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il blog di Francesco Zanfardino
Non chiamateli eroi
post pubblicato in Diario, il 21 settembre 2009


                                                

Oggi è solo il momento del dolore, dunque terrò a freno le polemiche (d'altronde ho già detto la mia giovedì). Solo una cosa, però: non chiamateli eroi. Quei sei militari caduti in Afghanistan sono vittime, non eroi.

Chiamarli eroi vorrebbe dire delegare la responsabilità della loro morte a loro stessi. Morire da eroi significa morire mentre si fa qualcosa di eroico, che nessuno ti ha chiesto di fare, nemmeno lo Stato. Quei sei militari, invece, non hanno fatto alcunchè di eroico, a meno di non voler definire tale un giro di pattuglia in carrarmato. Sono invece vittime di un vile attentato, e della colpevole ipocrisia di uno Stato e di una classe politica (tutta, ormai) che manda in guerra persone equipaggiate per la pace.

Basta retorica, dunque. Chiamiamo le cose con il loro nome. E non nascondiamo le responsabilità.

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Non si cancelli la memoria
post pubblicato in Diario, il 27 agosto 2008


                                                                 

Potrà sembrare una cosa ininfluente, simbolica, poco importante. Ma non è così. In un Paese in cui le mafie la fanno la padrona, "succhiando" letteralmente la ricchezza comune (7% del PIL nazionale), opprimendo la libera attività commerciale e d'impresa, favorendo il traffico di droga e lo sfruttamento della prostituzione, distruggendo le forme del vivere civile, mettendo una palla al piede allo sviluppo del Mezzogiorno (e non solo), infangando il nome dell'Italia all'estero, anche la cancellazione dell'intitolazione di un aeroporto ad un simbolo dell'anti-mafia può essere una pagina nera per la lotta di liberazione dall'oppressione mafiosa.

Perchè, se c'è una possibilità di liberarsi dalle mafie, è proprio avere come punti di riferimento questi eroi, i veri eroi del nostro tempo, che con il loro operato fatto di coraggio e passione per la legalità possono dare l'esempio alle nuove generazioni per cominciare questa "rivoluzione". Soprattutto quando poi l'eroe in questione è un politico, poichè proprio lo stretto legame politica-mafie è il pilastro della presenza mafiosa in Italia.

L'areoporto in questione è quello di Comiso (Ragusa), e l'eroe è Pio La Torre, il parlamentare del PCI ucciso nel 1982 per ordine di Totò Riina. Il motivo? L'aver promosso per primo in Parlamento l'introduzione del reato di associazione mafiosa e la confisca dei beni ai mafiosi. In occasione del 25° anniversario dalla morte, l'allora amministrazione di centrosinistra ridenominò l'aeroporto, allora dedicato al generale Magliocco (medaglia d'oro al valor civile nella guerra d'Etiopia), dedicandolo appunto a La Torre. Ora, la nuova amministrazione di centrodestra ha deciso di tornare al vecchio nome. Subito scatta la polemica politica, con l'intervento del segretario del PD in persona, Walter Veltroni, che bolla l'iniziativa come "arrogante, incomprensibile e offensiva", e del senatore PdL-FI Vizzini, che afferma che "più che la mafia, da fastidio sin anche il ricordo di chi è morto per combatterla".

La ridenominazione è davvero incomprensibile ed offensiva per tutti i Siciliani onesti. Ma soprattutto è indecente che lo si faccia per lotta politica. La lotta alle mafie non è nè di destra nè di sinistra, semmai è di tutti i cittadini onesti. E cancellare la memoria per cancellare l'avversario politico è da imbecilli. La politica dovrebbe dare il buon esempio, e invece ...

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Falcone è vivo
post pubblicato in Diario, il 23 maggio 2008


                     

Qualcuno dice che esattamente 16 anni fa Giovanni Falcone è morto. Io dico di no: Falcone è vivo. Non sto farneticando, ma solo riprendendo una sola sua famosissima frase: "Gli uomini passano, le idee restano: restano le loro tensioni morali, continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini".

E' proprio così. Quel giorno, a Capaci, la mafia ha dovuto usare mille chili di tritolo per fermare Falcone e la sua scorta, e cento chili di tritolo per fermare Borsellino e la sua scorta. Ma hanno fermato solo i loro corpi: le loro idee continuano a vivere. Continuano a vivere in chi trova il coraggio di denunciare la mafia, in chi trova il coraggio di indagare sulla mafia, in chi trova il coraggio di scendere in piazza contro la mafia. Continuano a vivere in tutti i veri uomini, i veri eroi, quelli che ogni giorno combatto per una Sicilia nuova, un'Italia nuova.

Come recita un'altra sua famosa frase, "occorre compiere fino in fondo il proprio dovere, qualunque sia il sacrificio da sopportare, costi quel che costi, perchè è in ciò che sta l'essenza della dignità umana". Lui l'ha fatto. Tanti altri l'hanno fatto, con lui e dopo di lui. Altri, invece, hanno fatto l'esatto contrario: ma loro non posso definirsi uomini.
4 anni da Nassiriya: giusto ricordare, ma dare le medaglie...
post pubblicato in Diario, il 12 novembre 2007


                              

Oggi è il 12 Novembre 2007. Quattro anni fa, nella base Italiana di Nassiriya (Iraq), 28 persone (19 italiani, 9 iracheni) morirono durante un attentato terroristico. Fu una delle pagine più nere della storia militare italiane, dove tante vite innocenti furono spezzate dalla follia di quattro pazzi. Persone morte nell'esercizio delle loro funzioni: funzioni sbagliate o giuste, non importa.

Oggi si sono svolte le solite cerimonie di commemorazione. Solite frasi di circostanza da parte delle autorità. Ma una dei parenti delle vittime pone un questione importante: dare o no le medaglie al valor militare ai caduti di Nassiriya?.

Ora, qualcuno potrebbe dire sì, tanto una in più, una in meno che fa. Inutile dire che invece le medaglie hanno un significato ben preciso e non si possono dare a tutti (un pò come le lauree ad honorem, che giustamente il ministro Mussi vuole regolamentare, visto che sono state date a chiunque negli ultimi tempi). Ebbene, che senso ha dare le medaglie al valor militare ai caduti di Nassiriya? Quale impresa militare eroica hanno fatto? Se la risposta è che sono caduti nell'esercizio delle loro funzioni, allora sono vittime, non eroi.
 
Le medaglie vanno dati agli eroi. Non alle vittime. E, personalmente, penso che ne abbiano più diritto coloro che hanno il coraggio di denunciare la mafia che i caduti di Nassiriya. Quelli sì che sono veri eroi.

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