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il blog di Francesco Zanfardino
Niet-anyahu
post pubblicato in Diario, il 21 maggio 2009


                                            

"Due popoli, due Stati? No, per i palestinesi al massimo una forma di autogoverno". Così, qualche giorno fa, il neo-premier israeliano Benjamin Netanyahu ha liquidato, nell'incontro bilaterale di Washington, gli sforzi del suo collega americano Obama per una Terrasanta definitivamente pacificata.

Non solo: a quanto pare, Netanyahu sembra intenzionato a rispedire al mittente anche la nuova "road-map" che Obama dovrebbe presentare agli inizi di Giugno. La creazione di uno Stato palestinese indipendente, con continuità territoriale fra Gaza e Cisgiordania (tramite tunnel e modifiche di confine) e Gerusalemme Est come capitale, e l'affido all'ONU della "città vecchia" di Gerusalemme, l'area più contesa fra le parti, sembrano condizioni inaccettabili per i governanti israeliani, che giudicano il piano "ben congegnato, ma vuoto di sostanza". Ed Israele è anche tornato a massicce politiche colonizzatrici dei territori palestinesi.

Si tratta di errori madornali dei dirigenti israeliani. La Palestina potrà trovare pace solo se entrambe le parti riconosceranno l'altrui diritto ad esistere, ed ad esistere come Stati indipendenti in tutto e per tutto, come territori e soprattutto come rirsorse. Punto. Senza soffermarsi su analisi storiche, o su analisi di responsabilità: quando una guerra dura da cinquant'anni, è semplicemente ridicolo dire "hai iniziato prima tu", oppure "è colpa tua". Bisogna solo fermarsi alla realtà, e la realtà ci dice che ci sono due popoli, ognuno con le sue giuste motivazioni e le sue malefatte.

Resta da comprendere se c'è la volontà di volere la pace: d'altronde Netanyahu sa benissimo che se è riuscito a diventare premier è anche grazie alla paura dell'elettorato israeliano, come sempre in un'elezione che vede vincente la destra, di questi tempi. A lui la pace politicamente non conviene, dunque, come ai dirigenti di Hamas. E allora, forse, la pace sarà davvero possibile solo quando palestinesi e israeliani saranno abbastanza maturi e saggi da scegliere persone più moderate a rappresentarli. Nel frattempo, speriamo in Obama, che perlomeno ha riportato l'America sulla strada dell'imparzialità, abbandonata da Bush. Yes, he can?

www.discutendo.ilcannocchiale.it

La questione sindacale
post pubblicato in Diario, il 13 novembre 2008


                                     

E' riesplosa la "questione sindacale". Una campagna più o meno silenziosa, promossa dalla maggioranza di Governo, da giornali di parte ma anche no, da certi ambienti qualunquisti e da un'opinione pubblica che mal vede certi atteggiamenti dei sindacati, sta notevolmente abbassando la fiducia nei sindacati. Se a tutto ciò si aggiungono poi le divisioni interne al mondo sindacale, con la CGIL impegnata in un'aspra lotta di piazza e CISL e UIL impegnate al contrario in un quasi "consociativismo" con i governanti, si può ben comprendere il difficile stato di salute dei sindacati.

Certo i sindacati non è che facciano di tutto per risollevarsi. Mettiamo il caso Alitalia: la difesa che i sindacati, tutti, hanno fatto di alcuni privilegi e interessi corporativi delle categorie interessate in tutti questi anni, oppure il più recente sciopero illegale (voluto dai CUB, una sigla sindacale non riconosciuta), sono gli esempi più efficaci, in questo momento, di comportamenti più generali che i sindacati tutti, con le dovute sfumature, hanno attuato più volte in tutti i campi lavorativi. Ma da qui a dire che i sindacati sono "inutili", ce ne passa. Dove non ci sono i sindacati, non c'è democrazia. Basti pensare alla Cina: lì i sindacati non ci sono e i lavoratori sono sfruttati, sottopagati e senza diritti. E le conseguenze le paghiamo anche noi, visto che le nostre aziende subiscono la concorrenza sleale di quelle cinesi (oppure esternalizzano lì, e a pagarne le conseguenze in questo caso sono proprio i nostri lavoratori).

