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il blog di Francesco Zanfardino
Perdiamo l'acqua
post pubblicato in Diario, il 18 novembre 2009


                                                     

Oggi la Camera ha convertito in legge il decreto Ronchi sulla liberalizzazione del settore idrico. Molte le polemiche, compresa una viva protesta via Web, che hanno messo l'accento sul pericolo di una "privatizzazione dell'acqua". In realtà, grazie ad un emendamento del PD, la proprietà dell'acqua resta in ogni caso pubblica, dunque, almeno in linea ideale, questo pericolo è scampato. Tuttavia, resta nella sostanza il pericolo di interessi speculativi che entrino nella gestione di una risorsa essenziale, non facoltativa, come l'acqua.

Con l'approvazione di questo provvedimento, infatti, tutti i Comuni italiani saranno costretti a cedere almeno il 30% delle proprie società pubbliche dell'acqua ai privati e a cederne loro pure la gestione, a meno di aumentare la quota dei privati al 40%; le società pubbliche che non adempieranno a questo obbligo saranno sciolte. Questo può comportare una forte lievitazione delle bollette, magari con la scusa di migliorare il servizio. Infatti, come ci ricorda il Corriere, i prezzi delle bollette in Italia sono fra i più bassi nel mondo (per un consumo annuo di 200mila litri d'acqua si spendono mediamente in Italia 177 euro, a Tokyo 280, a Bruxelles 560, a Parigi 740, a Berlino 970), ma il servizio è pessimo, con il 15% degli Italiani non coperti dalle fognature, il 30% non coperto da depuratori e con reti idriche che perdono il 30% dell'acqua lungo le condotte.

Ora, se l'ingresso dei privati riuscirà a ridurre questi problemi, sarebbe anche ammissibile un aumento delle bollette (proporzionato al miglioramento, ovviamente). Ma il decreto Ronchi, siccome obbliga gli Enti a cedere ai privati, ma non ai privati di acquistare, potrebbe portare alla paradossale conseguenza che i privati acquistino le società pubbliche floride, sottraendo forti guadagni ai Comuni virtuosi, mentre lascino appiedate quelle in difficoltà (ovvero, quelle con i servizi e le perdite economiche, ed idriche, peggiori), o al massimo le acquistino ad un prezzo stracciato. Facendo così, insomma, un enorme regalo alle lobby dell'acqua, italiane, ma soprattutto straniere, come le francesi Veolia e Suez, a scapito dei Comuni e, quindi, dei cittadini.

Ma non sarebbe stato meglio lasciare la situazione com'è, concentradosi invece su forti investimenti statali sulla ristrutturazione delle reti, riguadagnando i soldi investiti con il risparmio d'acqua che ne sarebbe derivato?

P.S. Comunque, è scandaloso che su questa materia così delicata, con una maggioranza così ampia a disposizione ed un numero basso di emendamenti, il Governo abbia deciso di porre la 26esima questione di fiducia di questa legislatura. Si pensi che, nello stesso periodo, il Governo Prodi l'aveva posta solo 18 volte ... e ho detto tutto.

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Puoi decidere, ma anche no
post pubblicato in Diario, il 27 marzo 2009


                                                

E alla fine i sospetti si sono rivelati fondati. Il Governo Berlusconi sta portando avanti una "non-legge" sul testamento biologico, meglio detto "Dichiarazioni Anticipate di Trattamento". Già l'impossibilità di rinunciare ad alimentazione ed idratazione forzata l'aveva fatto capire, dato che è un po' assurdo dire che non siano trattamenti medici (l'operazione per inserire il sondino non lo è? I farmaci assunti insieme all'alimentazione non lo sono?), e, anche se lo fossero, non si capisce per quale ragionevole motivo non si possano rifiutare.

