, ma molto delusa del PD e ha votato Di Pietro. Alcuni sono rimasti proprio delusi in generale dall'opposizione e dal governo nel loro complesso, e si sono astenuti, o hanno votato rispettivamente Sinistre e UDC.

Ma la tendenza all'astensionismo/voto-di-protesta era ampiamente previstaIl problema è che era previsto anche una migrazione di voti fra gli schieramenti. Ovvero che molti voti sarebbero passati dal centrosinistra al centrodestra, oppure che la spinta astensionistica sarebbe stata molto più forte nei primi. Il che avrebbe portato ad un PDL al 40%, e un centrosinistra nel complesso molto più debole di un anno fa. Non è successo, e questa è una cattivo risultato per Berlusconi, che su questo aveva puntato molto: tutti lo abbiamo sentito garantire il 40% e puntare al 45%, tutti l'abbiamo sentito zittire le opposizioni dicendo che il 70-75% degli Italiani gli dava fiducia. E invece proprio il PDL non solo non ha fatto il balzo, ma è addirittura arretrato. Non solo: il voto europeo ha addirittura fatto del PD la forza progressista più forte d'Europa (il che la dice lunga sullo stato di salute del progressismo in Europa ...), proprio mentre Berlusconi chiedeva un voto agli Italiani per il PDL perchè così sarebbe stato il partito più forte del PPE e avrebbe espresso il presidente del parlamento Europeo, e quindi il voto agli altri partiti era inutile (invece ora si ritrova scavalcato da tedeschi e polacchi).

Diversa la situazione del dato amministrativo: qui il centrodestra ha ottenuto un buon risultato, anche se non la "vittoria schiacciante" decantata dai media e dal centrodestra per mascherare il brutto risultato delle Europee. Bisogna sempre tener conto, infatti, che se il centrodestra oggi ha strappato molte province e Comuni al centrosinistra è perchè quest'ultimo nel 2004 ne strappò molte al centrodestra: erano altri tempi, Berlusconi era al governo da 3 anni e c'era un forte vento di antiberlusconismo che fece sì che anche tantissime amministrazioni roccaforti del centrodestra (persino in Lombardia e Veneto) andassero al centrosinistra, per un totale di 50 a 9 (quella sì, una vittoria schiacciante). Invece ora il centrodestra ha strappato solo qualche roccaforte della sinistra, come la provincia di Macerata e le province della Campania (ma queste ultime anche per le ben note vicende, ed in ogni caso lo stesso non è avvenuto per i Comuni campani). E in alcuni territori storici del centrodestra, che nel 2004 la sinistra strappò per miracolo, vanno addirittura al balottaggio, come la provincia di Milano. Ciò non toglie che il risultato sia buono per il centrodestra, ma bisogna dire le cose per bene. Inoltre, il dato amministrativo dà anche un'altro importante esito: dove è protagonista la Lega, si vince. I candidati del PDL difficilmente sfondano nell'elettorato di sinistra, a differenza dei candidati della Lega, che hanno tutti vinto al primo turno. Questo perchè la Lega è molto radicata nel territorio rispetto al PDL ed è più credibile del PDL sulle tematiche che sfondano anche nell'elettorato di sinistra, in primis la sicurezza.

Traiamo le somme, dunque. Innanzitutto il PDL, per riprendersi i voti della Lega, deve radicarsi maggiormente sul territorio e non puntare più solo sulla persona di Berlusconi; sul tema della sicurezza, invece, non c'è molto da fare, in quanto la Lega rimarrà sempre più credibile. Il PD, invece, deve dare vita ad un profondo rinnovamento delle sue classi dirigenti, incapaci di fare bene l'opposizione (e con questo non dico che la devono fare come Di Pietro, che è un opposizione solo anti-berlusconiana e non globale, insomma senza un'idea di Paese) ed essere ancora più credibile sulla questione morale, altrimenti Di Pietro continuerà a prendersi i suoi voti.

