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il blog di Francesco Zanfardino
Diritti in carcere
post pubblicato in Diario, il 15 agosto 2010


                                        

Come ogni anno, in periodo agostano si torna a parlare delle condizioni dei carcerati, grazie alla periodica e meritoria azione dei Radicali Italiani "Ferragosto in carcere", ovvero una visita di massa da parte di centinaia di parlamentari e consiglieri regionali nelle carceri di tutti Italia. Un argomento spinoso cui molti Italiani si rifiutano di pensare, vuoi per mancanza di informazione, vuoi per una bassa e diffusa cultura, stimolata dalla cattiva politica, per la quale bisogna fottersene dei diritti dei carcerati, perchè sono dei criminali e se soffrono più del dovuto è una giusta punizione.

Non è certo d'accordo con loro, però, la Costituzione Italiana, che all'articolo 27, comma 3 ricorda: "Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tenedere alla rieducazione del condannato"; per non parlare di secoli di tradizione culturale Italiane che trovano la loro massima espressione già nel Settecento con il "Dei delitti e delle pene" di Cesare Beccaria, pieno di principi di una stravolgente attualità e persino futuribilità. Principi che non coincidono propriamente con l'attuale quadro delle carceri italiane, ben descritto nel rapporto 2009 dell'Associazione Antigone, emblemicamente intitolato "Oltre il tollerabile": il dato più riportato dai media è quello del drammatico sovraffollamento delle carceri, dato che all'epoca del rapporto (nel frattempo i numeri sono inevitabilmente cresciuti) erano presenti nelle carceri italiane ben 63.460 detenuti, circa 20.000 in più della capienza regolamentare e quindi persino oltre la capienza considerata "tollerabile" per legge (circa 60.000, per l'appunto); ed, essendo una media, capirete facilmente che in diverse realtà carcerarie italiane il sovraffollamento sia ancora peggiore, come a Ponticelli, il carcere più sovraffollato d'Europa, con 2.700 detenuti ospitati a fronte di una capienza di 1.300. Ma tanti sono i problemi connessi alle condizioni dei detenuti, quali le carenze di organico, di fondi, di sistemi di recupero sociale. Con un risultato di ben 41 suicidi in carcere da inizio 2010.

Chissenefrega, risponderanno ancora molti Italiani. Ma le condizioni dei carcerati non sono solo una questione di principi, di diritti: migliorarle conviene a tutti. Non solo perchè andare in carcere è una esperienza che può capitare a tutti (anche innocenti purtroppo), ma perchè conviene dal punto di vista della nostra sicurezza e del nosto portafogli. Innanzitutto perchè è dimostrato da qualunque indagine statistica che le condizioni di detenzione influiscono sul tasso di recidiva, ovvero sul ritorno al crimine dei detenuti: peggiori sono, più alto è il tasso. D'altronde, il comune senso di logica dovrebbe indurre a pensarlo: come si può pensare di recuperare alla socialità una persona che non solo non ha avuto l'opportunità di capire il proprio errore, per la scarsità di assistenti, psicologi e quant'altro, non solo non ha avuto l'opportunità di imparare una strada alternativa al crimine, per l'assenza di biblioteche, laboratori, esperienze lavorative intra ed extra-carcere, eccetera, ma ha dovuto anche scontare la pena in condizioni pessime, al di fuori di quella civiltà cui eppure dovrebbe elevarsi?

E poi, dicevo, la questione strettamente e direttamente economica. Basti solo ricordare che il 5 Agosto 2009 la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo ha condannato l'Italia a risarcire un detenuto bosniaco detenuto in condizioni di sovraffollamento al di sotto del limite tollerabile: un risarcimento che, se tutti i detenuti in queste condizioni facessero analoga richiesta, e le varie associazioni in difesa dei diritti dei carcerati si stanno organizzando in tal senso, porterebbe lo Stato italiano a sborsare 153,6 milioni di euro all'anno.

Perchè allora non anticipare simili esborsi, investendo in nuove carceri (per davvero, e non come fa il Governo con le sue ripetute promesse puntualmente smentite dai fatti) e magari aumentando le misure alternative al carcere, che sempre secondo il rapporto Antigone attualmente coprono il 15% dei detenuti (di cui solo poi solo lo 0,45% hanno commesso reati durante la misura)? E magari anche abolendo la Fini-Giovanardi e i vari provvedimenti legislativi che hanno portato migliaia di tossicodipendenti in carcere, sovraffollandoli, anzichè negli istituti di terapia in cui dovrebbero stare, in quanto malati e non criminali?