Ma nella giornata di ieri è stato raggiunto il colmo.  Infatti, il testo approvato ieri in Senato con l'appoggio di PdL, Lega e Udc e il voto contrario di Pd e Idv, rispetto al testo originale contiene una modifica: tre paroline in meno, che stravolgono però tutto il significato della legge. Il primo comma dell'art.4 recitava: "le Dat (...) non sono obbligatorie, ma sono vincolanti". Ovvero, i cittadini non sono obbligati a fare testamento biologico, ma per coloro che lo fanno, le loro volontà sono vincolanti. Ma un emendamento presentato dall'Udc e approvato dal Senato cancella le parole "ma sono vincolanti". Viene così stravolto il senso stesso della legge, che doveva permettere ai cittadini di "scegliere", e invece li limita a dichiarare "cosa sceglierebbero". Perchè tanto, al loro posto, sarà il medico o un fiduciario a decidere se le volontà del paziente vadano rispettate o no. Ma allora perchè registrare le proprie volontà? Ma, soprattutto, dov'è la coerenza di coloro che vedono con favore questa non-legge perchè "non si può aprire la strada all'eutanasia" (quando invece questa non è eutanasia, perchè non è il diritto al suicidio, ma alla rinuncia ai trattamenti), perchè le persone "non posso decidere della propria vita, solo Dio può farlo", e poi danno comunque ad una persona (una persona altra, nemmeno il paziente!) il diritto di scegliere della "propria vita"?

Fortunatamente in Italia esistono ancora le Istituzioni Repubblicane, e difficilmente questa legge passerà i vagli di costituzionalità. D'altronde, è abbastanza ovvio, visto che la Corte Costituzionale, in assenza di leggi, ha deciso sulla base dei principi della Costituzione che nel caso Englaro esiste il diritto a interrompere alimentazione e idratazione forzata, e che esiste il diritto di un paziente a vedere rispettate le proprie volontà in tema. Bene farà il Partito Democratico, dunque, se come annunciato ricorrerà alla Consulta, prima di avviare il Referendum che invece è la prima strada scelta da Radicali e Idv. Con questo Berlusconismo dilagante, ed una Chiesa che probabilmente non starà (giustamente, se nei limiti della laicità dello Stato ... anche se, e sono cattolico, non condivido la sua posizione) con le mani in mano, meglio evitare, se possibile, il rischio di veder bocciato il Referendum grazie alla spinta all'astensionismo (ci vuole il quorum del 50%) e che si affossi la libertà di sceltà con la scusa (falsa) del "lo vogliono gli Italiani". 

P.S. Un dettaglio che non c'entra niente con questo discorso, ma importante come l'ennesimo esempio della mala-informazione in Italia: nel Pd solo due senatori hanno votato contro il proprio gruppo, nel Pdl ben 5. Ovviamente però tutti (media ed elettori) a parlare di "spaccature" nel Pd, mentre il Pdl viene dipinto come una solida roccia, bla bla bla.

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Riporto Report: Modulazione di Frequenze
post pubblicato in Riporto Report, il 23 marzo 2009


                                                   

Secondo appuntamento con "Riporto Report", la nuova rubrica di Discutendo che ogni lunedì darà spazio alla puntata settimanale di Report, l'ottima rubrica di inchieste giornalistiche condotta da Milena Gabanelli ogni domenica sera su RaiTre (la puntata di ieri, che vi consiglio sempre di vedere, è disponibile qui; la tascrizione testuale integrale della puntata è invece disponibile qui). Stavolta si parla di televisione, e dello scandalo delle concessioni televisive, specchio di un'Italia imperversata dal conflitto d'interessi e da una politica compiacente al mantenimento delle posizioni dominanti.

MODULAZIONE DI FREQUENZE (di Bernardo Iovene)

La puntata inizia con l'intervista a Francesco Di Stefano, imprenditore televisivo e soprattuto patron di Europa7, passata ormai alla storia come "la TV che non c'è". Infatti, l'emittente di Di Stefano, pur avendo ottenuto nel 1999 l'autorizzazione a trasmettere, non ha mai potuto farlo perchè le sue frequenze erano abusivamente occupate da Rete4. Vi suona un po' strano? Allora seguite la storia.

