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il blog di Francesco Zanfardino
Morgan, non c'hai il sedere
post pubblicato in Diario, il 8 ottobre 2010


Il Cda Rai ha approvato il progetto di Sanremo 2011, che sarà condotto da Gianni Morandi in collaborazione con Elisabetta Canalis, Luca e Paolo delle "Iene" e, udite udite, Belen Rodriguez.

Che ad Agosto, tirata in ballo da varie colleghe starlette, confessava al pm Di Maio: "ho fatto uso di cocaina insieme a Francesca Lodo, a casa sua, solo due volte nei primi giorni di gennaio 2007. In entrambe le occasioni la droga me l'ha data Francesca. Non so dove Francesca la prenda, ma sono certa del fatto che ne fa assai uso. Lei mi invitava spesso ed andare nei bagni dell'Hollywood, le domeniche sere in cui stavamo insieme con tutti i componenti del gruppo Mora, ma io non la seguivo perché temevo l'effetto della cocaina. Ripeto le uniche due volte che ho consumato droga è stata quando ero a casa di Francesca Lodo".

Ora vorrei tanto capire qual è la differenza con Morgan, escluso dalla scorsa edizione di Sanremo perchè aveva ammesso di fare uso di cocaina, e quindi accusato di essere un "cattivo pubblico" per il pubblico giovane (???) di Sanremo. Con un dibattito che si scatenò accesissimo ovunque e perdunque, con tanti novelli Savonarola pronti ad esiliare Morgan "dai palcoscenici di tutto il Regno".

Un po' di tette, culi ed audience bastano a svendere la propria coerenza?

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Trarre le conseguenze
post pubblicato in Diario, il 21 settembre 2010


                                            

Secondo il sottosegretario Carlo Giovanardi, responsabile del Dipartimento nazionale antidroga, "chi lavora nel servizio pubblico deve dimostrare di non drogarsi. Così come nel calcio i giocatori vengono espulsi per un certo periodo dalle gare, credo che per i conduttori televisivi, soprattutto se lavorano nel servizio pubblico, sia sacrosanto auspicare che la loro immagine pubblica sia in linea con i valori educativi della Rai. Quindi anche loro dovrebbero sottoporsi al test antidroga volontariamente come hanno fatto i parlamentari: in caso di non disponibilità al test, ognuno trarrà le sue conclusioni".

Tralasciamo pure l'improbabile paragone col calcio, dove i test antidroga si effettuano perchè i calciatori potrebbero trarre beneficio dalle droghe per la loro attività sportiva, non certo perchè si vogliono evitare problemi di pubblica moralità. E tralasciamo anche l'incongruenza fra la necessità di "dimostrare" di non drogarsi e quella di fare "il test come i parlamentari", che era anonimo (!) e dunque non si è dimostrato un bel nulla. Per non parlare della "immagine pubblica" che deve essere in linea con i valori della Rai: drogarsi in privato non è certo una cosa pubblica, no? Quello che conta di questo sproloquio è la frase finale: "in caso di non disponibilità al test, ognuno trarrà le sue conclusioni". Come a dire: cari conduttori, magari comunisti cannaioli che osate ancora dare fastidio al nostro illuminato Premier, state attenti.

Mi domando però quando Giovanardi e company "trarrano le conclusioni" sui tantissimi drogati che ci sono in Parlamento, il "servizio pubblico" per eccellenza. Prima loro, poi gli altri, eventualmente. Ne vedremmo delle belle.

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Tabù pericolosi
post pubblicato in Diario, il 27 febbraio 2010


                                             

Contrariamente a quanto sostenuto da Carlo Giovanardi, voglio fortemente ringraziare Michele Santoro ed Annozero per aver finalmente affrontato in TV, senza tabù obsoleti, il tema della droga e del disagio giovanile ad esso connesso. Si potrà magari contestare ciò che gli ospiti hanno detto, ma non che il tema è stato affrontato: c'è chi preferisce far finta che il problema non esiste, ma ignorare i problemi è il miglior modo per aggravarli.