E, su questo, dirò qualcosa domani. Analizzando i dati delle preferenze alle Europee.

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Vita da rappresentanti di lista - 2
post pubblicato in Diario, il 8 giugno 2009


                                          

Eccomi qui, dopo un tour-de-force elettorale di tre giorni (da me, Afragola, si è votato anche per le elezioni provinciali di Napoli). Come promesso, oggi vi parlerò di "fatti e misfatti" elettorali, ovvero ciò che ho potuto constatare con la mia attività di rappresentante di lista (l'analisi del voto la farò domani).

Innanzitutto, il voto "plurimo". Ovvero la possibilità di brogli elettorali tramite persone che votano più volte. Il primo caso è il più classico: "pacchetti" di schede elettorali comprate (mediamente a 50-100 euro l'una, dalle mie parti) e fatte votare ad una stessa persona. Questo grazie alla possibilità che l'elettore possa venire riconosciuto anche senza documento d'identità, poichè è sufficiente la conoscenza personale di uno dei membri del seggio. E, dato che quest'anno è cambiata la legge elettorale sulla nomina degli scrutatori, non più nominati con sorteggio ma con nomina diretta dei partiti, capirete facilmente come è facile imbrogliare: basta recarsi con la scheda elettorale altrui in un seggio, dire "uh, mi sono dimenticato la cartà d'identità", lo scrutatore compiacente dirà "vabbè, lo conosco io", e così il truffatore potrà votare tranquillamente. Andrebbe cambiata la legge: innanzitutto dovrebbe tornare il sorteggio per la nomina degli scrutatori, ma soprattutto andrebbe eliminata la possibilità di votare senza documento d'identità (si, magari è un po' radicale, però non si può far finta che le truffe non esistano e lasciare le cose come stanno).

L'altra possibilità, più limitata, è quella di far votare i rappresentanti di lista più volte. Forse ne avete sentito parlare proprio in questi giorni, visto che proprio a Napoli è emersa qualche denuncia e qualche caso vero e proprio. Questo perchè i rappresentanti di lista possono votare nei seggi dove svolgono la propria attività. Così, un partito furbo può mettere come suoi rappresentanti persone in sezioni cui non appartengono: a quel punto il rappresentante vota nel suo seggio d'appartenenza, poi va all'ufficio elettorale facendosi fare un duplicato della tessera elettorale (dicendo d'averla smarrita) e rivotare nel seggio di rappresentanza. D'accordo, la partecipazione al voto verrà segnata nei verbali di entrambi i seggi, ma i controlli incrociati richiedono mesi, se non anni (sempre che si facciano). Per risolvere la situazione, innanzitutto andrebbe eliminata la produzione di duplicati delle tessere durante le votazioni, poi andrebbe eliminata la possibilità di votare per i rappresentanti di lista in seggi non propri o, perlomeno, andrebbe introdotto un sistema telematico che permetta di verificare sul momento se il rappresentante ha già votato nella sua sezione, oppure dare la possibilità ai rappresentanti di lista di accedere alla parte dei verbali dedicata ai rappresentanti che decidono di votare nel seggio di rappresentanza (così che gli avversari possano controllare).

Altro problema riguarda esclusivamente le provinciali (ed immagino tutte le elezioni in cui ci siano dei "collegi"): ovvero che i rappresentanti di lista possono provenire da collegi diversi da quello di rappresentanza. Capirete che, in questo modo, candidati al consiglio provinciale di un collegio possano sfruttare i voti di parenti ed amici che abitano in altri collegi mettendoli come rappresentanti nel proprio collegio. E farli votare lì, ovviamente. Anche qui, o andrebbe eliminata tale possibilità, oppure andrebbe introdotto un sistema telematico.