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L'odore dei soldi
post pubblicato in Diario, il 2 febbraio 2010


                                               

Le dichiarazioni di Ciancimino jr sugli investimenti della mafia in MilanoDue e nell'edilizia al Nord hanno subito suscitato nuove polemiche sui processi siciliani sulle stragi del '92. E, per quanto discutibilissime e da prendere con le pinze, hanno perlomeno il merito di riaccendere, (seppur fievolmente, vista la cortina di fumo mediatica che c'è in Italia) i riflettori su uno dei grandi misteri italiani: da dove vengono i capitali con i quali Silvio Berlusconi ha poi creato il suo impero imprenditoriale, cominciando proprio dalle attività edilizie di Edilnord.

Insomma, "Cavaliere, dove ha preso i soldi?". E' la domanda che si posero ormai quasi dieci anni fa Marco Travaglio ed Elio Veltri nel loro contestatissimo libro "L'odore dei soldi", la cui discussione all'interno delle trasmissioni di Biagi, Santoro e Luttazzi provocò il famigerato "editto bulgaro". Domanda rimasta senza risposta da parte degli interessati (Berlusconi & Co.), anche se i due giornalisti provarono a risolverla in proprio prospettando, dubbi alla mano, proprio una possibile collusione con la mafia siciliana. Motivo dello scandalo poi susseguito alla pubblicazione del libro, con tanto di querele intentate ai danni dei due giornalisti, salvo poi essere costretti a risarcire 100mila euro di spese legali perchè i fatti narrati nel libro non erano diffamatori.

Magari una risposta nel merito scaccerebbe tutti i dubbi. Altrimenti, la puzza di bruciato resta, e bella forte.

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Riporto Report: Il male comune
post pubblicato in Riporto Report, il 1 giugno 2009


                                            

E' Lunedì, dunque torna la rubrica Riporto Report. Questa settimana a Report, l'ottima trasmissione di inchieste giornalistiche della domenica sera di RaiTre, si è parlato della cementificazione senza regole e della sua conseguenza sull'economia sociale e non del Paese (qui il video della puntata, qui la sua trascrizione integrale).

IL MALE COMUNE (di Michele Buono e Piero Riccardi)

In Italia, secondo i dati catastali, quindi senza nemmeno contare tutti gli edifici esistenti ma che sono in abuso, ci sono 8 milioni di abitazioni non occupate (più precisamente 32 milioni di vani). D'altronde, in Italia ogni anno scompaiono centomila ettari di terreno agricolo, pari alla metà della superficie di una media Provincia, perchè si convertono in aree edilizie; e ciò avviene in un contesto normativo molto "lasso", dato che l'ultima legge urbanistica nazionale risale al 1942 e in tantissimi Comuni Italiani i piani regolatori risalgono a decenni fa. Eppure la casa di proprietà, o anche solo un tetto in affitto, è un sogno per milioni di Italiani. E, per tanti altri, è una realtà costosissima, con costi di affitto che incidono più del 30% sul reddito familiare (una soglia oltre la quale far quadrare il bilancio domestico è sempre più difficile). Come mai? E, soprattutto, come sono connesse fra di loro tutte queste cose?

L'analisi di Report comincia da Roma, perfetto esempio di come sono andate le cose in molte città italiane. Qui l'alto costo degli affitti ha fatto sì che ci creasse una forte domanda di nuove case, che si è incontrata con il basso costo dei terreni agricoli che circondavano Roma. Così, in pochi anni l'Urbe è stata circondata da ammassi edilizi. L'assenza di un Piano Regolatore moderno ed efficiente, e la pratica tutta italiana degli "accordi di programma" tra imprese e Comuni (ovvero l'impresa presenta un progetto edilizio su un terreno agricolo al Comune, che se lo approva ottiene in cambio denaro per le casse comunali ed opere infrastrutturali, e poco conta se i terreni nel Piano Regolatore fossero destinati ad altre utilità), ha fatto sì che intorno alla Capitale si creasse un guazzabuglio disordinato di palazzine e centri commerciali, che ha di fatto cancellato i confini netti fra campagna e città cui eravamo abituati. Non solo: poichè da cosa nasce cosa, gli spazi vuoti di questa rete si stanno, sempre disordinatamente, riempendo. E la cosa straordinaria che la popolazione di Roma nel complesso è diminuita, seppur di poco, nel frattempo. Risultato: circa 100mila romani si sono spostati in periferia, a causa dell'alto costo delle case.

