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il blog di Francesco Zanfardino
In Lombardia le pidielline non la danno?
post pubblicato in Diario, il 22 settembre 2010


                                        

L'associazione "Articolo 51", che richiama l'articolo della Costituzione che promuove la parità fra i sessi nell'accesso agli incarichi istituzionali ("Tutti i cittadini dell'uno e dell'altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di uguaglianza. A tal fine la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità fra donne e uomini"), ha presentato ricorso al TAR contro la giunta Formigoni, accusata di non rispettare questo articolo della Costituzione e lo stesso statuto della Regione Lombardia, perchè fra i suoi 16 membri accoglie una sola donna.

In effetti si tratta di una sproporzione troppo esagerata. Incredibile che Formigoni & Co. non abbiano nemmeno pensato alle apparenze, inserendo più donne di facciata in giunta. Almeno le apparenze, che diamine, perchè per avere un serio impegno per il sostegno alle donne in politica bisognerà aspettare un bel po' dalle parti del centrodestra: non dico le quote rosa, non dico una quota del finanziamento pubblico ai partiti destinata a "coordinamenti femminili", ma mi sa che nel PDL sarà difficile per molto tempo persino abbandonare la mentalità retrogada di gente come l'on. Stracquadanio, che riterebbe normale se ci si prostituisse per il seggio di parlamentare; che dire, evidentemente in Lombardia le pidielline sono più castigate.

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L'orizzontale
post pubblicato in Diario, il 11 marzo 2010


                                                   

Accolta da una bordata di fischi da parte della sua stessa maggioranza, Daniela Santanchè fa il suo debutto alla Camera come nuova sottosegretario al Ministero per l'attuazione del Programma (come se se ne sentisse il bisogno...).

Il motivo di tanto astio delle donne ex An (compresa la Mussolini, che ha dedicato una "super patata ogm orizzontale" alla Santanchè)? Beh, la giusta vendetta per un'intervista rilasciata durante la campagna elettorale del 2008, quando la Santanchè era una inviperita candidata premier per "La Destra" (contro il programma di Berlusconi, e ora è sottosegretario alla sua attuazione!), nella quale faceva un'appello a tutte le donne italiane, sostenendo che "il voto a Berlusconi è il voto più inutile che le donne possono dare, perchè Silvio ci vede solo orizzontali", un implicito riferimento a colleghe come la Carfagna e la Mussolini che avrebbero fatto carriera per qualità diverse a quelle politiche.

Bè, Daniela, benvenuta nel club ...

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Arretratezza
post pubblicato in Diario, il 19 agosto 2009


                                                      

Una delle polemiche che sta sta spopolando nell'informazione (?) estiva è quella sul "burqini", il costume "integrale" inventato apposta per le donne musulmane integraliste, o comunque mogli di mariti integralisti di cui sono succubi. Un costume malvisto un po' ovunque, però: in Francia, ad esempio, dove però va detto che vige il divieto di ostensione in pubblico di simboli religiosi (una legge obrobriosa, che spero mai venga adottata in Italia, magari in nome di una "laicità" che non lo è affatto), ed il burqini è stato ritenuto tale. Ma anche in Italia, dove una musulmana a Verona si è attirata le proteste delle mamme, che ritenevano il costume "spaventoso" per i loro bambini (!), e dove a Varallo Sesia il sindaco leghista ne ha vietato l'uso, con una legge "ad costumen" (con tanto di multa di 500 euro).

A me sembrano delle polemiche pretestuose, frutto, queste sì (e non il costume) di una arretratezza mentale di certe categorie molto sensibili alla paura dello "straniero" e di tutto ciò che lo simboleggia. Insomma, sulla falsa riga dei divieti di consumo di kebab, si tenta di eliminare le altre culture in nome di un "conservatorismo sociale" che frutta molto elettoralmente ma che prepara il campo per i conflitti sociali caratteristici di ogni società multietnica, quale noi siamo destinati a diventare sempre di più (e lo siamo già, in effetti). Il burqini presenta forse dei problemi dal punto di vista igienico? Certo che no. I materiali non hanno nulla di pericoloso. E' una assoluta novità? Affatto. In fondo somiglia molto ad un costume intero da nuotratrici, con tanto di cuffia. E allora dov'è il problema?