Andiamo infine poi allo scrutinio e, in particolare, all'annoso problema dei "segni di riconoscimento". Qui sul banco degli imputati c'è la perversa, quanto nobile, "interpretazione della volontà dell'elettore". Ovvero il principio per il quale passa di tutto e di più: schede provinciali con scritto sopra il nome di candidati europei (se c'è la X sul simbolo della lista, valgono) e persino nomi di fantasia, e viceversa; voti al presidente della provincia validi anche se ci sono diverse X su diversi simboli della coalizione; cerchietti pieni e vuoti, o semplici scarabocchi non numerici, ammessi come semplici X; eccetera eccetera. Tutti meccanismi artificiosi che necessiterebbero una normativa più restrittiva: forse è meglio sacrificare sull'altare della trasparenza del voto la volontà di qualche elettore che non sa nemmeno che diamine sta facendo.

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Previsioni ...
post pubblicato in Diario, il 6 giugno 2009


              

Vediamo se c'azzecco .... spero di no =)

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Perchè voto PD
post pubblicato in Diario, il 5 giugno 2009


                                         

Come tutti saprete, domani e dopodomani si vota per le Elezioni Europee, e in gran parte d'Italia anche per le Comunali e le Provinciali. Tra le dodici liste che si presentano nella mia circoscrizione, l'Italia Meridionale, voterò quella del Partito Democratico.

E' una scelta convinta, perchè il PD è il progetto in cui mi riconosco: una forza di centrosinistra, scevra dalle vecchie ideologie, che prende delle tradizioni che la precedono solo le migliori qualità e che vuole proiettare l'Italia nel futuro, con la sua idea di Paese innovativa in tutti i campi della società, dall'economia all'ambiente, dal lavoro ai diritti; un progetto di innovazione che riguarda anche la politica, cambiando anche il modo di fare politica. D'accordo, questo progetto non si è ancora del tutto realizzato: forse un anno e mezzo è un tempo insufficiente, forse (e soprattutto) le attuali classi dirigenti non sono capaci di portare avanti questo progetto senza divisioni e senza lotte di potere ... però il progetto è giusto e va sostenuto. Per questo, come voto di preferenza, farò una specie di "voto di protesta": voterò solo esponenti della cosiddetta "società civile", che non sono granchè coinvolti nel sistema partitico: in primis Rosaria Capacchione, giornalista del Mattino che vive sotto scorta per le minacce ricevute dai boss per le sue cronache "scomode" di camorra; poi Cinzia De Marzo, specialista in materia comunitaria, e Elvira Matarazzo, avvocato (anche se questi due ultimi nomi sono un po' forzati, in quanto come altri candidati non partitici c'era solo l'imprenditore pugliese Gerardo De Gennaro, ma ho deciso di aiutare la rappresentanza femminile con tre voti "rosa").

D'altronde, non potrei votare, per ovvi motivi, liste di estrema destra come la Fiamma Tricolore e soprattutto Forza Nuova, con i loro messaggi violenti e xenofobi; non potrei votare partiti che rappresentano egoismi territoriali ed interessi localistici come la Lega Nord (che tra l'altro persegue anche politiche xenofobe e spregiative nei confronti del Meridione e dei simboli dell'Italia) o la lista dell'Autonomia (che tra l'altro è anche una accozzaglia senza senso di partiti diversi e distante tra loro; non potrei votare per un "non-partito" come il Popolo delle Libertà, che in tutto e per tutto è rappresentato dalla sola figura di Berlusconi, e che cerca (riuscendoci, almeno per ora) di truffare gli Italiani con una politica demagogica, basata sui sondaggi e non sul bene del Paese; non potrei votare liste che di hanno una concezione di sinistra a tratti idealista e a tratti conservatrice come PCL, Rifondazione o Sinistra e Libertà (anche se quest'ultima è già più vicina alla mia idea di Paese); non potrei votare per l'Italia dei Valori, che pecca come il PDL di troppo personalismo e che basa le sue fortune politiche solo sull'anti-berlusconismo e sull'anti-politica, senza contrapporre un'idea di Paese (e senza, infatti, strappare voti al centrodestra); non potrei votare per l'Unione di Centro, un partito che ha una visione confessionale della politica e che ha troppi legami, come il PDL, con un modo clientelare di gestire la cosa pubblica (se non addirittura colluso, vedasi caso Cuffaro), e che ha fatto la scelta di comodo di stare al centro per barcamenarsi, al momento giusto, con chi conviene a seconda delle convenienze; non potrei votare per il Liberaldemocratici, anche se portano avanti alcuni temi convincenti, perchè è difficile fidarsi di chi prima è stato con Prodi poi con Berlusconi e poi nuovamente contro Berlusconi (il tutto nel giro di pochi mesi); non potrei votare i Radicali, anche se me ne dispiace (perchè sono gli unici a contrapporsi davvero ad un certo modo di fare politica, e gli unici che, complessivamente come partito, in questi anni hanno davvero lavorato come Parlamentari Europei), perchè li trovo troppo estremistici su certi temi, e poi hanno una concezione liberista sull'economia e sullo stato sociale che non condivido ... però mi auguro davvero che ce la facciano a raggiungere il 4%.