Tutto parte dal "peccato originale", ovvero dalla sentenza della Corte Costituzionale che negli anni '70 determina la fine del monopolio televisivo della RAI, e apre l'etere televisivo alle TV private, ma solo in ambito locale. Tuttavia, ciò non si accompagna ad un piano per l'assegnazione delle frequenze, così che i primi che arrivano occupano le frequenze (che sono un bene pubblico) e ne fanno quello che ne vogliono: un vero e proprio "far west" televisivo, durato vent'anni, fra gli anni Settanta e Ottanta. E' stato anche grazie a questo "far west" che Silvio Berlusconi e la sua Finivest sono riusciti ad accaparrarsi indisturbati e senza limiti buona parte dell'etere televisivo italiano, fino ad aggirare la legge, con la creazione di fatto di tre televisioni nazionali, facendo mandare in onda delle cassette registrate contemporaneamente su tutte le loro tv locali (ricordatevi che la sentenza della Corte aveva permesso la privatizzazione solo alle tv locali). Fu così che alcune preture "oscurarono" le TV di Berlusconi: ma l'allora premier Bettino Craxi, amico di Berlusconi (fu anche testimone di una delle sue nozze), ed è il segreto di Pulcinella che fosse il suo "referente" politico (tant'è vero che discese in campo, non appena Tangentopoli spazzò via Craxi, essendo l'unico in grado di impedire l'ascesa delle sinistre al Governo), subito emanò il cosiddetto "decreto Craxi", meglio noto come "decreto Berlusconi", consentendo la prosecuzione per un anno dello status quo, in attesa della nuova disciplina sul settore televisivo. Il decreto passò grazie ad alcune politiche spartitorie sulla Rai, tenendo buoni tutti i partiti. Ma il decreto conteneva una "finezza": il decreto non era "provvisorio", ma "transitorio". E, giuridicamente, la distinzione fra questi due termini è fondamentale: un decreto provvisorio va rinnovato ogni 6 mesi, il transitorio no. E così lo status quo sarebbe rimasto "legalizzato" all'infinito.

Sarebbe, perchè, poichè ad essere in discussione è la tutela del pluralismo nell'informazione, nel frattempo la Corte Costituzionale nel 1988 chiede al Parlamento "una disciplina sull'emittenza privata contro l'insorgenza di posizioni dominanti", e la posizione di Mediaset, con le sue tre reti, è una posizione dominante. Il Governo, sempre guidato da Craxi, decise con la "legge Mammì", dal nome del Ministero delle Poste e delle Comunicazioni, di risolvere la situazione: fu deciso che solo il 25% delle reti nazionali potevano essere gestite da un solo soggetto. Così, per salvare le 3 reti Mediaset le reti nazionali dovevano essere 12 ... e infatti la legge Mammì "decide" che sono 12, anche se non esistevano tutte (solo 6 lo erano davvero). Nel frattempo però le frequenze non vengono assegnate, perchè il piano viene sequestrato dalle Procure che lo indagano, e così i soggetti che trasmettevano già continuarono a trasmettere, senza che fosse indetta una gara per l'assegnazione.

Così la Corte Costituzionale interviene nuovamente nel 1994, decidendo che la legge Mammì era illeggittima propriò nel suo articolo più importante: quello del 25%. Il limite doveva essere del 20%, a meno che lo sviluppo delle tecnologie (si cominciava a parlare allora del satellite, che era ancora agli inizi) non avesse portato allo sviluppo del settore ed all'ampliamento delle reti disponibili. Ma, comunque, entro 2 anni andavano assegnate le frequenze. L'ampliamento delle reti non avviene, e dunque nel 1996 il Parlamento avrebbe dovuto imporre a Mediaset di cedere una delle sue reti (e alla Rai, pubblica, di togliere la pubblicità da una delle sue). Nel frattempo, però, Berlusconi era andato all'opposizione. Al Governo c'era Prodi, ma Berlusconi fece ostruzionismo, c'erano una quindicina di direttive europee da recepire, e ciò costrinse il Ministro Maccanico a cercare un accordo. D'altronde, il referendum promosso nel 1995 dal centrosinistra contro la situazione delle televisioni non ebbe il favore degli Italiani, che lo bocciò. L'accordo fu questo: l'opposizione votava le direttive, il Governo otteneva che fosse stabilito il limite del 20% e dunque otteneva lo spostamento di Rete4 sul satellite e l'eliminazione della pubblicità da RaiTre, ma l'opposizione ottenne la proroga della situazione con una legge fino al "congruo sviluppo" del mercato satellitare. E fu quel "congruo" a creare l'inghippo: qual era il numero congruo delle parabole affinchè Rete4 fosse spostata sul satellite? A stabilirlo doveva essere l'Agcom, l'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, istituita proprio con la legge Maccanico: ma, essendo di nomina politica, e non essendoci un termine fisso entro quale emanare il provvedimento, l'Agcom non decise.