Ma che città ne è uscita fuori? Innanzitutto, le nuove periferie sono abitate da una sola classe sociale: quella medio-bassa che, appunto, si è spostata per i motivi già ripetuti. L'assenza di piani regolatori, inoltre, ha fatto sì che le nuove periferie diventassero dei semplici "quartieri dormitorio", senza le strutture necessarie per la vita sociale e per le evenzienze della vita di tutti i giorni, costringendo in ogni caso lavoratori e non a recarsi a Roma centro per lavorare e vivere (e creando un forte disagio sociale, anticamera della diffusione della criminalità, come dimostrano le banlieus Parigine). Ma, sempre per la crescita disordinata e sregolata, tutte queste masse di pendolari hanno generato un forte traffico per le vie d'accesso alla Città, ideate per un volume di traffico ben diverso da quello attuale; e, così, moltissimi pendolari sono costretti ad una vita d'inferno, uscendo di casa alle 5 del mattino per ritirarsi alle 10 inoltrate. Senza considerare gli innumerevoli danni ambientali che crea questa situazione: è stato calcolato che per compensare tutte le emissioni di CO2 in più, dovute ad un kilometro percorso in più al giorno per mezzo dell'espansione lineare delle città, ci vorrebbe per il solo Veneto un bosco di 60mila ettari l'anno: bosco che ovviamente non esiste. Per non parlare dei costi aggiuntivi per lo Stato, dato che realizzare e gestire una rete di servizi (elettricità, acqua, poste, eccetera) per superfici ampie e poco densamente abitate è certamente più costoso. Eppure questo non avviene in altri Paesi, dove la tutela della vivibilità delle città è più forte dei grandi interessi economici.

Ma questo nella "migliore" delle ipotesi ... La grande espansione edilizia di questi anni, infatti, non è dovuta solo al meccanismo della domanda-offerta, ma anche a quello della speculazione edilizia. Ancora una volta l'assenza di un Piano Regolatore ha fatto sì che tante imprese, con gli accordi di programma, costruissero palazzine su terreni a basso costo ... poi, se le vendevano, benissimo, se non le vendevano, bene lo stesso, tanto comunque il valore immobiliare c'è e lo si può far fruttare tramite le banche. Insomma, quando va male, campano di rendita. E' uno dei tanti meccanismi speculativi, sganciati dalle reali esigenze della comunità, che sono alla base dell'attuale crisi finanziaria.

E la cosa paradossale è che centinaia di migliaia di famiglie non hanno ancora una casa, o perlomeno un tetto dignitoso in affitto. Queste famiglie infatti non possono nemmeno permettersi una casa delle nuove "campagne-città": a loro dovrebbe provvedere lo Stato. Che, però, anche per gli effetti del sistema edilizio che, come detto prima, in fin dei conti non si regge in piedi (per lo Stato, mentre per i palazzinari sì, eccome), non investe più, perchè non ha soldi, in edilizia popolare. Arrivando addirittura a strappare le case alla povera gente, come accaduto nel 2001 con le "cartolarizzazioni" volute dal Ministro Tremonti. Mentre nel resto d'Europa si creano ogni anno migliaia e migliaia di nuove abitazioni popolari, e in Stati come la Germania si garantisce a tutti i cittadini un contributo sociale per l'affitto.

IL MIO COMMENTO: Che dire ... questa puntata di Report è la dimostrazione di come, nell'edilizia così come in ogni campo della società, l'assenza di regole e di una visione globale, sociale e di prospettiva futura impedisca lo sviluppo del Paese. Occorrerebbe immediatamente un Piano Regolatore Nazionale, da far rispettare uniformemente nel Paese e soprattutto immodificabile o quasi da accordi di programma sempre più spesso scellerati. Ma soprattutto una nuova cultura della gestione della cosa pubblica che anteponga l'interesse delle nuove generazioni a quello dell'immediato interesse di pochi.

Altre rubriche: "L'emendamento" questa settimana ha esaminato tre provvedimenti del Governo, che hanno cancellato altrettanti provvedimenti virtuosi del Governo Prodi in materia di risparmio energetico (no video, ma qui testo); la "Goodnews" della settimana parla invece di velocizzazione e risparmio nella macchina giudiziaria, tramite la digitalizzazione degli archivi (no video, ma qui testo).