E questo solo per fare uno stringato elenco delle motivazioni per cui voto PD e non altre liste (altre motivazioni, per esempio, sono di carattere etico, come la presenza di condannati in lista o di persone ineleggibili). Quanto a voi ... faccio sì un "appello al voto", ma non tanto per il PD (ognuno deve giudicare da sè, l'importante è che voti con la coscienza di quello che sta facendo, e purtroppo per la pessima informazione che abbiamo in Italia difficilmente accadrà per molti Italiani), quanto per il voto in se stesso. Votare è fondamentale, è un diritto per il quale tanti italiani hanno lottato, ed è l'unico strumento che abbiamo per poter cambiare, anche minimamente, le cose in Italia. Non votare vuol dire non avere poi il diritto di lamentarsi. Pensiamoci bene.

Buon voto.

P.S. Per le provinciali di Napoli voterò PD, e soprattutto il prof. Nicolais, scienzato noto nel mondo, come Presidente della Provincia di Napoli. Anche se temo vincerà, senza nemmeno andare al ballottaggio, il candidato del centrodestra Cesaro, una persona che nemmeno sa parlare italiano, senza programmi e soprattutto con ombre sui suoi rapporti con la camorra. Inorridisco al solo pensiero, ma putroppo è la democrazia.

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A proposito di sprechi
post pubblicato in Diario, il 30 maggio 2009


                                                   
 
Oggi, più che scrivere qualcosa, vi segnalo questo post dell'Euroblog di Repubblica.it, dove si sottolinea l'anomalia tutta italiana della "doppia data" per le elezioni europee. Tra i 27 paesi della UE, infatti, varia la data dalle elezioni, tra il 4 ed il 7 Giugno, ma non il fatto che si vota in un solo giorno. Solo l'Italia e la Republica Ceca votano in due giornate: da noi, infatti, si voterà Sabato 6 Giugno e Domenica 7 Giugno.

Ora, premesso che, come sottolineato dall'autore del post, "il prezzo delle elezioni è quello più dolce da pagare alla democrazia", che senso ha per due giorni chiudere le scuole, mobilitare le forze dell'ordine, pagare di più scutatori, presidenti e segretari di seggio, eccetera? Gli Italiani sono forse più fraccomodi non dico dei Lituani o dei Lussemburghesi che sono pochi, ma di Inglesi, Spagnoli, Francesi e Tedeschi che sono anche più numerosi di noi?

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Sergio il ciarlatano?
post pubblicato in Diario, il 17 aprile 2009


                                              

Qualche giorno fa ho fortemente elogiato una delle candidature Europee del Partito Democratico, ovvero quella di Deborah Serracchiani, giovane coordinatrice del PD di Udine candidata dopo l'enorme ed inaspettato successo del suo discorso all'assemblea dei Circoli PD. Oggi invece parlerò, negativamente, di un'altra candidatura europea del PD. D'altronde, siamo appena entrati in par condicio ...