Ma la legge Maccanico, oltre al limite del 20%, stabiliva anche che il limite del mercato pubblicitario per un solo soggetto doveva essere del 30%. Anche qui, l'Agcom non decise, così che la prima verifica sul mercato pubblicitario avvenne solo nel 2004: Mediaset e Rai detenevano entrambe più del 30%, e questa situazione era risolvibile solo con l'allontanamento di una rete da Mediaset e l'eliminazione della pubblicità sulle reti Rai. Dunque, Rete4 non solo era fuori parametro per la "posizione dominante" di Mediaset nelle reti (3 reti invece di 2), ma anche per quella nel mercato pubblicitario. Se questo fosse avvenuto prima, e non nel 2004, la questione Rete4 non si sarebbe proprio posta.

Ma questo non avvenne, perchè nel frattempo, nel 1999, avvenne finalmente la gara di assegnazione delle frequenze. A vincere furono varie reti, tra cui Europa7, ma non Rete4. Il motivo? Il nuovo Ministro Cardinale, succeduto a Maccanico, non concesse l'autorizzazione per via della "posizione dominante" di Mediaset, come voleva la legge Maccanico; ma, sempre come voleva la legge, Rete4 era autorizzata a trasmettere "fino al congruo sviluppo" del satellite. Il satellite era ormai abbondamente sviluppato, ma il "congruo" era ambiguo e quindi campa cavallo. Di Stefano allora intraprese una battaglia legale, e così intervenne la Corte Costituzionale, che decise che in ogni caso, sviluppo congruo o no, entro il 2003 andava spenta Rete4 e accesa Europa7. Nel frattempo al Governo è tornato Berlusconi: arriva così la legge Gasparri, dal nome del nuovo Ministro delle Comunicazioni, che cerca di prorogare lo status quo: ma andando ciò contro la sentenza della Corte, Ciampi non firmò. Mancavano ormai 15 giorni allo spegnimento di Rete4, e allora ci fu un decreto: le reti che trasmettevano potevano continuare a trasmettere, tanto ormai c'era la nuova tecnologia del digitale terrestre che avrebbe garantito l'espansione dei canali. L'analogico, almeno nelle intenzioni, sarebbe stato sostituito definitivamente nel 2006 con il digitale, e così Europa7 avrebbe avuto tutto lo spazio per operare. Inoltre il Governo, per lo sviluppo del digitale, stanziò più di 200 milioni di euro per l'acquisto dei decoder (per il quale lo Stato fu poi sanzionato per 7 milioni di euro dalla UE perchè fu ritenuto un aiuto di Stato). E così il Governo riteneva di aver risolto la questione.

Ma la battaglia di Di Stefano proseguì. Anche l'associazione AltroConsumo intervenne, denunciando come, anche con il digitale, le frequenze rimanevano nelle mani degli stessi soggetti: non solo chi trasmetteva già sull'analogico, aveva diritto a trasmettere anche sul digitale, ma continueranno a conservare le frequenze che attualmente hanno, dunque non si aprirà nessun nuovo spazio per Europa7 e gli altri. L'Europa così intervenne, aprendo una procedura d'infrazione. Torna al Governo Prodi, e il nuovo Ministro Gentiloni decide di recepire la direttiva Europea promettendo un ddl sulla materia, quando invece l'Europa aveva detto che bastava disapplicare la legge e togliere le frequenze a Rete4, senza alcun ddl. Ma non arrivarono nè ddl nè disapplicazioni, dato che, come ammesso da Gentiloni, non si potè far niente per via dell'Udeur di Mastella, che evidentemente si preparava ad andare con Berlusconi e minacciava la caduta del Governo (cosa che poi avvenne, per questo ma soprattutto per tanti altri motivi).

Arriva così il Governo Berlusconi, e di fronte alle sentenze dell'Europa, della Corte, ecc. ecc. risponde con uno stratagemma: costringe la Rai a rimodulare le frequenze, facendo così saltar fuori una frequenza da assegnare ad Europa7, assieme ad un risarcimento danni (minimo). La situazione sembra risolta, anche se non è detta l'ultima parola, perchè la frequenza data ad Europa7 probabilmente non consentirà di coprire l'80% del territorio nazionale, come dovrebbe essere, e quindi forse potrebbero esserci nuovi ricorsi. Ma nel frattempo il digitale sta avanzando, in varie regioni l'analogico è stato già spento ... e quindi giustizia probabilmente non sarà mai fatta, grazie a decenni di "far west", compiacenze fra politica e imprenditori, conflitti d'interesse ed incapacità decisionale della politica.