Entrando nel merito della trasmissione, equlibrata come al solito, con tutti i punti di vista trattati con la stessa dignità, e con la novità di una discussione pacata e comprensibile (non c'erano politici, d'altronde... ), è stato importante dar voce anche a chi non si piega alle opposte retoriche proibizioniste e antiproibizioniste, ma che semplicemente vuole agire di buon senso in un tema così delicato. Non esiste un diritto a "farsi una canna", in nessun caso, perchè anche le "canne" sono nocive e stupefacenti; ma non si può nemmeno continuare ad ignorare che ormai chi vuole farsela, di qualunque età, non ha alcun problema a procurarsele. Statalizzare il consumo di droghe "leggere", dunque, non potrebbe aggravare una situazione già pesantemente compromessa, e se supportato da una buona strategia può essere il più efficace degli strumenti di lotta alle droghe. Sottrarebbe enormi incassi alla criminalità organizzata, trasferendoli invece allo Stato, che potrebbe così investirli proprio in prevenzione e in lotta ai traffici di droghe; ma soprattutto farebbe emergere il fenomeno dall'ipocrita clandestinità nella quale si cerca oggi di relegarlo, con tutti i benefici che ne derivano: innanzitutto, la possibilità di "monitorare" il fenomeno, e quindi di poter introdurre una serie di controlli che il far-west attuale non consente; aumenterebbe inoltre  l'informazione e la consapevolezza della pericolosità delle sostanze, come accaduto in questi anni con il fumo; eliminerebbe i rischi connessi alla "qualità" delle sostanze "spacciate" attualmente dalla malavita. E, magari, potrebbe evitare il passaggio alle "droghe pesanti" incentivato dall'attuale sistema basato sulla malavita, interessata a che ciò avvenga, e dalla falsa pretesa di mettere allo stesso livello tutte le droghe (finendo per far passare il messaggio che, se una "canna" apparentemente non fa tanto male, nemmeno la cocaina deve farlo).

Insomma, legalizzare per combattere. Forse è una strada sbagliata, ma far finta di nulla lo è sicuramente.

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L'ipocrisia
post pubblicato in Diario, il 4 febbraio 2010


                                                 

Chiarisco subito: sono d'accordo con la decisione di escludere Morgan da Sanremo. Era improponibile ed altamente diseducativo concedere una vetrina così importante ed "istituzionale" a chi, pochi giorni prima, aveva fatto una dichiarazione così pesante sul suo stile di vita.

Quello che non mi sta bene, invece, è il trionfo dell'ipocrisia che sta dominando il dibattito intorno all'affaire Morgan, come se i tanti critici di Morgan non sapessero che nei loro ambienti, quelli dello spettacolo e della politica, la droga scorre a fiumi, persino in coloro che in pubblico fanno i moralisti più sfegatati. Se facessimo un test anti-droga a tutti i parlamentari o ai partecipanti a Sanremo, chissà quanti ne scopriremmo. Magari, anche qualcuno che oggi si mette sul piedistallo.

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Due "droghe", due misure
post pubblicato in Diario, il 29 maggio 2009


                                                     

Liberalizzata la morfina, almeno ad uso terapeutico. Questo l'effetto di un decreto fortemente voluto dal viceministro alla Salute, Ferruccio Fazio, grazie al quale per ottenere la morfina per la "terapia del dolore" basterà recarsi in farmacia con la comune ricetta, senza dover ricorrere a ricette "speciali" e pastoie burocratiche, previste per evitare gli eventuali rischi di una scorciatoia per ottenere quella che è, a tutti gli effetti, una droga, di derivazione oppiacea.

Un provvedimento salutato con favore, senza critiche, da tutti. Eppure, quando l'allora Ministro della Salute del Governo Prodi, Livia Turco, fece altrettanto con la cannabis, sempre a scopo terapeutico, non accadde lo stesso. Anzi, buona parte dell'opposizione di centrodestra sollevò un mezzo polverone. In particolare, Gasparri disse che la Turco voleva "regalare droga"; oppure diceva "vogliamo vedere quale sarà la posizione dei cattolici del centrosinistra che non potranno unirsi alle proposte demagogiche e irresponsabili del centrosinistra".

Chissà come mai ora Gasparri non parla sulla morfina. Forse è partito per il Ponte, chissà. Oppure magari si sta fumando uno spinello, come d'altronde fanno un terzo dei suoi colleghi parlamentari (che anzi fumano di peggio) ...

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Militari in città? Dipende dove
post pubblicato in Diario, il 14 giugno 2008


                               

I ministri della Difesa e dell'Intero, Ignazio La Russa e Roberto Maroni, hanno annunciato il reciproco accordo sulla possibilità di usare 2.500 soldati con funzioni di polizia, per minimo sei mesi fino ad un massimo di un anno. I soldati andrebbero adoperati nelle principali città, soprattutto di sera, quando maggiori sono le esigenze di sicurezza. Subito si scatena la polemica politica, e non solo.

Contrari al provvedimento, infatti, non sono solo Pd e Idv, oltre che le Sinistre extraparlamentari, ma anche generali come il generale Arpino, già capo di Stato maggiore della Difesa, e l'Associazione dei Funzionari di Polizia. Le critiche arrivano soprattutto al concetto di una militarizzazione del territorio sbagliata, poichè non esiste alcun tipo di emergenza tale da giustificare un simile intervento (che tra l'altro ci fa rassomigliare a certe dittature sudamericane o ai campi di guerra tipo Iraq e Afghanistan, e non è una bella immagine che si dà ai cittadini e all'estero), ma anche alla considerazione che, invece di impiegare i militari, il Governo dovrebbe far funzionare meglio le forze di Polizia, che sono quelle preposte all'ordine pubblico. E quindi il Governo, invece di fare come al solito un'operazione demagogica, dovrebbe mettere mano alla Forze di Polizia, dando loro più risorse e un apparato migliore alle loro spalle. E, soprattutto, una Giustizia che funzioni, affinche non ci sia quella situazione di "indulto quotidiano" che ha lamentato pochi giorni fa il capo della polizia Manganelli.