Passando poi alla spaccatura sindacale, vediamo errori da tutte le parti. Da una parte sembra esserci chi dice solo "no", dall'altra chi dice solo "sì". Invece un sindacato non deve nè essere bastian contrario nè consociativista con il Governo: deve unicamente tutelare i diritti dei lavoratori, abbandonando contrasti ideologici o convenienze poltronistiche. Non so se la CGIL, da una parte, e CISL e UIL, dall'altra, rientrino in queste due categorie: fatto è che non lo devono essere, e sembrano esserlo molto spesso. In questo scenario, comunque, è estremamente ridicola ed estremamente grave la decisione del Governo di eliminare la CGIL dai tavoli di discussione: la CGIL, piaccia o no, è un sindacato che rappresenta milioni di lavoratori, il primo d'Italia, e va sempre riconosciuta, a prescindere dalle sue idee e dai suoi atteggiamenti. Tra l'altro fa ridere che quelli che adesso escludono la CGIL perchè "politicizzata" e "irresponsabile" siano gli stessi che all'epoca appoggiavano la cacciata di AirFrance da parte dei sindacati o lo sciopero selvaggio dei TIR che paralizzò l'Italia per tre giorni (non uno come quello recente di Alitalia).

P.S. Certo Angeletti non ci ha fatto proprio una bella figura a Ballarò cercando di negare di essere stato con Bonanni al tavolo del Governo chiuso alla CGIL ... Dovrebbe davvero dimettersi perchè da oggi in poi non potrà non essere accusato di "consociativismo". Ha perso la faccia, e, per quanto lo stimassi, deve dimettersi. 

www.discutendo.ilcannocchiale.it 

Viva la Liberazione e la Resistenza, senza imbarazzi
post pubblicato in Diario, il 25 aprile 2008


                        

Oggi è il 25 Aprile, Festa della Liberazione
. Si ricorda in questa data la liberazione dal regime nazi-fascista e quindi il ritorno della libertà e della democrazia. Una festa di tutti. Perchè tutti dobbiamo la nostra libertà e la nostra democrazia a quelle persone che, protagonisti della Resistenza, hanno sfidato i nemici della libertà in territorio "nemico", ovvero in quel territorio (il Nord Italia) occupato da costoro. Che li hanno sfidati consci dei pericoli, consci delle enormi difficoltà e disparità. Eppure l'hanno fatto: e noi dobbiamo ringraziarli sempre e dovunque.

Senza fare esaltazioni, comunque. Perchè anche i partigiani hanno commesso sbagli, a volte atrocità, come nel trattamento di Mussolini. Anche loro hanno ucciso. Però ciò non può assolutamente inficiare il grande eroismo e senso patriottico della maggioranza dei partigiani. Che, ricordiamocelo, hanno rischiato la propria vita per noi. Altri, non hanno fatto niente, o peggio.

Nonostante ciò, qualcuno ancora discredita la Resistenza. Con episodi violenti e/o irrazionali come i numerosi sfregi ai monumenti dedicati ai caduti, la diffusione di volanti che proclamano il "lutto nazionale" per questa data. C'è chi discredita i valori della Resistenza sfruttando questa giornata per attaccare, non si capisce per quale logica, industriali e cardinali.

Ma ciò che è veramente grave è che rappresentanti delle istituzioni, che sono lì anche perchè 60 anni fa i nostri progenitori hanno contribuito a portare la democrazia nel nostro Paese, segnalino la loro distanza dalla Resistenza con la propria assenza. Qualcuno addirittura dichiarando orgogliosamente di preferire di passare la giornata a tagliare il prato. Qualcun altro chiede la cancellazione dell'inno dei partigiani dalle celebrazioni per la Liberazione.

Ma non c'è nessun motivo di essere imbarazzati. I valori della Resistenza sono di tutti. Ovviamente, di tutti coloro che condividono la libertà e la democrazia.
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