Qualcuno dirà che fare il bagno con un costume del genere è umiliante per una donna. Sicuramente lo è per i nostri canoni: una donna italiana non ne accetterebbe mai l'imposizione. Ma per molte donne musulmane, integraliste di volontà o per costrizione non importa, fare il bagno, anche se con il burqini, è un sogno. Insomma, come sostiene l'inventrice del costume, è una conquista di libertà. Perchè negarla?

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Quote rosa ...
post pubblicato in Diario, il 17 maggio 2009


                                                   

Oggi il Kuwait ha compiuto un importante passo verso la democrazia: sono state infatti elette le prime parlamentari donne. Quattro, per la precisione, su un totale di 50 parlamentari: l'8%, dunque. Niente male per un Paese dove fino al 2005 le donne non potevano nemmeno votare, altro che candidarsi.

In Italia, invece, le donne possono votare da 64 anni. Ovvero da quel Referendum "Monarchia-Repubblica" che segnò il ritorno alla democrazia nel nostro Paese. Eppure la presenza femminile in Parlamento è ancora ferma al 17%. Ed è scioccante notare che la presenza femminile tra i senatori della PdL è persino inferiore a quella del parlamento kuwaitiano.

Forse le "quote rosa" non sono la soluzione più giusta per questo deficit di rappresentanza. Sono generalmente contrario alle restrizioni della libertà di scelta dei cittadini, anche se sono certamente favorevole a delle quote rosa "temporanee", che aiutino le donne ad imporsi in politica contro le scelte delle segreterie dei partiti, per poi non doverne più avere bisogno. Di certo, però, visto che ci hanno imposto le liste bloccate, impedendoci di scegliere, perlomeno ci mettessero più donne ... altrimenti tra pochi anni saremo scavalcati persino dal Kuwait. Ed ho detto tutto!

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Il mondo che vorrei
post pubblicato in Diario, il 1 maggio 2009


                                              

Il mondo che vorrei è un mondo dove le donne non vengono licenziate perchè scelgono di mettere al mondo un figlio.
Il mondo che vorrei è un mondo dove i più deboli, a cominciare dagli immigrati, non vengano sfruttati da datori di lavoro senza scrupoli.
Il mondo che vorrei è un mondo dove lavoro vuol dire dignità, e non sopruso dei propri diritti.
Il mondo che vorrei è un mondo dove il lavoro sia accessibile a tutti, in base ai propri meriti e non ai propri "contatti".
Il mondo che vorrei è un mondo dove chi perde il lavoro non venga lasciato a se stesso.
Il mondo che vorrei è un mondo dove la precarietà non duri una vita.
Il mondo che vorrei è un mondo dove la sicurezza dei lavoratori non sia considerato un costo.

Il mondo che vorrei è un mondo dove non si smetta di lottare e credere che un mondo migliore è davvero possibile. Basta volerlo.

Buon Primo Maggio a tutti.

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Ipocrita indignazione
post pubblicato in Diario, il 23 aprile 2009


                                            

Avrete probabilmente tutti sentito parlare in questi giorni della Conferenza ONU sul razzismo, la cosiddetta "Durban 2" (la prima del genere si svolse appunto nella città di Durban), tenutasi a Ginevra.

Un evento che avrebbe occupato poco spazio, purtroppo, nei nostri TG se non ci fossero state numerose polemiche riguardanti Israele e l'Iran di Ahmadinejad. Già il clima era teso prima della conferenza, in quanto nella bozza del documento finale della Conferenza c'erano dei riferimenti indiretti ad Israele, in merito ad una condanna che "Durban 1" emise nel 2001 proprio nei confronti di Isreaele. Ma il solito intervento sguaiato, offensivo e minaccioso nei confronti di Israele da parte di Ahmadinejad, ha provocato le reazioni della comunità internazionale, così che alcuni Paesi (USA, Canada, Israele, Italia, Germania, Olanda, Australia, Nuova Zelanda) hanno addirittura abbandonato la Conferenza. Che però ha continuato a lavorare, approvando un importante documento finale per la tutela delle minoranze nel mondo dall'odio razziale, nel quale tra l'altro è stato cancellato ogni riferimento ad Israele.

