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il blog di Francesco Zanfardino
Bene la trasparenza, ma la decenza?
post pubblicato in Diario, il 3 luglio 2009


                                           

Il ministro della Funzione Pubblica, Renato Brunetta, ha appena reso noto l'elenco dei trattamenti economici di ventimila amministratori di società pubbliche e partecipate italiane (qui l'elenco dei primi cento). Si tratta più o meno di un centinaio di milioni di euro che ogni anno spendiamo per foraggiare questi "manager pubblici", che spesso tra l'altro si dimostrano pessimi gestori (vedi Alitalia, e non solo).

Non c'è che dire, Brunetta ha fatto una cosa giusta: è nostro diritto sapere i nostri soldi dove e in che misura vanno a finire, dunque ogni cosa che va in questa direzione è più che legittima. Il problema è che se si rende trasparente una cosa, poi bisogna prenderne atto. E Brunetta, insieme al suo Governo, dovrebbero prendere atto di aver fatto una cazzata ad abolire il tetto sugli stipendi dei manager pubblici voluto dal Governo Prodi. Perchè è inaccettabile che che delle persone possano prendere stipendi milionari (i primi cinque da soli ci costano 15 milioni l'anno) dallo Stato e magari non solo non producono un profitto allo Stato tale da giustificare tale spesa, ma addiritura arrecano danno economico per cattiva gestione.

Insomma, bene la trasparenza, ma si agisca di conseguenza. Altrimenti, cavolo, un po' di decenza, meglio tenerli nascosti, 'sti dati.

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Tragedia annunciata
post pubblicato in Diario, il 29 aprile 2009


                                               

La Regione che insabbia. Il giornalismo, che fa il suo mestiere (cosa rara di questi tempi), che ritrova. E così si scopre che nel 2006 uno studio commissionato dalla Regione Abruzzo evidenziò già all'epoca che 137 edifici de L'Aquila erano a rischio crollo, tra cui i simboli di questa tragedia, la Casa dello Studente e l'Ospedale.

Oddio, c'è da dire che altri palazzi simbolo, come il Palazzo del Governo e la Prefettura, erano stati giudicati "a posto". Ma comunque 137 edifici no: e molti di questi sono crollati o hanno subito danni gravi. Ma non s'è fatto nulla: anzi, si è preferito insabbiare, evidentemente per rifuggire dalle responsabilità.

Questo è solo una parte del marciume politico ed imprenditoriale che ha comportato l'immane tragedia. Tante sono le responsabilità. Ma da qualche parte bisognerà pur cominciare: e da chi, se non da chi in teoria, di qualunque colore politico, dovrebbe tutelare la "cosa pubblica"?

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