IL MIO COMMENTO: La faccenda è talmente scandalosa che mi vergogno a vivere in un Paese dove possano accadere queste cose. Se le cose fossero state regolate per bene, oggi non ci ritroveremmo con un duopolio delle televisioni, cosa pericolossima per la democrazia in ogni caso, specialmente quando uno dei duopolisti è un politico, e ancor di più quando è Presidente del Consiglio (che controlla, quindi, indirettamente anche l'altra parte del duopolio, la RAI). Sappiamo bene come le televisioni possano influenzare il voto degli Italiani e di chiunque nel mondo, e come una situazione come quella attuale sia contro ogni principio di pluralismo e di equilibrio dell'informazione e non solo. Sarebbe necessaria, al di là della questione Rete4-Europa7, una legge anti-trust che vieti davvero concentrazioni di potere nel mondo dei media, vietando ai singoli privati di possedere da soli più del 25% del mercato pubblicitario, e più del 25% di giornali e TV (proprio in termini di vendite e audience, non di reti possedute o giornali posseduti). Magari si può discutere sulle percentuali, ma è assolutamente necessario un limite per garantire il pluralismo e la concorrenza.

P.S. A proposito di pluralismo e concorrenza nell'informazione, Report ha ricevuto una querela, con richiesta di risarcimento milionaria, da Mario Ciancio, l'editore de "La Sicilia" e proprietario di varie tv locali, che, come denunciato da Report domenica scorsa, gestisce in maniera monopolistica l'informazione a Catania e dintorni, detenendo dunque un potere di influenza sull'opinione delle masse fortissimo (e che sfrutta, ricambiato, a favore del centrodestra locale e nazionale). Comunque Report è abituato a ricevere querele, che puntualmente vince, a dimostrazione della qualità del suo giornalismo e del fatto che in Italia certa gente non è abituata a persone che sappiano la verità e provino a diffonderla.

P.P.S. Anche stavolta accenno alle altre due rubriche di Report. Ne "L'emendamento" è stata denunciata l'assenza di una norma sull'auto-riciclaggio: in Italia, ad esempio, chi vende droga e poi "ricicla" il denaro "sporco" può essere punito per traffico di stupefacenti, ma non per aver riciclato i proventi illeciti. E questo nonostante l'opposizione abbia presentato un emendamento in proposito, stralciato e rimandato dal Governo a data da destinarsi. Nella "Goodnews" di questa settimana, invece, si parla dell'iniziativa di alcuni ragazzi de "L'Onda", il movimento studentesco nato dalle proteste contro la Gelmini, che hanno deciso di proseguire la lotta in una maniera molto costruttiva, ovvero aiutando i ragazzi in difficoltà con lo studio organizzando dei corsi di recupero gratuiti dove tali corsi, che dovrebbero essere organizzati dalle scuole, non sono concessi a causa dei tagli ai fondi delle scuole.

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Amnesie padane
post pubblicato in Diario, il 17 marzo 2009


                                                               

Leggevo su Corriere.it quest'articolo di Sergio Rizzo, uno degli autori de "La Casta", dell'emendamento proposto dalla Lega Nord per mettere un tetto agli stipendi dei manager pubblici: se l'emendamento passasse, la loro retribuzione sarà al massimo uguale a quella dei parlamentari (circa 350mila euro). Già, sembra assurdo, ma in Italia queste persone guadagnano anche il doppio o il triplo di un parlamentare (che già non sta affatto messo male...), e spesso senza nemmeno assolvere bene il proprio ruolo (anzi).

Bene, molto bene. Peccato che il "tetto" c'era già: era stato introdotto dal Governo Prodi. Ricordate l'ultima Finanziaria, quella approvata a fine 2008? Uno dei punti "critici" era stata l'approvazione dell'emendamento dei senatori Salvi e Villone (Sinistra Democratica), che aveva causato qualche malumore a Mastella (probabilmente una solidarietà fra "poltronari" ...), e grazie al quale fu fissato il tetto di tali "manager" uguale allo stipendio del primo presidente della Cassazione (274mila euro).