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Riporto Report: Porte girevoli
post pubblicato in Riporto Report, il 4 maggio 2009


                                                

Continua il percorso della rubrica settimana di Discutendo dedicata alle inchieste di Report. La puntata di questa settimana della trasmissione della Gabanelli ha trattato di manicomi, e più in generale dello stato dell'assistenza psichiatrica in Italia, a trent'anni dall'entrata in vigore della legge 180, meglio nota come legge Basaglia (quella che chiuse i manicomi), una legge rivoluzionaria per l'epoca e che rese l'Italia un modello per il mondo interno. Un modello solo legislativo, però, perchè la sua applicazione fu tardiva e ancor'oggi è molto disattesa (qui il video della puntata, qui la sua trascrizione integrale).

PORTE GIREVOLI (di Sabrina Giannini)

Il viaggio nella malasanità psichiatrica inizia in Calabria, precisamente dal tristemente noto Istituto Papa Giovanni XXIII in provincia di Cosenza. Detta anche la "Fiat del Cosentino", perchè negli anni d'oro riusciva a mantenere 1800 dipendenti e 800 pazienti, l'istituto di cura psichiatrica è finito nel degrado e nell'abbandono, diventando una sorta di "clinica degli orrori", con sempre meno malati e dipendenti allo sbando. Il crollo iniziò nel 2002, quando divenne gestore della clinica, di proprietà della Curia, il monsignor Luberto, che con ruberie varie, persino sulle pensioni dei pazienti, riusci a far svoltare il proprio stile di vita, mentre nella clinica le condizioni della struttura e dei pazienti erano diventate sempre peggiori. Questo anche grazie alle negligenze della Curia locale, e soprattutto alle compiacenze della politica locale.

Ma i pazienti del Papa Giovanni che fine hanno fatto? E tutti coloro che sono usciti dai manicomi? In Calabria, come in tante Regioni, mancano le strutture: così ci si affida al privato. Una soluzione che dura da decenni, che costa molto allo Stato ma che lo Stato non si degna di risolvere strutturalmente, evidentemente perchè conviene politicamente sovvenzionare cliniche e pensioni private che altrimenti dovrebbero chiudere per mancanza di "clienti". Peccato che in questo giro di "parcheggi temporanei", ogni principio di cura dei pazienti va a farsi fottere, anche perchè la loro cura è affidata più al 118 che agli psichiatri (che si vedono una-due volte l'anno in queste "pensioni"). Altrove la situazione è migliore, come in Piemonte, che è tra le migliori d'Italia per numero di strutture: eppure anche qui il fenomeno delle "pensioni" è diffusissimo. Per i più fortunati ci sono i gruppi appartamento e le comunità: però per funzionare bene hanno bisogno di personale, di assistenza e cura ... ma visto che lo Stato non controlla, spesso diventano solo dei "parcheggi". E, ancora stavolta, la riabilitazione dei pazienti va a farsi fottere.

Ma quando questi pazienti hanno delle crisi, come vengono curati? Ma, soprattutto, vengono curati? In teoria, dovrebbero nei casi gravi essere ricoverati, per tutto il tempo necessario, in modo da garantire una riabilitazione sufficiente. Ma ricoverare costa, e così l'indicazione agli psichiatri è una sola: curare i sintomi, e smammarli massimo in una decina di giorni. E, per l'ennesima volta, la cura psichiatrica va a farsi fottere in nome del denaro (pubblico o privato): a meno che gli psichiatri, quelli che prendono sul serio la loro professione, non si ribellino. D'altronde, la colpa è anche dello Stato, che in questo campo non investe a sufficienza. E così la legge più innovativa del mondo viene ridotta a semplice modello senza attuazione.

IL MIO COMMENTO: Che dire ... di fronte a simile scempio della civiltà e del senso dello Stato, le parole faticano ad uscir fuori. D'altronde non c'è da fare enormità: servono fondi, ma soprattutto servono controlli. Altrimenti, a costa di mettere toppe sui buchi, ci si ritrova a spendere molto di più, senza nemmeno curare i pazienti. E' l'Italia ... ma è ora di finirla.