Ora, non saprei dire se quei Paesi hanno fatto bene o no ad abbandonare la Conferenza. Se da un lato ci poteva essere il bisogno di dare un segnale, dall'altro si è data un'ampia visibilità mediatica ad Ahmadinejad, che è quello che in fondo vuole (per la sua propaganda in Iran); e poi non si è partecipati ad un documento importante come quello approvato dalla Conferenza. Quel che è certo, però, è la grande ipocrisia di questi Paesi: ci si preoccupa tanto, e giustamente, per una persona comunque eletta tramite elezioni (per quanto possa l'Iran definirsi una vera democrazia), e non si fa nulla contro i tanti dittatori sanguinari che infestano il mondo. Ci si preoccupa tanto, e giustamente, per i discorsi pieni d'odio nei confronti d'Israele, e poi non si fa nulla contro paesi come l'Afghanistan, dove la "democrazia esportata" dalle forze militari occidentali ha appena varato una legge che nega uguali diritti alle donne in materia di tutela dei figli, accesso all'istruzione, alla sanità, al lavoro, e soprattutto legalizza di fatto lo stupro da parte del coniuge; insomma, un ritorno alla mentalità dei Talebani, solo che adesso è il Governo "democratico" a farlo.

Tutti i paesi che hanno abbandonato la Conferenza partecipano alla "missione di pace" in Afghanistan. Avessi sentito uno solo di quei Paesi minacciare al Governo Afghano il ritiro delle proprie truppe se non avesse ritirato la legge anti-donne, allora avrei davvero creduto che gli eventi di Ginevra non fossero solo un'ipocrita pagliacciata.

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La parità dei furbi
post pubblicato in Diario, il 3 marzo 2009


                                                    

Bene, alla fine il Governo è uscito allo scoperto. Quando Brunetta per la prima volta annunciò l'intenzione di innalzare l'età pensionabile delle donne a 65 anni, equiparandola a quella maschile, nella maggioranza si cercò di smorzare l'annuncio, di nasconderlo, addirittura smentirlo. Poi a mano a mano le voci sono diventate sempre più forti. Ed oggi l'annuncio definitivo. Secondo il progetto del Governo, l'età pensionabile delle donne verrà gradualmente innalzata dai 60 anni attuali ai 65 del 2018. La motivazione? Semplice: ce lo impone l'Unione Europea. Infatti, secondo la UE, la situazione attuale sarebbe una discriminazione nei confronti dell'uomini.

Giusto. E' una discriminazione, e va sanata. Ma, allora, tutte le discriminazioni vanno sanate ... non solo quelle che fanno comodo. Perchè, come ha dichiarato la stessa Avvocatura dello Stato difendendosi alla UE, in Italia esiste una profonda discriminazione lavorativa nei confronti delle donne, e dunque esiste l'età pensionabile più bassa come parziale compensazione. E allora, caro Brunetta e caro Governo: rispettate la sentenza della UE, ma ogni singolo euro che guadagnerete dall'operazione spendiatelo per sanare le altre discriminazioni, quelle ai danni delle donne. Costruite più asili nido, impedite che le donne possano venire licenziate per una gravidanza, favorite (magari temporaneamente tramite "quote" obbligatorie") la parità di accesso delle donne agli incarichi importanti, ecc. ecc. ecc. E che non un solo euro venga speso per altro. Altrimenti, non abbiate la faccia tosta di parlare di parità ...

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Stupri di serie B
post pubblicato in Diario, il 16 maggio 2008


                                

In Italia gli stupri non sono tutti uguali. Esistono stupri di serie A e stupri di serie B. Alcuni vengono enfatizzati, altri no. Di alcuni si fa un polverone, di altri non si ritiene degni nemmeno di inserirli nelle "brevi".

Repubblica.it, 15 Maggio: ROMA - Una giovane romena è stata aggredita e stuprata da un 39enne italiano, A. A., che è stato arrestato dagli agenti della mobile. La ragazza, dipendente di una cooperativa di servizi, aveva appena iniziato a fare le pulizie in un call center in zona Vescovio quando è stata aggredita alle spalle da un uomo che, minacciandola con un taglierino, l'ha costretta a subire violenza sessuale. Subito dopo la violenza, la donna ha chiesto soccorso in un bar poco distante dal call center e ha chiamato la polizia. Le indagini, immediatamente avviate dalla Squadra Mobile, hanno consentito di identificare l'aggressore che è risultato essere il convivente della responsabile della cooperativa dove lavora la giovane.