Ebbene, non solo la Lega all'epoca votò contro, ma poi una volta andata al Governo con Berlusconi, con il decreto del Giugno 2008 accetta di eliminare tale tetto. Tra l'altro, proprio quando il Governo contemporaneamente tagliava miliardi e miliardi a infrastrutture, scuola, forze dell'ordine con la Finanziaria "dei tagli", con la scusa della "razionalizzazione".

Poi, le idee possono sempre cambiare ... per carità. E bisognerà sempre vedere se la Lega andrà fino in fondo, facendo approvare questo emendamento, o sarà solo un fuoco di paglia. Ma nel frattempo è passato un anno e qualche milioncino di euro poteva risparmiarlo già, cari leghisti.

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Viva la tortura!
post pubblicato in Diario, il 5 febbraio 2009


                                                                     

Oggi il Senato ha approvato il "dl sicurezza", l'ennesimo pacchetto sicurezza approvato dal Governo Berlusconi per tenere buona l'opinione pubblica (ma quando s'accorgeranno gli Italiani che sono solo spot e che i problemi rimangono, anzi si aggravano?). Molti i provvedimenti discussi, alcuni fortunatamente bloccati ieri dal Senato con il Governo che è andato sotto ben 3 volte (poi qualcuno deve aver ricordato ai senatori "ragionevoli" del PDL chi comanda, ovvero la Lega Nord), altri no, tra i quali la tassa sui permessi di soggiorno (dagli 80 ai 200 euro ... ma stiamo scherzando?) e soprattutto l'abolizione del divieto di denuncia da parte dei medici che assistono clandestini. Ovvero, se un clandestino si presenta al Servizio Sanitario Nazionale, il medico che lo assiste dovrà denunciare la sua clandestinità alle Autorità competenti ... una palese violazione del Codice Deontologico e soprattutto una norma discriminatoria che porterà i clandestini a non farsi curare per paura della denuncia. Ma a mio parere la cosa più scandalosa è che ieri il Senato ha bocciato, seppur di poco, un emendamento del Partito Democratico che chiedeva l'introduzione del reato di tortura anche in Italia. Già, perchè per chi non lo sapesse, in Italia non è ancora previsto il reato di tortura. D'altronde, siamo nel Paese dove fu permesso alla Lega Nord di diffondere manifesti con scritto "Immigrati clandestini: torturali! E' legittima difesa", e siamo nel Paese dove la Lega Nord è legalmente al Governo con consensi imbarazzanti, dunque non ci si dovrebbe meravigliare di niente.

Personalmente spero in una grande mobilitazione di massa che unisca tutte le forze di questo Paese stanche della propaganda fatta sulle spalle dei deboli, ma ci credo poco. Ormai essere "cattivi", come ha detto di essere il Ministro Maroni, fa guadagnare consenso. Oddio, non li farebbe guadagnare questi consensi se fossimo in un Paese con un informazione libera in grado di farne vedere i risultati (nessuno) ... ma, appunto, siamo in Italia.

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Era fin troppo strano
post pubblicato in Diario, il 5 dicembre 2008


                                                    

Il Governo dei "due pesi e due misure" colpisce ancora. Qualche giorno fa sulle televisioni, ora sulla scuola. Infatti, è di oggi la notizia che il Governo fa marcia indietro sui tagli alle scuole paritarie. Infatti, non appena si è saputo che venivano tagliati 120 milioni di euro al finanziamento pubblico delle scuole private, si è levato un coro di proteste da parte degli ambienti cattolici, persino dal Papa, che ha fatto sì che nel giro di qualche ora il Governo cambiasse idea e ripristinasse i fondi con un emendamento alla Finanziaria (ma non era finito il tempo degli "assalti alla diligenza? Eppure siamo a Dicembre e ancora se ne parla ...).

D'altronde era troppo strano. Questo Governo non ha mai nascosto la sua intenzione di aiutare le scuole private, ancora più di quanto non lo siano già oggi. E' persino nel loro programma, dove viene promesso un forte sostegno economico alle famiglie che sceglieranno la privata, per garantire una "effettiva libertà di scelta educativa tra scuola pubblica e privata" (ridicoli ... allora voglio anche i sostegni a chi va nelle cliniche private, o forse i malati non hanno il diritto di scegliere?). Il perchè è anch'esso chiaro: dato che la stragrande maggioranza delle scuole private è gestita dalla Chiesa (non per niente le proteste di oggi sono state tutte di quell'ambiente), conquistarsi i favori di quell'ambiente è sempre cosa gradita a tutti i Governi, specialmente a quelli di centrodestra.