Il Ministro La Russa si difende ricordando che già nel 1992 circa 20mila soldati furono inviati, con funzioni di Polizia, in Sicilia nell'operazione "Vespri Siciliani", per sorvegliare il territorio in piena guerra di mafia (Falcone e Borsellino erano stati appena uccisi). Appunto, La Russa. In quell'occasione c'era un'emergenza vera, non normale ordine pubblico. E' proprio questo il problema: il Governo sbaglia indirizzo. Quei 2.500 militari non vanno impiegati "per le strade", a vigilare l'ordine pubblico (per la quale funzione, ripeto, ci sono già le forze di Polizia), ma vanno impiegati nei quartieri dove si spaccia (Scampia e Secondigliano, ad esempio), vanno impiegati nei quartieri di mafiosi e camorristi (Casal di Principe, per esempio). Lì la loro esperienza servirebbe davvero.

Che dite, faranno questo? Io ho l'impressione che sarà solo un'operazione di facciata ... come le altre, del resto.

Lotta alle mafie, la vera priorità
post pubblicato in Diario, il 21 maggio 2008


                   

Arriva il dossier Eurispes sulle attività della "ndrangheta". E purtroppo non sono belle notizie. Dal dossier, infatti, emerge come il fatturato delle cosche calabresi nel 2007 sia stato di circa 44 miliardi di euro, cioè pari alla somma dei fatturati di Estonia e Slovenia o, rimanendo in ambito nazionale, al 2,9% del PIL Italiano.

27,3 di questi miliardi ovvero il 62% del giro d'affari delle cosche proviene dal mercato della droga: il che dovrebbe anche far riflettere sull'opportunità di sottrarre alle cosche il controllo delle droghe leggere (e con ciò diminuire anche la probabilità di accedere alle droghe pesanti), legalizzando il mercato. Ma questo è un altro discorso. Secondo l'Eurispes, comunque, nel mercato della droga la ndrangheta rivela il meglio di sè, comportandosi come le grandi aziende, ottimizzando sforzi e rischi. Altri 5,7 miliardi vengono dagli appalti pubblici e dalla compartecipazione nelle imprese, 5 miliardi dall'estorsione e dall'usura, 3 dal traffico d'armi e 3 dal mercato della prostituzione (e anche qui bisognerebbe riflettere sulla sua possibile legalizzazione).

Le cattive notizie proseguono: l'Eurispes conta 131 cosche attive in Calabria e 202 omicidi di ndrangheta tra 1998 e 2008, con un incremento del 667% (!). Inoltre, tra 1991 e 2007 sono stati sciolti 38 comuni calabresi per infiltrazioni camorristiche. Tuttavia, tra 1992 e 2007 sono stati sequestrati alla ndrangheta beni per 231 milioni di euro, e tra 1999 e 2004 sono state denunciate 3.201 persone per associazione a delinquere di tipo mafioso.

E questi dati diventano ancora più gravi se confrontati con lo studio della Confesercenti di ottobre 2007, che rivelava come, a livello nazionale, la mafia è la prima azienda italiana, con un fatturato pari al 7% del PIL nazionale.

Insomma, da ciò si dovrebbe ben capire quale sia la vera priorità per l'Italia: non i ROM, ma nemmeno la sicurezza e i rifiuti, ma la lotta alle mafie. Non solo perchè è gravissimo non poter serenamente fare impresa e commercio, è gravissimo vivere sotto la costante minaccia di un uccisione accidentale, è gravissimo vedere i soldi pubblici finire ad ingrassare le tasche dei camorristi e non nei servizi per i cittadini, ma anche perchè gli intrecci fra le emergenze citate e la mafia sono solidissimi, e difficilmente riusciremo davvero a risolvere quei problemi senza prima colpire duro la mafia. Qualcuno dirà: e vabbè, ma non si può mica pretendere di risolvere il problema della mafia ... Bè, innanzitutto arrendersi allo stato delle cose, senza nemmeno porsi l'obiettivo, è da codardi e autolesionisti, oltre che da cattivi statisti. Ma, soprattutto, se l'attenzione spasmodica dei media e della politica su questi temi (sicurezza, rom, rifiuti), tale da muovere le coscienze su queste problematiche, fosse rivolta in primis alla lotta alle mafie, magari riusciremo a smuovere le coscienzea anche su questa problematica. E non vedremo la popolazione scatenarsi non solo contro riifuti e campi ROM, ma contro i camorristi e le loro case.

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