Scherzi a parte, la candidatura di cui parlo è quella di Sergio Cofferati, l'ex leader della Cgil e Sindaco di Bologna dal 2004. Qualche mese fa, ad Ottobre, fece scalpore la sua decisione di non ricandidarsi a Sindaco nel 2009, dopo che invece l'aveva annunciato: fece scalpore soprattutto per la motivazione data, ovvero la nascita del figlio che gli vietava di svolgere bene il suo ruolo, a causa dei continui spostamenti fra Bologna e Genova, sua città natale e di residenza. Ci furono varie reazioni alla notizia: molti, ed io fra questi, videro con favore che un politico anteponesse l'interesse familiare a quello personale, soprattutto quando a farlo è l'uomo e non la donna della coppia (cosa purtroppo ancora rara); altri, invece, maliziosamente sostennero che in realtà Cofferati aveva paura a ricandidarsi, visto le difficoltà avute nel gestire Bologna e la concretà possibilità di non essere rieletto, e quindi semplicemente aveva architettato una comoda scappatoia per poter poi rientrare ad acque calmate, magari proprio alle Europee. E, all'epoca, fu proprio lo stesso Cofferati a voler sgombrare il campo dalle malizie, dichiarando: "Se andrò a Roma o alle Europee, potreste dire che sono un ciarlatano".

Ebbene, pochi giorni fa è invece arrivata la conferma ufficiale della sua candidatura alle Europee: dopo giorni di titubanze e perplessità, il PD ha infine deciso di accettare la sua candidatura.

E ora? E ora, se Cofferati non fornirà una spiegazione coerente e plausibile, e a questo punto dubito che ciò possa avvenire, siamo tutti autorizzati, e lo faccio io adesso, a dire che è un ciarlatano. E al PD che, dopo aver avuto un lampo d'illuminazione con la candidatura della Serracchiani, dovrebbe evitare di fare questi errori, perchè il suo elettorato è molto attento a queste che possono sembrare sottigliezze ma non lo sono.

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Ecco perchè la fiducia è necessaria ...
post pubblicato in Diario, il 8 aprile 2009


                                                

La maggioranza va di nuovo sotto. Per ben due volte, una sul prolungamento della permanenza dei clandestini nei Cpt, l'altra sulle banche. Ed inoltre il Governo è stato costretto a ritirare la parte riguardante le "ronde", rinviandolo, evidentemente perchè di fronte all'ostruzionismo dell'opposizione ha preferito salvare le vacanze pasquali ...

"Di nuovo" sotto, perchè già è successo altre volte in questa legislatura. Forse troppe, per un Governo che ha maggioranze schiaccianti in entrambe le Camere, e mette la fiducia quasi su ogni provvedimento. E così allora si capisce il vero motivo dell'utilizzo abbondante della fiducia: non la lentezza dell'approvazione delle leggi, ma le grosse difficoltà interne alla maggioranza. Siano esse la diversità di opinioni (perchè quando ai parlamentari del Popolo della Libertà viene davvero data la "libertà", appunto, di decidere, accadono belle sorprese), ma anche il forte assenteismo nelle file della maggioranza (e, infatti, abbiamo tutti assistito alle varie tarantelle messe in atto dai deputati del centrodestra per boicottare il sistema anti-pianisti voluto da Fini).

E allora vai con le fiducie, vai con i decreti, vai con il tentato boicottaggio del sistema anti-pianisti, vai con la proposta dei capogruppo che votano per tutti, vai con l'accentramento dei poteri nelle mani del premier. E speriamo che una eventuale sbornia elettorale alle Europee non provochi davvero l'attuazione di questo piano anti-democratico. Come se fossimo già messi bene, da questo punto di vista ...

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La politica e le potenzialità di Internet
post pubblicato in Diario, il 3 aprile 2009


                                                   

Tra i nominativi dei candidati alle Elezioni Europee che stanno circolando in questi giorni, non senza scatenare perplessità, dibattiti ed entusiasmi, figura anche un nominativo di una persona che nessuno si sarebbe aspettato fino a qualche settimana fa: ovvero quello di Debora Serracchiani, che sarà candidata per il Partito Democratico.