E così si possono tagliare 8 miliardi alla scuola pubblica, ma non 120 milioni alle private. Perchè la scuola pubblica è una montagna di sprechi ed una fabbrica di ignoranti, mentre la scuola privata è "bella e buona". Non importa che a certificare che la scuola privata italiana è la peggiore d'Europa e qualitativamente inferiore a quella pubblica sia l'Ocse-Pisa (sì, proprio la stessa indagine sbandierata dal Governo per giustificare il suo attacco alla scuola pubblica ... anche se poi, dopo mesi, ancora non si capisce in che modo i provvedimenti del Governo vadano a colpire davvero gli sprechi e a migliorare la qualità della scuola, dato che sono tagli orizzontali e senza novità dal punto di vista formativo). O forse si vuole proprio questo ... garantire pezzi di carta ai propri figli e a quelli degli amici se questi non sono capaci, e creare una massa di ignoranti che a certa politica fa sempre comodo.

Ma c'è ancora una possibilità: l'emendamento "riparativo" non specifica se i 120 milioni saranno da destinare alle private o alle pubbliche. Il Governo faccia come creda: forse non è giusto togliere quei 120 milioni. Forse un sostegno al settore delle scuole private si può dare, anche se al limite dell'incostituzionalità (art.33:  "Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato")e anomalo rispetto a tanti altri settori privati. Però, innanzitutto, deve introdurre criteri davvero oggettivi per la valutazione e dell'apprendimento e dell'insegnamento (affinchè le scuole private cessino di essere i "titolifici" che sono, quasi sempre, adesso), ma soprattutto contestualmente bisogna annullare o fortemente ridurre i tagli alla scuola pubblica: perchè è palesemente ingiusto che a pagare sia sempre il servizio pubblico, che è l'essenziale, mentre quello privato è un bene superfluo. Importante, ma secondario rispetto al pubblico. Le risorse si possono trovare benissimo: basta tagliare davvero gli sprechi nel pubblico (e non far finta come fa il Governo), tagliare i costi della politica, eliminare gli Enti inutili, ripristinare l'ICI ai ricchi, ecc.ecc. Altrimenti quei 120 milioni devono andare tutti alla scuola pubblica: una minima riparazione al disatro del Governo sulla scuola.

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"Salva-Bancarottieri", l'ennesima norma scandalosa
post pubblicato in Diario, il 9 ottobre 2008


                                                         

Non bastavano Lodo Alfano e Lodo Consolo. In tempi di crisi economica e fallimenti disastrosi, la maggioranza ha voluto tendere una mano pietosa anche ai manager, salvando dal carcere i bancarottieri: Tanzi, Cragnotti, Geronzi, Cimoli ... insomma, tutti coloro che negli ultimi anni, a cominciare dagli scandali Cirio e Parmalat,  hanno mandato all'aria lavoratori e contribuenti senza scontare niente.

Il tutto grazie ad un emendamento al decreto Alitalia, approvato al Senato il 2 Ottobre e i cui effetti erano stati denunciati da Repubblica e da Report (in onda domenica sera), grazie al quale non saranno più perseguibili per bancarotta non solo i precedenti amministratori di Alitalia (Cimoli in primis), ma soprattutto tutti quelli di altre società dichiarate insolventi ma non fallite (come Cirio e Pamalat).

Fortunatamente Tremonti si è impuntato, dichiarando: "O si ritira l'emendamento, o si ritira il Ministro dell'Economia". E la maggioranza, per bocca del Ministro per i Rapporti con il Parlamento, Elio Vito, ha annunciato l'intenzione di ritirare l'emendamento. Vedremo se davvero sarà così, o se in realtà cambieranno solo qualche virgola: anche perchè, come ha dichiarato il segretario PD Veltroni annunciando il contro-emendamento alla Camera, "qualcuno nella maggioranza quella norma deve pur averla presentata". Pensando bene di fare qualche piacere ai suoi amichetti.

P.S. Comunque, guardiamo in positivo: per la prima volta uno dei tanti scandali denunciati dalla Gabanelli in Report ottiene qualche effetto. Resta comunque il fatto scandaloso che per ottenere questo effetto un Ministro deve minacciare le dimissioni ... ma, in attesa di tempi migliori, onore, almeno stavolta, al Ministro Tremonti.

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