Altre rubriche: stavolta niente "Emendamento", ma un "Come è andato a finire", ad un anno di distanza, sull'abusivismo edilizio a Roma, con un focus anche sugli sprechi dei Mondiali di Nuoto del 2009 di cui vi ho parlato qualche giorno fa (qui video, qui testo). La "Goodnews" della settimana riguarda invece l'informazione farmaceutica, di fatto monopolio delle case farmaceutiche che più di informare, pubblicizzano, e di un esperimento di "informazione indipendente" che viene da Modena (qui testo).

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Fatalità umana
post pubblicato in Diario, il 7 aprile 2009


                                                Macerie e soccorsi a Onna (Reuters)

Andrò controcorrente, ma questo non è solo il momento della solidarietà. Non è solo il momento della vicinanza alla popolazione abruzzese colpita dal terremoto. Non è solo il momento di lodare l'impegno di migliaia di "angeli" che dedicano tutto il loro impegno, magari anche mettendo a rischio la propria vita, per salvare più vite possibili, e rendere più sopportabile la tragedia ai sopravvissuti.

Questo è anche il momento della riflessione sulle responsabilità. Proprio per rispettare le centinaia di morti, le migliaia di feriti, le decine di migliaia di sfollati, e tutti coloro che in questa tragedia hanno perso qualcosa, occorre fare informazione. Non semplice cronaca degli avvenimenti, ma analisi delle cause, putroppo molteplici, di questa tragedia. Cause tutte riconducibili ad una: la scarsa coscienza dell'importanza della sicurezza sismica, da parte di chi ci governa, ma anche nella popolazione, e d'altronde le due cose sono collegate. Infatti, poichè in Italia le cose si fanno solo se portano voti, la politica, pur con le dovute sfumature, non si è mai occupata seriamente del problema, perchè ci vogliono soldi, tanti soldi, e si preferisce destinarli a cose magari meno utili, ma che rendono di più dal punto di vista elettorale, della propaganda. E questo nonostante l'Italia sia un Paese ad altissimo rischio sismico, come tutti abbiamo imparato a scuola e che però accantoniamo, assieme a chi ci Governa, nel dimenticatoio: perchè di certe cose ce ne ricordiamo solo quando ormai è troppo tardi, per poi dimenticarcene nuovamente in fretta, fino ad una nuova tragedia, e così via. E così dal 1945 lo Stato ha speso 75 miliardi di euro per tamponare i danni causati da calamità naturali, oltre ad aver perso migliaia di vite umane e distrutto l'esistenza a tante altre.

E allora diamoci tutti da fare. Non solo aiutando la popolazione abruzzese nei modi in cui possiamo (a proposito, segnalo che si può mandare un sms al 48580 per donare 1 euro tramite la Protezione Civile), ma soprattutto facendo pressione a chi di dovere affinchè di solidarietà non ci sia più bisogno. Tragedie come queste possono essere evitate, perchè non è il terremoto ad uccidere, ma la casa che ti crolla addosso. Un terremoto del tipo capitato in Abruzzo, seppur forte, in California o Giappone non avrebbe causato una tale devastione. Prevenzione, allora. A tutti i livelli.

A cominciare dalla messa in sicurezza anti-sismica di tutte le abitazioni Italiane, a cominciare dalle aree a rischio. Non è possibile che in aree così ad alto rischio come l'Abruzzo un Ospedale possa diventare inagibile al 90% per un terremoto nemmeno così straordinario (di terremoti superiori ai 5 gradi Richter ce ne sono un centinaio all'anno in Italia), e che tutti quegli edifici, magari nuovi, magari persino statali, possano crollare. Dove trovare i soldi? Bè, tra tutti gli sprechi che ci sono in Italia, a partire dai privilegi di tutte le caste, hai voglia a trovare fondi. Ma dato che questo in Italia non accadrà mai, almeno si potrebbe destinare a questo obiettivo i fondi stanziati per le "grandi opere", soprattutto quelle la cui utilità è alquanto dubbia, tipo il Ponte sullo Stretto (che da solo costa 6 miliardi di euro). Tra l'altro ciò porterebbe anche benefici sul fronte anti-crisi, perchè la manutenzione degli edifici porta migliaia di posti di lavoro subito, mentre opere come il Ponte danno pochi posti, e fra anni. L'importante, però, è che gli stanziamenti per la manutenzione, così come per quelli della ricostruzione in Abruzzo, raggiungano davvero il loro obiettivo, e non diventino l'ennesima occasione per far fare affari loschi ai soli noti, come putroppo accaduto quasi sempre in passato (Irpinia docet).