Chi è Debora? E' la giovane coordinatrice del circolo PD di Udine. Ma il suo nome è diventato famoso nella Rete dopo che il 21 Marzo, all'Assemblea dei Circoli PD, si è resa protagonista di un appassionato intervento, nel quale "ha dimostrato grande energia, qualità e competenza", come spiegato dal segretario Franceschini, che è stato anche oggetto di una critica garbata ma diretta e senza peli sulla lingua nello stesso discorso. Discorso che fin dal giorno dopo ha cominciato a girare su Internet, guadagnandosi grande visibilità, anche sulle testate giornalistiche nazionali. E così Franceschini ha deciso di candidarla, dando così spazio ad una candidatura che "non arriva dall'alto, ma sta emergendo dai circoli e dal territorio".

La vicenda di Debora è la dimostrazione più palese delle grandi potenzialità che può dare Internet a chi vuole fare Politica, quella con la "P" maiuscola. Fino ad oggi per avere successo in Politica è molto più facile perseguire vie come la compravendita di voti, il clientelismo, parentele illustri, tutela di interessi forti, eccetera. Mentre il politico che vive di sola competenza, passione, idee, qualità, correttezza, è difficile che riesca ad imporsi ai livelli che meriterebbe. Ed oggi è ancora così, e probabilmente lo sarà ancora per molto tempo. Però oggi c'è Internet, che con tutte le sue meraviglie ti consente di raggiungere milioni di persone in pochissimo tempo (basti pensare a Facebook), condividendo con loro le tue idee, la tua voglia di fare (bene), la tua passione. E così ti consente di convincere tante persone che altrimenti nella migliore delle idee non parteciperebbe, e nella peggiore voterebbe, più o meno consapevolmente, all'interno di quei meccanismi "vecchi" della politica descritta prima.

Certo, c'è sempre bisogno di partiti "aperti" all'innovazione, in grado di ascoltare la novità. E se c'è una cosa negativa nella faccenda di Debora, infatti, è che comunque la sua candidatura è comunque una "concessione" dei vertici. Vertici evidentemente illuminati, o che comunque hanno avuto un lampo di illuminazione ... ma pur sempre una candidatura "concessa". Ma, comunque, se perlomeno i partiti ti offrono una via, magari molto difficile, ma comunque possibile, si può fare anche a meno delle "concessioni". A cosa mi riferisco? Alle Primarie, per esempio. Gli invidiosi e i criticoni diranno che le Primarie in realtà sono solo strumenti di "legittimazione popolare" di candidature imposte comunque dall'alto. E probabilmente, nella maggior parte dei casi, è stato così: ma non sempre, come dimostrato da vari esempi in tutti Italia, uno su tutti l'inaspettata vittoria di Matteo Renzi a Firenze. Questo perchè con le Primarie, in ogni caso, viene data la possibilità all'elettorato di non accettare le candidature. Sta poi all'elettorato partecipare in massa per sfruttare questa possibilità, ed ai candidati "non di apparato" a fare quanto in loro possibilità per invogliare la partecipazione. A cominciare da Internet, ma ovviamente senza dimenticare che la politica è soprattutto contatto diretto, "occhi negli occhi".

Sarebbe bello che questo accaddesse sempre di più spesso in futuro. Nel prossimo futuro. Magari cominciando proprio da Ottobre, quando si deciderà il destino di quello che attualmente è il secondo partito d'Italia, il PD. E si deciderà attraverso Primarie. Un candidato, magari sconosciuto, ma comunque fuori da logiche politiche vecchie, e con le giuste idee, competenze, passione civica, e che riesca ad imporsi, magari anche grazie ad Internet, è solo un sogno?