Questa notizia non è stata diffusa da nessun telegiornale. Per venirne a conoscenza l'ho dovuta scovare su Internet, e non senza difficoltà, perchè era nel riquadro "ultima ora" del sito di Repubblica. Inutile ricordarvi il clamore mediatico per lo stupro avvenuto alla stazione di La Storta da parte di un rumeno. Era sempre a Roma. Era sempre uno stupro. Però c'era la campagna elettorale, e a commetterlo era un rumeno, mica un Italiano.

Ma vi rendete conto? I media e certa politica ci stanno inducendo a prendere una parte, fra chi difende gli stranieri e chi gli Italiani. Ma vi rendete conto? Io non sto nè dalla parte dei ROM nè degli Italiani. Io sto dalla parte delle vittime, contro i criminali. Di chi subisce violenza, contro chi usa la violenza. A prescindere da chi commette questi crimini: perchè, anche se vogliono farci sembrare il contrario, in queste due categorie rientrano sia gli italiani che gli stranieri. E la violenza non è più grave se la commette uno straniero: sono ugualmente gravissime.

Stiamo attenti a queste derive razziste. Sì, razziste, non abbiamo paura di dire le cose come stanno. "L'emergenza sicurezza" non si risolve eliminando un altro popolo (cosa che tra l'altro non avverrà mai, nonostante in molti si illudano che accada): io quasi lo auspico, così si potrebbe vedere come i problemi continuerebbero ad esserci, nella stessa intensità. L'emergenza sicurezza si può risolvere efficacemente solo con una Giustizia vera, una giustizia con la G maiuscola, che funzioni davvero. Giusta, certa e veloce. E soprattutto che non sia forte con i deboli, e debole con i forti.

Un'Italia più "rosa"?
post pubblicato in Diario, il 26 febbraio 2008


                      

I "tre saggi" di Confindustra, quelli deputati a consultare tutto il sistema degli associati di Confindustria sulla nuova presidenza, hanno concluso il loro lavoro. Manca l'ufficiliazzazione, che si avrà il 13 Marzo, ma è ormai certo che a Luca Cordero di Montezemolo succederà una donna: Emma Marcegaglia, che ha ottenuto il 95% delle preferenze degli associati.

Gran bella cosa per un paese come l'Italia dove la presenza femminile è ancora troppo bassa nei posti "di potere". Soprattutto in un settore come quello degli industriali.
E, se consideriamo anche le intenzioni dei partiti di candidare molte più donne che in passato, potrebbe davvero essere in atto un inizio di cambiamento.

P.S. Non conosco l'operato della Marcegaglia. Quindi, non so dirvi se farà bene alla guida di Confindustria: ma comunque è un importante segno per l'emancipazione femminile nel mondo gestionale.
Bel modo di combattere la violenza sulle donne...
post pubblicato in Diario, il 25 novembre 2007


 
                 (Infophoto)

Ieri a Roma si è svolta una manifestazione contro la violenza sulle donne
, una piaga sociale e culturale che rappresenta la prima causa di morte femminile. Una piaga diffusa soprattutto nelle mura domestiche e nella mentalità ignorante di certe persone. Tuttavia, chi ha manifestato ieri non ha dimostrato grandi doti intellettuali.

Infatti, se la giornata era iniziata decentemente, con giuste riflessioni, condivisibil o no, sulle soluzioni del problema della violenza sessuale, da risolvere secondo le manifestanti con una "rivoluzione culturale" e non con un "pacchetto sicurezza": giustamente, come ha una delle partecipanti, "se la violenza è sotto al tetto cosa faccio con questo pacchetto"? (anche se non si capisce perchè impedire un pacchetto che cerca di risolvere anche la violenza fuori dalle mura domestiche). Ok, avanti con la rivoluzione culturale. Evidentemente, però, questa visione non era accettata da molte manifestati, visto che le politiche invitate a partecipare al corteo, come Giulia Bongiorno, Alessandra Mussolini, Mara Carfagna, la Prestigiacomo e le ministre Livia Turco, Giovanna Melandri e Barbara Pollastrini sono state cacciate le prime al grido di "via le fasciste dal corteo" e le seconde al grido di "vergogna, vendute". E non solo: anche i cronisti uomini, venuti lì per svolgere il loro lavoro, sono stati cacciati.

Davvero incredibile, da parte di chi parla di "rivoluzione culturale" contro la violenza sulle donne, cacciare altre donne, e chi vuol col proprio lavoro vuole dare spazio ai loro problemi.
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