Poi ci vogliono regole. Per troppi anni si sono ritardate le leggi sulla prevenzione anti-sismica, e tuttora sono congelate al 2005. E da sempre in Italia, tra condoni, "elasticità" urbanistiche e regole generose, sembra si faccia di tutto pur di mettere sotto i piedi la sicurezza sismica. E inorridisco al solo pensiero che il Governo non avesse previsto nel "piano casa" che le modifiche/ricostruzioni delle case non prevedessero il rispetto delle norme anti-sismiche, dato che il Ministro Scajola ha detto che bisognerà "adeguare il Piano Casa a norme antisismiche". E magari si dovrebbero anche inasprire le sanzioni e il carcere, o perlomeno sicurezza della pena, per quelle imprese che costruiscono con la m.... i palazzi anzichè in cemento armato come dovrebbero, pur di speculare sulla sicurezza dei cittadini.

E poi, anche la prevedibilità. Ha fatto tanto scalpore il "caso Giuliani", il ricercatore abruzzese che aveva previsto l'evento, anche se con tutti i limiti della "previsione". Difficile dire che la tragedia abruzzese potesse essere evitata in questo modo, e non entro nella polemica, se non per dire che l'aver dato dell'"imbecille" a Giuliani, come fatto da Bertolaso (che lo ha anche denunciato per procurato allarme), è una cosa che in altri Paesi, giustamente o no, comporterebbe le dimissioni. Però è ridicolo dire con certezza che non si possono prevedere i terremoti. La relazione fra emissioni straordinarie di gas radon e terremoto è ormai acquisita, ora bisogna capire come metterlo in relazione con i dati dei sismografi e fornire un dato affidabile. Probabilmente si può fare, oppure forse no: ma cercare di nascondere, o addirittura censurare (come fatto ieri sera dal Tg5), tale possibilità è solo da stupidi ostinati. Si destini quindi qualche fondo in più per la ricerca in questo settore, così importante per il nostro Paese.

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Burocrazia e condono
post pubblicato in Diario, il 20 marzo 2009


                                                        

Oggi il Governo ha finalmente emanato questo benedetto ddl sul "piano casa". Confermate, alla fine, tutte le indiscrezioni: sarà possibile ampliare fino al 20% la cubatura degli edifici, e fino al 35% se abbattuti e ricostruiti con tecniche di bioedilizia o con impianti di energie rinnovabili. Sempre nel rispetto delle normi vigenti di edilizia. Ma soprattutto per tali operazioni non ci sarà più bisogno della licenza edilizia: basterà la denuncia di inizio attività, e sarà il progettista ad assumersi la responsabilità, sottoscrivendo tale denuncia.

Ora, premetto che non ho nè il tempo nè competenze sufficientemente adeguate per affrontare questo tema. Però, per quel che posso capire, il "piano casa" potrebbe sì essere un'occasione di sviluppo, che ridia vitalità ad un comparto importante come quello edilizio ... ma lo sviluppo senza il rispetto delle regole è un falso sviluppo. Come diceva Kennedy, il PIL è fatto di tante cose, non solo di benessere. Tutto fa PIL, anche l'inquinamento, anche le speculazioni finanziarie ... anche gli scempi edilizi. E allora c'è bisogno di più controlli, non di meno controlli. Eliminare la licenza edilizia, lasciando tutto nelle mani del progettista (soggetto interessato, e dunque a forte rischio di corruzione), significherebbe dare il via ad un condono "di fatto", con probabili migliaia di abusi (accanto, ovviamente, a tanti progetti invece perfettamente legali). E soprattutto: che cosa vieta ad una persona, che ha già fatto un abuso edilizio non ancora scoperto, di mettersi d'accordo con un progettista, imbrogliando sulla data di inizio lavori e condonando così il tutto? Ma soprattutto: almeno con il condono lo Stato riceveva qualcosa ... ora nemmeno quello!

Certo, il tutto sarebbe evitato o quasi con un forte sistema di controlli ... ma allora, a questo punto, tanto vale lasciare il sistema delle licenze edilizie, e fare i dovuti controlli prima di effettuare dei lavori edilizi. Se sburocratizzazione deve essere, e dev'essere (nei limiti della giustezza, ovviamente), si cerchino altre vie ... altrimenti, si chiamino le cose come stanno. E non ci si prenda in giro dicendo che "dobbiamo fidarci del senso estetico degli Italiani" ... da che pulpito, poi.

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