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Candidature vere
post pubblicato in Diario, il 22 marzo 2009


                                                           

L'accusa del leader del PD, Franceschini, a Berlusconi di "imbrogliare" gli elettori candidandosi come capolista alle Europee in tutta Italia, come se potesse davvero fare il parlamentare europeo (quando invece per legge c'è incompatibilità tra l'essere parlamentare europeo e Premier, tant'è vero che Berlusconi dopo le Europee dovrà dimettersi subito da parlamentare europeo), è un ottimo esempio della necessità per la politica italiana di mostrare un tantino di serietà.

Chi si candida alle elezioni per un determinato ruolo lo deve poi svolgere quel ruolo. Non deve essere un sistema meschino per portare voti, offendendo magari anche gli elettori considerandoli delle pecore capaci di votare per il tuo partito solo se ti candidi tu (o magari solo se sul tuo simbolo di partito c'è scritto "Berlusconi Presidente" a caratteri cubitali ... anche alle elezioni locali ...). Dovrebbe essere una cosa normale, ma in Italia ormai niente è normale, dunque sarebbe necessaria una legge che obbliga il candidato ad una determinata elezione a dimettersi prima da qualsiasi carica ricopra. Solo così potremmo evitare quella cosa squallida degli eletti che si dimettono tre giorni dopo essere stati eletti.

Poi, ovviamente, i problemi della politica italiana e della sua dignità sono ben altri ... ma sarebbe un bel punto da dove cominciare.

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Questione di poltrone
post pubblicato in Diario, il 25 gennaio 2009


                                                

Di tutta la polemica sulla possibile riforma della legge elettorale delle europee, che vede i partiti "minori" aizzarsi contro lo "strapotere" di PD e PDL, che vorrebbero creare un bipartitismo finto, antidemocratico, bla bla bla, mi ha colpito una cosa.

Al di là del merito della questione dello "sbarramento", che tra l'altro mi vede piuttosto concorde con le istanze dei "partitini" (dato che per le elezioni europee non si eleggono governi e quindi non c'è bisogno di favorire maggioranze solide e minore frammentazione; dunque, piuttosto che uno sbarramento al 4%, bisognerebbe agire sui rimborsi elettorali, evitando che vadano dispensati soldi in quel modo, tra l'altro anche ai partitini dello zerovirgola), infatti, ciò che è davvero antidemocratico è l'ennesima restrizione per la libertà di scelta dei cittadini: ovvero la volontà del PDL di abolire delle preferenze.

Oddio, non che l'attuale sistema fosse perfetto: invece di tre preferenze, potevano ridurle a due, magari di doppio genere (una maschile ed una femminile), e, in linea ideale, secondo me andrebbe lasciato un 10-20% di liste bloccate, per dare spazio a quelle energie della società civile che faticherebbero ad esprimersi in una competizione muscolare basata sul semplice numero elettorale (ovviamente, ripeto, in "linea ideale", perchè sappiamo benissimo i partiti, soprattutto certi partiti, cosa ci farebbero con quel 10-20% ... sistemare avvocati personali e soubrette, condannati e impresentabili). Ma certo dare il 100% delle scelte ai vertici di partito è uno schifo.

E allora, quando coloro che in nome della "democrazia" battagliano e strepitano quando si parlano di sbarramento, ma se ne fregano delle preferenze, mi vien da pensare solo una cosa: che in realtà a costoro della democrazia freghi ben poco, e pensino piuttosto alla pagnotta.

Come si dice: a pensar male, spesso ci si azzecca. Ma se non ci avessi "azzeccato", allora voglio una prova: se passerà la legge, cari "partitini", fate le primarie per scegliere i candidati. Viva la democrazia, no?

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Europorcellum
post pubblicato in Diario, il 29 ottobre 2008


                                                 

Niente da fare. La maggioranza tira dritto, e sembra che "l'europorcellum" si farà. Ovvero probabilmente alle prossime elezioni europee voteremo con una nuova legge elettorale, che cancellerà le preferenze e imporrà una soglia minima del 5% per accedere all'Europarlamento, oltre alla revisione il numero delle circoscrizioni.

Nemmeno l'appello di Napolitano ha spinto la maggioranza a rivedere le proprie intenzioni, aprendo al dialogo e all'ascolto delle proposte delle opposizioni. In fondo le proposte delle opposizioni, capitanate dal PD, sono anche ragionevoli: mantenimento della preferenza, soglia di sbarramento al 3%, riduzione delle dimensioni delle circoscrizioni, obbligo di primarie, no a candidature plurime ed ineleggibilita' per i componenti del governo, per i presidenti delle regioni, delle province e per i sindaci delle grandi citta'. Niet. Il Governo tira dritto.

A questo punto viene da chiedersi perchè. il Governo giustifica le sue scelte in questo modo: mettiamo lo sbarramento alto per evitare il frazionamento e aboliamo le preferenze per consentire l'elezione a professionisti capaci e impegnate che però avrebbero difficoltà a farsi eleggere. Entrambe le considerazioni del Governo sono sbagliate: il problema del frazionamento si pone quando si elegge il Parlamento, perchè c'è un problema di governabilità. Ma all'Europarlamento questo problema non sussiste, in quanto non si va ad eleggere un Governo, ma una camera rappresentativa: e dunque non ci sono ragioni per negare la rappresentanza a forze politiche che rappresentano il 3-4% degli Italiani. O vogliamo essere rappresentati, nella migliore delle ipotesi, solo da 5 partiti (Pdl, Pd, Lega, Idv, Udc)? Per quanto riguarda le preferenze, poi, già abbiamo sperimentato per due volte le "liste bloccate" (alle elezioni politiche), e non mi sembra che siano stati eletti fior fior di "professionisti", soprattutto dalle parti del Pdl tra l'altro, ma casomai molti portaborse, parenti e pregiudicati. Dunque, è sempre più forte che questa legge sia voluta fortemente da Berlusconi perchè così può aumentare il numero delle poltrone per i suoi (escludendo altre forze politiche dalla "spartizione" degli europarlamentari), ed inoltre può anche gestirle come vuole (piazzandoci chi vuole con le liste bloccate). Evitando magari anche la concorrenza dei candidati di AN, che correranno nelle liste del PdL, e che potrebbero dare fastidio ai suoi (poichè con le liste bloccate può spartire a priori le poltrone, e ormai AN ha perso il suo potere di ricatto).

E allora sto "europorcellum" non s'ha da fare. Non si può limitare così fortemente il diritto di rappresentanza e il diritto di scegliere i propri rappresentanti. Ma nemmeno dire "no" a priori a qualsiasi cambiamento. Dunque, ecco le mie proposte:
- confermare le preferenze, scendendo a due preferenze di genere, ovvero una preferenza per un candidato uomo ed un altro per una candidata donna;
- 20% degli eletti scelti attraverso un "listino", ovvero il 20% degli eletti di un partito scelto attraverso le liste bloccate, in modo da garantire la possibilità ai partiti di inserire quei "professionisti" di cui prima (lascia che poi non lo faranno, però almeno di principio ci deve essere qualcosa);
- sbarramento al 3%, oppure niente sbarramento, intervendo però sui rimborsi elettorali, stabilendo criteri meno "allegri" per la loro assegnazione in modo da scoraggiare la corsa di partitini fondati apposta per acchiappare i finanziamenti;
- stop alle candidature in più circoscrizioni, evitando così che molti eletti siano determinati dalle rinunce di altri eletti che si sono candidati in più circoscrizioni;
- aumento del numero delle circoscrizioni, evitando così il problema di regioni che non riescono ad eleggere europarlamentari (come la Sardegna);
- ineleggibilità per condannati in via definitiva e condannati in primo grado per reati gravi (anche se si deve fare un discorso più preciso).

E poi, importantissimo, approvare insieme le nuove norme. Le regole del gioco vanno scritte insieme: lo ripetono tutti da tempo, ma sembra che nessuno voglia davvero.

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